Abbazia di Montecassino

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Abbazia di Montecassino
Altra Visuale.jpg
Il portone principale: in basso a sinistra si nota lo stemma abbaziale
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàCassino
Indirizzovia Montecassino - Cassino
Religionecattolica di rito romano
OrdineOrdine di San Benedetto
Abbazia territoriale Montecassino
Stile architettonicobarocco napoletano
Inizio costruzione529
Completamento530
Sito webwww.abbaziamontecassino.org

Coordinate: 41°29′24″N 13°48′50″E / 41.49°N 13.813889°E41.49; 13.813889

L'abbazia di Montecassino è un monastero benedettino sito sulla sommità di Montecassino, nel Lazio. È il monastero più antico d'Italia insieme al monastero di Santa Scolastica. Sorge a 516 metri sul livello del mare.

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali ne gestisce il patrimonio storico-artistico tramite il Polo museale del Lazio, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 529 da San Benedetto da Norcia sul luogo di un'antica torre e di un tempio dedicato ad Apollo, situato a 516 metri sul livello del mare, ha subito nel corso della sua storia un'alterna vicenda di distruzioni, saccheggi, terremoti e successive ricostruzioni.

Alla comunità monastica si accedeva presso la chiesa di San Martino, stabilita da San Benedetto nel tempio dell'acropoli, nella zona sud-occidentale rispetto all'attuale monastero, in una zona meno impervia.[1] In cima al monte vi era l'oratorio di San Giovanni, stabilito dal santo sul luogo di un'ara di Apollo, secondo quanto ci ha tramandato Gregorio Magno: in questo oratorio Benedetto volle esser sepolto assieme alla sorella Scolastica.[1]

Attorno al 580, durante l'invasione dei Longobardi, il monastero venne distrutto per la prima volta dai longobardi di Zetone[1] e la comunità dei monaci, con le spoglie del santo fondatore, dovette riparare a Roma, trovando ospitalità presso il Palazzo del Laterano[2]. Ricostruita intorno al 718 sotto l'impulso di Petronace di Montecassino, l'abbazia venne distrutta una seconda volta dai Saraceni nell'883, venendo riedificata per volere di papa Agapito II solo nel 949.

Secondo l'Historia Langobardorum di Paolo Diacono, nel 577 il cenobio del monastero fu distrutto dai Longobardi di Zotone, che costrinsero i monaci a rifugiarsi a Roma. L'autore era uno dei cinque grammatici stranieri della Scuola Palatina di Carlomagno, che si era ritirato a Montecassino dal 782 alla morte. Il testo precisa che le reliquie di san Benedetto e di santa Scolastica erano state sottratte e collocate in due monasteri omonimi della Gallia, nell'abbazia di Fleury-sur-Loire (ribattezzata Saint-Benoit-sur-Loire) e nella Collegiata di San Pietro a Le Mans.[3] Il documento originale della regola invece era rimasto nelle mani dei monaci, che un secolo più tardi poterono rifondare la comunità cassinense.[4] Nell'874 i resti di santa Scolastica furono trasferiti a Juvigny-sur-Loison per volere della Regina Richilde, moglie dei re dei Franchi Carlo il Calvo. Nel luglio 1107 papa Pasquale II si recò a Fleury e dichiarò falsa la traslazione delle reliquie di san Benedetto, a seguito di un evento ritenuto prodigioso. La contesa storica delle reliquie fra Montecassino e le altre due abbazie francesi rimase in essere nei secoli successivi.[5]

Nell'VIII secolo, l'influsso di Montecassino si estese alle prime comunità monastiche della Germania. Il legato pontificio Bonifacio Vinfredo, primo vescovo cattolico ed evangelizzatore della Germania, cercò di importare la regola benedettina cassinese nella terra teutonica: dapprima, nominò il parente Villibaldo (700-788), allora monaco a Montecassino, come abate di Eichstätt: in seguito, inviò il suo discepolo Sturmio di Fulda a studiare in Italia per diventare il primo abate di Abbazia di Fulda.[6]
Per tutto il Medioevo, l'abbazia fu un centro vivissimo di cultura attraverso i suoi abati, le sue biblioteche, i suoi archivi, le scuole scrittorie e miniaturistiche, che trascrissero e conservarono molte opere dell'antichità.

Testimonianze storiche del più alto interesse e di sicura validità sono state raccolte e tramandate a Montecassino: dai primi preziosi documenti in lingua volgare ai famosi codici miniati cassinesi, ai preziosi e rarissimi incunaboli. Il più illustre dei suoi abati fu forse Desiderio - il futuro papa Vittore III (sepolto nell'abbazia stessa) - che alla fine dell'XI secolo fece ricostruire completamente l'abbazia e ornò la chiesa di preziosissimi affreschi e mosaici, il cui riflesso si può ancora scorgere in quelli che lo stesso abate fece eseguire in Sant'Angelo in Formis.

Dal Chronicon cassinese di Leone Marsicano sappiamo che l'abate Desiderio impiegò sforzi e capitali notevoli per la ricostruzione della chiesa abbaziale, compiuta nei soli cinque anni dal 1066 al 1071, utilizzando materiali lapidei provenienti da Roma e facendo venire da Costantinopoli anche mosaicisti e artefici vari. La maggior parte delle decorazioni - della chiesa e dei nuovi ambienti del monastero successivamente riedificati - erano costituite da pitture, in maggior parte perdute e delle quali conosciamo soltanto alcuni soggetti, come le Storie dell'Antico e Nuovo Testamento nell'atrio, di cui si conservano interamente i tituli scritti dall'arcivescovo di Salerno Alfano.

Scalone principale

Il ricorso a mosaicisti bizantini era motivato, come si legge nella Chronica, poiché: «da più di cinquecento anni i maestri latini avevano tralasciato la pratica di tali arti e per l'impegno di quest'uomo ispirato e aiutato da Dio esse furono rimesse in vigore in questo nostro tempo», inoltre, «affinché la loro conoscenza non cadesse ancora oltre in oblio in Italia, quell'uomo pieno di sapienza decise che molti giovani del monastero fossero con ogni diligenza iniziati in tali arti. Tuttavia non solo in questo campo, ma anche per tutti i lavori artistici che si possono compiere con oro, argento, bronzo, ferro, vetro, avorio, legno, gesso o pietra, fece venire i migliori artisti selezionati dai suoi monaci».

Distrutta dal terribile terremoto del 1349 e nuovamente ricostruita nel 1366, l'abbazia assunse nel XVII secolo l'aspetto tipico di un monumento barocco napoletano, grazie anche alle decorazioni pittoriche di numerosi artisti tra i quali Luca Giordano, Francesco Solimena, Francesco de Mura, Paolo de Matteis e Sebastiano Conca. Fra il 1930 e il 1943 il monastero era raggiungibile grazie alla funivia di Cassino, distrutta durante la seconda guerra mondiale[7].

La battaglia di Cassino[modifica | modifica wikitesto]

In queste forme era giunto fino a noi l'antico monastero prima che il 15 febbraio del 1944, durante la seconda fase della battaglia di Cassino, un bombardamento massiccio delle forze alleate, che vi sospettavano erroneamente[8] la presenza di reparti tedeschi, lo distrusse nuovamente. Il bombardamento cominciò la mattina del 15 febbraio e ben 142 bombardieri pesanti e 114 bombardieri medi rasero al suolo l'abbazia. Nel corso di questo trovarono la morte numerosi civili che avevano cercato rifugio all'interno dell'edificio, mentre all'esterno furono uccisi dalle bombe diversi soldati tedeschi e anche quaranta soldati della divisione indiana.[9] Al bombardamento partecipò il soldato Walter M. Miller, futuro scrittore, che proprio da questa sua esperienza trasse l'ispirazione per la sua opera più importante, Un cantico per Leibowitz.

L'Abbazia di Montecassino dopo i bombardamenti del febbraio 1944

Per merito dell'allora arciabate Gregorio Diamare, e del colonnello Julius Schlegel[10] della Divisione corazzata "Hermann Göring", l'archivio ed i più preziosi documenti bibliografici furono posti in salvo. Il bombardamento si rivelò un tragico errore di tattica militare. Secondo lo storico Herbert Bloch, il bombardamento non fu solo un'operazione inutile dal punto di vista militare ma anche estremamente dannosa dal punto di vista strategico: Bloch sosteneva che le macerie del bombardamento, occupate subito dai tedeschi, avevano offerto un prezioso riparo, che consentì loro di tenere a lungo quella posizione, dalla quale poterono bersagliare le truppe alleate, infliggendo gravissime perdite a chiunque tentasse di superare la linea Gustav[11]. La ricostruzione, incominciata subito dopo la fine della guerra, ha mirato a una riproduzione esatta delle architetture distrutte.

Il restauro fu realizzato dal 1948 al 1956, sotto la direzione dell'ingegner Giuseppe Breccia Fratadocchi, che realizzò una ricostruzione dell'interno dell'abbazia con spazi ciechi e muti tra le cornici delle volte, osteggiato da alcuni storici dell'arte[12]. Il compito di fondere le campane dell'abbazia fu assegnato nel 1949 alla Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone. Negli anni ottanta furono commissionati una serie di affreschi a Pietro Annigoni dall'abate Fabio Bernardo D'Onorio. Alla realizzazione del ciclo pittorico parteciparono vari allievi del maestro fra cui Romano Stefanelli, Ben Long e Silvestro Pistolesi. Papa Benedetto XVI si è recato in visita a Montecassino il 24 maggio 2009, nel 65º anniversario della distruzione dell'abbazia. Il pontefice - che al momento della sua elezione sul trono di Pietro aveva scelto il proprio nome anche ispirandosi alla figura di san Benedetto da Norcia - ha pregato sulla tomba del santo, ricordandone l'importanza nella formazione culturale europea.

Chiesa abbaziale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica di San Benedetto Abate in Montecassino.

La maestosa chiesa abbaziale, completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, fu in seguito completamente ricostruita e consacrata da papa Paolo VI nel 1964.

Chiostri[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abbazia territoriale di Montecassino.

Il cenobio è un'abbazia territoriale immediatamente soggetta alla Santa Sede, che fino al 2014 comprendeva anche alcuni comuni tra le province di Frosinone e Caserta: Cassino, Cervaro, Castelnuovo Parano, San Giorgio a Liri, Pignataro Interamna, Rocca d'Evandro, San Pietro Infine, San Vittore del Lazio, Sant'Andrea del Garigliano, Sant'Ambrogio sul Garigliano, Sant'Apollinare, Vallemaio, Viticuso, Acquafondata, Vallerotonda, Sant'Elia Fiumerapido, Atina, Belmonte Castello, Villa Latina. Il 23 ottobre 2014 papa Francesco, applicando il motu proprio Catholica Ecclesia del 23 ottobre 1976[14], ha ridotto il territorio dell'abbazia territoriale alla sola chiesa abbaziale e al monastero, con le immediate pertinenze. Il resto dell'antico territorio è passato alla diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo, che contestualmente ha mutato il proprio nome in quello di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Paolo Diacono, Cenni biografici su Paolo, in Antonio Zanella (a cura di), Storia dei Longobardi, Vignate (MI), BUR Rizzoli, pp. 78-79, ISBN 978-88-17-16824-3.
  2. ^ Gaetano Moroni, voce "Canonici Regolari Lateranensi", in Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri, vol. VII (1841), pag. 254.
  3. ^ Benedetto Di Mambro, Sulle tracce delle reliquie di san Benedetto, su Sant’Elia Fiumerapido. Il Sannio, Casinum e dintorni, ora-et-labora.net, Cassino, Arte Stampa, 2017 (archiviato il 20 agosto 2018).
  4. ^ Mariano Dall'Omo, Montecassino altomedievale: i secoli VIII e IX. Genesi di un simbolo, storia di una realtà (PDF), in Reti Medievali, pp. 1-2. URL consultato il 30 dicembre 2020 (archiviato il 15 aprile 2019). . A stampa: Il monachesimo italiano dall’età longobarda all’età ottoniana (secc. VIII-X), (Atti del VII Convegno di studi storici sull’Italia benedettina, Nonantola [Modena], 10-13 settembre 2003), a cura di G. Spinelli, Cesena 2006 (Italia Benedettina 27), pp. 165-192
  5. ^ Amalia Galdi, S. Benedetto tra Montecassino e Fleury (VII-XII secolo), in Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge, n. 126-2, École française de Rome, 2014, DOI:10.4000/mefrm.2047, ISSN 1724-2150 (WC · ACNP) (archiviato il 2 luglio 2018).
  6. ^ William M. Johnston, Encyclopedia of Monasticism, su books.google.it, Routledge, 4 dicembre 2013, p. 209, ISBN 113678716X.
  7. ^ La vecchia funivia di Cassino, 1930-1943, dal progetto alla distruzione, Catalogo della mostra fotografica Centro Documentazione e Studi Cassinati 1-10 febbraio 2008. Scaricabile dal sito CDSC Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive..
  8. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.55: "I nazisti, per proteggere il venerabile edificio, avevano dichiarato "zona neutrale" una fascia di trecento metri intorno ad esso e avevano ordinato che non vi entrasse nessuna delle loro truppe. Tuttavia, a mano a mano che il combattimento si faceva più vicino, la zona si restringeva, fino a quando von Senger diede ordine di costruire postazioni proprio a ridosso delle mura"
  9. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.56: "La mattina del 15 febbraio, 142 bombardieri pesanti e 114 medi distrussero l'antica abbazia di Montecassino. Le potentissime bombe sganciate sul venerabile edificio lo ridussero a un cumulo di macerie. Il massiccio bombardamento a tappeto uccise un gran numero di civili che avevano cercato rifugio nel monastero e ancor più numerosi tedeschi nelle postazioni sui colli circostanti, oltre a quaranta uomini della divisione indiana nei loro rifugi lungo il fianco della montagna. Il monastero non esisteva più, e con lui finirono tutte le restrizioni: ora su Montecassino poteva scendere la guerra totale"
  10. ^ Alberto Mangiante, Commemorato ilColonnello Julius Schlegel a 50 anni dalla sua morte, su Studi Cassinati. URL consultato il 21 luglio 2020 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2012).
  11. ^ Mariano Dell'Omo, In Memoriam. Herbert Bloch (1911-2006) storico del medioevo cassinese Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive., in «Benedectina. Rivista del Centro storico benedettino italiano», 53 (2006), pp. 517-23
  12. ^ Storia dell'architettura italiana: Il secondo Novecento, Electa, 1997, p. 374.
  13. ^ Domenico Romanelli, pag. 55.
  14. ^ Testo Archiviato il 5 aprile 2013 in Internet Archive. sul sito del Vaticano.
  15. ^ Bollettino Archiviato il 1º gennaio 2015 in Internet Archive. della Santa Sede.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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