Venafro

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Venafro
comune
Venafro – Stemma Venafro – Bandiera
Venafro – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Molise-Stemma.svg Molise
ProvinciaProvincia di Isernia-Stemma.png Isernia
Amministrazione
SindacoAlfredo Ricci (Insieme per Venafro) dall'11-6-2018
Territorio
Coordinate41°29′N 14°03′E / 41.483333°N 14.05°E41.483333; 14.05 (Venafro)Coordinate: 41°29′N 14°03′E / 41.483333°N 14.05°E41.483333; 14.05 (Venafro)
Altitudine222 m s.l.m.
Superficie46,45 km²
Abitanti11 173[1] (30-6-2019)
Densità240,54 ab./km²
FrazioniCeppagna, Le Noci, Vallecupa
Comuni confinantiCapriati a Volturno (CE), Ciorlano (CE), Conca Casale, Mignano Monte Lungo (CE), Pozzilli, San Pietro Infine (CE), San Vittore del Lazio (FR), Sesto Campano
Altre informazioni
Cod. postale86079
Prefisso0865
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT094052
Cod. catastaleL725
TargaIS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantivenafrani
PatronoSS. Nicandro, Marciano e Daria
Giorno festivo17 giugno
Soprannomecittà delle 33 Chiese
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Venafro
Venafro
Venafro – Mappa
Posizione del comune di Venafro nella provincia di Isernia
Sito istituzionale

Venafro (Venafrë in dialetto locale) è un comune italiano di 11 173 abitanti della provincia di Isernia, in Molise. È la quarta città della regione per popolazione.

Ha origini molto antiche, risalenti al popolo italico dei Sanniti, dove nel III secolo a.C. combatterono aspramente contro Roma durante le guerre sannitiche. Nell'89 a.C. Venafrum fu teatro di uno scontro decisivo contro Roma dove guerreggiò il gruppo dei popoli della "Lega italica", nella cosiddetta "Guerra sociale". Nel Medioevo, fu invasa dai Longobardi, e divenne dal VI secolo sede di una diocesi, nonché importante centro di passaggio da Molise e Abruzzo per Napoli. Dal XV secolo fu di proprietà della famiglia Pandone, che contribuì alla ripresa economica del centro. Nel 1860 ospitò Vittorio Emanuele II in viaggio per l'incontro con Giuseppe Garibaldi.

Il centro storico si presenta sotto aspetto di borgo fortificato lungo la scarpata della montagna, distante dall'antico centro romano, identificato nella zona dell'anfiteatro e della cattedrale. Il punto più alto del borgo è il Castello Pandone mentre la Cattedrale, seguendo lo schema delle antiche città normanno-longobarde, si trova fuori le mura. L'assetto urbanistico è molto preciso, scandito da cardi e decumani, e risente dell'influsso architettonico del barocco napoletano. Presso il centro si trovano altri due monumenti importanti: il cimitero militare francese di guerra e la basilica di San Nicandro con l'annesso convento che ospitò Padre Pio nei primi anni del '900, necessitando di cure mediche per le sue malattie.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è situato nell'estremo Molise occidentale ai confini con il Lazio e la Campania (è anche uno dei quattro comuni della regione Molise, insieme con Pizzone, Pozzilli e Tufara, il cui territorio confina con due regioni) e sorge ai piedi del monte Santa Croce (1.026 m s.l.m.), a un'altitudine di 222 m s.l.m., mentre l'altitudine del territorio comunale varia da 158 a 1 205 m s.l.m. Il territorio comunale si estende nella omonima piana, attraversata dai fiumi Volturno e San Bartolomeo, le cui sorgenti sono localizzate proprio nel centro di Venafro, lì dove si trova il laghetto "la pescara". I rilievi principali che circondano la piana in ordine di altitudine sono: Monte Sambucaro (1 205 m), Monte Cesima (1 180 m), Monte Corno (1 054 m), Monte Santa Croce o Cerino (1 026 m), Colle San Domenico (921 m).

Un tempo parte della provincia di Terra di Lavoro (conosciuta anche con il nome di Liburia), era situata in Campania, territorio con il quale presenta tuttora affinità linguistico-culturali, ma nel 1863 venne annessa all'attuale Molise ed è oggi conosciuta come porta del Molise e riveste una grande importanza socio-economica nel panorama molisano, grazie allo sviluppo del vicino nucleo industriale che costituisce il quarto polo industriale della regione.

È punto di transito obbligato dalla Campania (attraverso la strada statale 85 "Venafrana" oppure, in caso di tragitti sud-est con la nuova Variante Esterna, inaugurata a settembre 2008, che evita il centro abitato) o dal Lazio (attraverso la SS 6 - dir., la diramazione della strada statale 6 Casilina verso Cassino).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Venafro.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,8 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,9 °C[2].

VENAFRO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 10,110,814,718,622,527,330,530,826,521,115,211,510,818,629,520,920,0
T. min. mediaC) 0,71,12,86,211,515,318,218,515,911,46,61,51,16,817,311,39,1

La città di Venafro si trova in una piana circondata da monti e ciò rende il clima di tipo sub-continentale temperato con escursioni termiche mediamente accentuate. Il punto più alto del centro abitato (il centro storico) raggiunge i 245 m s.l.m., mentre nella piana mediamente l'altitudine è compresa tra i 170 e 190 m s.l.m. L'inverno risulta essere moderatamente freddo con temperature notturne che nei periodi anticiclonici sovente si attestano al di sotto dello zero. Le precipitazioni sono frequenti e abbondanti mentre le nevicate si limitano a pochi e rari episodi di debole entità con lievi accumuli. Le ondate di freddo sono causate dall'arrivo di venti nord-orientali che rendono il clima rigido ma prevalentemente soleggiato; raramente si verificano nevicate in queste occasioni.

L'estate è molto calda con temperature che si spingono frequentemente al di sopra dei 30 °C e con condizioni di afa piuttosto ricorrenti. Nelle ondate di caldo più intense è possibile raggiungere i 36 °C -38 °C. La stabilità estiva è interrotta dai temporali pomeridiani, tipici delle zone interne. La ventilazione invece risulta essere prevalentemente debole.

La primavera e l'autunno sono stagioni miti con frequenti precipitazioni, soprattutto in ottobre e novembre, talvolta abbondanti. Essendo stagioni intermedie gli sbalzi di temperatura sono molto importanti; non mancano episodi di freddo soprattutto in primavera, così come non mancano scampoli di estate in autunno.

La piovosità media annua si aggira intorno ai 1 100–1 300 mm e si concentra nel semestre freddo, in estate le precipitazioni sono limitate ai periodici temporali pomeridiani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Benché la sua fondazione sia attribuita a Diomede, personaggio della mitologia greca figlio di Tideo e di Deipile, ha nell'antico nome di Venafrum origini sannitiche[senza fonte].

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Nella piana, in diversi punti sono stati rinvenuti numerosi reperti che fanno pensare all'esistenza di insediamenti umani già in epoca preistorica. Durante la Guerra sociale, il frentano Mario Egnazio la espugnò a tradimento e fece strage di sei coorti romane. Anche Silla la rase al suolo. Nel gennaio del 49 a.C. Pompeo Magno venendo da Teano, vi fece sosta[senza fonte]. Ma le prime notizie certe dell'esistenza di Venafro risalgono al 300 d.C. quando si trovava sotto la giurisdizione dei Romani con Massimiliano, rivestendo subito un ruolo importante e strategico tanto da essere Colonia romana con Augusto (Colonia Augusta Julia Venafrum), e recepì la caratteristica sistemazione urbanistica, parzialmente conservata nell'abitato attuale. In epoca augustea molta attenzione fu data all'acquedotto (Rivus Venafranus) che portava l'acqua del fiume Volturno da Rocchetta a Volturno a Venafro. Rinomata per fertilità e amenità, è ricordata da Orazio come luogo di villeggiatura, e Plinio il Vecchio parla di una sorgente diuretica lì situata. In epoca romana vanta di una sviluppata economia con il rinomato olio che secondo la leggenda fu portato da Licinio il quale ne parla in molte sue opere. Sempre della fecondità del suolo e della fama dell'olio venafrano ci dà testimonianza Marziale.

Fra il 774 e il 787 la piana di Venafro fu attraversata dalle truppe di Carlo Magno che si scontrarono con quelle dei Longobardi del Principato di Benevento.

Subì gravi danni nel terremoto del 1349 e in quello del 1456.

Nel 1495 dette ospitalità alle truppe di Carlo VIII di Francia di passaggio alla conquista del Regno di Napoli (Ferdinando II di Aragona).

Dopo il periodo buio del Medioevo che ha visto Venafro sprofondare in miseria e malattie, nei secoli successivi la città visse un'epoca di espansione e di benessere, basti pensare alle numerose costruzioni risalenti a questa epoca che hanno cambiato il volto della città con monumentali chiese e palazzi.

Rilievo vescovile presso la facciata della Cattedrale

Venafro è sede vescovile dal V secolo. Ultimi feudatari furono i Savelli, i Peretti, i Caracciolo di Miranda.

Nel 1811 venne istituito il distretto di Piedimonte d'Alife, nel quale andava a ricadere tutta l'area nord-orientale del distretto di Capua e i circondari di Venafro e Colli distaccati dal distretto di Sora. Con l'occupazione garibaldina e l'annessione al Regno di Sardegna del 1860 il distretto fu soppresso.

Il castello Pandone

Il 24 e il 25 ottobre 1860 Venafro ospitò il re Vittorio Emanuele II di Savoia in viaggio per recarsi a Teano a incontrare Giuseppe Garibaldi. Il sovrano proveniva da Isernia dove era giunto il 23 ottobre e aveva preso alloggio nel Palazzo Cimorelli di Isernia, sito nella via che poi prese il suo nome, ospite di Vincenzo Cimorelli (*5.4.1796 †9.8.1889. Fu Sindaco di Isernia) (Raffaele de Cesare: La fine di un regno, Milano 1969, p. 963). Il giorno successivo era ripartito giungendo a Venafro dove prese alloggio nel Palazzo Cotugno e successivamente nel Palazzo Cimorelli, ospite di Nicola Cimorelli (*20.2.1823 †2.8.1892: figlio di Vincenzo e Sindaco di Venafro) e di sua moglie Giulia dei Marchesi Parisi di Rignano (*29.3.1833 †19.6.1900). Alla Marchesa Giulia Parisi donò un monile di gran pregio: un bracciale trasformabile in diadema (V. foto). Sul palazzo Cimorelli in Venafro c'è una lapide: «Re Vittorio Emanuele venuto con poche armi e voti di popolo infiniti a consacrare l'Italianità di queste provincie fu in questa casa ospite di Nicola Cimorelli nei dì 24 e 25 ottobre 1860. Il Municipio di Venafro in memoria del fausto avvenimento e del cittadino benemerito pose questo ricordo il 4 marzo 1898 cinquantesimo anniversario delle libertà costituzionali» (Francesco Colitto: Imperatori, Re e Regine nel Molise: Vittorio Emanuele II. S. Giorgio Editrice, Campobasso 1978).- [Vittorio Emanuele II] «partì da Venafro il 25 e passò la notte a Presenzano, nel castello dei Del Balzo, su in cima al colle. La mattina del 26 partì per Teano con una colonna delle truppe di Cialdini; e fra Caianello e Teano s'incontrò con Garibaldi» (De Cesare, Fine di un Regno, 2005 pag. 887, Capone Editore/Edizione del Grifo, Lecce). (Il bracciale-diadema è ora in possesso degli eredi dei Cimorelli).

Bracciale trasformabile in diadema, monile donato da Vittorio Emanuele II alla Marchesa Giulia Parisi

Fino al 1863 Venafro era compreso nel territorio della Terra di Lavoro della provincia di Caserta ricadendo dapprima nel Distretto di Sora e poi dal 1811 con la nascita del Distretto di Piedimonte d'Alife fu annesso a quest'ultimo. Era capoluogo di circondario prima e di mandamento dopo.

Il 10 maggio 1863 ci fu l'annessione alla provincia di Campobasso, nonostante le polemiche e le proteste della cittadinanza e del consiglio comunale dell'epoca, favorevole invece a rimanere a far parte della provincia di Caserta. Entrò definitivamente a far parte della regione Molise.

Durante la guerra contro il brigantaggio, il generale Ferdinando Augusto Pinelli fece cancellare Venafro dalla carta topografica.[3]

Fotografia del 1975 di giovani presso l'anfiteatro "Verlascio"

Nell'ottobre del 1911 il Padre Provinciale, Benedetto da San Marco in Lamis, accompagnò Padre Pio da Pietrelcina, malato, a Napoli dal celebre dottore Antonio Cardarelli, il quale suggerì di condurlo a Venafro. Durante il mese e mezzo passato in questo convento, la fraternità si accorse dei primi fenomeni soprannaturali: estasi divine della durata anche di un'ora e apparizioni diaboliche, di breve durata.

Il 13 aprile 1914 con Regio Decreto (registrato presso la Corte dei Conti il 28 agosto 1914 al Reg. 50, foglio 12) il comune acquisisce negli atti e nel sigillo il titolo di Città di Venafro.

Tra l'autunno del 1943 e la primavera del 1944 fu teatro, come altri paesi dei dintorni (Pozzilli, Filignano, San Pietro Infine e altri), di aspri combattimenti fra i tedeschi, asserragliati sulle montagne a nord e gli anglo-franco-statunitensi, lungo la linea Gustav, per la conquista di Cassino e Montecassino. Scambiata per quest'ultima dai piloti anglo-americani, Venafro venne colpita duramente dai bombardamenti alleati il 15 marzo 1944 che causarono circa 400 vittime tra civili e militari.

Tra il centro abitato di Venafro e il convento dei Cappuccini, è presente il cimitero militare francese dei caduti della seconda guerra mondiale appartenenti al Corps Expeditionnaire Français (CEF) guidato da Alphonse Juin, che nella cittadina pose il suo quartier generale.

Nel 1970 fu inclusa nella neonata provincia di Isernia, di cui fa attualmente parte e sulla cui appartenenza del comune, nei periodi precedenti la sua istituzione, si accese una discussione campanilistica.

Nella primavera del 1984 fu molto danneggiata dal terremoto originatosi nella non lontana Valle di Comino, in provincia di Frosinone.

Nel 1986 le due sedi episcopali della diocesi Isernia e Venafro furono unite aeque principaliter costituendo l'attuale diocesi di Isernia-Venafro. L'antica cattedrale di Santa Maria Assunta assunse il titolo di concattedrale.

Nel 1987 la città fa parte, su segnalazione del Censis, dei 100 comuni della "piccola grande Italia".

Dal 1994, insieme con altri 338 soci, fa parte dell'A.N.C.O. (Associazione Nazionale Città dell'Olio).

Il 25 aprile 2005 Venafro ha ottenuto la medaglia d'oro al valor civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per il tragico bombardamento aereo subito il 15 marzo 1944.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— 13 aprile 1914[4]
Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Piccolo centro, durante l'ultimo conflitto mondiale, fu obiettivo di ripetuti e violenti bombardamenti, il più tragico avvenuto il 15 marzo 1944 da parte delle forze alleate, che provocarono la morte di numerosissimi civili, tra cui molte donne vecchi e bambini, e la quasi totale distruzione dell'abitato. Mirabile esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»
— Venafro (IS), 1943-1944

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La città di Venafro per secoli è stata sede diocesana fino alla definitiva unione con la Diocesi di Isernia per costituire l'attuale Diocesi di Isernia-Venafro. Il consistente numero di luoghi di culto presenti sul territorio venafrano ha dato a Venafro l'appellativo di "città delle 33 chiese". Si tratta di molte chiese di dimensioni ed epoche diverse presenti nel centro storico e nella zona pedemontana. A causa del graduale spopolamento del centro storico oggi diverse chiese sono chiuse al culto. Anche alcuni palazzi signorili della città avevano e hanno tuttora delle cappelle private nelle quali venivano officiate celebrazioni eucaristiche in occasione di eventi familiari.

La concattedrale di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Esterno della Concattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo e Porta Santa

Il massimo tempio della città è situato ai piedi del Parco Oraziano. Attualmente è concattedrale della diocesi di Isernia-Venafro. Risalente al V secolo, fu costruita sotto il vescovo Costantino sul luogo in cui già da secoli si trovava un tempio pagano con materiali prelevati da altri monumenti di epoche precedenti (elementi romani e decorazioni cristiane, come il bassorilievo del vescovo Pietro di Ravenna: un rilievo che, per il suo aspetto inconsueto, viene chiamato dagli abitanti "Marzo Settecappotti"). L'interno è a tre navate decorate da opere pittoriche del XIV secolo. Dalla navata laterale destra è possibile accedere alle quattro cappelle laterali. L'attuale aspetto è dovuto a lavori di restauro risalenti agli anni sessanta-settanta che hanno privato la concattedrale delle antiche forme barocche, riportando il luogo sacro all'aspetto gotico-medievale precedente. Sul finire del Seicento fu costruito il cosiddetto "cappellone", una cappella in cui amministrare i sacramenti. La chiesa è dotata di 5 portali, il portale alla destra di quello principale è porta santa fin dal 1500 almeno come testimoniano alcune iscrizioni presenti ai lati che si riferiscono all'apertura e alla chiusura della Porta Santa in occasione di alcuni Giubilei. La precede una grande piazza, considerata l'inizio dell'antica cinta muraria cittadina.

La Chiesa dell'Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dell'Annunziata

È un esempio di architettura barocca della città di Venafro e dell'intero Molise. Venne costruita nel Trecento dalla "Confraterna dei Flagellanti" tutti nativi di Venafro, ed è stata più volte modificata nel tempo. Fu edificata con materiale proveniente dal vicino teatro romano e aveva una facciata a capanna. Nel corso dei secoli subì importanti opere di restauro e la chiesa assunse l'attuale aspetto baroccheggiante. Presenta un campanile di notevole altezza e di aspetto barocco rinascimentale. L'interno a navata unica conserva un crocefisso del XIV secolo, una tavola cinquecentesca con Santa Caterina, un dipinto con Madonna e Santi e un organo del 1784, tutti affreschi dei pittori partenopei Giacinto Diano e Paolo Sperduti, allievi di Vanvitelli. In una nicchia laterale è accolto il busto argenteo di San Nicandro assieme alla testa reliquiario in oro e alcune reliquie dei martiri. La chiesa presenta anche una grande cupola affrescata, visibile da ogni punto della città, che immette gran parte della luce nei pressi del presbiterio.

La Basilica dei Santi Nicandro, Marciano e Daria e il convento[modifica | modifica wikitesto]

Basilica dei Ss. Martiri Nicandro, Marciano e Daria

Situati alla periferia est della città, furono edificati su resti romani di una antica basilica paleocristiana, in parte riutilizzati nella costruzione. La chiesa, più volte trasformata, soprattutto nella seconda metà dell'Ottocento e poi negli anni '60 del secolo scorso, è in stile pseudo romanico, per l'esterno, perdendo il vecchio impianto barocco caratterizzante l'interno. Restaurata nel 2001, presenta un interno a due navate e conserva un altare in legno intarsiato e pirografato; la volta della navata centrale è arricchita dalle opere pittoriche dell'artista molisano Amedeo Trivisonno, che narrano le vicende dei Santi Martiri a cui è dedicata la chiesa. I portali in bronzo sono opera di Alessandro Caetani. Sotto l'altare maggiore è presente la cripta dove è stato rinvenuto il sepolcro di San Nicandro, nei pressi della quale si raccoglie in un pozzetto un liquido misterioso detto "Manna di San Nicandro" a cui vengono attribuite doti miracolose. La chiesa è molto frequentata dai devoti soprattutto in prossimità delle feste patronali dei Santi Martiri.

La chiesa del Viatico detta "Cristo"[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa del Cristo

La chiesa sita in via Cavour fu costruita nella seconda metà del Cinquecento e ampliata, assumendo la forma attuale, nella seconda metà del Seicento. L'interno apparentemente a croce latina e invece a navata unica. Infatti tra l'aula e il presbiterio un finto transetto, limitato a un accenno, si apre con delle false prospettive in stucco che riescono a dare l'impressione dell'esistenza del transetto[5]. Al suo interno sono presenti stucchi di cornici e capitelli di notevole pregio e fattura. Sono presenti diverse tele pregevoli e in apposite nicchie sono presenti le statue dei 4 evangelisti in alto nella navata. La chiesa presenta 2 piccole cupole senza finestre, un campanile alto dall'aspetto barocco simile a quello dell'Annunziata. La facciata presenta un grande finestrone ed è preceduta da una scalinata.

La chiesa di San Giovanni in Platea detta "San Francesco"[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa di Santa Chiara
Chiesa del Purgatorio

Il tempio sorge in piazza Nicola Maria Merola, secondo la leggenda il monastero sarebbe stato fondato direttamente da San Francesco d'Assisi, l'epigrafe posta sulla campana maggiore testimonia l'esistenza della chiesa sin dal 1332, ma la tradizione locale non è suffragata da testimonianze che riconducono l'edificazione della chiesa da parte del poverello d'Assisi. Nella torre campanaria si riscontrano ancora elementi trecenteschi; la chiesa fu eretta in origine fuori dalle mura, soltanto con l'espansione seicentesca del paese, il convento fu inglobato nelle mura. Nel 1516 il giureconsulto Giovanni de Amicis donò alla chiesa dei fondi rustici, e così si edificò una cappella patronale, destinata alla sua sepoltura. Nel 1539 venne ristrutturata la copertura, si arricchì di diverse opere d'arte, nel 1732 incominciarono lavori di rifacimento, a causa dei danni di terremoti, sicché la chiesa assunse un aspetto rococò. Nel 1805 il terremoto del Matese danneggiò la struttura del convento, dopo le soppressioni francesi, venne sempre più spogliato da attacchi di banditi, sino a scomparire. La chiesa nel 1873 fu danneggiata da un altro terremoto, restaurata nel 1892 per volere del vescovo Agnello Renzullo, ma non fu più sede parrocchiale. Nel 2010 si sono completati i lavori di restauro della chiesa, per volere del vescovo Salvatore Visco. Il convento è stato completamente trasformato, nel Novecento era sede della caserma dei Carabinieri, poi fu cinematografo, sino a essere ancora una volta abbandonato.

La chiesa presenta una navata unica con cappelle laterali, decorate da stucchi, marmi e tele, l'altare maggiore è la massima rappresentazione del rococò venafrano, con una nicchia e baldacchino costituito da colonne tortili sovrastanti l'altare maggiore. All'interno della nicchia troneggia la statua dell'Immacolata con la corona; dietro l'altare si trovano l'organo e il coro ligneo. Il pavimento presenta a tratti delle lastre vetrate, per testimoniare l'antico passato del convento, rinvenuto con i lavori di scavo del 1984. Anche la facciata della chiesa è rococò, termina con timpano nella parte superiore, al centro si trova una grande nicchia con la statua della Madonna, mentre il portale si presenta ancora nelle vesti trecentesche.

La chiesa e il convento di Santa Chiara[modifica | modifica wikitesto]

Si trova sul corso Garibaldi, edificata nel 1627 e terminata nel 1657. La chiesa subì la soppressione degli ordini nel 1809, il convento fu adattato a vari scopi, mentre durante la guerra la chiesa ospitò le funzioni dei soldati polacchi, per questo era detta anche "chiesa dei Polacchi". Negli anni '50 fu chiusa per mancati lavori di restauro, conclusi nel 2016, con la riapertura del Museo archeologico. Parzialmente aperto nel 1979, in fase di completamento, questo museo conserva i documenti relativi la vita pubblica della romana Venafrum, reperti provenienti dalle vicine necropoli romane e monumenti funebri. Vi si raccolgono testimonianze dell'organizzazione politico religiosa della colonia augustea; al pianterreno nel chiostro sono custoditi reperti e testimonianze provenienti dalle necropoli dell'età imperiale e alcune iscrizioni dell'hinterland venafrano.

Sulla parete alta del chiostro si vedono delle pavimentazioni rinvenute dallo scavo di un isolato dell'antica Venafrum, del quale si offre un'ampia documentazione al piano superiore, nelle sale dedicate agli scavi realizzati nell'area urbana. Vi è un cippo miliario trovato lungo la direttrice che conduce verso Caserta; nella Sala I vi sono testimonianze dell'acquedotto romano di Venafro, e reperti provenienti dalle ville rustiche, di cui sono presenti tracce nel territorio dei comuni limitrofi, come Pozzilli. Nella Sala II si raccolgono attorno alla statua di Venere, il pezzo forte della collezione, delle statue provenienti dall'area urbana di Venafrum, che appartengono a una raccolta privata. La Venere venne rinvenuta nel 1958 durante dei lavori in via Colonna Giulia, essa riprende il tipo della Landolina, variante ellenistica della Venere di Cnido di Prassitele.

Nella Sala III vi sono reperti provenienti dal santuario di Magna Mater, nella Sala IV dedicata ai ritrovamenti di contrada Terme di Sant'Aniello, ci sono capitelli, cornici, elementi architettonici e sculture con tema dionisiaco, provenienti dal complesso termale. I pezzi di maggiore interesse sono due statue maschili che sono identificate con Augusto e Tiberio, mentre altri studi vogliono che fossero personaggi stilizzati di Venafrum. Al primo piano la Sala V e la sala VI sono riservate al teatro romano presso il castello Pandone, con elementi appartenuti alla decorazione architettonica del monumento: antefisse, gocciolatoio di gronda, lucerne, sculture, fibule, aghi crinali, vasellame. Nelle altre sale VIII-IX-X vi sono i rinvenimenti delle zone di via Carmine e via Licinio, terracotte architettoniche, raffiguranti dei grifoni, parte di affreschi, anfore, lucerne. Nella sala X ci sono state decorative del I-II sec. d.C. raffiguranti Idea e Ganimede, nella sala XI c'è la parte dedicata all'anfiteatro "Verlascio", nella sala XII c'è la collezione della famiglia Del Prete, rinvenuta nell'area di Pozzilli, rilievi di monumenti funebri, il sarcofago delle Camerelle, i segnacoli dell'acquedotto venafrano.

La chiesa del Purgatorio o dei Santi Simeone e Caterina[modifica | modifica wikitesto]

Questa chiesa è situata in piazza Vittorio Veneto, meglio conosciuta come piazza del mercato. Risale 1722, realizzata dopo l'ingresso a Porta Mercato; è in stile barocco, è uno dei pochi edifici venafrani a essersi conservato perfettamente, senza sovrapposizioni nei secoli: la facciata convessa è divisa in tre ordini, è scandita verticalmente da lesene, il portale è sormontato da una cornice e affiancato da due nicchie vuote. Nella parte centrale vi è un finestrone, che termina con frontone che ospita l'orologio pubblico. Internamente la chiesa è a pianta a croce greca, i due bracci laterali ospitano degli altari marmorei; nel 1984 la chiesa fu chiusa per il terremoto del Lazio, riaperta una decina d'anni dopo.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Francesco
  • chiesa di Sant'Agostino: si trova in via Pilla, risale al XIII secolo; l'annesso convento fu soppresso nel 1809 e divenne un carcere, poi pretura e oggi ospita la Biblioteca Comunale "De Bellis-Pilla-Morra". La chiesa divenne sede di parrocchia con il trasferimento in essa della esistente parrocchia di San Giovanni de Graecis, la cui chiesa probabilmente andò distrutta per motivi sconosciuti. Nel 1963 fu utilizzata per sostituire la pericolante chiesa dei Santi Martino e Nicola o "di Sant'Antuono", prima che questa fosse ricostruita nell'area moderna della città in aspetto moderno. Il portale della chiesa è del Settecento, e la facciata riprende a grandi linee quella della chiesa collegiata dell'Annunziata, con la presenza di due pilastri sormontati da cuspide. L'interno è a navata unica, di interesse l'altare maggiore, opera di Nicola Ghetti, la cappella dedicata a San Nicola da Tolentino, l'organo settecentesco e le sculture lignee dei santi.
  • chiesa di San Paolo: è del XVIII secolo, rifacimento della chiesa originaria del 1182 posta ai piedi del castello Pandone, essa risulterebbe la più antica di Venafro, dopo la cattedrale. La nuova chiesa è del 1750, coeva per l'aspetto convesso alla chiesa del Purgatorio, non conserva nulla dell'aspetto originario medievale: una cornice divide in due ordini la facciata, che presenta delle lesene alle estremità. Il portale in pietra è sovrastato da un finestrone ad arco ribassato, internamente presenta una navata unica, ripartita da due archi trionfali; sul lato del presbiterio vi è la piccola sagrestia. La chiesa oggi è aperta solo in occasioni speciali, vi si riunisce invece la Schola Cantorum di Venafro.
  • chiesa di Sant'Angelo: in via Per Dentro, mostra una semplice facciata barocca terminante a timpano triangolare, con una finestra centrale a ventaglio. In vicolo Bifora si intravede una parte originaria di questa chiesa precedentemente dedicata a San Mauro, una bifora gotica trecentesca. La chiesa è citata negli Annali di Venafro di Cosmo De Utris (VII, p. 87), che ricorda come la chiesa di Sant'Angelo sopra San Mauro fosse stata edificata nel 1613. Ospitò la Confraternita di San Michele dal 10 febbraio 1632, aggregata nel 1647 alla Confraternita di Sant'Angelo di Roma, nel 1711 fece parte della Congregazione dei Chierici Regolari, eretta dal priore Francesco Pavone. Sull'altare maggiore si trovava una tela con la raffigurazione della Madonna portata in cielo dalla mano di Dio, che esce dalle nuvole, mentre in basso sono in adorazione i Santi Nicandro, Marciano e Mauro, tra gli arcangeli Michele e Raffaele. La tela dell'Assunzione del 1711 oggi si trova nel museo del castello Pandone; il dipinto è attribuito a Teodoro d'Errico.
  • chiesa di Sant'Antonio di Padova: è in via De Utris, presso la chiesa collegiata dell'Annunziata. Fu eretta nel XVII secolo per ospitare l'omonima confraternita, precedentemente ospitata nel convento di San Francesco, poi nella chiesa dell'Annunziata. Quando gli ospedaletti di Venafro furono aboliti nel 1672, la congregazione di Sant'Antonio contribuì a sostenere l'ospedale del Rosario, l'unico rimasto, nel 1862 le confraternite furono soppresse e riunite nella Congrega della Carità di Venafro, regolata nel 1890. La chiesa così incominciò il suo percorso di degrado, sino alla sconsacrazione. La chiesa oggi si riconosce dal portale con la cornice a timpano triangolare, e un affresco di Sant'Antonio col Bambino presso l'edicola della parete. L'interno a navata unica ha presso il presbiterio una cupola emisferica.
Facciata della chiesa del Cristo
  • chiesa e convento della Madonna del Carmine: il convento si trova fuori dal centro storico, presso la Cattedrale di Venafro. Nel 1580 il vescovo Caracciolo concesse all'ordine dei Carmelitani l'autorizzazione di edificare una chiesa vicino alla cappella di San Pietro extra moenia, che poi venne inglobata nel nuovo edificio. I lavori ebbero inizio poco dopo, nel 1588 fu consacrata, mentre il convento fu completato a metà Seicento, divenendo un centro spirituale molto fervente, ospitando una biblioteca di 3 500 volumi, molti donati da Antonio De Bellis. I Carmelitani rimasero custodi del convento sino al 1790, quando subentrarono loro i Minori Osservanti, che rimasero a Venafro sino al 1860; con la soppressione degli ordini, la chiesa passò ai Padri Cappuccini di San Nicandro, e la chiesa inclusa nella parrocchia di San Giovanni in Platea.
    La chiesa subì nella storia i danni dei terremoti del 1688 del Sannio, del 1805 verificatosi nel Matese, che distrusse la torre campanaria, poi del 1915 di Avezzano e del 1984 del Lazio. Si presenta a navata unica con 9 altari laterali e l'altare maggiore sormontato da una nicchia artisticamente decorata, in cui è custodita la statua della Madonna del Carmelo; la pavimentazione in maioliche è molto ricca, la volta a botte è decorata da affreschi.
    L'esterno è caratterizzato da una semplicità classica seicentesca, con sviluppo verticale, caratterizzata da quattro lesene ioniche, che poggiano su basamento di pietra. La sommità ha il frontone triangolare, il portale rettangolare è decorato da un arco a sesto ribassato. L'ex convento nel XX secolo ospitò degli istituti scolastici, e venne modificato dall'originaria struttura, attualmente ospita il Liceo classico "A. Giordano".
  • chiesa di Santa Cristina (patronale): si trova nella località omonima, ed era dotata di un convento, riadattato nel XIX secolo in masseria, e attualmente in un agriturismo. La chiesa era una storica cella monacale dipendente dall'abbazia di San Vincenzo al Volturno, citata per la prima volta dal duca di Benevento Grimoaldo III nel 788, quando donò la cella all'abbazia del Volturno. La conferma del possedimento è dell'anno 866, per volere di Ludovico II, nel documento del 955 Alfano e Adelmaro donano a Leone, abate di San Vincenzo, varie terre, ricevendo "camiso uno", e qui si nomina la posizione specifica della cappella di Santa Cristina. La cappella rimase sotto il governo dell'abbazia sino al 1066, menzionata per l'ultima volta in un documento di Azzoaldo e Giovanni. Successivamente svolse le funzioni di cappella di campagna, sino a essere trasformata in una masseria.
  • chiesa di San Sebastiano: in piazza Porta Nuova, fu edificata con la confraternita omonima nel 1514 circa, si presume voluta per ringraziare il santo contro la peste del 1502. La sua facciata barocca presentava un portale in pietra con la lunetta e le immagini dei santi protettori di Venafro, venne restaurata nel XVIII secolo, con la ristrutturazione ottocentesca l'interno fu arricchito da motivi tardo barocchi, andati perduti con il bombardamento alleato del 16 ottobre 1943. Nel 1948 la chiesa fu ricostruita in forme non originali, su progetto di Ermanno Martino e consacrata nel 1959. Ha un interno a navata unica con 5 altari laterali e una semplice balaustra delimita il presbiterio con l'altare maggiore; di notevole pregio è la tela originale della Madonna col Bambino tra Angeli, del pittore Benedetto Brunetti di Oratino, ai piedi della Madonna vi sono i santi Rocco e Sebastiano, protettori contro la peste. La facciata è moderna in stile falso antico, un portico anteriore ad archi a cui si accede per un'ampia scalinata di quattro gradini, introduce alle tre porte di accesso. Nella parte superiore si aprono due coppie di archetti sormontati dall'orologio centrale. La campana maggiore del campanile fu fusa nel 1727 per volere di Tommaso Catalo e Carlo Ranaldo, priori della confraternita omonima. Nel 1900 i beni della confraternita furono incamerati nella Congrega della Carità di Venafro.
Organo ligneo della chiesa del Cristo
Organo della chiesa di San Francesco
Organo monumentale della chiesa collegiata della Santissima Annunziata
  • chiesa di San Donato: è una cappella settecentesca oggi sconsacrata, in via Quinto Vibio, all'incrocio col corso Campano. La chiesa è a pianta rettangolare con abside semicircolare, facciata a coronamento orizzontale, con un frontone che termina in maniera semicircolare, la facciata grezza è decorata da un oculo centrale e portale architravato. Necessiterebbe di restauri.
  • chiesetta della Madonna delle Grazie: via Mura Ciclopiche, è una chiesetta ottocentesca realizzata per i viandanti del tratturo. La chiesa versava in cattivo stato di conservazione, e di recente è stata ritinteggiata nell'esterno, con una facciata riadattata in stile post classico, con un frontone triangolare, e portale architravato. Accanto vi è la casa del prete, in stile rurale.
  • chiesa della Madonna di Montevergine (rudere): si trova sulla strada provinciale per Conca Casale. La chiesa risale al XIII secolo, come dimostrano gli archi del portale a sesto acuto, non si hanno molte notizie, l'ultima messa fu celebrata negli anni '70. Oggi rimangono solo le mura perimetrali, gran parte dei piani superiori e del soffitto sono crollati.
  • cappella della Madonna delle Rose: realizzata nell'XI secolo, si trova sulla strada consolare Cassino-Teano, presso l'antica necropoli romana di Venafrum. La facciata è lineare, con portale rettangolare, il cui architrave è sostenuto da due mensole. L'abside nasconde una pittura murale simile a quella della chiesa di San Lorenzo a Santa Maria Oliveto (Pozzilli). La struttura è stata riadattata nel XVII secolo, sopraelevata nel XX secolo, con l'abbandono dell'antico pavimento. Accanto vi è stato costruito un centro di aggregazione per i giovani.
  • chiesa di San Luigi Orione: moderna chiesa del 2002, l'edificio è dislocato in due livelli, il pianterreno alle spalle della chiesa, ha la sala conferenze, la sede della Caritas e la sede del Consultorio Familiare diocesano; al piano superiore si trovano la sacrestia e la casa canonica. L'esterno della chiesa è abbellito da un piazzale con giardino, parcheggio, e campi sportivi. La facciata della chiesa si presenta semplice, è rivestita di mattoni in cotto, l'ingresso alla chiesa è preceduto da un colonnato; il campanile posto alle spalle della chiesa, accoglie tre campane, il grandioso portale in noce è suddiviso in 16 pannelli quadrati, intarsiati da Nicola Lanese, cui cui sono riportate 12 scene di vita di don Orione, poi il monogramma mariano, lo stemma papale, lo stemma dell'allora vescovo e quello della Piccola Opera della Divina Provvidenza. L'altare, l'ambone, la sedia presidenziale e gli sgabelli ministeriali sono in marmo bianco. Le vetrate della chiesa sono istoriate e il soffitto è in legno lamellare. Lungo la parete circolare sono collocate 14 tele del maestro Cosmo Della Ducata, rappresentanti le stazioni della Via Crucis.
  • chiesa di Sant'Antuono dei Porci: si trova nel centro storico, in via Pilla. L'edificio è di grande importanza, dedicato a Sant'Antonio abate, e per questo "dei porci", fu eretto con del materiale di spoglio romano, come le colonne; viene citata per la prima volta nel XIV secolo. L'esterno e l'interno furono trasformati in età barocca, la facciata si articola su due piani separati da una cornice modanata in stucco, un timpano triangolare, sormontato dalla cella campanaria a vela, conclude la parte superiore del prospetto. Il portale inserito tra due nicchie, di forma rettangolare, è realizzato in pietra porosa locale; dal carattere degli elementi che lo compongono, si può tracciare l'origine dell'antica chiesa, a destra in basso si vede una parte di colonna romana. Nella parte superiore della facciata oltre ala finestra ad arco ribassato semiellissoidale, si aprono due nicchie simmetriche e sovrapposte a quelle inferiori, vi sono raffigurati i Santi Martino e Nicola, poiché la chiesa fu dedicata anche a questi due santi, prima dell'intitolazione della nuova parrocchia moderna fuori il centro. L'interno della chiesa è costituito da una serie di volte a botte, i cui elementi strutturali sono costituiti dagli arconi a tutto sesto, che si sviluppano da paraste che separano le piccole cappelle laterali. Sul prospetto laterale di Vico III Porta Guglielmo rimangono in vista gli elementi di pietra di una monofora del XIV secolo, poi murata.
  • chiesa dei Santi Martino e Nicola: moderna parrocchia, in via Giotto di Bodone.
  • chiesa della Madonna della Libera (rudere): si trova a 600 metri a ovest della Cattedrale, verso il Monte Corno. Il sito prende nome dalla chiesetta della Madonna, i ruderi sono tra gli olivi, questa chiesa risale al XVI secolo, si trova su tre terrazze, l'ultima è delimitata da una lunga cisterna delimitata da una volta formata da grosse scaglie di pietra, disposte radialmente. In epoca romana vi era una villa rustica, utilizzata per la produzione dell'olio, poi vi venne edificata la cappella perché l'area era zona di passaggio dei pastori. Si pensa che il culto della Madonna qui abbia voluto sostituire i riti pagani dell'iniziazione alla pubertà, della dea Libera.
  • chiesa della Madonna del Rosario (Ceppagna): fu costruita nel 1829, la chiesa preesistente si trovava in vicolo V Gorizia e via della Lenza; nel 1794 papa Pio VI concesse ai ceppagnesi una speciale indulgenza, nel 1790 il parroco divenne anche presbitero della chiesa di Santa Maria degli Angeli in contrada Vallecupa. La chiesa conserva una statua della Madonna del XVII secolo, si presenta in stile neoclassico rurale; nel 1967 fu affiancata la casa canonica.
  • chiesa della Madonna degli Angeli (Vallecupa): fu fondata nel 1874 in stile rurale; la piccola chiesa è a navata unica con solo l'altare maggiore, la casa canonica attigua ha due piani. La chiesa fu parrocchia sino al 1959, sicché poi il vescovo Achille Palmerini unificò le due parrocchie in Villa Ceppagna.
  • chiesa dei Santi Simeone e Caterina (bombardata e andata distrutta): sorgeva in via Redenzione ed era sede dell'omonima parrocchia. Nel bombardamento del 15 marzo 1944 fu notevolmente danneggiata tanto che si preferì non ricostruirla e trasferire la sede della parrocchia nella vicina chiesa del Purgatorio. Alcune tele settecentesche salvatesi al bombardamento sono attualmente collocate nella chiesa del Purgatorio.
  • cappella San Pasquale Baylon nell'ospedale civile.
  • ex chiesetta di San Pasquale Baylon nel vecchio ospedale in stile ottocentesco.
  • ex chiesa di Santo Spirito di Majella (privata): fu un monastero retto nel XIII secolo dai Padri Celestini, la chiesetta sorge in via Majella. Dopo la soppressione dell'ordine da parte di papa Gregorio X, il monastero andò in rovina, l'abate del convento di San Pietro Celestino di Isernia decise di venderla al canonico Francesco del Vecchio, che trasformò la chiesa in una masseria. La chiesa ha ancora l'esterno in stile romanico abruzzese, il convento è una masseria, l'interno della chiesa è una stalla.
  • ex chiesa di Santa Lucia al borgo (privata): risale al XIV secolo, a navata unica con la volta a botte. Internamente furono realizzati due solai al fine di ricavarne altri, e due piani. Nel 1633 la chiesa divenne l'ospedale della Confraternita del Rosario, poi nel XIX secolo fu usata come teatro civico. Oggi è in degrado.
  • chiesa della Madonna delle Manganelle (abbattuta per motivi di sicurezza e oggi rudere): risale all'epoca della conquista longobarda di Venafro, la chiesa era in piedi sino al 1931, quando faceva parte della parrocchia di Santa Maria di Loreto. Dopo la seconda guerra mondiale, era pericolante e venne demolita. Era citata da papa Alessandro III nel 1172, poi nel 1326. La chiesa aveva questa denominazione perché si trovava in un'area ben protetta, verso il castello, dagli attacchi via catapulte, aveva la forma di una piccola cappellina rettangolare con il portale romanico ad arco a tutto sesto, un finestrone centrale frutto dell'intervento barocco, e un campanile a vela a coronamento della facciata; accanto il portale stava una piccola meridiana.
  • ex cappella di San Benedetto (abitazione privata): fu costruita in località Coppa di Mezzo, le origini della chiesa risalgono a un fatto: Michele Coppa si recava presso i suoi possedimenti sul Volturno, quando il cavallo s'imbizzarrì, facendo cadere rovinosamente il padrone a terra. Pare che intervenne la figura del santo Nicola di Bari a salvare Michele, che decise di trasformare la sua masseria di Venafro in un cenobio benedettino, San Benedetto in Villa o San Nicola; l'esistenza del monastero è documentata sin dal 1071, era di pertinenza dell'abbazia di Montecassino, come riportato anche nel IV pannello del portale dell'abbazia: VILLA DE VENAFRO. Il possedimento di Montecassino trae origine da una lite tra il conte di Venafro e l'abate Desiderio di Montecassino, risoltosi con la donazione per volere del giudice Adelmundo nel 966. L'edificio all'epoca dello storico De Utris di Venafro, nel 1687 era in rovina, venne ricostruito da Michele e Vincenzo Coppa, tuttavia successivamente la chiesa fu sconsacrata, oggi è una cappella sconsacrata di questa masseria.
  • chiesa di San Giovanni de Graecis: antica chiesa, sede di parrocchia, che perse la sua funzione originaria venendo inglobata nel palazzo Nola. La parrocchia fu trasferita nella vicina chiesa di Sant'Agostino.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento ai caduti[modifica | modifica wikitesto]

Opera dello scultore Torquato Tamagnini, fu inaugurato il 18 novembre 1923. Venne realizzato con le offerte dei venafrani emigrati in America e con i fondi raccolti dal comitato pro monumento con a capo il vescovo del tempo, Mons. Nicola Maria Merola. Ogni anno, il 15 marzo, si commemorano le vittime di tutte le guerre nel ricordo del bombardamento alleato su Venafro proprio in quel giorno di inizio primavera del 1944[6].

Il monumento al carabiniere[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una scultura bronzea posta nell'alto di un piedistallo di marmo, riproducente due mani che sostengono la fiamma dell'Arma. Il monumento è collocato in una piazza centrale di Venafro intitolata proprio al vicebrigadiere Salvo D'Acquisto, l'eroe di Palidoro, che insieme con altri tre colleghi si è sacrificato per la patria.

La Purtella[modifica | modifica wikitesto]

Per entrarvi bisogna chinarsi. Lunga circa cinque metri con andamento a esse, interamente coperta, è una via che collega via delle Vergini con via Silvano. Realizzata probabilmente per essere un passaggio segreto, attualmente, svincolandosi sotto le antiche case, è una strada pubblica che risulta difficilmente accessibile[6].

Palazzi signorili[modifica | modifica wikitesto]

Un palazzo molto particolare è la Palazzina Liberty edificata agli inizi del XX secolo su un preesistente mulino denominato "Mulino della Corte". Originariamente la funzione di questo edificio era quella di centrale idroelettrica per fornire energia alla cittadina e dare impulso alla produzione cerealicola locale. Successivamente ha ospitato il cinema a partire dagli anni '50.

Dopo un lungo periodo di abbandono e decadenza oggi la Palazzina Liberty è stata ristrutturata e adibita a centro polifunzionale per mostre, concerti, convegni e altre manifestazioni culturali. Accoglie al suo interno la sede del Parco Regionale dell'Olivo di Venafro e l'Ufficio Turistico del Comune.

Venafro è inoltre ricca di palazzi signorili:

  • Palazzo Comunale o palazzo Cimorelli: l'edificio è in piazza Cimorelli, realizzato nel 1841 in stile neoclassico, il piano terra si trova nell'area dove in origine vi era Porta Mercato, il pianterreno ospita il Circolo Leopoldo Pilla, la volta della stanza del sindaco, al piano superiore, è affrescata dal maestro Giuseppe De Marco, con la personificazione dell'Italia unita, come una donna seduta che reca una bandiera tricolore.
  • palazzo Cimorelli: in via Cristo, risale all'Ottocento, è in stile neoclassico alla napoletana, la facciata è intonacata di colore rosso, alternata alle paraste e alle cornici delle aperture. Il palazzo ospitò nel Novecento il re Vittorio Emanuele III, e vi nacque il deputato Edoardo Cimorelli. Dal cortile di forma irregolare si accede allo scalone principale per i piani superiori, oppure alle scuderie. Sempre nell'atrio è conservato un bassorilievo storico che riferisce le sorti di un incontro gladiatorio, avvenuto nell'anfiteatro di Venafrum.
  • palazzo Armieri: in via Roma, fu progettato dall'architetto Di Crosta, rappresenta l'opera neoclassica civile maggiore di Venafro; fu terminata nel 1889, la facciata a tre piani è scandita da lesene terminanti con capitello corinzio. Il portale principale, con arco a tutto sesto, è limitato da due colonne che sorreggono il balcone principale; i balconi dei piani superiori sono separati da lesene accoppiate. Gli elementi in ghisa presenti davanti al portale principale reggevano lampioni a petrolio; lo stemma in pietra ritrae un leone a difesa di una torre merlata con tre stelle: tutta la composizione è sovrastata da una corona a cinque punte, lo scalone interno è sorretto da colonne accoppiate e tutte le stanze, compreso lo scalone, risultano dipinte a tempera da Mario Borgoni, con raffigurazioni allegoriche.
  • palazzo Del Prete di Belmonte: in piazza del Cristo, fu realizzato nel 1860, il portale e l'androne sono stati realizzati mediante la sovrapposizione a un dismesso vicolo che da via Porta Guglielmo direttamente portava alla scomparsa chiesa di San Giovanni in Platea, inglobata nel palazzo Machia Nola. Per cui appare evidente che nel 1860 la famiglia De Prete abbia effettuato un'opera di recupero urbano con la demolizione parziale di alcuni edifici preesistenti, la riorganizzazione degli spazi e la ricucitura formale delle volumetrie che vennero aumentate per ottenere una soluzione architettonica in linea con le modifiche che avvenivano nel cuore del nucleo medievale. Il prospetto principale si sviluppa su tre piani, tra quattro finestre quadre si apre il portale che inserito tra due lesene, presenta un arco a tutto sesto, con il concio di chiave a volute. Al piano superiore, in corrispondenza con le aperture, si aprono 5 balconi con la cornice superiore a timpano triangolari, e sporti sostenuti da mensole in pietra, escluso quello centrale che è retto da mensole poggianti su lesene del portale. Lo stemma della famiglia sul balcone principale è in stucco, è costituito da uno scudo con leoni rampanti contrapposti a un sole raggiato sormontato da una mitra vescovile, e due stelle. Al di sopra una corona marchesale e ai lati due cornucopie. All'interno si trova un giardino, in pietra di San Nazzario; appena superato il portale sulla sinistra vi è la rimessa per le carrozze, con uno stemma delle insegne di famiglia; sulla destra vi è lo scalone principale per i piani superiori, con gradonata su archi rampanti.
    Tra le sale superiori vi è l'interessante "Serra", l'anticamera del salone grande, decorato in forma di gazebo a canne di bambù e fondali immersi nella natura, con varietà di uccelli esotici. Sul lato lungo della serra ci sono le porte che immettono al salone con una grande volta e una balconata limitata da balaustra, che si apre verso il cielo e dalla quale si affacciano putti che reggono drappi e il monogramma di Franceschina, andata in sposa al marchese Ferdinando De Prete nella metà del XX secolo.
    Palazzina Liberty e laghetto
  • Palazzina Liberty Mellucci: presso il laghetto artificiale del corso Lucenteforte, è uno degli edifici più popolari di Venafro, come è divenuta di recente per il suo lungo degrado, e per il suo tempestivo recupero architettonico. La villetta fu progettata da Gioacchino Luigi Mellucci, in origine era un antico mulino ad acqua, dopo la seconda guerra mondiale fu cinematografo, per poi cadere in abbandono, e poi essere recuperata di recente per ospitare eventi culturali. La palazzina rappresenta uno degli esempi architettonici Liberty più interessanti del Molise.
  • palazzo De Bellis: ricavato dall'ex convento agostiniano, ospita la biblioteca comunale.
  • palazzo De Utris (sede del Museo WinterLine): è in via De Utris, la facciata è prospiciente la strada, il ricco portale in pietra bugnata, di fattura settecentesca, nella parte sovrastante ospita lo stemma familiare: due leoni rampanti che reggono un otre. La composizione è chiusa da un'armatura con cimiero e un angelo con piccole ali. Nel 2008 il palazzo è stato scelto per ospitare il Museo permanente di guerra "WinterLine", per volere dei collezionisti Luciano Bucci, Renato Dlcigno e Donato Pasquale, che vollero condividere risultati di ricerche durante il periodo dell'occupazione nazista di Venafro dal 1943 al 1944. L'allestimento è composto da fotografie d'epoca e da una collezione di cimeli militari, uniformi, armi e oggetti di vita quotidiana dei soldati, ricostruiti a manichino per rappresentare le scene di guerra.
  • palazzo Fiondella: in via Cavour, si identifica per il ricco portale ottocentesco, realizzato con elementi di pietra modanata e arco a sesto ribassato. Lo stemma familiare è costituito da una mano che regge una fionda, uno scudo a 3 punte sormontato da corona; dalla piccola corte interna si accede alla scalone principale o alle scuderie.
  • palazzo Del Vecchio: si affaccia su via Per Dentro, si sviluppa all'apparenza su quattro piani, ma un piano ha delle finte finestre in stucco, ciò è dovuto per recuperare il dislivello della via Cristo.
  • palazzo Melucci: ha una facciata caratterizzata con delle finestre non allineate con i portali gemelli del pianterreno: lo stemma familiare è scolpito nel concio di chiave, una piccola mela.
  • palazzo Manselli
  • palazzo Siravo: menzionato nel 1775 come bene di proprietà della Mensa Vescovile, fu poi venduto a questa famiglia che lo ha trasformato in stile neoclassico. La facciata a tre piani ospita il portale principale e una sola mensola regge il balcone principale; le aperture sono sormontate da cornici spezzate e modanate, rette da mensole in stucco e separate da lesene con capitello corinzio. Dal cortile interno si accede al giardino pensile e allo scalone.
  • palazzo Reale: usata come casino di caccia dei Reali di Napoli, nel 1775 appartenne agli eredi di don Tiburzio Coppa; nel 1771 era ancora proprietà di re Ferdinando IV di Borbone. Il palazzo fu distrutto quasi totalmente durante la seconda guerra mondiale, e non venne più recuperato, ancora oggi è in abbandono, la parte dell'ala meridionale si conserva meglio, il portale di ingresso reca la data 1704 con il nome dei Coppa.
  • palazzo Passarelli-Cotugno
  • palazzo Martino
  • palazzo Colicchio
  • palazzo De Lellis: ha lo stesso impianto planimetrico quadrato e tozzo della Torre del Mercato, in passato doveva essere un'antica fortificazione. Vi nacque Leopoldo Pilla, come ricorda la lapide della facciata.
  • palazzo Giorgio
  • palazzo Nola: costruito accorpando delle case, il palazzo presenta una facciata regolare neoclassica, si affaccia su via Cristo. Questa facciata è divisa in due parti, una di rappresentanza leggermente aggettante, molto decorata, l'altra ha un prospetto di tre piani, di minor rilievo architettonico. Il portale maggiore con arco a tutto sesto, è limitato da due colonne in bugnato, la parte sinistra del prospetto è frutto della trasformazione della facciata della chiesa di San Giovanni de Graecis.
  • palazzo Mancini: in via Plebiscito, la fascia che contorna il piano terra è in bugnato liscio, il portale di accesso è costituito da un arco a tutto sesto; i balconi del primo piano sono allineati con la cornice marcapiano, mentre quelli del secondo piano sono sormontati da una cornice in stucco. Sulla volta dell'androne d'ingresso è dipinto lo stemma familiare, superato questo androne si accede al cortile, con la scala monumentale ad archi rampanti. I piani superiori hanno le volte affrescate con pitture in stile pompeiano.
  • palazzo Vescovile (oggi sede Carsic): sul corso Garibaldi, ha uno stile prevalentemente neoclassico, con le paraste in bugnato liscio.
  • palazzo degli Uffici (ex Palazzo Armieri), in piazza Vittorio Veneto, ospita gli uffici comunali e locali espositivi.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

L'anfiteatro romano, cosiddetto "Verlasce"[modifica | modifica wikitesto]

È collocato nel centro moderno di Venafro; nonostante nel tempo abbia subito delle sovrapposizioni medievali e seicentesche, rimane visibile la pianta ellittica. L'ellisse aveva l'asse maggiore di 110 metri e quello minore di 85. Si ritiene che le gradinate potessero contenere fino a 15 000 spettatori. Fino a qualche tempo fa, prima che diventasse proprietà statale, in questa struttura erano ospitate le stalle e i depositi di attrezzi agricoli. Questo monumento, unico in Italia insieme con il "Parlascio" di Lucca,[senza fonte] è in fase di restauro dopo un periodo di relativo abbandono. Un tempo nei giorni della festività patronale si svolgeva una divertente e caratteristica "corsa dei ciucci" e altri giochi popolari. Sembra che la struttura debba il suo nome, similmente a quanto accade per numerosi altri anfiteatri di città d'Italia come ad esempio a Firenze, dal latino perilasium, che a sua volta viene dal greco perielasis ("girare intorno").

Il teatro romano[modifica | modifica wikitesto]

Situato a monte dell'ultimo decumano, presso l'area del Castello Pandone, è di notevoli dimensioni e presenta una scena (frons scaena) di circa 60 m, con una cavea capace di ospitare 3 500 spettatori. Dopo i vari scavi effettuati e gli interventi per riportarlo alla luce, anche questo monumento risulta abbandonato insieme con il vicino odéon. Il teatro dimostra come la città romana fosse nel suo pieno splendore dotata di strutture di intrattenimento tipiche dei centri più importanti. Caratteristica unica del mondo romano è la costruzione di questo teatro nei pressi di un monte così come avveniva per i teatri greci che venivano scavati nella roccia.

Altri reperti romani-italici[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi del centro storico sono visibili tracce di un acquedotto romano (via dell'Acquedotto), della cinta di mura in via delle Mura Ciclopiche, con una fase di epoca sannitica risalente al IV secolo a.C. e una in opera poligonale del I secolo a.C., di mura sannitiche. Sempre di origine romana è la "Torricella", una struttura fortificata situata sulla montagna recentemente restaurata e riportata all'antico splendore. Tra gli altri monumenti vi sono anche la cosiddetta "Torre del mercato" ("palazzo Caracciolo"), struttura difensiva di origine medievale con i suoi possenti merli, a difesa di quella che un tempo corrispondeva alla porta orientale di Venafro, e l'acquedotto romano di Venafro sito anche nel territorio comunale di Pozzilli e Montaquila, che riforniva la città dell'acqua proveniente dalle sorgenti del Volturno. Nell'area della Concattedrale sono stati scoperti numerosi resti di ville romane.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Mura medievali e borgo[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Venafro

Dai numerosi ritrovamenti archeologici, è possibile ricostruire l'andamento delle mura medievali di Venafro: partendo dal castello in alto, seguendo l'allineamento con via Mura Ciclopiche, si raggiunge la Porta della Mancanelle, dove si trovava l'omonima chiesa di Santa Maria. Piegando verso la valle e seguendo la scarpata naturale del giardino di palazzo Ruocchio, piegando nuovamente a 90° in direzione del seminario vescovile, si raggiunge la torre quadrata presso l'ex Casa Reale di Venafro. A questo punto una nuova piega a 90° va verso la valle, a seguire l'allineamento del corso Garibaldi. Infatti le facciate delle case che si attestano su tale strada sono state realizzate sulle mura medievali; completando la discesa a sud-ovest delle mura, queste raggiungevano l'ancora esistente Porta Nuova, e da qui si ricollegavano con la cinta della Torre Quadrata della chiesa di Sant'Agostino, successivamente riadattata al palazzo De Lellis-Vitale, seguendo l'allineamento di via Caserta.

Lungo tale strada è visibile, in tratti, il muro a scarpa, dalla torre di Sant'Agostino il muro si collegava con Torre del Mercato o Caracciolo in piazza Vittorio Veneto, tra queste due torri sono visibili tratti di muratura a scarpa, sotto l'attuale biblioteca comunale dell'ex convento agostiniano, e nel fondaco del palazzo comunale di Venafro. Dalla Torre del Mercato le mura seguivano la strada di via della Taverne e si ricollegavano risalendo, al castello Pandone. Lungo l'intero giro di mura si aprivano oltre a Porta Mancanelle, la Porta del Giudice Guglielmo e l'arco San Lazzaro, ossia Porta Nuova. Altra porta si trovava in piazza Cimorelli, tra la torre del Mercato e il palazzo comunale.

Percorrendo la via dell'ex Porta Mercati, l'allineamento preesistente delle case romane si spezza in due punti, con l'avanzamento dei due corpi di fabbrica che, venendosi a porre sul tracciato originario, interrompono l'andamento rettilineo, individuando e sollecitando la possibilità e l'esistenza di percorsi laterali che altrimenti sarebbero nascosti. Il primo di questi percorsi si pone in funzione della chiesa di Sant'Agostino, che ne costituisce un riferimento e la chiusura prospettica evidente, assorbendo l'asse visivo. Le facciate sulla strada non sono parallele, ma si vanno allargando, verso la chiesa, a formare un cono ottico. Il secondo percorso laterale è individuabile dall'avanzamento della facciata laterale di palazzo De Bellis, e conduce alla facciata della chiesa di Sant'Antuono dei Porci, che ne diventa il riferimento prospettico conclusivo. In questa via c'è anche la chiesa di Sant'Angelo, del 1613, si pone in conclusione visiva di un vicolo che si innesta da nord sulla via per Dentro. Tale vicolo oggi è cieco, ma in passato era collegato con vico di Porta Guglielmo, realizzando una sola strada.

Questa strada doveva essere di importanza, vi si affaccia anche la chiesa di San Benedetto, nel XVIII secolo vi fu costruito il palazzo Colicchi.

Il Castello Pandone[modifica | modifica wikitesto]

Vista laterale del castello

Situato ai limiti nord-occidentali della Venafro romana, trae origine da una fortificazione megalitica trasformata successivamente nel mastio quadrato longobardo. Tale trasformazione avvenne quando il conte Paldefrido vi pose la sua sede X secolo. Nel XIV secolo, al mastio quadrato, furono aggiunte tre torri circolari e la braga merlata. Fu trasformato completamente nel XV secolo dai Pandone, signori di Venafro; era difeso su tre lati da un grande fossato alla cui realizzazione fu coinvolta l'intera popolazione. Il fossato non venne mai del tutto completato per via di una rivolta popolare che reclamava le cattive condizioni in cui era costretta a lavorare. Al castello si accedeva attraverso un ponte levatoio a ovest e una postierla a est. Postierla che permetteva l'accesso di un cavaliere alla volta e pertanto poteva essere controllata da una sola guardia. Enrico Pandone lo trasformò in residenza rinascimentale aggiungendovi un giardino all'italiana, un arioso loggiato e facendolo affrescare con le immagini dei suoi poderosi cavalli. I cavalli per il conte rappresentavano la sua attività principale. Ancora oggi i ritratti di cavalli in grandezza naturale, in numero di ventisei e realizzati in leggero rilievo, decorano tutto il piano nobile e costituiscono un'esclusiva per il castello di Venafro. Nella sala dei cavalli da guerra primeggia la sagoma del cavallo San Giorgio, donato da Enrico a Carlo V. Enrico rimase sempre devoto a Carlo V fino alla discesa di Lotrec dalla Francia. Carlo V ebbe la meglio sul francese e il tradimento costò a Enrico la decapitazione in Napoli. Al di sotto del piano di ronda un camminamento con feritoie permetteva il controllo del maniero dal piano del fossato. Il camminamento è interamente percorribile. Nel XVII secolo il Castello, dopo essere stato della famiglia vicereale dei Lannoy, passò ai Peretti-Savelli, familiari di Sisto V, e nel secolo successivo alla potente famiglia dei di Capua. Giovanni di Capua lo trasformò nella sua residenza in vista del matrimonio che avrebbe dovuto contrarre con Maria Vittoria Piccolomini, agli inizi del Settecento. Grandi lavori furono intrapresi tra cui la rimozione di gran parte dei cavalli fatti realizzare da Enrico Pandone. Matrimonio che rimase un sogno per l'immatura scomparsa di Giovanni. Lo stato avanzato dei preparativi per tale evento aveva portato a concretizzarlo nel grande stemma, che è ancora nel salone, dove l'unione dei blasoni delle due casate ricorda un avvenimento che non è mai accaduto. Dopo anni di lavori di restauro, che come tutti gli interventi ha momenti felici e meno felici, il Castello di Venafro ospita convegni e mostre e può essere visitato ogni giorno. Dal 2013 il Castello è sede del Museo Nazionale del Molise, con una ricca pinacoteca di testimonianze artistiche molisane, confrontate con altre di proprietà statale, provenienti dai depositi dei Musei di Capodimonte e San Martino di Napoli, della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma e del Palazzo Reale di Caserta. Il percorso è diviso in due sezioni: il castello, “museo di sé stesso”, con le sue valenze urbanistiche, architettoniche e decorative, e l'esposizione al secondo piano di affreschi, sculture, tele, disegni e stampe, in un itinerario che documenta la cronologia – dal Medioevo al Barocco – e i diversi orientamenti culturali di committenti e artisti in Molise.

Torre del Mercato e la Torricella[modifica | modifica wikitesto]

Torre del Mercato

In piazza Vittorio Veneto, si trova questa torre, preceduta in passato dalla scomparsa Porta Mercato. La porta esisteva ancora nel XVIII secolo, come si vede nella carta geografica dell'abate Pacichelli, la torre di guardia era protetta da un fossato, poi interrato nel 1841 circa, quando si costruì il palazzo comunale; in questo contesto scomparvero anche le feritoie di difesa della torre, che erano al di sotto del nuovo piano di calpestio; nell'interno della torre se ne contano 6, altre due sono state murate per realizzare il forno della casa Caracciolo, quando la torre divenne residenza. Alla torre si accedeva con un ponte levatoio, era difesa sui quattro lati con il lancio di proiettili mediante una serie di aperture collocate su diversi piani di lancio. Benché la torre fu modificata nei secoli con la costruzione di due portali barocchi, conserva ancora l'aspetto fortificato con le merlature di coronamento.

Presso il Monte Corno in località Santa Croce, si trova la "Torricella", avamposto fortificato longobardo, una torretta a pianta quadrata che doveva ospitare la guarnigione di guardia, per avvisare il conte di Venafro di eventuali attacchi nemici.

Il cimitero militare francese[modifica | modifica wikitesto]

Cimitero militare francese

Uscendo dalla città lungo la Strada statale 85 Venafrana direzione Isernia, su un'estesa zona pianeggiante (70 000 m²) si trova il cimitero di guerra francese, nel quale sono sepolti circa 6 000 soldati del Corps Expeditionnaire Français (ma molte salme sono state esumate), di cui circa due terzi di origine marocchina, algerina e tunisina, oltre ad alcuni africani (senegalesi?), caduti in gran parte durante la battaglia di Cassino (nov. 1943-mag. 1944) e nell'aggiramento di Montecassino. Qui sono state traslate le sepolture di Miano. Per essi è stato eretto un monumento che richiama esplicitamente i minareti nord-africani, decorato con piastrelle di ceramica azzurre, che risaltano sul bianco calce delle mura, e con alcune iscrizioni. Al suo interno vi sono alcune tombe, di cui una al milite ignoto musulmano, e tre dedicate a militi con nome, uno tunisino, uno algerino, uno marocchino. Tutte le tombe sono disposte sull'asse nord-est sud-ovest, con le lapidi rivolte a nord-est, con l'eccezione di alcune tombe, poste dietro il minareto, di soldati ebrei (riconoscibili dalla stella a sei punte sulla lapide) e animisti (che sulla lapide hanno un "agnostico" sole stilizzato). Questa disposizione delle tombe suggerisce la possibilità che i caduti musulmani, qualora siano stati disposti sul fianco destro, abbiano il volto rivolto verso la Mecca. Su ciascuna lapide è riportato il nome (se noto) e la dicitura (in francese) "Mort pour la France" (morto per la Francia). È da notare che anche fra le tombe cristiane sono riconoscibili nomi arabi e africani.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Oasi naturalistica Le Mortine[modifica | modifica wikitesto]

L'Oasi Le Mortine è un'area naturale protetta di 110 ettari affidata in gestione all'Associazione Pianeta Terra Onlus nei pressi dello sbarramento ENEL per la produzione idroelettrica. È composta da una zona boschiva igrofila e vaste aree a canneto lungo le sponde del bacino di regolazione. L'area ricade all'interno di un sito di interesse comunitario e una zona di protezione speciale, La vegetazione ripariale che un tempo avvolgeva il Volturno, oggi si organizza solo in aree limitate in formazioni igrofile consistenti e dotate di un buon grado di naturalità. Tra di esse assume particolare importanza naturalistica il bosco igrofilo delle Mortine esteso oltre 100 ha, di cui il nucleo boschivo concesso dall'ENEL a Pianeta Terra rappresenta un frammento intatto da almeno 45 anni. In quest'area, interposta tra le Mainarde e il Matese, il Volturno penetra una fitta coltre boschiva igrofila, frazionata dai suoi rami secondari che circoscrivono isole impenetrabili dalle caratteristiche uniche nel corso del fiume. Poc'anzi lo sbarramento dell'ENEL il fiume si allarga e le sue acque lente permettono lo sviluppo di un canneto che borda anche le sponde del contiguo bacino di regolazione. Pur essendo affidati a Pianeta Terra circa 30 ettari di territorio contiguo all'impianto ENEL "Presa Volturno" (realizzato negli anni cinquanta a seguito di un Decreto Regio del marzo 1942), il comprensorio abbraccia una estesa isola demaniale fluviale e un lago artificiale, interessando in totale oltre 50 ettari. L'intero comprensorio è da considerare, sia dal punto di vista storico sia paesaggistico, il limite settentrionale della Reale Caccia Borbonica di Venafro e Torcino. Dalle lettere di Luigi Vanvitelli (architetto di corte) al fratello Urbano si apprende che le battute di caccia a Venafro si tenevano nei mesi di febbraio e marzo, e duravano una decina di giorni. Durante il soggiorno a Venafro Ferdinando IV andava a cacciare nelle "mene" del Colle di Santa Lucia, Castagneto, Mortina, Castellone, Mortina delle Colonne, Colle di Torcino e Selvone.

Oliveti nella zona "Campaglione" a Venafro

Parco Regionale Agricolo Storico dell'Olivo di Venafro[modifica | modifica wikitesto]

Il Parco regionale agricolo storico dell'olivo di Venafro, detto anche Parco Oraziano o Campaglione, è il primo parco regionale del Molise, istituito con legge regionale per salvaguardare il patrimonio olivicolo del territorio venafrano. Il Parco Regionale Agricolo Storico dell'Olivo di Venafro è il primo Parco tematico sull'olivo del Mediterraneo. Oltre alla sua valenza agricola e ambientale, è uno strumento di promozione turistica del territorio venafrano che oltre al suo valore agricolo è ricco in emergenze storiche ed ecologiche che emergono tra i muretti a secco e i terrazzamenti. Gli olivi di Venafro sono menzionati nelle opere dei massimi poeti latini per l'ottima qualità dell'olio: tra essi Orazio, da cui Parco Oraziano.

Villa Maria[modifica | modifica wikitesto]

Nel cuore del centro cittadino sono presenti i giardini pubblici dell'estensione di circa un ettaro, un ambiente ricco di vegetazione e di acque con il laghetto e ruscelli. Realizzata per volere di Pozzobon e dell'allora sindaco di Venafro Basileo Milano, nella villa è presente un bocciodromo e un campo da basket e pallavolo.

Presso il corso Lucenteforte, si trova la storica Fontana delle Quattro Cannelle, una fontana a muro in blocchi di pietra squadrati, che negli ultimi anni è stata oggetto di disattenzioni dalle amministrazioni comunali, e che rischia la chiusura dell'erogazione dell'acqua dalla sorgente sotterranea.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Se si escludono i decenni 1861 e 1911, la popolazione è sempre cresciuta soprattutto a partire dagli anni settanta. È distribuita nel centro abitato, in località "Madonnella", oltre che nelle tre frazioni del comune. Al 01/01/2018 erano presenti 440 stranieri; la maggior parte dei quali sono indiani, rumeni, marocchini e polacchi.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte della popolazione è di religione cristiana appartenente alla Chiesa cattolica, la città insieme con Isernia è sede della diocesi di Isernia-Venafro. Sul territorio comunale sono presenti 5 parrocchie rientranti nella stessa forania di Venafro:

  • San Giovanni in Platea
  • Santi Martino e Nicola
  • Santi Simeone e Caterina
  • Santa Maria di Loreto
  • SS. Rosario (Ceppagna-Vallecupa-Le Noci)

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Costumi di Venafro
Uscita processionale dei Santi Martiri Marciano, Nicandro, e Daria

Festa dei santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria (16-17-18 Giugno)[modifica | modifica wikitesto]

Nicandro e Marciano erano due valorosi soldati romani, probabilmente originari della Mesia (l'odierna Bulgaria), di stanza a Venafro. Secondo la tradizione Daria era moglie di Nicandro. Pur consapevoli dei rischi che comportava la loro scelta, abbracciarono la religione cristiana. Furono arrestati e condannati a morte per non aver voluto rinnegare la loro fede il 17 giugno del 303 d.C.

Processione dei Ss. Martiri su corso Molise

Il Martirologio Romano, in realtà, riporta il martirio di Nicandro e Marciano, ma non quello di Daria, la cui figura trova riscontro unicamente nella leggenda popolare. Si narra infatti che Nicandro rifiutò di sacrificare agli dei pagani confermando la fede in Cristo, proprio dietro incoraggiamento di sua moglie. Daria sarà poi martirizzata qualche giorno dopo ma il Martirologio Romano non ne fa menzione.

Precede i festeggiamenti il mese di San Nicandro caratterizzato dalle sante messe a partire dal 17 maggio e fino al 17 giugno celebrate dai diversi sacerdoti della diocesi di Isernia-Venafro. Il 17 maggio al mattino si tiene una processione dalla chiesa barocca dell'Annunziata alla basilica dei Ss. Martiri con la celebrazione della messa e il ritorno del busto argenteo di san Nicandro e delle reliquie alla chiesa dell'Annunziata.

Il 15 giugno, a mezzanotte, presso il convento dei cappuccini, si ufficializza l'apertura della festa patronale con il suono di un motivetto ripetitivo eseguito da una piccola banda composta di elementi semplici che viene chiamata "bandarella".

Il giorno 16 giugno si apre con fuochi pirotecnici, suono di campane, la santa messa in basilica al mattino e il giro delle bande musicali. In questo giorno che si svolge la solenne processione che alle 19:30, dalla chiesa dell'Annunziata, porta il busto argenteo e le reliquie di san Nicandro e le reliquie di san Marciano e santa Daria presso la basilica alle porte della città dove si svolgono i solenni vespri cantati presieduti dal vescovo. Nella sera vi è un concerto bandistico.

Chiesa della Ss. Annunziata: il busto argenteo e la testa di San Nicandro con urna contenente le reliquie dei Ss. Martiri

Il 17 giugno è il giorno in cui si ricordano i tre martiri con numerose messe e il solenne pontificale delle 11:00 presieduto dal vescovo durante il quale c'è la consegna delle chiavi e dei ceri da parte del sindaco al vescovo che le consegna idealmente a San Nicandro ponendole tra le mani del busto argenteo. Per quanto riguarda i festeggiamenti civili, la mattina si tiene la tradizionale fiera e durante la giornata c'è il giro delle bande. La sera c'è un concerto di musica leggera.

Il 18 giugno si celebrano altre sante messe. Il simbolo dei festeggiamenti però è la solenne processione serale, caratterizzata dal canto corale dell'inno a dedicato ai santi. La processione ha inizio verso le ore 20:00 dalla basilica subito dopo la cosiddetta "ammessa", ovvero l'asta per aggiudicarsi il diritto di portare in spalla le statue, e termina dopo la mezzanotte, quando ha percorso tutto il centro storico cantando nelle varie fermate l'antico inno popolare ai santi martiri. Nella cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo c'è l'omelia del vescovo. Il luogo di conclusione del sacro e solenne rito è la chiesa dell'Annunziata, dove il busto e le reliquie rimangono fino alle festività successive.

In questi giorni di festa si svolge la fiera di san Nicandro il giorno 17, si svolge anche il trofeo San Nicandro, gara podistica di caratura nazionale con atleti provenienti da diverse regioni di Italia e periodicamente si allestisce l'opera di San Nicandro, dramma sacro sulla vita dei martiri.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nel linguaggio domestico e confidenziale è ancora in uso il dialetto venafrano, il quale può considerarsi una variante del dialetto campano al quale si avvicina molto seppur con differenze. Ciò scaturisce non solo dalla vicinanza geografica della città alla Campania ma anche dal legame amministrativo e politico tanto che fino al 1863 la città apparteneva alla Terra di Lavoro. Già secoli prima apparteneva all'antico Regno di Napoli. Per questo motivo il dialetto, ma anche le tradizioni e gli usi sono molto simili a quelli campani. Esplorando il lessico troviamo elementi linguistici che riconducono inequivocabilmente al dialetto napoletano e campano in generale ("ngòppa" = sopra, "iàmm" = andiamo, "nisciuno" = nessuno, cìènte = cento, vìènte = vento, ecc.). C'è poi l'uso del verbo servile "aggia" = devo, "agg' fatt" per ho fatto. Cambiamenti ci sono invece per quanto riguarda gli articoli: si usa "i" (ad es. "i can" = il cane, "i sciume" = il fiume), gl', le. Pochi altri sono i cambiamenti oltre che una differente cadenza nel parlare rispetto al napoletano.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ospedale di Comunità SS. Rosario[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina è dotata dell'Ospedale di Comunità SS. Rosario ed è sede del distretto sanitario di zona. A seguito del piano di rientro sanitario infatti l'Ospedale Civile ha subito un forte ridimensionamento con la chiusura della totalità dei reparti ad eccezione degli ambulatori. Attualmente è sede di una RSA e di un reparto a gestione infermieristica. Tuttavia la città era dotata di un ospedale fin dal XVII secolo quando fu fondato dalla congrega del SS. Rosario. La storica ed antica sede in via Ospedale è stata attiva fino ai primi anni novanta, quando è stata inaugurata l'attuale struttura moderna e antisismica. La struttura ospedaliera richiamava migliaia di utenti anche dalle regioni limitrofe ed il forte ridimensionamento ha causato malcontento tra la popolazione del vasto territorio di riferimento, anche extra-regionale. Attualmente è dotato di circa 60 posti letto e le attività presenti sono:

  • RSA
  • Reparto a gestione infermieristica
  • Radiologia
  • Emodialisi
  • Laboratorio Analisi
  • Diabetologia
  • Ambulatori

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Museo archeologico di Venafro[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo archeologico di Venafro è ospitato all'interno del ex monastero seicentesco di Santa Chiara, in cui aveva trovato sede il piccolo museo civico istituito nel 1931 in seguito ai ritrovamenti archeologici del 1919 in località Terme di S. Aniello. Oltre all'antica raccolta il museo conserva anche i ritrovamenti provenienti dai recenti scavi archeologici che hanno permesso di conoscere meglio l'insediamento sannitico e la Venafro di età imperiale.

Museo Nazionale del Molise[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Cozza, sacra Famiglia al lavoro, Museo nazionale del Molise, castello Pandone

Il Museo Nazionale del Molise, sito nel Castello Pandone, è frutto del lavoro delle strutture territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali. L'obiettivo è quello di mettere in risalto le qualità delle testimonianze artistiche molisane muovendo dalla generale riconsiderazione del rapporto centro-periferia in una prospettiva storica di complementarità. Opere del territorio regionale, tutelate all'interno di Castello Pandone, sono state confrontate con altre di proprietà statale, provenienti dai depositi dei Musei di Capodimonte e San Martino di Napoli, della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma e del Palazzo Reale di Caserta. Il percorso è diviso in due sezioni: il castello, “museo di sé stesso”, con le sue valenze urbanistiche, architettoniche e decorative, e l'esposizione al secondo piano di affreschi, sculture, tele, disegni e stampe, in un itinerario che documenta la cronologia – dal Medioevo al Barocco – e i diversi orientamenti culturali di committenti e artisti in Molise.

Il percorso museale ha inizio con i frammenti dell'affresco del VII secolo dell'ex monastero di Santa Maria delle Monache di Isernia, e prosegue con opere medievali di rilievo, quali l'affresco dei santi Bartolomeo e Michele proveniente dalla chiesa di Sant'Angelo a Roccaravindola (Montaquila), e la scultura trecentesca della Madonna col Bambino presso la chiesa di Santa Maria della Strada a Matrice (CB).

Il polittico con scende della Passione, realizzato in alabastro nel XV secolo dalla bottega inglese di Nottingham, è indicativo di una committenza esigente, proviene dalla chiesa dell'Annunziata di Venafro; opere prodotte a Napoli per il Molise o da artisti molisani formatisi nella capitale partenopea del Regno, nel XVII-XVIII secolo, sono state poste nel percorso museale con dipinti provenienti da vari musei italiani, come il Museo Nazionale di Capodimonte e il Museo di San Martino a Napoli, la Galleria Nazionale d'Arte Antica del Palazzo Barberini a Roma. Si raccolgono disegni e stampe appartenenti a famiglie di artisti di Oratino (CB) e la collezione di Giacomo e Nicola Giuliani di cui viene esposta una selezione illustrante disegni e soggetti sacri, decorazioni di edifici civili e arredi liturgici.
Si conservano opere dei molisani Lucano Giordano, che dopo l'influenza naturalistica di Jusepe de Ribera, studiò presso Pietro da Cortona, Tiziano, Paolo Veronese; poi di Francesco Solimena, che sviluppò uno stile tra il naturalismo e il barocco di Giovanni di Lanfranco, e Mattia Preti, concreto e definito come il suo disegno della Madonna col Bambino.

Dalla chiesa di Sant'Agostino di Venafro provengono la Madonna col Bambino e san Nicola da Tolentino, di Nicola Maria Rossi, i "Miseri del Rosario" di un anonimo seguace di Francesco De Mura, sempre dalla chiesa di Sant'Agostino.

Biblioteca comunale "De Bellis-Pilla"[modifica | modifica wikitesto]

In città sono presenti diverse associazioni culturali. Un luogo dove recarsi per immergersi nella cultura è sicuramente la Biblioteca Comunale sita in via Milano e con secondo ingresso accanto alla chiesa di Sant'Agostino in via Leopoldo Pilla, dove è presente una vasta raccolta di libri, molti dei quali anche antichi. La prima raccolta di libri risale al 1700 per opera del primicerio della cattedrale Antonio De Bellis, il quale depositò presso il convento del Carmine circa 1 400 libri e opuscoli. Alla sua morte la consistenza libraria era più che raddoppiata. La biblioteca fu quindi trasferita nei locali attuali, di proprietà del fondatore. Con il trascorrere dei secoli la biblioteca si è arricchita ulteriormente di preziosi e importanti volumi riguardanti la storia e i costumi non solo di Venafro ma anche dell'Italia intera. Dal mese di luglio 2003 raccoglie l'intero patrimonio librario donato alla biblioteca dal dott. Gennaro Morra. Il fondo si trova in un'apposita sezione a lui intitolata.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti diversi istituti scolastici pubblici: l'ISISS "Antonio Giordano" che comprende il liceo classico, il liceo scientifico, l'istituto tecnico Commerciale e per geometri "E. De Nicola" e l'istituto odontotecnico. È presente l'istituto comprensivo "Leopoldo Pilla" con la scuola materna, elementare e media, l'istituto comprensivo "Don Giulio Testa" che ospita le materne, elementari e medie. Infine ci sono le scuole materna ed elementari di Ceppagna, oltre ad altri istituti privati.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • Primo Piano Molise

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Valentina
  • Radio Luna Network
  • Radio Orizzonte

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Dall'aprile del 1999 ha spostato la sua sede centrale l'Emittente più "antica" della regione, TVI Molise, titolare di frequenze radiotelevisive dal 1978, allora con il nome di "teleisernia".

  • TVI
  • Teleregione
  • Telemolise

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

La città di Venafro è stata nel 1957 palcoscenico per il film di Totò e Fernandel, La legge è legge, nella quale Venafro è "travestita" dall'immaginario paese italo-francese di Assola.[8]

Nel 1971 nelle campagne del comune vicino alle rive del Volturno sono state invece girate alcune scene di ...continuavano a chiamarlo Trinità.

Nel 1996 il centro storico della città è stato teatro del film I magi randagi del regista Sergio Citti che ripropose in questa pellicola un vecchio progetto pasoliniano, caratterizzato da una comicità beffarda e surreale. Facevano parte del cast: Silvio Orlando, Gastone Moschin e Patrick Bauchau.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Venafro è l'unico centro molisano a potersi fregiare del marchio "Mozzarella di Bufala Campana D.o.p.", lo stesso per quanto riguarda la "Ricotta di Bufala Campana D.o.p.". Ciò deriva dal fatto che in zona sono presenti diversi produttori di questo prodotto caseario dal momento che la città fino all'unita d'Italia apparteneva alla "Terra di Lavoro" e quindi presenta conserva tradizioni anche gastronomiche campane. Altro prodotto tipico è il rinomato olio extravergine d'oliva, già famoso nell'antica Roma, denominato "Aurina". La produzione avviene nelle immense distese di olivi che coprono le colline del territorio e parte della piana. Famose sono le verdure prodotte negli orti di Venafro, il pane e i taralli all'olio di oliva. Altre bontà gastronomiche sono la polenta coi "caurigl" (ovvero piccoli cavoli), una polenta verde a base di verdura e olio. I "sciusc" sono simili per forma alle ciambelle, ma vengono preparati con farina e acqua bollita con rami di rosmarino e cannella; sono un prodotto tipico natalizio così come la "zuppa alla santè", un piatto tipico che viene preparato con il brodo di gallina (la cui carne viene spezzettata), polpettine di vitello, scarola e uovo sodo tritato. Altri prodotti di Natale sono i "c'ciariegl". Nel periodo di Pasqua sono invece obbligatori sulle tavole dei venafrani la pastiera, i "canesciun" (letteralmente: qua nessuno), questi ultimi sono realizzati con pasta frolla ripiena di biete, olive e acciughe sotto sale e la frittata di Pasqua realizzata con un minimo di 33 uova (ovvero gli anni di Cristo). A Carnevale si preparano "le nocch", ovvero le chiacchiere napoletane.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Venafro dal Monte Santa Croce

Venafro nel corso del tempo ha subito sostanziali modifiche nel suo assetto urbanistico: il centro storico è adagiato alle pendici del monte Santa Croce racchiuso nelle antiche mura medievali. Dagli anni sessanta, in seguito a un costante e moderato incremento demografico, c'è stato lo sviluppo di nuove zone urbane. In particolar modo negli ultimi anni si stanno urbanizzando le zone tra Venafro e Pozzilli e lungo il Rava.

Centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico è stato costruito sulla preesistente struttura urbana romana. Ai piani superiori degli edifici si trovano le abitazioni, mentre i locali del piano inferiore sono adibiti a botteghe, come è visibile soprattutto nella via per dentro (via Plebiscito). In particolare è possibile identificare il nucleo longobardo nell'area nei pressi del Castello e l'area medioevale e rinascimentale che ricalca le antiche strade romane.

Lungo il perimetro del centro storico è possibile individuare il tracciato murario e le varie porte di accesso alla città. Al di fuori delle mura si ritrovano le sorgenti dalle quali attingere l'acqua.

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Venafro può essere divisa nelle seguenti zone:

Quartiere Siti d'interesse
Centro Storico Concattedrale di Santa Maria Assunta, chiesa del Carmine, chiesa della SS. Annunziata, chiesa di Sant'Agostino, chiesa di Cristo, chiesa di San Francesco, chiesa di San Sebastiano, chiesa di Santa Chiara, chiesa del Purgatorio, chiesa di San Paolo, chiesa detta di Sant'Antuono, chiesetta della Madonna delle Grazie, chiesa di Sant'Angelo; castello Pandone, torre Caracciolo, palazzo Cimorelli, palazzo Armieri, palazzo Macchia-Nola, palazzo Del Prete, palazzo Colicchi, palazzo De Lellis, palazzo Del Vecchio, palazzo Mancini, palazzo Fiondella; museo archeologico nazionale "Santa Chiara"; area archeologica di sant'Aniello (teatro, odeon, terme); monumento ai caduti; municipio; istituto riabilitativo C.A.R.S.I.C.; liceo classico "A. Giordano"; biblioteca comunale; uffici Inps, Inpdap, Centro per l'impiego, Agenzia delle Entrate.
Centro Poste centrali, stazione ferroviaria, scuola elementare statale in via Colonia Giulia, palazzina Liberty, villa Maria, Sorgenti del San Bartolomeo, Corpo Forestale dello Stato, sede ARSIAM, Comunità montana del Volturno, CAF Coldiretti.
Maiella-V.le San Nicandro Chiesa e convento di San Nicandro, Cimitero militare francese, I.S. I.S.S. "A. Giordano", scuola media statale "L. Pilla", cittadella militare di Venafro (Guardia di Finanza, Carabinieri), Giudice di Pace, Pretura, Polizia Municipale.
Starza Ospedale civile SS. Rosario, distretto sanitario di Venafro, SERT, chiesa di San Luigi Orione, cappella della Madonna delle Rose, stadio comunale "Marchese Del Prete", palazzetto dello Sport, sede del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro.
Via Campania-Strepparo Area prettamente residenziale e commerciale, area IACP, chiesetta di San Donato.
Maria Pia-Rava Chiesa dei Santi Martino e Nicola, area prettamente residenziale, Istituto Comprensivo "Don G. Testa", I Circolo Didattico, Piscina Provinciale.
La Madonnella Centro commerciale, area industriale, pista ciclabile.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ceppagna.
  • Ceppagna, con circa 500 abitanti, situata a quasi 300 m s.l.m. a 4 km dal capoluogo comunale, è la più grande delle frazioni di Venafro. Il paese si sviluppa lungo la Casilina ed è sede di un ufficio postale, di alcuni bar e attività commerciali. La piccola chiesa situata nel cuore del borgo antico è intitolata alla Madonna del Rosario, patrona del paese, che si festeggia nella prima domenica di ottobre.
  • Vallecupa conta circa 100 abitanti e si trova, come si evince dal nome, in una piccola valle, a circa 300 metri sul mare, ai confini con la Campania e alle pendici del monte Cesima. Fino a circa trenta anni fa era frazione del vicino comune di Sesto Campano. Dista da Venafro circa 6 km. È presente la piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, patrona del paese.
  • Le Noci conta circa 40 abitanti e si trova alle pendici del monte Sambucaro (1 205 m), a circa 400 m s.l.m. Gode di un clima più fresco rispetto al capoluogo comunale (dal quale dista circa 4,5 km) grazie a una minore esposizione al sole e a una ventilazione costante. Si tratta di un borgo abitato prevalentemente da anziani dediti alla pastorizia.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Gli ulivi di Venafro

L'agricoltura viene praticata tradizionalmente a livello familiare. In particolare è tuttora attiva la storica produzione di olio d'oliva: Venafro ha ottenuto lo status di "Città dell'olio", e vanta una specie autoctona di ulivo, l'Aurino. Sono presenti molte aziende agricole nella piana.

A pochi chilometri da Venafro sorge il nucleo industriale di Venafro-Pozzilli con industrie metalmeccaniche, manifatturiere, edili, di detersivi, aziende agricole e alimentari.

Fiorente il commercio, grazie alla sua posizione strategica, posta all'incrocio di due strade statali, con molte attività. Poco sviluppato il turismo nonostante il patrimonio artistico, architettonico, storico e culturale di Venafro tra i più importanti del Molise e delle zone limitrofe.

Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che pur non essendo diffuse come nel passato non sono del tutto scomparse, e si distinguono per la lavorazione della canapa finalizzata alla produzione di corde e di funi.[9]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è attraversata dalla strada statale 85 Venafrana, che collega lo svincolo autostradale di Caianello e la Campania con il Molise; la strada statale 6 dir Via Casilina che collega il Molise con il Lazio e il casello autostradale di San Vittore del Lazio. La '''Strada Statale 85 var Variante di Venafro''' è un opera viaria di nuova costruzione inaugurata nel 2008 per risolvere parzialmente il problema dell'attraversamento del centro urbano di Venafro e il relativo traffico congestionato. La piana di Venafro è attraversata da numerose strade di bonifica che permettono un veloce transito dei mezzi agricoli oltre che del traffico locale.

In città fermano tutte le linee autobus da e per Roma, Napoli, Perugia, Firenze, Siena, Pescara e altre città italiane. Sono inoltre presenti numerose linee autobus urbane, extra urbane, regionali e interregionali.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Venafro.

Il comune è attraversato dalla ferrovia Vairano-Isernia ed è capolinea della Ferrovia Rocca d'Evandro-Venafro

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
18 aprile 1946 17 gennaio 1948 Pasquale Morra Sindaco
18 gennaio 1948 17 febbraio 1952 Pasquale De Cola Sindaco
18 febbraio 1952 7 giugno 1952 Luigi Palumbo Sindaco
8 giugno 1952 28 ottobre 1953 Antonio Palumbo Sindaco
29 ottobre 1953 14 gennaio 1954 Nicandro Vizoco F.F.
15 gennaio 1954 10 febbraio 1954 Annibale Durante Sindaco
11 febbraio 1954 6 giugno 1955 Alfonso Cantone Commissario Prefettizio
7 giugno 1955 19 agosto 1955 Carlo Lattanzio Commissario Prefettizio
20 agosto 1955 13 giugno 1956 Alfonso Cantone Commissario Prefettizio
14 giugno 1956 21 agosto 1956 Luigi Palumbo Sindaco
22 agosto 1960 10 dicembre 1960 Marciano Gargano Sindaco
11 dicembre 1960 9 dicembre 1964 Vittorio Pinto Sindaco
10 dicembre 1964 13 maggio 1966 Gaetano Galardi Sindaco
14 maggio 1966 4 agosto 1967 Giuseppe Di Lauro Sindaco
5 agosto 1967 26 ottobre 1967 Mario Ricci F.F.
27 ottobre 1967 2 febbraio 1969 Giovanni Fichera Sindaco
3 febbraio 1969 18 maggio 1973 Basileo Milano Sindaco
10 gennaio 1974 14 giugno 1976 Nicandro Testa Sindaco
15 giugno 1976 22 giugno 1976 Giuseppe Di Lauro F.F.
23 giugno 1976 9 marzo 1977 Aldo Bucci Sindaco
10 marzo 1977 25 ottobre 1985 Pietro Petrecca Sindaco
26 ottobre 1985 3 novembre 1985 Mario Virgilio F.F.
4 novembre 1985 6 novembre 1987 Nicandro Testa Sindaco
7 gennaio 1987 14 settembre 1987 Michele Antonucci Commissario Prefettizio
15 settembre 1987 1º dicembre 1994 Vincenzo Ottaviano Sindaco
2 dicembre 1994 26 giugno 1996 Tony Incollingo Commissario Prefettizio
27 giugno 1996 5 gennaio 2000 Vincenzo Ottaviano Sindaco
6 gennaio 2000 15 aprile 2000 Luigi Petroni F.F.
16 aprile 2000 / Enzo Bianchi Sindaco
/ / Ernesto Cardarelli F.F.
/ 2 aprile 2005 Nicandro Cotugno F.F.
3 aprile 2005 / Vincenzo Cotugno Sindaco
/ 15 aprile 2008 Nicandro Cotugno F.F.
16 aprile 2008 30 maggio 2012 Nicandro Cotugno Venafro sarà Sindaco
31 maggio 2012 novembre 2012 Erminia Ocello Commissario Prefettizio
novembre 2012 maggio 2013 Giuseppina Ferri Commissario Prefettizio
27 maggio 2013 10 giugno 2018 Antonio Sorbo Venafro cambia Venafro Sindaco
11 giugno 2018 in carica Alfredo Ricci Insieme per Venafro Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Venafro è gemellata con:

  • Lettonia Cēsis
  • Italia Cassino (dal 1983 gemellaggio delle comunità giovanili che seguono le squadre calcistiche cittadine)

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'U.S. Venafro 1966 che milita nell'Eccellenza Molise. Tra i suoi tesserati si ricordano il calciatore Diego Maradona jr. (2007-2008) e gli allenatori Rosario Rivellino, Domenico Progna, Alberto Urban, Corrado Urbano, Mario Buccilli. La tifoseria venafrana è profondamente legata a quella cassinate da un duraturo gemellaggio incominciato nel 1983 e sussiste anche un'amicizia con i corregionali termolesi.

La squadra di pallacanestro cittadina è la società Basket Venafro[10] fondata nel 1977.

La società di pallavolo con sede nel Comune è la Venafro Volley,[11] fondata nel 2007. La squadra maschile milita in Serie D.

La principale squadra di calcio a 5, Venafro calcio a 5, milita nella girone unico regionale.

La squadra di nuoto è la Swim Project Venafro, che gareggia nel Comitato Regionale Lazio.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto principale di Venafro è lo stadio comunale marchese "Alessandro del Prete". Vi sono inoltre una palestra comunale e una piscina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  2. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  3. ^ Enzo Biagi - "Storia d'Italia a Fumetti", III Volume
  4. ^ Vedi l'art. 2 dello Statuto comunale.
  5. ^ fonte: sito web comune di Venafro
  6. ^ a b fonte: guida della città di Venafro edita dal comune
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Venafro - Il ricordo di Totò nel 60° del ciak di "La Legge è legge", molisenetwork.net, 11 aprile 2017.
  9. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 22.
  10. ^ basketvenafro
  11. ^ www.venafrovolley.com

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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