Campo Vaccino

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Campo Vaccino era il nome con cui nel XVI-XVIII secolo veniva chiamata l'area suburbana dell'antico Foro Romano a Roma.

L'area era adibita a pascolo e al mercato boario, ma anche al passeggio e al ritrovo. Esso era contornato da chiese e cosparso di rovine di monumenti antichi affioranti dal terreno: per la sua caratteristica ambientazione, Campo Vaccino costituiva una piazza romana dotata di suo singolare fascino pittoresco ben rappresentativo di Roma dell'epoca precedente alle grandi ristrutturazioni urbanistiche dei secoli XIX e XX.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista Piranesi, veduta di Campo Vaccino, circa 1750. Al centro dell'immagine si vede l'alberata di olmi che collegava l'arco di Settimio Severo (in primo piano, a sinistra) con l'arco di Tito, in fondo. Sullo sfondo, a sinstra, è visibile il Colosseo.
Il Campo Vaccino in un disegno secentesco di Claude Lorrain. Al centro del dipinto è visibile la caratteristica fontana con il mascherone. In fondo si scorge il Colosseo.

Il nome "Campo Vaccino", attestato per la prima volta in una bolla pontificia di papa Sisto V del 1589, deriva dal mercato delle vacche che vi si teneva, regolato dal "governatore della dogana di Campo Vaccino". Qui infatti aveva, infatti, sede la Dogana della Grascia.

Fin dal regno di Paolo III Farnese (secolo XVI) iniziò lo spoglio delle antichità romane del campo per riutilizzarne il materiale edilizio (ad esempio, i marmi). Tale spoglio continuò ancora fino al secolo XVIII, epoca in cui tale materiale iniziò a scarseggiare.

Solo nel periodo dell'occupazione napoleonica e in quello successivo, del pontificato di papa Pio VII, si iniziarono i lavori di scavo nel Foro e si decretò la fine del mercato.

La riscoperta archeologica e storica dell'antico Foro nel corso del XIX secolo, inizialmente da parte di studiosi come Luigi Canina, ha visto la fine dell'utilizzo dello spazio come pascolo.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò Codazzi, Campo Vaccino. È visibile, sulla sinistra, il profilo della chiesa di Santa Maria Liberatrice al Foro Romano, mentre le tre colonne appartengono al tempio dei Càstori. In fondo si scorge il Campidoglio. L'opera proviene dal lascito Dumarest all'Accademia di San Luca
Michelangelo Pacetti, Predica di Pio IX in occasione dello spostamento del crocifisso di Campo Vaccino nella cappella di S. Giuseppe dei Falegnami (1855)

La fontana[modifica | modifica wikitesto]

Al centro del campo, si trovava una caratteristica fontana ad uso di abbeveratoio di Giacomo Della Porta, costituita da una vasca in granito e da un mascherone. Essa fu smantellata nel XIX secolo sotto il regno di Pio VII: mentre la vasca venne spostata sotto l'obelisco del Quirinale in piazza del Quirinale, il mascherone è oggi visibile all'ingresso del Giardino degli Aranci, sopra una fontana moderna in piazza Pietro d'Illiria. Anticamente, di fronte alla fontana si affacciava la chiesa di Santa Maria Liberatrice al Foro Romano, demolita nel 1900, a sua volta adiacente alle tre colonne superstiti del tempo dei Càstori.

L'Accademia San Luca[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra chiesa presente in tale spazio, ancora esistente, è la chiesa dei Santi Luca e Martina, accanto alla quale aveva sede l'Accademia di San Luca (dalla quale l'accademia prendeva il nome), il cui edificio fu demolito nel XVII secolo con il trasferimento definitivo dell'accademia a palazzo Carpegna.

L'Olmata[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dello spazio era presente, dal pontificato di Alessandro VII fino al XIX secolo, una "olmata", ovvero un tratto alberata della via Sacra fiancheggiata da olmi, che conduceva dall'arco di Tito all'arco di Settimio Severo. La sua gradevole vista colpì anche l'architetto Filippo Juvarra[1].

Il Campo era adiacente al palazzo Senatorio del Campidoglio, a cui era collegato tramite una larga via carrozzabile. Sull'area si affacciavano gli edifici posti sul versante sud del colle, come ad esempio la torre di Niccolò V.

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel Campo Vaccino, oltre al mercato boario, si svolgeva la tradizionale "sassaiola"[2], ovvero la battaglia con lancio di sassi ("rocci") tra i bulli dei vari quartieri, in particolare fra Trastevere e Monti.[3]

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

William Turner, Modern Rome – Campo Vaccino, 1839

Il Campo Vaccino è uno dei soggetti prediletti dei pittori di vedute romane a partire dal Cinquecento, fino all'Ottocento. Esso fu ritratto da numerosi artisti, come ad esempio:

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ruggero, C. (Ed.). (2008). La forma del pensiero. Filippo Juvarra. La costruzione del ricordo attraverso la celebrazione della memoria. Roma: Campisano Editore.
  2. ^ Sergio Delli. Le strade di Roma: una guida alfabetica alla storia, ai segreti, all'arte, al folklore., Vol. 1. Armando, 1975.
  3. ^ La tradizione è raffigurata nel film del 1972 Meo Patacca, nel quale i rivali in amore interpretati da Gigi Proietti ed Enzo Cerusico si prendono a sassate.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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