Assedio di Milano (1162)

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Assedio di Milano
Milan leaders surrender to Barbarossa Year1162.jpg
I consoli di Milano davanti a Federico Barbarossa chiedono clemenza dopo l'assedio
Data1162
LuogoMilano, Italia
EsitoDistruzione di Milano
Schieramenti
Comandanti
Perdite
SconosciuteSconosciute
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L'assedio di Milano fu uno degli episodi principali della guerra instaurata da Federico Barbarossa contro il comune di Milano nel XII secolo.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Assedio[modifica | modifica wikitesto]

I procedimenti dell'assedio di Milano ebbero inizio già dalla primavera del 1161 quando il Barbarossa decise di scendere nel territorio di Milano ma non si diresse subito verso la città, preferendo al contrario concentrarsi sulla campagna milanese, bruciando i campi, bloccando il commercio e la consegna delle vettovaglie verso la città che provenivano da Brescia e Piacenza, tagliando completamente tutte le vie di comunicazione con l'esterno, con l'intento di costringere la città alla resa senza combattimenti.

Spossati dalla carestia ma non ancora vinti, i milanesi decisero di giungere ad un compromesso ed a questo scopo otto cittadini, dopo sei mesi di privazioni della città, vennero inviati a Lodi e ricevuti dal Barbarossa: i rappresentanti proposero una resa con delle condizioni, ovvero che la città di Milano avrebbe degnamente riaccolto gli imperiali, costruendo a proprie spese un palazzo per l'imperatore, ricolmando i fossati e aprendo sei porte nelle mura della città, consegnando inoltre all'imperatore per tre anni trecento ostaggi come garanzia del rispetto dei patti, purché Milano non venisse danneggiata. Il Barbarossa rifiutò però tutte queste offerte asserendo che Milano doveva arrendersi senza condizioni. Si ebbero in seguito una serie di altre ambasciate all'imperatore il quale si dimostrò sempre scettico nell'emettere una sentenza sui milanesi.

Infine il Barbarossa, pressato da più parti, decise di chiedere alle città lombarde a lui rimaste fedeli (Cremona, Lodi, Pavia, Como, Novara e altri vassalli minori) quale fosse la punizione da infliggere alla potente Milano la cui sorte dipendeva ora dalle sue decisioni. Le altre città, invidiose della potenza che Milano aveva acquisito nei secoli e desiderosi di espandere i loro commerci e la loro influenza nella Pianura Padana a scapito della vicina metropoli, decisero di chiedere all'imperatore di radere al suolo Milano e così venne fatto. Una volta pronunciata la sentenza in città, il Barbarossa fuoriuscì coi suoi uomini per godersi l'incendio ed il saccheggio della città, che venne portato avanti con ordine e precisione dai soldati delle città rivali: i cremonesi distrussero il quartiere di Porta Romana, i lodigiani quello di Porta Orientale, i pavesi Porta Ticinese, i comaschi Porta Comacina, i novaresi Porta Vercellina, mentre Porta Nuova venne devastata dai seguaci del conte di Seprio e Martesana.

Compiuta l'opera, Federico si portò a Pavia per festeggiare, con un lungo stuolo di prigionieri milanesi vestiti a lutto, nobili e popolani, fatto che per molto tempo segnò la coscienza dei milanesi e che fece sì che altre città lombarde e non, si piegassero alla volontà del Barbarossa senza opporgli resistenza.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico A. Rossi di Marignano, Federico Barbarossa e Beatrice di Borgogna. Re e regina d'Italia, Oscar Mondadori 2009.
  • Lodovico Antonio Muratori, Annali d'Italia: dal principio dell'era volgare sino all'anno MDCCXLIX, Volume 4, Giachetti, 1868.
  • Ugo Balzani,"Federico Barbarossa e la Lega lombarda, cap. XXV, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 859–904.
  • Elena Percivaldi, I Lombardi che fecero l'impresa. La Lega Lombarda e il Barbarossa tra storia e leggenda, Milano, 2009, Ancora Editrice. ISBN 88-514-0647-2