Cerchia dei Navigli

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Cerchia dei Navigli
Via Santa Sofia a Milano (fine anni 1920).jpg
La Cerchia dei Navigli in via Santa Sofia e il ponte di corso di Porta Romana con la statua di San Giovanni Nepomuceno in un'immagine della fine degli anni venti del XX secolo
StatoItalia Italia
RegioniLombardia Lombardia
ComuniCoA Città di Milano.svg Milano
Lunghezza6 5 km[1]
Portata media7 m³/s
Nascedal Naviglio di San Marco
Sfocianel Naviglio Vallone e nella Vettabbia

La Cerchia dei Navigli era il fossato difensivo allagabile delle mura medievali di Milano una parte del quale è stato trasformato in naviglio, ovvero in un canale navigabile. Per tale motivo era anche conosciuto come Naviglio Interno, Fossa Interna o Cerchia Interna. Lungo 6,5 km e largo 9 m nella sua parte navigabile[1], è stato completamente interrato in ottemperanza al Piano Beruto, primo piano regolatore di Milano, a partire dal 16 marzo 1929 con i lavori che si sono conclusi nel'anno successivo. La Cerchia dei Navigli, nel complesso, era un anello d'acqua che racchiudeva il centro storico medievale di Milano, da cui il nome.

Realizzato come fossato difensivo a partire dal 1156 e trasformato in Naviglio tra il 1387 e il 1496 grazie ai lavori di canalizzazione e ampliamento voluti dai Visconti e dagli Sforza nella sua parte sud-est, era il raccordo del sistema di parte dei Navigli lombardi. L'unica parte che rimase semplice fossato non navigabile fu quella verso il Castello Sforzesco, ovvero il tratto situato a nord-ovest: la sua funzione restò infatti quella di portare acqua al fossato del castello. I due rami della Cerchia dei Navigli che si dirigevano verso il castello erano chiamati Naviglio di San Gerolamo (quello che scendeva dal vertice meridionale della fortificazione) e Naviglio Morto (quello che scendeva dal suo vertice settentrionale).

Come immissario la Cerchia dei Navigli aveva il Naviglio di San Marco (ovvero l'ultimo tratto del Naviglio della Martesana, che cambiava nome in Naviglio di San Marco dopo la Conca dell'Incoronata), mentre come emissari aveva il Naviglio Vallone, che poi confluiva nella Darsena di Porta Ticinese, e un canale scolmatore che scaricava l'eventuale portata in eccesso della Cerchia dei Navigli nella Vettabbia. Con l'interramento della Cerchia dei Navigli il Naviglio della Martesana è stato interamente deviato verso il Cavo Redefossi: in precedenza quest'ultimo ne rappresentava semplicemente un canale scolmatore, visto che la maggior parte della portata del Naviglio della Martesana fluiva all'interno della Cerchia dei Navigli. La restante parte del Naviglio della Martesana/Naviglio di San Marco, così come il Naviglio Vallone, furono interrati contestualmente agli analoghi lavori di chiusura della Cerchia dei Navigli.

Con il termine "Cerchia dei Navigli" oggi ci si riferisce a un anello di strade che circondano il centro di Milano il cui percorso coincide in larga parte con quello del Naviglio Interno. È in corso un progetto che ha l'obiettivo di ripristinare l'antico canale navigabile lungo la Cerchia dei Navigli stradale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I navigli lombardi (evidenziati in rosso) all'inizio del XX secolo. La Cerchia dei Navigli corrisponde all'anello rosso segnato intorno a Milano
Un barcone carico di bobine di carta per il Corriere della Sera entra in via Fatebenefratelli, lungo la Cerchia dei Navigli
La Cerchia dei Navigli in via Visconti di Modrone a Milano in una foto di inizio XX secolo

Le origini delle mura medievali di Milano risalgono al 1156, quando la città lombarda era in guerra con l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa. Fu Guglielmo da Guintellino, ingegnere militare genovese al servizio dei milanesi a progettare le opere e a sovrintendere alla loro realizzazione.

Erano ancora presenti le mura romane di Milano, quelle repubblicane a sud e a ovest e l'estensione massimiana (286-305) a nord e a oriente, anche se in molti punti la città le aveva sopravanzate.

Alcuni importanti monumenti, soprattutto chiese e conventi, sorgevano al loro esterno (la basilica di Sant'Ambrogio, la basilica di San Lorenzo Maggiore, la basilica di Sant'Eufemia, la basilica di San Babila e la chiesa di San Bernardino alle Ossa, per citarne alcune), e intorno a queste si erano sviluppati insediamenti e attività.

La città aveva da tempo un sistema idrico complesso: riceveva acque dal Seveso, dall'Acqualunga, dal Molia, dal Nirone e dall'Olona; parte la penetravano, parte la circondavano o ne uscivano (il Nirone e la Vettabbia).

La nuova cerchia di mura, più ampia, proteggeva la città così come era diventata nei secoli e captava nel suo fossato le acque del Seveso e del Merlata. Tutte le acque furono incanalate nel nuovo fossato a servizio delle mura largo ventiquattro braccia, e la terra di riporto ottenuta dallo scavo fu utilizzata per costruire imponenti bastioni (chiamati anche "terraggi")[2] la cui localizzazione coincide con le moderne vie della Cerchia dei Navigli stradale.

Questo sistema di difesa era strategicamente ben piazzato, ma non particolarmente efficace, dato che era costruito in terra rinforzata da palizzate e difeso da torri di legno. Ma questi erano i materiali di cui disponeva Milano, lontana dalle cave di pietra e priva di rilievi su cui arroccare le difese.

Federico Barbarossa se ne impadronì e rase al suolo la città (1162) disperdendo i milanesi nei borghi limitrofi. Nel 1171, come conseguenza della distruzione del 1162 ad opera del Barbarossa, si iniziarono i lavori per la costruzione di un più efficace sistema difensivo, questa volta in muratura, dotato di un fossato allagato dalle acque dell'Olona, che fino ad allora direttamente tributario della Vettabbia e che in questa occasione subì la seconda deviazione della sua storia.

Bonvesin de la Riva descrive così le mura di Milano nella sua opera De Magnalibus Mediolani, che scrisse nel 1288:

« Un fossato di sorprendente bellezza e larghezza circonda questa città da ogni parte e contiene non una palude o uno stagno putrido, ma l'acqua viva delle fonti, popolata di pesci e di gamberi. Esso corre tra un terrapieno all'interno e un mirabile muro all'esterno. »

(Bonvesin de la Riva, De Magnalibus Mediolani, 1288 - Pontiggia ed. Bompiani 1974.)
La Cerchia dei Navigli in via Senato, in una fotografia di inizio XX secolo

La vecchia fossa, superata poi militarmente, fu protagonista del benessere della città, dai commerci, all'agricoltura, ecc. perché centro regolatore del sistema irriguo e delle molteplici attività che lo scorrere dell'acqua rendeva possibili: mulini, folle, torchi, magli, torcitoi. Alcune di queste attività sopravvissero anche dopo la trasformazione dell'antico fossato difensivo in "Cerchia dei Navigli", cioè in un canale navigabile, che avvenne a partire dalla fine del XIV secolo. L'opera di ampliamento richiese diversi anni, con il suo completamento che necessitò di diversi decenni: si concluse infatti alla fine del XV secolo.

Nello specifico, furono Gian Galeazzo Visconti e poi Filippo Maria Visconti, a partire 1387, a rendere l'antico fossato navigabile fino al laghetto di Santo Stefano con l'obiettivo di far giungere da quella via i marmi e i materiali indispensabili alla Fabbrica del Duomo per costruire la cattedrale milanese: la prima opera realizzata fu la canalizzazione e l'ampliamento del fossato che portava al Naviglio Grande e immediatamente dopo lo scavo per realizzare il laghetto di Santo Stefano, ovvero del punto di attracco per i materiali destinati alla costruzione del Duomo. L'anello d'acqua che giunse a circondare la città medievale fu chiamato, dopo questi lavori, Cerchia dei Navigli[1].

La Cerchia dei Navigli in via Francesco Sforza verso via Santa Sofia all'inizio del XX secolo
La Cerchia dei Navigli in via Fatebenefratelli, scendendo da piazza San Marco
Il Naviglio Vallone lungo via Conca del Naviglio (verso via De Amicis) in un'immagine del 1910. Era l'emissario della Cerchia dei Navigli
La Cerchia dei Navigli in via Molino delle Armi, all'altezza di via Vettabbia, nel 1925

Per quanto riguarda la navigazione, fu decisiva la costruzione, lungo il Naviglio Vallone, della Conca di Viarenna, che fu la prima conca di navigazione realizzata lungo i Navigli lombardi. Con essa fu facilmente superabile il dislivello tra la Cerchia dei Navigli e la Darsena di Porta Ticinese: ciò portò alla possibilità di navigare dal Lago Maggiore a Milano senza interruzioni nel percorso[1].

Fu infine Francesco Sforza nel 1496 a completare l'allacciamento del Fossato Interno navigabile con il Naviglio della Martesana attraverso il laghetto di San Marco e la Conca delle Gabelle, che vennero entrambi realizzati nel 1469, quindi contestualmente al completamento della Cerchia dei Navigli navigabile (per quest'opera furono fondamentali le innovazioni introdotte da Leonardo da Vinci). Da questo momento in poi fu possibile navigare senza interruzioni nel percorso dal Lago Maggiore al Lago di Como[1].

Esistevano poi due bracci secondari, mai resi navigabili, che congiungevano la Cerchia dei Navigli al fossato del Castello Sforzesco completando l'anello d'acqua intorno alla città: uno scendeva dal vertice settentrionale della fortificazione da via Pontaccio, dopo la quale si ricongiungeva al fossato navigabile, mentre l'altro, il cosiddetto "ramo Vercellino", usciva dal suo vertice meridionale e percorreva via Carducci, al termine della quale si ricongiungeva alla fossa navigabile. La parte di Cerchia dei Navigli costeggiante la moderna via Carducci, il cosiddetto ramo Vercellino, era anche chiamato Naviglio di San Gerolamo, mentre l'altro ramo, quello lungo via Pontaccio, dopo il prosciugamento permanente del fossato del Castello, che non fu più allagato perché tale operazione non aveva più valenza militare, prese il nome di Naviglio Morto, visto che giunto allla fortificazione non aveva sbocchi (analogamente anche il Naviglio di San Gerolamo era "chiuso" dal fossato prosciugato del Castello)[3].

L'arco della Cerchia dei Navigli mancante a completare l'intero anello navigabile (ovvero la già citata parte nord-ovest, quella in corrispondenza del Castello Sforzesco) ebbe una storia diversa legata in qualche modo alle vicende della fortificazione, al suo fossato e alle molte trasformazioni che essa subì nei secoli. Da nord l'acqua scendeva per via Pontaccio e si incanalava con quella proveniente da rogge, fontanili e fonti che sgorgavano nell'area attorno all'attuale Arena Civica e che cingevano il castello arricchendosi con altre provenienti da nord ovest (dall'attuale quartiere del Musocco). Uscivano dal castello dal vertice meridionale e, attraverso la spianata dell'attuale piazzale Cadorna, si incanalavano per via Carducci.

Leggenda vuole che lungo questo percorso si inoltrasse la Magna, ovvero la reggia galleggiante di Filippo Maria Visconti, l'ultimo duca di questa dinastia, figlio cadetto di Gian Galeazzo. Il duca si spostava tra i castelli di Milano, Abbiategrasso, Cusago[4] e Pavia solo per via d'acqua, sia per affari di Stato che per raggiungere le sue amanti (numerose malgrado la salute malferma e un corpo che lo sosteneva a malapena). Dapprima su percorsi incerti per rogge e canali che discendevano fino al Naviglio Grande[5] poi, dal 1445, attraverso la Conca di Sant'Ambrogio, appositamente costruita nell'attuale via Carducci (ramo Vercellino del Castello Sforzesco) e la Conca di Viarenna.

Lunga 6,5 km e larga 9 m nella sua parte navigabile, la Cerchia dei Navigli possedeva, lungo le sue sponde, 30 bocche di derivazione che alimentavano rogge irrigue e molinatorie. Lungo il suo percorso erano infatti presenti orti e mulini[1]. Legata a quest'ultima caratteristica, è indicativo il nome di una via della Cerchia dei Navigli: via Molino delle Armi[1].

Il suo interramento[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte che scavalcava la Cerchia dei Navigli in via De Amicis, all'altezza di via Cesare Correnti e corso Genova
Dalla Cerchia dei Navigli verso la Conca di Viarenna lungo il Naviglio Vallone. Nella foto è ritratto il ponte Vallone
Pescatori in via Senato lungo la Cerchia dei Navigli (1910)
Lavori di interramento della Cerchia dei Navigli alla Conca di via Senato
I lavori di interramento del Naviglio di San Marco vicino all'omonima piazza
I lavori di copertura della Cerchia dei Navigli in via Francesco Sforza

Le mura medievali sono state sostituite dai bastioni spagnoli, che sono stati costruiti dal 1548 al 1562, mentre la Cerchia dei Navigli è stata completamente interrata tra il 1929 e il 1930.

Attualmente il Naviglio della Martesana raggiunge i bastioni di Porta Nuova dove cambia bruscamente direzione verso sud-est cambiando nome in Cavo Redefossi. Prima dell'interramento della Cerchia dei Navigli il Cavo Redefossi rappresentava solamente un canale scolmatore del Naviglio della Martesana, che scaricava infatti la maggior parte della sua portata nella Cerchia dei Navigli.

Nel passato il Naviglio della Martesana proseguiva il suo percorso cittadino, ora interrato, verso sud-ovest superando Porta Nuova, sottopassando prima le mura spagnole, poi il ponte delle Gabelle e infine incontrando la Conca dell'Incoronata, dopo la quale cambiava nome in Naviglio di San Marco. Poco dopo dava origine al laghetto di San Marco grazie all'allargamento del suo alveo e poi, dopo il restringimento di quest'ultimo e il ritorno a canale navigabile, si immetteva nella Cerchia dei Navigli attraverso la Conca di San Marco[6].

Il Naviglio e il laghetto di San Marco, e il tratto del Naviglio della Martesana da Porta Nuova alla Conca dell'Incoronata, sono stati completamente interrati contestualmente agli analoghi lavori di chiusura della Cerchia dei Navigli, ovvero tra il 1929 e il 1930.

Il primo documento ufficiale a parlare dell'interramento della Cerchia dei Navigli è stato il Piano Beruto, primo piano regolatore generale di Milano, che è stato approvato nel 1884: ci vollero quasi cinque decenni perché si avviassero i lavori che però, una volta iniziati, marciarono speditamente. La città ne giovò in ammodernamento, ma cambiò completamente fisionomia e perse il suo volto di "città d'acqua". Da Luca Beltrami[7] a Riccardo Bacchelli[8][9] a Empio Malara, molti commentatori sostennero che il cambiamento e l'adeguamento alle esigenze di mobilità e di sviluppo si sarebbero potute ottenere senza perdere una delle caratteristiche peculiari della città.

Il 3 marzo 1928 venne chiesto al Ministero dei lavori pubblici, con esito positivo, il permesso per interrare la Cerchia dei Navigli e i canali connessi, ovvero il tratto del Naviglio della Martesana da Porta Nuova alla Conca dell'Incoronata, il Naviglio di San Marco, il Naviglio Vallone e il laghetto di San Marco. La decisione era motivata da nuove necessità viabilistiche ed igieniche, causate dagli scarichi abusivi degli immobili costeggianti i canali, che finivano nella Cerchia dei Navigli anziché nella rete fognaria. La copertura di questi Navigli avvenne tra il 1929 e il 1930: con la loro scomparsa si creò un anello di strade che ne prese il posto e il nome: la "Cerchia dei Navigli" stradale.

La Cerchia dei Navigli stradale, snodandosi dalla stazione ferroviaria di Cadorna, che è nei pressi di piazza Castello, per le vie Pontaccio[10], San Marco, Fatebenefrarelli, piazza Cavour, Senato, San Damiano, Visconti di Modrone, Francesco Sforza, Santa Sofia, Molino delle Armi, Edmondo de Amicis e Giosuè Carducci per ritrovarsi di nuovo a fianco della stazione ferroviaria di Cadorna, questa volta dalla parte della piazza omonima, divenne la circonvallazione più interna di Milano, benché già all'epoca venisse definito "cappio al collo", anziché "anello", per via del suo brevissimo raggio, che portava il traffico automobilistico nel centro della città[11].

La spesa da parte del Comune per l'interramento della Cerchia dei Navigli e dei canali connessi fu di oltre 27 milioni di lire del tempo. Marcello Visconti di Modrone, podestà di Milano, risparmiò sulle spese di miglioria, riducendole del 18%[12]. In realtà l'antico percorso navigabile non coincideva in tutto e per tutto con quello stradale, ma aveva un tracciato che a differenza di quest'ultimo passava da Porta Nuova, attraversava la Conca delle Gabelle[13], la Conca di San Marco, il laghetto e la via omonimi, raggiungeva all'inizio di via Fatebenefratelli il canale che circumnavigava la città in senso orario (acque discendenti) fino a via De Amicis: da qui, il Naviglio del Vallone piegava all'esterno (ansa verso sinistra) e discendeva, attraverso la Conca di Viarenna, fino alla Darsena di Porta Ticinese per raggiungere i Navigli Grande e Pavese[14].

La Cerchia dei Navigli stradale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Circonvallazioni di Milano.
Il Palazzo del Senato, oggi sede dell'Archivio di Stato di Milano e un tempo ospitante il Senato della città meneghina, che si trova in via Senato, lungo la Cerchia dei Navigli stradale
Palazzo Sormani, che ospita la biblioteca comunale centrale di Milano. Si trova lungo la Cerchia dei Navigli, in via Francesco Sforza

Con il termine "Cerchia dei Navigli" oggi ci si riferisce a un anello di strade che circondano il centro di Milano il cui percorso coincide in larga parte con quello del Naviglio Interno. L'area di Milano all'interno della cerchia, che corrisponde al centro storico medievale della città, è di 2,97 km²[15].

Le vie della Milano moderna che fanno parte della Cerchia dei Navigli stradale sono:

  • via Giosuè Carducci
  • via Edmondo De Amicis
  • via Molino delle Armi
  • via Santa Sofia
  • via Francesco Sforza
  • via Uberto Visconti di Modrone
  • via San Damiano
  • via Senato
  • via Fatebenefratelli
  • via Pontaccio
  • via Tivoli
  • piazza Castello

Il progetto di riapertura[modifica | modifica wikitesto]

Mappa schematica che raffigura l'idrografia di Milano

La facoltà di architettura del Politecnico di Milano ha condotto, dal 2008 al 2010, degli studi relativi alla possibilità di ripristinare la Cerchia dei Navigli e dei canali connessi. Il professore Roberto Biscardini e l'architetto Andrea Cassone hanno riportato questi studi nella pubblicazione "Riaprire i Navigli si può", edito dalla casa editrice Biblion Edizioni, Milano, 2012.

Il progetto si pone l'obiettivo di riaprire la Cerchia dei Navigli e dei canali connessi, ripristinando l'antica connessione tra il Naviglio della Martesana, da Cassina de' Pomm, nel punto in cui questo canale oggi si infossa sotto via Melchiorre Gioia, e il Naviglio Vallone, che sfocerebbe nuovamente nella Darsena di Porta Ticinese.

Questo progetto prevede la realizzazione di un nuovo canale, lungo via Melchiorre Gioia e lungo l'anello stradale della Cerchia dei Navigli, di otto chilometri da realizzare prevalentemente in corrispondenza dell'antico alveo, per garantire il ripristino della continuità idraulica della rete dei Navigli milanesi.

Mappa di Milano del 1860, con segnati i Navigli, i canali secondari e le rogge che interessavano la città. La Cerchia dei Navigli è rappresentata dalla linea blu circolare più interna, che attraversa per lunghi tratti l'abitato della città

L'idea generale del progetto è stata proposta al pubblico per la prima volta nella sua complessità, in coincidenza con la presentazione del volume "Riaprire il Naviglio si può" il 15 marzo 2012 a Milano alla presenza dell'allora sindaco Giuliano Pisapia.

Il progetto è stato ulteriormente illustrato in molti incontri pubblici e in particolare durante i convegni tenuti il 20 ottobre 2012 al Teatro Puccini di Milano dal titolo "Riaprire i Navigli. Un grande progetto per Milano, la Lombardia e i suoi paesaggi”, il 15 giugno 2013 presso la sala Alessi di Palazzo Marino dal titolo “Rifacciamo Milano con l'acqua” e l'8 febbraio 2014 a Palazzo Morando nell'ambito della mostra di Arnaldo Chierichetti dal titolo: "L'immagine dei Navigli tra passato e futuro".

Secondo lo studio di Biscardini e Cassone il Naviglio della Martesana da Cassina de' Pomm dovrebbe proseguire lungo via Melchiorre Gioia, attraversare i Bastioni di Porta Volta e proseguire verso le vie San Marco, Fatebenefratelli, Senato, San Damiano, Visconti di Modrone, Francesco Sforza, Santa Sofia, Molino delle Armi, Edmondo De Amicis, Conca del Naviglio fino alla Darsena di Porta Ticinese. Sarebbero salvaguardati gli attuali attraversamenti stradali veicolari ed altri pedonali potrebbero essere realizzati.

A intervalli di tempo regolari si riparla di una possibile riapertura concreta dei Navigli: l'ultima proposta è avvenuta in occasione dei preparativi per l'Expo 2015, che è stato ospitato da Milano[16].

Per quanto riguarda la riapertura della Cerchia dei Navigli e dei canali collegati, il 12 e il 13 giugno 2011 i milanesi sono stati chiamati alle urne per un referendum consultivo effettuato in occasione di quattro referendum abrogativi di interesse nazionale e di altri quattro quesiti consultivi riguardanti tematiche legate solamente Milano: il responso delle urne è stato, per il referendum sul ripristino dei Navigli, nettamente favorevole, con una percentuale del 94,32%[17]. Il 5 ottobre 2017 il consiglio comunale di Milano ha deliberato l'organizzazione di un nuovo referendum consultivo sulla riapertura della Cerchia dei Navigli e dei canali connessi, che si dovrebbe tenere nel 2018[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Caratteristiche tecniche dei Navigli Lombardi (PDF), su naviglilombardi.it.
  2. ^ Proprio accanto alla pusterla di Sant'Ambrogio, inizia via Terraggio, che seguiva l'andamento del bastione.
  3. ^ Cerchia Interna dei Navigli, Naviglio del Vallone, di San Gerolamo e Morto, su vecchiamilano.wordpress.com.
  4. ^ Residenza della sua amante "ufficiale", Agnese del Maino.
  5. ^ Si sa dei suoi spostamenti, accuratamente annotati da Pier Candido Decembrio suo biografo, ma non con precisione degli itinerari seguiti.
  6. ^ Archivio Genio Civile, Milano.
  7. ^ "[...] così, tra la pubblica indifferenza, si sta compiendo un'opera destinata a modificare il tradizionale aspetto estetico della città e storico di una larga zona della città: vedremo gradatamente ridotta la visione di quel poco verde che ancora rimane nell'ambito delle vecchie mura e non lontano ci sembra il giorno in cui l'unico albero superstite del recinto di Azzone Visconti sarà considerato come una rarità. [...]". Da il Marzocco, marzo 1929.
  8. ^ Quando Milano nascose i suoi Navigli «l'onda impura» cantata da Manzoni, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 7 dicembre 2017.
  9. ^ Naviglio interrato, un errore che viene da lontano, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 7 dicembre 2017.
  10. ^ Secondo la carta idrografica di Milano del Collegio degli Ingegneri del 1884, il tratto che storicamente si attribuisce a via Pontaccio scorreva in via Fiori Chiari e raggiungeva il castello per rogge secondarie.
  11. ^ Urbanistica a Milano in regime fascista - Dario Franchi, Rosa Chiumeo, su books.google.it. URL consultato il 7 dicembre 2017.
  12. ^ Urbanistica a Milano in regime fascista, a cura di Dario Franchi e Rosa Chiumeo, Firenze, 1972.
  13. ^ La descrizione qui riportata è quella successiva all'allacciamento col Naviglio della Martesana e coincide con la copertura novecentesca.
  14. ^ Un progetto, approvato, per un'alternativa alla Darsena esisteva dal 1917, il cosiddetto "Porto di Mare".
  15. ^ Cultura e partecipazione sociale nella città in trasformazione, di Umberto Melotti, p. 23, ed. La Culturale, 1966.
  16. ^ L'acqua perduta di Milano « Kepos, il giardino, su kepos.wordpress.com. URL consultato il 7 dicembre 2017.
  17. ^ Ambiente, pioggia di «sì», l'Ecopass piace un po' meno, su milano.corriere.it. URL consultato l'8 dicembre 2017.
  18. ^ Navigli a Milano, sì al referendum. Sala chiama i milanesi: «Necessario il voto sui costi», su milano.corriere.it. URL consultato l'8 dicembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bonvesin de la Riva, De Magnalibus Mediolani, Milano, 1288 - Pontiggia, ed. Bompiani 1974
  • Enciclopedia Italiana, volume XXII, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1951
  • Enciclopedia di Milano Franco Maria Ricci Editore, Milano 1997
  • Vittore Buzzi, Claudio Buzzi, Le vie di Milano Dizionario di toponomastica milanese, Ulrico Hoepli, Milano, 2004
  • Roberta Cordani (a cura di), Milano, il volto di una città perduta, Edizioni Celip, Milano, 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]