Terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Terremoto del 1349)
Jump to navigation Jump to search
Terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349
Lazio meridionale-Molise
Data9 settembre 1349
Magnitudo momento6.8[1]
Distretto sismicoLazio meridionale-Molise
EpicentroAcquafondata
41°33′00″N 13°56′24″E / 41.55°N 13.94°E41.55; 13.94
Nazioni colpiteBandera de Nápoles - Trastámara.svg Regno di Napoli
Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato pontificio
Intensità MercalliX
Vittimecirca 2 500
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349
Posizione dell'epicentro

Il terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349 è stato un insieme di eventi sismici verificatosi il 9 settembre 1349 in una vasta area compresa tra l'alto Lazio e il Molise, al confine tra il Regno di Napoli e lo Stato pontificio.

Nella stessa giornata, si verificò infatti «la più alta concentrazione di terremoti disastrosi nella storia italiana»,[2] che, unita alla seconda pandemia di peste nera, configurò il 1349 come annus horribilis;[2] le scosse distruttive potrebbero essere state almeno due — l'una con epicentro tra la Terra di Lavoro settentrionale (attuale Basso Lazio) e il Molise occidentale di magnitudo 6.8,[1] l'altra con epicentro nel Cicolano, in Abruzzo Ultra, di magnitudo 6.3 — cui alcuni storici aggiungono ulteriori due eventi verificatisi nell'alto Lazio e nella conca peligna. Nel complesso, l'intera crisi sismica fece registrare circa 2 500 vittime.[1]

Eventi sismici[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti storiche riferiscono che la sequenza iniziò il 22 gennaio 1349 con un evento di modesta entità che ebbe epicentro nel Sannio, nei pressi di Isernia,[3] come raccontato da Sant'Antonino di Firenze nel suo Chronicon.[4]

Da evidenziare inoltre che in Italia centrale era in corso la seconda, violentissima, pandemia di peste nera che di lì a poco si propagò in tutta Europa, mentre l'Italia meridionale soffriva una pesante situazione economico-sociale dovuta a carestia e guerre civili.[2]

Sequenza del 9 settembre 1349[modifica | modifica wikitesto]

Non è ancora storicamente accertato se il 9 settembre si verificarono più terremoti distinti quasi in contemporanea, oppure se si sia trattato di un unico grande evento sismico con effetti diffusi in tutto l'Italia centro-meridionale;[2] questa seconda ipotesi, per quanto possibile, viene ritenuta poco plausibile mentre è noto che le sequenze sismiche in Appennino possano culminare in più episodi distruttivi a breve distanza di tempo, come dimostrato ad esempio dalla sequenza del 1703.[2] Ciò che rende unico il terremoto del 1349 è che la sorgente sismica è diversa in tutti e due (o quattro) gli eventi verificatisi.[2]

Di seguito la lista degli eventi sismici, certi o ipotizzati, relativi al 9 settembre 1349 ed elencati da nord a sud:

Epicentro Potenza Note
Regione Località Coordinate Mw Io
Flag of the Papal States (pre 1808).svg Patrimonio di San Pietro Montefiascone 42°31′48″N 11°58′12″E / 42.53°N 11.97°E42.53; 11.97 ? ?
Evento che viene ipotizzato essersi verificato nell'alto Lazio, al confine tra lo Stato pontificio e il Granducato di Toscana.[5]
Bandera de Nápoles - Trastámara.svg Abruzzo Ultra Fiamignano 42°16′12″N 13°07′12″E / 42.27°N 13.12°E42.27; 13.12 6.3 9
Si verificò nell'area del Cicolano, al confine tra l'Abruzzo Ultra e lo Stato pontificio, e causò gravi danni all'Aquila dove si verificarono circa 800 vittime.[6]
Bandera de Nápoles - Trastámara.svg Abruzzo Ultra Sulmona 42°01′12″N 13°56′24″E / 42.02°N 13.94°E42.02; 13.94 ? ?
Evento che viene ipotizzato essersi verificato nella conca Peligna, al confine tra l'Abruzzo Ultra e l'Abruzzo Citra.[7]
Bandera de Nápoles - Trastámara.svg Terra di Lavoro Acquafondata 41°33′00″N 13°56′24″E / 41.55°N 13.94°E41.55; 13.94 6.8 10
Fu il principale evento della sequenza sismica e si verificò al confine tra la Terra di Lavoro e lo Stato pontificio. I suoi effetti si propagarono su una vasta area tra la valle Roveto e Napoli.[1]

Danni e vittime[modifica | modifica wikitesto]

«Roma è stata scossa da un insolito tremore, tanto gravemente che dalla sua fondazione, che risale a oltre duemila anni fa, non è mai accaduto nulla di simile.»

(Francesco Petrarca[8])

Per estensione e intensità, la sequenza sismica produsse gravissimi danni in numerosi centri dell'Abruzzo Ultra, della Terra di Lavoro, del Contado di Molise e dello Stato pontificio, colpendo anche Roma e Napoli. A tal proposito, un'autorevole testimonianza è quella di Francesco Petrarca che, in occasione del Giubileo del 1350, visitò Roma trovandola fortemente provata dai danni causati dal terremoto; il Petrarca annota che a causa del sisma erano crollati numerosi edifici civili e molte chiese.[8] Notizie di danni nel'Urbe arrivano anche dallo storico Matteo Villani che raccontò come gli eventi sismici «feciono cadere il campanile della chiesa grande di San Pagolo, con parte della nobile torre delle Milizie, e la torre del Conte».[8]

Giovanni Villani e, soprattutto, Buccio di Ranallo annotano nelle loro Cronache la devastazione che il terremoto causò all'Aquila, che risultava già danneggiata dal sisma del 1315; molti furono i crolli, con il conte Lalle Camponeschi che ordinò di ammassare le macerie nei pressi di Porta Leone, impedendo così agli abitanti spaventati di abbandonare la città, che da sola contò circa 800 vittime.

Secondo una memoria conservata nell'abbazia di Montecassino l'evento sismico colpì duramente l'intero Regno di Napoli.[9] Subirono gravi danni anche Isernia, Venafro e Montecassino. A Telese Terme, nel Sannio, le ripetute scosse sismiche sconvolsero il suolo favorendo la nascita di mofete e l'emanazione di vapori solfurei che resero l'aria irrespirabile e causarono l'abbandono della cittadina.[9] Ad Alatri il sisma provocò il crollo del corpo centrale di Palazzo Gottifredo.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Catalogo parametrico dei terremoti italiani 1691-1899. Terremoto del 9 settembre 1349, distretto Lazio-Molise., su emidius.mi.ingv.it.
  2. ^ a b c d e f Andrea Tertulliani, (Rossi A., Castelli V., Meletti C., D’Amico V.), Spunti e contrappunti di sismologia storica: 1349 annus horribilis (DOC), in Forti terremoti in Italia e altrove.
  3. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Catalogo parametrico dei terremoti italiani 1691-1899. Terremoto del 22 gennaio 1349., su emidius.mi.ingv.it.
  4. ^ Giovanni Vincenzo Ciarlanti
  5. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Catalogo parametrico dei terremoti italiani 1691-1899. Terremoto del 9 settembre 1349, distretto Viterbese., su emidius.mi.ingv.it.
  6. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Catalogo parametrico dei terremoti italiani 1691-1899. Terremoto del 9 settembre 1349, distretto Aquilano-Cicolano., su emidius.mi.ingv.it.
  7. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Catalogo parametrico dei terremoti italiani 1691-1899. Terremoto del 9 settembre 1349, distretto Maiella., su emidius.mi.ingv.it.
  8. ^ a b c Fabrizio Alessio Angeli, Elisabetta Berti, Medioevo.Roma: i terremoti a Roma nel medioevo, su medioevo.roma.it, 13 ottobre. URL consultato il 25 novembre 2011.
  9. ^ a b Nicola Vigliotti, p. 122
  10. ^ Giovanni Fontana, Alfredo Spalvieri, Il Palazzo Gottifredo ad Alatri. Progetto per il restauro, il miglioramento statico, la ricostruzione e la riqualificazione funzionale, in Territori. Periodico dell'Ordine degli architetti della Provincia di Frosinone, maggio-dicembre 2010, pp. 7-8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, Isernia, 1644.
  • Nicola Vigliotti, Telesia.. Telese Terme due millenni, Telese Terme, Don Bosco, 1993.