Isabella d'Este

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Isabella d'Este (disambigua).
Isabella d'Este
Giancristoforo Romano - Isabella d'Este - Detail of Medal in Gold 1498-1505 - KHM Vienna.jpg
L'unico ritratto certo di Isabella:
Medaglia di Giovanni Cristoforo Romano
(1495 - versione in oro 1505)
Marchesa consorte di Mantova
Coat of arms of the House of Gonzaga (1433).svg Arms of the house of Este (5).svg
In carica 12 febbraio 1490 –
13 febbraio 1539
Predecessore Margherita di Baviera
Successore Margherita Paleologa
Reggente al marchesato di Mantova
In carica 29 marzo 1519 –
7 aprile 1521
Signora di Solarolo[1]
In carica 1513 –
13 febbraio 1539
Predecessore Sigismondo Gonzaga
Successore Federico II Gonzaga
Nascita Ferrara, 17 maggio 1474
Morte Mantova, 13 febbraio 1539
Luogo di sepoltura Chiesa di Santa Paola, Mantova
Dinastia Este per nascita
Gonzaga per matrimonio
Padre Ercole I d'Este
Madre Eleonora d'Aragona
Consorte Francesco II Gonzaga
Figli Eleonora
Federico II
Ippolita
Ercole
Ferrante I
Livia
Religione Cattolica
Motto Nec spe nec metu[2]

Isabella d'Este (Ferrara, 17 maggio 1474Mantova, 13 febbraio 1539) è stata una nobile, mecenate e collezionista d'arte italiana.

Fu reggente del marchesato di Mantova per quasi un anno durante l'assenza del marito Francesco II Gonzaga e per due anni durante la minorità del figlio Federico. Fu una delle donne più autorevoli del Rinascimento[3] e del mondo culturale italiano del suo tempo.

Fu mecenate delle arti, nonché capofila della moda, il cui innovativo stile di vestire venne copiato da numerose nobildonne. Il poeta Ludovico Ariosto la etichettò come "Isabella liberale e magnanima",[4] mentre Matteo Bandello la descrisse come "suprema tra le donne".[5] Niccolò da Correggio andò anche oltre, salutandola come "La prima donna del mondo".[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Ercole I d'Este, secondo duca di Ferrara, e della principessa Eleonora d'Aragona[6], ricevette il nome di Isabella in omaggio alla nonna materna Isabella di Chiaramonte, regina consorte di Napoli, defunta nel 1465.

Ercole I d'Este ed Eleonora d'Aragona in un medaglione opera di Sperandio, 1473 circa

Isabella d'Este ebbe in gioventù un'educazione di grande impronta culturale, come testimonia la sua copiosa corrispondenza dalla città di Mantova. Per dote naturale e intellettualmente precoce per la sua giovinezza, ricevette una formazione eccellente. Da bambina studiò storia romana e rapidamente imparò a tradurre greco e latino. Era in grado di recitare brani di Virgilio e Terenzio a memoria. Ciò la rese in grado di discutere i classici e gli affari di Stato con gli ambasciatori. Fu anche una brava cantante e musicista: sapeva suonare il liuto, che imparò da Giovanni Angelo Testagrossa.[7] In aggiunta a ciò, fu istruita nell'arte della danza da Ambrogio, un maestro di ballo ebreo.[8]

Proposte matrimoniali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1480, all'età di sei anni, Isabella fu promessa in sposa a Francesco II Gonzaga, erede al marchesato di Mantova. Solamente pochi giorni dopo l'ufficializzazione, non essendo la notizia ancora diffusa, Isabella fu richiesta da Bona di Savoia come sposa per il cognato Ludovico il Moro, all'epoca co-reggente del ducato di Milano. Poiché ciò non era possibile, a Ludovico fu promessa, in cambio di Isabella, la sorella minore Beatrice.[9]

Nel 1484 la zia Beatrice d'Aragona, regina d'Ungheria, desiderando avere Isabella con sé nel proprio regno, propose alla sorella Eleonora uno scambio: Isabella avrebbe sposato il re di Boemia Ladislao II (presunto amante e poi marito della stessa Beatrice d'Aragona[10]), Francesco Gonzaga la minore Beatrice e il Moro un'altra nobile napoletana. Eleonora rispose che questa "permuta" non era possibile, sia perché Isabella era amatissima dai Gonzaga ("epso padre et figliolo gli portano tanto dolce amore che pare non habiano altro ochio in testa, et pare che questa sia tuto il suo bene"),[11] sia perché Beatrice era sotto la potestà del nonno Ferrante e non della loro. Di conseguenza il progetto non fu attuato. Fu comunque tenuta in considerazione l'ipotesi di fidanzare segretamente, al posto di Isabella, Beatrice a Ladislao, per premunirsi nel caso in cui Ludovico avesse disdetto le nozze.[11]

Isabella ammirava Francesco per la sua forza e coraggio. Dopo i loro primi incontri, scoprì che le piaceva la sua compagnia e trascorse gli anni seguenti a conoscerlo, preparandosi a essere la marchesa di Mantova. Durante il loro corteggiamento, Isabella apprezzò le lettere, le poesie e i sonetti che le mandò in dono.

La corte di Mantova[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di Isabella, Gian Cristoforo Romano

Il 12 febbraio 1490 ebbero luogo le nozze fra Isabella, sedicenne, e il ventitreenne Francesco, cui portò in dote la somma di 25.000 ducati, oltre a preziosi gioielli, piatti, e un servizio d'argento.[12] Prima del magnifico banchetto che seguì la cerimonia di nozze, Isabella guidò attraverso le principali vie di Ferrara in sella a un cavallo avvolto in gemme e oro.[13] Fece il suo ingresso a Mantova nel febbraio 1490 su un carro con al seguito quattordici bauli ripieni della sua dote e dipinti dal pittore ferrarese Ercole de' Roberti.[14] La prima notte di nozze fu traumatica per Isabella, a causa di una "rottura" provocata, forse, dalla fragilità fisica di lei e dall'irruenza del marchese.[15]

Isabella trascorse i primi anni di matrimonio ritirata a Mantova, eccetto che per le frequenti visite ai parenti a Ferrara, al riparo dunque dai grandi stravolgimenti politici relativi alla discesa di Carlo VIII in Italia e non coinvolta dal marito nelle faccende di governo.[16]

In seguito divenne un'appassionata, addirittura avida, collezionista di statue romane, e commissionò sculture moderne in stile antico, che collocò in un mirabile ambiente privato, chiamato lo "studiolo di Isabella d'Este", all'interno della reggia dove risiedeva. Prolifica scrittrice di lettere, mantenne una corrispondenza per tutta la vita con la cognata Elisabetta Gonzaga.

Relazioni con Milano[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1491 si recò con un piccolo seguito a Brescello e di lì a Pavia lungo il Po, per accompagnare la sorella Beatrice che andava sposa a Ludovico il Moro. In questa occasione rivide - poiché lo aveva già conosciuto da bambina a Ferrara - Galeazzo Sanseverino, col quale intraprese un fitto, e a tratti umoristico, scambio epistolare.[17] Va detto però che l'identità del mittente non è certa e potrebbe parimenti trattarsi del quasi omonimo Galeazzo Visconti, conte di Busto Arsizio, cortigiano anch'egli caro ai duchi.[18]

Probabile ritratto di Galeazzo Sanseverino, statua nella collezione del Grande Museo del Duomo di Milano

Fra i due si accese subito una disputa, destinata a prolungarsi per mesi, su chi fosse il miglior paladino, Orlando o Rinaldo: Galeazzo sosteneva il primo, le sorelle d'Este il secondo. Galeazzo, che esercitava una forte fascinazione, riuscì in breve a convertirle entrambe alla fede di Orlando, ma Isabella, una volta rientrata a Mantova, tornò a preferire Rinaldo, cosicché Galeazzo le ricordò come "io solo fui sufficiente a farla mutare opinione et cridare Rolando! Rolando!", la invitò a seguire l'esempio della sorella e giurò che l'avrebbe convertita una seconda volta, non appena si fossero rincontrati. Isabella rispose scherzosamente che avrebbe allora portato un ranocchio per offenderlo, e la disputa proseguì ancora a lungo.[18]

L'11 febbraio, parlandole dei divertimenti che prendeva con Beatrice, le scriveva: "me sforzarò anche megliorare per poter dare magiore piacere a la S[ignoria]. V[ostra]., quando verò per essa questa estate", e lamentava la mancanza della "sua dolce compagnia".[19] La presenza di Isabella era infatti molto desiderata a Milano, non solo da Galeazzo ma anche dalla sorella, dal Moro e dagli altri cortigiani, tuttavia la marchesa poté recarvisi poche volte, in quanto il marito Francesco diffidava a mandargliela, giudicando che in quella corte si commettessero troppe "pazzie", e forse anche per gelosia del Moro.[20]

Presunto ritratto delle due sorelle: Beatrice (a sinistra) e Isabella (a destra), nell'affresco del soffitto della Sala del Tesoro di Palazzo Costabili presso Ferrara. Attribuito a Benvenuto Tisi da Garofalo, datato 1503-1506

Nonostante l'affetto, Isabella cominciò a provare invidia per la sorella Beatrice, dapprima per il fortunatissimo matrimonio che le era toccato e per le enormi ricchezze (Milano era, dopo Venezia, il più ricco stato d'Italia, e le sue entrate erano decuple rispetto a quelle di Mantova[21]), dappoi per i due figli maschi in perfetta salute che le nacquero a breve distanza di tempo, mentre ella sembrava non riuscire ad avere figli e destava in ciò le preoccupazioni della madre Eleonora, la quale la esortava continuamente per lettere a stare il più possibile accanto al marito e soprattutto a prendersene cura quand'era ammalato, dal momento che Isabella era invece solita trascurarlo.[22]

Un certo astio si nota pure in una sua lettera alla madre risalente alla sua visita a Pavia nell'agosto del 1492, quando, parlando di Beatrice, scrisse: "ella non è magiore di me, ma si ben più grossa!"; in modo simile si espresse anche al marito, non potendo ancora sapere, forse, che la grossezza della sorella era dovuta all'incipiente gravidanza (era al quarto-quinto mese).[23]

Questi attriti furono forse legati anche al fatto che Ludovico avesse inizialmente chiesto la mano di Isabella, nel 1480, e che solo per poco quest'ultima non si fosse trovata a godere tutti gli onori della sorella.[24] Malgrado tutto nel 1492 fu molto vicina a Beatrice in un momento difficoltoso della sua gravidanza, ovvero quando fu improvvisamente colpita da un attacco di febbri malariche, e nel 1495 si recò nuovamente a Milano per assistere la sorella nel suo secondo parto e tenne anche a battesimo il nipotino Francesco.[25]

Nell'estate del 1494, in occasione della discesa dei francesi in Italia, Beatrice invitò la sorella a Milano per baciare Gilberto di Montpensier e altri di casa reale, secondo l'usanza francese. Riferiva il segretario Benedetto Capilupi:[26]

«La duchessa dice che quando el Duca d'Orliens venne, bisognò che la si mutasse de colore, ballasse et fusse basata dal Duca, qual volle basare tutte le damiselle et donne de conto. [...] Venendo el conte Dophino o altro del sangue reale, la Duchessa invita la S.V. a tuore de questi basarotti»

(Lettera Benedetto Capilupi a Isabella d'Este)

Non sembra infatti che Beatrice nutrisse nei confronti di Isabella alcun sentimento contrastante, né che vedesse di mal occhio la complicità fra quest'ultima e il marito Ludovico. Il Moro infatti, che era di generosa natura, faceva spesso a Isabella regali anche costosissimi: una volta le mandò quindici braccia di un tessuto tanto prezioso da costare quaranta ducati al braccio - una somma strepitosa - dicendo di averne fatto confezionare già un abito per Beatrice.[21]

Ludovico il Moro, cognato di Isabella. Tondo dal fregio rinascimentale strappato al castello visconteo di Invorio Inferiore

Successivamente alla morte della moglie, avvenuta nel 1497, Ludovico giungerà ad alludere a una relazione segreta con Isabella, sostenendo che fosse per gelosia della moglie che il marchese Francesco facesse il doppio gioco tra lui e la Signoria di Venezia. La voce fu comunque prontamente smentita dal padre Ercole.[20]

Altri definirono invece l'atteggiamento di Beatrice nei confronti della sorella come da "secondogenita complessata"[27] per via del fatto che, nella lettera di felicitazioni a Isabella per la nascita della piccola Eleonora - la quale, essendo femmina, deluse incredibilmente la madre - ella aggiunse in ultimo i saluti del proprio figlioletto Ercole a "soa cusina", pur non avendo il bambino ancora compiuto un anno d'età, cosa che storici quali Luciano Chiappini interpretarono come una sorta di beffa, di "raffinata malizia", "uno schiaffo affibbiato con garbo e grazia". In effetti, se Isabella fu sempre la figlia più amata dai genitori, Beatrice era stata viceversa ceduta al nonno, e solo col parto del primogenito aveva ottenuto la propria rivalsa.[28]

Altri dispetti tra sorelle risalgono alle settimane subito seguenti la battaglia di Fornovo: Beatrice, che si trovava all'assedio di Novara insieme al marchese Francesco, desiderava vedere il bottino sottratto alla tenda di re Carlo VIII durante la battaglia, bottino che tuttavia Francesco aveva già inviato alla moglie a Mantova. Egli scrisse alla moglie per farlo avere alla cognata, ma Isabella rispose che non era tanto disposta a cedere questo onore alla sorella e, con la scusa che le mancasse un mulo, pregò il marito di inventare qualche espediente:[29]

«Io sono per obedirla; ma a dire el vero in questo caso lo facio malvolontieri, parendome che queste regale spolie dovessino remanere in casa a perpetua memoria del glorioso facto d' arme de V. Ex. [...] Dandolo mo lei, ad altri parerà che la renuntia anchora l'honore de la impresa a chi haverà li trophei de li inimici in mane. Io non lo mando adesso perchè gli bisogna uno mullo, ed anche aciò V. Ex. possi pensare de pigliare qualche scusa cum la Duchessa: cum dire che la me havea donato a me prima questo apparamento. Certo quando io non l'havesse veduto non me ne curaria tanto: ma havendomelo mandato a donare V. Ex et considerando essersi aguadagnato col periculo de la vita sua, sia certa che lo differisco ad altri cum le lacryme a li ochij.»

(Lettera di Isabella al marito 24 luglio 1495)

Beatrice rispose che non era sua intenzione sottrarre il bottino alla sorella, ma che aveva solo desiderio di vederlo tutto insieme per poi restituirglielo. Intanto le venne in mente di procurare "una femina de partito", cioè una prostituta d'alto rango, a Francesco, dicendo di farlo "a bon fine et per evitare magior male", vale a dire per preservare il cognato e la sorella dal terribile malfrancese, ma forse anche per ingraziarselo. Nell'ottobre Francesco scriveva alla moglie dispiaciuto ch'ella non fosse lì con loro a vedere l'esercito prima che si sciogliesse, "che haresti veduta una cosa ch'è gran tempo non fu vista in Italia e forsi da' Romani in qua", ma non sembra ch'egli l'avesse sollecitata a venire, probabilmente poiché aveva a cuore la sua incolumità[29] (gli accampamenti erano luoghi pericolosi, dove scoppiavano spesso violentissime risse, e la stessa Beatrice era stata salvata in un'occasione da Francesco).[30]

Avendo anche ricevuto educazioni diverse, le due sorelle erano del resto l'una l'opposto dell'altra: Isabella, più simile alla madre, era dolce, aggraziata e amante della tranquillità; Beatrice, più simile al padre, era irruenta, avventurosa e aggressiva.[31] Furono però accomunate dalla volontà di primeggiare in ogni cosa.[28]

Matrimonio difficile[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto col marito negli anni si rivelò spesso teso, a tratti tesissimo, sia per le divergenze politiche fra i due sia per la difficoltà nella procreazione di un erede maschio. In verità Francesco dal canto suo fu sempre fierissimo delle proprie figlie femmine e giammai se ne mostrò deluso, anzi fin dall'inizio si dichiarò innamoratissimo della primogenita Eleonora, nata nel 1493, nonostante l'assoluta delusione di Isabella che rifiutò la figlia, la quale venne poi molto amorevolmente educata da sua cognata Elisabetta, che a causa dell'impotenza del marito non ebbe mai figli. Quando nel 1496 nacque la secondogenita Margherita, Isabella si mostrò tanto arrabbiata da scrivere al marito, il quale allora combatteva i francesi in Calabria, una lettera in cui scaricava su di lui la colpa, dichiarando ch'ella non faceva altro se non raccogliere i frutti del suo seminato. Francesco rispose di essere invece felicissimo della nascita della figlia - la quale tuttavia non fece in tempo a conoscere, essendo morta in fasce - e vietò anzi a chiunque di mostrarsene scontento.[32]

Solo nel 1500 nacque finalmente l'attesissimo figlio maschio Federico, che fu il più amato da Isabella.[33] Nello stesso anno incontrò il re di Francia Luigi XII a Milano in missione diplomatica per convincerlo a non inviare le sue truppe contro Mantova.

Isabella comunque mostrava di preoccuparsi dell'incolumità del marito: nell'agosto del 1495 lo rimproverava per le sue prodezze sotto Novara, scrivendo: "non me piace già che la se metti sempre a tanto periculo de la persona sua como la fa; però la prego e supplico voglia havere gran advertentia a conservarsela et non se exponere ad ogni impresa periculosa, perché molto bene satisfae al officio et debito suo, quando la governa et comanda a li altri". Ella insomma auspicava che il marito non combattesse, piuttosto si limitasse a comandare e a stare in disparte guardare, come faceva il cognato Ludovico, ma ciò non era nella natura di Francesco.[29]

I coniugi furono patroni di Ludovico Ariosto mentre questi stava scrivendo l'Orlando Furioso ed entrambi furono molto influenzati da Baldassare Castiglione, autore de Il Cortegiano, un modello di decoro aristocratico per duecento anni. Ospitò presso la sua corte anche il poeta Matteo Bandello. Fu su suo suggerimento che Giulio Romano venne convocato a Mantova per ampliare il castello e altri edifici. Sotto gli auspici di Isabella la corte di Mantova divenne una delle più acculturate d'Europa. Tra i tanti importanti artisti, scrittori, pensatori e musicisti che vi giunsero ci furono Raffaello Sanzio, Andrea Mantegna, e i compositori Bartolomeo Tromboncino e Marchetto Cara. Isabella venne ritratta due volte da Tiziano, e il disegno di Leonardo da Vinci che la ritrae (preparatorio per un dipinto a olio scomparso e attribuito al maestro, poi ritrovato in un caveau di una banca svizzera il 10 febbraio 2015[34]) e che eseguì a Mantova nel 1499, è esposto al Louvre.

Fu ella stessa una brillante musicista, e riteneva gli strumenti a corda, come il liuto, superiori ai fiati, che lei associava al vizio e al conflitto; considerava inoltre la poesia incompleta finché non veniva trasposta in musica, e cercò i più abili compositori dell'epoca per tale "completamento".

Si dedicò al gioco degli scacchi tanto che il grande matematico rinascimentale Luca Pacioli, nel dopo la conquista del Ducato di Milano nel 1499 da parte del re di Francia Luigi XII ed essendo lo stesso Pacioli in compagnia di Leonardo da Vinci fuggito e riparato a Mantova, scrisse e le dedicò il manoscritto De ludo schacorum, detto "Schifanoia", opera per secoli ritenuta persa e solo nel 2006 ritrovata presso la biblioteca Coronini Cronberg di Gorizia dal bibliologo Duilio Contin.

Mostrò inoltre grande abilità diplomatica e politica nei negoziati con Cesare Borgia, che aveva spodestato Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino, marito della cognata e amica intima Elisabetta Gonzaga (1502). Si trovò a rivaleggiare con l'altra cognata Lucrezia Borgia, che nel 1502 aveva sposato suo fratello Alfonso e si intratteneva spesso con suo marito Francesco.

Lucrezia aveva precedentemente avanzato proposte di amicizia a Isabella, che quest'ultima aveva freddamente e sdegnosamente ignorato. Dal momento in cui Lucrezia arrivò a Ferrara come promessa sposa di Alfonso, Isabella, pur avendo agito come accompagnatrice durante le feste di nozze, considerò Lucrezia come una rivale, che cercò di superare in ogni occasione.[35] La vicinanza di Francesco a Lucrezia, la cui bellezza era nota,[36] causò in Isabella, molto gelosa, sofferenza e dolore emotivo.[37]

Francesco II Gonzaga, marito di Isabella

Reggenza di Isabella[modifica | modifica wikitesto]

Isabella svolse un ruolo importante a Mantova durante i tempi difficili della città. Quando il marito fu catturato nel 1509 e poi tenuto in ostaggio a Venezia, fu lei a prendere il controllo delle forze militari di Mantova. Francesco fu liberato nel 1510 grazie al comportamento di Isabella, che aveva accettato perfino di dare in ostaggio il figlio Federico a papa Giulio II a garanzia della condotta politica del marito.[38] Sia l'imperatore Massimiliano I che il re di Francia Luigi XII espressero tuttavia forti dubbi sulle reali intenzioni del pontefice nei confronti del giovanissimo Federico, per ottenere il quale egli aveva lungamente insistito, dal momento che Giulio II era notoriamente omosessuale e uomo dai costumi corrotti.[39]

Nello stesso anno Isabella fu la padrona di casa del Congresso di Mantova, indetto per risolvere questioni riguardanti Firenze e Milano.[40] Il comportamento di Isabella durante la lunga prigionia di Francesco provocò risentimento in quest'ultimo, che avrebbe poi escluso formalmente la moglie dalla guida dello Stato, ragion per cui la marchesa lasciò Mantova per soggiornare a Milano[41] e a Genova. Tra il 1514 e il 1515 fu a Roma dove fece visita a papa Leone X[42], con un breve soggiorno presso i parenti reali a Napoli nel dicembre, accolta da manifestazioni di affetto e ammirazione.

Nell'aprile 1517 partì per un pellegrinaggio, per un voto fatto nella settimana di Pasqua dello stesso anno, presso l'eremo di Maria Maddalena, a Saint-Maximin-la-Sainte-Baume, in Provenza. Era scortata dal suo precettore Mario Equicola, da dignitari e cortigiani. Per l'occasione l'Equicola scrisse l'opuscolo Iter in Narbonensem Galliam, dedicato al figlio di Isabella, Ferrante Gonzaga, dove riportava dettagli del viaggio.[43] La motivazione del viaggio era anche politica oltre che religiosa - e allegorica[44] - per avvicinare la politica di Mantova a quella di Francesco I, re di Francia. Quest'ultimo aveva ospitato fino a qualche mese prima presso la sua corte il primogenito di Isabella, Federico Gonzaga.[43]

Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1519, la vedova Isabella, all'età di 45 anni, divenne un "devoto capo di Stato", come reggente del figlio Federico.[45] La sua posizione richiese un serio impegno: fu necessario per lei studiare per affrontare i problemi di un governatore di una città-Stato. Per migliorare il benessere dei suoi sudditi, studiò architettura, agricoltura e industria, e seguì i precetti che Niccolò Machiavelli aveva previsto per i governanti nel suo libro Il principe. In cambio, gli abitanti di Mantova la rispettarono e le vollero bene.[46]

Ella giocò un ruolo importante nella politica italiana del tempo, rafforzando costantemente il prestigio del marchesato mantovano. Fra i suoi molteplici e importanti risultati vi furono l'elevazione di Mantova a ducato e il conseguimento del titolo di cardinale per il figlio minore Ercole.

Antonio della Mola, Appartamento della Grotta di Isabella d'Este, tarsia lignea

Due anni dopo, divenuto maggiorenne il figlio (1521), i due entrarono in contrasto (il giovane era legato all'amante Isabella Boschetti, sgradita a sua madre), tanto che Federico la estromise di fatto dalla vita politica di Mantova, negandole qualsiasi notizia che dall'esterno perveniva alla cancelleria. Fu forse questa la molla che spinse Isabella a allontanarsi dalla città per recarsi a Roma, nonostante la situazione politica tumultuosa. Nel 1527, infatti, fu testimone del Sacco di Roma e la sua dimora, palazzo Colonna, in cui aveva dato rifugio a circa 2 000 persone, fu l'unico edificio in tutta la città a non essere saccheggiato dai Lanzichenecchi, grazie alla protezione offerta da suo figlio Ferrante, capo di una milizia dell'esercito imperiale[47]. Isabella accolse nel proprio palazzo alcune migliaia di nobildonne e nobiluomini romani, i quali le avevano offerto, in cambio della sua protezione, ingenti tesori e opere d'arte. Corse voce - raccolta poi dal Guicciardini - che Isabella avesse offerto rifugio alla nobiltà romana al fine di impossessarsi delle loro taglie. Come che fosse, i tesori così racimolati furono imbarcati pochi giorni dopo a Civitavecchia per essere trasportati a Mantova, ma finirono rubati dai pirati durante la traversata.[48]

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Tornata a Mantova, lasciò le stanze del castello di San Giorgio e si fece costruire un appartamento al piano terra di Corte Vecchia[49] con il famoso studiolo, nel quale raccolse importanti opere di pittori del tempo. Si occupò della vicenda del matrimonio del figlio Federico, un'operazione molto ingarbugliata dall'ordine dei numerosi fatti: il ripudio della prima moglie Maria Paleologa, accusata di congiura da una cortigiana di Federico, poi la scelta di Carlo V di dargli in moglie la sua cugina Giulia, più anziana di lui e malvoluta dal popolo, la riabilitazione di Maria dopo che questa era diventata unica erede del feudo del Monferrato e, in seguito alla morte di lei, le definitive nozze con sua sorella Margherita Paleologa.

Mantova, chiesa di Santa Paola, luogo di sepoltura di Isabella

Fece di Mantova un centro di cultura, aprì una scuola per ragazze e trasformò i suoi appartamenti ducali in un museo, che conteneva i migliori tesori d'arte. Intorno ai sessanta anni, Isabella tornò alla vita politica e governò Solarolo, in Romagna, fino alla sua morte, avvenuta il 13 febbraio 1539. Venne sepolta nella Chiesa di Santa Paola a Mantova, ma i suoi resti sono scomparsi dal sarcofago.[50][51][52]

Testamento e inventario dei beni[modifica | modifica wikitesto]

Isabella testò davanti al notaio Odoardo Stivini di Rimini il 22 dicembre 1535 e una copia del testamento è conservata nell'archivio Gonzaga di Mantova.[53] Isabella lasciò erede dei suoi beni il figlio Federico, mentre il contenuto della Grotta dato in godimento alla nuora, Margherita Paleologa.[54] Il testamento è costituito da 23 fogli in pergamena ed elenca 236 voci nelle quali sono descritti monili, gioielli, vasi, manufatti in oro e argento, sculture e tutti i dipinti di grandi maestri raccolti nello studiolo (Mantegna, Perugino, Correggio, Lorenzo Costa e altri).[55]

Aspetto e personalità[modifica | modifica wikitesto]

Medaglie dei fratelli d'Este a confronto: Isabella, Alfonso, Ferrante, Ippolito e Sigismondo avevano ereditato il tipico naso estense del padre; Beatrice quello leggermente all'insù della madre. Tutti inoltre erano bruni, fuorché Ferrante e Sigismondo, che avevano recuperato, come pare, il tradizionale biondo degli Este.

È stata descritta come fisicamente attraente, sebbene grassoccia; possedeva "occhi vivaci" e "grazia vivace".[56] Dell'aspetto fisico di Isabella si interessò il re di Francia Carlo VIII, impenitente donnaiolo, il quale avendo già conosciuto la sorella Beatrice, che gli era piaciuta sommamente, volle sapere se Isabella le somigliasse:[57][58]

«Essendo Don Bernardino da Urbino capellano andato cum li altri cantori per darli piacere, sua Maestà [...] lo incomenzò a interrogare de l'esser de V. Ex, de la età, grandeza et dispositione vostra, poi delli lineamenti del volto et la bona gratia (ultra la belleza) che più importa, poi como eravate ad comparatione de M.na Duchessa de Milano vostra sorella, dove essendoli risposto per esso Don Bernardino accomodatamente et per la verità che la superavate, ne fece una festa mirabile, et allegrosse che non foste più grande, essendo anche sua M.tà di quella sorte. Volse intendere insino alle fogie et vestimenti et poi minutamente delle virtù, e al sentir le lodi che venivano fatte la M.tà sua restava stupefacto et inamorato.»

(Jacopo d'Atri alla marchesa Isabella, lettera del 6 ottobre 1495)
Carlo VIII re di Francia

Se ne deduce dunque che Isabella fosse, come la sorella, di bassa statura, cosa che rallegrò molto re Carlo il quale, essendo altrettanto basso, non voleva donne più alte di lui. Jacopo d'Atri comunica alla marchesa il proprio sospetto che il re sarebbe venuto a Mantova per baciarla "mille volte" come pure aveva baciato Beatrice, secondo l'usanza francese, e la rassicura a tal proposito dicendole che "non è così deforme come nostri il fanno" - Carlo infatti era descritto dagli italiani come bruttissimo - tuttavia l'incontro non avvenne mai, poiché poco dopo egli tornò in Francia. I cortigiani mantovani giudicavano che Isabella fosse più bella della sorella, ma la carenza di suoi ritratti non permette un sicuro raffronto tra le due, che discerna la verità dalle lodi.[58][57]

Presunto ritratto delle due sorelle a Palazzo Costabili (in dettaglio). Identificazione che circola da molti anni, sostenuta da diversi storici e critici d'arte che vi hanno riconosciuto il visetto tondo e simpatico di Beatrice (a sinistra), seppure acconciata secondo la moda mantovana di inizio Cinquecento e non più col tipico coazzone; e il volto di Isabella (a destra) vagamente somigliante alla Isabella in Nero di Tiziano.

Isabella del resto si preoccupava molto del proprio aspetto, come si capisce da tanti piccoli dettagli. Nel 1499, dovendo inviare un proprio ritratto ad Isabella d'Aragona, lo mandò prima al cognato Ludovico Sforza, precisando però che "non mi sia molto simile, per essere uno poco più grasso che non sono io". Ludovico rispose che il ritratto gli era piaciuto molto e che era molto simile a lei, sebbene "alquanto demonstrativo de più grassezza", a meno che Isabella non si fosse "facta più grassa dapoi che noi la vidimo".[59]

Con l'età la sua figura andò incontro ad una inesorabile decadenza: Pietro Aretino, in una propria opera, la definisce "mostruosa marchesana di Mantova, la quale ha i denti di ebano, le ciglia d'avorio, disonestamente brutta e arcidisonestamente imbellettata".[60][20]

Quanto alle relazioni parentali, gli storici si sorprendono del "pessimo rapporto" che Isabella ebbe con le sue figlie femmine, nonostante tra lei e la madre vi fosse stata una grande intesa: la primogenita Eleonora, ignorata fin dalla nascita, fu ceduta all'amorevole cognata Elisabetta, la secondogenita Margherita morì nell'indifferenza della marchesa la quale, pur conoscendo le precarie condizioni di salute della neonata, decise comunque di partire per un viaggio, apprendendo della sua morte lungo la strada, mentre le altre due figlie sopravvissute, Ippolita e Livia, furono chiuse ancor piccolissime in convento. Le sue attenzioni furono tutte rivolte al primogenito maschio e al piccolo Ercole.[61]

Giudizi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua vita poeti, papi e uomini di Stato resero omaggio a Isabella. Papa Leone X la invitò a trattarlo con "tanta cordialità come si farebbe con tuo fratello".[62] Il segretario di quest'ultimo, Pietro Bembo, la descrisse come "una delle più sagge e più fortunate tra le donne"; mentre il poeta Ariosto le dedicò vari versi di apprezzamento nel suo Orlando Furioso[62]:

«D'opere illustri e di bei studî amica,
Ch'io non so ben se più leggiadra e bella
Mi debba dire, o più saggia e pudica,
Liberale e magnanima Isabella,
Che del bel lume suo dì e notte aprica
Farà la terra che sul Menzo siede»

(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso XIII, 59)

Oggigiorno è spesso citata semplicemente come la primadonna del Rinascimento, secondo un'espressione coniata dagli studiosi moderni.[63] Giudizi meno intrisi di lodi, anzi assai duri, furono invece espressi dal pontefice Giulio II, uomo pur di corrotti costumi, che, in disaccordo con la condotta di Isabella, giunse a chiamarla perfino "quella ribalda putana".[64] Giudizio non dissimile aveva espresso pure lo stesso marito Francesco il quale, ormai prigioniero dei Veneziani, accusava la moglie di non volergli bene e d'essere anzi stata causa della sua rovina, riferendosi a lei come a "quella putana di mia moier".[65] Tra i difetti che le vengono imputati, a oscurare i suoi pregi, vi sono l'invidia e l'egocentrismo.[61]

Attività culturali[modifica | modifica wikitesto]

Isabella d'Este è famosa come uno dei più importanti mecenati del Rinascimento; la sua vita è documentata dalla sua corrispondenza, che è ancora archiviata a Mantova (circa 28 000 lettere ricevute e copie di circa 12 000 lettere scritte).[66][67]

Patrocinio nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Studiolo di Isabella d'Este.
Nicola da Urbino, piatto con stemma di Isabella d'Este
Isabella in Nero, interpretata come l'idealizzazione di Tiziano della 62enne Isabella (1536); rappresentazione diffusa ma non sicura[68]

«... E sia bella, gentil, cortese e saggia.»

(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, Canto XXIX, 29[69])

Per lei lavorarono gli artisti più famosi del tempo, vale a dire Giovanni Bellini, Giorgione, Leonardo da Vinci, Andrea Mantegna (pittore di corte fino al 1506), Perugino, Raffaello e Tiziano, ma anche Antonio da Correggio, Lorenzo Costa (pittore di corte dal 1509), Dosso Dossi, Francesco Francia, Giulio Romano e molti altri. Per esempio il suo "Studiolo" nel Palazzo Ducale di Mantova, è stato decorato con allegorie di Mantegna, Perugino, Costa e Correggio.[70] Parallelamente contattò i più importanti scultori e medaglisti del suo tempo, vale a dire Michelangelo, Pier Jacopo Alari Bonacolsi (l'Antico), Gian Cristoforo Romano e Tullio Lombardo, e raccolto antica arte romana.[71] Per quanto riguarda l'architettura, non potendo permettersi nuovi palazzi, commissionò architetti come Biagio Rossetti e Gian Battista Covo.[72]Nelle discipline umanistiche, Isabella era in contatto con Pietro Aretino, Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione, Mario Equicola, Gian Giorgio Trissino.[73] In musica sovvenzionò i compositori Bartolomeo Tromboncino e Marco Cara e suonava il liuto lei stessa.[74] Insolitamente, impiegò le donne come cantanti professionisti alla sua corte, tra cui Giovanna Moreschi, moglie di Marchetto Cara.[75]

Fu attiva anche nel campo della moda e dopo la morte prematura della sorella Beatrice, la quale era stata grande innovatrice e padrona assoluta in questo settore, Isabella assunse a sua volta questo ruolo, ordinando l'abbigliamento più bello, tra cui pellicce, compresi i più recenti distillati di profumi, che lei stessa inventò e inviò come regali. Il suo stile di vestire con cappello ("capigliara") e pronunciate scollature vennero imitati in tutta Italia e alla corte francese.[76]

Uno dei capolavori assoluti del più noto ceramista rinascimentale, Nicola d'Urbino, fu espressamente realizzato a Urbino per Isabella dietro richiesta della figlia Eleonora, nel 1524.[77]

Ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Contraddizioni[modifica | modifica wikitesto]

I tre ritratti a colori di Isabella d'Este nel Kunsthistorisches Museum Vienna - forse includendo confusione?
Comparazione fra un presunto busto di Isabella, attribuito a Gian Cristoforo Romano, e due suoi ritratti: quello certissimo dello stesso scultore e quello quasi certo di Leonardo da Vinci. Si notano alcune differenze rispetto a questi ultimi: nel busto il doppio mento risulta in tutto mancante, viceversa il mento è più marcato, il naso più assottigliato, la fronte meno arrotondata e più in generale il viso appare meno pieno; tuttavia non è da escludere che possa trattarsi di un suo ritratto idealizzato.
A sinistra: la Madonna della Vittoria del Mantegna con inginocchiato il marchese Francesco in armatura da battaglia; a destra: dettaglio di Santa Elisabetta in vece di Isabella d'Este.

Colpisce la carenza di ritratti rispetto alla sorella Beatrice, la cui iconografia è viceversa assai ricca. Nonostante l'importante mecenatismo e l'amore per l'auto-rappresentazione, infatti, pochissime identificazioni sono state fatte fino a oggi. La civettuola Isabella preferiva dipinti idealizzati e rifiutò di posare come modella.[78] Tuttavia, vi è ragione di credere che non rinunciasse alle sue caratteristiche personali.[79]

Queste rare identificazioni sono molto eterogenee (colore degli occhi e dei capelli e le sopracciglia si differenziano per i due ritratti di Tiziano)[80] e non c'è alcuna immagine di lei fra i 26 e i 54 anni.

Negli ultimi anni diversi musei hanno ritirato le loro rare identificazioni per paura di errori.[81] I restanti tre ritratti a colori sono molto eterogenei (tutti nel Kunsthistorisches Museum / KHM, Vienna):[82]

La medaglia di Gian Cristoforo Romano (1495 e in più copie) è attualmente l'unica raffigurazione affidabile per l'iconografia di Isabella, in virtù dell'iscrizione recitante il suo nome.[84]

Nel 1495 rifiutò con rigore assoluto di posare per il Mantegna nella Madonna della Vittoria - dove la sua figura era prevista accanto a quella del marito - poiché in passato il pittore l'aveva ritratta "tanto mal facta" - in un dipinto che infatti non è sopravvissuto - "che non ha alcuna de le nostre simiglie". Tuttavia il giudizio negativo della marchesa non era dovuto all'incapacità del Mantegna di ritrarla simile al vero, come ella stessa scrive, bensì alla mancanza opposta: di non saper "contrafare bene el naturale", ossia idealizzare. Il marito Francesco dovette posare da solo e il Mantegna ovviò al turbamento della simmetria dipingendo, in luogo della marchesa, Sant'Elisabetta, sua santa eponima.[85]

La Bella (Palazzo Pitti, Firenze) è spesso proposta come un'alternativa plausibile al ritratto di Tiziano del 1536 a Vienna, in quanto sappiamo che Isabella aveva ordinato un ritratto di ringiovanimento e lusinghiero, quando aveva già 60 anni. E il colore degli occhi, dei capelli e le sopracciglia corrispondono perfettamente.[86]

Galleria di possibili ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Isabella d'Este e Monna Lisa[modifica | modifica wikitesto]

• Leonardo 1499/1500 – Disegno
• Leonardo (bottega) 1502-19 – La Gioconda (Prado)
• Leonardo 1502-06 – La Gioconda

Nell'attuale catalogo ragionato di Leonardo da Vinci (2018), solo Isabella d'Este è documentata come alternativa plausibile a Lisa Gherardini nella Gioconda (1502-1506).[89]

Le somiglianze con il dipinto Ritratto di Isabella d'Este (Louvre) e la loro corrispondenza tra il 1501 e il 1506 con la richiesta per l'esecuzione del ritratto promesso,[90] sono alcune delle prove solide per convalidare l'ipotesi. Altri argomenti ben noti sono le montagne sullo sfondo[91] e il bracciolo come caratteristica nei ritratti dei sovrani del Rinascimento.

Il 4 ottobre 2013 in un articolo giornalistico[92] pubblicato da Sette, magazine settimanale del Corriere della Sera, viene resa nota la notizia del rinvenimento nel caveau di una banca svizzera di un dipinto datato 1499/1500[93] (olio su tela di 61x46,5 cm), derivato dal cartone di Leonardo da Vinci e attribuitogli[94], che ritrae Isabella d'Este.[95][96] Il 10 febbraio 2015 la Guardia di Finanza procede al sequestro dell'opera (del valore stimato in 120 000 000 di euro) in una banca di Lugano[97].

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Francesco II Gonzaga e Isabella ebbero otto figli:[98][99][16]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Piatto in maiolica con al centro lo stemma di Isabella (Este-Gonzaga), Urbino, circa 1524 (Victoria and Albert Museum)

Isabella d'Este mantenne lo stemma di famiglia Este del 1431,[100] che così si blasona:
Inquartato, nel primo e nel quarto d'azzurro, ai tre gigli d'oro, al bordo dentato di rosso e d'oro, nel secondo e nel terzo d'azzurro all'aquila d'argento, rostrata, lampassata e coronata d'oro.

Come di regola presso le nobildonne sposate, dopo il suo matrimonio nel 1490 con Francesco II Gonzaga marchese di Mantova, Isabella dispose che il proprio stemma, come il sigillo personale, fosse composto con le arme accollate Este-Gonzaga,[101] che così si blasona:

Partito: I, d'argento, alla croce patente di rosso accantonata da quattro aquile di nero col volo abbassato; su tutti, nel primo e nel quarto di rosso al leone con coda biforcuta d'argento armata e lampassata d'oro, coronato e collarinato dello stesso, nel secondo e terzo fasciato d'oro (Gonzaga); e II, inquartato, nel 1 e 4 d'azzurro, a tre gigli d'oro, con la bordura di rosso e d'oro e nel 2 e 3 d'azzurro, all'aquila d'argento, col becco, lampassata e coronata d'oro (Este).

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Isabella d'Este è la protagonista del libro di Maria Bellonci, Rinascimento privato, incentrato sulla storia della marchesana di Mantova e sulla sua relazione epistolare con un personaggio inglese, il prelato Robert de la Pole. Il personaggio di questa relazione è del tutto inventato dalla Bellonci, ma la ricostruzione storica è molto precisa e frutto di studio diretto e minuzioso dei documenti dell'epoca, senza penalizzare la resa vivida della vita e dei personaggi dell'epoca.
  • Una biografia narrativa è La Signora del Rinascimento. Vite e splendori di Isabella d'Este alla Corte di Mantova, di Daniela Pizzagalli (Rizzoli, 2001), balzata subito ai primi posti nelle classifiche dei best seller, in cui l'affascinante marchesana di Mantova, vissuta a cavallo tra 1400 e 1500, incarna le luci e le ombre di quel periodo splendido ma anche critico e turbolento.
  • Il libro I cigni di Leonardo di Karen Essex (Bompiani, 2006) verte sul rapporto e le rivalità tra le due sorelle Beatrice e Isabella d'Este e sulla corte degli Sforza a Milano, dove lavorava anche Leonardo da Vinci.
  • Un saggio rigoroso e scientifico sulla cultura artistica di Isabella d'Este e delle altre corti è quello di Giovanni Romano, Verso la maniera moderna: da Mantegna a Raffaello in "Storia dell'arte italiana", 6,. vol. II, Cinquecento e Seicento, Einaudi, Torino 1981

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • A Isabella d'Este è intitolato il musical Fin Ch’io Viva, opera pop realizzata dal Liceo musicale e coreutico di Mantova che porta proprio il suo nome. Il musical, ideato dal professore di musica e compositore Gabriele Barlera, racconta la storia sul ritratto realizzato da Leonardo da Vinci che proprio Isabella fece commissionare da Ludovico il Moro.

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'iniziativa del 2020 del Ministero della cultura di promuovere a livello nazionale i musei anche con i fumetti, nel 2022 è nata l'idea, su iniziativa del Palazzo Ducale di Mantova, di creare il personaggio di Isa che tra i suoi scopi ha la promozione in maniera innovativa dei luoghi del palazzo dei Gonzaga e in generale della storia del territorio mantovano.[107][108][109]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Alberto V d'Este Obizzo III d'Este  
 
Lippa Ariosti  
Niccolò III d'Este  
Isotta Albaresani Alberto Albaresani  
 
...  
Ercole I d'Este  
Tommaso III di Saluzzo Federico II di Saluzzo  
 
Beatrice di Ginevra  
Ricciarda di Saluzzo  
Margherita di Roucy Ugo II di Pierrepont  
 
Bianca di Coucy  
Isabella d'Este  
Alfonso V d'Aragona Ferdinando I d'Aragona  
 
Eleonora d'Alburquerque  
Ferdinando I di Napoli  
Gueraldona Carlino Enrico Carlino  
 
Isabella Carlino  
Eleonora d'Aragona  
Tristano di Chiaromonte Deodato II di Clermont-Lodève  
 
Isabella di Roquefeuil  
Isabella di Chiaromonte  
Caterina di Taranto Raimondo Orsini del Balzo  
 
Maria d'Enghien  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Solarolo. Cenni storici.
  2. ^ Né con speranza né con timore. ( Maria Santini, ...E Sia Bella, Gentil, Cortese E Saggia... - Isabella D'Este Gonzaga O del Rinascimento, Milano, 2011.)
  3. ^ Donne di potere, donne al potere.
  4. ^ (EN) George R. Marek, The Bed and the Throne: The Life of Isabella d'Este, Harper and Row Publishers New York, 1976, ISBN 978-0-06-012810-4.
  5. ^ a b Marek, p.ix.
  6. ^ Pompeo Litta, Gonzaga di Mantova, in Famiglie celebri italiane, Milano, Giulio Ferrario, 1835.
  7. ^ Ness, Arthur J. "Giovanni Angelo Testagrossa". In L. Root, Deane. Grove Dictionary of Music and Musicians. Oxford University Press.
  8. ^ Marek, pp. 16-17.
  9. ^ Dina, p. 276.
  10. ^ Sigismondo Conti, p. 17 (libro nono).
  11. ^ a b Enrica Guerra, Il carteggio tra Beatrice d'Aragona e gli Estensi (1476-1508), Aracne, 2010, pp. 41-43.
  12. ^ Marek, p.28.
  13. ^ Marek, p.30.
  14. ^ Bini, p. 11.
  15. ^ Pizzagalli, 2001, p. 45.
  16. ^ a b Daniela Pizzagalli, La Signora del Rinascimento. Vite e splendori di Isabella d'Este alla Corte di Mantova, Milano, Rizzoli, 2001, pp. 42-100.
  17. ^ Cartwright, pp. 51-58.
  18. ^ a b Luzio e Renier, pp. 30-36.
  19. ^ Luzio e Renier, pp. 39-40.
  20. ^ a b c Pizzagalli, 2001, p. 137.
  21. ^ a b Luzio e Renier, pp. 61-62.
  22. ^ Un'educazione sentimentale per lettera: il caso di Isabella d'Este (1490-1493) (PDF), su rm.unina.it. URL consultato il 28 settembre 2021 (archiviato il 30 settembre 2021).
  23. ^ Mazzi, pp. 38.
  24. ^ Cartwright, p. 7.
  25. ^ Luzio e Renier, p. 107.
  26. ^ Luzio e Renier, p. 97.
  27. ^ Floriano Dolfo, Lettere ai Gonzaga, p. 255.
  28. ^ a b Luciano Chiappini, Gli Estensi, Dall'Oglio, pp. 172-173.
  29. ^ a b c Luzio e Renier, pp. 114-119.
  30. ^ Deputazione di storia patria per la Lombardia, Archivio storico lombardo, Società storica lombarda, 1874, pp. 348-349
  31. ^ Alberti de Mazzeri, p. 46.
  32. ^ Pizzagalli, 2001, pp. 87-88 e 114-115.
  33. ^ Bini, p. 13.
  34. ^ Il Sole24ore. È di Isabella d'Este il ritratto di Leonardo sequestrato in Svizzera.
  35. ^ Marek, pp. 147-148.
  36. ^ Marek, p.33.
  37. ^ Marek, pp. 166-169.
  38. ^ Bini, pp. 14-15.
  39. ^ Giulio II (Giuliano della Rovere), su culturagay.it.
  40. ^ Marek, p.250.
  41. ^ Bini, p. 15.
  42. ^ Alessandro Luzio, Isabella d'Este ne'primordi del papato di Leone X e il suo viaggio a Roma nel 1514-1515, L.F. Cogliati, 1906.
  43. ^ a b Domenico Santoro, Il viaggio di Isabella Gonzaga in Provenza, Arbor Sapientiae, ISBN 9788894820188.
  44. ^ Mario Equicola e la figura di Maria Maddalena, su archeoclubvalcomino. URL consultato il 27 aprile 2020.
  45. ^ Marek, p.201.
  46. ^ Marek, p.205.
  47. ^ Cronaca universale della città di Mantova. Volume II
  48. ^ ISABELLA d'Este, marchesa di Mantova, su treccani.it.
  49. ^ Bini, p. 17.
  50. ^ Isabella D'Este e il giallo del sepolcro scomparso.
  51. ^ Dalle ossa riesumate l'altra faccia dei Gonzaga., su gazzettadimantova.gelocal.it. URL consultato il 7 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 29 aprile 2014).
  52. ^ Quando Buzzati esplorò la tomba di Isabella d'Este.
  53. ^ Bini, p. 42.
  54. ^ Bini, p. 24.
  55. ^ Bini, pp. 21-43.
  56. ^ Marek, p.16.
  57. ^ a b La galleria dei Gonzaga, venduta all'Inghilterra nel 1627-28: documenti degli archivi di Mantova e Londra, Alessandro Luzio Cogliati, 1913, p. 223.
  58. ^ a b Luzio e Renier, p. 116.
  59. ^ Luzio e Renier, p. 151.
  60. ^ Lorenzo Bonoldi, Isabella d'Este: La Signora del Rinascimento, 2015, p. 78.
  61. ^ a b I grandi personaggi del Rinascimento, di Sara Prossomariti, 2017, Newton Compton Editori: Capitolo 1 "I mecenati", paragrafo "Isabella d'Este. La Signora del Rinascimento".
  62. ^ a b Marek, p. XIV.
  63. ^ Malacarne, p. 105.
  64. ^ Luca Bonoldi, Isabella d'Este: La Signora del Rinascimento, 2015, p. 75.
  65. ^ Archivio storico lombardo, Società storica lombarda, 1910, p. 57.
  66. ^ Shemek, Deanna: Bambini di Phaethon: Corte Estense e la sua cultura in prima moderna Ferrara. Medievale e rinascimentale e testi studi (Arizona) 2005, p. 277.
  67. ^ Per una documentazione di lettere, informazioni relative arte si veda: Luzio, Alessandro: La Galleria dei Gonzaga - Appendice B: I Ritratti d'Isabella d'Este. Casa Editrice LF Cogliati (Milano) 1913.
  68. ^ Vedi catalogo ragionato Tiziano (incl. inventario divergente Arciduca Leopoldo Guglielmo d'Austria del 1659) e recensione scientifica della mostra del 1994:
    • Francesco Valcanover, L‘ opera completa di Tiziano, Milano 1969, p. 108.
    • Jennifer Fletcher: Isabella d'Este, Vienna in: The Burlington Magazine 136, 1994, p. 399.
    La discussione riguarda la mancanza di somiglianza e la mancanza di idealizzazione. Viceversa, le caratteristiche corrispondono alla sua successore Margherita Paleologa e le immagini con capigliara/balzo furono in seguito commercializzate favorevolmente come Isabella.
  69. ^ Orlando Furioso. Canto XXIX.
  70. ^ (DE) Ferino, Sylvia: Isabella d’Este – Fürstin und Mäzenatin der Renaissance. Kunsthistorisches Museum Wien (Vienna) 1994, pp. 86-425.
  71. ^ Ferino (1994), pp. 106, 315, 321; Cartwright, Julia: Isabella d’Este. Murray (London) 1907, Table of contents.
  72. ^ Ferino (1994), p. 18.
  73. ^ Cartwright (1907), table of contents.
  74. ^ Ferino (1994), pp. 429-432.
  75. ^ (EN) Tick, Judith et al.: Women in music, §II: Western classical traditions in Europe & the USA. In: Macy, Laura: Grove Music Online. Oxford Music Online. Oxford University Press.
  76. ^ Marek, p.159.
  77. ^ M. Palvarini Gobio Casali, D. Ferrari (a cura di), Una credenza istoriata per Isabella d'Este, Mantova, Universitas Studiorum, 2014.
  78. ^ Ferino (1994), p. 94.
  79. ^ Diverse lettere sono la prova di inviti fatti da Isabella ai pittori di rifare il colore degli occhi e dei capelli. Luzio Alessandro, Federico Gonzaga ostaggio alla corte di Giulio II. Società Romana di Storia Patria (Roma) 1887, p. 59: "...pregandolo tuttavia a ritoccare il ritratto ne' capelli, che il pittore aveva fatti troppo biondi" e Luzio (1913), p. 213: "... a commutar gli occhij de nigri in bianchi".
  80. ^ Ferino (1994), p. 86.
  81. ^ Vedi p.e.:
  82. ^ KHM Vienna: Inv 5081, Inv 1534, Inv. 83.
  83. ^ Immagine
  84. ^ KHM Vienna, Inv 6.272bß e Ferino (1994), p. 373-378.
  85. ^ Lorenzo Bonoldi, Isabella d'Este: La Signora del Rinascimento, 2015, p. 11.
  86. ^ Ozzola, Leandro (1931): Isabella d’Este e Tiziano. In: Bollettino d’Arte del Ministero della pubblica istruzione. BdA (Roma) 1931 No. 11, p. 491-494.
  87. ^ Payot e preforma del balzo, il 1511 è anche l'anno della documentata commissione da parte di Isabella del ritratto di Francia (probabilmente basato su Leonardo da Vinci), il modello successivo per Tiziano; vedi Bruce Cole: Titian and the Idea of Originality, in: The Craft of Art: Originality and Industry in the Italian Renaissance and Baroque, ed. Ladis / Wood / Eiland U., Athens 1995, University of Georgia Press, p. 100-101.
  88. ^ Se si considera la datazione del museo, il 1510, si tratta della più antica rappresentazione di un balzo.
  89. ^ Zöllner, Frank: Leonardo da Vinci. Tutti i dipinti. Taschen (Cologne) 2018, p. 241 (no. XXV).
  90. ^ (EN) Lewis, Francis-Ames: Isabella and Leonardo. Yale University Press (New Haven) 2012, Appendix Letters p. 223-240 (lettere originali in italiano e inglese).
  91. ^ Firenze/Toscana contro Mantova/Dolomiti.
  92. ^ Veronica Artioli, Ritrovato dopo 500 anni il meraviglioso ritratto che Leonardo da Vinci fece a Isabella d’Este., in Corriere della Sera, 4 ottobre 2013. URL consultato il 4 novembre 2013.
  93. ^ Il “Ritratto di Isabella d’Este” (forse) di Leonardo da Vinci resta in Svizzera.
  94. ^ Pier Luigi Vercesi, Il Leonardo mai visto in una collezione privata. Scoperto il ritratto fatto a Isabella d’Este., in Corriere della Sera, 11 ottobre 2013. URL consultato l'11 ottobre 2013.
  95. ^ Scoperto il ritratto fatto a Isabella d'Este.
  96. ^ Isabella d’Este: dopo 500 anni trovato il ritratto di Leonardo., in Gazzetta di Mantova, 5 ottobre 2013. URL consultato il 5 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2013).
  97. ^ Dipinto attribuito a Leonardo: è il ritratto di Isabella D'Este, in Republica, 10 febbraio 2014.
  98. ^ Giancarlo Malacarne, I Gonzaga di Mantova, una stirpe per una capitale europea. Gonzaga Marchesi, Modena, Il Bulino, 2005.
  99. ^ Giuseppe Coniglio, I Gonzaga, Varese, Dall'Oglio, 1973.
  100. ^ Malacarne, pp. 103-105.
  101. ^ Bini, pp. 186-191.
  102. ^ Istituto magistrale Isabella d'Este.
  103. ^ Liceo d'Este Tivoli., su liceodestetivoli.gov.it. URL consultato il 3 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 3 ottobre 2018).
  104. ^ Istituto Isabella d'Este Caracciolo.
  105. ^ (EN) d'Este, su Gazetteer of Planetary Nomenclature. URL consultato il 2 gennaio 2016.
  106. ^ Place Settings. Brooklyn Museum.
  107. ^ Isabella d'Este a puntate, su ilmanifesto.it. URL consultato il 23 giugno 2022.
  108. ^ Fumetti. Isabella d'Este, da donna del Rinascimento a webcomic su Instagram, su repubblica.it. URL consultato il 23 giugno 2022.
  109. ^ La vita di Isabella d’Este diventa uno spassoso webcomic, su artribune.com. URL consultato il 23 giugno 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Amadei e Ercolano Marani (a cura di), I Gonzaga a Mantova, Milano, 1975, ISBN non esistente.
  • Maria Bellonci, Segreti dei Gonzaga, Verona, 1947, ISBN non esistente.
  • Maria Bellonci, Rinascimento privato, Milano, Mondadori, 2007.
  • Daniele Bini (a cura di), Isabella d'Este. La primadonna del Rinascimento, Modena, 2001, ISBN 88-86251-45-9.
  • Roberto Brunelli, I Gonzaga. Quattro secoli per una dinastia, Mantova, 2010, ISBN 978-88-89832-98-1.
  • Marilena Dolci, Isabella d'Este e Francesco Gonzaga. I segreti di una coppia, Mantova, Editoriale Sometti, 2018, ISBN 978-88-7495-680-7.
  • (DE) Sylvia Ferino, Isabella d’Este - Fürstin und Mäzenatin der Renaissance. Kunsthistorisches Museum Wien, Vienna, 1994, ISBN non esistente.
  • Pompeo Litta, Gonzaga di Mantova, in Famiglie celebri italiane, Milano, Giulio Ferrario, 1835, SBN IT\ICCU\LO1\1405418.
  • A. Luzio e R. Renier (a cura di), Il lusso di Isabella d'Este, marchesa di Mantova, Roma, 1896, ISBN non esistente.
  • Giancarlo Malacarne, Araldica Gonzaghesca, Modena, 1992, ISBN non esistente.
  • Giancarlo Malacarne, Chi ha ammazzato Isabella d'Este?, Mantova, 2001.
  • (EN) George R. Marek, The Bed and the Throne: The Life of Isabella d'Este, Harper and Row Publishers New York, 1976, ISBN 978-0-06-012810-4.
  • Massimo Marocchi, I Gonzaga a Lonato 1509-1515, Brescia, 2010, ISBN 978-88-95839-81-3.
  • Erminio Morenghi, La Signora di Mantova. Movenze claustrali, Cremona, 2018, ISBN 978-88-97819-54-7.
  • Adelaide Murgia, I Gonzaga, Milano, Mondadori, 1972, ISBN non esistente.
  • Mariarosa Palvarini Gobio Casali e Daniela Ferrari (a cura di), Una "credenza" istoriata per Isabella d'Este. Il servizio di Nicola d'Urbino (...), Mantova, Universitas Studiorum, 2014, ISBN 978-88-97683-74-2.
  • Maria Santini, ...E Sia Bella, Gentil, Cortese e Saggia... - Isabella D'Este Gonzaga o del Rinascimento, Milano, 2011.
  • Kate Simon, I Gonzaga. Storia e segreti, Ariccia, 2001, ISBN 88-8289-573-4.
  • Daniela Pizzagalli, La signora del Rinascimento. Vita e splendori di Isabella d'Este alla corte di Mantova, Rizzoli, 2001, ISBN 9788817868075.
  • Julia Mary Cartwright, Beatrice d'Este, Duchessa di Milano, traduzione di A. G. C., Milano, Edizioni Cenobio, 1945, ISBN non esistente.
  • Alessandro Luzio e Rodolfo Renier, Delle relazioni d'Isabella d'Este Gonzaga con Lodovico e Beatrice Sforza, Milano, Tipografia Bortolotti di Giuseppe Prato, 1890, ISBN non esistente.
  • Daniela Pizzagalli, La dama con l'ermellino, vita e passioni di Cecilia Gallerani nella Milano di Ludovico il Moro, Rizzoli, 1999, ISBN 9788817860734.
  • Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro: la vita privata e l'arte a Milano nella seconda metà del Quattrocento, vol. 1, Milano, Hoepli, 1913, ISBN non esistente.
  • Silvia Alberti de Mazzeri, Beatrice d'Este duchessa di Milano, Rusconi, 1986, ISBN 9788818230154.
  • Maria Serena Mazzi, Come rose d'inverno, le signore della corte estense nel '400, Nuovecarte, 2004, ISBN 9788887527162.
  • Jean-Claude Maire Vigueur, Attrazioni fatali. Una storia di donne e potere in una corte rinascimentale, Il Mulino, 2022, ISBN 978-88-15-29582-8.
  • Achille Dina, Isabella d'Aragona Duchessa di Milano e di Bari, in Archivio Storico Lombardo, serie quinta, anno XLVIII.
  • Sigismondo Conti, Le storie de' suoi tempi dal 1475 al 1510, vol. 1, Firenze, Tipografia di G. Barbera, 1883.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Marchesa consorte di Mantova Successore Coat of arms of the House of Gonzaga (1433).svg
Margherita di Baviera 14901519 Margherita Paleologa
Predecessore Marchesa di Mantova
(reggente per conto del figlio Federico)
Successore Coat of arms of the House of Gonzaga (1433).svg
Francesco II Gonzaga 15191521 Federico II Gonzaga
Predecessore Signora di Solarolo Successore
Sigismondo Gonzaga 15131539 Federico II Gonzaga
Controllo di autoritàVIAF (EN19679190 · ISNI (EN0000 0000 7971 4196 · BAV 495/169948 · CERL cnp00553862 · ULAN (EN500115132 · LCCN (ENn50082054 · GND (DE11855591X · BNE (ESXX1455268 (data) · BNF (FRcb119082815 (data) · J9U (ENHE987007263012005171 · NDL (ENJA00620864 · WorldCat Identities (ENlccn-n50082054