Obizzo III d'Este

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Obizzo III
Obizzo III.jpg
Obizzo III d'Este in una miniatura
Marchese di Ferrara
Stemma
In carica 1317 –
1352
Predecessore Aldobrandino II
Successore Aldobrandino III
Signore di Modena
In carica 1336 –
1352
Predecessore Obizzo II
Successore Aldobrandino III
Signore di Parma
In carica 1344 –
1346
Nascita 14 luglio 1294
Morte 20 marzo 1352
Dinastia Coat of arms of the House of Este (1239).svg Este
Padre Aldobrandino II d'Este
Madre Alda Rangoni
Coniugi Giacoma Pepoli[1][2][3][4]
Lippa Ariosti
Figli Beatrice
Alda
Aldobrandino
Elisa
Niccolò
Azzo
Folco
Costanza
Ugo
Alberto
Rinaldo (ill.)
Giovanni (ill.)
Religione Cattolicesimo

Obizzo III d'Este (14 luglio 129420 marzo 1352) è stato un politico italiano, marchese e signore di Ferrara dal 1317 al 1352, di Modena dal 1336 al 1352 e di Parma dal 1344 al 1346[5].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Aldobrandino II, fratello di Azzo VIII, e di Alda Rangoni.

Aveva un sorella: Elisa, morta a Ferrara nel 1329, già moglie di Rinaldo dei Bonacolsi, ultimo Signore di Mantova della sua casata, spodestato e ucciso coi propri figli dai Gonzaga l'anno prima.

Signore di Ferrara, Modena e Parma[modifica | modifica wikitesto]

Obizzo ed i fratelli ottennero da Manfredo I Pio, nel 1336, il potere sulla città di Modena in cambio di Carpi e San Marino.

Nel 1339 appoggiò Azzone Visconti contro il tentativo di Lodrisio Visconti di usurpare la Signoria di Milano, una truppa di militari da aggregare alle milizie ambrosiane, che uscirono vittoriose nella Battaglia di Parabiago del 21 febbraio 1339.

Il vicariato di Ferrara fu concesso ad Obizzo ed alla sua discendenza nel 1344 da papa Clemente VI. Il pontefice inviò a tal fine a Ferrara il vescovo Beltramino Parravicini, e per la stipulazione dell'investitura si pattuì un canone annuale molto elevato. Tale riconciliazione col papa fu quindi ottenuta a caro prezzo, ma questa permise agli Estensi di riprendere in pochi anni il controllo della città ferrarese[5][6]. L'investitura fu formalizzata assieme ad altre Bolle favorevoli agli Estensi, con le quali si concedeva loro la nomina dei Canonici in tutte le collegiate di Ferrara, la sanatoria di tutti i contratti stipulatisi in Ferrara e distretto al tempo della scomunica e l'annullamento di tutti i processi celebrati contro gli estensi da Ludovico il Bavaro.

Ottenuto quindi il pieno governo di Ferrara, ormai morti i fratelli (Rinaldo nel 1335 e Nicolò nel 1344), divenne alla fine l'unico signore della città.

Sempre nel 1344 espanse i suoi domini verso Parma, che acquistò dai Correggeschi[7].

Tentò in varie occasioni di conquistare la dittà di Reggio Emilia ma non riuscì nell'impresa.

Morì il 20 marzo 1352, quando aveva 58 anni, amato e stimato. Al suo funerale, celebrato nella chiesa di San Francesco, partecipò tutta la corte estense, tre vescovi e quattro abati. Gli succedette il figlio Aldobrandino III, di soli 17 anni[8].

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Obizzo sposò nel 1317 Jacopa Pepoli, senza figli. Alla morte di questa si unì alla sua amante Lippa Ariosti e la sposò, forse prima della morte di lei, al fine di legittimare i dieci figli tutti resi legittimi da una Bolla pontificia:[5][9]

Ebbe anche due figli naturali:

  • Rinaldo (?-1347)
  • Giovanni (?-1389)

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico Ariosto rese omaggio a questo importante antenato della casata estense con una prima opera, l'Obizzeide, che iniziò a comporre dal 1503 ma interruppe nel 1504. Nel suo poema più noto, l'Orlando furioso, lo ricordò definendolo uno degli «spiriti magni» degli Este.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Chiappini, p. 78.
  2. ^ Giacoma Pepoli, su geneee.org. URL consultato il 24 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2020).
  3. ^ Rivista, Volume 11 Di Collegio araldico, su books.google.it. URL consultato il 24 marzo 2020.
  4. ^ Eugenio Gamurrini, Istoria geneaologica delle famiglie nobili Toscane, et Umbre, su books.google.it. URL consultato il 24 marzo 2020.
  5. ^ a b c d C.M.Goldoni, p.69.
  6. ^ C.Bassi 2, p.43.
  7. ^ Girolamo Tiraboschi, Memorie storiche modenesi col codice diplomatico illustrato con note dal cavaliere abate Girolamo Tiraboschi ... Tomo 1. [-5. ed ultimo], Volume 5, su books.google.it, Società Tipografica, 1795. URL consultato il 25 febbraio 2016.
  8. ^ G.Gruppioni 2, p.43.
  9. ^ Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. D'Este, Torino, 1835.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Bassi, Breve ma veridica storia di Ferrara, Ferrara, 2G Libri, 2015, ISBN 88-89248-06-8.
  • Luciano Chiappini, Gli estensi. Storia di mille anni, Ferrara, Corbo Editore, 2001, ISBN 9788882690298.
  • Claudio Maria Goldoni, Atlante estense - Mille anni nella storia d'Europa - Gli Estensi a Ferrara, Modena, Reggio, Garfagnana e Massa Carrara, Modena, Edizioni Artestampa, 2011, ISBN 978-88-6462-005-3.
  • Graziano Gruppioni, LA NOSTRA STORIA Storie di storia ferrarese, in Documenti per la storia di Ferrara 2, Ferrara, 2G Editrice, 2010, ISBN 978-88-89248-19-5.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. D'Este, Torino, 1835, ISBN non esistente.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]