Diocesi di Tricarico

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Diocesi di Tricarico
Dioecesis Tricaricensis
Chiesa latina
Cattedrale di Santa Maria Assunta.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo
Regione ecclesiastica Basilicata
Vescovo Vincenzo Carmine Orofino
Vicario generale Nicola Urgo
Sacerdoti 42 di cui 36 secolari e 6 regolari
840 battezzati per sacerdote
Religiosi 6 uomini, 55 donne
Abitanti 36.900
Battezzati 35.300 (95,7% del totale)
Superficie 1.237 km² in Italia
Parrocchie 32 (2 vicariati)
Erezione X secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Santi patroni San Potito
Indirizzo Piazza monsignor Raffaello delle Nocche 2, 75019 Tricarico (Matera), Italia
Sito web www.diocesiditricarico.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Italia
La facciata della cattedrale di Tricarico.
Il santuario di Santa Maria di Fonti.
Il complesso di Sant'Antonio di Padova a Tricarico, fondato alla fine del XV secolo, è oggi la casa-madre delle Suore discepole di Gesù Eucaristico, congregazione fondata nel 1923 dal vescovo Raffaello Delle Nocche.

La diocesi di Tricarico (in latino: Dioecesis Tricaricensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, appartenente alla regione ecclesiastica Basilicata. Nel 2014 contava 35.300 battezzati su 36.900 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Vincenzo Carmine Orofino.

Il patrono della diocesi è san Potito.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 19 comuni della Basilicata in due province civili:[1]

Sede vescovile è la città di Tricarico, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. Il principale luogo mariano della diocesi è il santuario di Santa Maria di Fonti, nei pressi di Tricarico.

Il territorio si estende su 1.237 km² ed è suddiviso in 32 parrocchie, raggruppate in due zone pastorali: Val Basento e Val d'Agri-Sauro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la testimonianza di Liutprando, vescovo di Cremona, la diocesi di Tricarico venne istituita nel 968. Un documento redatto in quell'anno dalla curia patriarcale di Costantinopoli[2], a firma dell'imperatore bizantino Niceforo Foca, autorizza il patriarca di Costantinopoli, Polieucte a conferire all'arcivescovo di Otranto la potestà di consacrare i vescovi delle sedi suffraganee di Tricarico, Tursi, Acerenza, Gravina e Matera.

Questa disposizione rientrava nel piano dell'impero bizantino di occupare quei territori che in precedenza erano soggetti all'influenza dei Longobardi a cavallo dei themi di Lucania e Langobardia. Non è dato sapere se la diocesi di Tricarico fu realmente istituita; infatti, nessuno dei vescovi greci è documentato e la diocesi non appare in nessuna Notitia Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli nel secolo successivo alla sua istituzione.[3] Tuttavia appare evidente lo stretto legame di Tricarico e del suo territorio con la chiesa orientale, reso manifesto dalla fondazione di importanti monasteri greci che favorirono il diffondersi della cultura e della liturgia bizantina, nonché dalla presenza di numerosi santi greci che operarono nella regione.[4]

Verso la metà dell'XI secolo il territorio venne conquistato dai Normanni. Nel concilio di Melfi del 1059 fu istituita la provincia ecclesiastica di Acerenza cui fu sottomessa la diocesi di Tricarico. L'anno successivo il metropolita Godano di Acerenza definì i confini della diocesi, ed indirizzò la bolla di conferma al vescovo eletto Arnaldo, primo vescovo noto della diocesi.[5] Nel 1068 papa Alessandro II confermò la suffraganeità di Tricarico ad Acerenza.[6]

Progressivamente il rito latino soppiantò quello greco. In alcuni centri tuttavia, grazie alla presenza di numerosi monaci orientali, la messa continuò ad essere celebrata secondo il rito bizantino fino alla prima metà del XIII secolo. All'inizio del XIII secolo il capitolo della cattedrale annoverava elementi di formazione e cultura greca. [7] Resti della liturgia greca si trovavano ancora nel XVIII secolo, come testimonia il vescovo Antonio Zavarroni (1741-1759): «Ancora di questo rito se ne conserva nella chiesa cattedrale la memoria, e col cantarsi nelle solennità delle messe l'epistola e il vangelo dal pulpito, come fanno i greci dall'ambone, e colle mozzette negre, le quali usano le dignità e li canonici, che non hanno voluto mai deporre per memoria che il colore nero si portava dai loro antecessori, quando la loro chiesa era governata da vescovi greci».[8]

Tra i vescovi di Tricarico si segnalano: Tommaso Brancaccio (1405-1411), cardinale, che svolse un ruolo di primo piano al concilio di Pisa; Ludovico di Canossa (1511-1516), che fu nunzio apostolico in Francia; Giovan Battista Santoro (1586-1592), nunzio apostolico in Svizzera, che per primo compì la visita pastorale della diocesi facendone una minuziosa descrizione; Pier Luigi Carafa (1624-1646), benefattore della diocesi, ingrandì il santuario di Santa Maria di Fonti, promosso cardinale e nunzio apostolico in Germania; Antonio Zavarroni (1741-1759), uomo di cultura e autore di scritti storici e giuridici.[9] Nel Novecento si ricorda in particolare la figura del servo di Dio Raffaello Delle Nocche, vescovo dal 1922 al 1960; «durante il suo presulato, nel 1927, al tentativo da parte della Sacra Congregazione concistoriale di ridefinire le circoscrizioni lucane per meglio razionalizzarne il territorio prevedendo l'accorpamento della diocesi di Tricarico a Matera e di quella di Acerenza a Potenza, non fu dato corso. Tra le iniziative più importanti da lui avviate a Tricarico sono degne di nota l'ospedale civile inaugurato nel 1947 in un'ala dell'episcopio e la fondazione, nel 1923, dell'ordine delle suore discepole di Gesù Eucaristico».[10]

Nel 1954, dopo una plurisecolare sottomissione all'arcidiocesi di Acerenza, Tricarico entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Matera[11], fino al 1976 quando fu sottoposta alla nuova sede metropolitana di Potenza e Marsico Nuovo.[12] Nello stesso anno cedette il comune di Salandra all'arcidiocesi di Matera.[13] Per un breve periodo, tra il 1976 ed il 1977, Tricarico fu unita in persona episcopi all'arcidiocesi di Acerenza con l'arcivescovo Giuseppe Vairo.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnaldo † (1060 - 1075)
  • Roberto I † (1075 - 1094)
  • Librando † (1095 - 1105)
  • Leobrando † (1109 - 1118)
  • Pietro † (1119 - 1124)
  • Leobrando II † (1124 - 1127)
  • Erberto † (1127 - 1154)[14]
  • Roberto II † (1154 - 1175)
  • Roberto III † (1175 - 1194)[15]
  • Giovanni † (1195 - 1230)
  • Ruggero I † (1231 - 1253)
  • Palmerio de Gallusio † (13 aprile 1253 - 1283 deceduto)
  • Leonardo de Aragall, O.F.M. † (5 giugno 1284 - 28 febbraio 1301 nominato arcivescovo di Oristano)
  • Riccardo † (28 febbraio 1301 - ? deceduto)
  • Francesco Bonaccursio † (4 maggio 1324 - ? deceduto)
  • Goffredo Del Tufo † (21 febbraio 1326 - dopo il 1330)
  • Matteo † (? - circa 1348 deceduto)
  • Ruggero II † (12 gennaio 1349 - circa 1350 deceduto)
  • Angelo da Reggio † (19 novembre 1350 - 12 settembre 1365 nominato arcivescovo di Patrasso)
  • Pietro Serlupis † (12 settembre 1365 - circa 1373 deceduto)
  • Andrea Codoni o di San Girolamo † (19 dicembre 1373 - 11 gennaio 1378 nominato vescovo di Ceneda)
  • Marino Del Giudice † (29 gennaio 1378 - 4 giugno 1380 nominato arcivescovo di Taranto)
    • Giovanni da Gallinaro, O.F.M. † (2 luglio 1382 - circa 1384 deceduto) (antivescovo)
  • Tommaso † (menzionato nel 1385)
    • Vito di Strongoli † (28 aprile 1385 - novembre 1399 nominato vescovo) (antivescovo)
  • Nicola † (1394 - 11 ottobre 1399 nominato arcivescovo di Rossano)
  • Vito † (novembre 1399 - 1403 deceduto)
  • Tommaso Brancaccio † (30 luglio 1405 - 6 giugno 1411 dimesso)
    • Tommaso Brancaccio † (6 giugno 1411 - 1417 dimesso) (amministratore apostolico)
  • Antonio Stamingo, O.F.M. † (? - 23 gennaio 1413 nominato vescovo di Bosa)
  • Lorenzo di Napoli, O.E.S.A. † (1417 - 1418)
  • Angelo † (? - 11 settembre 1419 nominato vescovo di Potenza)
    • Tommaso Brancaccio † (11 settembre 1419 - 8 settembre 1427 deceduto) (amministratore apostolico, per la seconda volta)
  • Stefano da Carrara † (29 ottobre 1427 - 1432 dimesso)
  • Angelo † (14 gennaio 1432 - 1438 deceduto) (per la seconda volta)
  • Nicolò, O.P. † (20 ottobre 1438 - 1446 deceduto)
  • Saba de Carbonibus † (22 agosto 1446 - 1447 deceduto)
  • Lorenzo, O.F.M. † (29 marzo 1447 - 1448 deceduto)
  • Onofrio di Santa Croce † (10 aprile 1448 - 20 ottobre 1471 deceduto)
  • Orso Orsini † (18 ottobre 1471 - 22 marzo 1474 nominato vescovo di Teano)
  • Scipione Cicinello † (22 marzo 1474 - dopo il 1494)
  • Agostino de Guarino † (9 gennaio 1497 - 1510 deceduto)
  • Ludovico di Canossa, O.Cist. † (10 febbraio 1511 - 24 novembre 1516 nominato vescovo di Bayeux)
    • Sede vacante (1516-1529)
  • Alessandro Spagnuolo † (15 febbraio 1529 - dopo il 30 agosto 1535 deceduto)
  • Gerolamo Falinghieri † (dopo il 30 agosto 1535 succeduto - 19 marzo 1539 deceduto)
  • Francesco Orsini † (19 marzo 1539 succeduto - 1554 dimesso)
  • Nunzio Antonio de Capriolis † (8 ottobre 1554 - 1584 deceduto)
  • Giovan Battista Santoro † (8 gennaio 1586 - 18 febbraio 1592 deceduto)
  • Ottavio Mirto Frangipane † (9 marzo 1592 - 20 giugno 1605 nominato arcivescovo di Taranto)
  • Diomede Carafa † (17 agosto 1605 - 12 gennaio 1609 deceduto)
  • Sebastiano o Settimio Roberti † (11 marzo 1609 - 1611 dimesso)
  • Roberto Roberti, O.P. † (5 dicembre 1611 - gennaio 1624 deceduto)
  • Pier Luigi Carafa I † (29 marzo 1624 - 8 gennaio 1646 dimesso)
  • Pier Luigi Carafa II, C.R. † (8 gennaio 1646 - 7 agosto 1672 deceduto)
  • Andrea Francolisio † (27 febbraio 1673 - 18 giugno 1676 dimesso)
  • Gaspare Toralto † (16 novembre 1676 - dicembre 1681 deceduto)
  • Gaspare Mezzomonaco, O.S.B.Oliv. † (8 giugno 1682 - agosto 1683 deceduto)
  • Fulvio Cribelli † (24 aprile 1684 - 1685 deceduto)
  • Francesco Antonio Leopardi † (1º ottobre 1685 - febbraio 1717 deceduto)
  • Luca Trapani † (24 gennaio 1718 - settembre 1719 deceduto)
  • Simone Veglini † (4 marzo 1720 - 23 luglio 1720 deceduto)
  • Nicolò Antonio Carafa, O.S.B.Oliv. † (16 dicembre 1720 - 16 settembre 1741 dimesso)
  • Antonio Zavarroni † (18 settembre 1741 - luglio 1759 deceduto)
  • Antonio del Plato † (3 marzo 1760 - agosto 1783 deceduto)
    • Sede vacante (1783-1792)
  • Fortunato Pinto † (27 febbraio 1792 - 26 giugno 1805 nominato arcivescovo di Salerno)
    • Sede vacante (1805-1819)
  • Pietro Paolo Presicce, O.A.D. † (29 marzo 1819 - 12 gennaio 1838 deceduto)
  • Camillo Letizia, C.M. † (13 settembre 1838 - 5 agosto 1859 deceduto)
  • Simone Spilotros, O.Carm. † (26 settembre 1859 - 31 ottobre 1877 deceduto)
  • Camillo Siciliano di Rende † (28 dicembre 1877 - 12 maggio 1879 nominato arcivescovo di Benevento)
  • Angelo Michele Onorati † (19 settembre 1879 - 12 febbraio 1903 deceduto)
  • Anselmo Filippo Pecci, O.S.B. † (22 giugno 1903 - 18 settembre 1907 nominato arcivescovo di Acerenza e Matera)
  • Giovanni Fiorentini † (27 giugno 1909 - 25 settembre 1919 nominato vescovo di Catanzaro)
  • Achille Grimaldi † (gennaio 1921 - 19 marzo 1921 dimesso)
  • Raffaello Delle Nocche † (28 giugno 1922 - 25 novembre 1960 deceduto)
  • Bruno Pelaia † (10 febbraio 1961 succeduto - 18 luglio 1974 deceduto)
    • Sede vacante (1974-1976)
  • Giuseppe Vairo † (25 ottobre 1976 - 3 dicembre 1977 nominato arcivescovo di Potenza e Marsico Nuovo e vescovo di Muro Lucano)
  • Carmelo Cassati, M.S.C. (12 febbraio 1979 - 7 settembre 1985 nominato vescovo di San Severo e di Lucera)
  • Francesco Zerrillo (7 dicembre 1985 - 15 febbraio 1997 nominato vescovo di Lucera-Troia)
  • Salvatore Ligorio (19 dicembre 1997 - 20 marzo 2004 nominato arcivescovo di Matera-Irsina)
  • Vincenzo Carmine Orofino, dal 20 marzo 2004

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 36.900 persone contava 35.300 battezzati, corrispondenti al 95,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 64.730 64.730 100,0 57 57 1.135 70 23
1970 66.506 66.506 100,0 43 37 6 1.546 7 100 31
1980 51.085 51.300 99,6 39 31 8 1.309 9 80 30
1990 50.000 51.085 97,9 36 31 5 1.388 6 80 32
1999 51.600 52.400 98,5 36 34 2 1.433 2 57 32
2000 51.800 52.600 98,5 34 34 1.523 55 32
2001 49.000 50.000 98,0 34 34 1.441 53 32
2002 44.000 45.000 97,8 32 32 1.375 51 32
2003 44.000 45.000 97,8 32 32 1.375 49 32
2004 44.000 45.000 97,8 31 31 1.419 47 32
2010 35.000 36.700 95,4 41 33 8 853 8 48 32
2014 35.300 36.900 95,7 42 36 6 840 6 55 32

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito parrocchiemap.it.
  2. ^ V. Grummel, Les regestes des actes du patriarchat de Constantinople, I, Paris, 1932.
  3. ^ J. Darrouzès, Notitiae Episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae, Paris, 1981, p. 333, linea 675; e p. 370, linea 797.
  4. ^ Annick Peters-Custot, Les communautés grecques de Basilicate à l'époque byzantine, Histoire et culture dans l'Italie byzantine: acquis et nouvelles recherches, a cura di André Jacob - Jean-Marie Martin - Ghislaine Noyé, Roma, Ecole française de Rome 2006, pp. 559-587. Vedi anche Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  5. ^ Testo della bolla in: D'Avino, Cenni storici sulle chiese..., p. 682.
  6. ^ Queste bolle, come altre di questo periodo, sono tuttavia considerate da alcuni storici come dei falsi. Sulla inattendibilità dei documenti: H. Houben, Basilicata, 170-171 in Monasticon Italiae, III, Puglia e Basilicata, a cura di G. Lunardi, H. Houben, G. Spinelli, Cesena 1986, 159-223. Kehr, Italia Pontificia, vol. IX, Berlino 1962, pp. 456-457 e 472-473.
  7. ^ Annick Peters-Custot, Les communautés grecques..., p. 576, nota 51.
  8. ^ Testo riportato da G. Racioppi, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, II, Roma 1889, p. 137.
  9. ^ Alcuni storici attribuiscono a Zavarroni la falsa bolla dell'arcivescovo Godano del 1060.
  10. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  11. ^ AAS 46 (1954), pp. 522-524.
  12. ^ AAS 68 (1976), pp. 593-594.
  13. ^ AAS 68 (1976), p. 676.
  14. ^ Di questi primi vescovi di Tricarico, Paul F. Kehr ammette solo i seguenti: Arnaldo (1060), Roberto (1083), Pietro (1123) e Erberto (1132 e 1148). Italia Pontificia, vol. IX, Berlino 1962, pp. 472-473.
  15. ^ Diversa è la cronotassi proposta da Norbert Kamp per i vescovi da Roberto a Palmerio, così come segue: Roberto, documentato da luglio 1176 a luglio 1194; Giovanni, documentato da luglio 1210 a novembre 1215; un anonimo, menzionato il 17 luglio 1219; Ruggero I (Rogerius), menzionato il 3 luglio 1237; Ruggero II, eletto il 13 aprile 1253, in competizione con Palmerio de Gallusio, e ancora documentato il 27 settembre 1254. Norbert Kamp, Kirche und Monarchie im staufischen Königreich Sizilien, vol 2, Prosopographische Grundlegung: Bistümer und Bischöfe des Königreichs 1194 - 1266; Apulien und Kalabrien, Monaco 1975, pp. 799-803.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Note sull'Archivio storico diocesano di Tricarico
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