Stampa a caratteri mobili

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Caratteri mobili di stampa.

La stampa a caratteri mobili è una tecnica di stampa inventata dal tedesco Johannes Gutenberg nel 1455. Questo per quanto riguarda l'Europa: in Asia, infatti, esisteva fin dal 1041, grazie alla tecnica dell'inventore cinese Bi Sheng (毕昇 Huizhou, 990 – 1051, Dinastia Song).

Il procedimento di stampa di Gutenberg[modifica | modifica wikitesto]

Una pagina della Bibbia di Gutenberg del 1456.

Il procedimento di stampa di Gutenberg consisteva nell'allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta o di pergamena. L'innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri: fino ad allora veniva usata la tecnica della xilografia (da cui il torchio xilografico), in cui le matrici di stampa venivano ricavate da un unico pezzo di legno, che poteva essere impiegato solo per stampare sempre la stessa pagina, finché non si rompeva la matrice, cosa che accadeva molto spesso.
I libri stampati con la nuova tecnica tra il 1453 e il 1500 vengono chiamati incunaboli.

La lega tipografica per i caratteri di Gutenberg era formata da piombo, antimonio e stagno, raffreddava velocemente e resisteva bene alla pressione esercitata dalla stampa. La macchina usata per la stampa era derivata dalle presse a vite usate per la produzione del vino: questo permetteva di applicare efficacemente e con pressione uniforme l'inchiostro sulla pagina.

Questa tecnica si rivelò di gran lunga superiore ai procedimenti tradizionali e si diffuse in pochi decenni in tutta Europa: solo 50 anni dopo erano stati stampati già 30.000 titoli con una tiratura superiore a 12 milioni di copie. Il primo testo fu la Bibbia a 42 linee, cioè 42 righe per pagina, con il testo stampato su due colonne.

Da questo momento in poi testi di qualsiasi natura potevano essere pubblicati in modo più veloce ed economico e in maggiore quantità: la stampa a caratteri mobili diede un contributo decisivo all'alfabetizzazione di massa. Dal momento che informazioni su svariate materie erano ora disponibili in gran quantità e a prezzi più accessibili, diventava anche più conveniente apprendere l'uso della scrittura. Secondo molti teorici delle scienze della comunicazione si apre così una nuova epoca dello sviluppo della comunicazione umana: questa rivoluzione è stata analizzata particolarmente da Vilém Flusser o da Marshall McLuhan ("Galassia Gutenberg").

Diffusione in Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa della prima stampa con data certa in Piemonte, a opera di Baldassarre Cordero di Mondovì nel 1472.

La stampa a caratteri mobili si diffuse rapidamente al di fuori della Germania grazie a numerosi tipografi che emigrarono o ritornarono ai paesi d'origine. La prima tipografia impiantata fuori della Germania fu opera di Johannes Numeister, concittadino e allievo di Gutenberg, che aprì a Foligno una bottega tipografica nel 1463[1]. Anche il primo libro stampato fuori della Germania fu realizzato in Italia, nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco. Fu opera di Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz (il primo della diocesi di Magonza e il secondo di quella di Colonia).

Chiamati presumibilmente dal cardinal Nicola Cusano a Roma[2], nel 1464-65 pubblicarono un Donato minore ovvero Donatus pro puerolis (una grammatica latina per fanciulli, ora disperso), il De oratore di Cicerone, il De Civitate Dei di Sant'Agostino e un'antologia di opere di Lattanzio, tutti con una tiratura di 275 copie.[3] Una pressa come quella di Gutenberg venne costruita a Venezia nel 1469; nel 1500 la Serenissima contava ben 417 stampatori. Venezia in questo senso fu una città molto fertile, anche grazie a personaggi come Aldo Manuzio (le cui edizioni, denominate "aldine", sono ancora oggi molto pregiate), Francesco Marcolini da Forlì ed altri. A Roma, durante gli anni 1467-1500 furono stampati ben 1.825 titoli.

Nel 1470 Jean Heynlin costruì una pressa a Parigi. Il 5 e 6 aprile 1472 sempre a Foligno venne stampato da Johannes Numeister e dal folignate Evangelista Mei,[4] il primo libro in lingua italiana: la Divina Commedia. Sempre nel 1472 Jacopo da Fivizzano stampò nella sua città d'origine le Opere di Virgilio.[5] Nel 1473 Kasper Straube pubblicò l'Almanach cracoviense ad annum 1474 a Cracovia. Nel 1476 una pressa fu montata in Inghilterra da William Caxton. L'italiano Giovanni Paoli (più noto col nome spagnoleggiante di Juan Pablos)[6] montò una pressa importata a Città del Messico nel 1539. Il primo a costruire una pressa in Nord America fu Stephen Day nel 1637, nei pressi della Baia del Massachusetts.

Il primo libro stampato in Italia fu realizzato a Bondeno?

Nel XX secolo il ritrovamento di un'opera ritenuta perduta ha riaperto la contesa sulla primogenitura della stampa a caratteri mobili in Italia. Si tratta di otto carte di un'edizioncina illustrata, le Meditazioni sulla Passione di Cristo, traduzione in volgare italiano (contenente diversi termini di area padana) di un originario Leiden Christi tedesco. Dal nome dell'acquirente prese il nome di "Frammento Parson". Nel 1998 è passato di proprietà ed è diventato “Frammento Parson-Scheide” (con l'aggiunta del nome del nuovo proprietario). Il professor Piero Scapecchi, direttore del settore manoscritti e libri rari presso la Biblioteca nazionale di Firenze, ha studiato il frammento ed ha concluso che l'area geografica da cui proviene l'opera è un triangolo i cui vertici sono Ferrara, Bologna e Parma. Poi ha collegato le Meditazioni a un documento notarile del 1463 prodotto a Bondeno, nella Bassa Ferrarese.

Nel 1462 si trovavano a Bondeno don Paolo Moerich (originario di Siena), nominato vicario parrocchiale e Ulrich Pursmid, probabilmente allievo di Gutenberg o quanto meno persona ritenuta esperta nell'arte della stampa. Il 24 febbraio 1463 essi sottoscrissero un contratto con il parroco, don Francesco da Fiesso, per la produzione di opere a stampa. Nel contratto, scritto in latino, la dicitura litteras componere rivela inequivocabilmente che l'oggetto del contratto fosse l'apertura di una stamperia a caratteri mobili. Pursmid e Moerich s'impegnarono a realizzare numerosi testi di carattere sacro.[7]

Dalle analisi di questi documenti e dallo studio puntiglioso del "Frammento Parson-Scheide", Scapecchi giunse alla conclusione che Ulrich Pursmid dovette realizzare una cassa di caratteri per la stampa delle Meditazioni di Cristo, caratteri non più utilizzati successivamente, o comunque non giunti in altre edizioni a noi. In questo modo la storia del libro in Italia verrebbe rivoluzionata. Manca però la prova regina. Il contratto contiene l'elenco di tutte le opere da stampare. Le Meditazioni non ci sono. E poi la società si sciolse in aprile, pochi mesi dopo la fondazione[8].

Il primato veneziano[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio dell'editoria veneziana è fatto risalire solitamente al 18 settembre 1469 quando il governo della Serenissima concesse al tedesco Giovanni da Spira un privilegio di stampa per cinque anni[9]. In breve tempo l'autorizzazione - in considerazione dell'elevata domanda - fu estesa anche a tipografi non tedeschi. Il primo non tedesco ad avviare una stamperia a Venezia fu il francese Nicolas Jenson nel 1470.

Nel 1490 si stabilì a Venezia Aldo Manuzio, lo stampatore che stabilì i canoni del libro moderno; nello stesso periodo approdò in laguna Ottaviano Petrucci, l'inventore della stampa musicale a caratteri mobili. Sin dagli inizi del XVI secolo Venezia divenne la città più rilevante per il settore dell'editoria. Ciò fu possibile grazie ad alcuni fattori come la grande libertà di stampa che vigeva nel territorio della Serenissima, l'estesissima rete commerciale della repubblica, l'impiego della carta prodotta dalle cartiere di Piave Brenta e lago di Garda, l'alto tasso di alfabetizzazione della popolazione maschile veneziana e la grande disponibilità di capitali messi a disposizione da parte dei nobili veneziani. La città lagunare, grazie a ciò, ottenne diversi primati, come la stampa del primo libro in greco, ma anche del primo libro in armeno, in cirillico bosniaco, in corano nonché il primo Talmud.

Il primato veneziano fu offuscato solo a metà del Cinquecento, a causa della controriforma che costrinse gli editori a trasferirsi nell'Europa del nord.

Il rifiuto islamico[modifica | modifica wikitesto]

I religiosi islamici dell'Impero ottomano, che allora governava la maggior parte del mondo musulmano, rifiutarono risolutamente questa invenzione. Così facendo si impedì sia l'alfabetizzazione delle masse che la diffusione del sapere. Si dovette aspettare il 1729 per vedere la prima macchina da stampa a Istanbul (che allora si chiamava ancora Costantinopoli). Al Cairo la prima macchina da stampa arrivò nel 1798 con la Campagna d'Egitto di Napoleone Bonaparte. I religiosi docenti all'università al-Azhar, però, distrussero la macchina e ne gettarono i pezzi nel porto di Abukir ad Alessandria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 1470 Numeister stampò il "De bello italico adversos Gothos", dell'umanista Leonardo Bruni.
  2. ^ Ennio Sandal, IlLattanzio- De divinis institutionibus, Simbruina Stagna. URL consultato il 25/04/2011.
  3. ^ Enrico Mistretta, L'editoria - un'industria dell'artigianato, Il Mulino, Bologna, 2008.
  4. ^ Altri identificano l'Evangelista Mei citato nel colophon dell'edizione, con il mecenate folignate Emiliano Orfini, altri ancora con il tipografo Evangelista Angelini.
  5. ^ Amedeo Benedetti, Jacopo da Fivizzano, Genova, Tipolito Torre, 2014.
  6. ^ Giuseppe Nova, Stampatori, librai ed editori bresciani in Italia nel Cinquecento, Brescia: Fondazione Civiltà bresciana, 2000, p. 215, ISBN 88-86670-19-2 (Google libri)
  7. ^ Adriano Franceschini (a cura di) Artisti a Ferrara in età umanistica e rinascimentale e Guerrino Ferraresi, Storia di Bondeno.
  8. ^ E Subiaco fece nascere la stampa. URL consultato il 31/07/2014.
  9. ^ Martin Lowry, Nicolas Jenson e le origini dell'editoria veneziana nell'Europa del rinascimento, Il veltro editrice (2002), p.44. ISBN 88-85015-42-5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lodovica Braida, Stampa e cultura in Europa tra XV e XVI secolo, GLF editori Laterza, Roma - Bari 2011 (VIII ed.; 2000 I ed.)
  • Giovanni Ragone, Un secolo di libri. Storia dell’editoria in Italia dall’Unità al post-moderno, Einaudi, Torino 1999
  • Sigfrid Henry Steinberg, Cinque secoli di stampa, CDE, Milano 1993 (I ed. it.: Einaudi, Torino 1962; I ed. orig.: Five hundred years of printing, Penguin Books, Harmondsworth 1955)
  • Alessandro Marzo Magno, Maledetti Libri, "Focus Storia", Agosto 2013, 82, 32-38. "conoscere e scoprire" settembre 1999

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]