Frontespizio

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Frontespizio del Dialogo di Galileo Galilei (1632), con la marca editoriale.

Il frontespizio è solitamente la pagina iniziale di un libro, ovvero quella che il lettore vede per prima dopo aver aperto la copertina. Può anche essere la terza pagina, qualora sia preceduto dall'occhiello o dall'antiporta.

Di norma reca gli elementi essenziali del libro: l'autore, il titolo per esteso e le note tipografiche (denominazione e/o sigla sociale dell'editore, città e data di edizione).[1] Essi sono collocati rispettivamente: in alto, al centro e in basso. Spesso tra il titolo e l'editore si trova la marca editoriale o il logo. A partire dall'Ottocento, quando editore e stampatore non coincidono più, oltre al nome dell'editore appare non di rado anche il nome del tipografo, di solito sul verso o retro del frontespizio (ovvero la pagina pari seguente).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi libri a stampa o incunaboli non possedevano frontespizio. Il testo aveva inizio dalla prima pagina ed il libro veniva identificato dalle parole iniziali (incipit) o dal colophon.

Il frontespizio divenne d'uso corrente a partire dal Cinquecento. Uno dei primi casi, in cui la pagina d'apertura può già essere definita frontespizio, si trova nell'Hypnerotomachia Poliphili, stampata nel 1499 a Venezia da Aldo Manuzio, dove al centro di tale pagina compaiono il titolo e la privativa.

Nel Seicento il frontespizio si arricchì di elementi decorativi (illustrazioni e ornamentazioni). Nella seconda metà del Settecento, i tipografi neoclassici Bodoni, Baskerville e Didot effettuarono una semplificazione, eliminando gli elementi decorativi. Il modello di frontespizio esclusivamente tipografico è giunto fino al XXI secolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Per convenzione il frontespizio è stampato nella prima o nella terza pagina di un'opera, cioè in pagina dispari o di destra. Sul retro del frontespizio sono stampate altre informazioni relative alla pubblicazione del libro, come il copyright e l'ISBN. Davanti al frontespizio si trova spesso un occhiello, prima del quale, così come alla fine del libro, sono inserite due o più pagine bianche (di norma due nei libri in brossura) poste a protezione della parte stampata. Esse sono dette "fogli di guardia"[2].

Nella parte bassa, prima del luogo di edizione o dopo la data, anticamente compariva la dicitura Con licenza de' Superiori, a indicare che l'opera aveva passato il vaglio dell'autorità civile o ecclesiastica[3].

La misura del formato moderno di un libro è calcolata sul frontespizio[2].

Antiporta[modifica | modifica wikitesto]

La celebre antiporta incisa da Stefano Della Bella, che precede il frontespizio del Dialogo di Galileo Galilei (1632).

Nell'editoria del XVII e XVIII secolo[4], il frontespizio non era la prima pagina che il lettore vedeva dopo aver aperto la copertina. Esso infatti era preceduto dall'antiporta, che talvolta si trova ancor oggi nei libri di lusso.

Generalmente l'antiporta era figurata, cioè conteneva al recto o più spesso al verso del foglio (così da guardare il frontespizio) una tavola artistica incisa in rame[5], non di rado il ritratto dell'autore, detta appunto "illustrazione d'antiporta"[6]. In altri casi l'antiporta recava al centro il titolo abbreviato dell'opera: era dunque un occhiello, o occhietto[7], tipico dell'editoria dal XIX secolo fino a oggi. Talvolta nel verso dell'occhiello si trova un'epigrafe o un motto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In passato sul frontespizio erano quasi sempre indicate tutte e tre le note tipografiche (nell'ordine: luogo, editore e anno); oggi in presenza di grandi gruppi editoriali, che hanno sede e operano in tutto il mondo, ristampando continuamente le loro edizioni per farle essere o sembrare sempre aggiornate, si tende a omettere sia il luogo sia la data e in basso al frontespizio campeggia da solo il nome dell'editore.
  2. ^ a b Giuliano Vigini, Glossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Milano, Editrice Bibliografica, 1985, p. 55.
  3. ^ Nereo Vianello, La citazione di opere a stampa e manoscritti, Firenze, Leo S. Olschki, 1970, p. 40.
  4. ^ Renzo Frattarolo - Marco Santoro, Vocabolario biblio-tipografico, Ravenna, Longo, 1982, p. 16.
  5. ^ Marco Santoro, Lezioni di bibliografia, Milano, Editrice Bibliografica, 2012, p. 32.
  6. ^ Giuliano Vigini, cit. supra, p. 59.
  7. ^ Renzo Frattarolo - Marco Santoro, cit. supra, p. 65.

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