Incunabolo

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Incipit del Lattanzio di Subiaco, il primo incunabolo con data certa (29 ottobre 1465) stampato in Italia

Con incunabolo (o incunabulo) si intende un libro stampato con la tecnica a caratteri mobili tra la metà del XV secolo e l'anno 1500 incluso. A volte è detto anche quattrocentina.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva dal latino umanistico incunabulum, forma singolare ricostruita nella nuova accezione del latino classico incunabula, soltanto plurale, che significa "in culla".

Il termine incunabula riferito alla stampa fu utilizzato per primo dal medico e umanista olandese Hadrianus Iunius (Adriaan de Jonghe, 1511-1575) e compare in un passo della sua opera postuma (scritta nel 1569): Hadrianus Iunius, Batavia, […], [Lugduni Batavorum], ex officina Plantiniana, apud Franciscum Raphelengium, 1588, p. 256 r. 3: «inter prima artis [typographicae] incunabula».

Solo per un equivoco l’inventore della nuova accezione del termine è stato ritenuto Bernhard von Mallinckrodt (1591-1664), decano della cattedrale di Münster; infatti, è lo stesso identico passo quello che si ritrova nel suo opuscolo: Bernardus a Mallinkrot, De ortu ac progressu artis typographicae dissertatio historica, [...], Coloniae Agrippinae, apud Ioannem Kinchium, 1640 (in antiporta: 1639), p. 29 r. 16: «inter prima artis [typographicae] incunabula», all’interno di un lungo brano di più pagine, che con la massima correttezza e acribia egli cita integralmente in caratteri corsivi (ossia tra virgolette), riferendo il nome dell’autore e l’opera citati: «Primus istorum […] Hadrianus Iunius est, cuius integrum locum, ex Batavia eius, operae pretium est adscribere; […]. Ita igitur Iunius» (ibid., p. 27 rr. 27-32, cui segue il brano, «Redeo → sordes», ibid., p. 27 r. 32 ‒ p. 30 r. 32 [= Batavia, p. 253 r. 28 ‒ p. 258 r. 21]). Dunque, l’attestazione è una sola, l’altra è una citazione.[1]

Il termine restò in uso nei secoli successivi e divenne un termine tecnico bibliografico in tutte le lingue europee, per definire convenzionalmente i libri impressi negli anni che vanno dal 1455 (anno in cui fu inventata in Europa la stampa a caratteri mobili) al 1501.

Descrizione e storia[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente gli incunaboli non presentano un frontespizio, ma solo una indicazione, spesso approssimativa, che contiene il nome dell'autore dell'opera e un titolo nell'incipit o nell'explicit. Il primo frontespizio compare in Italia nel 1476. Le note tipografiche, cioè le indicazioni sullo stampatore, quando presenti, sono riportate nel colophon. Questo perché i primi libri realizzati con i caratteri mobili tendevano a imitare l'aspetto dei libri manoscritti, dove spesso, viste le loro modalità di produzione, tali indicazioni erano del tutto superflue.

Gli incunaboli sono quindi i primi libri moderni, cioè realizzati in serie con delle modalità proto-industriali, ma circa 10.000 dei 40.000 testi noti sono costituiti da fogli volanti, in quanto la nuova tecnologia permetteva di realizzare anche bandi, proclami, lettere di indulgenza, modulistica, etc.

Si stima che siano stati prodotti circa 10 milioni di incunaboli, di cui al mondo ne rimangono circa 450.000 (di moltissime edizioni esistono molti esemplari) e di questi circa 110.000 si trovano in Italia. Sono considerati beni molto preziosi e conservati in musei e nelle più importanti biblioteche.

L'incunabolo più antico, ovvero il primo libro stampato, è la Bibbia di Gutenberg, in latino, così chiamata perché stampata da Johannes Gutenberg tra il 1452 e il 1455, in due volumi in folio, rispettivamente di 322 e 319 carte, tirata in 180 esemplari di cui quaranta su pergamena.

La stragrande maggioranza degli incunaboli furono stampati in latino, sia perché allora era la lingua dotta e internazionale per eccellenza, sia perché i caratteri greci nel Quattrocento erano rari.

Nel secolo successivo le opere a stampa vengono dette cinquecentine, ma alcuni studiosi, soprattutto di area anglosassone, siccome le edizioni realizzate nei primi vent'anni del Cinquecento presentano ancora delle caratteristiche comuni con quelle stampate nel XV secolo, preferiscono parlare fino a quel limite cronologico di post-incunaboli.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Yann Sordet, Le baptême inconscient de l’incunable: non pas 1640 mais 1569 au plus tard, in: «Gutenberg-Jahrbuch», 84 (2009), pp. 102-105.
  2. ^ a b c Incunabula Short Title Catalogue, 02.03.2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Le catalografie degli incunaboli posseduti da singole biblioteche sono ormai moltissime. Tra i repertori generali quello di riferimento per l'Italia è:

  • Indice generale degli incunaboli delle biblioteche d'Italia, 6 voll., Roma, Libreria dello Stato, 1943-81.

Opere sugli incunaboli dal punto di vista storico e bibliologico sono:

  • Lodovica Braida, Stampa e cultura in Europa tra XV e XVI secolo, Bari, Laterza, 2000. ISBN 8842060313
  • Domenico Fava, Manuale degli incunaboli, Milano, Mondadori, 1939.
  • Michele Fuiano, L' eta degli incunabuli. Brevi note, Napoli, Libreria scientifica editrice, 1973.
  • Francesco Giliberti, Notamento delle tipografie messe in Italia nel XV secolo (L'arte della stampa in Italia), Milano, La vita felice, 1995.
  • Piero Rambaudi, Osservazioni sulla carta da stampa del XV secolo, Torino, Editoriale Sit, 1943.
  • Piero Scapecchi, Incunabolo. Itinerario ragionato di orientamento bibliografico, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2004 ISBN 8878121134

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