Seminario

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Il seminario vescovile di Vicenza costruito nella prima metà dell'Ottocento.

Il seminario è l'istituzione della Chiesa cattolica dedicata alla formazione dei candidati al presbiterato. I candidati vi ricevono preparazione culturale (principalmente filosofia e teologia), spirituale, umana e apostolica o pastorale, ma anche votati allo studio del latino. Gli studenti del seminario sono chiamati seminaristi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I seminari traggono la loro origine col decreto emanato nel 1563, nelle fasi conclusive del Concilio di Trento, quando si decise la loro istituzione per garantire ai candidati al presbiterato una maggiore preparazione culturale e una più profonda formazione spirituale.

Il primo seminario al mondo[senza fonte] fu il seminario di Larino, aperto il 26 gennaio 1564, a soli 53 giorni dalla chiusura del Concilio di Trento, aperto dal Vescovo Monsignor Bellisario Balduino. Fondamentale fu l'originario apporto di san Carlo Borromeo alla definizione istituzionale e materiale dei seminari. In qualità di arcivescovo di Milano emanò un esemplare regolamento per gli istituti fondati nella sua provincia ecclesiastica, ed intraprese la costruzione di edifici di austera magnificenza grecizzante quali il Seminario Maggiore e il Collegio Elvetico di Milano, di singolare chiarezza geometrica, incentrati su ariosi, vasti cortili: modelli 'alti' per lo sviluppo, dal Seicento in poi, di una architettura seminariale nel mondo cattolico.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Si chiama seminario minore quello che ospita i ragazzi che frequentano le scuole secondarie (i ragazzi possono frequentare la vita comunitaria anche solo per qualche settimana nell'anno).

Si chiama seminario maggiore quello dedicato al livello di studi universitario e consiste normalmente in almeno un quinquennio di studio e formazione. I primi due anni sono dedicati principalmente allo studio della filosofia, il triennio successivo è dedicato principalmente allo studio della teologia. Per colui che, pur volendo accedere agli studi per il sacerdozio, non ha nel proprio curriculum studi di filosofia, latino e greco è inoltre previsto un anno di propedeutica prima del quinquennio per recuperare le lacune in queste materie. La legislazione al riguardo è affidata alle singole diocesi, per cui in alcuni seminari l'anno propedeutico è esteso a tutti i seminaristi entranti, mentre in altri si analizzano le singole situazioni caso per caso.

I seminari possono essere diocesani, interdiocesani o regionali (quelli che formano i candidati del clero secolare) oppure religiosi (quelli che preparano i presbiteri delle congregazioni religiose)[1]. Non tutti i seminari, attualmente in Italia, emettono titoli accademici riconosciuti. Alcuni funzionano come scuola interna mentre altri sono riconosciuti dallo stato che dà validità giuridica al baccalaureato (corrispondente pontificio alla laurea italiana).

In Italia, nel 2014, i seminaristi maggiori erano 2.753 compresi quelli provenienti dall'Ordinariato militare e dalla prelatura della Santa Croce e Opus Dei[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In molti ordini e congregazioni prendono il nome di scuole apostoliche
  2. ^ Crisi di vocazioni? I seminaristi in Italia. Un viaggio lungo la penisola per scoprire i preti di domani, su SIR - Servizio Informazione Religiosa, 27 aprile 2016. URL consultato il 27 aprile 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristiano Marchegiani, Struttura e immagine del seminario tridentino. Indicazioni sull'edificio dalle origini al Settecento, in "Rivista di storia della Chiesa in Italia", a. LII (1998), fasc. 1, pp. 73–110.
  • Mario G.Genesi, La Musica al Collegio Alberoni (Seminario Maggiore) di Piacenza. Compositori vincenziani e prassi esecutive dal 1750 al 1950,Piacenza, Studio ETRE di M.T., 2010,pp. 160.
  • Cristiano Marchegiani, Il seminario tridentino: sistema e architettura. Storie e modelli nelle Marche pontificie, Pescara, Carsa Edizioni, 2012 ("I Saggi di Opus", 20; Dipartimento di Architettura - Sezione di Storia dell'Architettura, Restauro e Rappresentazione dell'Università "G. D'Annunzio”, Chieti-Pescara); pp. 382.

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