Guerra dei cent'anni

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Guerra dei cent'anni
Hundred years war collage.jpg
In senso orario, dall'alto a sinistra: battaglia di La Rochelle, battaglia di Azincourt, battaglia di Patay, Giovanna d'Arco durante l'assedio di Orléans
Data1337-1453
LuogoFrancia, Inghilterra, Castiglia e Paesi Bassi
EsitoDecisiva vittoria francese
Modifiche territorialiLa Francia conquista tutti i feudi inglesi a esclusione di Calais
Schieramenti
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La guerra dei cent'anni[N 1] fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia che durò, con varie interruzioni, centosedici anni, dal 1337 al 1453. Si concluse con l'espulsione degli inglesi da tutti i territori continentali fatta eccezione per la cittadina di Calais, conquistata poi dai francesi solo nel 1558. Nel processo di formazione dello Stato unitario francese, già avviatosi sotto i primi re Capetingi, rappresentò una lunga pausa, ma alla sua conclusione la Francia aveva sostanzialmente raggiunto l'assetto geopolitico moderno.[2]

Il conflitto fu costellato da tregue più o meno brevi e interrotto da due periodi di vera e propria pace della durata rispettivamente di 9 e 26 anni che lo dividono così in tre fasi principali: la guerra edoardiana (1337-1360), la guerra carolina (1369-1389) e la guerra dei Lancaster (1415-1429), alle quali deve essere aggiunta la fase conclusiva della guerra (1429-1453). Tale suddivisione è tipica della storiografia anglosassone, mentre altre periodizzazioni, in particolare quella francese, prevedono una prima (1337-1389) e una seconda fase (1415-1453).

Dal punto di vista militare in questo periodo vennero introdotte nuove armi e nuove tattiche che segnarono la fine degli eserciti organizzati su base feudale e incentrati sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi di battaglia dell'Europa occidentale videro la luce gli eserciti professionali, scomparsi dai tempi dell'Impero romano. Si trattò inoltre del primo conflitto sul continente nel quale si impiegarono armi da fuoco in campo aperto.[N 2]

La straordinaria importanza della guerra dei cent'anni, per quanto attiene la storia dell'Europa nel suo complesso, è evidenziata dal fatto che la sua fine nel 1453 è una delle date convenzionalmente poste dalla storiografia moderna a conclusione del Medioevo europeo, vista anche la concomitante caduta di Costantinopoli.[N 3]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Variegati, e spesso conflittuali, erano stati i rapporti tra Francia e Inghilterra nei secoli precedenti, sin da quando Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia e quindi vassallo del re di Francia, era asceso al trono inglese; il matrimonio tra Enrico II d'Inghilterra ed Eleonora d'Aquitania (nel 1152) aveva poi portato alla Corona inglese l'Aquitania e la Guienna, mettendo così in mano ai sovrani d'oltremanica, in qualità di feudatari, vasta parte del territorio francese.

Lo stridente legame tra i vassalli inglesi e i re francesi sfociò in aperto conflitto quando Giovanni Senza Terra si schierò col nipote Ottone IV per la successione ad Enrico VI di Svevia mentre Filippo Augusto, impegnato nell'unificazione monarchica del territorio francese, appoggiava Federico II: con la vittoriosa battaglia di Bouvines e il successivo trattato di Chinon la Francia si riannetteva i possedimenti a nord della Loira (Berry, Turenna Maine e Angiò) mentre l'Inghilterra conservava in Francia solo l'Aquitania e il Ponthieu.

Dopo un breve periodo in cui le parti si capovolsero, e un sovrano francese (Luigi VIII di Francia, nel 1216-1217) sedette sul trono d'Inghilterra, i successori di Filippo Augusto portarono avanti la politica di riunificazione territoriale, sia con le alleanze e i matrimoni, sia con le armi. Il trattato di Parigi del 1259 complicò ulteriormente la situazione: con vari aggiustamenti territoriali, se pure pose temporanea fine a un periodo di lotte durato oltre ottant'anni, ribadì il ruolo di feudo dei possedimenti inglesi in Francia lasciando inalterate le ragioni di conflittualità fra le due potenze.[3]

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Francia medievale.
Il re di Francia Filippo IV il Bello e la sua famiglia

Agli inizi del XIV secolo il Regno di Francia contava una popolazione approssimativa tra i 15 e i 20 milioni, circa 3 o 4 volte superiore a quella dell'Inghilterra. Il paese era prevalentemente agricolo anche se lo scarso interesse da parte della nobiltà nella gestione dei terreni aveva fatto sì che tale settore non fosse particolarmente all'avanguardia, nonostante una più che buona diversificazione nei prodotti.[4]

Parigi, centro politico e intellettuale, vantava una popolazione di circa 250 000 abitanti, ma vi erano anche altre città importanti, in particolare nel sud-ovest e nel nord. Seppur costretto alla convocazione degli Stati Generali ogni qualvolta fosse necessario prendere una decisione importante, da Filippo IV in poi, al re era concessa una certa autonomia e la sua autorità era riconosciuta in circa i due terzi del paese.[5] Tuttavia, allo scoppio della guerra, la corona era avvantaggiata dai buoni rapporti che intercorrevano con i grandi feudatari più autonomi, come i conti di Foix o d'Armagnac, anche grazie a generose elargizioni. Le truppe di cui il regno disponeva erano chiamate alle armi con l'adunata generale, ovvero il sistema dell'arrière-ban, che consentiva di avere un esercito numeroso ma indisciplinato e malamente organizzato a causa dei continui dissidi che sorgevano tra i nobili; era scarsamente coeso poiché composto da milizie feudali, provenienti dalle città e rafforzato da contingenti di mercenari. Inoltre l'ultima generazione di soldati aveva poca esperienza sul campo rispetto ai loro avversari di oltre Manica. Il re poteva contare anche sul supporto di altre forze, come la Repubblica di Genova, il Regno di Boemia e la Contea di Savoia.[6]

Nel 1284 il re Filippo IV il Bello continuò la politica unitarista intrapresa dal suo predecessore accorpando alla corona anche il Regno di Navarra collocato nei Pirenei. Nello stesso anno il matrimonio con Giovanna I di Navarra portò alla Corona i territori di Champagne e Brie adiacenti all'Île-de-France. Con l'ascesa al trono di Filippo IV gli inglesi iniziarono a preoccuparsi delle influenze esercitate da Filippo nei confronti della regione delle Fiandre, da sempre una riserva commerciale per i sovrani inglesi che di fatto ne avevano il controllo e vi esportavano ingenti quantitativi di lane grezze prodotte in patria.[N 4]

Nel 1302, nella battaglia di Courtrai, in cui i francesi si trovarono di fronte le milizie delle città fiamminghe insorte contro il dominio di Filippo IV, si assistette alla prima grande sconfitta della cavalleria feudale, determinata in gran parte dall'inadeguatezza delle tecniche di guerra.[N 5] I francesi comunque ebbero modo di rifarsi cogliendo un importante successo nella successiva battaglia di Mons-en-Pévèle del 1304.[7] Filippo continuò il suo progetto unitarista annettendo al Regno di Francia tutti i territori papali e confiscando i beni delle abbazie, il che determinò la successiva ostilità di papa Bonifacio VIII; cercò di annettere anche i feudi inglesi presenti sul territorio francese ma, da questo azzardato tentativo, derivò una rivalità di lunga durata che sfociò nella guerra dei cent'anni[senza fonte].

Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Medioevo inglese.
Una delle quattro esemplificazioni della Magna Carta

Allo scoppio della guerra l'Inghilterra aveva una popolazione molto inferiore a quella della Francia, arrivando a contare solo 5 milioni di abitanti. Anche l'economia inglese si basava principalmente sul settore agricolo, tuttavia l'interesse attivo dell'aristocrazia aveva permesso lo sviluppo di un'agricoltura più efficiente. Si coltivavano in particolare i cereali e si allevavano ovini; i commerci verso il continente erano ben sviluppati con l'esportazione di stagno, lana e alimenti. L'unica città di dimensioni rilevanti era Londra, che in quel periodo contava tra i 50 000[8] e i 70 000 abitanti.[9]

L'Inghilterra, a differenza della Francia, nacque già nel 1066 come stato unitario in cui tutte le terre erano sotto il controllo del re e il potere dei vassalli era relativamente debole. Tale unità politica permise ai monarchi inglesi di dedicarsi ad azioni di conquista su larga scala all'estero e di ampliare quindi notevolmente i propri possedimenti al di fuori dei confini originari del regno. Nel 1152 Enrico II, già duca di Normandia, duca d'Angiò e conte del Maine (tutti feudi francesi), sposò Eleonora d'Aquitania ottenendo in dote l'immenso feudo francese del ducato d'Aquitania: per eredità e matrimonio, il primo re della dinastia Plantegeneta si ritrovava a essere il principale possessore di terre nel regno di Francia, poiché i suoi feudi erano ben più estesi di quelli del re di Francia. Sul fronte interno, Enrico tentò di rafforzare il proprio controllo sulla Chiesa non facendosi scrupolo di assassinare Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, colpevole di aver ostacolato il suo ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici (1170). Presto, il ducato di Bretagna, tra la Normandia e l'Aquitania già inglese passò in mano ai Plantageneti e nel 1180 tutta la parte ovest del regno di Francia apparteneva di fatto al re d'Inghilterra.[10]

Davanti a un tale potere, il nuovo re di Francia, Filippo II Augusto decise di combattere gli Inglesi per allargare il proprio dominio. I figli e successori di Enrico II, Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senzaterra, combatterono in Normandia e nel sud-ovest della Francia per difendere i possedimenti inglesi dalle mire di Filippo Augusto ma Giovanni fu sconfitto e il re francese recuperò la maggior parte dei possedimenti inglesi in Francia, in particolare la Normandia;[11][12] di fronte al malcontento dei nobili Giovanni senza terra fu costretto a cedere notevoli poteri al Parlamento emanando la Magna Carta (1215). Nel corso del XIII secolo, gli inglesi, sempre padroni dell'Aquitania (per il possedimento della quale dovevano prestare fedeltà al re di Francia), intrapresero nuove operazioni militari in Francia ma furono sconfitti, come alla battaglia di Taillebourg nel 1242.[13]

Edoardo I d'Inghilterra

Nei cinquant'anni precedenti lo scoppio della guerra dei cent'anni Edoardo I intraprese campagne di conquista in Galles e in Scozia, sottomettendoli. Gli scozzesi, tuttavia, guidati da William Wallace e da Robert Bruce si ribellarono e sconfissero le truppe di Edoardo II nella battaglia di Bannockburn (1314). Il Galles, invece, grazie a un'opera massiccia di fortificazioni fu mantenuto saldamente in mano inglese. Queste due guerre contribuirono a formare quegli arcieri che permisero all'Inghilterra di dominare i campi di battaglia nella prima fase della guerra dei cent'anni.[14][15]

Dal punto di vista istituzionale l'autorità del re d'Inghilterra era più debole e nello stesso tempo più forte di quella del re di Francia. La debolezza risiedeva nei forti poteri del parlamento (tra i quali era anche presente il diritto di veto su qualsiasi imposizione fiscale) mentre la forza era dovuta alla rete capillare di funzionari regi, detti sceriffi, che controllavano il territorio. Il peso della nobiltà nell'esercito, inoltre, era relativamente basso poiché si preferiva che i feudatari inviassero al sovrano contributi in denaro piuttosto che contingenti di cavalieri.[16] I soldati venivano reclutati in gran parte su base volontaria, con contratti sottoscritti dai loro capitani in cui si dichiarava il tempo di ferma, la paga e l'eventuale spartizione del bottino. Le recenti campagne contro il Galles gli avevano permesso alla truppa di raggiungere una certa esperienza; il loro punto di forza era rappresento da arcieri, a piedi o a cavallo, capaci di maneggiare egregiamente l'arco lungo (o longbow).[15]

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Il pretesto ufficiale per lo scoppio della guerra fu certamente la questione dinastica interna al regno di Francia, conseguenza della mancanza di eredi maschi diretti nella famiglia dei Capetingi che si ebbe dopo la scomparsa dell'ultimo figlio di Filippo il Bello; tuttavia gli storici hanno messo in evidenza che la vera ragione alla base del conflitto fu la crisi demografica, economica e sociale che stava attraversando l'Europa del XIV secolo, in grado di acuire le tensioni tra Francia e Inghilterra riguardo ai territori della Guienna, delle Fiandre e della Scozia.[17][18]

Il problema dinastico[modifica | modifica wikitesto]

Parentele tra i re di Francia, d'Inghilterra e di Navarra

Fin dal 987 i re Capetingi avevano sempre generato un figlio maschio cui trasmettere la corona di Francia. Questo "miracolo capetingio" ebbe fine nel 1316 con la morte di Luigi X, avvenuta solo due anni dopo quella del padre Filippo IV il Bello: Luigi aveva avuto dalla prima moglie, Margherita di Borgogna, solo una figlia, Giovanna II di Navarra, e quando la sua seconda moglie morì era in attesa di un bambino, il futuro Giovanni I di Francia, destinato a sopravvivere per soli cinque giorni dopo la nascita.[19][20] Il regno si trovò dunque in un caso senza precedenti, con una donna, Giovanna di Navarra, unica erede diretta al trono. Tuttavia, un consiglio di dotti, di alti prelati e nobili decretò che la successione alla Corona poteva riguardare solamente un maschio, avallando così l'incoronazione di Filippo V di Francia, fratello di Luigi. La scelta si basò anche su ragioni geopolitiche derivanti dal rifiuto che uno straniero sposasse la regina e governasse così il Paese.[21]

La legge salica non venne in realtà invocata nell'immediato, ma solo trent'anni più tardi, intorno al 1350, quando un monaco benedettino della basilica di Saint-Denis, scrivendo la cronaca ufficiale del Regno, citò la legge per rafforzare la posizione del re francese.[22] Dopo il breve regno di Filippo V, che morì anch'egli senza un erede maschio, fu suo fratello minore Carlo IV a salire al trono nel 1322. Ma anche il regno di Carlo durò poco, questi morì infatti nel 1328 senza nessun figlio maschio, e con lui si estinse la dinastia capetingia.[21][23]

Il trono francese si trovò così a essere conteso tra due pretendenti, entrambi nipoti di Filippo IV: Filippo VI di Valois, figlio di Carlo di Valois, e il re d'Inghilterra Edoardo III, figlio di Isabella di Francia; ultima figlia superstite dei Filippo il Bello, Isabella di Francia aveva sposato il re d'Inghilterra Edoardo II. Grazie al sostegno dei grandi feudatari di Francia, che stabilirono che Isabella non poteva trasmettere un titolo di cui non poteva nemmeno lei fregiarsi, Filippo poté cingere la corona e inaugurare la dinastia dei Valois. Come dodici anni prima, i nobili francesi scongiurarono l'ipotesi di uno straniero sul trono di Francia.[24] Seppur con una certa riluttanza, Edoardo III d'Inghilterra rese quindi omaggio a Filippo VI, essendo suo vassallo.[25][26]

Edoardo III, dopo aver riconosciuto Filippo VI come legittimo re di Francia, si aspettava di avere almeno le mani libere in Scozia, ma il nuovo re francese confermò il suo sostegno a Davide II. Tutto ciò venne così preso da Edoardo come pretesto per dare inizio alla guerra.[27]

La questione della Guienna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guienna.
La Francia nel 1330

     Territori inglesi nel 1330

     Regno di Francia

     Domini plantageneti nel 1180

A lungo la storiografia ufficiale ha condensato nella rivalità storica fra le dinastie tutte le maggiori cause della guerra; solo in epoca più recente si è rivolta con maggiore interesse alla "questione della Guienna" (o Aquitania), indicando la conservazione e la legittimazione definitiva del possesso di tale provincia come il vero obiettivo di Edoardo III, il quale con strategia difensivistica avrebbe impostato tutto il conflitto a tale scopo.[28]

La Guienna si trovava in mano inglese dal tempo del matrimonio tra Enrico II con Eleonora d'Aquitania, ma secondo quanto stabilito nel trattato di Parigi del 1259, il re di Inghilterra doveva considerarsi formalmente feudatario del re francese e, di conseguenza, doveva riconoscere la sovranità del re francese su di essa. In questa situazione, una sentenza giudiziale pronunciata in Guienna poteva essere oggetto di un ricorso dinanzi al tribunale di Parigi e non in quello di Londra. E così il re di Francia aveva il potere di revocare tutte le decisioni legali, cosa ovviamente inaccettabile per gli inglesi. Così, la sovranità sulla regione fu oggetto di un conflitto nascosto tra le due monarchie per diverse generazioni.[29]

Nel 1323, Carlo IV di Francia fece costruire una fortificazione nei pressi di Saint-Sardos, nel territorio del duca di Guienna, causando forti proteste da parte degli inglesi che attaccarono la fortezza e le dettero fuoco.[30][31]

Di fronte a questo pretesto, il Parlamento di Parigi, sostenendo che il duca di Guienna non aveva reso l'omaggio feudale al suo sovrano, confiscò il ducato nel luglio del 1324. Il re di Francia, dunque, invase quasi tutta l'Aquitania, ma con riluttanza accettò poi di restituirlo nel 1325. Per recuperare il suo ducato, il re Edoardo II d'Inghilterra dovette scendere a compromessi: mandò suo figlio, il futuro Edoardo III, a rendere omaggio, ma il re di Francia gli offrì solo una Guienna priva dell'Agenais. La situazione si sbloccò nel 1327 con la salita al trono di Edoardo III che, il 6 giugno 1329, rese omaggio al re di Francia, dichiarando tuttavia che ciò non avrebbe implicato la rinuncia alla rivendicazione delle terre estorte.[31]

Ragioni economiche e sociali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Crisi del XIV secolo.

A partire dal X secolo, grazie al progresso delle tecniche agrarie e del dissodamento dei terreni, la popolazione in Occidente è progressivamente aumentata; ciò ha fatto si che nel XIII secolo in alcune zone d'Europa la domanda superasse la capacità della produzione agricola. I fondi agricoli, inoltre, si erano assai frammentati e i contadini possedevano in media appezzamenti di terra appena sufficienti per garantirgli il sostentamento essenziale; in tale contesto, il minimo imprevisto poteva rovinare una famiglia. La popolazione rurale si era impoverita, il prezzo dei prodotti agricoli diminuì e le entrate fiscali della nobiltà erano sempre meno, mentre aumentarono le imposte andando ad aggravare le tensioni sociali.[32] Molti contadini quindi tentarono la fortuna come lavoratori stagionali nelle città ricavandone però salari molto bassi. La cosiddetta "piccola era glaciale" portò a cattivi raccolti che a loro volta, insieme alla sovrappopolazione, causarono tra il 1314 e il 1316 carestie in tutto il Nord Europa.[33] A causa della malnutrizione Ypres perse il 10% della sua popolazione, Bruges il 5%.[34] L'aumento della popolazione inurbata comportò un'ulteriore scarsità delle derrate alimentari reperibili e quindi si dovette provvedere a intensificare gli scambi commerciali per importarle da regioni più o meno lontane. D'altro canto, i consumatori con una condizione economica più favorevole chiedevano beni più abbondanti e più variegati: il vino era ampiamente diffuso tra la nobiltà. Tale diversificazione dell'agricoltura andò ulteriormente ad aggravare la carenza dei prodotti alimentari di base necessari alla sopravvivenza della popolazione più povera.[35]

L'incapacità degli stati di riscuotere le imposte, li obbligò a rivedere i propri bilanci e a svalutare la propria moneta nel tentativo di ridurre il debito pubblico con l'effetto, tra l'altro, di ridurre il reddito fondiario che era fissato contrattualmente. La nobiltà fu costretta a trovare nuove strategie per compensare la diminuzione delle entrate fiscali. La guerra era ritenuta un ottimo mezzo per perseguire tale scopo, grazie ai riscatti che si potevano ottenere dopo aver catturato un avversario, al saccheggio e all'aumento delle imposte giustificato dalle esigenze belliche.[36]

Intrighi e dichiarazione di guerra[modifica | modifica wikitesto]

La continua crescita della tensione tra i due sovrani, accompagnata da una nobiltà sempre più propensa a spingere per il conflitto, portò inevitabilmente verso la dichiarazione di guerra. Già da alcuni anni il re di Francia aveva offerto il proprio aiuto al regno di Scozia impegnato nella lotta contro l'Inghilterra, una politica peraltro perseguita per diversi secoli dai re Capetingi: la cosiddetta Auld Alliance. Il re di Scozia, Davide II, era stato costretto all'esilio da Edoardo III nel 1333 e Filippo VI gli aveva offerto riparo a Château-Gaillard, fornendogli inoltre sostegno per un'eventuale riconquista del regno scozzese. Dall'altra parte, Edoardo III intrigava nelle Fiandre alla ricerca di alleati e il suo matrimonio con Filippa di Hainaut gli aveva permesso di stringere legami nel Nord della Francia e nel Sacro Romano Impero.[37]

Queste continue insubordinazioni di Edoardo, formalmente vassallo di Filippo, spinsero quest'ultimo a confiscare, il 24 maggio del 1337, la Guienna. A tale azione, Edoardo replicò iniziando a mettere in discussione la legittimità del trono di Francia (in alcuni documenti inglesi si iniziò a parlare di «Filippo che si definisce re di Francia») fino ad arrivare al culmine quando, il 7 ottobre, rivendicò pubblicamente il regno di Franca rinnegando l'omaggio feudale che aveva prestato per i feudi su terra francese. Nello stesso momento, come usanza, un arcivescovo fu inviato a Parigi per lanciare il guanto di sfida: il conflitto ebbe così inizio.[38]

Fasi principali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cronologia della guerra dei cent'anni.

La fase edoardiana (1337-1360)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei cent'anni (1337-1360).

Gli inglesi irrompono nella Manica e sul continente[modifica | modifica wikitesto]

Territori controllati da Francia e Inghilterra nel 1346

     Principali battaglie della prima fase della guerra

--- Itinerario dell'esercito di Edoardo III nel 1346
--- Itinerario del Principe Nero nel 1356

Edoardo III d'Inghilterra iniziò le operazioni militari prefiggendosi due scopi: affermare la sua autorità sulla Guienna e farsi incoronare Re di Francia; per raggiungere ciò era conscio di dover affrontare una lunga campagna che avrebbe necessitato lo scontro in campo aperto con le truppe di Filippo VI. Per prima cosa raggiunse i Paesi Bassi dove cercò di reclutare forze tra i suoi alleati. Non riuscendo ad avere lo sperato aiuto del re Luigi I di Fiandra, tentò la strada della pressione economica sui suoi sudditi, proibendo l'esportazione della lana inglese, ottenendo così il supporto delle città di Gand, Ypres e Bruges, mentre Luigi volendo rimanere fedele ai francesi riparò a Parigi.[39][40]

Raggruppate così le forze, Edoardo iniziò le scorrerie in terra francese, saccheggiando Le Cateau-Cambrésis, Vermandois, Thiérache, sperando di indurre Filippo allo scontro. Tuttavia, quest'ultimo, considerandosi impreparato per una battaglia in campo aperto con gli inglesi, preferì prendere tempo confidando che Edoardo non disponesse di sufficienti risorse economiche per continuare a lungo le operazioni.[41] Insoddisfatto dell'atteggiamento attendente dell'avversario, Edoardo tornò nel Brabante dove ottenne ufficialmente, il 3 dicembre 1339, il supporto delle città fiamminghe, ora guidate da Jacob van Artevelde, nella sua guerra contro i francesi in cambio di sussidi. Nel gennaio dell'anno successivo si fece incoronare a Gand come re di Francia, un'incoronazione che verrà riconosciuta solamente nella Guienna e nelle fiandre, oltre che in Inghilterra. La storiografia ha evidenziato la buona fede delle pretese dinastiche di Edoardo e quindi la sua sincera convinzione della legittimità di questa incoronazione, ritenendo egli stesso un difensore della giustizia e delle leggi, accusando Filippo di essere un usurpatore.[42]

Tuttavia, la politica difensiva del re francese iniziò a dare i suoi frutti: Edoardo si trovò a corto di soldi e dovette tornare in Inghilterra, ma solo dopo aver lasciato la propria famiglia in pegno ai creditori, per convincere il Parlamento ad accordargli nuove risorse per continuare a finanziare l'impresa. Ottenuto ciò gli si presentò il problema di trasportare il suo esercito sul continente. All'epoca il canale della Manica era in gran parte controllato dalla flotta di Filippo VI che disponeva anche di efficienti arsenali a Rouen.[43][44][45] Nonostante i rischi dell'impresa e i consigli contrari, Edoardo ruppe gli indugi e il 22 giugno la sua flotta lasciò gli ormeggi. Lo scontro tra le due forze avvenne il 24 giugno 1340 nella battaglia di Sluis che vide la piena vittoria degli inglesi. Edoardo era riuscito a cogliere un successo fondamentale: aveva scongiurato una possibile invasione francese dell'Inghilterra e si era assicurato la possibilità di far sbarcare il suo esercito sulla terra nemica.[46]

Prime difficoltà e la questione bretone[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra di successione bretone.

Con l'arrivo delle truppe inglesi sul continente, la guerra poté riprendere: al momento Edoardo poteva contare su una forza di circa 30 000 uomini in armi inglesi e fiamminghi a cui si contrapponevano 20-25 000 francesi. Dopo alcuni scontri di modesta intensità a Tournai e a Saint-Omer, con l'approssimarsi dell'inverno venne stipulata, il 25 settembre 1340, tregua di Esplechin, che sarebbe dovuta durare fino al giugno 1342.[46]

La tregua fu propizia per entrambi i contendenti che dovevano fare conti con alcune difficoltà interne. Il re di Francia si trovava in serie difficoltà finanziarie e il pagamento delle truppe era stato assolto solo a fronte di una svalutazione monetaria; per far fronte alla situazione fu costretto a introdurre, il 16 marzo 1341, una gabella sul sale. Nel frattempo aveva tentato anche una sortita nella Guienna ma una forza di 3-4 000 armati fedeli a Edoardo III gli aveva impedito il successo.[47] Il re d'Inghilterra, dal canto suo, prendeva atto della perdita dei sui alleati fiamminghi, scomunicati da papa Clemente VI per essersi alleati con gli inglesi in contrapposizione al proprio conte Luigi I. Inoltre, Davide II di Scozia, alleato di Filippo di Francia, riprese le ostilità costringendolo a investire risorse militari anche in patria. La situazione condusse Edoardo a non riuscire più a onorare i suoi debiti, causando la bancarotta dei suoi creditori, tra cui i banchieri fiorentini Peruzzi e Bardi.[48]

Nel frattempo, a seguito della scomparsa di Giovanni III di Bretagna, si era aperta anche la questione della successione al ducato bretone. Due erano i pretendenti: Giovanni di Montfort, fratellastro del defunto duca, che aveva conquistato Nantes e aveva riconosciuto Edoardo III come re francese;[48] Carlo di Blois, nipote del re francese, che invece era stato investito della carica dalla zio.[49] Il 9 gennaio 1343 tra i due contendenti venne siglata la tregua di Malestroit con cui gli inglesi occuparono le piazzeforti bretoni consentendogli di avere una nuova base sul continente.[50]

La Francia in crisi, la battaglia di Crécy e la presa di Calais[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Crécy e Assedio di Calais (1346).
Battaglia di Crécy

Il 12 luglio 1346 Edoardo mise, dunque, nuovamente piede sul continente per riprendere la campagna. L'inizio delle ostilità fu totalmente a sfavore dei francesi: l'esercito inglese, dominato dalla presenza dei famosi arcieri muniti d'arco lungo (longbow), sconfisse duramente la cavalleria pesante francese, meglio equipaggiata ma indisciplinata, nella battaglia di Crécy combattuta il 26 agosto; molti nobili di Francia caddero nello scontro e lo stesso re fu ferito.[51] Successivamente gli inglesi misero sotto assedio Calais che cadrà solo sette mesi dopo, il 3 agosto 1347; la città resterà avamposto inglese, difesa da una solida guarnigione, per oltre due secoli. Edoardo poté quindi dilagare verso sud arrivando ad attraversare il 26 agosto la Senna nei pressi di Poissy.[52] La situazione, tuttavia, di trovò in una fase di stallo: i francesi erano in vistosa difficoltà, sia militare che economica, mentre gli inglesi, nonostante i successi, non erano riusciti a cogliere una vittoria decisiva. Così, grazie alla mediazione pontificia, si arrivò alla tregua di Calais sottoscritta il 18 settembre 1347. Gli storici non hanno mancato di osservare che più di tale tregua, fu lo scoppio dell'epidemia di peste nera la vera causa dell'interruzione del conflitto.[53]

Rappresentazione della peste nera che colpì Tournai nelle cronache di Gilles Li Muisis. La peste bloccò per un periodo le operazioni belliche

L'epidemia, partita probabilmente dall'altopiano della Mongolia, arrivò nel 1347 in Sicilia e da lì si propagò in tutta Europa fino al 1353 quando i focolai della malattia si ridussero fino a scomparire.[54] Secondo studi moderni la peste nera uccise almeno un terzo della popolazione del continente, provocando verosimilmente quasi 20 milioni di vittime.[55]

Nel frattempo, il 26 agosto 1350, il re Filippo VI morì lasciano il trono di Francia al figlio Giovanni II, detto il Buono. Il nuovo sovrano, conscio dei gravi insuccessi colti dal padre, si preoccupò di riorganizzare l'esercito e in particolare la cavalleria; a tal scopo istituì l'Ordine della Stella in risposta all'analogo Ordine della Giarrettiera creato da Edoardo d'Inghilterra.[56] Negli anni successivi, complice la peste, gli eventi bellici furono assai rari e perlopiù relegati a piccoli scontri spesso a favore dei francesi, con gli inglesi che dovettero rinunciare anche alla sottomissione delle città fiamminghe.[57] Tuttavia Edoardo III riuscì a instaurare un'alleanza con il re di Navarra Carlo II, detto il Malvagio.[58] L'intensa attività diplomatica svolta nel frattempo non riuscì a trovare nessuna soluzione che mettesse d'accordo i contendenti e alla fine, con la rinuncia di Giovanni a tentare altre trattative, il conflitto riprese.[59]

Ripresa delle ostilità, le scorrerie del principe Nero e il trattato di Brétigny[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chevauchée del Principe Nero (1355) e Trattato di Brétigny.

Con la ripresa delle ostilità, agli ordini del Edoardo il Principe Nero, principe di Galles e primogenito del re d'Inghilterra, gli inglesi lasciarono Bordeaux e compirono una grande campagna, tra l'ottobre e il dicembre del 1355, volta a saccheggiare la regione occitana. Dopo il successo di questa scorreria, detta chevauchée, agli inizi dell'anno seguente lo sguardo dei britannici si rivolse verso nord; sconfissero a Poitiers la cavalleria pesante del nuovo re di Francia, Giovanni II, che fu catturato e liberato solo con la promessa del pagamento di un pesante riscatto; a garanzia il re dovette lasciare i suoi due figli come ostaggi. Durante la prigionia, il delfino Carlo, figlio di Giovanni e legittimo erede al trono, fu nominato quindi dagli Stati Generali difensore del regno in assenza del padre.[60]

In seguito alla disfatta la Francia sprofondò nel caos: i borghesi di Parigi, stanchi delle continue svalutazioni monetarie e della richiesta di sempre nuove imposte, strapparono al delfino la Grande Ordonnance (1357) che concedeva agli Stati Generali il potere di autoconvocarsi, il potere di deliberare sulle imposizioni fiscali e infine il diritto di eleggere propri rappresentanti nel Consiglio del Re, mettendo così la monarchia sotto controllo. Questa situazione indusse il delfino a scendere a patti con gli inglesi; quando giunse a Parigi la notizia degli accordi di Londra che concedevano agli inglesi la sovranità su un terzo della Francia senza contropartita, i borghesi si ribellarono (rivolta di Étienne Marcel, del 1358). A questo punto però Carlo fuggì da Parigi e organizzò una controffensiva, vessando ulteriormente la popolazione rurale per rifornire l'esercito. Scoppiarono così numerose rivolte di contadini, conosciute come le jacquerie. Tuttavia i grandi borghesi parigini si rifiutarono di appoggiare le rivendicazioni contadine: l'esercito dei nobili riuscì facilmente ad avere ragione dei ribelli delle campagne che vennero massacrati. Parigi era isolata, Marcel fu assassinato e il delfino poté tornare in città.[61][62]

1365: La Francia dopo il trattato di Brétigny.

     Territori controllati da Edoardo III

     Territori ceduti dalla Francia all'Inghilterra per il trattato di Brétigny

     Territori del duca di Bretagna, alleato degli inglesi

Edoardo pensò di poter approfittare della situazione di debolezza dell'avversario e preparò un'offensiva verso Reims con l'intenzione di prenderla e farsi incoronare re di Francia. Tuttavia, nonostante un assedio di oltre un mese intrapreso nel dicembre del 1359, la città resistette ed Edoardo fu costretto ad abbandonare i suoi propositi e prepararsi a fare ritorno in patria. Entrambi i regni di Inghilterra e di Francia erano stremati, il re Giovanni il Buono si affrettò a concludere definitivamente un patto con l'Inghilterra, concedendo a Edoardo III, col trattato di Brétigny del 1360, l'intera parte sudoccidentale della Francia (praticamente la Guienna) e un appannaggio di 4 milioni di scudi, ottenendone in cambio la rinuncia da parte del re inglese alle pretese dinastiche.[63]

Il motivo della netta superiorità dell'esercito inglese è da ricercarsi negli anni di esperienza conseguita nel corso di guerre lunghe e complesse (come quelle in Scozia, Irlanda e Galles). Le truppe del re di Francia erano nettamente meno preparate (poiché chiamate alle armi con l'adunata generale, ovvero il sistema dell'arrière-ban), peggio organizzate a causa dei continui dissidi che sorgevano tra i nobili e pure meno coese essendo di provenienza varia, ovvero in parte frutto feudale, in parte cittadina e in parte mercenaria.[6]

Guerra carolina (1360-1389)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei cent'anni (1369-1389).

Preludio: il periodo di pace tra il 1360 e il 1369[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del trattato di pace, l'Inghilterra tratteneva come prigionieri alcuni ostaggi francesi in attesa del pagamento del riscatto stabilito. Tra di essi vi erano due dei figli del re Giovanni II, diversi principi e nobili, quattro abitanti di Parigi e due cittadini di ciascuna delle diciannove principali città della Francia. Nel frattempo il re si adoperava per raccogliere fondi per pagare il riscatto. Nel 1362 uno degli ostaggi, il figlio Luigi I d'Angiò, mentre si trovava a Calais fuggì dalla prigionia. Giovanni II per senso dell'onore si sentì obbligato a rientrare nuovamente in Inghilterra come prigioniero.[64][65]

A peggiorare ulteriormente le cose c'erano i continui tentativi di Carlo il Malvagio, re di Navarra, di ottenere la corona, che perduravano fin dal 1354. Nel 1363 Carlo colse l'apparente momento favorevole, dovuto alla prigionia di Giovanni II e alla debolezza politica del delfino di Francia, per rinnovare le sue pretese reali.[66] Sebbene non esistesse un trattato formale, Edoardo III d'Inghilterra appoggiò le mosse di Carlo rallentando deliberatamente i negoziati di pace. L'anno successivo, re Giovanni II morì a Londra, mentre si trovava ancora prigioniero degli inglesi e così il figlio Carlo V gli successe alla corona di Francia.[67] Il 7 maggio 1364, tre giorni prima della sua incoronazione, la Navarra di Carlo il Malvagio subì una schiacciante sconfitta nella battaglia di Cocherel da parte delle truppe francesi condotte da Bertrand du Guesclin.[68] Nell'anno successivo, con il primo trattato di Guérande in cui si confermava Giovanni V duca di Bretagna si mise fine alla guerra di successione bretone: la Bretagna diveniva uno Stato vassallo del regno di Francia pur godendo di molta autonomia.[69]

Una volta salito al trono Carlo V di Francia si ritrovò a fronteggiare una situazione difficile: la Francia era nel pieno di una vasta crisi economica, un terzo del regno era controllato dagli inglesi e le rivolte contadine e autonomiste (come quelle fiamminghe) si susseguivano senza sosta, anche a causa degli aiuti inviati dall'Inghilterra agli insorti. Un altro grande problema del regno fu il diffondersi di fenomeni di brigantaggio dovuti alla grande smobilitazione di truppe (le cosiddette Grandes compagnies, vere e proprie armate di briganti che terrorizzavano le popolazioni, rubando e uccidendo nei luoghi di passaggio). Nonostante tutti questi gravi problemi che mettevano il regno di Francia in ginocchio, Carlo V stabilì che occorreva riprendere le armi per riconquistare le terre perdute e, per fare ciò, fece ricorso a un pretesto.[70][65]

Prima guerra civile castigliana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra civile castigliana.

Nel 1366 era scoppiata per cause dinastiche la prima guerra civile castigliana (la Castiglia è parte della Spagna moderna), in cui erano contrapposte le forze del sovrano Pietro I di Castiglia (detto "il Crudele"), sostenute dalla corono inglese, con quelle del fratellastro Enrico di Trastámara (detto "il Misericordioso") che invece godevano dell'aiuto dei francesi. Carlo V di Francia spedì sul campo delle operazioni un contingente militare forte di 12 000 uomini al comando di Bertrand du Guesclin.[71][72]

Per fronteggiare la minaccia, Pietro I fece appello all'Inghilterra e a Edoardo il Principe Nero, ma inizialmente non ricevette alcun aiuto, costringendolo ad abbandonare il suo regno e riparare in esilio in Aquitania. Tuttavia, poco dopo, fu lo stesso Principe Nero a mettersi alla testa si un esercito esercito anglo-guascone diretto verso la Castiglia dove sconfisse Enrico di Trastámara, il 3 aprile 1367, nella battaglia di Nájera, rimettendo Pietro sul trono.[73] Ma Edoardo era ammalato e anche le sue truppe furono colte da dissenteria, costringendoli ad abbandonare la Castiglia senza, peraltro, aver ricevuto quanto pattuito da Pietro per l'aiuto ricevuto. Così, una volta che ebbe campo libero, Enrico e Bertrand du Guesclin tornarono all'attacco, attraversarono il regno d'Aragona, loro alleato, e occuparono la metà orientale del regno di Castiglia.[74]

Dopo oltre un anno di stallo, il conflitto e la causa dinastica si risolsero con l'uccisione di Pietro I da parte, sembra, dello stesso fratello Enrico, in occasione di un incontro tra i due avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 marzo durante la battaglia di Montiel. La Francia ottenne così l'alleanza della Castiglia, e in particolare della sua flotta che svolse un ruolo tutt'altro che marginale nel conflitto con l'Inghilterra minacciando le rotte che attraversavano la Manica e cogliendo una strategica vittoria nella battaglia di La Rochelle combattuta il 22 giugno 1372.[73][74]

Ripresa del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Una condizione degli accordi di pace stipulati a Brétigny prevedeva che in cambio della rinuncia inglese al trono di Francia il re francese avrebbe perso la sovranità su tutte le terre cedute e così Edoardo III aveva affidato i suoi possedimenti del Ducato d'Aquitania al principe del Galles. Inizialmente il principe Edoardo fu benvoluto dai suoi sudditi, ricevendo l'omaggio feudale da centinaia di suoi vassalli, e dimostrando una capacità amministrativa efficace e rigorosa. Tuttavia, a causa delle ingenti spese occorse nella sua precedente campagna castigliana, re Pietro non gli versò la cifra pattuita per l'aiuto ricevuto[72]. A causa di ciò dovette introdurre nel 1368 un focatico, un'imposta che colpiva ogni singolo nucleo famigliare, di ben 10 scudi. Molti vassalli si ribellarono, in particolare il conte Giovanni I d'Armagnac si rivolse al re di Francia per un arbitrato, negando di fatto che l'Aquitania fosse un dominio inglese.[75] La situazione precipitò: il 3 giugno nel Palazzo di Westminster Edoardo III si nominò nuovamente re di Francia mentre il 30 novembre Carlo V confiscò l'Aquitania,[76] pretendendo che il principe del Galles gli prestasse giuramento di fedeltà come suo vassallo. Al rifiuto del figlio del re d'Inghilterra la Francia rispose con la dichiarazione di guerra, dando nuovamente inizio al conflitto con i Plantageneti[77]

Le operazioni iniziarono dunque nel 1369 con una scorreria di Giovanni di Gand, duca di Lancaster nel nord della Francia.[78] Questa volta la superiorità militare inglese non fu più tanto netta: la nuova tattica francese ideata da Bertrand du Guesclin e consistente nel cosiddetto "sciopero delle armi", ovvero nell'evitare lo scontro campale prediligendo una guerra di logoramento, colse del tutto impreparati i nemici che abituati alla vecchia guerra d'incursione si prodigavano in lunghe e infruttuose spedizioni di devastazione. Carlo V perciò riuscì a conseguire innumerevoli successi e a riconquistare la maggior parte delle terre precedentemente perse, in meno di dieci anni. Nel 1380 gli inglesi conservavano solo Calais, Cherbourg, Brest, Bordeaux e Bayonne. La vittoria sembrava a portata di mano, ma ormai la Francia doveva far fronte a nuove rivolte.[79]

Oppresse dal peso di una pesante fiscalità le città delle Fiandre si erano ribellate e pretendevano il riconoscimento dell'indipendenza. Gli inglesi contavano molto sulla possibilità di successo della rivolta in quanto da sempre avevano interessi in quella regione. La Francia tuttavia con l'aiuto di Filippo II di Borgogna sconfisse nel 1382 i ribelli nella battaglia di Roosebeke, senza tuttavia riuscire a prendere Gand. Il duca borgognone fu ricompensato dal re con l'annessione delle Fiandre ai propri domini.[80]

Nel frattempo si era anche tentata una soluzione diplomatica al conflitto: infatti tra il luglio del 1375 e il giugno del 1377 vi era stata una contestuale apertura di negoziati a Bruges a cui avevano partecipato come mediatori dei legati papali inviati da papa Gregorio XI.[81] Nonostante ciò non fu possibile trovare una posizione che conciliasse i belligeranti; nemmeno la proposta di una tregua della durata di quarant'anni poté essere accolta.[82] Vi fu anche un avvicendarsi dei protagonisti del conflitto. Il 21 giugno 1377 era morto Edoardo III d'Inghilterra, a cui succedette il nipote Riccardo II di soli 10 anni, mentre Edoardo il Principe Nero era scomparso l'anno precedente.[79] Il regno di Riccardo si aprì subito con una crisi: dovendo far fronte alle ingenti spese militari, la corona aveva introdotto una maggior pressione fiscale suscitando malcontento nella popolazione che sfociò nella rivolta dei contadini, iniziata nel maggio 1381 a seguito della predicazione di John Wyclif.[83] Anche sul trono di Francia sedeva ora un regnante diverso: Carlo V era infatti morto il 16 settembre 1380 lasciando il posto al figlio Carlo VI.[84]

A seguito dello Scisma d'Occidente gli inglesi decisero di appoggiare papa Urbano VI, il primo non filo francese dopo la fine della cattività avignonese. Questi, il 6 dicembre 1382, aveva indetto una crociata contro i francesi sostenitori dell'antipapa Clemente VII di Avignone. A essere incaricato dell'impresa militare fu il vescovo di Norwich Enrico Despenser detto il "vescovo guerriero". Despenser sbarcò quindi nel maggio 1383 a Calais riuscendo a conquistare tutta la costa fiamminga e arrivando ad assediare Ypres. Non ricevendo però gli aiuti sperati dalla corona inglese, spaventato dall'ingente contrattacco francese, il vescovo dovette abbandonare le terre conquistate e fare un precipitoso ritorno in Inghilterra da sconfitto. Gli eventi portarono a una nuova tregua, seppur breve, che avrebbe fermato le ostilità tra il 26 gennaio 1384 e 1 maggio 1385.[80]

Armagnacchi e Borgognoni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni.
Incoronazione di Carlo VI di Francia. Ben presto il re mostrò segni di squilibrio mentale rendendo necessario l'istituzione di un consiglio di reggenza

Con la salita al trono di Carlo VI di Francia, la politica francese proseguì sulla falsariga di quella seguita sotto il monarca precedente e in questo modo la posizione dei Valois continuò a rafforzarsi. Complici la vittoria di Roosebeke e il fallimento della crociata di Despenser, i francesi tornarono a pianificare una strategia offensiva. Il piano era di attaccare direttamente in Inghilterra, sbarcando sia nei pressi dell'estuario del Tamigi per dirigersi su Londra, sia in Scozia per impegnare gli inglesi a nord. Le difficoltà nel condurre tali ambiziose campagne fecero si che i francesi non riuscirono a concretizzare appieno i loro progetti, portando a una nuova fase di stallo della guerra. Nell'agosto del 1388 divenne effettiva una tregua che diverrà generale l'anno seguente, segnando un riavvicinamento tra i due contendenti.[85] La tregua venne quindi conclusa il 9 marzo 1396 a Parigi e, nelle intenzioni dei negoziatori, era previsto che dovesse durare fino al 1426. Ciò, tuttavia, non venne sempre rispettato e in molte occasioni si verificarono scontri, seppur di lieve intensità in quanto nessuno dei belligeranti fu in grado di costituire forze di rilevanti dimensioni.[86]

A partire dal 1392, il re Carlo VI di Francia aveva iniziato a mostrare sempre di più una personalità instabile e i primi segni di pazzia. A causa di ciò, dall'anno seguente, il paese fu messo sotto il governo di un consiglio di reggenza presieduto dalla regina Isabella. Il membro più influente del consiglio era il duca di Borgogna (Filippo l'Ardito) che era anche lo zio del re Carlo VI mentre il fratello del re, Luigi d'Orléans, cercava di contrastare il potere di Filippo.[87][88]

Giovanni senza Paura, ritratto di scuola olandese, del 1415 circa

Nel 1404 Filippo l'Ardito morì e suo figlio, il nuovo duca di Borgogna Giovanni senza Paura, ebbe nel consiglio di reggenza un'influenza molto minore del padre e si scontrò con Luigi d'Orléans per ottenere il controllo della Francia. Nel 1407 l'uccisione del duca Luigi ad opera dei partigiani di Giovanni fece sfociare la lotta per il potere in una vera e propria guerra civile. Il successore di Luigi fu il figlio Carlo che nel suo desiderio di vendetta raccolse intorno a sé diversi nobili, detti orleanisti, e nel 1410 si alleò con il suocero Bernardo VII, conte d'Armagnac, e i suoi cavalieri guasconi (da cui il nome di Armagnacchi). Egli intraprese così un'accanita lotta contro la fazione dei Borgognoni. Questi ultimi per tentare di vincere non esitarono a chiedere l'aiuto degli inglesi aprendo l'ultima e decisiva fase della guerra dei cent'anni.[89][88]

Nel frattempo, il 16 settembre 1400 Owain Glyndŵr era stato incoronato Principe di Galles e presto fu il protagonista della più grave e diffusa ribellione contro l'autorità dell'Inghilterra dalla conquista del 1282-1283. Nel 1405, i francesi si allearono con Glyndŵr e con i castigliani in Spagna e un esercito franco-gallese avanzò fino a Worcester, mentre gli spagnoli diressero le proprie galee contro la Cornovaglia a Southampton, saccheggiando e distruggendo i porti inglesi, prima di riparare a Harfleur. La ribellione di Glyndŵr venne, infine, sedata nel 1415 comportando tuttavia per un certo tempo la semi-indipendenza del Galles.[90]

Guerra dei Lancaster (1415-1429)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei cent'anni (1415-1429).
Battaglia di Azincourt

Nel 1411 il duca di Borgogna Giovanni senza paura, desideroso di conquistare il trono francese, aveva chiesto aiuto al re inglese, promettendogli in cambio alcune città fiamminghe e il supporto in una futura campagna in Normandia. A quel tempo sul trono inglese, dopo la deposizione di Riccardo II nel 1399 (morto l'anno successivo) e la fine della dinastia dei Plantageneti, sedeva il primo dei Lancaster: Enrico IV. Enrico, già stanco e malato accettò l'alleanza ma si dimostrò prudente, inviando forze a supporto del borgognone ma mantenendo ancora fermo il grosso dell'esercito.[91]

Fu pertanto il giovane e ambizioso Enrico V d'Inghilterra, incoronato alla morte del padre avvenuta nel 1413, a ravvivare le pretese al trono di Francia preparando una spedizione militare, approfittando della guerra civile che indeboliva a quel momento i francesi. Così, dopo aver tentato una strada diplomatica da cui ebbe conferma che non avrebbe potuto ottenere per vie pacifiche la Normandia, si decise a muovere verso il continente.[92] Le truppe inglesi, forti di circa 12 000 uomini, sbarcarono Chef-de-Caux (l'attuale Sainte-Adresse) il 14 agosto 1415 e misero sotto assedio Harfleur. La città resistette più a lungo del previsto, ma alla fine si arrese il 22 settembre. I francesi, quindi, misero in piedi un ingente esercito per contrastare gli invasori: le due potenze si scontrarono il 25 ottobre 1415 nella Battaglia di Azincourt, a nord della Somme. Nonostante l'inferiorità numerica, l'esercito di Enrico V colse una grande vittoria sbaragliando l'esercito francese e facendo prigioniero, fra gli altri, il maresciallo di Francia Jean II Le Meingre detto Boucicault; circa il 40% della nobiltà francese perì durante questo scontro.[93]

Enrico, forte del sostegno popolare per la vittoria ottenuta, con una fortunata attività diplomatica ruppe l'alleanza tra i francesi e l'imperatore Sigismondo, attraverso la stipulazione del trattato di Canterbury, del 15 agosto 1416. Con tale atto, Enrico sostenne l'azione diplomatica svolta da Sigismondo nel Concilio di Costanza per porre fine allo Scisma d'Occidente; da parte sua, Sigismondo si dichiarò favorevole a riconoscere la legittimità della guerra intrapresa da Enrico stesso. L'8 ottobre, il sovrano Lancaster rinsaldò l'alleanza con Giovanni Senza Paura incontrandolo a Calais, dove pare che Giovanni fosse disposto a riconoscere Enrico V re di Francia.[94][95] La Francia, nel frattempo, stava sempre più sprofondando nella completa anarchia: la sconfitta navale subita alla foce della Senna il 15 agosto del 1416,[94] il fallimento delle trattative diplomatiche per evitare la coalizione con Sigimondo e la morte, nell'aprile del 1417, del delfino di Francia, Giovanni,[96] contribuirono a demoralizzare la corte francese. Con un re folle, la minaccia perenne del duca di Borgogna e l'esercito francese annientato, Enrico poteva rivendicare la corona di Francia, data la giovane età del nuovo delfino, il quattordicenne Carlo VII di Francia.[97]

Matrimonio di Enrico con Caterina di Valois

Enrico sbarcò, quindi, in Francia nell'agosto del 1417 alla testa di oltre 10 000 soldati. Le forze congiunte degli inglesi e dei borgognoni occuparono in breve tempo l'intera parte settentrionale del regno: nel 1417 cadde Caen, nel gennaio 1419 presero Rouen a cui seguirono Alençon, Cherbourg, Évreux.[95] Inoltre, nonostante l'assassinio di Giovanni Senza Paura, i borgognoni controllavano Parigi, agli armagnacchi non restava quindi che scendere a patti. Nel 1420 Enrico d'Inghilterra incontrò Carlo VI di Francia e firmarono il trattato di Troyes, con il quale si stabiliva che a Enrico sarebbe andata in sposa la figlia di Carlo, Caterina di Valois, e i loro figli avrebbero ereditato il trono di Francia; contestualmente il delfino di Francia, Carlo VII, venne dichiarato illegittimo. Enrico entrò a Parigi nello stesso anno e il trattato venne ratificato dagli Stati Generali.[98]

Enrico V si ammalò e morì nel 1422; il figlio Enrico VI venne incoronato a soli nove mesi, secondo i dettami del trattato, come "Re di Francia e d'Inghilterra". La madre, Caterina di Valois, fu allontanata dal figlio e non lo poté educare poiché il consiglio di reggenza inglese (che fu costituito per l'età prematura del nuovo re ed era capeggiato dal signore di Bedford) pensava potesse influenzare il bambino facendolo passare dalla parte francese. Dall'altra parte della Manica, nello stesso anno, moriva anche Carlo VI e i sostenitori del delfino respinsero gli accordi di Troyes proclamando anche Carlo VII re di Francia.[99]

Gli inglesi, a questo punto, pensarono che fosse giunto il momento propizio per dare il colpo di grazia al regno di Francia e violando i patti ripresero le ostilità. Il 30 luglio 1423 gli anglo borgognoni sconfissero l'esercito del delfino nella battaglia di Cravant e il 17 agosto dell'anno successivo confermarono la loro superiorità strategica e militare nella battaglia di Verneuil, in cui i principali capitani francesi furono catturati o uccisi. Il 12 ottobre 1428 gli inglesi si apprestarono ad assediare Orléans, città simbolo della parte armagnacca, mentre il delfino Carlo VII impotente si era ritirato nel Sud.[100]

Giovanna d'Arco e la vittoria francese (1429-1453)[modifica | modifica wikitesto]

Situazione nel 1429

     Territori controllati da Enrico V

     Territori controllati dal duca di Borgogna

     Territori controllati dal delfino Carlo

     Principali battaglie

--- Attacchi inglesi nel 1415
--- Viaggio di Giovanna d'Arco verso Reims nel 1429
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei cent'anni (1429-1453).

Giovanna d'Arco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giovanna d'Arco.

Il delfino di Francia Carlo VII palesava tutta la sua debolezza non riuscendo a organizzare un appropriato contrattacco che riuscisse a fermare gli inglesi. Un tentativo francese, passato alla storia come la battaglia delle aringhe del 12 febbraio 1429, di intercettare un convogli di rifornimenti per le truppe inglesi che assediavano Orléans si rivelò un disastro. Era chiaro che la città sarebbe presto caduta.[101]

Quando tutto sembrava perduto per i francesi, una giovane contadina lorenese, Giovanna d'Arco, si recò a Chinon, tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, nel 1429 dal delfino Carlo dichiarandosi inviata da Dio per risollevare le sorti del regno di Francia. La ragazza sosteneva di essere stata spinta ad agire in prima persona per il bene della Francia dalle voci dell'arcangelo Michele e delle sante Caterina d'Alessandria e Margherita di Antiochia. Giovanna riuscì a convincere sia il delfino che gli alti dignitari del regno e così, alla testa di alcune truppe e con un proprio stendardo, lasciò Blois il 28 aprile per giungere a Orléans il giorno seguente.[102]

Ritratto di Giovanna d'Arco, dal registro del Parlamento di Parigi (1429)[103]

Sebbene gli storici inglesi minimizzino il ruolo che ella ebbe nello svolgersi degli eventi, resta il fatto che da quel momento in poi la guerra sembrò registrare una svolta di non poco conto. Le truppe del delfino infatti guidate da Giovanna ruppero l'8 maggio l'assedio di Orléans (da tale impresa derivò il soprannome di "Pulzella d'Orléans") infliggendo una pesante sconfitta alle forze inglesi. L'inaspettata vittoria elevò decisamente il morale dei francesi che imbaldanziti colsero una serie di ulteriori vittorie nella battaglia di Jargeau (11-12 giugno), di Meung-sur-Loire (15 giugno), di Beaugency (16-17 giugno) e di Patay (18 giugno), riuscendo a liberare tutti i territori occupati fino a Reims, dove Carlo VII venne incoronato re di Francia il 17 luglio. Tra il 3 e il 9 settembre i francesi guidati da Giovanna, tentarono ma senza successo anche di assediare Parigi, in quel momento in mano inglese, confidando in una possibile sollevazione della popolazione cittadina.[104]

Mentre secondo Giovanna sarebbe stato opportuno continuare la guerra fino alla totale cacciata degli inglesi, il sovrano preferì intavolare delle trattative col nemico. La Pulzella allora continuò le proprie spedizioni fino a quando nel 1430 fu catturata dai Borgognoni durante la battaglia di Compiègne e consegnata agli inglesi per 10 000 lire tornesi, processata per eresia e infine condannata a morte nel 1431 senza che apparentemente Carlo VII intervenisse.[105] La figura di Giovanna fu riabilitata solamente al termine della guerra (1456), per diventare un personaggio leggendario della storia francese e uno dei simboli più significativi della Francia monarchica e cristiana.[106][N 6]

Pace di Arras e fine delle ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Arras (1435).
Illustrazione dell'assedio di Calais del 1436

Finita la guerra civile e scacciati gli inglesi da buona parte del territorio, Carlo VII, re di Francia, convocò una riunione ad Arras per stipulare gli accordi per poter costituire il Regno di Francia e rendere definitiva la pace tra armagnacchi e borgognoni. La Conferenza di Arras è ricordata per esser stata la prima conferenza europea. A essa presero parte i francesi, i borgognoni, i lussemburghesi e i Savoia. Carlo VII cedette a Filippo III di Borgogna la Contea di Mâcon e le città della Somme che costituirono con l'Olanda Settentrionale e meridionale gli Stati Generali dei Paesi Bassi, uno Stato nazionale basato (come oggi) sul modello francese. Inoltre il duca di Borgogna rimase vassallo del monarca francese ma diventò ufficialmente indipendente da questo. Il trattato di Arras, firmato il 21 settembre 1435, pose finalmente termine alla guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni ma non aveva ancora risolto il conflitto tra Francia e Inghilterra.[107]

Il 9 luglio 1436 Filippo il Buono tentò di assediare Calais, nella speranza, disattesa, di poter avere il supporto degli olandesi. Gli inglesi poterono sbarcare sul continente e in poco tempo togliere l'assedio e dilagare nella Fiandre devastandole. I modesti fatti d'armi che seguirono portarono due anni più tardi alla stipula di alcune tregue.[108] Nel frattempo il re di Francia si trovò nelle condizioni di attuare alcune sostanziali riforme sull'amministrazione del suo regno: il potere sullo stato venne centralizzato maggiormente, il sistema giudiziale venne rivisto, l'esercito abbandonò i caratteri feudali per essere riorganizzato secondo un modello più moderno ed efficiente con ampio utilizzo dell'artiglieria.[109][110] In Inghilterra la parte politica che mirava all'ottenimento della pace, campeggiata da William de la Pole, I duca di Suffolk, prese lentamente il sopravvento. Nonostante i negoziati intrapresi non fossero riusciti a conseguire una definitiva cessazione del conflitto, il 28 maggio 1444 venne stipulata la tregua di Tours che sanciva una tregua generale che sarebbe rimasta in vigore fino al 1º aprile 1446.[111]

La battaglia di Formigny

Nel 1448 le ostilità ripresero. L'anno seguente i francesi ripresero Rouen e nel 1450, guidati da Arturo III di Bretagna e Giovanni II di Borbone, colsero una vittoria decisiva contro gli inglesi nella battaglia di Formigny consentendogli di completare la riconquista della Normandia in breve tempo: il 1º luglio e il 12 agosto riconquistarono rispettivamente Caen e Cherbourg.[112]

Dopo la fortunata campagna normanna di Carlo VII, concentrò i suoi sforzi sulla Guascogna, l'ultima provincia tenuta dagli inglesi. Bordeaux, la capitale, venne assediata e presa il 30 giugno 1451.[113] Tuttavia, in gran parte a causa delle simpatie del popolo guascone verso gli inglesi, questo risultato venne ribaltato quando John Talbot, I conte di Shrewsbury e il suo esercito ripresero la città il 23 ottobre del 1452. Gli inglesi vennero, comunque, definitivamente sconfitti nella battaglia di Castillon combattuta il 17 luglio 1453. Talbot era stato convinto a ingaggiare la battaglia a Castillon-la-Bataille, vicino a Bordeaux; durante lo scontro, ad un certo punto, i francesi sembrarono ritirarsi verso il loro accampamento, ma quando gli inglesi pensarono di poterne approfittare, l'artiglieria avversaria aprì il fuoco causandogli gravissime perdite tra cui lo stesso Talbot e suo figlio.[114][115] Con l'esercito inglese decimato e incapace di proseguire le ostilità, Bordeaux venne assediata nuovamente e ripresa. Così, il controllo della Guienna e della Normandia passò definitivamente ai francesi, agli inglesi rimaneva solo il porto di Calais che sarebbe caduto solo nel 1559.[115]

Trattato di Picquigny[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Picquigny.
Edoardo IV d'Inghilterra

Le disfatte subite in Francia non portarono subito alla pace poiché un qualunque trattato avrebbe significato la rinuncia da parte degli inglesi a qualsiasi pretesa sul trono francese. Sebbene la battaglia di Castillon sia considerata l'ultima battaglia della guerra dei cent'anni,[114] Inghilterra e Francia rimasero formalmente in conflitto per altri 20 anni, ma gli inglesi non furono in grado di portare avanti le ostilità in quanto occupati ad affrontare disordini in casa. Dopo la sconfitta nella guerra dei cent'anni, i proprietari terrieri inglesi recriminarono vivamente per le perdite finanziare conseguenti alla scomparsa dei loro possedimenti continentali; questo è generalmente considerato una delle cause principali della guerra delle due rose, iniziata nel 1455.[109]

Nel 1474 la guerra dei cent'anni fu sul punto di riprendere, quando il duca Carlo I di Borgogna, detto il Temerario, contando sul supporto inglese, imbracciò le armi contro Luigi XI di Francia. Luigi riuscì a isolare i borgognoni comprando la neutralità di Edoardo IV d'Inghilterra con una grande somma in denaro e una rendita annuale, secondo quanto stipulato nel trattato di Picquigny del 1475. Questo trattato pose fine ufficialmente alla guerra dei cent'anni con Edoardo IV che rinunciava alla sua pretesa al trono di Francia.[116] Tuttavia, i futuri re d'Inghilterra (e in seguito della Gran Bretagna) continuarono a rivendicare il titolo fino al 1803, quando furono lasciati cadere per deferenza all'esilio di re Luigi XVIII, riparato in Inghilterra dopo la Rivoluzione francese.[117]

I conflitti anglo-francesi ripresero nei primi anni del XVI secolo durante le guerre d'Italia e poi nuovamente verso la fine del XVII secolo durando fino al 1815 in quella che è definita da alcuni storici la seconda guerra dei cent'anni.[118]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La guerra dei cent'anni coprì per intero l'ultimo scorcio del Medioevo e di conseguenza Inghilterra e Francia (in particolare quest'ultima) alla fine del conflitto apparivano molto differenti rispetto a prima. L'Inghilterra si era trasformata in seguito alla pace finale da potenza con forti interessi sulla terra ferma a stato marittimo del tutto tagliato fuori dalle vicende continentali (e ciò si fece sentire durante tutto il periodo successivo). Gli stravolgimenti maggiori si ebbero invece in Francia: se all'inizio del Trecento il regno aveva un'impronta fondamentalmente feudale e la corona deteneva solo un potere limitato, a metà Quattrocento un esercito permanente aveva soppiantato le milizie feudali e cittadine, l'autorità regia rappresentata dai balivi si era estesa a tutto il territorio ed era stata creata una fiscalità centrale. Il potere dei feudatari inoltre era stato notevolmente limitato e non erano più presenti possedimenti stranieri (con le uniche eccezioni di Calais e della Borgogna) all'interno dei confini.[18]

Demografiche[modifica | modifica wikitesto]

Diffusione della peste nera in Europa; l'epidemia causò molte più vittime della guerra

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i combattimenti durante la guerra dei cent'anni causarono un numero limitato di morti dirette. Considerata la durata del periodo vi è stato un relativamente esiguo numero di battaglie che raramente hanno coinvolto più di 10 000 uomini; spesso causando poche vittime per via dell'usanza del tempo di risparmiare i prigionieri per ottenere un riscatto. Tuttavia a Poitiers o Azincourt, gli inglesi, desiderando indebolire in modo duraturo la cavalleria francese, non fecero alcun prigioniero, il che ebbe la conseguenza di decimare pesantemente la nobiltà francese. Alcuni autori hanno stimato che il 40% della cavalleria francese scomparve durante la battaglia di Poitiers (1356) e almeno il 70% ad Azincourt.[119] Questo comportò un notevole rinnovamento della nobiltà, la qual cosa contribuì alla sua perdita di potere: nella Beauce, per esempio, nel 1500, solo il 19% dei nobili poteva vantare un'origine del titolo anteriore al XVI secolo.[120]

Ben più devastante della guerra fu la peste nera che colpì l'Europa tra il 1347 e il 1353, ma che continuò a ripresentarsi a intervalli relativamente costanti fino alla metà del XV secolo, portandosi via circa il 30% della sua popolazione.[55] Tra il 1310 e il 1320, la Francia contava circa 21 milioni di abitanti all'interno degli attuali confini; un secolo dopo, nel 1430, tale conta era scesa a circa 8-10 milioni; con una perdita del 60% della sua popolazione, tornando al livello dell'anno mille. In Inghilterra, intorno al 1400 vi erano solo 2,1 milioni di abitanti rispetto ai 4 milioni dell'inizio della guerra.[121] Sempre oltre Manica, si osservava una desertificazione della campagna che accentuò la transizione verso una società commerciale con una forte concentrazione dei poteri nelle città, mentre la Francia manteneva una popolazione agricola del 90%.[122]

Economiche[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del conflitto l'esercito francese, come del resto tutti gli altri eserciti feudali, non comportava spese eccessive per la corona: i vassalli infatti avevano il dovere di sopperire a tutte le spese dei propri contingenti se la mobilitazione era limitata a poche settimane. La proclamazione dell'eribanno, inoltre, forniva un aumento considerevole delle entrate e scongiurava un rapido consumo del modesto tesoro regio. Tuttavia l'utilizzo massiccio dei mercenari, lo "sciopero delle armi" e il declino dell'istituzione dell'eribanno comportarono uno stravolgimento del sistema finanziario francese: occorse incrementare il processo di svalutazione monetaria, ovvero diminuire le percentuali d'oro e d'argento delle monete per disporre di più denaro liquido, mossa che provocò effetti negativi sull'economia. La pressione fiscale si impennò e l'esazione si fece permanente e più incisiva[senza fonte]. La diminuzione conseguente di metalli preziosi, causò l'impoverimento di essi nelle monete correnti e portò quindi all'insicurezza negli scambi commerciali e alla svalutazione.[123]

L'aumento delle tasse fu dovuto anche ai costi sempre più gravosi per feudatari, equipaggiati con armature sempre più complesse e circondati da lance decisamente più numerose che in passato. La nobiltà, pertanto, andò incontro a un generale impoverimento e rispose alzando i carichi fiscali richiesti ai contadini; costoro, già schiacciati dalla tassazione regia di guerra, si ribellarono in massa, ma in realtà furono le città ad affrontare le maggiori spese durante il conflitto. Furono infatti i centri urbani a inviare i contingenti più numerosi, a elargire al re grandi somme di denaro, a dover sopportare l'onerosa costruzione di fortificazioni. Si calcola che l'erezione di una cinta muraria costasse l'equivalente di quarant'anni di entrate medie di una città e che, pertanto, molte municipalità dovessero destinare gran parte dei propri investimenti in questo senso – come accaduto ad esempio a Troyes che, nel 1359, si crede abbia speso il 72% delle proprie risorse finanziarie in opere di fortificazione)[senza fonte]. Al contrario, furono le campagne a subire le maggiori devastazioni, specie in Francia ove gli inglesi applicarono il modello strategico teorizzato da sir John Fastolf, articolata su azioni di saccheggio e di offesa alla stessa popolazione civile, allo scopo di seminare il terrore e privare di risorse l'avversario. Le frequenti incursioni predatorie dei Godons, com'erano chiamati i fanti inglesi, divennero particolarmente temute (a somiglianza di quelle lanciate dagli scozzesi, alleati della Francia, su suolo inglese) e furono rese più pesanti dallo "sciopero delle armi", durante il quale fu perfino negata dalle truppe regie qualsiasi protezione ai contadini[non chiaro]. L'agricoltura francese arrivò vicino al collasso stante anche le concomitanti, esorbitanti tasse. Allo stesso modo il mondo contadino inglese soffrì l'imposizione dei pesanti tributi e il continuo dragaggio di uomini.[senza fonte]

In un contesto più prettamente finanziario, la guerra ebbe ripercussioni immense sull'economia dell'Europa intera. A causa del passivo sempre più accentuato i regni dovettero fare ricorso massiccio al credito, impegnandosi con le maggiori banche del tempo, tanto da essere costretti a volte a dichiarare bancarotta, come l'Inghilterra (1343). Ciò portò al fallimento delle due più importanti famiglie di banchieri dell'Europa del tempo, i Bardi e i Peruzzi.[48] Il generale calo demografico e il flagello della peste portarono a un costante aumento dei prezzi in una situazione di offerta di moneta costante. Di conseguenza, i prodotti orientali divennero più competitivi andando a creare un deficit commerciale a favore dell'Oriente. Ciò incoraggiò i commerci a lunga distanza e i progressi tecnici nel campo della navigazione, peraltro già in atto nel XIII secolo.[124] Le navi divennero più manovrabili grazie al miglioramento del timone, crebbero di dimensioni e furono introdotte nuove tecniche di navigazione, amplificate dal perfezionamento della bussola grazie agli studi di Pierre de Maricourt sul magnetismo.[125] Fu così possibile applicare una correzione matematica alla declinazione magnetica e introdurre la balestriglia per misurare la latitudine. Queste innovazioni resero possibile la navigazione transoceanica e posero le basi per le grandi scoperte geografiche. L'insicurezza delle vie terrestri, invece, comportò danni all'economia delle Fiandre e della Francia, in quanto il commercio tessile si spostò via mare, aggirando la penisola iberica, a beneficio dei commercianti italiani.[124] Le ripetute sospensioni del traffico commerciale attraverso La Manica influenzarono negativamente l'industria tessile fiamminga che, all'inizio del conflitto, importava lana inglese. Per colmare questa lacuna, gli inglesi si resero maggiormente indipendenti imparando a trasformare la propria lana in capi di abbigliamento.[126] Per ottenere ciò vennero incentivati da aiuti del re d'Inghilterra che tassò l'abbigliamento molto meno della lana e che, dal 1337, concesse ampi privilegi a qualsiasi lavoratore straniero che si sarebbe stabilito nelle città inglesi, proibendo al contempo l'esportazione di lana nelle Fiandre e l'importazione di vestiti.[127] Di fronte a questa situazione, molti tessitori fiamminghi itineranti emigrarono in Inghilterra a tentare fortuna. Prima della peste nera, le Fiandre subirono una crisi demografica sostanziale.[128] I tessitori fiamminghi importano quindi la loro lana dalla Spagna, un primo passo della futura integrazione nella sfera economica nella casa d'Asburgo. Inoltre, a causa della forte concorrenza inglese nel settore tessile, l'economia fiamminga fu spinta a svilupparsi in altri settori, come in quello bancario.[129]

Militari[modifica | modifica wikitesto]

Arcieri con l'arco lungo inglese (longbow)

Vero protagonista delle prime battaglie del conflitto fu l'arco lungo inglese, arma con una gittata utile di ben 90 metri. Questo nuovo tipo di arco, sebbene fosse inferiore alla balestra per gittata e capacità di perforazione dei dardi, appariva in qualche modo vantaggioso per il minore costo, la maggiore maneggevolezza, praticità e velocità di ricarica. Gli arcieri inglesi si dimostrarono efficacissimi nel contrastare le cariche della cavalleria pesante poiché erano capaci di uccidere i cavalli in corsa a notevole distanza e lasciare i cavalieri nemici a terra nell'impossibilità di muoversi a causa della loro pesante corazza. Il rumore prodotto dalle centinaia di archi in funzione durante le battaglie venne denominato dai francesi "Arpa del Diavolo"[senza fonte]. Queste nuove armi si rivelarono letali contro le armature in uso, sostanzialmente identiche a quelle del Duecento, consistenti in lunghe cotte in maglia metallica, in cui le parti composte da piastre di metallo erano limitate. A poco a poco la parte in maglia diminuì a vantaggio delle piastre metalliche, ora ben articolate e foggiate su misura da artigiani specializzati nella realizzazione anche di un singolo elemento; alla fine del conflitto anche i cavalli erano corazzati ed erano meno esposti alle frecce. Come conseguenza il costo complessivo aumentò a dismisura, molte famiglie nobili si impoverirono e aumentò la pressione fiscale sui feudi.[130][131]

Elmo a bacinetto, tipico del periodo della guerra dei cent'anni

Man mano che la guerra proseguiva si impose un nuvo congegno, che doveva generare una vera e propria rivoluzione: l'arma da fuoco. L'invenzione di un simile strumento era avvenuta nell'Impero cinese Song ed era stato possibile grazie alla scoperta della polvere da sparo (una cui prima menzione appare su un testo del 1044): questa miscela fu presto utilizzata per lanciare proiettili infilati in lunghe canne di bambù o di legno. Si presume che la polvere da sparo e i primi, rudimentali mezzi per scagliare proietti sia giunta in Europa attraverso il mondo musulmano, a sua volta entrato in contatto con le armi da fuoco grazie ai mongoli. Solo nel 1267, in ogni caso, Ruggero Bacone compose la prima formula europea per la produzione di questo esplosivo.[132] Doveva passare circa mezzo secolo, però, prima che si parlasse di "cannoni", richiamati per la volta in un documento fiorentino del 1326. Nel 1346 si ebbe infine il primo impiego documentato, forse il primo in assoluto in Europa, di cannoni: nella battaglia di Crécy gli inglesi esplosero alcuni colpi di artiglieria, con l'intento soprattutto di atterrire e spaventare gli avversari francesi.[133] I francesi stessi misero in campo alcuni pezzi d'artiglieria già nel 1348.[134] Da allora la presenza di armi da fuoco nella guerra dei cent'anni si fece sempre più marcata e decisiva, tanto da arrivare a decidere l'esito di interi scontri. Sempre nel 1346, ma a Calais, gli inglesi ebbero a disposizione ben dieci cannoni e diverse palle di piombo, con le quali tenere a bada i francesi.[135] Fino ai primi anni del XV secolo si era soliti ricorrere a pezzi di artiglieri di piccolo calibro, più maneggevoli, ma da lì in avanti si assistette alla produzione di grandi bocche da fuoco, tanto che nel 1412 a Carcassonne si parla di bombarde da 4 500 chili. La scrittrice coeva Christine de Pizan rilevò che l'artiglieria era diventata pressoché indispensabile e, nei suoi testi, raccomandò di impiegare almeno quattro grandi cannoni in appoggio a un attacco a una piazzaforte ben difesa.[136]

Bombarda del XV secolo

Le nuove artiglierie a polvere pirica non cancellarono subito le precedenti artiglierie a trabucco, poiché questi due tipi di armi furono usati, almeno inizialmente, per scopi diversi: le nuove armi erano impiegate con un alzo minimo e per sparare con tiro teso, quasi orizzontale; al contrario i ben sperimentati trabucchi servivano a lanciare proiettili lungo traiettorie paraboliche. Non è, tuttavia, da sottovalutare l'impatto che le armi da fuoco ebbero sulla concezione della guerra, sul modo di combattere, di organizzare e di finanziare le spedizioni e sulla preparazione degli eserciti.[137] Infatti l'uso più ragionato dell'artiglieria da campo permise ai francesi, nell'ultima fase delle ostilità, di disarticolare i pericolosi reparti di arcieri e, quindi, di organizzare nuovamente le tradizionali cariche di cavalleria, dirette ora contro masse di avversari più vulnerabili o in rotta. Questa strategia si dimostrò vincente fino alle prime guerre d'Italia del XVI secolo, in cui la battaglia di Marignano è il migliore esempio di combinazione tra cavalleria e artiglieria, ma andò anch'essa gradualmente in disuso per via della comparsa dell'archibugio che impose la fanteria svizzera e spagnola (i tercios) sui campi di battaglia.[138]. L'introduzione dell'artiglieria, infine, ebbe profonde ripercussioni sull'arte delle fortificazioni. Le mura furono incrementate in larghezza e circondate da argini di terra per rallentare o fermare le palle di cannone. Durante il Rinascimento, che per alcuni ebbe inizio proprio alla fine della guerra dei cent'anni, i castelli divennero incapaci di resistere all'artiglieria e furono trasformati in residenze spaziose e confortevoli: il castello fortificato, simbolo del feudalesimo, scomparve. La sicurezza diventò responsabilità di un potere centrale, in grado di finanziare un esercito permanente. La nobiltà cominciò a predere la propria influenza a favore della monarchia.[139]

Carica di cavalleria pesante durante la battaglia di Patay

Importanti furono, perciò, i contraccolpi sulla stessa composizione degli armati. Verso la fine del Medioevo gli eserciti erano composti principalmente da due elementi: la cavalleria pesante, considerata la punta di diamante, e la fanteria, composta da fanti, arcieri e balestrieri. Siccome l'equipaggiamento militare era di competenza del combattente, la struttura della società si rifletteva anche sull'organizzazione delle armate. Oltre che del cavallo, i cavalieri necessitavano di un'armatura completa in ferro che era molto costosa e quindi tale reparto era accessibile solamente a coloro che erano in grado di disporre di sufficienti ricchezze. Diversamente i soldati a piedi erano equipaggiati con modeste protezioni di cuoio e, quando raramente possedevano un cavallo, questo era di scarsa qualità e non veniva utilizzato in combattimento.[140] La guerra dei cent'anni contribuì a sconvolgere questo modello segnando, innanzitutto, il declino della cavalleria. I cavalieri francesi, che coincidevano con il ceto aristocratico abbiente, furono sopraffatti dalle strategie inglesi. Allo scoppio del conflitto, la tattica della cavalleria francese era rimasta la stessa dall'XI secolo: grazie alla staffa e alla a profonda[non chiaro], il cavaliere può tenere la sua lancia in resta (puntata in avanti e sotto l'ascella) e, combinata con la velocità data dal proprio destriero, le masse di cavalleria si trasformavano in una notevole massa d'urto. Sin dalle iniziative denominate "Tregua di Dio" promosse a cominciare dal X secolo, la Chiesa aveva imposto regole di condotta ai bellicosi aristocratici. Pertanto, per far parte della nobiltà, era necessario giustificare una condotta onorevole e la guerra era un'opportunità per legittimare la propria posizione sociale, mostrando coraggio e lealtà sul campo di battaglia. La cattura di cavalieri avversari era, inoltre, una buona fonte di reddito tramite la richiesta di un riscatto, il che significava che i rischi di essere uccisi erano bassi e che l'avidità portava a caricare in prima linea in combattimento.[36][141]

Edoardo III d'Inghilterra conta i morti dopo la battaglia di Crécy

Questa strategia di carica frontale divenne progressivamente obsoleta dall'inizio del XIV secolo, poiché il ricorso a una serie di file di picchieri era sufficiente a rompere l'avanzata della cavalleria: così a Courtrai i fiamminghi schiacciarono la cavalleria francese e, a Bannockburn, gli scozzesi sconfissero quella inglese.[142] Le guerre contro gli scozzesi permisero agli inglesi di organizzare il proprio esercito attorno a numerosi arcieri e uomini d'armi a piedi (con gli arcieri armati di una spada che svolgevano entrambe le funzioni) protetti dalle file di picchieri. Questa tattica permetterà agli inglesi di conseguire schiaccianti vittorie nonostante una grande inferiorità numerica a Crécy, a Poitiers o ad Azincourt.[143] D'altra parte, questi eserciti di fanteria non avevano nulla a che fare con il codice d'onore cavalleresco. Essendo in inferiorità numerica, era preferibile neutralizzare permanentemente il massimo numero di avversari; quindi a Courtrai, a Crécy o ad Azincourt, gli inglesi preferirono massacrare i cavalieri francesi piuttosto che farli prigionieri per il riscatto.[144]

La smobilitazione degli eserciti di mercenari, talvolta stranieri (italiani del nord, tedeschi, svizzeri, fiamminghi) poneva il problema delle compagnie che durante la cessazione delle ostilità si davano al saccheggio, quindi iniziarono a costituirsi truppe di professionisti permanenti, formate da combattenti pagati tramite le tasse. La tassazione della popolazione divenne possibile grazie all'arricchimento generale conseguente allo sviluppo del commercio e delle città. D'altra parte, quando i soldati non venivano inquadrati in eserciti regolari, iniziavano a organizzarsi tra di loro, dando origine alle compagnie di ventura che saranno protagoniste dei campi di battaglai dei secoli successivi.[145]

Crisi del papato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Scisma d'Occidente.

     Paesi che riconoscono il papa di Roma

     Paesi che riconoscono il papa di Avignone

     Paesi che hanno variato il riconoscimento

All'inizio del conflitto, la sede del papato si trovava ad Avignone e i papi erano francesi, il che conferiva al re di Francia un importante vantaggio diplomatico. Tuttavia nel 1377, Gregorio XI riportò la sede a Roma per porre fine al conflitto con i fiorentini grazie all'intervento di Caterina da Siena. L'anno successivo, il nuovo papa Urbano VI si dimostrò particolarmente dispotico nei confronti dei cardinali francesi, con quest'ultimi che lo accusarono di essere stato eletto grazie a pressioni politiche e quindi nominarono come antipapa Clemente VII ad Avignone. I belligeranti ebbero tutto l'interesse ad avere l'appoggio di un papa: l'Inghilterra e il Sacro Romano Impero riconobbero quindi Urbano VI mentre la Francia e i suoi alleati castigliani e scozzesi sostennero Clemente VII.[146]

Durante questi due secoli di guerra, caratterizzati da carestie e pestilenze, i credenti scoprirono una Chiesa spesso incapace di dare risposta alle loro ansie. È il momento in cui l'"aritmetica della salvezza" (Henri Martin) e la "contabilità dell'aldilà" (Jacques Chiffoleau), assunsero proporzioni incomprensibili per coloro che ignorarono il terrore degli uomini di quel tempo per l'Inferno: per i ricchi era consuetudine comprare centinaia, persino migliaia, di messe per la salvezza delle loro anime. Sia i ricchi che i poveri prendevano parte a processioni penitenziali, "passioni" teatrali sul piazzale delle chiese, mentre l'"incoronazione della Vergine", la figura protettiva della madre di Gesù, divenne un soggetto frequentissimo dell'arte. Sempre più fedeli, riformatori cristiani, richiesero di avere un accesso diretto alla fonte della salvezza, la lettura della Bibbia in volgare, in un momento in cui solo i chierici possedevano la capacità e il diritto di leggere e commentare le Sacre Scritture. Si riscontra, quindi, un'origine di quella che poi sarà la riforma protestante del XVI secolo, un altro elemento di modernità che si materializza alla fine del Medioevo insieme all'ascesa delle classi borghesi.[122] La divisione della Chiesa, in seguito al grande Scisma d'Occidente, aprì spazio alle critiche. Nuove teorie, come quelle di John Wyclif vennero alla ribalta, mentre i sacerdoti si scontrarono tra i sostenitori del papa o dell'antipapa, che si screditarono a vicenda. In questo modo venne spianata la strada per la Riforma di cui Wyclif è considerato uno dei precursori.[147].

Lo scisma non fu risolto fino al Concilio di Costanza del 1415, dove i due papi rinunciarono alla carica, permettendo l'elezione di un unico papa: Martino V. Per risolvere il conflitto, la Chiesa dovette ricorrere al conciliarismo, in cui un concilio ecumenico (raduno di tutti i vescovi) ha più potere dello stesso Papa. Di conseguenza, il papato si indebolì molto, consentendo a Carlo VII di Francia di imporsi nel 1438, data della prammatica Sanzione di Bourges, come capo naturale della chiesa francese facendo affidamento sull'episcopato locale, rafforzando il gallicanesimo.[148][149]

La differenziazione tra Francia e Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Il Parlamento inglese di fronte al re nel XIV secolo, a seguito della guerra in Inghilterra si assistette a una crisi della monarchia mentre in Francia il potere del re andò a consolidarsi

Il conflitto trasformò i due paesi belligeranti in modo divergente tra di loro. In Inghilterra il commercio e l'artigianato crebbero di importanza e con essi andò a rafforzarsi la borghesia cittadina conferendo al Parlamento sempre maggiori poteri, mentre la monarchia si indebolì. Il paese divenne sempre meno agricolo e sempre più commerciale, le città si popolarono mentre i piccoli borghi di campagna persero i propria abitanti.[126] Nei contadini, sempre meno numerosi, crebbe la consapevolezza del loro ruolo sociale e iniziarono a chiedere che fosse maggiormente riconosciuto, soprattutto dal momento che molte battaglie del conflitto vennero vinte grazie al loro talento di arcieri, rispondendo favorevolmente ai sermoni dei lollardi che diffondevano le idee di John Wyclif, il primo passo per il successivo accoglimento del protestantesimo durante il Rinascimento.[150] Le rotte commerciali via mare rendevano meno necessario un potere centralizzato per garantirne la sicurezza, rispetto alle vie terrestri, così la nobiltà assunse un ruolo sempre meno essenziale, mettendo in crisi il potere assoluto e favorendo una graduale rivendicazione delle libertà individuali. In questo processo si possono vedere i primi passi verso l'avvento di una monarchia costituzionale.[151] Nel 1361, l'inglese divenne la lingua ufficiale confermando la spaccatura culturale tra i due paesi.[152]

In Francia, diversamente, complice il clima mite che favoriva l'agricoltura, andò ad affermarsi un modello di società prevalentemente rurale con una rigida connotazione religiosa e una potente monarchia a cui era attribuito un potere centralizzato, forte e protettivo. Lo sviluppo delle città permise alla borghesia di contestare il potere della nobiltà che sembrò incapace di giustificare il suo status sui campi di battaglia, mentre monarchi come Carlo V e suo nipote Carlo VI, che saggiamente riuscirono a convogliare intorno a loro il sentimento nazionale emergente, alla fine riuscirono a rafforzare il potere reale. Sfruttando l'insicurezza generata provocata dal conflitto che la nobiltà non seppe gestire, la corona riuscì a imporre la costituzione di un esercito permanente finanziato da un sistema fiscale e un sistema amministrativo moderno. In questo modo l'antico sistema feudale, eredità del primo medioevo, andò in crisi davanti all'autorità del re, preparando il terreno verso l'evoluzione nella monarchia assoluta estremamente centralizzata, a differenza del resto d'Europa in cui il potere si frammentava sempre di più a favore delle città.[122]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il termine è entrato in uso, inizialmente presso gli storici anglosassoni, circa a metà del XIX secolo. In Contamine, 2007, p. 7.
  2. ^ In particolare le bombarde, utilizzate per la prima volta ad opera degli inglesi nel corso della battaglia di Crécy; nella guerra navale il primo esempio è del 1338 ad Arnemuiden. In Contamine, 1986, p. 276.
  3. ^ Altre date sono tradizionalmente il 1492, scoperta dell'America, e il 1517, affissione delle tesi di Martin Lutero; In Piccinni, 2007, p. 436.
  4. ^ Le Fiandre acquistavano la lana inglese e gli inglesi compravano il vino nel Bordolese: «il denaro percepito a Brouges e a Gand pagava le botti di vino provenienti da Bordeaux», come scrive André Maurois nella sua Storia d'Inghilterra, citata da Desideri, 1986, pp. 510-512.
  5. ^ Si privilegiava ancora il combattimento corpo a corpo e la cavalleria pesante nelle cariche, in quanto la nobiltà riteneva disonorevole il combattimento a distanza.
  6. ^ La data d'inizio del Processo in nullità della condanna è stabilita al 7 novembre 1455, giorno in cui la madre di Giovanna si presentò, a Parigi, innanzi a tre vescovi designati dal Pontefice, chiedendo formalmente la revisione del processo di condanna. Agli atti furono allegate anche le deposizioni già acquisite in tale data. In Pernoud-Clin, 1987, pp. 198–201

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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