Papa Clemente XI

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Papa Clemente XI
Clemente XI
243º papa della Chiesa cattolica
C o a Clemente XI.svg
Elezione 23 novembre 1700
Incoronazione 8 dicembre 1700
Fine pontificato 19 marzo 1721
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Innocenzo XII
Successore papa Innocenzo XIII
Nome Giovanni Francesco Albani
Nascita Urbino, 23 luglio 1649
Ordinazione sacerdotale settembre 1700
Consacrazione a vescovo 30 novembre 1700 dal cardinale Emmanuel Théodose de La Tour d'Auvergne de Bouillon
Creazione a cardinale 13 febbraio 1690 da papa Alessandro VIII
Morte Roma, 19 marzo 1721
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Papa Clemente XI, in latino: Clemens PP. XI, nato Giovanni Francesco Albani (Urbino, 23 luglio 1649Roma, 19 marzo 1721), è stato il 243º papa della Chiesa cattolica dal 1700 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato il 23 luglio 1649 a Urbino (secondo altre fonti a Pesaro) da Carlo Albani e Elena Mosca (entrambi nobili), fu il primogenito della famiglia. Gli Albani erano una nobile famiglia di origine albanese, mentre la madre Elena apparteneva alla famiglia dei marchesi Mosca di Pesaro, d'antiche origini lombarde (più precisamente, bergamasche). Durante il pontificato di Urbano VIII (1623-1644) il nonno del futuro pontefice aveva ricoperto la carica di Senatore di Roma (all'epoca carica monocratica)[1]. Suo padre era imparentato con il cardinale Gian Girolamo Albani. All'età di 11 anni Giovanni Francesco fu condotto a Roma e fu iscritto al Collegio dei Gesuiti, dove si svolse tutta la sua formazione.

Completò gli studi ginnasiali nel 1660. Dotato di un notevole talento per le lingue, imparò a tradurre dal latino e dal greco antico. In età giovanile eseguì la traduzione di una parte del Monologo dei Greci, composto su commissione dell'imperatore bizantino, e un'omelie di Sofronio di Gerusalemme sui santi Pietro e Paolo[2]. S'iscrisse all'Università di Roma e si laureò in utroque iure. Ad Urbino conseguì il titolo di dottore (1668). Nel giro di pochi anni la sua fama portò Cristina di Svezia a volerlo nella sua Accademia, grazie alla presentazione fatta dal cardinale Decio Azzolino. Quest'ambiente letterario colto era frequentato da letterati, poeti, pittori, musicisti tra i più famosi del tempo[3]

Giurista, nel 1673 elaborò gli statuti sinodali di Farfa e di Subiaco. Scrisse il testo che fu approvato e promulgato da papa Innocenzo XII con la bolla Romanum decet pontificem (contenente la famosa condanna del nepotismo). Grazie alla sua competenza ed alla sua conoscenza dei meccanismi di governo della Chiesa, fu inoltre consigliere di Alessandro VIII Ottoboni (1689-1691) e di Innocenzo XII Pignatelli (1691-1700). Divenne noto, all'interno della Curia romana, inoltre, come uomo integerrimo e scevro da corruttele e nepotismo.

Papa Ottoboni lo consultò prima di sancire l'annullamento delle decisioni dell'assemblea episcopale francese (costituzione apostolica Inter Multiplices, approvata il 4 agosto 1690). Da parte sua, Papa Pignatelli utilizzò i suoi consigli quando, immediatamente dopo l'elezione, dovette effettuare le nomine ai vertici dei dicasteri della Curia romana. Nel 1700, richiesto di un parere da parte del re di Spagna Carlo II (che non aveva figli propri) prima di rispondere si servì dei consigli di tre cardinali, tra cui l'Albani. Il re accolse il suggerimento papale e fece testamento in favore di Filippo d'Angiò, nipote del re di Francia Luigi XIV[4].

Fu ordinato sacerdote nel mese di settembre 1700. Prese parte a due conclavi: quello del 1691 e quello del 1700, che lo vide eletto.

Cronologia incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto del cardinale Albani.

Il Conclave del 1700[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Francesco Albani fu eletto il 23 novembre 1700 nel Palazzo Apostolico. Al conclave parteciparono 57 cardinali, di cui 38 presenti fin dal primo giorno. Il plenum del collegio cardinalizio era composto da 66 porporati.

Le riunioni si aprirono il 9 novembre. La Francia pose il veto sul cardinale Galeazzo Marescotti. I nomi più votati prima dell'elezione finale furono quelli dei cardinali Bandino Panciatici, Leandro Colloredo e Giambattista Spinola. Fu il gruppo degli “Zelanti” a determinare l'elezione dell'Albani.
Giovanni Francesco Albani non accolse subito la scelta del collegio cardinalizio, ma chiese di riflettere per tre giorni prima di accettare.

Il successivo 30 novembre il neoeletto fu ordinato vescovo dal cardinale decano Emmanuel Théodose de La Tour d'Auvergne de Bouillon e l'8 dicembre fu consacrato. Salito al Soglio di Pietro all'età di soli 51 anni, dopo di lui nessun pontefice fu eletto a un'età più giovane della sua.
Assune il nome pontificale di Clemente in memoria di Papa Clemente I, il santo del giorno in cui fu eletto.

Il Pontificato[modifica | modifica wikitesto]

I primi atti del nuovo Pontefice confermarono le aspettative del Sacro Collegio. Respinse tutti i tentativi della famiglia di approfittare della carica del loro congiunto per accaparrarsi cariche politiche o religiose, o titoli nobiliari ed uffici pubblici.

Curia romana

Relazioni con le istituzioni della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1703 approvò la congregazione fondata dalla religiosa inglese Mary Ward come Istituto della Beata Vergine Maria. Il primo convento della congregazione era stato fondato da madre Francesca Bedingfield nel 1686, quando essere cattolici in Gran Bretagna era ancora reato.[7]
  • Nel 1706 approvò la nomina del nuovo patriarca della Chiesa maronita, Yaaqoub IV Boutros. Cinque anni dopo il patriarca fu deposto; la Santa Sede si mantenne ferma nel considerare illegale la deposizione, fino a quando l'antipatriarca Youssef Moubarak fu a sua volta destituito. Nel 1713 Clemente XI sancì il reintegro di Yaaqoub IV nelle sue funzioni patriarcali. L'anno seguente inviò uno speciale elogio alla nazione maronita per la sua fedeltà alla Chiesa (18 agosto 1714).
  • Nel 1710 riconobbe l'Ordine dei fratelli di Betlemme e lo eresse a ordine regolare.
  • Nel 1719 confermò con due brevi i diritti primaziali dell'Arcidiocesi di Armagh.
  • Durante il suo pontificato si ebbero la conversione alla fede cattolica dei seguenti alti prelati: il patriarca Samuele della Chiesa ortodossa di Alessandria (eletto nel 1712), il patriarca Cirillo VI della Chiesa greco-ortodossa di Antiochia (eletto nel 1694), del vescovo armeno di Cipro, monsignor Arutin, e dell'arcivescovo greco di Tiro e Sidone, Eutimio[8].

In Scozia John Gordon, vescovo di Galloway, si convertì al cattolicesimo ed aggiunse “Clemente” al primo nome. Da allora fu chiamato John Clement Gordon.

Relazioni con altre Chiese cristiane[modifica | modifica wikitesto]

Proseguendo gli sforzi del predecessore Innocenzo XII, il pontefice cercò di riportare nell'alveo della cattolicità la Chiesa copta. Inviò in Etiopia un missionario francescano presso il re e l'arcivescovo (quest'ultimo veniva nominato dal Patriarca di Alessandria). Successivamente giunsero nel Paese missionari francescani, cappuccini e carmelitani, ma essi furono male accolti dalla popolazione[9].

Decisioni in materia dottrinale[modifica | modifica wikitesto]

Clemente XI
Repressione del Giansenismo

Nel 1702 il pontefice sospese il vescovo di Utrecht (Paesi Bassi) Petrus Codde, acceso sostenitore del giansenismo, e lo sostituì con un nuovo vescovo.

In Francia il pontefice si mosse d'intesa con Luigi XIV, deciso anch'egli a sradicare il giansenismo. Il re di Francia sottopose alla Santa Sede una serie di misure, che vennero formalizzate nel 1705 nella costituzione apostolica Vineam Domini Sabaoth (17 luglio 1705). In essa fu affermato che il “silenzio obbediente” non può essere una risposta soddisfacente alla Formula di sottomissione per i giansenisti.
Furono condannate le teorie del francese Pasquier Quesnel, guida dei giansenisti dopo Antoine Arnauld. Nel 1693 aveva stampato Le Nouveau Testament en francaisavec des réflexions morales sur chaque verset. L'opera conteneva la traduzione giansenista del Nuovo Testamento. Clemente XI dapprima proibì l'opera (breve Universi dominici gregis del 13 luglio 1708) e successivamente la condannò come eretica (bolla Unigenitus Dei Filius del 1713)[10].

La condanna del giansenismo divise la chiesa francese tra tcoloro che accettavano l'ordine papale, i cosiddetti "accettanti" e coloro che nel respingere la bolla papale si appellavano ad un concilio universale, i cosiddetti "appellanti". In particolare, quattro vescovi (i titolari delle sedi di Senez, Montpellier, Boulogne e [[Diocesi di Mirepoix|Mirepoix) fecero appello dal papa a un concilio generale: furono tutti scomunicati (Pastoralis officii, 28 agosto 1718)[11]. Ma questi si appellarono al potere civile. L'intervento risolutore del governo di Parigi per riportare tutti gli appellanti nel solco della Chiesa di Roma. La qual cosa fu possibile soltanto con la trasformazione della bolla pontificia in una legge dello Stato. Il 4 dicembre 1720 la bolla 'Unigenitus Dei Filius fu registrata dal Parlamento francese.

Infine fu decisa anche la chiusura dell'antico monastero cistercense di Port-Royal des Champs, legato al giansenismo. L'ordine venne eseguito nel 1708. L'anno seguente i religiosi che vi rimanevano furono espulsi con la forza (29 agosto 1709).

Decisioni in materia liturgica[modifica | modifica wikitesto]

Controversia dei riti malabarici e cinesi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Controversia dei riti malabarici e Controversia dei riti cinesi.

Durante il pontificato di Clemente XI si intensificò la controversia tra Domenicani e Gesuiti sui riti cinesi e malabarici. Con decisione del 20 novembre 1704 il papa condannò l'uso di entrambi i riti, dando ragione ai Domenicani. In particolare, ordinò ai missionari di osservare nella sua interezza il decreto della Santa Inquisizione per l'India e la Cina[12]. Per far eseguire il decreto inviò appositamente in India e in Cina un legato, il cardinale torinese Carlo Tommaso de Tournon.

Il 7 gennaio 1706 il pontefice ribadì questa decisione (bolla Gaudium in domino). La missione del legato però non ebbe i risultati sperati: le divergenze tra i missionari permasero. I Gesuiti di Pechino, poco soddisfatti di tale editto, si rifiutarono di applicarlo e si autosospesero dall'amministrazione dei sacramenti, sostenendo che non era possibile fare missione in Cina seguendo quelle proibizioni.

Nel marzo 1715 Clemente XI emanò quella che nelle sue intenzioni doveva essere l'ultima parola sulla questione: la costituzione apostolica "Ex Illa Die", che ribadiva e confermava tutte le proibizioni del decreto del 1704, ed esigeva un giuramento di fedeltà da parte dei missionari. Inviò in Estremo Oriente un nuovo legato, Carlo Ambrogio Mezzabarba, per pubblicare la Bolla con tutta l'autorità della Santa Sede.

Il cardinal Mezzabarba giunse a Pechino alla fine del 1720. Questa seconda legazione fu condotta con maggiore diplomazia e giunse quasi ad una positiva conclusione con la famosa udienza del 14 gennaio 1721, in cui sembrò che l'Imperatore accogliesse tutte le richieste della Santa Sede. Ma anche allora la situazione precipitò e il legato ritornò in Europa senza riportare un significativo successo.

Altre decisioni[modifica | modifica wikitesto]

Clemente XI indisse tre giubilei straordinari, con queste motivazioni[13]:

  • Per inaugurare il pontificato (Natale 1701)
  • Per invocare la pace tra i principi cristiani (2 dicembre 1706);
  • Per invocare l'aiuto di Dio alle armi venete contro i Turchi (31 maggio 1715).

Con la bolla Comissi nobis (6 dicembre 1708) Clemente XI rese universale la festa dell'Immacolata Concezione di Maria, già localmente celebrata a Roma e in altre zone della cristianità.
Con decreto del 4 febbraio 1714, stabilì che si festeggiasse San Giuseppe con Messa ed Ufficio propri[14].
Il 3 febbraio 1720 dichiarò Sant'Anselmo d'Aosta Dottore della Chiesa.

Relazioni con i monarchi europei[modifica | modifica wikitesto]

Sacro romano impero

In base alla sua competenza in diritto civile e canonci, nel 1700 l'Albani ebbe a consigliare all'allora pontefice Innocenzo XII la disposizione testamentaria con la quale il re di Spagna Carlo II assegnava la successione a Filippo d'Angiò, nipote del Re di Francia Luigi XIV di Borbone. Il re di Spagna seguì il consiglio della Santa Sede e, alla sua morte, Filippo d'Angiò divenne re col nome di Filippo V.

Gli Asburgo impugnarono la decisione del defunto re (il quale apparteneva al loro casato) facendo scoppiare una guerra di successione. Clemente XI si mantenne fedele alla parte franco-spagnola, in continuità con la politica del suo predecessore[15]. Giuseppe I d'Asburgo ordinò al suo esercito di invadere i territori pontifici: vennero occupati il Bolognese e la Romagna (1708). Clemente XI invocò l'intervento della Francia, ma i transalpini non vollero aprire un nuovo fronte di guerra[16]. Il pontefice fu costretto a trattare la pace e dovette accettare, in un protocollo segreto, di riconoscere il fratello dell'imperatore, l'arciduca Carlo VI d'Asburgo, come re di Spagna (15 gennaio 1709).
Fu l'ultimo scontro armato tra l'imperatore e la Santa Sede.

Spagna

Dopo l'infelice conclusione del conflitto con l'imperatore, il papa dovette subire la ritorsione di Filippo d'Angiò: il re di Spagna punì la decisione del papa di cambiare campo bloccando il pagamento delle rendite della Santa Sede sul suolo francese.
Al termine della guerra di successione, la Santa Sede dovette fare da spettatore a fronte delle decisioni prese da altri. L'evento fu talmente raro che, nella storia d'Europa ebbe solo un precedente, la pace di Vestfalia del 1648[17].

I trattati di Utrecht del 2 aprile 1713 e di Rastatt del 6 marzo 1714 assegnarono il Ducato di Mantova all'impero, togliendolo ai Gonzaga, tradizionali alleati del Papa. Le isole di Sicilia e Sardegna passarono di mano nonostante le sue proteste. Dal momento che il Papa, tra tutti i sovrani italiani, era il soggetto che disponeva del più alto numero di rendite, divenne il più grande perdente della guerra di successione spagnola. Fu così che i feudi pontifici di Napoli e della Sardegna furono dati a Carlo VI d'Asburgo che nel 1711 era succeduto a Giuseppe I come nuovo imperatore. Clemente XI perse anche un suo possedimento diretto: Comacchio, sede di diocesi e porto della Legazione di Ferrara[18].

L'unico successo del pontefice fu, nel 1717 la stipula di un concordato. In esso, in cambio di un incondizionato riconoscimento dei diritti della Chiesa spagnola, Clemente XI concesse il permesso di tassare il clero per 150.000 ducati in un quinquennio per finanziare la partecipazione della Spagna alla guerra antiturca[19].

Francia

Durante il pontificato di Clemente XI morì Luigi XIV (1715). Il duca d'Orléans Filippo II di Borbone-Orléans si autonominò reggente. Il suo segretario era un ecclesiastico, Guillaume Dubois, il quale assunse un ruolo sempre più importante nella gestione della Reggenza. Nel 1720 Clemente XI lo ricompensò dei suoi meriti nominandolo vescovo[20].

Ducato di Brunswick-Lüneburg

Il duca Antonio Ulrico si convertì al cattolicesimo dal credo luterano nel 1709.

Regno di Prussia

Fino al 1701 la Prussia era parte del Sacro romano impero. In quell'anno Federico III di Brandeburgo, uno dei principi elettori dell'imperatore, si proclamò primo re di Prussia. Clemente XI non riconobbe tale atto, sia perché comportò la creazione di uno stato protestante, sia perché la Prussia apparteneva, in forza di un antico privilegio, all'Ordine teutonico. Il re però incamerò i beni dell'Ordine teutonico presenti suo suo territorio.

Inghilterra

Nel 1719 Giacomo Francesco Edoardo Stuart, pretendente giacobita al trono d'Inghilterra, scelse Roma come sede del proprio esilio. Clemente XI lo accolse e riconobbe a lui ed alla moglie i titoli di re e regina di Inghilterra e di Scozia.

Regno russo

Pietro I di Russia fu un persecutore della religione cattolica: a Polotsk nel 1705 uccise con le proprie mani il monaco basiliano Teofano Kolbieczynski. Fu anche un abile manovratore. Era suo interesse porre sul trono di Polonia e Lituania (stato confinante con la Russia) Augusto II di Sassonia, suo alleato. Il pontefice invece era propenso a riconoscere come legittimo re Stanislao Leszczyński. Pietro I inviò a Roma il principe Boris Kurakin nominandolo ambasciatore presso la Santa Sede. Il Kurakin fece cambiare idea al pontefice. Ciò aprì la strada alla sconfitta di Leszczyński, che fu costretto all'esilio[21].
Nel 1719 Pietro I decretò l'espulsione dalla Russia dei Gesuiti.

Relazioni con monarchi extraeuropei[modifica | modifica wikitesto]

Impero turco

Nel 1714 la Turchia dichiarò guerra alla Repubblica di Venezia (Seconda guerra di Morea). Clemente XI si adoperò immediatamente per formare una coalizione di stati cristiani. Chiese aiuto al sacro romano imperatore, ma senza alcun risultato. La guerra arrise sin da subito ai turchi, per lo sbilanciamento delle forze in campo. Nel 1716 l'impero decise di intervenire, attenuando così la sconfitta veneziana. L'armata imperiale fu guidata da Eugenio di Savoia. La Repubblica perse per sempre il Peloponneso ma mantenne i possedimenti in Dalmazia (territorio vicino all'Austria). Fu l'ultima guerra combattuta tra Venezia e gli ottomani.

Il pontefice ebbe relazioni con due monarchi extraeuropei: lo scià persiano ed il negus etiopico. Con entrambi ebbe uno scambio epistolare.

Governo dello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Gestione economica[modifica | modifica wikitesto]

Allo scopo di reperire i mezzi finanziari per la costituzione/formazione di un esercito, il pontefice creò la Congregazione economica (editto dell'11 luglio 1708)[22]. Scopo della nuova congregazione fu elaborare un meccanismo di tassazione straordinaria che permettesse di far fronte alle spese di mantenimento delle truppe[23].

Nel 1711 Clemente XI si scontrò col Regno di Sicilia provocando la Controversia liparitana che a lungo incrinerà i rapporti fra quel regno e il papato.
Nel 1713 il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II era diventato re di Sicilia. Successivamente nacque una disputa con la Santa Sede per quanto riguarda le immunità ecclesiastiche e i diritti di successione ai titolari di immunità e privilegi vacanti. Il nuovo re decise di recuperare un istituto giuridico dell'alto medioevo (Monarchia Sicula) in base al quale il papa veniva escluso dall'esercizio di qualunque autorità sulla Chiesa di Sicilia.
Clemente XI condannò il provvedimento e lanciò l'interdetto sull'isola, cui si conformarono 3000 prelati locali. Vittorio Amedeo II rispose espellendoli tutti dall'isola. Essi dovettero rifugiarsi a Roma, dove furono assistiti dal pontefice fino a quando la crisi non rientrò, nel 1718[1].

L'effige di papa Clemente XI su una medaglia realizzata da Ferdinando Sevo.

Ripristinò il gioco del Lotto a Roma[24].

A Roma fece ampliare l'Ospizio di San Michele aggiungendo: un carcere per i minorenni (“correzionale”), due ospizi per anziani (uno per gli uomini e uno per le donne) e una grande chiesa[25].

Clemente XI e la cultura[modifica | modifica wikitesto]

Da parte del padre, Carlo Albani (1623-1684), discendeva da una nobile famiglia di antiche origini albanesi (capostipite degli Albani, in Italia, fu Filippo de' Laçi detto "l'albanese", che era un capitano delle truppe di Giorgio Castriota Scanderbeg e si trasferì a Urbino dopo la morte dell'eroe, nel 1468).

Giovanni Francesco Albani s'interessò molto dell'Albania, occupata ormai dai turchi, soprattutto per la salvaguardia della lingua albanese e della religione cattolica, promovendo molte iniziative e favorendo la stampa di molti libri in lingua albanese. Sotto i suoi auspici si tenne, nel 1700, a Merçine di Alessio (Lezhe) in Albania, il convegno storico di Arber, dove furono prese diverse risoluzioni in favore della lingua albanese e della religione cattolica, per non permettere la loro estinzione sotto la dominazione ottomana.

Nel 1701 approvò la fondazione dell'Accademia dei nobili ecclesiastici (oggi Pontificia accademia ecclesiastica). Inizialmente dedicata alla formazione diplomatica del rampolli ecclesiastici delle famiglie nobiliari, oggi cura la preparazione dei sacerdoti destinati al servizio diplomatico della Santa Sede.

Nel 1715 nominò Giuseppe Simone Assemani (nato Yūsuf Simʿān al-Simʿānī, cristiano maronita di origine libanese) interprete delle lingue araba e siriaca della Biblioteca Vaticana e lo inviò in Medio Oriente per raccogliere manoscritti orientali.

Mecenatismo e opere realizzate a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Clemente XI protesse i reperti archeologici che, sempre più frequentemente, erano dissotterrati nel territorio dell'Urbe vietandone l'esportazione e avviò i primi scavi sistematici nelle catacombe.
Favorì la riscoperta delle opere dell'erudito Bartolomeo Eustachi (+1574).

Il pontefice approvò il progetto per l'ammodernamento del Porto di Ripetta, scalo fluviale dei barconi provenienti dall'Umbria e dalla Sabina. Era situato nell'area antistante la chiesa di San Girolamo dei Croati e l'edificio della Dogana. Il progetto fu affidato all'architetto Alessandro Specchi, che si avvalse della collaborazione di Carlo Fontana. L'opera, per la cui costruzione furono impiegati materiali di spoglio provenienti dal Colosseo, fu inaugurata il 16 agosto 1704.

Costruì un viadotto a Civita Castellana ed un acquedotto a Civitavecchia.

La città di Urbino ebbe in modo particolare le attenzioni del Pontefice, essendo la sua Città natale. Furono, innanzitutto, cancellati tutti i debiti accumulati dal Comune; furono eseguiti lavori di abbellimento nella Cattedrale ed imponenti lavori di restauro del palazzo ducale e di quello arcivescovile; si diede avvio alla fondazione di una biblioteca pubblica. Fu costruito un istituto educativo per la gioventù e furono concessi cospicui privilegi all'Università. Non fu certamente un Papa nepotista nel senso tradizionale del termine, ma gli eccessivi privilegi concessi alla sua città natale ed ai territori limitrofi del già Ducato d'Urbino, vanno considerati comunque come una forma di nepotismo, ancorché collettivo[26].

Nel 1705 fece realizzare su progetto di Carlo Fontana un grande granaio, oggi conosciuto come Granaio Clementino[27]. Fece eseguire i seguenti lavori su monumenti:

Il ritratto di Clemente XI fu eseguito dal pittore Carlo Maratta ed è conservato nella Pinacoteca Vaticana. Il suo sepolcro fu costruito da Carlo Fontana.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Clemente XI morì il 19 marzo 1721. Le circostanze della sua morte sono ricostruite in una relazione[30], stampata a Venezia in quello stesso anno, in cui vennero descritte le ultime fasi della vita terrena del sommo Pontefice. Le sue condizioni di salute peggiorarono repentinamente il giorno prima, quando dopo aver celebrato la messa della mattina fu sorpreso da un attacco di "freddo molto sensibile, e straordinario, a cui seguì un gagliardo attacco di febbre", che lo costrinse a letto. La febbre alta e repentina fu accompagnata nel pomeriggio da violenti attacchi di tosse con secrezione di sangue. Dopo una notte agitata, a tratti con la mente non del tutto lucida, il giorno seguente lo stato di salute di Papa Clemente XI continuò a peggiorare: la tosse sempre più intensa, la febbre e la produzione di abbondante sangue nell'espettorato indussero i presenti ad elargirgli l'estrema unzione. Nonostante la gravità, passò la mattinata ripetendo i versetti dei salmi. Verso mezzogiorno un nuovo violento attacco di febbre alta lo portò alla morte. Il testo riporta che "spirò placidamente tre quarti d'ora doppo il mezzo giorno, in età d'anni 71, mesi 7, e giorni 27". Aveva retto le sorti della Chiesa di Roma per poco più di vent'anni. Immediatamente il suono delle campane del campidoglio annunciarono la morte del Papa ai romani, i quali restarono increduli e stupiti nell'apprendere la notizia della sua repentina morte, avendone conferma dal solo fatto che "vedendosi poscia aperte le porte delle prigioni, e datasi la libertà 'a carcerati, (...) non senza lagrime e afflizione vi diedero la credenza".

La ricognizione effettuata sul cadavere dimostrò che il Papa godeva di buona salute, ad eccezione del "grave danno ne' polmoni, e particolarmente dal sinistro lato ove il sangue stagnante aveva cominciata cancrena".

Il pontefice aveva sempre desiderato di essere sepolto in maniera semplice ed umile. E così fu: le sue spoglie mortali furono deposte sotto il pavimento della Cappella del coro dei Canonici della Basilica di San Pietro, dove tuttora riposano, ricoperte da una semplice lastra di marmo di porfido. Il Reverendo Capitolo di San Pietro ne officia ancora la memoria con particolare solennità il 19 marzo di ogni anno.

Santa Veronica Giuliani riferì che il pontefice le apparve dopo la morte, dicendole che era in Purgatorio e che voleva essere liberato. La santa pregò molto tempo per lui, finché qualche anno dopo le apparve di nuovo dicendole che era pronto per il Paradiso. La santa morì sei anni dopo Clemente XI.

Canonizzazioni e beatificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Canonizzazioni_celebrate_da_papi § Pontificato_di_Clemente_XI.

Clemente XI elevò alla gloria degli altari quattro santi in due distinte cerimonie; proclamò altri tre santi per equipollenza.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Beatificazioni_per_pontificato § Pontificato_di_Clemente_XI.

Il pontefice beatificò formalmente un servo di Dio; beatificò, per equipollenza, altri quindici servi di Dio. Inoltre concesse un indulto per la celebrazione della Messa e dell'ufficio di un altro servo di Dio.

Diocesi create da Clemente XI[modifica | modifica wikitesto]

Prefetture apostoliche[modifica | modifica wikitesto]

1712: prefettura apostolica delle Isole dell'Oceano Indiano; il territorio fu ricavato dalla diocesi di Malacca (oggi arcidiocesi di Singapore)[31].

Nuove diocesi e vicariati apostolici[modifica | modifica wikitesto]

In Europa
In Medio Oriente
In America meridionale

Elevazioni a patriarcato[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 novembre 1716 l'arcidiocesi di Lisbona fu elevata a patriarcato con la bolla In Supremo Apostolatus Solio[32]. Il titolo patriarcale è comunque soltanto nominale, in quanto il patriarca di Lisbona non ha diritti maggiori rispetto agli altri metropoliti.

Digione: elevò al rango di cattedrale la chiesa di Santo Stefano (XV secolo).

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Clemente XI nominò settanta cardinali nel corso di quindici distinti concistori. Tra essi, i futuri pontefici Innocenzo XIII e Clemente XII[33].

Prima di lui nessun papa aveva consacrato un numero così alto di porporati.

Nomine nell'ambito della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Clemente XI effettuò due nomine nell'ambito della propria famiglia:

  • Nel 1711 nominò cardinale un proprio nipote, Annibale Albani, figlio del fratello Orazio (1652-1712).
  • Nel 1715 la nomina riguardò Fabio degli Abati Olivieri, figlio di Gian Andrea e di Giulia Albani; quest'ultima era zia del pontefice.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pope Clement XI, newadvent.org. URL consultato il 5 settembre 2016.
  2. ^ Giuseppe de Novaes, Elementi della storia de' sommi pontefici, 1805, vol. XI, p. 3.
  3. ^ Nel 1690, dopo la morte della regina Cristina, gli artisti e intellettuali che gravitavano intorno al suo salotto letterario costituirono la famosa Accademia dell'Arcadia, a cui aderì anche il cardinale Albani.
  4. ^ Giuseppe de Novaes, op.cit., p. 4.
  5. ^ Merito del cardinale Francesco Barberini, che lo protesse e che nel testamento gli intestò un lascito.
  6. ^ Dopo la nomina a cardinale la carica di abate diverrà incompatibile; cederà il privilegio nell'anno 1700.
  7. ^ Taken in by the spirited sisters Bed and breakfast in a working convent in York, independent.co.uk. URL consultato il 5 settembre 2016.
  8. ^ Luisa Bertoni, Lorenzo Cozza, in Dizionario biografico degli italiani, XXX, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1984. URL consultato il 5 settembre 2016.
  9. ^ Relazione storica e stato del vicariato dell'Africa centrale, comboni.org. URL consultato il 5 settembre 2016.
  10. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 698.
  11. ^ Papa Clemente XI. Unigenitus Dei filius, zaccariaelisabetta.it. URL consultato il 5 settembre 2016.
  12. ^ Il decreto (Cum Deus Optimus, 23 giugno 1704) vietava ai missionari l'osservanza dei "Riti malabarici" e inoltre proibiva loro di celebrare matrimoni tra bambini, pratica molto seguita in India ma contraria alla morale cristiana.
  13. ^ a b Innocenzo X Giovanni Francesco Albani, info.roma.it. URL consultato il 5 settembre 2016.
  14. ^ San Giuseppe protettore della Commissione, intratext.com. URL consultato il 5 settembre 2016.
  15. ^ La Santa Sede fece pervenire a Filippo V di Spagna notevoli sostentamenti economici.
  16. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 716
  17. ^ Nicola Mario Frieri, Il dolente poltificato di Clemente XI (1700 -21),Casa editrice Sapere Aude, Urbino 1993.
  18. ^ Comacchio fu reintegrata nello Stato pontificio solo dopo la morte di Clemente XI.
  19. ^ Stefano Andretta, CLEMENTE XI, papa, in Dizionario biografico degli italiani, XXVI, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1982. URL consultato il 14 settembre 2016.
  20. ^ L'anno seguente Innocenzo XIII lo creò cardinale.
  21. ^ Sebastiano Ciampi, Bibliografia critica delle antiche reciproche corrispondenze, Firenze 1839, p . 212.
  22. ^ Il documento porta la firma del cardinal Giuseppe Renato Imperiali, prefetto della Congregazione del buon governo.
  23. ^ Congregazione economica 1708-1722, ricerca.archiviodistatoroma.beniculturali.it. URL consultato il 5 settembre 2016.
  24. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 718
  25. ^ Oggi l'Ospizio di San Michele è diventata la sede del Ministero dei Beni Culturali.
  26. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 719
  27. ^ Granaio Clementino, romasegreta.it. URL consultato il 5 settembre 2016.
  28. ^ Picola storia di una grande moneta papale: la piastra, ilgiornaledellanumismatica.it. URL consultato il 5 settembre 2016.
  29. ^ S. Maria degli Angeli e dei Martiri. La Meridiana, santamariadegliangeliroma.it. URL consultato il 5 settembre 2016.
  30. ^ Relazione della morte del Sommo Pontefice Clemente Undecimo seguita nell'Alma Città di Roma lì 19. del mese di marzo 1721 - Venetia MDCCXXI, books.google.it.
  31. ^ Dal 1850 è denominata Diocesi di Saint-Denis-de-La Réunion.
  32. ^ Testo della bolla in: Bullarum diplomatum et privilegiorum, vol. XXI, pp. 724-739.
  33. ^ The Cardinals of the Holy Roman Church-Albani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Cucco (a cura di), Papa Albani - Le arti a Urbino e a Roma 1700-1721, Marsilio editore, Venezia, 2001, ISBN 88-317-7862-5
  • Nicola Mario Frieri, Il dolente pontificato di Clemente XI (1700 - 21), Casa Editrice Sapere Aude, Urbino 1993.
  • Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990
  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6

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Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Innocenzo XII 23 novembre 1700 - 19 marzo 1721 Papa Innocenzo XIII
Predecessore Cardinale diacono di Santa Maria in Aquiro Successore CardinalCoA PioM.svg
Gasparo Cavalieri 10 aprile - 22 maggio 1690 Lorenzo Altieri
Predecessore Cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro Successore CardinalCoA PioM.svg
Carlo Cerri 22 maggio 1690 - 30 marzo 1700 Pietro Priuli
Predecessore Cardinale presbitero di San Silvestro in Capite Successore CardinalCoA PioM.svg
Girolamo Casanate 30 marzo - 23 novembre 1700 Johannes Philipp von Lamberg
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