Assedio di Milano (1162)

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Assedio di Milano
Data1162
LuogoMilano, Italia
EsitoDistruzione di Milano
Schieramenti
Perdite
SconosciuteSconosciute
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L'assedio di Milano fu uno degli episodi principali della guerra instaurata da Federico Barbarossa contro il comune di Milano nel XII secolo.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di papa Adriano IV, il collegio dei cardinali esplose in dispute interne che portarono all'elezione di due papi: Vittore IV e Alessandro III, i quali in breve tempo si rivolsero entrambi all'imperatore del Sacro Romano Impero per ottenere legittimazione alla loro carica, ma ancor più per essere sicuri di un forte supporto che avrebbe scalzato l'avversario. Federico Barbarossa, dal canto suo, propese per sostenere Vittore IV che aveva scelto di rifugiarsi nell'Abbazia di Farfa e che si era sempre dimostrato un fedele servitore dell'impero.

A Milano, il principale snodo delle comunicazioni dell'Italia settentrionale, il vescovo Umberto I da Pirovano, che a Roncaglia aveva preso le parti imperiali, si era posto contro lo strapotere esercitato ancora una volta dal Barbarossa anche in materia ecclesiastica ed aveva tuonato dal pulpito della cattedrale milanese la scomunica lanciata da papa Alessandro contro l'imperatore ed il suo servitore Vittore. Facendosi forte della propria posizione di arcivescovo, Oberto scomunicò personalmente i vescovi di Mantova, Lodi, Cremona, il marchese di Monferrato, i conti di Biandrate e della Martesana oltre al castellano di Baradello che avevano sostenuto per fedeltà od opportunità il sovrano tedesco.

Quando Alessandro III ottenne in breve tempo anche il sostegno dei re di Francia ed Inghilterra nel concilio di Tolosa, i milanesi colsero l'occasione per porre l'assedio e conquistare la città di Lodi alla quale da tempo anelavano, cercando di espandere il territorio soggetto alla sovranità del comune di Milano. A quest'offensiva, il Barbarossa rispose fermamente scendendo ancora una volta in Italia con l'intento di dare una severa lezione a Milano e riportarla entro i propri confini e ad assoggettarsi al suo volere.

Assedio[modifica | modifica wikitesto]

I procedimenti dell'assedio di Milano ebbero inizio già dalla primavera del 1161 quando il Barbarossa decise di scendere nel territorio di Milano ma non si diresse subito verso la città, preferendo al contrario concentrarsi sulla campagna milanese, bruciando i campi, bloccando il commercio e la consegna delle vettovaglie verso la città che provenivano da Brescia e Piacenza, tagliando completamente tutte le vie di comunicazione con l'esterno, con l'intento di costringere la città alla resa senza combattimenti.

I consoli di Milano davanti a Federico Barbarossa chiedono clemenza

Spossati dalla carestia ma non ancora vinti, i milanesi decisero di giungere ad un compromesso ed a questo scopo otto cittadini, dopo sei mesi di privazioni della città, vennero inviati a Lodi e ricevuti dal Barbarossa: i rappresentanti proposero una resa con delle condizioni, ovvero che la città di Milano avrebbe degnamente riaccolto gli imperiali, costruendo a proprie spese un palazzo per l'imperatore, ricolmando i fossati e aprendo sei porte nelle mura della città, consegnando inoltre all'imperatore per tre anni trecento ostaggi come garanzia del rispetto dei patti, purché Milano non venisse danneggiata. Il Barbarossa rifiutò però tutte queste offerte asserendo che Milano doveva arrendersi senza condizioni. Si ebbero in seguito una serie di altre ambasciate all'imperatore il quale si dimostrò sempre scettico nell'emettere una sentenza sui milanesi.

Infine il Barbarossa, pressato da più parti, decise di chiedere alle città lombarde a lui rimaste fedeli (Cremona, Lodi, Pavia, Como, Novara e altri vassalli minori) quale fosse la punizione da infliggere alla potente Milano la cui sorte dipendeva ora dalle sue decisioni. Le altre città, invidiose della potenza che Milano aveva acquisito nei secoli e desiderosi di espandere i loro commerci e la loro influenza nella Pianura Padana a scapito della vicina metropoli, decisero di chiedere all'imperatore di radere al suolo Milano e così venne fatto. Una volta pronunciata la sentenza in città, il Barbarossa fuoriuscì coi suoi uomini per godersi l'incendio ed il saccheggio della città, che venne portato avanti con ordine e precisione dai soldati delle città rivali: i cremonesi distrussero il quartiere di Porta Romana, i lodigiani quello di Porta Orientale, i pavesi Porta Ticinese, i comaschi Porta Comacina, i novaresi Porta Vercellina, mentre Porta Nuova venne devastata dai seguaci del conte di Seprio e Martesana.

Compiuta l'opera, Federico si portò a Pavia per festeggiare, con un lungo stuolo di prigionieri milanesi vestiti a lutto, nobili e popolani, fatto che per molto tempo segnò la coscienza dei milanesi e che fece sì che altre città lombarde e non si piegassero alla volontà del Barbarossa senza opporgli resistenza.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico A. Rossi di Marignano, Federico Barbarossa e Beatrice di Borgogna. Re e regina d'Italia, Oscar Mondadori 2009.
  • Lodovico Antonio Muratori, Annali d'Italia: dal principio dell'era volgare sino all'anno MDCCXLIX, Volume 4, Giachetti, 1868.
  • Ugo Balzani,"Federico Barbarossa e la Lega lombarda, cap. XXV, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 859–904.
  • Elena Percivaldi, I Lombardi che fecero l'impresa. La Lega Lombarda e il Barbarossa tra storia e leggenda, Milano, 2009, Ancora Editrice. ISBN 88-514-0647-2