Alfonso I d'Este

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Alfonso I d'Este
Alfonso I d'Este.jpg
Ritratto di Dosso Dossi
Duca di Ferrara, Modena e Reggio
Stemma
In carica 15 giugno 1505 - 31 ottobre 1534
Predecessore Ercole I d'Este
Successore Ercole II d'Este
Nascita Ferrara, 21 luglio 1476
Morte Ferrara, 31 ottobre 1534
Sepoltura Monastero del Corpus Domini, Ferrara
Casa reale Coat of arms of the House of Este (1239).svg Este
Padre Ercole I d'Este
Madre Eleonora d'Aragona
Consorte Anna Maria Sforza
Lucrezia Borgia
Ducato di Ferrara
Este
Coat of arms of the House of Este (1535).svg

Borso
Ercole I
Figli
Alfonso I
Figli e nipoti
Ercole II
Alfonso II
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Alfonso I d'Este (Ferrara, 21 luglio 1476Ferrara, 31 ottobre 1534) fu il terzo Duca di Ferrara, Modena e Reggio (1505 - 1534), succeduto al padre all'età di 29 anni. Fu un uomo d'armi, un politico ed uno dei mecenati più generosi del Rinascimento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia con ritratto giovanile di Alfonso I d'Este

Figlio del duca Ercole I d'Este e della principessa Eleonora d'Aragona, il suo nome di battesimo venne scelto per commemorare il bisnonno, Alfonso V d'Aragona.

Fin dalla gioventù non mostrò mai una naturale inclinazione allo studio ed alle lettere ma si sentì maggiormente attratto dalle arti applicate. Imparò a lavorare al tornio la ceramica, creando spesso vasi e piatti da utilizzare poi alla mensa ducale, ma principalmente si interessò alla lavorazione del bronzo ed alla sua fusione per la produzione di pezzi d'artiglieria.

Il 20 maggio 1477 il padre Ercole I lo promise in sposo ad Anna Maria Sforza, sorella del duca Gian Galeazzo Maria Sforza, col chiaro intento di tessere un'alleanza politica tra le due casate, e le nozze si tennero il 23 gennaio 1491 a Pavia, cinque giorni dopo quelle di Beatrice d'Este con Ludovico il Moro. Sotto la guida illuminata del padre intanto Ferrara, Modena e Reggio ebbero una notevole rifioritura culturale[1].

Alfonso I d'Este in abiti militari

Nel novembre del 1492 Alfonso venne nominato dal padre ambasciatore presso il pontefice ed il 31 marzo 1495 venne inviato presso l'alleato Ludovico Sforza col compito di assisterlo nelle operazioni militari contro i francesi, al comando di una guarnigione di 500 armati. In quell'occasione prese parte alla Battaglia di Fornovo. Nel 1497 intanto morì la moglie Anna Maria ed Ercole I ricominciò a pensare a nuove nozze per il futuro duca estense, utili per le alleanze del casato.

Nel 1499, una volta che re Luigi XII di Francia fu entrato a Milano, accompagnò il padre ad ossequiare il nuovo sovrano del ducato. Nel 1502 Alfonso prese in moglie la nobildonna Lucrezia Borgia, figlia illegittima di Papa Alessandro VI, assicurando così alla casata estense il ducato estense, feudo dello Stato Pontificio.

Duca di Ferrara[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1505, alla morte del padre, ne ereditò i ducati ed il trono di famiglia, reggendoli durante uno dei periodi più instabili della storia d'Italia. I vantaggi ottenuti dal matrimonio con la figlia del papa intanto erano già svaniti con la morte di Alessandro VI (che avvenne nel 1503) e la politica degli altri stati nazionali e delle potenze europee si incentrò sulla lotta sottesa tra Francia e Spagna. Ebbe sempre al suo fianco il fratello Ippolito, che anche il giorno della sua investitura ufficiale, avvenuta il 25 gennaio 1505, cavalcò al suo fianco percorrendo le vie di Ferrara[1]. Dalla sua famiglia Alfonso ebbe pure notevoli problemi e l'anno successivo dovette reprimere la congiura dei fratelli Ferrante e Giulio che miravano al potere sul Ducato di Ferrara. Entrambi furono sconfitti ed imprigionati nelle segrete del Castello Estense. Ferrante morì ancora prigioniero, dopo 34 anni di carcere, nel 1540. Giulio venne invece liberato solo nel 1559, da Alfonso II d'Este.

Anna Maria Sforza

Nel 1508 partecipò alla Lega di Cambrai contro Venezia come gonfaloniere di Santa Romana Chiesa, strappando ai veneziani il controllo di Este e Rovigo.

Dopo la pace di pace di Cambrai[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1510 rifiutò di aderire alla pace stipulata tra il papato e Venezia, perché andava contro gli interessi di Ferrara, quindi fu scomunicato e dichiarato decaduto nel suo potere sul ducato estense. Si alleò alla Francia nella guerra della Lega Santa e si trovò anche in contrasto con le truppe spagnole. All'inizio del 1512 venne ferito nella difesa di Cento e di Pieve di Cento, che riuscì a riconquistare solo con l'aiuto francese l'anno successivo[2]. Partecipò alla battaglia di Ravenna l'11 aprile 1512, ed in quell'occasione furono ancora una volta le sue artiglierie a dimostrare la loro efficacia consentendo ai Francesi di sbaragliare l'esercito pontificio. Ottenne così la revoca della scomunica ma non ancora il reintegro dei territori gli erano stati tolti. Nel 1513, nel mese di marzo, si recò a Roma per prendere parte alla cerimonia di incoronazione di Giovanni de' Medici al soglio pontificio col nome di Papa Leone X[3].

Intanto, nel 1518, il duca si recò in Francia, da Francesco I, per ottenere un sostegno nei confronti del papa nella sua richiesta di restituzione di Modena. Non avendo ottenuto soddisfazione, alla morte del Papa Leone X, si mise alla testa di un esercito fortemente armato e riconquistò Nonantola e Reggio. Nel novembre del 1526, al fine di indebolire il pontefice che gli era fortemente ostile, consegnò ai lanzichenecchi alcune artiglierie delle sue fonderie, in particolare vari falconetti[4]. Una di queste armi colpì a morte il capitano Giovanni dalle Bande Nere durante la battaglia di Governolo. Le truppe germaniche, in seguito, ebbero via libera e nel maggio 1527 saccheggiarono Roma. Verso la fine del suo regno, nel 1530, una sentenza imperiale di Carlo V gli restitui anche Modena, malgrado la ferma opposizione di Papa Clemente VII, e con Modena pure la conferma del potere estense su Reggio e Rubiera. Unica contropartita richiesta il versamento nelle casse papali della somma di 100.000 ducati d'oro[1].

Scudo d'oro di Alfonso I d'Este.
Testone d'argento di Alfonso I d'Este.


Alfonso I raggiunse il singolare primato di essere stato scomunicato, nel corso della sua vita e sempre per motivi politici, da ben tre papi: Giulio II, Leone X e Clemente VII.

Il mecenatismo[modifica | modifica wikitesto]

Fu uno straordinario mecenate delle arti amante della cultura e, sin da prima di ottenere il potere, strinse amicizia con Matteo Maria Boiardo. Seppe in seguito circondarsi sempre di artisti e letterati e rese la corte estense un centro di importanza europea. A Ferrara in quel periodo furono accolti personalità come Pietro Bembo, Ludovico Ariosto, il Tiziano, Giovanni Bellini, Dosso Dossi e lo scultore Antonio Lombardo. Questi maestri decorarono il Camerino delle Pitture e lo Studio dei Marmi nell'appartamento privato sulla Via Coperta, che unisce ancora oggi il castello al palazzo ducale. Purtroppo i dipinti e i rilievi marmorei furono smontati e dispersi nel 1598 ad opera del legato papale dopo che il Ducato di Ferrara passò allo Stato Pontificio. All'Ariosto assegnò per un certo periodo il governatorato della Garfagnana[1] e coltivò personalmente la passione della musica e dell'architettura. Ludovico Ariosto inoltre dedicò l'Orlando furioso al cardinale Ippolito d'Este, fratello del Duca Alfonso.

Il duca artigliere[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1509 fu protagonista di un celebre fatto d'arme, la Battaglia di Polesella, nella quale i cannoni del Ducato di Ferrara (fusi sotto la diretta supervisione di Alfonso) sgominarono una flotta veneziana che aveva risalito il Po. I ferraresi attesero che una provvidenziale piena del Po sollevasse le navi sino alla linea di tiro dei cannoni, che ne distrussero la gran parte. La sconfitta navale della Repubblica Veneta da parte di un esercito terrestre fece grande impressione sui contemporanei. Alfonso I passò quindi alla storia come duca artigliere[5], essendo un esperto tecnico d'artiglieria, un metallurgista e fonditore di cannoni[6]. La sua artiglieria riscosse vasta fama in Europa, tanto che gli è stata attribuita l'invenzione della granata. Ideò anche un sistema di fabbricazione della polvere da sparo. Fu inoltre un esperto di fortificazioni, e le mura di Ferrara, ritenute tra le più sicure e moderne d'Europa, furono ammirate e celebrate dall'Ariosto, da Michelangelo e da Rabelais.

Alfonso impiegò le sue armi da fuoco anche in occasione dell'assedio di Padova da parte dell'imperatore Massimiliano, nel 1509. I suoi colpi riuscirono a creare una breccia nelle mura cittadine e la città non fu conquistata solo a causa di un tradimento. L'imperatore volle tuttavia ringraziare l'estense investendolo signore di Este e Montagnana[7].

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Lucrezia Borgia

Alfonso e Lucrezia ebbero sei figli:

Dall'amante Laura Dianti ebbe due figli:

  • Alfonso (1527-1587), marchese di Montecchio;
  • Alfonsino (1530-1547).

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di tre generazioni di Alfonso I d'Este
Alfonso I d'Este Padre:
Ercole I d'Este
Nonno paterno:
Niccolò III d'Este
Bisnonno paterno:
Alberto V d'Este
Bisnonna paterna:
Isotta Albaresani
Nonna paterna:
Ricciarda di Saluzzo
Bisnonno paterno:
Tommaso III di Saluzzo
Bisnonna paterna:
Marguerite de Pierrepont
Madre:
Eleonora d'Aragona
Nonno materno:
Ferdinando I di Napoli
Bisnonno materno:
Alfonso V d'Aragona
Bisnonna materna:
Gueraldona Carlino
Nonna materna:
Isabella di Chiaromonte
Bisnonno materno:
Tristano di Chiaromonte
Bisnonna materna:
Caterina di Taranto

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Alfonso d'Este, Lucrezia Borgia e di alcuni figli, Ferrara.
Cavaliere dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Michele

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d C.M.Goldoni, p.93
  2. ^ G.Gruppioni 2, p.13
  3. ^ G.Gruppioni 2, p.46
  4. ^ Luciano Chiappini, Gli Estensi, Varese, 1988, p.240.
  5. ^ Locatelli, p.35
  6. ^ Fu uno de suoi falconetti, forniti al Von Frundsberg durante la calata dei lanzichenecchi nel 1526, a uccidere Giovanni de Medici
  7. ^ Locatelli, p.36

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Bacchelli. La congiura di don Giulio d'Este. Milano, Treves, 1931
  • Pietro Balan. Storia d'Italia, vol. V e VI. Modena, 1887
  • Luciano Chiappini, Gli estensi. Storia di mille anni, Ferrara, Corbo Editore, 2001, ISBN 9788882690298.
  • Vincenzo Farinella, Alfonso I d’Este, le immagini e il potere. Da Ercole de' Roberti a Michelangelo, testi di Giorgio Bacci e Marialucia Menegatti, Ferrara, Officina Libraria, 2015, ISBN 978-88-89854-33-4.
  • Graziano Gruppioni, LA NOSTRA STORIA Storie di storia ferrarese, in Documenti per la storia di Ferrara 2, Ferrara, 2G Editrice, 2010, ISBN 978-88-89248-19-5.
  • Francesco Locatelli, La fabbrica ducale estense delle artiglierie (da Leonello ad Alfonso II d'Este), Adriano Tassi (collaborazione e revisione), N 672 di serie numerata da 1 a 1000, opera realizzata con il contributo della Unione degli Industriali della Provincia di Ferrara, Bologna, Editrice Cappelli, 1985, OCLC 18349517, SBN IT\ICCU\CFI\0087435.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Duca di Ferrara, Modena e Reggio Successore
Ercole I 1505-1534 Ercole II
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