Papa Alessandro VII

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Papa Alessandro VII
Alessandro VII
Giovan Battista Gaulli (bottega di?), Ritratto di Alessandro VII Chigi, 1667 ca. Olio su tela, 90,1 x 76,7 cm. Baltimora, The Walters Art Museum.
237º papa della Chiesa cattolica
C o a Alessandro VII.svg
Elezione 7 aprile 1655
Incoronazione 28 aprile 1655
Fine pontificato 22 maggio 1667
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Innocenzo X
Successore papa Clemente IX
Nome Fabio Chigi
Nascita Siena, 13 febbraio 1599
Ordinazione sacerdotale dicembre 1634
Nomina a vescovo 8 gennaio 1635 da papa Urbano VIII
Consacrazione a vescovo 1º luglio 1635 dal vescovo Miguel Juan Balaguer Camarasa, O.S.Io.Hieros.
Creazione a cardinale 19 febbraio 1652 da papa Innocenzo X
Morte Roma, 22 maggio 1667
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Papa Alessandro VII, nato Fabio Chigi (Siena, 13 febbraio 1599Roma, 22 maggio 1667), fu il 237º papa della Chiesa cattolica dal 7 aprile 1655 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fabio Chigi nacque a Siena dal conte Flavio Chigi Ardengesca e da Laura Marsigli, settimo di undici figli. I Chigi erano una nota famiglia di banchieri toscani; suo padre era discendente di Agostino Chigi e nipote di Papa Paolo V. Fabio non fu avviato a studi superiori, ma ricevette comunque un'ottima istruzione da un precettore privato.. Studiò all'Università di Siena, dove conseguì tre lauree (la prima in utroque iure), poi in filosofia e in teologia)[1], conseguendo un vasto sapere che spaziava dalla letteratura alla filosofia, dalla storia locale all'architettura. Fin da giovane mostrò spiccate doti religiose e letterarie, essendo descritto come austero e zelante nella fede. Dopo la laurea, conseguita nel 1626, si trasferì a Roma Roma dove avviò la carriera curiale (dicembre 1626).

A Roma Fabio Chigi ebbe modo di conoscere alcuni tra i migliori intellettuali dell'epoca, tra cui Celso Cittadini e di Giovanni Battista Borghese (circa 1554/55 – 1609). Frequentò le accademie dei Lincei, dei Virtuosi e degli Umoristi e personaggi quali Agostino Mascardi e Giovanni Ciampoli[1].

Iniziò la carriera diplomatica nel 1629, inviato da Urbano VIII come vice legato di Giulio Cesare Sacchetti a Ferrara; seguono le sedi di Malta (dove svolse l'incarico di inquisitore) e Colonia.

Nel dicembre 1634 fu ordinato sacerdote. Nominato vescovo di Nardò; rimase nella diocesi fino al 1639, quando fu nominato nunzio straordinario a Colonia. Il Chigi rappresentò la Santa Sede alle trattative di pace tra le potenze coinvolte nella Guerra dei Trent'anni, che portarono ai (Trattati di Westfalia). Davanti ai monarchi europei espresse apertamente le proprie opinioni contrarie alle modalità del trattato e si rifiutò di firmarlo, in quanto contrario agli interessi della Chiesa[1].

Creato cardinale nel concistoro del 19 febbraio 1652, papa Innocenzo X lo nominò Segretario di Stato.

Fabio Chigi fu autore di una raccolta di poesie in latino, Philomathi Musae iuveniles. Furono date alle stampe a Colonia nel 1645 e poi a Parigi nel 1656 sotto il titolo di Philomathi Labores Juveniles.

Cronologia incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Il conclave del 1655[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1655.

Fabio Chigi fu eletto pontefice in Palazzo Vaticano il 7 aprile 1655 e fu consacrato il 18 aprile dal cardinale Giangiacomo Teodoro Trivulzio.

Il conclave si aprì il 18 gennaio; all'ultima votazione parteciparono 64 cardinali. Durato più di tre mesi, fu il conclave più lungo degli ultimi cento anni. I cardinali formarono quattro gruppi: uno guidato da Francesco Barberini, poi i due tradizionali gruppi: spagnolo (guidato da Carlo di Ferdinando de' Medici, cardinale decano) e francese (condotto da Rinaldo d'Este) e infine un gruppo di cardinali indipendenti (cioè non legati ad alcun monarca), guidato da Decio Azzolini.

Inizialmente prevalse il partito spagnolo, perché più numeroso ed attivo e composto da cardinali appartenenti a famiglie potenti (come quelle dei Medici, dei Colonna, dei Caraffa, dei Capponi, dei Trivulzio). Spagna e Francia si scontrarono sulla nomina di Giulio Cesare Sacchetti: voluto dai francesi fu bloccato dagli spagnoli, che opposero il veto. Lo stallo tra le due potenze perdurò per molte settimane, finché il gruppo dei cardinali indipendenti si schierò per Fabio Chigi, risultando decisivo per la sua elezione.

Probabilmente il nuovo papa assunse il nome pontificale di Alessandro dietro suggerimento del cardinale Barberini (determinante per la sua elezione), che gli suggerì di ispirarsi a Papa Alessandro III (1159-1181).

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con le istituzioni della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Decisioni generali ecclesiastiche[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la propria elezione, il 14 maggio 1655 Alessandro VII indisse un giubileo universale per un saggio governo (costituzione apostolica Unigenitus). Un secondo giubileo fu proclamato il 21 luglio 1656 per invocare il soccorso divino (costituzione E Suprema); un terzo, con le stesse intenzioni, fu indetto il 26 febbraio 1663[3].

Una delle prime decisioni del nuovo pontefice fu quella di abolire i privilegi dei familiari degli stessi pontefici. Alessandro VII vietò ai parenti persino di fargli visita a Roma; ma nel concistoro del 24 aprile 1656, annunciò che il fratello e i nipoti lo avrebbero raggiunto a Roma per assisterlo.

Con la costituzione Cum inter coeteras (15 giugno 1659) il pontefice istituì il Collegio dei referendari della Segnatura. La carica di referendario di Segnatura costituì, a partire da quell'epoca, il primo gradino della prelatura da cui si ascese ai gradi superiori[4].

Nel 1662 Alessandro VII stabilì che, prima della nomina, i vicari dovessero sottoporsi a un esame tenuto alla presenza di tre esaminatori (prelati superiori).

Curia romana[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Maria Morandi, Alessandro VII alla processione del Corpus Domini, sostenuto dai Sediari pontifici.
  • Il 26 ottobre 1655 il pontefice abolì il collegio dei suddiaconi ed accoliti apostolici (o ceroferarii) (servivano il Papa nelle Messe solenni e le loro cariche potevano essere vendute), sostituendoli con i membri della Sacra Rota, i quali possedevano l'antico titolo di “cappellani del Papa”[5];
  • Il gruppo dei Cappellani domestici del pontefice fu sdoppiato: nacquero i Cappellani segreti e i Cappellani comuni[6]
  • L'8 agosto 1661 il pontefice abolì il titolo cardinalizio di Santa Maria Nuova e lo trasferì alla nuova chiesa di Santa Maria della Scala (fondato il 14 gennaio 1664). Inoltre soppresse il titolo di Santa Maria in Portico Octaviae, la cui chiesa era in rovina, e lo trasferì a Santa Maria in Portico Campitelli (istituito il 26 giugno 1662).

Ordini e Istituti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Cistercensi

Riformò le costituzioni dell'Ordine (breve In suprema, 19 aprile 1666), ponendo fine a dispute che si trascinavano da decenni e che avevano diviso l'Ordine. Il pontefice unificò la disciplina, salvo il conferimento di una certa autonomia alla Stretta Osservanza[7].

Barnabiti

Trasferì la sede del capitolo generale dell'Ordine da Milano a Roma.

Scolopi

Ricostituì la congregazione delle scuole pie dell'Ordine (breve Dudum del 24 gennaio 1656).

Ordine del Santo Sepolcro

Confermò i privilegi accordati dal predecessore Alessandro VI (1492-1503).

Approvazioni[modifica | modifica wikitesto]

Soppressioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1656 soppresse l'ordine dei Padri cruciferi a causa della rilassatezza dei loro costumi.

Missioni[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con le Chiese orientali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1661 Alessandro VII indirizzò una lettera allo scià di Persia Abbas II e al Patriarca di Babilonia dei Caldei Shimun XII, assicurando l'aiuto del vescovo latino di Ispahan in favore dei cattolici caldei sudditi del monarca persiano.

Decisioni in materia dottrinale[modifica | modifica wikitesto]

Giansenismo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giansenismo.

Alessandro VII ribadì la condanna del giansenismo, in continuità con i suoi predecessori Urbano VIII (bolla In eminenti) ed Innocenzo X (bolla Cum occasione). Firmò la bolla Ad sacram beati Petri sedem sulle cinque proposizioni eretiche contenute nell'Augustinus di Giansenio (16 ottobre 1656). Successivamente l'assemblea generale del clero francese, con l'approvazione del pontefice e di re Luigi XIV, approvò un formulario di sottomissione. Però la decisione non sortì gli effetti sperati. Nove anni dopo la prima bolla il pontefice intervenne nuovamente: con la Regiminis Apostolici (15 febbraio 1665) ordinò al clero francese di riconoscere la condanna. Il 18 gennaio 1667 il pontefice denunciò cinque vescovi che non si erano uniformati alla condanna pontificia.

Gallicanesimo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Gallicanesimo.

Nel 1665, con la bolla Cum ad aures il pontefice condannò gli orientamenti gallicani della Sorbona e del Parlamento di Parigi[8].

Immacolata Concezione

L'8 dicembre 1661 il pontefice pubblicò la costituzione apostolica Sollicitudo omnium con la quale rinnovò i decreti di Sisto IV, Paolo V e Gregorio XV, già favorevoli al riconoscimento dell'immacolata concezione come dogma di fede[8]. I Domenicani, dal canto loro, fecero osservare al pontefice il fatto che l'immacolata concezione fosse già un'acquisizione di tutta la cristianità, una tradizione che si protraeva da secoli senza bisogno di una proclamazione ufficiale come dogma.

Decisioni in materia liturgica[modifica | modifica wikitesto]

Questione dei riti cinesi

Rispondendo a una richiesta dei missionari gesuiti impegnati in Cina, Alessandro VII approvò il loro operato (decreto del 23 marzo 1656). Con la bolla Super Cathedram Principis Apostolorum (9 settembre 1659) dispensò per un settennio il clero cinese dalla lettura di parte della liturgia delle ore in latino, che venne sostituita da preghiere in cinese (testo online).

Cistercensi

Rispondendo a una richiesta dei Cistercensi sulla regola dell'astinenza alimentare, il pontefice confermò la decisione del predecessore Sisto IV (1471-1484) secondo la quale l'astinenza dalla carne non è parte essenziale della regola monastica (novembre 1657). La controversia però continuò negli anni successivi, finché il 26 gennaio 1662 il pontefice convocò l'Ordine cistercense a Roma. Nel 1666 il pontefice permise all'ordine di consumare carne tre volte alla settimana[9]

Decisioni in materia morale[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del XVII secolo si sviluppò un vasto dibattito dottrinale in materia di teologia morale[11]. Si scontrarono due correnti: una fu definita probabilista mentre l'altra fu chiamata “rigorista”. Il perdurare di tale antagonismo rese necessario l'intervento della Santa Sede. Il 24 settembre 1665 il pontefice autorizzò un decreto del Sant'Uffizio in cui si dichiaravano contrarie alla morale cattolica 45 proposizioni (senza comunque fare cenno agli autori)[12]. Tra esse, la n. 14 veniva condannata sancendo che non è sufficiente un mero atto di contrizione per lucrare l'indulgenza plenaria. Il pontefice confermò che è obbligatoria la confessione, anche se il fedele si è macchiato solamente di peccati veniali.
L'anno seguente fu pubblicato un nuovo elenco di 17 proposizioni contenenti errori su questioni morali (18 marzo 1666)[13].
Un ulteriore pronunciamento, pubblicato il 6 maggio 1667, chiarì la distinzione tra la contrizione perfetta (cioè il vero pentimento) e l'attrizione o contrizione imperfetta (cioè determinata dalla paura della pena). La sola attrizione non è sufficiente per l'assoluzione sacramentale.

Provvedimenti verso gli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro VII emanò quattro atti pubblici (tra bolle e costituzioni apostoliche) diretti agli ebrei[14]: Verbi aeterni (1657) che specificò l'applicazione del “diritto di gazagà” ai cristiani neofiti; Ad ea per quae Christi (1658), espressamente dedicata al “diritto di gazagà”, ovvero alle restrizioni imposte agli ebrei abitanti nel ghetto; Ad apostolicae dignitatis (1662), che ratificò il concordato tra il collegio dei neofiti e il Collegio Germanico-Ungarico; Illius, qui illuminant (1663), sui privilegi concessi ai neofiti figli di genitori ebrei.

Relazioni con i monarchi europei[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con il Sacro Romano Impero[modifica | modifica wikitesto]

Durante il pontificato di Alessandro VII divenne imperatore Leopoldo I d'Asburgo, eletto al trono nel 1658. Leopoldo I condusse una guerra contro l'Impero ottomano (Guerra austro-turca (1663-1664), attraverso la quale fermò l'espansione dei Turchi in Europa.

Relazioni con la Francia[modifica | modifica wikitesto]

La Francia considerò Alessandro VII un papa “spagnolo” e mantenne con la Santa Sede rapporti distaccati. Il cardinale Giulio Mazzarino, ministro del re, convinse re Luigi XIV a non inviare l'usuale ambasciata di obbedienza ad Alessandro VII e, finché fu in vita, impedì la nomina di un ambasciatore francese a Roma, facendo gestire gli affari diplomatici dai cardinali protettori, in genere nemici personali del Papa.

Al conclave che lo vide eletto, Alessandro VII era stato sostenuto dal cardinale Jean-François Paul dei Gondi di Retz, arcivescovo di Parigi in esilio a Roma dal 1654 a causa del veto del cardinale Mazzarino. Mazzarino morì nel 1661, ma il cardinale di Retz non poté essere reintegrato nella sede di Parigi a causa, questa volta, del diniego del re che lo considerò un cospiratore. Nel 1662 Luigi XIV impose al cardinale di rinunciare alla carica e indicò al suo posto un prelato a lui fedele, Pierre de Marca.
I rapporti con la monarchia francese continuarono ad essere freddi. Il 7 novembre 1659 la Francia stipulò un trattato di pace con la Spagna (Trattato dei Pirenei); le due potenze non presero in considerazione le richieste del Papa.
Nel 1662 avvenne l'incidente di cui fu protagonista la Guardia corsa papale. Il 20 agosto di quell'anno i soldati della Guardia corsa vennero alle mani con i soldati francesi incaricati della protezione dell'Ambasciata di Francia a Roma. Furono sparati dei colpi d'arma da fuoco contro la carrozza dell'ambasciatore, Carlo III di Créquy, causando anche una vittima. Qualche tempo prima i soldati della Guardia corsa avevano effettuato l'arresto di un malfattore nei giardini della villa di Rinaldo d'Este, abate commendatario di Cluny (quindi alto esponente della Chiesa francese), non considerando affatto che si trattasse di un luogo privato. Molto adirato, l'abate aveva fatto appello ai ministri stranieri residenti a Roma per organizzare un arbitrato. Fu a questo scopo che re Luigi XIV inviò il duca di Créquy come ambasciatore straordinario a Roma, accompagnato da uno stuolo di soldati. Una sera, in una taverna romana, i soldati francesi presero a male parole le guardie córse, facendo acuire la tensione tra le due parti. Nonostante il duca decidesse di punire gli autori dell'affronto, i córsi decisero di farsi giustizia da soli, il che portò all'incidente del 20 agosto.

Avuta notizia dell'accaduto, Luigi XIV ordinò il rientro a Parigi del suo ambasciatore ed intimò al nunzio Celio Piccolomini di lasciare la capitale francese: si giunse quasi alla rottura diplomatica. Da parte sua, il parlamento di Aix-en-Provence decise l'annessione di Avignone alla Francia. Successivamente le due parti raggiunsero un accordo, che fu siglato il 12 febbraio 1664 a Pisa. Il legato pontificio, cardinale Flavio Chigi, dovette scusarsi pubblicamente con Luigi XIV (29 luglio 1664); il governatore di Roma dovette recarsi a Parigi per fornire spiegazioni sull'accaduto; la Guardia córsa venne sciolta. Dopo tutto ciò il re di Francia restituì Avignone allo Stato Pontificio.
Luigi XIV impose inoltre che il Ducato di Castro, già incamerato tra i beni della Santa Sede, fosse liberato, e che la città di Comacchio tornasse agli Este di Ferrara.
Un'ultima conseguenza dell'incidente fu che re Luigi XIV effettuò delle nomine vescovili senza attendere la conferma della Santa Sede.

Relazioni con altri monarchi[modifica | modifica wikitesto]

Polonia

Per avere realizzato l'espulsione degli ariani, considerati eretici, Alessandro VII conferì a re Giovanni II il titolo di Orthodoxus[15]

Portogallo

Alessandro VII, vicino alla monarchia iberica, appoggiò le rivendicazioni degli spagnoli nei confronti del Portogallo, che aveva proclamato unilateralmente l'indipendenza dalla Spagna nel 1640.

Svezia

Nel 1654 la regina di Svezia Cristina rinunciò al trono per conservare la fede cattolica. Successivamente decise di trasferirsi a Roma. Fu accolta in pompa magna da Alessandro VII il 23 dicembre 1655.

Relazioni con gli altri Stati italiani[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica di Venezia permise ai Gesuiti di fare ritorno nel suo territorio (erano stati espulsi nel 1606). In cambio ottenne dalla Santa Sede il sostegno finanziario per continuare la guerra contro i Turchi per l'isola di Creta.

Mecenatismo e opere realizzate a Roma[modifica | modifica wikitesto]

La piazza antistante il Collegio Romano.
Busto di Alessandro VII. Domenico Guidi (1660-67)

Alessandro VII è ricordato per la sistemazione di alcune piazze barocche di Roma: piazza del Popolo, piazza della Minerva (innalzamento dell'obelisco) e la piazza antistante il Collegio Romano[16]. Il pontefice inoltre fece realizzare un nuovo fabbricato accanto al palazzo del Quirinale (la “Manica Lunga”) e ordinò il rimaneggiamento della Scala Regia del Palazzo Apostolico.
L'opera più imponente realizzata da Alessandro VII fu il colonnato di San Pietro, commissionato a Gian Lorenzo Bernini[17].

Il pontefice incoraggiò inoltre l'architettura e le arti in genere, divenendo uno dei pontefici più attivi nel compiere il rinnovamento della città di Roma, e a lui si devono molte delle opere in stile barocco della città eterna.

Le chiese di Roma restaurate o rinnovate da Alessandro VII furono:

All'interno della Basilica di San Pietro il pontefice fece realizzare:

  • una composizione che racchiudesse e proteggesse la Cattedra di San Pietro;
  • una nuova “cattedra” per alloggiarvi la sedia gestatoria, trono mobile considerato il simbolo della successione apostolica. Il Bernini fu incaricato dei lavori. La cattedra, in bronzo, fu collocata nella nicchia al centro del coro di San Pietro.[18]

Oltre al Bernini, Alessandro VII fu committente di opere di Pietro da Cortona, Claudio Lorenese, Carlo Maratta, Giovanni Francesco Grimaldi e Pierre Mignard. Nominò patrono delle arti l'abate Ferdinando Ughelli.

Sono noti due ritratti del pontefice: un busto di Domenico Guidi e un dipinto di Giovan Battista Gaulli.

Alessandro VII fece demolire l'arco trionfale di epoca romana che chiudeva la piazza del Pantheon perché fatiscente[19].

Il pontefice fondò la biblioteca dell'Università di Roma La Sapienza. Fu inaugurata nel 1670 con il nome di Biblioteca Alessandrina[20]. Nel 1656 nominò docente di Lingua araba dell'Università di Roma il noto orientalista Ludovico Marracci.

Alessandro VII fu il primo pontefice a soggiornare regolarmente, una volta in primavera e una volta in autunno, nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo[21].

Nel 1661, quando Ariccia passò dal dominio dei Savelli a quello dei Chigi, Alessandro si impegnò in un importante intervento di restauro del borgo, avvalendosi del prezioso operato dello stesso Bernini e del suo giovane assistente Carlo Fontana. Di particolare interesse sono il progetto di restauro del palazzo e la creazione della Collegiata di Santa Maria dell'Assunta. Durante il pontificato di Alessandro VII avvenne la conversione della Regina Cristina di Svezia, che dopo la sua abdicazione, venne a vivere a Roma; qui il giorno di Natale del 1655, il suo battesimo venne confermato dal Papa in persona.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Papa Alessandro VII, di Gian Lorenzo Bernini.

Alessandro VII, afflitto da marzo 1667 da gravi problemi di salute, morì a Roma il 22 maggio 1667.
È sepolto nella Basilica di San Pietro. Il monumento sepolcrale a lui dedicato fu realizzato dal suo artista prediletto, Gian Lorenzo Bernini.

Canonizzazioni e beatificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro VII celebrò quattro canonizzazioni:

Inoltre proclamò, oltre a Francesco di Sales, tre beati:

Inoltre il pontefice fece includere il nome del beato Raimondo Nonnato (proclamato santo nel 1669) nel Martirologio Romano.

Diede inizio a una pratica poi confermata dai suoi successori, ovvero quella di solennizzare nella Basilica Vaticana le beatificazioni dei Servi di Dio[25]

Diocesi erette da Alessandro VII[modifica | modifica wikitesto]

Nuove diocesi e vicariati apostolici[modifica | modifica wikitesto]

In Europa
In Nord America
In Oriente
Nel Levante
In India

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Alessandro VII.

Papa Alessandro VII durante il suo pontificato ha creato 38 cardinali nel corso di sei distinti concistori.

Inoltre nominò il fratello Mario comandante delle guardie papali di Roma; il figlio di Mario, Flavio Chigi, fu nominato cardinale da Alessandro VII nel 1657. Durante il suo pontificato l'amministrazione venne messa ampiamente nelle mani dei suoi parenti e il nepotismo divenne ammantato di lusso, come non mai nel periodo dei papati barocchi: egli diede loro gli incarichi civili ed ecclesiastici più remunerativi nonché palazzi e proprietà principesche.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Papa Alessandro VII, alessandrina.librari.beniculturali.it. URL consultato il 6/03/2016.
  2. ^ Mantenne la titolarità della sede fino al 1652.
  3. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Tipografia Emiliana, 1845, p. 127.
  4. ^ Luigi Londei, L'ordinamento della Segreteria di Stato tra Antico regime e Età della Restaurazione in «Mélanges de l'Ecole française de Rome. Italie et Méditerranée», 1998, Volume 110, n. 2, pp. 461-473.
  5. ^ Gaetano Moroni, Le cappelle pontificie cardinalizie e prelatizie.
  6. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, 1841, p. 101.
  7. ^ Le Congregazioni e l'inizio della stretta Osservanza, valserena.it. URL consultato il 6/03/2016.
  8. ^ a b Papa Alessandro VII, treccani.it. URL consultato il 6/03/2016.
  9. ^ Leonardo Calabretta, Certosini e cistercensi. La certosa di Serra e i cistercensi 1192-1514, Pellegrini Editore, 2007, p. 47.
  10. ^ L'opera fu pubblicata vent'anni dopo in Francia.
  11. ^ ALESSANDRO VII in “Enciclopedia dei Papi” – Treccani
  12. ^ Giovanni Andrés, Dell'origine, progressi e stato attuale di ogni letteratura, Borel E. Bompard, 1838, pp. 275-276 (nota 1).
  13. ^ Massimo Petrocchi, Il problema del lassismo nel secolo XVII, Ed. di Storia e Letteratura, 1953 , pag. 61.
  14. ^ (EN) List of Papal Bulls on Jewish Question, zionism-israel.com. URL consultato il 6/03/2016.
  15. ^ Bernard Zaydler, Storia della Polonia: fino agli ultimi tempi, volume 2, V. Batelli e Figli, 1831, p. 122.
  16. ^ Il Papa che voleva fare l'architetto Così nacque il teatro della Roma barocca, corriere.it. URL consultato il 6/03/2016.
  17. ^ Basilica papale di San Pietro, vatican.va. URL consultato il 6/03/2016.
  18. ^ Anna Maria Partini, Alchimia, architettura, spiritualità in Alessandro VII, Edizioni Mediterranee, Roma , 2007, p. 26.
  19. ^ Piazza della Rotonda, laltraparte.com. URL consultato il 6/03/2016.
  20. ^ Sapienza. Università di Roma/Le origini, uniroma1.it. URL consultato il 6/03/2016.
  21. ^ Castel Gandolfo, vaticanstate.va. URL consultato il 6/03/2016.
  22. ^ Verrà canonizzato da Clemente X.
  23. ^ Verrà canonizzato da Pio IX.
  24. ^ Verrà canonizzato da Innocenzo XI.
  25. ^ Padre Virgilio Cepari, Vita di San Luigi Gonzaga, 1827, p. 27.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Biografia su Cardinals di S.Miranda
  • P. S. Pallavicino, Della vita di Alessandro VII libri cinque, 2 voll., Prato 1839-1840.
  • R. Krautheimer, The Rome of Alexander VII (1655-1667), Princeton 1985.
  • A. Angelini, Gian Lorenzo Bernini e i Chigi tra Roma e Siena, Milano 1999.
  • A. Angelini e M. Butzek (a cura di), Alessandro VII Chigi (1599-1667). Il papa senese di Roma moderna. Catalogo della mostra, Siena 2000.
  • D. Metzger Habel, The urban development of Rome in the age of Alexander VII, New York 2002.
  • F. Danieli, Fabio Chigi. Chiaroscuri “barocchi” di un uomo e di un papa, in «Spicilegia Sallentina», 1 (2007), 45-53.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Innocenzo X 7 aprile 1655 - 22 maggio 1667 Papa Clemente IX
Predecessore Vescovo di Nardò Successore BishopCoA PioM.svg
Geronimo De Franchis 1635-1639 Calanio Della Ciaia
Predecessore Nunzio apostolico per la Germania
(sede a Colonia)
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Martino Alfieri 1639 - 1651 Giuseppe Maria Sanfelice
Predecessore Cardinale Segretario di Stato Successore Emblem Holy See.svg
Giovanni Giacomo Panciroli 1652 - 1655 Giulio Rospigliosi
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Maria del Popolo Successore CardinalCoA PioM.svg
Mario Theodoli 1652-1655 Giangiacomo Teodoro Trivulzio
Predecessore Vescovo di Imola
(titolo personale di arcivescovo)
Successore BishopCoA PioM.svg
Marco Antonio Cuccini 1652-1655 Giovanni Stefano Donghi
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