Galeazzo Maria Sforza

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Galeazzo Maria Sforza
Piero Pollaiuolo Portrait of Galeazzo Maria Sforza.jpg
Piero del Pollaiolo, Ritratto di Galeazzo Maria Sforza (1471), Galleria degli Uffizi
Duca di Milano
In carica 14661476
Incoronazione 1466
Predecessore Francesco Sforza
Successore Gian Galeazzo Maria Sforza
Altri titoli Signore di Milano
Nascita Fermo, 24 gennaio 1444
Morte Milano, 26 dicembre 1476
Casa reale Sforza
Padre Francesco Sforza
Madre Bianca Maria Visconti
Consorte Bona di Savoia

Galeazzo Maria Sforza (Fermo, 24 gennaio 1444Milano, 26 dicembre 1476) fu duca di Milano.

L'erede al trono[modifica | modifica wikitesto]

Educazione e apprendistato[modifica | modifica wikitesto]

Figlio primogenito di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, nacque a Fermo presso la rocca del Girifalco[1]. Il nome fu scelto dal nonno materno, Filippo Maria Visconti, che impose il nome Galeazzo in memoria di suo padre e il nome Maria in ottemperanza al voto dello stesso, sancendo in questo modo la continuità della casata viscontea nella giovane dinastia Sforza. Dopo che il padre riuscì ad abbattere, con un colpo di mano, la Repubblica Ambrosiana (entità politica creatasi alla morte di Filippo Maria nel 1447), Galeazzo Maria fu presentato come erede del Ducato di Milano e insignito del titolo di conte di Pavia[1]. Visse i successivi anni tra il castello di Abbiategrasso e Pavia, sotto la custodia della nonna materna Agnese del Maino[1].

Il padre desiderò che il primogenito (e la sorella Ippolita, estremamente dotata intellettualmente) ricevesse l'istruzione migliore da parte di eccellenti precettori umanisti:

  • Baldo Martorelli, umanista marchigiano erede della pedagogia umanista di Vittorino da Feltre, che compose un manuale di Grammatica latina per i giovani principi[2]. Impartì a Galeazzo Maria, secondo l'educazione umanista, la conoscenza della storia, della geografia, della musica, della danza, della poesia e delle lingue classiche
  • Guiniforte Barzizza. Entrato in servizio nel 1457[3], il Barzizza completò l'educazione del giovane principe dandogli quei primi rudimenti politici necessari perché potesse giostrarsi negli intrighi politici (il Barzizza fu infatti segretario di Filippo Maria Visconti, il che lo rendeva estremamente adeguato per il compito[1]).
Guiniforte Barzizza, maestro di Galeazzo Maria e di Ippolita Maria Sforza.

I primi compiti ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Gennaio 1452: Ferrara[modifica | modifica wikitesto]

Per fargli prendere confidenza con gli affari di Stato, il padre Francesco Sforza inviò il piccolo Galeazzo Maria, accompagnato dal precettore e, in alcuni casi, anche dalla madre, a far da rappresentante del Ducato di Milano. La prima ambasciata del giovane Sforza fu quella ferrarese, quando aveva soltanto 8 anni[4]: obiettivo era migliorare i rapporti con Federico III d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero in viaggio per raggiungere Roma ove avrebbe cinto la corona imperiale. Questi aveva accolto malvolentieri la presa di potere da parte di Francesco Sforza senza avere prima il suo consenso[5], e l'ambasceria del figlioletto avrebbe potuto mitigare i risentimenti imperiali. Grazie ad un'orazione preparata da Francesco Filelfo[1], il giovane fece buona impressione sia su Federico, che sul duca di Ferrara Borso d'Este.

Primavera 1459: Firenze[modifica | modifica wikitesto]

Due anni dopo, il giovane Galeazzo Maria fu inviato nella primavera del 1459[1] come ambasciatore a Firenze, città amica degli Sforza[6] dove era di passaggio papa Pio II, intento a raccogliere il più vasto numero possibile di alleati italiani per la spedizione contro i Turchi Ottomani. Durante il soggiorno fiorentino, Galeazzo Maria viene accolto con tutti gli onori: Pio II gli permette di fiancheggiarlo a cavallo, onore concesso a pochi[1]; Cosimo de' Medici lo invita nella sua casa di Via Larga, concedendogli onori principeschi e intrattenendolo con feste sontuose. Il ricordo fu così piacevole che il giovane Sforza ebbe a dire:

« A dire hora questo, non lingua umana ma divina gli bisognaria sì che lassandolo da parte, una parola sola dirò, cioè che Fiorenza è il paradiso »
(Frase di Galeazzo Maria riportata in G.Lopez, I Signori di Milano, cit., p. 85)

Maggio 1459: Il Concilio di Mantova[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concilio di Mantova .

Quando il Papa lasciò nell'aprile del 1459 Firenze, Galeazzo Maria lo seguì fino a Mantova, ove il pontefice senese aveva indetto il Concilio. Tale concilio, che si rivelò presto un fallimento totale per la mancanza di partecipanti e per le divisioni interne dei principi italiani e stranieri (tra questi ultimi, era ostile alla crociata Carlo VII di Francia[7]), risultò propizio per le sorti degli Sforza: Bianca Maria, amica[8] della marchesa Barbara di Brandeburgo consorte di Ludovico Gonzaga, favorì l'unione dinastica delle due famiglie regnanti (per le vicende, guardasi il capitolo a parte), in quanto i Gonzaga aiutarono lo Sforza nella guerra contro i Veneziani di pochi anni prima.

1461-1465: l'apprendistato politico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo queste prime ambascerie di carattere diplomatico, Galeazzo Maria fu chiamato dal padre per supervisionare gli affari di stato e prendere dimistichezza con l'esercizio del potere[9], aiutato in questo compito dall'abile segretario ducale Cicco Simonetta[1]. Si venne a creare una solida armonia tra i tre uomini, dalla quale rimase però esclusa la madre, con suo grave dissentire[1].

La guerra in Francia (1465-1466)[modifica | modifica wikitesto]

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Bonifacio Bembo, Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, Pinacoteca di Brera, Milano. I genitori di Galeazzo Maria si preoccuparono di dargli la migliore istruzione culturale, politica e militare.

Nel 1461 divenne re di Francia Luigi XI, al quale spettò il compito di consolidare ulteriormente l'autorità monarchica dopo la vittoria nella guerra dei cent'anni a discapito dei feudatari restii a cedere i loro privilegi al monarca francese, scatenando la Guerra del bene Pubblico[10]. Tra questi nobili riottosi, spiccava la figura di Carlo il Temerario, duca di Borgogna, il quale ingaggerà fino al 1477 (anno della sua morte), una lotta mortale col re francese.

Galeazzo Maria in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppiare dei primi scontri, Francesco Sforza cercò di migliorare i rapporti con la nazione d'oltralpe inviando un contingente armato al comando del primogenito Galeazzo Maria perché fiancheggiasse re Luigi contro l'aristocrazia ribelle. La guerra fu, per il giovane Sforza, l'ultimo tassello per il completamento del suo curriculum[11]. Poiché era fiancheggiato da esperti generali, Galeazzo Maria poteva osservare il funzionamento della macchina bellica senza avere alcuna responsabilità effettiva.

Il Ducato (1466-1476)[modifica | modifica wikitesto]

Il rocambolesco viaggio nel Ducato di Savoia e l'ingresso in Milano[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Sforza morì l'8 marzo del 1466. Galeazzo, richiamato in patria dalla madre, rientrò a Milano dopo un viaggio rocambolesco effettuato traversando in incognito i territori dell'ostile duca di Savoia. L'odio verso gli Sforza era dovuto a Maria di Savoia[1] che, in quanto moglie rifiutata dal nonno di Galeazzo Maria, Filippo Maria Visconti, nutriva odio verso tutto ciò che riguardava Milano. Pertanto, il 16 marzo Galeazzo Maria e il suo seguito furono attaccati e dovettero rifugiarsi per alcuni giorni nella chiesa della Abbazia di Novalesa ai piedi del Colle del Moncenisio nei pressi di Susa[1]. La situazione fu risolta grazie all'intervento di Bianca Maria, la quale convinse il Romagnano, politico piemontese, delle minacce francesi che il Ducato di Savoia avrebbe ricevuto qualora fosse stato fatto del male al novello duca[1]. Il nuovo duca entrò a Milano il 20 marzo[1]/29 marzo[12] 1466 passando da porta Ticinese e in mezzo ad una folla acclamante: i festeggiamenti per il suo ingresso erano stati preparati con sollecitudine dalla madre per mettere a tacere coloro che osavano dubitare della legittima successione.

La personalità di Galeazzo Maria[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane duca (aveva 22 anni, al momento della sua ascesa al potere) era assai lontano dall'incarnare la moderazione, la gentilezza e la temperanza dei genitori nell'esercizio del potere. Come rivelerà già all'indomani della sua incoronazione, Galeazzo Maria dimostra di possedere un carattere sì volitivo, ma con accenni di sadismo e di brutalità[13]. Privo di tatto diplomatico e arrogante (come si definirà, con un eufemismo, in una lettera al duca di Mantova[14]), si circonda di uno stuolo di amanti, tra le quali spiccava per importanza Lucia Marliani[14]. In sostanza, il giovane Gian Galeazzo aveva ereditato dalla famiglia Visconti quella spregiudicatezza e quel cinismo morale (riscontrabile in alcuni membri illustri della casata, quali Barnabò, Gian Galeazzo e il nonno Filippo Maria[15]) , ma anche certi tratti di genialità lasciati in eredità dai geni paterni (specialmente in campo economico e nella magnificenza delle arti): un miscuglio di luci e ombre.

Gli attriti con la madre (1466-1468)[modifica | modifica wikitesto]

I primi mesi di governo[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni vi fu una sorta di co-governo di Galeazzo Maria insieme alla madre Bianca Maria ma, ben presto, l'eccessiva impulsività e il carattere autoritario del giovane duca crearono attriti nel rapporto e Bianca Maria decise di allontanarsi da Milano. Entrato in conflitto con la madre per la condotta spregiudicata in politica estera (ribaltamenti delle alleanze della Lega Italica), Galeazzo Maria la esonererà sempre più dagli incarichi politici, affidandosi al Simonetta. Come sottolinea Franco Catalano:

« Il dissidio che ben presto si scavò fra lei e Galeazzo Maria non riguardò queste fondamentali ragioni politiche, ma fu piuttosto dovuto alla condotta avventata e impulsiva del figlio, ben diversa da quella cauta e prudente del marito »
(Franco Catalano, Bianca Maria Visconti in Dizionario Biografico degli Italiani)

La guerra contro Venezia e la Savoia (1467)[modifica | modifica wikitesto]

Incisione di Galeazzo Maria Sforza, proveniente da Cesare Cantù, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto, Corona e Caimi Editori, Milano 1858

Venezia, che era rimasta al di fuori della Lega Italica promossa dieci anni prima da Francesco Sforza, cercò di minare tale coalizione supportando gli esuli fiorentini scampati alla vendetta di Piero de' Medici (figlio e successore di Cosimo) e inviando il Colleoni a compiere delle scorribande nel territorio ducale[1]. Galeazzo Maria, tenendo fede all'alleanza con Firenze, giunse in soccorso di Piero che aveva bisogno di consolidare all'interno di Firenze il suo potere traballante, mentre le forze ducali sconfissero quelle di Bartolomeo Colleoni nella Battaglia della Riccardina (25 luglio 1467[1]).

"L'intemperanza" del giovane duca si palesò quando il marchesato del Monferrato fu attaccato dalle truppe di Amedeo IX di Savoia: anziché concludere il consolidamento mediceo in Firenze, il duca partì alla volta del Piemonte ove costrinse Filippo, fratello di Amedeo, alla resa (14 novembre 1467[1]). Quest'irruenza fu non solamente criticata dagli alleati fiorentini, ma anche dalla stessa madre Bianca Maria. Il figlio, infatti, non dimostrava la pazienza politica del padre.

Il matrimonio con Bona di Savoia e la morte di Bianca Maria (1468)[modifica | modifica wikitesto]

Benché avesse dimostrato attenzione nei confronti dei Medici e avesse protetto gli alleati contro le mire piemontesi, il duca dimostrò la repentinità con cui cambiava le alleanza annullando da un lato il matrimonio del fratello Sforza Maria Sforza con Eleonora d'Aragona, figlia del re di Napoli e membro effettivo della lega[1]; dall'altro, combinando un matrimonio con l'odiata dinastia dei Savoia per pressioni politiche da parte del Re di Francia[16]. Questi, infatti, sposato con Carlotta di Savoia, premeva che il Duca di Milano si unisse in matrimonio con sua cognata, Bona, per cementare ulteriormente l'alleanza franco-milanese. Questo matrimonio, malvisto da Bianca Maria probabilmente per l'alleanza con un nemico giurato di Milano e per le mancate nozze del figlio con Dorotea Gonzaga, pose fine alle ambizioni politiche dell'ultima Visconti. Ritiratasi nei suoi possedimenti di Cremona, ritornerà a Milano per vedere la ratifica[17] del matrimonio, per infine morire nel castello di Melegnano il 23 di ottobre[1][18].

I provvedienti economici[modifica | modifica wikitesto]

Se in campo di politica estera lo Sforza dimostrò avventatezza e irresponsabilità politica, nel campo della politica economica e artistica, invece, si dimostrò erede degno di suo padre.

La cura dell'economia e degli operai[modifica | modifica wikitesto]

Tra i primi provvedimenti del Duca ci sono quelli di natura economica. Entusiasta sostenitore dell'artigianato lombardo, proseguì la politica accorta del padre favorendo i manufatti lombardi e proteggendo le botteghe artigianali dalla concorrenza straniera. Inoltre, curò l'economia lombarda introducendo nel 1468[3] la gelsibachicoltura e nel 1470[3] la coltivazione del riso. Per facilitare i commerci, continuò la costruzione dei navigli avviata dal padre[3]. Oltre ad interessarsi dell'innovaizone dell'agricoltura e dell'industria manifatturiera lombarda, Galeazzo Maria si preoccupò anche della salute dei sudditi che vi lavoravano[3]. Tale filantropia ante-litteram era dovuta non tanto per una particolare sensibilità umanitaria, ma anche perché il giovane duca (dimostrandosi molto lungimirante in questo campo) si rese conto che la salute dei sudditi era necessaria per un'economia prospera. Pertanto, favorì le istituzioni sanitarie fondate dai suoi genitori, ordinò di fare dei censimenti per così promuovere una politica neonatale volta ad incrementare la popolazione del ducato[3].

Un testone prodotto sotto il regno di Galeazzo Maria Sforza.

La riforma monetaria[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al 1474[1] Galeazzo introdusse in Milano la nuova moneta, il Testone d'argento, del peso di circa 10 g. Secondo gli esperti questa moneta rappresenta il passaggio dalla monetazione medievale a quella rinascimentale. Si chiama "testone" perché riporta sul dritto il profilo del Duca. Il sistema monetario fu quindi curato particolarmente da Galeazzo Maria, il quale decise inoltre di spostare l'edificio della Zecca da un edificio in Via Moneta in quello della "Zecca vecchia"[13].

Le riforme burocratico-amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Difficile invece valutare se queste ultime riforme furono positive o negative. Se da un lato le riforme promosse dal giovane duca furono innovative e oggettivamente positive (nuovi statuti per le corporazioni mercantili; riduzione dei privilegi economici accordati ai feudatari e alle classi agiate del ducato; creazione di una corte fastosa in un'ottica principesca al pari degli altri potentati italiani, ma che richiedeva molto denaro per il suo mantenimento[3]), d'altro canto sconquassarono la moderata politica economica del padre, intento a mantenere la concordia partium ("concordia tra le parti") tra le varie classi sociali di uno Stato in subbuglio da anni.

Il mecenatismo di Galeazzo Maria[modifica | modifica wikitesto]

La volta della Cappella Ducale, Castello Sforzesco, Milano.

I lavori del Castello Sforzesco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello Sforzesco.

Galeazzo Maria fu, inoltre, patrono appassionato delle arti figurative e della cultura in generale. Fornito di una buona cultura umanistica, il duca si dedicò alla decorazione e all'abbellimento del Castello. Questo, costruito dal padre Francesco sulle rovine di quello di Porta Giovia[19], non era però divenuto il simbolo del restaurato potere signorile: Francesco e Bianca Maria, infatti, risiedevano nella Corte d'Arengo, per non cercare di alienarsi il popolo[20]. Al contrario, il loro figlio decise di trasferirsi nel Castello[21], col fine di rimarcare la dimensione principesca e signorile a discapito di quella "comunale" lasciata apperentemente in vigore dai genitori. Gian Galeazzo chiamò al suo servizio gli architetti Bartolomeo Gadio e Benedetto Ferrini di Firenze[21], ai quali affida la ristrutturazione dell'area di rappersentanza (la Corte Ducale), la Rocchetta e di un alloggio privato per la famiglia ducale, chiamato "Cassino"[22].

Tra le decorazioni interne della nuova residenza ducale, spicca per eleganza e importanza la Cappella Ducale, costruita nel 1471 e alla quale lavorarono artisti di primissima importanza quali Bonifacio Bembo, Giacomino Vismara e Stefano de Fedeli[21]. Adornata di stupende decorazioni e ammantata d'oro puro, secondo lo stile del gotico internazionale ancora influente a Milano, la Cappella può essere considerato uno dei capolavori dell'arte sforzesca.

Il patronato musicale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1471 il Duca decise di assumere al suo servizio un gruppo di musicisti fiamminghi per incrementare il proprio prestigio. Giunsero a corte i fiamminghi Gaspar von Weerbeke, Alessandro Agricola, Loyset Compère e Johannes Martini che, tra il 1471 e il 1476, resero Milano uno dei più importanti centri musicali d'Europa[23]. Accolti nella Cappella Ducale, Galeazzo Maria era solito assistere alle esecuzioni di questi maestri della musica politifonica rinascimentale, i quali contribuirono non solo all'importazione di gusti franco-fiamminghi nella corte sforzesca, ma anche rinvigorirono la schola cantorum del Duomo di Milano, da tempo decaduta per la mancanza di un maestro di cappella[23]. Tale patrocinio, però, durò finché Galeazzo Maria visse[23]. Dopo la morte del duca, infatti, il primato italiano passò a Ferrara ove il duca Ercole d'Este si distinse per il suo patronato.

La prima tipografia lombarda[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nel 1471[24], Galeazzo Maria favorì la diffusione dei caratteri mobili in Lombardia, concedendo al parmigiano Panfilo Castaldi di fondare a Milano una tipografia. Il Castaldi, coadiuvato dai fratelli suoi conterranei Antonio e Fortunato Zarotto (oltre che da Gabriele Orsoni)[25], pubblicò una serie di classici latini (il De verborum significatione di Festo Pomponio il 3 agosto 1471; il Cosmographia di Pomponio Mela il 25 settembre del medesimo anno[25]). Le Epistolae Familiares di Cicerone videro la luce il 25 marzo 1472 ad opera dell'editore lombardo Filippo da Lavagna da Lodi[24]. Dopo che il Castaldi abbandonò il Ducato nel maggio del 1472[25], la direzione della tipografia fu presa in mano da Antonio Zarotto, sotto la cui direzione fu edita, per la prima volta in assoluto, un volume interamente in caratteri greci: si trattava della grammatica di Costantino Lascaris (1476)[24].

L'assassinio e la sepoltura celata[modifica | modifica wikitesto]

Galeazzo Maria Sforza è assalito e ucciso il 26 dicembre 1476

Il carattere difficile del Duca e l'arroganza con cui trattava i suoi sottoposti gli alienarono le simpatie della nobiltà. Ne risultò una congiura di nobili milanesi già suoi amici, ai quali si aggiunsero gli avversari anche per risentimenti personali, con il probabile supporto della longa manus del re di Francia Luigi XI Valois, timoroso che Galeazzo Maria volesse diventare re d'Italia[3]. Il duca Galeazzo Maria cadde per mano di Giovanni Andrea Lampugnani, Gerolamo Olgiati e Carlo Visconti che gli furono addosso pugnalandolo sulla soglia della chiesa di Santo Stefano il 26 dicembre 1476, poco prima che lo Sforza compisse i 33 anni. Il Duca cadde immediatamente morto fra le braccia degli ambasciatori di Mantova e di Ferrara, mentre, nel gran tumulto scoppiato nella chiesa, il Lampugnani venne subito ucciso da una guardia del Duca; il Visconti venne catturato e successivamente messo a morte; l'Olgiati, che riuscì a scappare dal tempio ma al quale alcuni parenti negarono l'ospitalità, venne catturato dopo alcuni giorni e, dopo terribili torture, ucciso per squartamento[26].

Del corpo di Galeazzo Maria non si seppe nulla. Sepolto di nascosto, durante la notte, tra due colonne del Duomo in un luogo imprecisato. Si temevano disordini pubblici, visto l'odio che si era accumulato nei confronti del duca[13]. Recentemente si sono fatte avanti delle ipotesi di ritrovamento della salma dell'odiato Sforza. Ci sono forti indizi, infatti, che il teschio di Galeazzo Maria Sforza sia quello ritrovato nella Chiesa di Sant'Andrea a Melzo durante lavori di restauro. Il teschio, sottoposto al test del C14, risulta essere databile intorno alla metà del Quattrocento.[22]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Gerolamo Mangiaria, Udienza di Corte sforzesca al tempo di Galeazzo Maria, miniatura, Parigi, Bibliothèque Nationale.

Galeazzo Maria fu promesso sposo nel 1450 a Susanna Gonzaga che, a causa del manifestarsi della tara ereditaria di famiglia (la gobba), fu sostituita nei patti con la sorella Dorotea, la quale però morì prematuramente nel 1467.

Successivamente, tramite la Pace di Ghemme del 1467, nel 1468 contrasse matrimonio con Bona di Savoia (10 agosto 1449 - 23 novembre 1503), dal quale nacquero quattro figli:

Ebbe figli illegittimi con Lucrezia Landriani:

  • Carlo Sforza (1458 - 9 maggio 1483);
  • Caterina Sforza (1463 - 1509), che divenne dapprima signora di Forlì e Imola e in seguito al terzo matrimonio fu la madre del famoso condottiero Giovanni dalle Bande Nere;
  • Alessandro Sforza, signore di Francavilla (1465 - 1523), sposò Barbara dei Conti Balbiani di Valchiavenna;
  • Chiara Sforza (1467 - 1531), sposata con Pietro, conte dal Verme di Sanguinetto e signore di Vigevano; in seconde nozze Fregosino Fregoso, signore di Novi.

E figli illegittimi nacquero da Lucia Marliani:

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Image Stemma
Orn ext Duke.png
Coat of arms of the House of Sforza.svg
Galeazzo Maria Sforza
Duca di Milano

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Galeazzo Maria Sforza Padre:
Francesco I Sforza
Nonno paterno:
Giacomo Attendolo
Bisnonno paterno:
Giovanni Attendolo
Trisnonno paterno:
Giacomo Attendolo
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Elisa Petraccini
Trisnonno paterno:
Ugolino Petraccini
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Lucia Terziani
Bisnonno paterno:
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Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
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Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Bianca Maria Visconti
Nonno materno:
Filippo Maria Visconti
Bisnonno materno:
Gian Galeazzo Visconti
Trisnonno materno:
Galeazzo II Visconti
Trisnonna materna:
Bianca di Savoia
Bisnonna materna:
Caterina Visconti
Trisnonno materno:
Bernabò Visconti
Trisnonna materna:
Regina della Scala
Nonna materna:
Agnese del Maino
Bisnonno materno:
Ambrogio del Maino
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
Ne de Negri
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Francesca M. Vaglienti, Galeazzo Maria Sforza in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 51 (1998). URL consultato il 14 dicembre 2014.
  2. ^ Sandra Bernato, Baldo Martorelli, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 71 (2008). URL consultato il 14 dicembre 2014.
  3. ^ a b c d e f g h Francesca M. Vaglienti, Gli Sforza e Milano, Università degli Studi di Milano. URL consultato il 14 dicembre 2014.
  4. ^ Guido Lopez, I Signori di Milano, 3ª ed., Roma, Newton&Compton Editori, 2013, p. 83.
  5. ^ Il Ducato di Milano era nato nel 1398 per investitura imperiale. Estintasi la dinastia dei Visconti nel 1447, soltanto all'imperatore spettava decidere il da farsi. Quando lo Sforza conquistò Milano nel 1450, Federico si sentì gravemente offeso perché fu minata la sua autorità imperiale.
  6. ^ Cfr. Francesco Sforza e Cosimo de' Medici
  7. ^ Marco Pellegrini, Pio II in Enciclopedia dei Papi Treccani, 2000. URL consultato il 20 dicembre 2014.
  8. ^ Ingeborg Walter, Barbara di Hohenzollern in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 6, Treccani, 1964. URL consultato il 20 dicembre 2014.
  9. ^ Nel 1461, Francesco Sforza ebbe un violento attacco di gotta che lo ridusse in fin di vita. Sapendo del suo precario stato di salute, volle preparare il primogenito a prendere in mano il timone dello Stato.
  10. ^ G.Lopez, I Signori di Milano, p. 86.
  11. ^ G.Lopez, I Signori di Milano, p. 87.
  12. ^ G.Lopez, I Signori di Milano, p. 88.
  13. ^ a b c Mauro Colombo, Storia di Milano - Galeazzo Maria Sforza, 12 ottobre 2005. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  14. ^ a b G.Lopez, I Signori di Milano, p. 93.
  15. ^ Francesca M. Vaglienti, Milano e gli Sforza, Università degli Studi di Milano. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  16. ^ G. Lopez, I Signori di Milano, p. 90.
  17. ^ Il matrimonio per procura fu celebrato il 9 maggio dello stesso anno, in Franco Catalano, Bianca Maria Visconti in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 10, 1968. URL consultato il 20 dicembre 2014.
  18. ^ G. Lopez, I Signori di Milano, p. 91.
  19. ^ cfr. Francesco Sforza
  20. ^ Storia del Castello Sforzesco - Il Castello ricostruito dagli Sforza. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  21. ^ a b c Il Castello Sforzesco - la residenza signorile. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  22. ^ a b Mauro Colombo, L'assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza. URL consultato il 20 agosto 2010.
  23. ^ a b c Umberto Scarpetta, La musica nel Duomo di Milano dall'ars nova al rinascimento. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  24. ^ a b c G.Lopez, I Signori di Milano, p. 94.
  25. ^ a b c Paolo Veneziani, Panfilo Castaldi in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 21, Treccani, 1978. URL consultato il 23 dicembre 2014.
  26. ^ Per approfondire la figura del Duca e le cause che portarono al suo assassinio e la bibliografia necessaria è possibile consultare le pagine di Cronologia Leonardo
  27. ^ Storia in Martesana - Rassegna on-line di storia locale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Belotti Bortolo, Il Dramma di Gerolamo Olgiati, Milano, 1929.
  • Guido Lopez, I Signori di Milano. Dai Visconti agli Sforza, Newton&Compton Editori, Roma, 2013. ISBN 88-541-1440-5.
  • Cesare Violini, Galeazzo Maria Sforza, quinto Duca di Milano, Subalpina editrice, 1943.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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