Azzone Visconti

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Azzone Visconti
Azzone Visconti.png
Incisione postuma di Azzone
Signore di Milano
Stemma
In carica 1329 – 16 agosto 1339
Predecessore Galeazzo I Visconti
Successore Luchino e Giovanni Visconti
Reggente di Piacenza
In carica giugno 1322 – ottobre 1322
Nome completo Azzone Visconti
Altri titoli Vicario imperiale
Nascita Milano, 7 dicembre 1302
Morte Milano, 16 agosto 1339
Sepoltura Chiesa di San Gottardo in Corte
Dinastia Visconti
Padre Galeazzo I Visconti
Madre Beatrice d'Este
Consorte Caterina di Savoia-Vaud

Azzone Visconti (Milano, 7 dicembre 1302Milano, 16 agosto 1339), figlio di Galeazzo I e Beatrice d'Este, è stato signore di Milano dal 1329 al 1339.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Signoria di Milano Casato dei Visconti
(1277-1395)
Coat of arms of the House of Visconti (1277).svg
'Vipereos Mores Non Violabo'
Stemma dei Visconti dal 1277 al 1395
Ottone
Nipoti
Matteo I
Galeazzo I
Figli
Azzone co-signore con gli zii Luchino e Giovanni
Matteo II co-signore coi fratelli Galeazzo II e Bernabò
Galeazzo II co-signore coi fratelli Matteo II e Bernabò
Figli
Bernabò co-signore coi fratelli Matto II e Galeazzo II
Gian Galeazzo
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Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 1302 a Ferrara dall'unione di Galeazzo I, Signore di Milano dal 1322 al 1328, e Beatrice d'Este figlia di Obizzo, marchese di Ferrara. Dopo essere stato imprigionato a Monza insieme al padre dall'allora Imperatore di Germania, Lodovico il Bavaro, a seguito di una delazione dello zio, Marco Visconti, a seguito della morte del padre nel 1328, Azzone, rimasto unico erede, comprò dallo stesso, Lodovico il Bavaro, il titolo di Vicario Imperiale di Milano,[1] in opposizione al Papa. Nello stesso anno egli si sposò con Caterina di Savoia-Vaud,[2] ma la loro unione non produsse discendenti[3].

A seguito della sua adesione alla Lega di Castelbaldo nel 1332, e alla sconfitta di Giovanni I re di Boemia, ottenne la signoria su Bergamo, Vercelli, Cremona, Como, Lecco Lodi e Piacenza[4].

Gli si associarono al governo cittadino, gli zii Luchino e Giovanni, Arcivescovo di Milano; rimase così escluso l'altro zio Lodrisio. Nel frattempo vinse una guerra contro il Regno di Boemia, ma al suo rientro in Lombardia, scoprì gli intrighi che vi tramavano alle sue spalle. Il 23 novembre 1333 fece arrestare e rinchiudere nelle carceri del Castello di Monza (dette i forni), i principali artefici di tali congiure; sfuggì al "giro di vite" suo zio Lodrisio, principale organizzatore. Proprio Lodrisio cominciò così a tessere una serie di alleanze, per spodestare il nipote. Trovò rifugio presso Mastino II della Scala, Signore di Verona, e sfruttò la rivalità tra le due signorie. Si giunse così alla fatidica data: 21 febbraio 1339, Battaglia di Parabiago: Azzone, malato di gotta, rimase a Milano con Giovanni, mandò Luchino, alla guida dell'esercito milanese, contro la Compagnia di San Giorgio di Lodrisio, composta per lo più da mercenari elvetici. Secondo la leggenda, vinse grazie ad una miracolosa apparizione di Sant'Ambrogio a cavallo, che fece impaurire l'esercito nemico. Azzone fece rinchiudere lo zio rivale nelle prigioni di San Colombano al Lambro e poté tornare a governare la Signoria, come capo del triumvirato formato con gli altri due zii, ottenendo la signoria su Brescia a spese di Verona[5].

Secondo una leggenda, si deve a lui lo stemma visconteo del serpente con un uomo in bocca. Infatti, si racconta che allontanò senza paura una vipera che si era introdotta nel suo elmo. Il fatto che non fu morso era considerato un prodigio. Sfruttò la cosa ricordandolo nel suo stemma[senza fonte].

Azzone Visconti mecenate delle arti[modifica | modifica wikitesto]

Azzone avviò un rinnovamento artistico in Milano. Ristrutturò il palazzo del Broletto Vecchio, già sede comunale, che era divenuto ora il palazzo dei Visconti (sarebbe infine stato trasformato nel XVIII secolo nel palazzo Reale dal Piermarini), mentre la sede del Comune si era spostata nel Palazzo della Ragione.

Al palazzo Visconti curò anche la realizzazione dell'annessa chiesa di San Gottardo in Corte, della quale resta oggi il campanile isolato a pianta ottagonale. Questa chiesa fu realizzata tra il 1330 e il 1336, dall'architetto cremonese Francesco Pecorari (o Pegorari), che probabilmente ebbe come riferimento i disegni giotteschi dell'iniziale progetto del campanile di Santa Maria del Fiore a Firenze. In proposito pare ad essi ispirarsi proprio la forma del campanile isolato a gugliotto, separato dalla chiesa, elevato su una base quadrata e concluso dall'alta cuspide.

Azzone Visconti è anche noto per aver fatto ricostruire Lecco nel 1336. La città era stata fatta radere al suolo da suo nonno Matteo Visconti nel 1296. Ad egli si deve la fortificazione del borgo di Lecco, con la costruzione del castello (di cui ora resta solo la Torre) e la costruzione fra il 1336 e il 1338 del Ponte Vecchio omonimo sul fiume Adda realizzato successivamente alla sua conquista del borgo per migliorare i collegamenti col Ducato di Milano.

Azzone richiamò inoltre in Milano Giotto, che gli fu inviato da Firenze, nell'ottica di una politica che si faceva forte del lustro dato dai grandi nomi di artisti. Giotto eseguì vari affreschi per il palazzo Visconteo, oggi perduti, che dovevano raffigurare imprese e glorie di eroici protagonisti della storia, andando da quelli mitici dell'antichità (Enea ad esempio), sino ad arrivare ai Visconti.

Di impronta giottesca rimane oggi solo l'affresco della Crocefissione, non del maestro, ma di un suo allievo o comunque persona a lui vicina, inizialmente posto sul fianco esterno della chiesa di San Gottardo in Corte e poi negli anni cinquanta del Novecento, per le sue cattive condizioni, riportato all'interno della chiesa.

Ancora in San Gottardo al Palazzo si trova il monumento sepolcrale di Azzone Visconti, per il quale fu chiamato lo scultore pisano Giovanni di Balduccio, a cui Azzone commissionò anche la splendida Arca di san Pietro martire in Sant'Eustorgio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Maria G. Tolfo; Paolo Colussi, Storia di Milano - I Visconti:, su Storia di Milano, Milano, Storiadimilano, 7 febbraio 2006. URL consultato il 31 agosto 2011 (archiviato il 22 luglio 2011).
  2. ^ Miroslav Marek, Visconti 2, su Genealogy.Eu, 9 gennaio 2011. URL consultato il 31 agosto 2011.
  3. ^ The Online Froissart
  4. ^ VISCONTI, Azzo o Azzone, in Enciclopedia Italiana (1937) di Luigi Simeoni
  5. ^ Gigliola Soldi Rondinini, Arte e storia di Milano, Bonechi, 1999, p. 49.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Bellonci, Tu vipera gentile, Milano, Mondadori, 1973.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Galeazzo I Visconti 13271339 Luchino Visconti
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