Diocesi di Vico Equense

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Vico Equense
Sede vescovile titolare
Dioecesis Vicana
Chiesa latina
Sede titolare di Vico Equense
La chiesa della Santissima Annunziata, ex cattedrale della diocesi
Arcivescovo titolare Alain Paul Charles Lebeaupin
Istituita 1968
Stato Italia
Regione Campania
Diocesi soppressa di Vico Equense
Suffraganea di Sorrento
Eretta XII secolo
Soppressa 28 giugno 1818
unita all'arcidiocesi di Sorrento
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
Tomba dell'illustre vescovo di Vico Equense Paolo Regio (1583-1607).

La diocesi di Vico Equense (in latino: Dioecesis Vicana) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprendeva 12 parrocchie, tutte racchiuse oggi nel territorio del comune di Vico Equense:[1]

  • la parrocchia dei Santi Ciro e Giovanni a Vico Equense;
  • la parrocchia di San Marco a Seiano;
  • la parrocchia di San Giovanni Battista a Massaquano;
  • la parrocchia di San Michele Arcangelo a Ticciano;
  • la parrocchia della Natività di Maria Santissima a Pacognano;
  • la parrocchia di San Giovanni Evangelista a Bonea;
  • la parrocchia di Sant'Andrea Apostolo a Preazzano;
  • la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Montechiaro;
  • la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Fornacelle;
  • la parrocchia di Sant'Antonino ad Arola;
  • la parrocchia di San Renato a Moiano;
  • la parrocchia del Santissimo Salvatore a San Salvatore.

Sede vescovile era la città di Vico Equense, dove fungeva da cattedrale la chiesa della Santissima Annunziata.

Patroni della diocesi erano i santi Ciro e Giovanni, martiri alessandrini commemorati il 31 gennaio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Incerte sono le origini della diocesi, attestata a partire dall'inizio del XII secolo. Una diocesi Aequana compare infatti per la prima volta nella bolla del 7 febbraio 1110[2] con cui l'arcivescovo Barbato di Sorrento confermava al vescovo Gregorio di Stabia i suoi possedimenti, ad eccezione di quelli di pertinenza dei vescovi di Aequa e di Massa Lubrense. La diocesi compare ancora nel Liber Censuum della Chiesa romana della fine del XII secolo. È presumibile perciò che la diocesi già esistesse nel corso dell'XI secolo e che fosse suffraganea dell'arcidiocesi di Sorrento.

Malgrado queste antiche attestazioni, il primo vescovo conosciuto, di cui tuttavia si ignora il nome, compare tra i consacratori della chiesa di Santa Maria del Lauro a Sorrento, assieme al metropolita Alferio e ad un anonimo vescovo di Stabia, nel 1206.[3] Dopo un altro vescovo anonimo, documentato dallo storico tedesco Norbert Kamp nel 1223 e nel 1224, si trova, verso la fine del secolo, il vescovo Bartolomeo, che ottenne da papa Bonifacio VIII la traslazione della sede vescovile da Equa a Vico Equense; qui fu elevata a cattedrale la chiesa della Santissima Annunziata ad opera del vescovo Giovanni Cimini, che fece edificare anche il palazzo vescovile.

Tra i vescovi di Vico Equense si possono ricordare: Gagliardo (dal 1414), benedettino, già abate di Santa Maria de Olearia di Maiori; Tolomeo Pentangelo (1494-1520), che per primo fece la visita pastorale della diocesi nel 1510; Domenico Casablanca (1558-1564), domenicano, che prese parte al concilio di Trento; Antonio Sacra (1564-1582), pure lui domenicano, conoscitore delle lingue del medio oriente, restauratore del palazzo vescovile; Paolo Regio (1583-1607), uomo di cultura e autore di biografie agiografiche, che celebrò un sinodo diocesano nel 1592 per l'applicazione delle normative tridentine; Luigi Riccio (1627-1643), esperto canonista, autore di diverse opere, di cui alcune postume, su materie di carattere legale e giuridico; Alfonso Sozy Carafa (1743-1751), che eresse il seminario vescovile nel 1748.

L'ultimo vescovo di Vico Equense è stato Michele Natale; avendo aderito alla repubblica napoletana del 1799, fu arrestato, imprigionato nel carcere della Vicaria a Napoli, infine condannato a morte per impiccagione il 20 agosto 1799.

In seguito al concordato del 27 giugno 1818 tra Pio VII e Ferdinando I la diocesi fu soppressa con la bolla De utiliori e il suo territorio passò all'arcidiocesi di Sorrento.

Oggi il vecchio episcopio è sede centrale della scuola media statale Alessandro Scarlatti; il seminario vescovile è sede del seminario arcivescovile dell'arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia intitolato al vescovo di Vico Equense Alfonso Sozy Carafa; e la vecchia curia è sede succursale dell'istituto professionale per i servizi alberghieri e la ristorazione Francesco De Gennaro. Il complesso monumentale della "Santissima Trinità e Paradiso" con annessa chiesa, fondato dai vescovi vicani come monastero di clausura ed educandato femminile, attualmente è di proprietà del MIUR, ed è sede di diverse istituzioni pubbliche e private.

Dal 1968 Vico Equense è una sede vescovile titolare della Chiesa cattolica; l'attuale arcivescovo, titolo personale, titolare è Alain Paul Charles Lebeaupin, nunzio apostolico presso l'Unione europea.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • Anonimo † (menzionato nel 1206)[4]
  • Anonimo † (prima del 1223 - dopo il 1224)[4]
  • Bartolomeo † (prima del 1294 - dopo il 1297)[4][5]
  • Rodolfo o Landolfo, O.P. † (1301 - 12 agosto 1307 nominato arcivescovo di Acerenza e Matera)
  • Pietro d'Andria, O.P. † (13 agosto 1307 - ?)
  • Giovanni † (menzionato nel 1324)
  • Tessalino Fontana, O.S.B. † (1330 - dopo il 1334)
  • Giovanni Cimini † (prima del 1339 - 1343 deceduto)
  • Cesario Pianola † (9 giugno 1343 - circa 1348 deceduto)
  • Giacomo da Sora, O.F.M. † (3 ottobre 1348 - dopo il 1376)
  • Lodovico, O.P. † (prima del 1385 - 1393 deceduto)
  • Riccardo Gattola † (5 dicembre 1393 - 1414 deceduto)
  • Gagliardo, O.S.B. † (28 settembre 1414 - ? deceduto)
  • Giovanni Longo † (4 settembre 1422 - 1451 deceduto)
  • Salvatore Mosca † (11 ottobre 1451 - 15 febbraio 1494 deceduto)[6]
  • Tolomeo Pentangelo † (19 marzo 1494 - 1520 deceduto)
  • Ferdinando Marchesi † (8 agosto 1520 - 1536 deceduto)
  • Nicolò Sicardi † (2 giugno 1536 - 1558 deceduto)
  • Domenico Casablanca, O.P. † (4 febbraio 1558 - 1564 deceduto)
  • Antonio Sacra, O.P. † (17 novembre 1564 - 1582 deceduto)
  • Costantino de Lanoya, O.S.B. † (18 giugno 1582 - gennaio 1583 deceduto)
  • Paolo Regio † (10 gennaio 1583 - 1607 deceduto)
  • Luigi de Franchis, C.R. † (1º ottobre 1607 - 24 gennaio 1611 nominato vescovo di Nardò)
  • Girolamo Sarriano, C.R. † (31 gennaio 1611 - 22 aprile 1627 deceduto)
  • Luigi Riccio † (20 dicembre 1627 - 6 gennaio 1643[7] deceduto)
  • Alessandro Rauli † (23 febbraio 1643 - 23 luglio 1645 deceduto)
  • Tommaso Imperato † (27 maggio 1647 - 7 ottobre 1656 deceduto)
  • Giovanni Battista Repucci † (19 febbraio 1657 - circa febbraio 1688 deceduto)[8]
  • Francesco Verde † (14 giugno 1688 - 19 maggio 1700 dimesso)
  • Tommaso d'Aquino, C.R. † (21 giugno 1700 - 15 ottobre 1732 deceduto)
  • Carlo Cosenza † (19 dicembre 1732 - 28 maggio 1743 deceduto)
  • Alfonso Sozy Carafa, C.R.S. † (15 luglio 1743 - 15 novembre 1751 nominato vescovo di Lecce)
  • Vito Antonio Mastandrea † (15 novembre 1751 - 13 febbraio 1773 deceduto)
  • Paolino Pace † (10 maggio 1773 - circa 1792 deceduto)
    • Sede vacante (1792-1797)
  • Michele Natale † (18 dicembre 1797 - 20 agosto 1799 deceduto)
    • Sede vacante (1799-1818)
    • Sede soppressa

Cronotassi dei vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierre Bertrand Chagué † (2 luglio 1969 - 18 gennaio 1975 nominato vescovo di Gap)
  • Jean-François Mathieu Arrighi † (17 aprile 1985 - 1º dicembre 1998 deceduto)
  • Alain Paul Charles Lebeaupin, dal 7 dicembre 1998

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'elenco delle parrocchie in: Capasso, Memorie storiche della Chiesa sorrentina, pp. 195-199.
  2. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, Le chiese d'Italia…, vol. XIX, pp. 695-697.
  3. ^ Testo della lapide dedicatoria in: Cappelletti, Le chiese d'Italia…, vol. XIX, p. 698.
  4. ^ a b c Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. I, p. 388.
  5. ^ Prima di Bartolomeo, Gams e Eubel inseriscono il vescovo Rainaldo, che tuttavia deve essere considerato vescovo di Trevico e non di Vico Equense (Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. I, pp. 300-302 e 388).
  6. ^ Gams inserisce un vescovo Matteo, fra Salvatore Mosca e Tolomeo Pentangelo, ignoto a Eubel.
  7. ^ Così Gams. Eubel riporta come data di morte dicembre 1642.
  8. ^ Gianpasquale Greco, “Immortali memoria vere dignissimo”. La sepoltura del vescovo Giovanbattista Repucci nella chiesa di Santa Maria dell’Annunciata a Vico Equense, in La terra delle sirene, nº 37, 2018, pp. 43-52. URL consultato il 24 febbraio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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