Terremoto di Tuscania del 1971

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Terremoto di Tuscania del 1971
Terre tusca1.jpg
Il centro storico di Tuscania dopo il terremoto.
Data6 febbraio 1971
Ora19:09 (CEST)
Magnitudo momento5.2[1]
EpicentroTuscania
42°26′34.8″N 11°50′45.6″E / 42.443°N 11.846°E42.443; 11.846Coordinate: 42°26′34.8″N 11°50′45.6″E / 42.443°N 11.846°E42.443; 11.846
Nazioni colpiteItalia Italia
Intensità MercalliVIII-IX
Vittime22
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto di Tuscania del 1971
Posizione dell'epicentro

Il terremoto di Tuscania del 1971 è stato un evento sismico verificatosi nel 1971 a Tuscania e nell'alto Lazio.

Eventi sismici[modifica | modifica wikitesto]

Il sisma si verificò la sera del 6 febbraio 1971, alle ore 19:09, e fece registrare una magnitudo momento di 5.2 ed un'intensità stimata tra il XVIII e il IX grado della scala Mercalli.[1] Ebbe epicentro tra Arlena di Castro e Tuscania, circa 20 km a est di Viterbo, nell'alto Lazio. Secondo le testimonianze raccolte, il terremoto sarebbe stato preceduto da altri eventi sismici di minore intensità.[2] Una forte replica si verificò alle ore 20:20.[2] Il sisma causò 22 vittime e un centinaio di feriti.[2]

L'origine sismogenetica si ritiene connessa ai movimenti tellurici dell'apparato Vulsinio, similarmente ad altri terremoti verificatisi in passato nello stesso territorio, e dunque l'evento mantiene sostanziali differenze con i terremoti dell'Appennino centrale.[2] Inoltre, a causa della modesta profondità dell'ipocentro, l'area interessata fu limitata al viterbese, sebbene il sisma fu avvertito anche a Roma e nel Lazio meridionale.[1]

Crolli nel centro storico di Tuscania.

La città più colpita fu, appunto, Tuscania dove risultò inagibile il 60% degli edifici.[1] Si verificarono numerosi crolli, in particolar modo nel quartiere medievale edificato in buona parte su lava e tufo.[2] La chiesa di San Pietro e la basilica di Santa Maria Maggiore fecero registrare gravissimi danni,[1] come anche il resto degli edifici monumentali e l'Ospedale Civile.[3] Furono riscontrate lesioni sulle arcate del ponte sul fiume Marta,[1] cosicché la cittadina rimase inizialmente irraggiungibile ai soccorsi provenienti da Roma.[3] Lievi danni si verificarono anche ad Arlena di Castro, Civitavecchia, Tarquinia e Viterbo.[1]

Nei giorni seguenti furono allestite tendopoli per dare rifugio agli oltre 4 000 sfollati.[4] L'8 febbraio l'area terremotata ricevette la visita del presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, e del presidente del Consiglio, Emilio Colombo.[5] In seguito, con la legge n. 1155 del 20 dicembre 1971, furono dispensati dal servizio di leva i giovani di Tuscania e Arlena di Castro che avessero deciso di partecipare alla ricostruzione delle due cittadine.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G. e Valensise G., CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500): terremoto del 6 febbraio 1971, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, 2018.
  2. ^ a b c d e Console R. e Sonaglia A., Studio del terremoto di Tuscania (PDF), in "Annali di Geofisica, vol. 25, Roma, 1972, pp. 367-390.
  3. ^ a b Paolo Gambescia, Tuscania semidistrutta dal terremoto. Quattordici morti accertati, un centinaio di feriti (PDF), in l'Unità, 7 febbraio 1971, p. 1; 7.
  4. ^ Disperazione a Tuscania: migliaia senza casa (PDF), in l'Unità, 8 febbraio 1971, p. 1; 3.
  5. ^ Paolo Gambescia, Ora il dramma a Tuscania è la casa per quattromila (PDF), in l'Unità, 9 febbraio 1971, p. 7.
  6. ^ Legge 1155 del 1971, su edizionieuropee.it.

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