Papa Pio VII

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Papa Pio VII
Piovii.jpg
Vincenzo Camuccini, Ritratto di Pio VII (1815); olio su tela, 137x112,5 cm, Gemäldegalerie der Akademie der bildenden Künste, Vienna
251º papa della Chiesa cattolica
C o a Pius VII.svg
Elezione14 marzo 1800
Incoronazione21 marzo 1800
Fine pontificato20 agosto 1823
Cardinali creativedi Concistori di papa Pio VII
Predecessorepapa Pio VI
Successorepapa Leone XII
 
NomeBarnaba Chiaramonti
NascitaCesena, 14 agosto 1742
Ordinazione sacerdotale21 settembre 1765
Nomina a vescovo16 dicembre 1782 da papa Pio VI
Consacrazione a vescovo21 dicembre 1782 dal cardinale Francesco Saverio de Zelada
Creazione a cardinale14 febbraio 1785 da papa Pio VI
MorteRoma, 20 agosto 1823 (81 anni)
SepolturaBasilica di San Pietro in Vaticano

Papa Pio VII, in latino: Pius PP. VII, al secolo Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti (Cesena, 14 agosto 1742Roma, 20 agosto 1823), è stato il 251º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dall'anno 1800 alla morte; apparteneva all'ordine benedettino.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vescovo e Cardinale[modifica | modifica wikitesto]

La casa natale di papa Chiaramonti a Cesena

Nacque a Cesena, penultimo figlio del conte Scipione Chiaramonti e di Giovanna Coronata Ghini, dei marchesi Ghini, nobile casato di Romagna, Conti, Patrizi di Cesena e di San Marino, Cavalieri di San Giovanni e Frieri dell'Ospedale di Santo Spirito[1]. La madre, donna di profonda religiosità, entrerà in seguito tra le monache Carmelitane a Fano. Attraverso la famiglia della madre, inoltre, Barnaba era imparentato con Angelo Braschi, suo predecessore con il nome di Pio VI.[2]

Al contrario dei suoi fratelli, non completò gli studi nel Collegio dei nobili di Ravenna ma, all'età di 14 anni, entrò nel monastero benedettino di Santa Maria del Monte nella sua città natale, prendendo il nome di Gregorio. I suoi superiori, resisi conto delle capacità del giovane, lo inviarono prima a Padova e successivamente a Roma al collegio di Sant'Anselmo, nell'abbazia di San Paolo fuori le mura, perché si perfezionasse nello studio della teologia.

Divenuto professore di teologia, cominciò a insegnare nei collegi dell'ordine a Parma e a Roma. Nel febbraio 1775, con l'elezione a papa del concittadino Angelo Braschi, fu nominato priore dell'Abbazia benedettina di San Paolo a Roma. Il 16 dicembre 1782, Pio VI lo nominò vescovo di Tivoli. Il 14 febbraio 1785, per l'eccellente condotta tenuta in questa carica, ricevette la porpora cardinalizia e la cattedra vescovile di Imola.

Qui venne ricordato soprattutto per il suo carisma personale e per il suo amore per la cultura. Il Chiaramonti non faceva mistero di possedere nella sua biblioteca perfino l'Enciclopedia di d'Alembert. Del resto erano note le sue aperture alle idee moderne: nel 1797 suscitò scalpore la sua omelia di Natale, pronunciata nella cattedrale di Imola, in cui sosteneva la conciliabilità del Vangelo con la democrazia: “La forma di Governo Democratico adottata fra di noi, o dilettissimi Fratelli, no non è in opposizione colle massime fin qui esposte, né ripugna al Vangelo; esige anzi tutte quelle sublimi virtù, che non s'imparano che alla scuola di Gesù Cristo, e le quali, se saranno da voi religiosamente praticate, formeranno la vostra felicità, la gloria e lo splendore della nostra Repubblica.”.

Il conclave[modifica | modifica wikitesto]

Pio VII nel 1819 in un ritratto di Thomas Lawrence.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1799-1800.

Alla morte di Pio VI, il Sacro Collegio, convocato dal decano cardinal Giuseppe Albani, si riunì in conclave a Venezia sotto ospitalità austriaca, poiché in quel periodo Roma era occupata dalle truppe francesi. Prima ancora che iniziasse il conclave, la situazione politica a Roma era mutata. Il 19 settembre 1799 i francesi avevano abbandonato l'Urbe; il 30 settembre la città era stata occupata dai napoletani, che avevano posto fine alla Repubblica Romana.

I cardinali, appena 35, quasi tutti italiani, si riunirono il 30 novembre 1799 nel monastero di San Giorgio. Ben presto i voti si concentrarono su due candidati: il card. Alessandro Mattei, arcivescovo di Ferrara, antifrancese, e il card. Carlo Bellisomi, vescovo di Cesena, la cui posizione era più conciliante. Passarono tre mesi interi senza che si delineasse una soluzione. Per uscire dall'impasse, monsignor Ercole Consalvi, il segretario del conclave, propose un terzo candidato: il vescovo di Imola, Barnaba Chiaramonti. In poco tempo i voti si convogliarono su di lui. Anche il cardinale e arcivescovo francese Jean-Siffrein Maury ebbe un ruolo decisivo nella sua elezione.

Il 14 marzo 1800 Chiaramonti fu eletto papa all'unanimità. Risultò scontata quindi la scelta del nome pontificale Pio VII in onore del predecessore Pio VI suo concittadino e grande amico a cui doveva la nomina a vescovo di Imola e la porpora cardinalizia. L'imperatore d'Austria chiese al nuovo pontefice la cessione delle Legazioni di Bologna, Ferrara, Imola e Ravenna. Pio VII rispose negativamente alle pretese imperiali; decise peraltro di conservare il titolo di vescovo di Imola[3]. Francesco II, contrariato, vietò l'incoronazione del papa nella basilica di San Marco. Pio VII fu incoronato nella basilica di San Giorgio Maggiore.

Il nuovo pontefice si trattenne nel Veneto per alcuni mesi, durante i quali visitò quasi tutte le chiese e ricevette l'omaggio di tutte le congregazioni religiose[4]; durante tale periodo effettuò una visita a Padova, dove era stato da giovane a Santa Giustina. Nonostante la contrarietà dell'imperatore d'Austria, si impose a questi nel suo desiderio di indipendenza e di andare a Roma.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Teodoro Matteini, Ritratto di Pio VII

Relazioni con la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pio VII e Napoleone.

Fatta rotta da Venezia a Pesaro sulla fregata austriaca "Bellona", raggiunse la Città eterna seguendo il percorso della via Flaminia. A Fano rese omaggio alle spoglie di sua madre nel convento di Santa Teresa. In luglio il pontefice fece finalmente il suo ingresso a Roma, accolto dalla nobiltà romana e dal popolo in tripudio. Trovò le casse dello Stato vuote: il poco che i francesi avevano lasciato era stato sperperato dai napoletani. In agosto nominò Ercole Consalvi, cui in gran parte doveva la tiara, cardinale diacono e Segretario di Stato. Nella scelta del nuovo segretario, Pio VII non si fece influenzare dalle potenze straniere, specialmente dall'Impero austriaco, che voleva fosse nominato un prelato di proprio gradimento. Il pontefice iniziò ad occuparsi alacremente delle riforme amministrative, divenute ormai improrogabili. Se già prima della salita al soglio aveva dichiarato che la Chiesa non era incompatibile con la democrazia, nel primo anno di pontificato, il 1801, ordinò con il motu proprio Le più colte la liberalizzazione del settore agrario e di alcune antiche corporazioni, sia per venire incontro alle esigenze materiali della popolazione immiserita dagli anni dell'invasione francese, sia per riconoscere le richieste progressiste ormai diffuse in tutta Europa.

La sua attenzione si concentrò subito dopo sullo stato di anarchia in cui versava la Chiesa francese la quale, oltre a essere travagliata dal vasto scisma causato dalla costituzione civile del clero, aveva a tal punto trascurato la disciplina che gran parte delle chiese era stata chiusa, alcune diocesi erano prive di vescovo mentre altre ne avevano addirittura più di uno, e intanto il giansenismo e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si stavano diffondendo e fra i fedeli serpeggiava l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità. Incoraggiato dal desiderio del Bonaparte di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il famoso Concordato del 1801, sottoscritto a Parigi il 15 luglio e successivamente ratificato il 14 agosto dello stesso anno. L'importanza di questo accordo fu tuttavia notevolmente stemperata dai cosiddetti "articoli organici", aggiunti dal governo francese l'8 aprile 1803.

Jacques-Louis David
Pio VII con il cardinale Giovanni Battista Caprara Montecuccoli
particolare del quadro dell'incoronazione di Napoleone

Nel 1804 Napoleone iniziò a trattare col Papa la propria formale e diretta investitura come imperatore. Dopo alcune esitazioni Pio VII si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella cattedrale di Notre-Dame e a prolungare la sua visita a Parigi per altri quattro mesi ma, contrariamente alle sue aspettative, ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni, e di secondaria importanza. Ciò nonostante, le acclamazioni entusiastiche del popolo francese verso il Chiaramonti, ovunque egli passasse, erano tante e tali che non solo Napoleone se ne infastidì moltissimo (e divenne più scontroso col pontefice), ma Pio VII capì che la fede, in Francia, stava rinascendo davvero. Rientrato a Roma il 16 maggio 1805, convocò il collegio cardinalizio ed ai porporati presentò il viaggio come un’esperienza complessivamente positiva.

Nonostante ciò, lo scetticismo prese presto il sopravvento quando Napoleone cominciò a non rispettare il concordato del 1801, arrivando al punto di pronunciare d'autorità lui stesso l'annullamento del matrimonio del fratello Girolamo con la moglie, Elizabeth Patterson un'americana di Baltimora. La pressione della Francia montò così rapidamente che il 2 febbraio 1808 Roma fu occupata dal generale Miollis e, un mese più tardi, le province di Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino furono annesse al Regno d'Italia. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a Schönbrunn l'11 maggio 1809 l'imperatore annetteva tutti i territori dello Stato Pontificio all'Impero francese.

Il Papa prigioniero (1809-1814)[modifica | modifica wikitesto]

«Non possiamo. Non dobbiamo. Non vogliamo.»

(Risposta di Pio VII all'ufficiale napoleonico che, entrato al Quirinale, gli intimò di cedere alla Francia i territori dello Stato Pontificio)

Il 10 giugno 1809 su Castel Sant'Angelo viene issata la bandiera francese. Pio VII tentò un ultimo atto: pur senza nominare l'imperatore, emise una bolla di scomunica contro gli invasori. Per evitare un'insurrezione popolare antifrancese il generale Miollis, di propria iniziativa (come sostenne Napoleone in seguito) o, più probabilmente, per ordine del generale Radet, prese in custodia il Papa stesso. Nella notte tra il 5 e il 6 luglio, scalate le mura e forzate le porte del Palazzo del Quirinale, i soldati francesi entrano nello studio del Papa. Alle due di notte lo arrestarono e lo condussero così come si trovava dentro una carrozza già pronta che, in gran segreto, partì per la Francia. Roma si accorse solo l'indomani che il Papa aveva lasciato la capitale. Con il solo cardinale pro-Segretario di Stato Bartolomeo Pacca al suo fianco, il Papa, in un caldo soffocante, fu trascinato senza alcun riguardo attraverso il Lazio e la Toscana. Non gli fu concesso di portarsi dietro nulla. Il 17 agosto, dopo 42 giorni di corsa, la carrozza raggiunse Savona. Poi compì un lunghissimo giro per poi ritornare nella città ligure. Il pontefice fu tradotto dapprima a Grenoble, in Savoia, poi fece tappa ad Avignone, poi Arles e Nizza. Infine, passando per il colle di Tenda, poi per Cuneo e Mondovì, giunse di nuovo a Savona. Questa fu la città prescelta da Napoleone per la prigionia del Papa, il quale vi rimase in cattività per quasi due anni. Il cardinale Pacca fu rinchiuso nel Forte di Fenestrelle in Piemonte. Fu subito chiesto al pontefice di convalidare l'investitura dei vescovi nominati da Napoleone: Pio VII oppose un deciso rifiuto. Quando i francesi scoprirono che il papa riceveva dei messaggi e riusciva a rispondere, gli fu addirittura proibito di leggere e scrivere. Insieme con il papa, furono espulsi da Roma molti alti prelati, come ad esempio il Maestro generale dei Domenicani Pio Giuseppe Gaddi.

Dopo quasi due anni ininterrotti di prigionia, fu estorta al pontefice la promessa verbale di riconoscere l'investitura dei vescovi francesi. Nel maggio del 1812, con il pretesto che i britannici avrebbero potuto liberare il papa se questi fosse rimasto a Savona, Napoleone obbligò il vecchio e infermo (a causa della febbre che lo affliggeva) pontefice a trasferirsi a Fontainebleau, vicino a Parigi; il viaggio lo provò al punto tale che, al passo del Moncenisio, gli fu impartita l'estrema unzione. Superato il pericolo e giunto in salvo a Fontainebleau, fu alloggiato con tutti i riguardi nel castello per aspettarvi il ritorno dell'imperatore da Mosca. Appena rientrato, Napoleone intavolò immediatamente una serrata trattativa con il papa che, il 25 gennaio 1813, accettò un concordato a condizioni tanto umilianti che non riuscì a darsi pace. Ma, essendogli stato concesso di consultarsi coi cardinali, tra cui Bartolomeo Pacca ed Ercole Consalvi, lo rigettò tre giorni dopo. Comunicò la sua decisione prima per iscritto all'imperatore (che la tenne segreta), poi, pubblicamente, il 24 marzo dello stesso anno. Nel mese di maggio, infine, osò sfidare apertamente il potere dell'imperatore dichiarando nulli tutti gli atti ufficiali compiuti dai vescovi francesi.

Il 19 ottobre 1813 Napoleone fu sconfitto a Lipsia. Di fronte alla penetrazione degli eserciti della Sesta coalizione in territorio francese, Napoleone decise di far ricondurre il suo prigioniero a Savona prima che lo liberassero gli alleati. Pio VII partì da Fontainebleu domenica 23 gennaio 1814 in forma privata, vestito da vescovo. Fu condotto a Nizza attraverso un percorso tortuoso per aggirare la valle del Rodano, dove il fermento antibonapartista era al culmine. Il lungo percorso del prigioniero si tramutò in un trionfo: folle esultanti si accalcarono al passaggio dell'anziano pontefice attraverso il sud della Francia.[5] Il 16 febbraio Pio VII giunse a Savona. Fu qui, forse, che gli fu data la notizia che Roma era stata liberata dal dominio francese.

L'entrata di Pio VII a Cesena, dipinta da Enea Peroni.

Il precipitare degli eventi e l'abdicazione del 17 marzo indussero Napoleone a liberarlo definitivamente. Il generale ordinò che il papa fosse condotto a Bologna, ove fece il suo ingresso il 31 marzo, dopo cinque anni di prigionia. Dopo aver celebrato la Pasqua ad Imola, sua antica città episcopale, si diresse a Forlì: gli abitanti gli tributarono un'accoglienza trionfale, tanto che autorità e popolo, impazienti di vederlo, gli andarono incontro fuori delle mura[6]. Entrato in città, il Papa accettò l'ospitalità del vescovo Andrea Bratti, con ciò perdonandogli il fatto che, nonostante l'opposizione del suo stesso Capitolo, si fosse schierato con le autorità politiche francesi[7]. Poi, dopo un passaggio a Ravenna, si fermò a Cesena, sua città natale, dal 20 aprile al 7 maggio. Il 15 maggio si recò al santuario di Loreto a rendere grazie per l'avvenuta liberazione.[5]. Il 24 fece il suo ingresso a Roma accolto dalla folla esultante: erano passati esattamente 4 anni, 10 mesi e 9 giorni dalla sua partenza forzata dalla capitale.

La Restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Pio VII in un ritratto di Jacques-Louis David del 1805

Il 7 agosto 1814 con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum il Papa ricostituì la Compagnia di Gesù, mentre il Segretario di Stato Consalvi, al Congresso di Vienna, si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della Chiesa. Successivamente veniva soppressa nello Stato Pontificio la legislazione introdotta dalla Francia e venivano reintrodotte le istituzioni dell'Indice e dell'Inquisizione; inoltre, durante il Congresso di Vienna, il pontefice combatté e vinse l'importante battaglia dell'abolizione della schiavitù.

Nel 1815 il re di Napoli Gioacchino Murat, durante i Cento giorni di Napoleone, attaccò lo Stato Pontificio. Tra il 22 marzo e l'inizio di giugno Pio VII si rifugiò fuori dell'Urbe. Prima si trasferì a Genova, poi sostò a Torino (19 maggio), ospite di Vittorio Emanuele I, e quindi raggiunse Piacenza e, di qui, seguì la via Emilia fino ad entrare nei suoi territori. Il 7 giugno rientrò a Roma. Uno dei suoi primi atti fu la riconferma del card. Consalvi come segretario di stato (5 luglio). Nei mesi successivi accolse come rifugiati politici alcuni parenti di Napoleone.

Pio VII incaricò il Consalvi di realizzare le riforme contenute nel Motu Proprio Quando per ammirabile disposizione, emanato il 6 luglio 1816. Il provvedimento avviava la riforma dell'amministrazione dello Stato Pontificio. Le novità più rilevanti riguardavano il sistema catastale e la nuova ripartizione territoriale dello Stato, suddiviso in tredici delegazioni e quattro legazioni (Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna), oltre al Distretto di Roma ribattezzato Comarca, e la prossima emanazione di un codice civile, che iniziò nel 1817 con la pubblicazione del codice di procedura civile. Nonostante ciò, le casse dello stato erano in condizioni disastrose, mentre il malcontento si aggregava principalmente intorno alla "Società Segreta", di ispirazione liberale, dei Carbonari, proibita dal Papa nel 1821. La scomunica fu sancita con la bolla Ecclesiam a Jesu.

Il capolavoro diplomatico del Consalvi fu una serie di concordati stipulati a condizioni particolarmente vantaggiose con tutti gli Stati di religione cattolica, ad eccezione dell'Impero austriaco. Negli ultimi anni del pontificato di Pio VII la città di Roma fu molto ospitale verso tutte le famiglie regnanti, i cui rappresentanti vi si recarono spesso; il pontefice fu particolarmente benigno verso i sovrani in esilio, dimostrando una notevole e singolare magnanimità anche nei confronti della famiglia di Napoleone.

Risoluzioni su temi storici e scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Con motu proprio del 1816 Quando per ammirabile disposizione (titolo V), fu fondata a Roma l'Università per ingegneri con il fine della supervisione delle strade e delle opere civili, sul modello di quella francese. Con la stessa lettera Pio VII ordinò la riforma del catasto, al fine di rendere più efficace la tassazione soprattutto dei possedimenti agricoli. Infine, com'è noto lo stesso documento divise lo stato in Legazioni, in modo da migliorarne il governo. Iniziato durante il suo pontificato, fu ultimato dal successore, prendendo così il nome di Catasto Piano-Gregoriano. Anche la chirurgia conobbe un avanzamento, insediando nel 1815 la prima cattedra universitaria di chirurgia presso l'Università La Sapienza nell'antico nosocomio di San Giacomo in Augusta: il primo direttore ne fu il chirurgo Giuseppe Sisco.

Nel 1820 il canonico Giuseppe Settele, professore di ottica e di astronomia presso l'Università La Sapienza, si appellò al pontefice dopo che la Congregazione per la dottrina della fede (Sant'Uffizio) non aveva concesso l'imprimatur al suo manuale dal titolo Elementi di Astronomia perché nel volume II dell'opera vi era un riferimento alla teoria eliocentrica copernicana, che veniva esposta come teoria assodata e non come mera ipotesi. Il 16 agosto dello stesso anno Pio VII accolse l'appello del professore pubblicando un decreto di approvazione[8]. Nel 1822 la Congregazione del Sant'Uffizio rimosse il divieto di pubblicazione dei libri che trattano del moto della Terra in conformità con l'astronomia moderna e il papa ratificò la decisione.[9] Con tale affermazione il pontefice chiuse in sede formale la vicenda galileiana. [10] Dall'edizione 1835 dell'Indice il Dialogo dei due massimi sistemi di Galileo Galilei non fece più parte della lista dei libri proibiti.[11] La dimostrazione definitiva della correttezza della teoria eliocentrica arrivò nel 1851 per opera del fisico Jean Bernard Léon Foucault, attraverso l'esperimento del Pendolo di Foucault.

Nel 1822 il pontefice emanò, con il supporto del cardinal Consalvi, un editto a favore della vaccinazione.[12] Questi tentativi riformatori ebbero molto spesso l'importante collaborazione del cardinal Consalvi, fedele collaboratore del papa. Infine, al Campo Vaccino, sede dell'antico foro romano, vide la soppressione del mercato agricolo e l'inizio dell'interesse antiquario del passato classico, con i primi scavi archeologici sistematici con Carlo Fea, che intraprese scavi anche sul colle capitolino, nonché il riconoscimento papale della Pontificia accademia romana di archeologia.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Monumento sepolcrale a Pio VII, Basilica di San Pietro, Roma.

Notevole fu anche l'accoglienza riservata ai maggiori artisti dell'epoca, fra cui molti scultori. Un anno prima della morte, eresse sul Pincio l'obelisco, rinvenuto nel XVI secolo e mai innalzato, che l'imperatore romano Adriano aveva fatto scolpire per l'amato e idolatrato Antinoo, annegato a vent'anni ed in seguito divinizzato.

Lo scultore protestante Thorvaldsen gli costruì lo splendido mausoleo in cui furono deposte le spoglie del pontefice: tale mausoleo rimane a tutt'oggi la sola opera d'arte della basilica di San Pietro eseguita da un artista di fede dichiaratamente non cattolica.

Il pontefice spirò il 20 agosto 1823, pochi giorni dopo aver compiuto ottantun'anni, a seguito di una caduta in cui gli si era rotto il femore avvenuta il 6 luglio[13]. I costi furono sostenuti dal cardinal Consalvi e l'iscrizione ricorda l'affetto del porporato per il "suo" Papa: PIO.VII.CLARAMONTIO.CAESENATI.PONTIFICI.MAXIMO. HERCULES.CARD.CONSALVI ROMANUS.AB.EO.CREATUS. La traduzione è: "A PIO VII, CHIARAMONTI DI CESENA, PONTEFICE MASSIMO, ERCOLE CARDINALE CONSALVI, ROMANO, DA LUI STESSO CREATO".

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Pio VII.

Papa Pio VII durante il suo pontificato ha creato 99 cardinali nel corso di 19 distinti concistori.

La causa di canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Autografo di Pio VII

Il 15 agosto 2007 la Santa Sede ha concesso il nulla osta all'introduzione del processo di beatificazione. Da quella data il pontefice assume il titolo di Servo di Dio[14].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La località toscana Sosta del Papa, frazione del comune di Barberino Val d'Elsa, ha preso il nome da un fatto di vita quotidiana che il 2 giugno 1815 vide protagonista, suo malgrado, Papa Pio VII: durante il lungo viaggio verso Roma di ritorno dal Regno di Sardegna dove si era rifugiato dopo l'attacco di Gioacchino Murat, re di Napoli, allo Stato Pontificio durante i cento giorni di Napoleone, pare che il pontefice fosse stato colto in questa zona da un'improvvisa necessità fisiologica. Fermatosi in una casa colonica del luogo per l'uso dei servizi igienici, la sosta del Pontefice fu limitata al tempo strettamente necessario al bisogno, ma i proprietari dalla casa, compiaciutissimi della clamorosa e inaspettata visita, vollero ricordare l'evento con una lapide. In seguito la località stessa ne prese il nome.
  • A Vernante, in provincia di Cuneo, esiste ancor oggi una fontana conosciuta come la "Fontana di Fontainebleau". Pio VII, passando appunto per questo paese e sofferente per il gran caldo, chiese alle donne del luogo se avessero dell'acqua da offrirgli. Una donna gli porse un bicchier d'acqua, dicendogli che l'aveva attinta suo figlio poco prima alla fontana. Il Papa la bevve e disse che era molto buona, aggiungendo che gli sembrava l'acqua di Fontainebleau.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Genealogia episcopale e successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

La genealogia episcopale è:

La successione apostolica è:

Papa Pio VII nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Libro d'oro della nobiltà italiana (registro ufficiale)
  2. ^ vedi qui Archiviato l'11 marzo 2007 in Internet Archive.
  3. ^ Pio VII mantenne tale carica fino al 1816.
  4. ^ Per citare un solo esempio, le suore Benedettine di San Zaccaria gli fecero omaggio del calice con cui aveva celebrato la Messa.
  5. ^ a b Pio VII, su treccani.it. URL consultato il 25 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2015).
  6. ^ Ancora oggi, a segnare il luogo dell'avvenimento, lungo la Via Emilia, in località Cava, sorge un'apposita cappellina.
  7. ^ Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972), Bratti Andrea, su treccani.it. URL consultato il 17 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2016).
  8. ^ Decreto di approvazione dell’opera “Elementi di Astronomia”, su disf.org. URL consultato il 26 giugno 2020.
  9. ^ Annibale Fantoli, Galileo: For Copernicanism and For the Church, University of Notre Dame, 1996, p. 475, ISBN 0-268-01032-3.
  10. ^ Riabilitazione, un termine inadatto, su disf.org. URL consultato il 26 giugno 2020. La questione galileiana era stata già risolta in via di fatto nel 1710, quando venne pubblicato con permesso ecclesiastico il Dialogo dei due massimi sistemi.
  11. ^ Maurice A. Finocchiaro, The Galileo Affair: A Documentary History, Berkeley, University of California Press, 1989, p. 307, ISBN 978-0-520-06662-5.
  12. ^ M. L. Righini Bonelli, Rivista di storia delle scienze mediche e naturali, vol. 35-37, 1946, p. 78.
  13. ^ Lettera di Giuseppe Melchiorri (Roma) a Giacomo Leopardi (Recanati), 9 luglio 1823. Notizie dell'incendio della basilica di San Paolo fuori le mura nella lettera del 19 luglio 1823. A causa dell'agonia del papa, si preferì non avvisarlo dell'incendio alla basilica avvenuta il 15 luglio.
  14. ^ santiebeati.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte di questo testo è la traduzione dell'articolo presente sull'Enciclopedia Britannica del 1911 ora di pubblico dominio.
  • Claudio Rendina, I Papi, Roma, Newton Compton, 1990
  • O. Fusi Pecci, La Vita del Papa Pio VI, Roma, 1965;
  • (FR) Y-M. Hilaire (s. dir.), Histoire de la papauté, Seuil, coll. «Points Histoire», 2003;
  • (FR) P. Levillain (s.dir.), Dictionnaire historique de la papauté, Fayard, 2003;
  • (FR) J. Tulard (s.dir.), Dictionnaire Napoléon, Fayard, 1999.
  • (FR) Ercole Consalvi, Memoires du cardinal Consalvi secretaire d'Etat du pape Pie 7. (avec une introduction et des notes / par J. Cretineau-Joly), Paris: Plon, 1864
  • (FR) J. Leflon, Pie VII: Des abbayes benedictines a la papaute, Plon 1958
  • (FR) Bernardine Melchior-Bonnet, Napoleon et le Pape, Paris: Le livre Contemporain, 1958 Serie: Présence de l'histoire, collection dirigée per André Castelot
  • Domenico Martinengo e Francesco Martinengo, Pio VII in Savona: memorie storiche, per D. e F. Martinengo, Torino: Tipografia salesiana, 1888
  • Erasmo Pistolesi, Vita del Sommo Pontefice Pio VII , Vol. IV: Perego Salvioni, 1830, Voll. I-II-III: Bourlie', 1824
  • Alexis François Artaud de Montor, Storia di Pio VII (Tradotta dall'abate Cesare Rovida), Milano, presso G. Resnati, 1838
  • Robin Anderson, Papa Pio VII (Barnaba Chiaramonti): la vita, il regno e il conflitto con Napoleone nel periodo seguente alla Rivoluzione francese, 1742-1823, Roma: Benedectina Editrice, 2000
  • Ernesto Vercesi, Pio VII: Napoleone e la restaurazione, Torino, Societa editrice internazionale, 1933
  • Marino Mengozzi, I pontificati di Pio 6. e Pio 7, atti del convegno, Cesena, 9 ottobre 1999 (a cura di Marino Mengozzi), Cesena, Stilgraf, stampa 2000
  • (EN) E. E. Y. Hales, Napoleon and the Pope the Story of Napoleon and Pius VII, London, Eyre & Spottiswoode, 1962
  • Centro Storico Benedettino Italiano, Pio 7 papa benedettino nel bicentenario della sua elezione, atti del Congresso storico internazionale Cesena-Venezia, 15-19 settembre 2000 (a cura di Giovanni Spinelli), Cesena, Badia di Santa Maria del Monte, 2003
  • (FR) Jean Leflon, Monsieur Emery l'Eglise concordataire et imperiale, Paris, Maison de la Bonne Presse, 1947
  • Pio 6. Braschi e Pio 7. Chiaramonti: due pontefici cesenati nel bicentenario della campagna d'Italia, atti del Convegno internazionale, maggio 1997, [a cura di Andrea Emiliani, di Luigi Pepe e di Biagio Dradi Maraldi, con la collaborazione di Michela Scolaro], Bologna, CLUEB, [1998]
  • Centenario del ritorno di Pio 7. alla Sede romana e Festa di Maria ss. Auxilium christianorum, 24 maggio 1814-24 maggio 1914, (Societa primaria romana per gl'interessi cattolici), Roma: Tip. Cuggiani, 1914
  • (FR) Ticchi, Jean-Marc, Le voyage de Pie VII à Paris pour le sacre de Napoléon (1804-1805): religion, politique et diplomatie, Paris: Honoré Champion, 2013

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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