Benedettine di Priscilla

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Le benedettine di Priscilla sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Belvederi, fondatore della congregazione

Le origini della congregazione risalgono alla comunità delle sorelle dei poveri di Santa Caterina da Siena che aveva sede presso le catacombe di Priscilla a Roma: desiderando condurre una vita maggiormente contemplativa e di tipo benedettino, sotto la direzione di Giulio Belvederi, il 21 ottobre 1936 ventisette religiose si staccarono dall'istituto e diedero inizio alla nuova congregazione.[2]

La stesura delle costituzioni fu affidata a Teodoro Suhr, priore dell'abbazia benedettina di San Girolamo in Urbe; il testo fu approvato dal cardinale Donato Raffaele Sbarretti Tazza, vescovo suburbicario di Sabina e Poggio Mirteto, che eresse canonicamente la congregazione il 20 gennaio 1937.[2]

Nel 1940 una comunità di religiose della congregazione si staccò dall'istituto e, presso l'antica abbazia degli Umiliati di Viboldone, costituì un monastero di benedettine.[3]

L'istituto ottenne il pontificio decreto di lode il 10 febbraio 1948 e il 21 marzo 1975 fu aggregato alla confederazione benedettina.[2]

Attività e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Le suore collaborano all'attività scientifica promossa dalla Santa Sede nel campo dell'archeologia sacra e delle antichità cristiane attraverso la stampa, la promozione di convegni, la guida nelle catacombe; inoltre, confezionano paramenti e arredi liturgici e organizzano ritiri spirituali.[2]

Oltre che presso le catacombe di Priscilla, le suore sono presenti presso la Casa della Risurrezione di Montefiolo a Casperia e presso Casa dell'Immacolata a San Felice Circeo;[4] la sede generalizia è sulla via Salaria a Roma.[1]

Alla fine del 2008 la congregazione contava 21 religiose in 3 case.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ann. Pont. 2010, p. 1508.
  2. ^ a b c d I. Filtri, DIP, vol. VI (1980), col. 597.
  3. ^ I. Filtri, DIP, vol. VI (1980), col. 598.
  4. ^ Atlas O.S.B., editio II, Romae 2004 (ZIP), atlas.osb-international.info. URL consultato il 9 gennaio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annuario pontificio per l'anno 2010, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010. ISBN 978-88-209-8355-0.
  • Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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