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Diocesi di Imola

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Diocesi di Imola
Dioecesis Imolensis
Chiesa latina
ImolaDuomo.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Bologna
Regione ecclesiastica Emilia-Romagna
Mappa della diocesi
Vescovo Tommaso Ghirelli
Vicario generale Andrea Querzé
Vescovi emeriti Giuseppe Fabiani
Sacerdoti 113 di cui 101 secolari e 12 regolari
1.192 battezzati per sacerdote
Religiosi 14 uomini, 117 donne
Diaconi 14 permanenti
Abitanti 142.000
Battezzati 134.800 (94,9% del totale)
Superficie 740 km² in Italia
Parrocchie 108 (7 vicariati)
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale San Cassiano
Santi patroni San Cassiano
San Pietro Crisologo
Indirizzo Piazza Duomo 1, 40026 Imola (Bologna), Italia
Sito web www.imola.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Imola (in latino: Dioecesis Imolensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Bologna appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. Nel 2013 contava 134.800 battezzati su 142.000 abitanti. È retta dal vescovo Tommaso Ghirelli.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della diocesi è compreso tra la Città metropolitana di Bologna e la Provincia di Ravenna.

Sede vescovile è la città di Imola, dove si trova la cattedrale di San Cassiano. Nella sua lunga storia, la diocesi ha avuto tre cattedrali diverse: in epoca romana la chiesa di San Lorenzo; nell'alto Medioevo il castrum sancti Cassiani; dal XIII secolo l'attuale Duomo di San Cassiano.

Le 108 parrocchie sono così suddivise sul territorio:

  • 63 in provincia di Bologna,
  • 45 in provincia di Ravenna.

Comprende interamente o in parte i seguenti comuni:

Per ragioni storiche le frazioni di Villa San Martino, San Potito e Bizzuno, in comune di Lugo, appartengono alla diocesi di Faenza-Modigliana, così come la frazione di Zattaglia, in comune di Casola Valsenio e le parrocchie di Pace e Biancanigo, in comune di Castel Bolognese. La frazione di San Martino in Pedriolo, in comune di Casalfiumanese, appartiene all'arcidiocesi di Bologna. La frazione di Lavezzola, in comune di Conselice, appartiene all'arcidiocesi di Ravenna-Cervia. Qualche chilometro quadrato in comune di Riolo Terme, nei pressi di Limisano, appartiene invece alla diocesi di Faenza-Modigliana, così come qualche chilometro quadrato in comune di Castel del Rio compreso tra la parrocchia di Valsalva e il confine regionale, entro il quale si trova la piccola frazione - divisa a metà dal confine comunale, provinciale e regionale - di Moraduccio è parte dell'arcidiocesi di Firenze.
Vi sono poi comuni toccati in piccola parte dalla diocesi di Imola come Cotignola (con le sole parrocchie di Barbiano e Budrio), Solarolo (con le sole parrocchie di Castelnuovo e San Mauro Abate), Monterenzio (con pochi chilometri quadrati compresi tra il comune di Casalfiumanese e la riva ovest del Sillaro, da sempre storico confine culturale tra Emilia e Romagna). La frazione di Giugnola può vantare ben quattro confini: comunale (tra Castel del Rio e Firenzuola), provinciale (tra Bologna e Firenze), regionale (tra Emilia-Romagna e Toscana), diocesano (tra la diocesi di Imola e l'arcidiocesi di Firenze). La chiesa della frazione tosco-romagnola dedicata a San Dionigi l'Areopagita ricade nel territorio comunale di Castel del Rio, ma fa parte dell'arcidiocesi di Firenze.

Vicariati[modifica | modifica wikitesto]

Le parrocchie della diocesi sono raggruppate nei seguenti vicariati:

Sant'Agata, Sant'Agostino, Bergullo, San Cassiano, Croce Coperta, Croce in Campo, San Francesco d'Assisi, Pediano (Madonna di Ghiandolino)[1], San Giacomo Maggiore del Carmine, San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista in Zolino, San Lorenzo D.M., San Maria in Regola, San Maria in Valverde, Nostra Signora di Fatima, Ponte Santo, Santo Spirito, Zello, Piratello.
Balia[2], Casola Canina, Dozza, Giardino, Montecatone, San Lorenzo in Piscerano, Ortodonico, Pieve di Cantalupo, Sasso Morelli, Sesto Imolese, Sellustra, Toscanella, Valsellustra.
Sant'Andrea di Castel del Rio, Belvedere, Borgo Tossignano, Carseggio, Casalfiumanese, Casalino, Castel del Rio, Codrignano, Croara, Fontanelice, Fornione, Gesso, Ghiandolino, San Giovanni in Campo, Linaro, Santa Maria Maddalena, Mezzocolle, San Miniato, Orsara, Pezzuolo, Poggiolo, Posseggio, Prato, Sassoleone, Tossignano, Valsalva.
Sant'Apollinare in Castel Pagano, Baffadi, Budrio Petroso, Casola Valsenio, Costa, Gallisterna, Limisano, Ossano-Cuffiano, Prugno, Renzuno, Riolo Terme, Rivacciola, San Ruffillo, Valsenio.
  • Media pianura
Bagnara di Romagna, Borello, Bubano, Campiano, Casalecchio, Castel Bolognese, Castelnuovo, San Mauro, San Prospero, Mordano, Serra, Chiusura.
  • Bassa pianura
Ascensione, Belricetto, San Bernardino in Selva, Chiesanuova di Conselice, Chiesanuova San Giuseppe in Voltana, Conselice, Fruges, Giovecca, Massa Lombarda, San Lorenzo in Selva, Santa Maria in Fabriago, San Patrizio, Spazzate Sassatelli, Voltana, Villa Serraglio.
  • Lugo
Barbiano, Budrio di Cotignola, Collegiata (Santi Francesco ed Ilaro), San Francesco di Paola, San Gabriele, San Giacomo Maggiore, Madonna del Molino, Madonna delle Stuoie, Zagonara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Forum Cornelii[modifica | modifica wikitesto]

La diffusione del cristianesimo a Forum Cornelii (l'odierna Imola) data probabilmente dal III secolo; il centro di irradiazione fu Ravenna, città portuale con intensi contatti con l'Oriente romano[3]. Nel 303-305, sotto l'imperatore Diocleziano, avvenne a Forum Cornelii il martirio di san Cassiano. La tomba del martire divenne presto un luogo di preghiera e pellegrinaggio. Oggi è patrono della città e della diocesi. Nella vallata del Santerno il cristianesimo si diffuse nel IV-V secolo, a seguito dell'attività missionaria.

Le prime testimonianze dell'esistenza della diocesi di Forum Cornelii risalgono al IV secolo e sono contenute in una lettera di sant'Ambrogio, arcivescovo di Milano, diretta ad un vescovo di nome Costanzo[4]: nell'epistola, scritta agli inizi del 379, Ambrogio chiede a Costanzo la «visitatio ecclesiae quae est ad Forum Cornelii», ossia di visitare la chiesa di Forum Cornelii, in quel momento sprovvista di vescovo. Oltre al fatto che in quel momento la chiesa imolese fosse vacante, la lettera informa anche che la diocesi era suffraganea dell'arcidiocesi di Milano.

In epoca imperiale il territorio su cui si estendevano gli interessi di Forum Cornelii era delimitato, ad Est dal Senio. Oltre il fiume iniziava il territorio di Faventia[3]. Il confine occidentale del territorio corneliese era posto sul torrente Sillaro. Ad ovest, la città di Claterna amministrava il territorio tra i torrenti Sillaro ed Idice.[5] Claterna fu abbandonata tra il V e il VI secolo. In epoca altomedievale il territorio della diocesi corneliese si estese fino al torrente Idice, ovvero 15 km più ad ovest.

La prima cattedrale di Forum Cornelii fu edificata, come accadde anche nelle città vicine, fuori del centro abitato[6]. Essa era dedicata a San Lorenzo, martirizzato a Roma nel 258. Il primo vescovo di cui si conosce il nome fu San Cornelio, vissuto tra il IV e il V secolo. La lista dei vescovi è incerta (cioè incompleta) fino a tutto l'VIII secolo.[6] Nel V secolo Forum Cornelii entrò nella provincia ecclesiastica di Ravenna e vi rimase fino al 1582.

Durante la Guerra Gotica (535-553) Forum Cornelii fu distrutta[7]. La città venne abbandonata da quasi tutti gli abitanti. Probabilmente fu distrutta anche la cattedrale di San Lorenzo. I sopravvissuti edificarono una nuova chiesa, che ereditò il titolo di S. Lorenzo, nel nucleo della città[8]. La nuova chiesa fu edificata nel vecchio foro, sulle rovine della basilica civile romana[3].

Castrum Sancti Cassiani[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso periodo il vescovo trasferì la propria residenza nel luogo dove si venerava il sepolcro di San Cassiano, una chiesa dotata di fonte battesimale[9]. Qui era stata edificata, tra il IV e il V secolo, una basilica[10]. Al suo interno furono portate le reliquie di Cassiano e furono custodite anche quelle dei santi Pietro Crisologo e Donato. Attorno alla basilica, elevata al rango di cattedrale, vennero poi costruiti altri edifici sacri e profani; il complesso fu chiamato castrum sancti Cassiani. Questo centro abitato fu sede episcopale per circa sei secoli.

Nel 568-69 la pianura padana, e quindi anche Imola, subì la traumatica invasione dei Longobardi. Popolo già convertito al cristianesimo, ma di credo ariano, i Longobardi manifestarono ostilità verso l'episcopato cattolico. Solo con la riscossa bizantina, iniziata nel 590 e protrattasi per gli anni seguenti, il vescovo poté ritornare nelle proprie funzioni. Nel VII secolo la lista dei vescovi riporta solo tre nomi: Deusdedit (all'inizio del secolo), Boetus (presente nel 649) e Barbato (citato nel 680)[11]. Successivamente i Longobardi si convertirono al cattolicesimo. Quando riconquistarono Imola, nel 727-28, non entrarono in attrito con il vescovo locale.

Nell'VIII secolo si presume che il castrum Sancti Cassiani fosse un complesso fortificato formato dalla cattedrale, da un monastero dedicato a San Donato, santo imolese vissuto nel V secolo, e da alcuni edifici di proprietà del monastero benedettino di San Vitale[3]. Nel 774 i longobardi furono sconfitti dai Franchi di Carlo Magno: il loro dominio nell'Italia settentrionale cessò definitivamente. La sede vescovile di San Cassiano ritornò sotto la giurisdizione dell'arcivescovo di Ravenna. Per quanto riguarda Forum Cornelii, nei due secoli seguenti la vita religiosa ruotò attorno alla nuova chiesa di San Lorenzo[12][13] e all'abbazia di S. Maria in Regola, fondata dai bizantini dopo la vittoria contro i Goti. Nel complesso erano tre le chiese dotate di fonti battesimali del territorio imolese. San Cassiano, San Lorenzo e Santa Maria erano infatti plebes ("pievi"), cioè centri religiosi con giurisdizione su un territorio.

A differenza dei centri vicini, l'autorità civile e quella ecclesiastica non coabitavano nella stessa città: la prima aveva sede a Forum Cornelii, mentre il vescovo risiedeva nel Castrum S. Cassiani. La logica conseguenza di questo stato di cose fu l'insorgere di una netta contrapposizione tra i due poteri, che si protrasse per alcuni secoli, prima e dopo il Mille. Fu anche per difendersi da eventuali attacchi dei forocorneliesi che, poco dopo il Mille, Castrum Sancti Cassiani venne fortificato. Una data storica, che segnò uno spartiacque in questo secolare contrasto, fu un atto firmato dal vescovo Morando il 5 gennaio 1084. Di origine germanica, legato alla linea politica imperiale, egli elargì importanti concessioni (in materia di diritti esattivi e di tariffe di transito) alla civitas Corneliese. L'azione, che peraltro non sancì un'equa divisione dei poteri, fu considerata inaccettabile dalla Santa Sede, che depose Morando (1095)[14]. Il suo successore fu Ottone, fedele alla sede di Pietro. A partire dal XII secolo diventò più difficile anche la convivenza tra le due comunità ecclesiali: il clero vescovile e quello residente a Forum Cornelii. I contrasti si acuirono in seguito alla fondazione del libero comune, insediato anch'esso nel centro urbano corneliese, che divenne ben presto un centro di potere concorrente a quello vescovile. Ubaldo (ante 1108-1122) lanciò l'interdetto sulla civitas corneliese (forse motivato dal fatto che la chiesa imolese aveva rifiutato i sacerdoti inviati dal vescovo). Successivamente la chiesa imolese si sottomise al vescovo; l'interdetto fu ritirato nel 1114.[15] Nel XII secolo le chiese principali di Imola erano due: l'abbazia di S. Maria in Regola e la pieve urbana di San Lorenzo. Inoltre vi era un monastero benettino femminile, S. Maria e S. Stefano in Diaconia.

Verso il 1130 papa Onorio II, originario dell'Appennino imolese, restituì all'episcopato i diritti precedentemente ceduti dal vescovo Morando. Il documento è importante poiché enumera tutte le pievi (18), i monasteri (18 anch'essi), i castelli (16) e i porti interni (ben 5) esistenti all'epoca nel territorio imolese. I rapporti con la città rimasero tesi. Nel 1132 gli imolesi attaccarono Castrum Sancti Cassiani. Il vescovo Bennone si rifugiò a Conselice, dove rimase fino alla morte, nel 1139. Nel 1150 Imola attaccò nuovamente San Cassiano; gli abitanti fuggirono, il vescovo Rodolfo si rifugiò nella vicina Dozza, dove rimase almeno tre anni[16]. Nel 1155 il vescovo e la città corneliese conclusero la pace. Nel 1159 Imola divenne una città ghibellina, giurando fedeltà all'imperatore Federico I di Svevia. Tale patto di alleanza fece pendere la bilancia dei rapporti di forza verso il centro sulla via Emilia. Nel 1162 il vescovo Rodolfo (oggi beato), pur di non obbedire all'ordine dell'imperatore di riconoscere il suo antipapa, scelse la via dell'esilio alla Massa di Sant'Ambrogio (odierno Castel del Rio). Rodolfo morì in esilio nel 1166.[17]

Imola[modifica | modifica wikitesto]

Dal XII al XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo Rodolfo venne Arardo, di nomina imperiale, poi nel 1173 salì sulla cattedra vescovile un presule fedele al papa, Enrico. Nel 1175 Cristiano, cancelliere e generale dell'imperatore, attaccò tutti i castelli guelfi esistenti nella zona, tra cui il castrum sancti Cassiani, che fu raso al suolo. Furono trafugate le reliquie dei santi Pietro Crisologo e Donato. Si salvarono solo quelle di San Cassiano. Dopo la distruzione del castrum, sede episcopale, il vescovo Enrico (1173-1193) dovette trasferirsi ad Imola. Con atto del 3 luglio 1187 il Comune concesse al vescovo il terreno su cui costruire il nuovo duomo e il palazzo vescovile. Nel 1217, anche le reliquie di San Cassiano furono portate nella nuova cattedrale. Dopo l'inurbamento del vescovo, la pieve urbana di San Lorenzo subì un netto ridimensionamento. A sancire la subordinità della chiesa di San Lorenzo rispetto all'edificanda cattedrale fu un atto di papa Celestino III del 1192, che garantì alla sede episcopale tutti i diritti e i privilegi già attribuiti alla sede di san Cassiano.[18]

Nella prima metà del XIII secolo la vita religiosa di Imola fu dominata dalla figura di Mainardino degli Aldigeri. Originario di Ferrara, dove fu ordinato sacerdote, è ricordato per la prima volta a Imola nel 1207. Oltre a ricoprire la carica di vescovo per oltre quarant'anni (1207-1249), fu anche podestà (due volte: 1207 e 1221)[19]. Mainardino ebbe il merito di trattare la resa di Castrum Imolae, comune rivale di Forum Cornelii, senza spargimento di sangue. Antico insediamento posto al di là del Santerno, sulle prime colline prospicienti Imola, era dotato di una pieve (intitolata a Santa Maria) con fonte battesimale e camposanto; vi era inoltre un monastero olivetano intitolato a San Matteo. Gli abitanti di Castrum Imolae lasciarono il loro castello e si insediarono a Imola (1222). Successivamente i monaci del convento di S. Matteo si unirono ai canonici imolesi[20]. Durante il suo episcopato San Francesco predicò a Imola e negli altri centri della diocesi. Pochi anni dopo la morte di Francesco, i Frati minori edificarono una chiesetta sulle prime colline imolesi[21]. Alla metà del secolo fondarono un convento fuori porta Appia[22].

In questo periodo la Romagna subiva il forte espansionismo di Bologna. Il Comune felsineo, tra XII e XIII secolo, fece arretrare la giurisdizione di Imola fino al Sillaro. Il confine occidentale della diocesi corneliese tornò quello dell'epoca romana imperiale, quando esisteva la Diocesi di Claterna (città che amministrava il territorio tra il Sillaro e l'Idice). Bologna edificò un castrum sul Sillaro intitolato a San Pietro, il suo protettore, a guardia dei nuovi confini nel 1198.

Nel XIV secolo, periodo di rinnovato impulso caritativo e religioso, erano presenti a Imola i conventi dei seguenti ordini: Benedettini (in Santa Maria in Regola; Carmelitani (la loro sede originaria è diventata oggi la canonica della chiesa del Carmine, in via Emilia); Serviti (sia maschili che femminili); Agostiniani; Francescani minori (stanziatisi inizialmente fuori dalla cinta urbana, nel 1359 si stabilirono sulla via Emilia)[23]; Domenicani (sia maschili che femminili); Monache clarisse e Camaldolesi.[24]

Molte confraternite gestivano un ospedale per gli infermi: alcuni per soccorrere i poveri, altri per curare i pellegrini diretti a Roma o in Terrasanta. Gestivano un ospedale: le monache domenicane, l'unione laicale dei frati della Penitenza, il terz'ordine degli Umiliati e la confraternita dei Verecondi. La fondazione ospitaliera dei Devoti (confraterna laicale ispirata al movimento francescano) fondò nel 1266 un ospedale cittadino di servizio ai poveri[25]. Nel corso degli anni inglobò altri ospedali cittadini, fino a diventare il principale ospedale della città. Nel 1315 il comune decise di rilevare l'amministrazione dell'ospedale (che aveva assunto il nome di S. Maria della Scaletta o dei Devoti) per gestirlo direttamente.[26]

Nel 1492 Caterina Sforza chiamò a Imola i frati del Terzo ordine regolare di San Francesco. Ad essi assegnò la cura del Santuario della Beata Vergine del Piratello, fatto erigere dalla Signora d'Imola nel luogo in cui la Vergine era miracolosamente apparsa a un pellegrino.

Dal XVI secolo all'Età napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio seminario diocesano, inaugurato nel 1728 (via Garibaldi, Imola).
L'attuale seminario diocesano, inaugurato nel 1971.

Nel 1551 fu fondato il Sant'Uffizio di Imola (prima di allora le cause venivano istruite a Faenza)[27].

Nel 1582 la diocesi imolese passò dalla provincia ecclesiastica di Ravenna alla nuova metropolia di Bologna. Vi rimase per pochi anni: già nel 1605 ritornò ad essere suffraganea di Ravenna. Dal 1872 la diocesi è ritornata nuovamente ad essere suffraganea dell'arcidiocesi di Bologna.

Si deve al vescovo Francesco Guarini la fondazione del seminario diocesano il 1º gennaio 1567, appena quattro anni dopo le decisioni prese al concilio di Trento in merito alla formazione del clero. Inizialmente il seminario, il primo fondato in Romagna, ebbe sede nel Monte di Pietà, poi nel vicolo dell'Olivo (1575) e quindi in un edificio poco distante, più ampio e comodo (1584)[28]. Nel 1728 fu trasferito in via della Fortezza (oggi via Garibaldi) per volere del vescovo, cardinale Ulisse Gozzadini; fu completato dal successore, Giuseppe Accoramboni (1728-1739). L'attuale seminario si trova fuori Imola, sulla collina di Montericco.

Il 30 aprile 1617, in occasione delle Rogazioni mariane (la quinta domenica dopo Pasqua), per la prima volta venne condotta dentro la città in processione l'immagine della Sacra Vergine conservata nel Santuario del Piratello.[29] Da allora il rito si ripete ogni anno. Nel 1712 fu ricavata sulla facciata del Palazzo comunale (a circa 5 m di altezza) una nicchia nella quale fu posta una statua della Beata Vergine[30]. Tale statua esiste tuttora.

Ben tre vescovi di Imola furono eletti papa: Alessandro VII, Pio VII e Pio IX. Altri sedici vescovi di Imola furono cardinali.

Dall'Età napoleonica alla Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'invasione dell'Italia da parte dell'esercito francese rivoluzionario (1796) causò la chiusura di molti conventi, tra cui l'abbazia di Santa Maria in Regola; i Domenicani; il convento dei Francescani fu trasformato in teatro comunale mentre la libreria divenne il nucleo della biblioteca civica; le Clarisse furono espulse. Dopo la Restaurazione solo le Monache clarisse poterono tornare nelle loro celle, grazie alla riacquisizione dell'edificio monastico da parte di madre Maria Antonia Tommasoli Laziosi[31].

Nel 1862 anche le Domenicane furono espulse dal loro monastero: l'amministrazione comunale decise di utilizzarne gli edifici come scuola pubblica (l'attuale scuola Carducci). Nel 1866 il Parlamento approvò le leggi di eversione dell'asse ecclesiastico (regio decreto 3036 del 7 luglio 1866, seguito dalla legge 3848 del 15 agosto 1867). Conseguenza della norma fu la soppressione di quasi tutti i conventi esistenti nella diocesi[32]:

  • Monastero delle suore domenicane a Castel Bolognese (24 novembre);
  • Monastero delle suore domenicane a Imola (29 novembre);
  • Convento di San Michele dell'Osservanza a Imola (4 dicembre);
  • Monastero delle suore Clarisse (Santo Stefano) a Imola (13 dicembre);
  • Convento dei frati Cappuccini a Imola (17 dicembre);
  • Convento di San Domenico a Imola (18 dicembre).

I beni dei conventi espropriati passarono al Demanio statale[33].

La legge 15 agosto 1867 dispose la soppressione di capitoli collegiati, abbazie, canonicati, prelature, benefici e ogni altra fondazione pia, anche laicale. Gli archivi e le biblioteche delle comunità religiose soppresse furono incamerati dalla biblioteca comunale e dai musei civici di Imola[32].

Dopo la Presa di Roma (1870) sorsero nel territorio della Diocesi cinque nuove congregazioni religiose:

Tra i religiosi che hanno rappresentato un sicuro punto di riferimento per le comunità parrocchiali vanno segnalati: don Carlo Cavina di Lugo (1820-1880); mons. Marco Morelli di Lugo (1834-1912); don Angelo Bughetti di Imola (1877-1935) e don Giulio Minardi di Imola (1898-1990).

Sacerdoti assassinati tra il 1944 e il 1945

Sette sacerdoti della Diocesi di Imola furono premeditatamente assassinati nel corso della seconda guerra mondiale. Per due soli omicidi sono stati identificati con certezza gli autori.
Quattro sacerdoti furono uccisi durante il conflitto:

  • Gabriele Costa, nato Antonio (Massa Lombarda, 1898 - Massa Carrara, 10 settembre 1944), ucciso dalle SS tedesche;
  • Settimio Patuelli (Linaro di Imola, 1882 - Sassoleone, 24 settembre 1944, ucciso dalle truppe tedesche durante una rappresaglia (Eccidio di Sassoleone). Il 25 aprile 2006 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito la medaglia d'oro alla memoria[34];
  • Giovanni Ferruzzi (Lugo, 1882 - S. Maria in Fabriago, 3 aprile 1945), ucciso da sconosciuti mentre stava completando le benedizioni pasquali alle case del forese;[35]
  • Luigi Pelliconi (Mordano, 1880 - Poggiolo di Imola, 14 aprile 1945), ucciso dalle truppe tedesche.

Tre sacerdoti furono assassinati dopo la fine del conflitto:

  • Tiso Galletti (Conselice, 1909 - Spazzate Sassatelli, 9 maggio 1945), fu abbattuto da due partigiani comunisti che lo trovarono seduto insieme ad alcuni congiunti su una panchina e gli scaricarono una raffica di mitra. Il 2 novembre 1954 Efrem Testa, comandante della "polizia partigiana" di Conselice, fu condannato a sedici anni di carcere come autore materiale dell'omicidio. Ottenne il beneficio dell'indulto e non scontò la pena.[36]
  • Giuseppe Galassi (Imola, 1890 - S. Lorenzo di Lugo, 31 maggio 1945), fu lungamente percosso e poi finito con una raffica di mitra da truppe partigiane d'ispirazione comunista; il suo corpo fu ritrovato in un fossato;[37]
  • Teobaldo Daporto (S. Prospero di Imola, 1905 - Casalfiumanese, 10 settembre 1945). Il suo assassino fu un colono del podere parrocchiale. Reo confesso, si suicidò prima di venire trasferito in pretura per essere interrogato.[38]

Durante la seconda guerra mondiale don Giulio Minardi (1898-1990), direttore dell'Istituto "Santa Caterina" di Imola e parroco della chiesa del Carmine, salvò oltre 200 ebrei dalla deportazione nei campi di concentramento nazisti. Israele lo ha incluso nell'elenco dei «Giusti tra le nazioni»[39]; nel 1971 è stato decorato con la medaglia d'oro al valore civile[40].

Dal 1946 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 è stata posta la prima pietra del nuovo seminario diocesano, in località Montericco, sulle prime colline imolesi. Fu aperto nel 1971[41].

Nel 1979 la Diocesi ha avviato il progetto “Chiese sorelle”, scaturito dall'attività missionaria in Brasile iniziata nel 1965 dalle suore di Santa Teresa nelle aree periferiche di alcune diocesi del Paese sudamericano. Alle suore si affiancarono i sacerdoti con la missione di strutturare pastoralmente le parrocchie. Dal 1970 il sacerdote imolese don Leo Commissari (1942-1998) visse nella parrocchia di Saõ Bernardo do Campo fino alla morte[42]. Dal 1979 la Diocesi di Imola è "gemellata" con quella di Santo André (Stato di San Paolo). Da quell'anno in poi sono state costruite chiese, centri pastorali e professionali, molte persone si sono aggiunte ai sacerdoti come catechisti e ministri straordinari della comunione[43].

Nel 1986 la Diocesi ha ricevuto Sua Santità Giovanni Paolo II in visita pastorale in Romagna. L'ultima visita di un pontefice a Imola risaliva al 1857. Il pontefice è arrivato la sera dell'8 maggio ed è rimasto in città fino al giorno successivo.

Nel 1985 sono nati in Italia gli «Istituti diocesani per il sostentamento del clero», in attuazione degli accordi di revisione del Concordato (1984). A Imola la direzione dell'istituto è stata affidata a don Pietro Mongardi, che l'ha retta ininterrottamente per trent'anni, fino al 2015. Il nuovo presidente dell'Istituto è, dal 2016, don Fabio Gennai[44].

Santi e Beati della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Santi[modifica | modifica wikitesto]

Beati[modifica | modifica wikitesto]

  • Beato Basilio (secolo VI)
  • Beato Rodolfo da Ravenna, O.S.B., abate di Santa Maria in Regola e vescovo di Imola dal 1147 al 1166
  • Beata Lucia da Settefonti (secolo XII)
  • Beato Simone da Tossignano (secolo XII)
  • Beato Pagano da Lugo (secolo XIII)
  • Beato Bonavita da Lugo (1238-1275)
  • Beato Giovanni Vespignani (secoli XIII-XIV)
  • Beato Pietro Pattarini († 1320)
  • Beato Giovanni Tavelli (1368-1446), vescovo di Ferrara negli anni 1431-1446
  • Beato Gabriele Sforza (1423-1457)
  • Beato Gaspare Sighicelli († 1457)
  • Beato Mariano Biondi da Barbiano (circa 1410 - 1495)
  • Beato Geremia Lambertenghi (1440-1513)
  • Beato Alessandro Baldrati da Lugo (1595-1645)
  • Beato Pio IX (1792-1878)

Istituti di vita consacrata[modifica | modifica wikitesto]

Nella diocesi di Imola sono presenti 16 istituti di vita consacrata femminili e maschili.

A Imola:

A Lugo:

In altri centri della Diocesi:

Quelli presenti da più lunga data sono le Clarisse (arrivarono a Imola nel XIII secolo) e i Cappuccini (che ottennero il permesso di insediarsi nel 1539).

Sono presenti inoltre tre istituti secolari:

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Sede della pieve di San Lorenzo (antica chiesa)[modifica | modifica wikitesto]

La serie non è consecutiva. Non si conoscono i predecessori né i successori di San Cornelio e di San Proietto.

Sede di Castrum Sancti Cassiani[modifica | modifica wikitesto]

La serie non è consecutiva. Soprattutto, rimangono sconosciuti tutti i vescovi dell'VIII secolo. Solamente da Morando (1084) la serie può dirsi consecutiva.

  • Anonimo † (? - circa 596 deposto)
  • Anonimo † (597 - ?)
  • Basilio † (VI secolo)[48]
  • Deusdedit (Diodato) † (632)[49]
  • Boetus (Boeto) † (menzionato nel 649)
  • Barbato † (menzionato nel 680)[50]
  • Eugenio di Imola † (801 - dopo l'817)
  • Pietro di Imola † (prima dell'858 - dopo l'861)
  • Giovanni I † (in carica nell'886)
  • Giovanni II † (menzionato nel 946)
  • Giovanni III † (prima del 954 - dopo il 973)[51]
  • Raimbaldo † (menzionato nel 998)
  • Paolo † (prima del 1012/1215 - dopo il 1032)
  • Pellegrino † (menzionato nel 1046)[52]
  • Odelrico (o Ulrico o Adelrico) † (prima del 1053 - dopo il 1074)[53]
  • Morando † (prima del 1084 - 1094 deposto)
  • Ottone † (circa 1095 - circa 1107 deceduto)
  • Ubaldo † (prima dell'11 febbraio 1108 - 1122 deceduto)
  • Otrico † (1122 - 1125)
  • Bennone † (1126 - ca. 1139 deceduto)
  • Randuino † (prima di agosto 1140 - dopo giugno 1146)
  • Gerardo † (1146 - 1146)
  • Beato Rodolfo, O.S.B. † (prima di ottobre 1146 - dopo aprile 1166 deceduto)
  • Arardo † (prima di novembre 1167 - circa 1174 deceduto)
  • Enrico † (circa 1174 - circa 1193 deceduto)

Sede di Imola[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 142.000 persone contava 134.800 battezzati, corrispondenti al 94,9% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 144.226 144.450 99,8 243 196 47 593 16 354 132
1969 137.200 148.900 92,1 196 162 34 700 46 491 113
1980 142.700 148.200 96,3 164 139 25 870 31 365 131
1990 138.500 143.600 96,4 153 139 14 905 17 340 111
1999 149.000 150.000 99,3 136 121 15 1.095 6 16 337 108
2000 135.000 139.000 97,1 135 120 15 1.000 9 17 170 109
2001 135.000 140.000 96,4 133 120 13 1.015 9 14 163 108
2002 135.000 140.000 96,4 132 120 12 1.022 9 13 158 108
2003 135.000 140.000 96,4 131 117 14 1.030 9 15 153 108
2004 135.000 140.000 96,4 123 110 13 1.097 9 15 150 109
2006 135.000 145.000 93,1 119 106 13 1.134 9 17 140 108
2013 134.800 142.000 94,9 113 101 12 1.192 14 14 117 108

La seguente statistica mostra l'evoluzione della vita sociale e religiosa nella diocesi dal 1990 al 2010:
[Fonte: Diocesi di Imola, 2012]

Tipologia 1990 2000 2010
Popolazione diocesana 141.271 144.682 157.024
Alunni che scelgono l'I. R. C.[58] 13.855
(88,55 %)
14.176
(84,01 %)
18.802
(83,06 %)
Matrimoni religiosi 620
(76,92 % )
511
(67,86 %)
322
(45,93 %)
Figli nati nel matrimonio 92,34 % 77,58 % 65,53 %
8 per mille alla Chiesa cattolica 61,20 % 65,20 % 63,90 %
Iscritti a scuole paritarie 1.825 1.817 2.986
Clero secolare 149 133 116
Età media del clero secolare 60,4 64,7 65,1
Religiose[59] 695 752 725
Ministeri istituiti 0 9 34
Aderenti associazioni[60] 4.339 4.269 4.663
Studenti Istituto Scienze Religiose 74 68 146
Offerte liberali € 58.717 € 64.068 € 42.748

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il santuario fu costruito dopo il ritrovamento di una sacra immagine della Vergine, avvenuto nel 1868 vicino al rio Ghiandolino.
  2. ^ Nacque come chiesa della famiglia di Giovanni Maria Pantaleoni, balivo del XVI secolo. Dal 1928 è chiesa parrocchiale.
  3. ^ a b c d Stefania Bacchilega, Il forum, i castra e la civitas. Cenni storici sull'evoluzione urbanistica di Imola.
  4. ^ Ep. II, I, coll. 917-926. Alcuni autori pensano che questo Costanzo possa essere stato vescovo di Claterna.
  5. ^ J. ORTALLI, «Claterna», in Aemilia. La cultura romana in Emilia-Romagna dal III secolo a.C. all'età costantiniana, a cura di M. MARINI CALVANI, Venezia, 2000, pag. 457.
  6. ^ a b Ferri, p. 25
  7. ^ Lo storico ravennate Andrea Agnello, infatti, scrive che dovette essere ricostruita.
  8. ^ La chiesa era situata sul lato ovest dell'odierna via Mazzini.
  9. ^ Circa 1,5 km ad ovest della pieve di San Lorenzo.
  10. ^ L'edificio aveva dimensioni ragguardevoli: il fronte era lungo 27 metri. Le fondamenta sono state rinvenute nel 1978. Purtroppo non rimane niente che faccia intuire com'era all'interno.
  11. ^ Ferri, p. 37
  12. ^ La prima menzione di questo nuovo edificio religioso risale all'anno 1025. Ferri, p. 44
  13. ^ La pieve sorgeva su un lato dell'odierna piazza Matteotti. Fu chiusa al culto dai francesi nel 1805. L'edificio fu assorbito per l'ampliamento del Palazzo Comunale.
  14. ^ Ferri, pp. 48-49
  15. ^ Ferri, p. 53
  16. ^ Ferri, p. 67
  17. ^ Ferri, p. 69
  18. ^ Ferri, p. 79
  19. ^ Nel 1249, in seguito alla sconfitta di Federico II (che nel 1221 lo aveva nominato vicario imperiale), Mainardino fu deposto dalla cattedra vescovile. Cfr. Andrea Nanetti e Mario Giberti, Viabilità e insediamenti nell'assetto territoriale di Imola nel Medioevo, Imola, La Mandragora, 2014, p. 114.
  20. ^ Ferri, p. 85
  21. ^ Trovati importanti documenti a Firenze e a Napoli, cultura.diocesidiimola.it. URL consultato il 12 agosto 2016.
  22. ^ don Mino Martelli, Storia di Lugo di Romagna in chiave francescana, Walberti, Lugo, 1984, pp. 40-41.
  23. ^ Bolla d'autorizzazione di papa Innocenzo IV datata 23 ottobre 1358.
  24. ^ Ferri, pp. 134-36
  25. ^ Ferri, p. 225
  26. ^ Ferri, pp. 137
  27. ^ don Mino Martelli, Storia di Lugo di Romagna in chiave francescana, Walberti, Lugo, 1984, p. 135 (nota 86).
  28. ^ La biblioteca del Seminario vescovile di Imola, seminariodiocesanoimola.it. URL consultato il 22 dicembre 2016.
  29. ^ Ferri, p. 203
  30. ^ Ferri, p. 214
  31. ^ «Nuovo Diario-Messaggero», 19 settembre 2015, p. 3.
  32. ^ a b Andrea Ferri, Nel 1866 un Natale senza conventi, in «Il nuovo Diario-Messaggero», 24 dicembre 2016, pp. 2-3.
  33. ^ Imola negli anni dell’Unità, archiviodistatobologna.it. URL consultato il 19/09/2015.
  34. ^ Ecco il testo della motivazione: «Parroco di un paesino, pur consapevole del pericolo di una rappresaglia, con eroico coraggio e profondo rigore morale, decideva di non abbandonare la propria parrocchia, venendo barbaramente trucidato da una pattuglia tedesca unitamente a ventidue cittadini. Fulgido esempio di coerenza e di senso di abnegazione fondato sui più alti valori cristiani e di solidarietà umana». 24 settembre 1944 - Fraz. Sassoleone - Castelfiumanese (Bologna).
  35. ^ Roberto Beretta, Storia dei preti uccisi dai partigiani, Piemme 2005, pp. 83-87 ISBN 978-88-384-8459-9.
  36. ^ Roberto Beretta, op. cit., pp. 140-143. A don Tiso Galletti il comune di Conselice, luogo natio, ha dedicato una strada nel 2008, e il comune d'Imola ha intitolato un parcheggio nel centro di Spazzate Sassatelli.
  37. ^ Roberto Beretta, op. cit., pp. 155-159.
  38. ^ Roberto Beretta, op. cit., pp. 106-108.
  39. ^ «Il nuovo Diario-Messaggero», 30 ottobre 2011.
  40. ^ «Il nuovo Diario-Messaggero», 30 gennaio 2016.
  41. ^ «Il nuovo Diario-Messaggero», 28 febbraio 2015, pag. 8.
  42. ^ Padre Leo Commissari, santiebeati.it. URL consultato l'8 dicembre 2014.
  43. ^ Cambia il progetto chiese sorelle. Imola guarda verso nuovi territori, «Il nuovo Diario-Messaggero», 12 novembre 2016, p. 11.
  44. ^ Michela Ricci, «il nuovo Diario-Messaggero», 9 luglio 2016, p. 5.
  45. ^ Fu eletto in un anno imprecisato tra il 390 e il 412 (Andrea Nanetti, Imola antica e medievale, La Mandragora, 2008, p. 94). Terminò la sua vita in un anno imprecisato tra il 425 e il 450 (cfr. Lanzoni, op. cit., p. 775).
  46. ^ Francesco Lanzoni (Le leggende di San Cassiano d'Imola, 1903) indica questo vescovo con un punto interrogativo, perché potrebbe essere stato confuso con un omonimo vescovo di Angers ed un altro omonimo di Voghenza.
  47. ^ Anche per questo vescovo Lanzoni mette un punto interrogativo: le fonti indicate non dicono espressamente che fosse vescovo di Imola ed il suo inserimento nella cronotassi imolese è frutto di deduzioni.
  48. ^ Vescovo ammesso da Lanzoni per un'iscrizione marmorea nella chiesa di Santa Maria in Regola, databile al VI secolo. Nelle cronotassi tradizionali (cfr. Cappelletti (Le chiese d'Italia, 1844) e Alberghetti (Compendio della storia civile, ecclesiastica e letteraria della città di Imola, 1810) un Basilio vescovo è ammesso nell'XI secolo dopo Olderico.
  49. ^ Vescovo menzionato dalle cronotassi tradizionali, è escluso da Gams, da Cappelletti ed anche da Lanzoni, per i quali questo Deusdedit fu vescovo di Faenza e non di Imola.
  50. ^ Rimangono sconosciuti i vescovi dell'VIII secolo
  51. ^ Gams, sulla scia di Ughelli, pone un punto interrogativo su questo Giovanni III, per la probabile identificazione tra il secondo ed il terzo Giovanni.
  52. ^ In alcune fonti è detto erroneamente Ibergrino.
  53. ^ Tradizionalmente dopo Odelrico viene posto quel Basilio che Lanzoni invece segnala al VI secolo; nel 1074 è attestato un Adelrico che, se fosse vera l'ipotesi del Lanzoni, potrebbe essere lo stesso Odelrico.
  54. ^ Giuseppe Rabotti, ALDIGERI, Mainardino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  55. ^ Fu anche podestà negli anni 1209-10 e 1221-22, grazie al rapporto di fiducia con Federico II di Svevia
  56. ^ Secondo altre fonti, Giovanni Muto de Pappazuri. Cfr. don Mino Martelli, Storia di Lugo di Romagna in chiave francescana, Lugo, Walberti, 1984, p. 82.
  57. ^ Dal 20 ottobre 1969, a 81 anni di età, fu sostituito da monsignor Aldo Gobbi, quale amministratore apostolico della diocesi.
  58. ^ Insegnamento della religione cattolica.
  59. ^ Religiose professe di congregazioni nate nella Diocesi (dato totale).
  60. ^ Azione cattolica, Comunione e Liberazione, AGESCI, Focolarini.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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