Papa Sisto V

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Papa Sisto V
Sisto V
227º papa della Chiesa cattolica
C o a Sixtus V.svg
Elezione 24 aprile 1585
Incoronazione 1º maggio 1585
Fine pontificato 27 agosto 1590
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Gregorio XIII
Successore papa Urbano VII
Nome Felice Peretti
Nascita Grottammare, 13 dicembre 1521
Ordinazione sacerdotale 1547
Nomina a vescovo 15 novembre 1566 da papa Pio V
Consacrazione a vescovo 12 gennaio 1567 dal vescovo Antonio Lauro
Creazione a cardinale 17 maggio 1570 da papa Pio V
Morte Roma, 27 agosto 1590
Sepoltura Basilica di Santa Maria Maggiore

Sisto V, nato Felice Piergentile e a trent'anni Felice Peretti (Grottammare, 13 dicembre 1521[1]Roma, 27 agosto 1590), è stato il 227º papa della Chiesa cattolica (226º successore di Pietro) dal 1585 alla morte; apparteneva all'ordine dei frati minori conventuali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Felice Piergentile nacque a Le Grotte, oggi Grottammare, cittadina picena[2] del litorale del mare Adriatico. Il padre Francesco Piergentile detto Peretto, originario di Montalto della Marca, si rifugiò a Le Grotte per scampare alle angherie del Duca d'Urbino, trovandovi lavoro come giardiniere. Qui conobbe Mariana, originaria di Frontillo di Sopra di Pieve Bovigliana (circoscrizione di Camerino), che lavorava come serva nella casa del possidente Ludovico De Vecchis (nobile famiglia originaria di Fermo).

Felice visse un'infanzia molto povera. Ultimo nato della famiglia, svolse lavori umili insieme ai genitori. A 25 km di distanza da Le Grotte, sull'Appennino umbro-marchigiano, suo zio, Salvatore Ricci, viveva nel convento francescano di Montalto. All'età di nove anni Felice entrò in convento.

A 12 anni iniziò il noviziato. Nel 1535 vestì l'abito francescano, mantenendo il nome di battesimo[3]. Assunse così il nome di Felice Peretti di Montalto. Da allora iniziò gli studi filosofici e teologici che lo portarono a cambiare diversi conventi dell'Ordine, per ascoltare i maestri migliori. Concluse gli studi nella magna domus francescana di Bologna (settembre 1544)[3]. Tre anni prima, nel 1541, era stato ordinato diacono.

Successivamente Felice Peretti fu “baccelliere di convento”, cioè insegnante di metafisica e diritto canonico nei monasteri dell'Ordine a Rimini e poi a Siena. Nel 1547 fu ordinato sacerdote; l'anno successivo ottenne il dottorato in teologia all'ateneo di Fermo; qui ricevette anche il titolo di maestro (1548) dal generale dell'Ordine dei Francescani conventuali, Bonaventura Fauni-Pio. Diede presto prova di una rara abilità sia come predicatore che nella dialettica.

Nel 1552 si recò una prima volta Roma su invito del cardinale Rodolfo Pio, protettore del suo ordine, per tenere alcune omelie durante la Quaresima. Come predicatore francescano tenne le omelie quaresimali nella Basilica dei Santi XII Apostoli. Ebbe modo quindi di mostrare le sue rimarchevoli abilità oratorie riscuotendo molta impressione e guadagnandosi la stima di due futuri grandi e famosi personaggi: san Filippo Neri e sant'Ignazio di Loyola. Un incontro decisivo fu quello con il cardinale Michele Ghislieri, che negli anni successivi divenne il suo grande protettore. Rimase a Roma per il resto dell'anno.

Tornò nella Città eterna nel 1556, quando fu nominato membro della commissione creata da papa Paolo IV per elaborare una riforma della Curia romana. Successivamente fu nominato reggente dell'Università di Venezia. L'anno successivo fu nominato inquisitore della città lagunare. Noto per il suo rigore, divenne inviso alle autorità locali, che ottennero che fosse richiamato a Roma; ciò avvenne effettivamente nel 1560. Tornato a Roma, fra Felice continuò l'incarico di consulente del Sant'Uffizio, ottenne la docenza all'Università La Sapienza e fu procuratore generale e vicario apostolico dei francescani conventuali.

Nel 1565 il pontefice Pio IV lo nominò membro della commissione dell'Inquisizione inviata in Spagna per il processo all'arcivescovo di Toledo, Bartolomé Carranza. Nacquero in quell'occasione delle incomprensioni con il presidente della commissione, il cardinale Ugo Boncompagni; la forte antipatia personale che ne derivò ebbe una marcata influenza sugli eventi degli anni successivi.

Nel 1566 Michele Ghislieri, diventato papa con il nome di Pio V, lo nominò vescovo e vicario generale dei Frati conventuali. Nel 1570 lo creò cardinale con il titolo di San Girolamo degli Schiavoni. Nel 1572 fu eletto papa il Boncompagni. In poco tempo, il cardinal Montalto, come veniva generalmente chiamato, perse tutte le cariche fino ad allora accumulate.

Per tutto il resto del pontificato di Gregorio XIII fece una vita ritirata. Nella sua villa sull'Esquilino iniziò a scrivere un'opera su Sant'Ambrogio[4]. Durante questi anni, uno dei segretari del cardinale fu il serissimo e affidabile perugino Scipione Tolomei, raccomandatogli da Fulvio Giulio della Corgna, che svolse impeccabilmente il servizio, prima di dedicarsi alla cancelleria del Marchesato di Castiglione del Lago.

Il cardinal Montalto partecipò al conclave del 1572 e a quello del 1585, che lo vide eletto nonostante non fosse indicato da nessuno dei partiti dominanti nel collegio cardinalizio.

Cronologia incarichi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1541: è diacono
  • 1547: è sacerdote
  • 22 luglio 1548: il generale dell'Ordine francescano gli conferisce il titolo di magister (maestro)
  • 1548-1551: è prefetto dello studium francescano di Fermo;
  • 1551-1553: è rettore del convento francescano di Siena;
  • 1553-1556: è rettore del convento francescano di San Lorenzo a Napoli;
  • Luglio 1556: è rettore del convento francescano dei Frari a Venezia;
  • 1556: è nominato membro della commissione incaricata della riforma della Curia romana;
  • 17 gennaio 1557-1560: è inquisitore della città di Venezia;
  • 1560-1585: è membro dell'Inquisizione romana e consulente teologico della Curia romana;
  • 1561-1566: è Procuratore francescano;
  • 1565: è membro distaccato della delegazione dell'Inquisizione in Spagna;
  • 1566-1585: è vicario generale dell'Ordine francescano;
  • 15 novembre 1566-17 dicembre 1571: è vescovo di Sant'Agata dei Goti;
  • Papa Pio V lo nomina suo confessore;
  • 15 maggio 1570: è creato cardinale presbitero; il 9 giugno assume il titolo di San Girolamo degli Schiavoni;
  • 17 dicembre 1571 - 14 agosto 1577: è vescovo di Fermo.
  • 24 aprile 1585: è eletto Papa.

Il Conclave del 21-24 aprile 1585[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1585.

Sisto V fu eletto papa il 24 aprile 1585 in Vaticano e fu incoronato nel Palazzo apostolico il 1º maggio da Ferdinando de' Medici, cardinale protodiacono. Assunse il nome pontificale di Sisto in memoria del predecessore Sisto IV (1471-1484), appartenente anch'egli all'Ordine francescano.
Una dei fattori che favorirono la sua vittoria il suo vigore fisico, che sembrava promettere un lungo pontificato[5].

L'ultimo papa francescano dopo Sisto V sarà Clemente XIV (1769-1774).

42 cardinali parteciparono al conclave, che fu celebrato da una composizione di Giovanni Pierluigi da Palestrina denominata Tu es pastor ovium.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Curia romana

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con le istituzioni della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Riforma della Curia romana

Il pontificato di Sisto V si inseriva nel percorso della Controriforma e dell'attuazione dei decreti emanati dal Concilio di Trento. Il 20 dicembre 1585 Sisto V pubblicò la costituzione apostolica Romanus pontifex: essa è ricordata per aver reinstaurato la prassi della Visita ad limina, dando concreto significato al principio dell'obbligo di residenza dei vescovi e della loro dipendenza dal Papa, ribadito sin dalla prima fase del Concilio. Tutti i patriarchi e vescovi, dopo la consacrazione, si dovevano impegnare a recarsi nell'Urbe, innanzitutto per visitare le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, indi per rappresentare alla Santa Sede la situazione della propria diocesi. Se un prelato non avesse potuto recarsi a Roma personalmente, avrebbe inviato un suo rappresentante[3].

Il 3 dicembre 1586 Sisto V pubblicò la costituzione apostolica Postquam verus, con la quale riformò il Collegio cardinalizio. Il documento conteneva le seguenti prescrizioni:

  • la composizione del collegio cardinalizio non può superare il numero di 70 cardinali (prima non esisteva un limite massimo). Tra di essi, non ci possono essere più di 6 cardinali vescovi (o vescovi suburbicari), 50 cardinali presbiteri e 14 cardinali diaconi. In questo senso Sisto V modificò le decisioni del Concilio di Costanza (1414-1418). La norma da lui fissata rimase in vigore per oltre tre secoli, fino al pontificato di Giovanni XXIII;
  • chi è nato da una relazione extra-coniugale non può accedere alla porpora cardinalizia;
  • ugualmente chi ha una prole non può diventare cardinale;
  • una persona, per essere creata cardinale, deve avere compiuto 22 anni e deve avere ricevuto gli Ordini sacri.

Al momento della sua salita al Soglio, il governo centrale della Chiesa aveva già come perno le Congregazioni permanenti. Sisto V ne aumentò il numero e ne istituì di nuove. Il pontefice ereditò dai suoi predecessori i seguenti dicasteri: Congregazione dell'Inquisizione, Congregazioni dell'Indice, del Concilio e dei Vescovi, più altre a carattere temporaneo[3]. Il 17 maggio 1586 il pontefice creò la Congregazione per i Regolari.

Il 22 gennaio 1588 Sisto V pubblicò la costituzione apostolica Immensa Aeterni Dei, con la quale riorganizzò la Curia romana fissando in 15 il numero delle Congregazioni cardinalizie permanenti, di cui di cui nove deputate al governo della Chiesa e le sei restanti all'amministrazione dello Stato pontificio.

In un altro provvedimento, il pontefice modificò la composizione dell'ufficio del Protonotari apostolici fissandolo in dodici membri.

Fondò infine la Stamperia vaticana, per la stampa dei documenti ufficiali della Santa Sede (breve Eam semper, 27 aprile 1587).

Provvedimenti relativi a Congregazioni

Il pontefice:

Decisioni in materia liturgica[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di papa Sisto V.
  • Sisto V nominò una Commissione incaricata di studiare e revisionare la Vulgata (ovvero la Bibbia in latino, lingua ufficiale della Chiesa). Per il pontefice si trattava di portare a compimento gli atti del Concilio di Trento. La commissione, presieduta dal cardinale Antonio Carafa, dopo due anni presentò il proprio lavoro al pontefice (novembre 1588), che però si dichiarò insoddisfatto. Sisto V decise di procedere autonomamente, coadiuvato da alcuni collaboratori. Scelse, tra gli altri, il gesuita Francisco de Toledo predicatore pontificio, e l'agostiniano Angelo Rocca, correttore della Biblioteca e della Tipografia Vaticana. La versione approvata dal pontefice, però, presentò numerosi errori, che risultarono evidenti ancora prima della sua pubblicazione. A tutt'oggi non è certo che l'edizione sistina della Vulgata sia mai andata in stampa[3]
  • Il pontefice istituì la festa della Presentazione della Beata Vergine Maria.
  • Durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo Laterano emersero alcune monete di epoca romana: esse recavano su un lato una croce e, sull'altro, l'effigie di uno dei primi imperatori cristiani. La scoperta confortò il pontefice nell'idea dell'esistenza di una continuità diretta tra la grandezza di Roma e la grandezza del cristianesimo. Egli dunque concesse una serie di indulgenze.
  • Il pontefice fissò l'obbligo per tutto il clero di indossare il proprio abito in tutte le apparizioni pubbliche.

Decisioni in materia di etica e morale cristiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Il pontefice affermò che l'aborto è un crimine paragonabile all'omicidio (bolla Effraenatam, 29 ottobre 1588).

Altri documenti del pontificato[modifica | modifica wikitesto]

  • Con il motu proprio Provida Romani (29 aprile 1587) il pontefice annullò l'istituzione di un Archivio generale ecclesiastico a Roma e ingiunse a tutti i vescovi e ai superiori degli Istituti religiosi d'Italia di redigere, entro un anno, un inventario di tutti i beni e documenti appartenenti agli enti di cui fossero a capo.[6]
  • Nel 1589 sciolse l'Ordine dei Cavalieri Gaudenti, ordine monastico-militare nato tre secoli prima.
  • Con la bolla Coeli et terrae (5 gennaio 1586) Sisto V condannò l'astrologia e la magia rinascimentale e stabilì la competenza degli inquisitori anche nelle semplici pratiche di magia (ovvero le pratiche illusionistiche, quelle che non producono effetti concreti sulle persone)[7].
  • Nel 1589, con la bolla Cum pro nostri temporali munere, papa Sisto V riorganizzò il coro di San Pietro; successivamente furono ammessi nella cappella papale anche i cantori castrati;
  • Nel 1585 approvò la fondazione, da parte del missionario gesuita Juan de Atienza, del Collegio di San Martino, la prima scuola pubblica aperta a Lima, in Perù;
  • Nel 1586 approvò la fondazione dell'Università di San Fulgenzio a Quito (oggi Università Centrale), prima università dell'Ecuador.
  • Nello stesso anno approvò l'apertura, a Bologna, seconda maggiore città dello Stato Pontificio, del «Collegio Montalto» per l'educazione primaria e secondaria.

Relazioni con i monarchi europei[modifica | modifica wikitesto]

Imperatore del Sacro Romano Impero

Rodolfo II era cattolico e rimase alleato del pontefice.

Re di Francia

Papa Sisto V continuò la linea del predecessore Gregorio XIII: appoggiò la Lega cattolica di Enrico di Guisa (sostenuta dal re di Spagna) e contrastò gli ugonotti, il cui massimo esponente era Enrico di Navarra, erede al trono. Sisto V intervenne personalmente nella contesa il 9 settembre 1585 scomunicando Enrico di Navarra. Uno degli effetti della scomunica fu quello di cancellare i suoi diritti di successione. Nel 1588 la Santa Sede interruppe le relazioni diplomatiche con il regno di Francia a causa dell'assassinio del cardinale Luigi di Guisa.

Re di Spagna

Dopo che nel regno di Francia gli ugonotti ebbero preso il sopravvento sui cattolici, la Spagna intervenne militarmente: Filippo II dislocò sue truppe sul territorio francese poi occupò il Vermandois, parte della Piccardia, Calais ed alcune basi navali. Il pontefice prese le parti della Spagna. La partita però si complicò quando il re di Spagna commise l'errore di far assassinare prima il capo della Lega cattolica Enrico di Guisa (dicembre 1588), poi re Enrico III (2 agosto 1589). Il pontefice condannò pubblicamente i due assassini e considerò re Filippo II moralmente responsabile: egli dovette comparire, sotto pena di scomunica, davanti al suo tribunale.

Re di Polonia

Dopo la morte improvvisa di Stefano I Báthory (12 dicembre 1586), il pontefice seguì attentamente gli eventi. Si disputarono la successione l'arciduca Massimiliano d'Austria e Sigismondo III di Svezia. Il pontefice inviò in Polonia come nunzio apostolico il cardinale Ippolito Aldobrandini (anch'egli marchigiano), il quale riuscì a concludere la pace tra le opposte fazioni: Sigismondo fu eletto re.

Contrasto al protestantesimo[modifica | modifica wikitesto]

Come il suo predecessore Gregorio XIII, papa Sisto V fece diversi tentativi per ripristinare la religione cattolica in Inghilterra. Appoggiò il progetto di invasione propostogli dal re di Spagna Filippo II con un finanziamento di un milione di scudi. Filippo II approntò un'armata navale composta da 130 vascelli e 24.000 uomini (20.000 soldati e 4.000 marinai). L' “Invincibile Armata” salpò a fine maggio 1588; lo scontro con la marina inglese (22 galeoni e 108 vascelli mercantili armati) si risolse però con la decisiva vittoria di quest'ultima (8 agosto 1588).

Provvedimenti riguardanti gli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Con la bolla Christiana pietas (1586) Sisto V abolì parte delle disposizioni contenute nella Hebraeorum gens di Pio V (1569), ritenute troppo punitive. Consentì agli ebrei di abitare nelle città e nei centri maggiori, permise nuovamente l'esercizio del commercio (escludendo solo il grano ed altri generi alimentari), abolì l'uso della rotella gialla e consentì ai medici ebrei di curare i cristiani.[8] Gli ebrei poterono tornare ad abitare a Roma senza più l'obbligo di risiedere nel ghetto[9].

Governo dello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Sisto V ritratto da Filippo Bellini, collezione privata, Parigi.

Con la costituzione apostolica Romanus pontifex (1585) Sisto V attribuì al governatore di Roma i poteri di vice-camerlengo (il camerlengo era, all'epoca, il cardinale responsabile dell'amministrazione delle finanze della Curia e dei beni temporali della Santa Sede).

Nel settembre 1587 il pontefice inviò cinque esperti funzionari della Camera apostolica nelle province dello Stato pontificio, assegnando loro il compito di controllare il funzionamento degli uffici per accertare eventuali abusi di potere o segnalare episodi di malagestione. La missione fu eseguita in pochi mesi terminando nel gennaio successivo; nella relazione che ne seguì, i cinque esperti approvarono sostanzialmente l'operato degli uffici locali e suggerirono una serie di misure atte a migliorare la redditività dei beni pubblici.

Con la bolla Immensa aeterni (1588) Sisto V attribuì a sei Congregazioni cardinalizie il compito di amministrare lo Stato della Chiesa. Inoltre varò nuove misure per regolamentare l'economia e le finanze pubbliche. Alcune cariche furono messe in vendita; vennero fondati nuovi "Monti" e introdotte nuove tasse. La Camera Apostolica accumulò un ampio surplus. Parte del denaro raccolto fu investita per la bonifica delle paludi pontine (solo avviata), per promuovere l'agricoltura e sostenere il commercio di lana e seta. Il pontefice si occupò anche di sicurezza e ordine pubblico: la mancanza di un vero e proprio corpo di guardie aveva generato una situazione di semi-anarchia in vaste parti dello Stato della Chiesa. Il pontefice adottò severe misure volte a reprimere il banditismo. Il pontefice vietò su tutto il territorio pontificio di portare indosso armi di media e grossa taglia. Inoltre relegò in ristrette zone la prostituzione di strada e vietò in modo deciso che le madri potessero far prostituire le figlie giovani.

Mecenatismo ed opere realizzate a Roma[modifica | modifica wikitesto]

L'architetto Domenico Fontana.

Sisto V commissionò all'architetto Domenico Fontana:

  • la costruzione del nuovo Palazzo Laterano (l'edificio preesistente fu demolito). Il nuovo palazzo (1586-1589), come il precedente, fu utilizzato come residenza estiva del pontefice;
  • il completamento della cupola di San Pietro, che il Fontana eseguì insieme a Giacomo Della Porta;
  • la costruzione delle fondamenta di una nuova e più ampia sede della Biblioteca Vaticana (1587);
  • l'edificazione dell'Ospizio dei Mendicanti, opera caritatevole per l'assistenza ai bisognosi. La struttura poteva ospitare fino a duemila persone;
  • il restauro della Colonna Traiana e della Colonna di Marco Aurelio. Al termine del restauro, fece porre due statue alla sommità delle colonne romane, rispettivamente, una statua di San Pietro e una di San Paolo;
  • la realizzazione di una cappella monumentale nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dedicata alla propria sepoltura e a quella dei propri familiari;

Fontana si occupò anche, su ordine del pontefice, della distruzione delle rovine del Settizonio, edificio risalente all'inizio del III secolo di cui rimanevano i ruderi. Altri lavori eseguiti a Roma furono: la loggia “di Sisto” o “delle benedizioni” a San Giovanni in Laterano; l'erezione di quattro obelischi, compreso quello in Piazza San Pietro, il più alto di tutti. L'obelisco Vaticano, infatti, è alto 40 metri e pesa 1500 quintali.

Il pontefice ricevette la visita di una delegazioni di cristiani giapponesi di alto lignaggio guidata dal gesuita Alessandro Valignano. Giunta a Roma negli ultimi giorni di regno di Gregorio XIII, la delegazione si trattenne fino al 3 giugno 1585[10]. Il pontefice insignì gli ambasciatori della cittadinanza onoraria romana[11], oltre a fare loro dono della Chiesa di Santa Maria dell'Orto. Questa rappresenta da allora il luogo di culto di riferimento per la comunità cattolica giapponese della capitale italiana[12].

Nel 1587 Sisto V acquistò dai Carafa la villa di Monte Cavallo (sul colle Quirinale) per farne la sua primaria residenza estiva. La fabbrica dell'edificio fu ampliata fino a raggiungere le dimensioni di un grande palazzo: divenne così il Palazzo di monte Cavallo, poi portato a termine dai pontefici successivi (oggi è il Palazzo del Quirinale). Sisto V inoltre concepì un progetto di grande riqualificazione urbana nell'Urbe, incentrato attorno alla basilica di Santa Maria Maggiore, comprendente l'apertura di sei nuove strade.

Il Papa fece tracciare una nuova via che, attraversando le tre colline del Rione Monti, collegava Trinità dei Monti con San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme: la via Sistina il cui percorso (che attraversa le Quattro Fontane al Quirinale, il Viminale, S. Maria Maggiore all'Esquilino, fino al palazzo del Laterano) è contrassegnato da grandi obelischi egizi, eretti dall'architetto papale Domenico Fontana.

Infine, Sisto V pose le premesse per lo sviluppo urbano di Roma al di fuori dei quartieri abitati accanto al Tevere: integrò Borgo (sino a quel tempo autonomo) come quattordicesimo rione della città. Le strade realizzate all'interno delle mura aureliane indicarono le linee di sviluppo seguite nei tre secoli successivi[3].

Taddeo Landini: busto di Sisto V.

Inoltre il pontefice:

Lo scultore Taddeo Landini eseguì un noto busto in bronzo del pontefice.

Secondo alcune fonti, il pontefice concepì il progetto del trasporto del Santo Sepolcro in Italia[13].

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di papa Sisto V nella basilica di Santa Maria Maggiore

Papa Sisto V morì di malaria la sera del 27 agosto 1590 nel palazzo del Quirinale.

Fu sepolto nella cappella fatta costruire da egli stesso nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Opere su Sisto V[modifica | modifica wikitesto]

Cinematografia

Sisto V nella tradizione romana[modifica | modifica wikitesto]

Non furono sereni i rapporti tra il papa marchigiano e la municipalità capitolina. Il pontefice nei suoi cinque anni di pontificato mostrò un attivismo, particolarmente in ambito politico ed edilizio, che non mancò di causare numerosi attriti con le autorità del comune, particolarmente dovuti alla manifesta intenzione di ridurne ulteriormente la sua autonomia derivante dagli Statuti e soprattutto di incamerarne le rendite e i tributi di esclusiva spettanza del Senato e dei Conservatori, che più volte furono costretti a dimostrare che tali entrate erano state concesse in passato in modo solenne.
Tali rendite del resto consentivano alla municipalità di provvedere a numerosi bisogni della cittadinanza, primi fra tutti in quel periodo, la costruzione nella città delle condutture dell'Acqua Felice, a cui la municipalità fu chiamata da Sisto V a partecipare alle spese in modo cospicuo, e la predisposizione di un deposito di grano per i bisogni della popolazione, oltre ai compiti istituzionali e tipici del Magistrato romano come la cura dei monumenti cittadini e il mantenimento dei ponti e delle strade a cui si provvedeva con la contrazione di prestiti che venivano restituiti dilazionati con la riscossione di alcuni tributi e con la vendita di uffici comunali, come quella del Notaio Capitolino, o l'appalto di alcune gabelle.
Solo la morte del pontefice ormai deciso a fare un censimento delle entrate del comune, sventò il tentativo di farne l'elenco e il conseguente molto probabile incameramento presso la Camera Apostolica, sollevando dai timori gli ufficiali capitolini che registrarono la notizia della scomparsa con queste parole:[14]

« Die lunae XXVII Augusti 1590. Hodie sanctissimus dominus noster Sixtus papa quintus hora XXII in circa apud montem Quirinalem in palatio vulgariter nuncupato di Monte Cavallo (omnibus congratulantibus et maxima omnium laetitia) diem suum clausit extremum et ab humanis excessit.[15] »

Va menzionata una leggenda secondo la quale Sisto V venne a sapere che c'era un crocefisso che sanguinava; lui allora, recatosi sul posto, prese una scure e spaccò il crocefisso, dicendo "come Cristo ti adoro, come legno ti spacco". Ed in effetti sembra che si trovassero all'interno spugne intrise di sangue. Questa leggenda ispirò al Belli il sonetto romanesco "Papa Sisto":[16]

« Fra ttutti quelli c'hanno avuto er posto

De vicarj de Dio, nun z'è mai visto
Un papa rugantino, un papa tosto,
Un papa matto uguale a Ppapa Sisto.
E nun zolo è da dì che dassi er pisto
A chiunqu'omo che j'annava accosto,
Ma nu la perdunò neppur'a Cristo,
E nemmanco lo roppe d'anniscosto.
Aringrazziam'Iddio c'adesso er guasto
Nun po' ssuccede ppiù che vienghi un fusto
D'arimette la Chiesa in quel'incrasto.
Perché nun ce po' èsse tanto presto
Un altro papa che je piji er gusto
De mèttese pe nome Sisto Sesto. »

E comunque dal papa "rugantino" e "tosto" gli ebrei romani, contro i quali si era particolarmente accanito il domenicano già inquisitore Pio V Ghislieri, a causa della sistematica usura che praticavano nei confronti dei cittadini dello Stato Pontificio[17], ottennero grazie alla bolla Christiana pietas, infelicem Hebreorum statum commiserans, grandi alleggerimenti del regime punitivo a cui erano sottoposti ormai da decenni[18].

Un'altra curiosità che lega Sisto V alla "vulgata" romana: con la sua riforma delle tasse, non fidandosi dei funzionari locali, il papa reclutò suoi fidati compaesani marchigiani per esercitare il mestiere di esattori. Nacque per tale motivo il famoso detto, ancora oggi presente nella memoria dei romani:

« mejo 'n morto dentro casa

cchè 'n marchisciano fori daa porta. »

Diocesi erette da Sisto V[modifica | modifica wikitesto]

Nuove diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Sisto V a Loreto.

Elevazioni al rango di arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Unione di diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Sisto V.

Papa Sisto V durante il suo pontificato ha creato 33 cardinali nel corso di 8 distinti concistori.[19]

Canonizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Papa Sisto V proclamò santo lo spagnolo Diego d'Alcalá (1588, ricorrenza il 13 novembre).

Inoltre beatificò Simonino di Trento (1588)[20].

Infine proclamò Bonaventura da Bagnoregio dottore della Chiesa (bolla Triumphantis Hierusalem del 1588).

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. la voce relativa nel sito dell'Enciclopedia Treccani. Anche altre enciclopedie indicano il 1520 come anno di nascita del Sommo Pontefice, fra cui il Dizionario Mondiale di Storia, Milano, Rizzoli Larousse, ed. 2003, p. 1140
  2. ^ Isidoro Gatti, Sisto V papa piceno. Le testimonianze e i documenti autentici, Ripatransone, Maroni, 1990 e Isidoro Gatti - Raffaele Tassotti, Ancora su Sisto V papa piceno. Commento ad un recente opuscolo, 1999
  3. ^ a b c d e f Biografia di Papa Sisto V nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
  4. ^ Sisto V completò l'opera durante il suo pontificato con l'ausilio del cardinale Bellarmino.
  5. ^ Si diffuse peraltro la voce secondo cui egli finse di essere malato e debole al conclave, allo scopo di ottenere dei voti.
  6. ^ Papa Sisto V, Motu proprio “Provida Romani” del 29 aprile 1587, foederisarca.wordpress.com. URL consultato il 21/07/2015.
  7. ^ Analisi dell'Inquisizione romana, instoria.it. URL consultato il 21/07/2015.
  8. ^ Riccardo Calimani, Storia del pregiudizio contro gli ebrei, Mondadori, 2010, pag. 91. (versione digitalizzata)
  9. ^ Maria Giuseppina Muzzarelli, Verso l'epilogo di una convivenza: gli ebrei a Bologna nel XVI secolo, Giuntina, 1996, pag. 178 (versione digitalizzata)
  10. ^ Yasunori Gunji, La missione degli Ambasciatori Giapponesi del 1585 a Bagnaia (PDF). URL consultato il 28 dicembre 2014.
  11. ^ Gunji, p. 30.
  12. ^ (EN) Italy and Japan -- opposites attract!, Asian Century Institute, 25 marzo 2014. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  13. ^ Cristiano Marchegiani, Un "pensiero gloriosissimo" di Sisto V: il Santo Sepolcro da Gerusalemme a Roma. La reazione veneziana, la leggenda della mancata traslazione a Montalto delle Marche e un'ipotesi ubicativa, in Come a Gerusalemme. Evocazioni, riproduzioni, imitazioni dei luoghi santi tra Medioevo ed Età Moderna, a cura di A. Benvenuti e P. Piatti, Firenze, SISMEL, 2013, pp. 741-771.
  14. ^ Michele Franceschini, Il Municipio romano e Sisto V: apparato di rappresentanza o struttura di governo locale? in Il Campidoglio e Sisto V, Edizione Carte Segrete Roma 1991, pp.33-35.
  15. ^ trad. “Lunedì 27 Agosto 1590. Oggi il santissimo nostro signore Sisto papa V, alle ore 22 circa, presso il monte Quirinale nel palazzo comunemente detto di Monte Cavallo, (con la gioia e la massima letizia di tutti) ha terminato il suo ultimo giorno e se ne è andato dagli uomini.” Annotazione della morte di Sisto V apposta nel Registro dei Decreti del Popolo romano. Roma Archivio Storico Capitolino
  16. ^ Claudio Rendina, I Papi, cit., pag. 662
  17. ^ Rino Cammilleri, I Santi militari, Piemme, Casale Monferrato 1992, p. 203s
  18. ^ Ricorda Ferdinand Gregorovius nel suo saggio del 1853 Il Ghetto e gli Ebrei in Roma:
    «Loro permise di abitare in tutte le città murate, e castella dell'agro romano. Loro fece facoltà di esercitare qualunque commercio o negozio, ad eccezione di quelli del vino, grani, e carni. Loro permise trattare liberamente con i Cristiani, valersi parimenti dell'opera di questi, vietando loro unicamente il tenere persone di servizio cristiane. Si prese pensiero di migliorare le loro abitazioni; lasciò in loro facoltà lo stabilire scuole e sinagoghe quante volessero; parimenti permise loro stabilire biblioteche ebraiche. Prescrisse non si potessero chiamare gli Ebrei in giudicio; abolì l'obbligo di portare il segno distintivo; vietò che si battezzassero a forza i bambini degli Ebrei, e che si aggravassero di spese indebite gli Ebrei in viaggio; diminuì le imposte loro assegnate, riducendole ad un modico testatico, ed al pagamento di una somma fissa per l'acquisto dei pallii del carnovale.»
  19. ^ Salvador Miranda, http://www2.fiu.edu/~mirandas/consistories-xvi.htm#SixtusV. URL consultato il 31 luglio 2015.
  20. ^ Beato Simonino (Simone) di Trento, santiebeati.it. URL consultato il 21/07/2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Casimiro Tempesti, Storia della vita e geste di Sisto Quinto Sommo Pontefice dell'Ordine de' Minori Conventuali di San Francesco..., In Roma, A spese de' Remondini di Venezia, 1754, 2 tomi.[1]
  • Joseph Alexander von Hübner, Sixte-Quint par M. le Baron de Hübner ancient Ambassadeur d'Autriche à Paris et à Rome. D'après des correspondances diplomatiques inédites tirées des archives d'état du Vatican, de Simancas, Venise, Paris, Vienne et Florence, t. I, Paris, Librairie A. Franck, 1870.
  • Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton Compton Editori, 2005. ISBN 978-88-8289-070-4
  • Fabrizio Sarazani, Il papa tosto (Sisto V), Milano, Edizioni Il Borghese, 1970.
  • Italo De Feo, Sisto V. Un grande papa tra Rinascimento e Barocco, Milano, Mursia, 1987. ISBN 9788842586166
  • Isidoro Gatti, Sisto V papa piceno. Le testimonianze e i documenti autentici, Ripatransone, Maroni, 1990 ("Bibliotheca Sistina. Studi e Documenti").
  • Petrelli M. - Ciarrocchi A., I mille volti di Sisto V [Rapporti tra Grottammare e le famiglie Peretto Peretti], Grottammare 2009.
  • Vincenzo Catani, I documenti del conclave del 1585 nel quale fu eletto Papa Sisto V, Archivio diocesano di San Benedetto del Tronto, 2013 ("Quaderni per la ricerca", 16).
  • Cristiano Marchegiani, Un "pensiero gloriosissimo" di Sisto V: il Santo Sepolcro da Gerusalemme a Roma. La reazione veneziana, la leggenda della mancata traslazione a Montalto delle Marche e un'ipotesi ubicativa, in Come a Gerusalemme. Evocazioni, riproduzioni, imitazioni dei luoghi santi tra Medioevo ed Età Moderna, a cura di Anna Benvenuti e Pierantonio Piatti, postfazione di Franco Cardini, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2013 ("Toscana sacra", 4), pp. 741–771.[2]

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Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Gregorio XIII 24 aprile 1585 - 27 agosto 1590 Papa Urbano VII
Predecessore Ministro generale dell'Ordine dei frati minori conventuali Successore Francescocoa.png
Antonio de' Sapienti, O.F.M.Conv.
Ministro generale
1566 - 1568 Giovanni Tancredi, O.F.M.Conv.
Ministro generale
Predecessore Vescovo di Sant'Agata de' Goti Successore BishopCoA PioM.svg
Giovanni Beroaldo 15 novembre 1566 - 17 dicembre 1571 Vincenzo Cisoni
Predecessore Cardinale presbitero di San Girolamo dei Croati Successore CardinalCoA PioM.svg
Prospero Santacroce 1570 - 24 aprile 1585 Alessandro Damasceni Peretti
Predecessore Vescovo di Fermo Successore BishopCoA PioM.svg
Lorenzo Lenti 17 dicembre 1571 - 14 agosto 1577 Domenico Pinelli
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