Linea Gustav

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Mappa della linea Gustav

La Linea Gustav (o "linea invernale") fu una linea fortificata difensiva approntata in Italia con disposizione di Hitler del 4 ottobre 1943 dall'organizzazione Todt durante la campagna d'Italia nella seconda guerra mondiale. Il nome deriva dallo spelling della lettera G nell'alfabeto tedesco.

Divideva in due la penisola italiana: a nord il territorio in mano alla Repubblica Sociale Italiana e alle truppe tedesche, a sud gli Alleati; si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona comune costiero in provincia di Chieti, passando per Cassino, nel frusinate, le Mainarde, gli Altopiani Maggiori d'Abruzzo e la Majella. La sua funzione, che sfruttava il tratto più corto della penisola italiana e gli ostacoli naturali costituiti dalle montagne appenniniche, era quello di ritardare l'avanzata degli Alleati e di tenerli impegnati affinché non potessero rinforzare la pressione sui fronti orientale e settentrionale.

Venne sfondata il 18 maggio 1944, a fronte dell'avanzata alleata e i tedeschi si dovettero attestare sulla linea Hitler, posta poco più a nord.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il versante tirrenico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Montelungo, Bombardamento di Montecassino e Marocchinate.

Le forze tedesche, dopo lo sbarco a Salerno furono costrette ad arretrare lungo la penisola, ma opposero una prima resistenza lungo una linea di fortificazione predisposta nei pressi di Mignano Monte Lungo, ovvero la linea Bernhardt. La battaglia per la conquista di monte Lungo di Mignano (battaglia di Montelungo) avvenne nei mesi di novembre e dicembre e consentì alle forze tedesche di apprestare una ulteriore difesa lungo una linea fortificata che tagliava trasversalmente l'Italia dall'Adriatico al Tirreno nel punto più stretto della penisola: la "linea Gustav". Il motivo di tale scelta fu determinato dalla posizione dominante di Montecassino, posto sull'unica agevole via di accesso dal sud al nord verso Roma: la statale Casilina. I tedeschi, ben appostati nelle loro fortificazioni sui monti, riuscirono a contrastare l'avanzata delle forze alleate.

Dal lato tirrenico, a partire dal 19 luglio 1943 si ebbero ripetuti bombardamenti dell'aeroporto di Aquino ed il 10 settembre di quello stesso anno, due giorni dopo la pubblicità dell'armistizio di Cassibile avvenuta col proclama Badoglio un intenso bombardamento anglo-americano (bombardamento di Montecassino) colse impreparata la popolazione della città di Cassino, distruggendone l'abbazia. Aspri combattimenti ci furono per la conquista delle posizioni da Mignano Monte Lungo a San Pietro Infine, a San Vittore del Lazio, a Cervaro, che videro protagoniste le truppe del Primo Raggruppamento Motorizzato del regio esercito; lo scontro decisivo dell'8 dicembre consentì alle forze alleate di occupare i primi avamposti della linea Gustav lungo i fiumi Rapido e Gari, anche se a prezzo di devastazioni e distruzioni del patrimonio storico italiano, poiché negli scontri tra il basso Lazio il nord della Campania vennero distrutte la Torre di Capodiferro, il ponte Real Ferdinando sul Garigliano e l'abbazia di Montecassino durante l'omonima battaglia, cui si unirono episodi di violenza generalizzata, come quello delle marocchinate.

Il versante adriatico[modifica | modifica wikitesto]

Sul versante adriatico la linea passava lungo il corso del fiume Sangro, ove venne aperto un varco dopo la battaglia di Ortona (definita come "la Stalingrado d'Italia")[1] e la battaglia di Orsogna.

La battaglia di Ortona[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Ortona.
Corso Vittorio Emanuele di Ortona, dopo il bombardamento del 1943

Dopo la campagna del fiume Moro nei primi di dicembre del '43, la guerra si sposta da Lanciano al comune marittimo di Ortona. I tedeschi avevano ricevuto ordine da Hitler di non abbandonare assolutamente la città, considerata punto strategico, e così gli abitanti furono sfollati nelle campagne. Gli americani canadesi, comandati dal generale Montgomery, attaccarono da contrada San Donato, arrivando a piazza di Porta Caldari, penetrando infine al centro, via il corso Vittorio Emanuele. Per i combattimenti in ogni vicolo corpo a corpo, e per la difficoltosa conquista della città, quasi rasa al suolo, Ortona fu soprannominata "Stalingrado d'Italia".

Anche il comune di Orsogna subì bombardamenti gravissimi nell'aprile del '44, essendo stata vana una campagna militare nello stesso periodo contro i nazisti, la cosiddetta "Battaglia di Orsogna".

La distruzione della piana Marrucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna del fiume Moro.

Nel dicembre del 1943 fino al giugno dell'anno successivo, la piana della Marrucina (tra Orsogna e Ortona), verrà bombardata dagli Americani e dai tedeschi in ritirata, che mineranno ogni paese con razzie e uccisioni, onde rallentare l'avanzata alleata. I primi centri ad essere distrutti sono Orsogna e Poggiofiorito, con.la vicina Crecchio (dove il 9 settembre si era nascosto il re Vittorio Emanuele III nel castello. Orsogna verrà liberata solo nel giugno dell'anno 1944, come detto, con grandi perdite e distruzione quasi totale del paese.

Successivamente caddero i paesi limitrofi di Miglianico e Tollo. Anche quest'ultimo paese verrà quasi completamente distrutto. I tedeschi nel 1943 sono respinti da Lanciano, dove sono giunti da Frisa e Guasrameroli, rase al suolo.Lanciano il 6 ottobre si ribellò alla tirannia, pagando con la morte di 11 ragazzi, i cosiddetti "martiri ottobrini".

La battaglia del Sangro e la Brigata Maiella[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia del Sangro e Brigata Maiella.
Veduta del borgo vecchio di Gessopalena, distrutto dai tedeschi il primo giorno del 1944

Tra il novembre del 1943 e l'aprile del successivo anno, i tedeschi giungono presso la Val di Sangro da Torino di Sangro e Paglieta, nonché da Lanciano. Casoli, paese più popoloso dopo la vicina Atessa, è dichiarata "città libera" per gli sfollati, e così i nazisti raggiungono Gessopalena, dove ai primi del 1944 si consuma l'eccidio di Sant'Agata. Infatti il borgo roccioso di pietra calcarea della Majella, viene minato dalle fondamenta, con gli abitanti rinchiusi dentro le case, e fatto saltare in aria la notte del primo dell'anno. Era stata messa in pratica la tattica della "terra bruciata" per cercare di rallentare gli alleati. Successivamente i tedeschi raggiungono Taranta Peligna e Lettopalena, dove mettono in pratica lo stesso procedimento della terra bruciata. Il borgo di Lettopalena viene cancellato, mentre del borgo di Taranta fu pesantemente bombardato dagli alleati.

Cappella commemorativa ai martiri dell'eccidio di Pietransieri

Colledimacine e Torricella verranno bombardate dagli alleati, affinché i tedeschi non avessero potuto compiere gli stessi gesti. Gli alleati vengono aiutati dal comandante Ettore Troilo, capo della resistenza partigiana della Brigata Maiella. Tuttavia Torricella perde il castello baronale e numerosi civili, a Palena è fatta saltare in aria la copertura della chiesa di San Falco dagli alleati, mentre era in funzione la messa, e quasi tutto il borgo vecchio di Montenerodomo viene debellato.

La battaglia proseguirà per Gamberale e Quadri (dove i tedeschi riescono ancora purtroppo a minare il paese vecchio distruggendolo), e infine a Castel di Sangro (distruzione della parte bassa del paese dal bombardamento alleato), e a Roccaraso. In quest'ultima si compì nel settembre 1943 l'efferato eccidio di Pietransieri. Anche il paese vicino di Roccacinquemiglia viene raso al suolo dai nazisti, nonché una parte di Rocca Pia. Ivi sorgeva una prigione di civili, occupata dagli sfollati di Lettopalena (distante oltre 20 km, costretti dai nazisti a percorrere d'inverno il valico della Forchetta a 1220 metri d'altitudine.

Le forze alleate riuscirono a ricacciare indietro i tedeschi, nel marzo 1944, e la ritirata si spostò ad Ateleta e poi San Pietro Avellana, fino a raggiungere la valle del Volturno molisano.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

I comuni attraversati dalla linea Gustav sono riportati nell'ordine in cui sono stati percorsi dai tedeschi e dagli alleati durante la campagna militare d'Italia del binomio 1943-1944.

Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

Ortona, Contrada Caldari, Miglianico, Tollo, Canosa Sannita, Crecchio, Arielli, Poggiofiorito, Frisa, Orsogna, Paglieta, Atessa, Fara San Martino, Gessopalena, Taranta Peligna, Lettopalena, Colledimacine, Torricella Peligna, Montenerodomo, Palena, Gamberale, Quadri, Castel di Sangro, Roccaraso, Castelguidone.

Molise[modifica | modifica wikitesto]

Rionero Sannitico, Isernia, Venafro, Castel San Vincenzo, Rocchetta a Volturno.

Campania e Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Mignano Monte Lungo, Minturno, Cassino, Ausonia, Formia, Vallemaio, Minturno, Gaeta, Capua.

Cimiteri di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La battaglia dimenticata

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gerhard Muhm, La tattica tedesca nella campagna d'Italia in: Linea gotica avamposto dei Balcani, a cura di Amedeo Montemaggi, Roma, Edizioni Civitas, 1993
  • Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli, La Guerra in Casa, edizioni Territori Link, DVD 2006-2007-2008-2009-2011
  • Max Franceschelli, La Linea Gustav, Chieti e Provincia, edizioni E'dicola, 2006
  • Max Franceschelli, La Battaglia del Sangro, edizioni E'dicola, 2009
  • Tommaso Baris, Tra due fuochi. Esperienza e memoria della guerra lungo la linea Gustav, Roma-Bari, Laterza, 2003

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]