San Colombano al Lambro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo vino, vedi San Colombano al Lambro (vino).
San Colombano al Lambro
comune
San Colombano al Lambro – Stemma
San Colombano al Lambro – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Città metropolitanaProvincia di Milano-Stemma.svg Milano
Territorio
Coordinate45°11′N 9°29′E / 45.183333°N 9.483333°E45.183333; 9.483333 (San Colombano al Lambro)Coordinate: 45°11′N 9°29′E / 45.183333°N 9.483333°E45.183333; 9.483333 (San Colombano al Lambro)
Altitudine80 m s.l.m.
Superficie16,55 km²
Abitanti7 452[1] (31-12-2019)
Densità450,27 ab./km²
FrazioniMariotto-Campagna
Comuni confinantiBorghetto Lodigiano (LO), Graffignana (LO), Livraga (LO), Miradolo Terme (PV), Orio Litta (LO), Chignolo Po (PV)
Altre informazioni
Cod. postale20078
Prefisso0371
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT015191
Cod. catastaleH803
TargaMI
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 649 GG[3]
Nome abitantibanini
Patronosan Colombano
Giorno festivo21 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Colombano al Lambro
San Colombano al Lambro
San Colombano al Lambro – Mappa
Posizione del comune di San Colombano al Lambro all'interno della città metropolitana di Milano
Sito istituzionale

San Colombano al Lambro (San Culumban al Lamber in dialetto lodigiano[4], San Culumban al Làmbor in dialetto banino) è un comune italiano di 7 452 abitanti[1] della città metropolitana di Milano in Lombardia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

San Colombano al Lambro è un'exclave (l'unica) della città metropolitana di Milano fra le province di Lodi e di Pavia, si trova sulla sponda destra del Lambro. Si trova circa 22 chilometri a sud-est dal resto della predetta città metropolitana.

Il comune è il principale centro di produzione del vino DOC omonimo, i cui vigneti sono sparsi nelle zone adiacenti al comune, facenti parte della provincia di Lodi, della provincia di Pavia e della città metropolitana di Milano.

La città dopo la costituzione della provincia di Lodi nel 1992 è rimasta nella provincia milanese grazie a un referendum.

Negli anni 2000, al fine di preservare il territorio, è stato istituito il Parco della Collina di San Colombano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli antichi statuti della città (Statuta communitatis Sancti Columbani et sue iurisdictionis, 1586)

Numerose tracce e reperti testimoniano un continuo popolamento dell'area fin dall'epoca preistorica. Il monaco irlandese san Colombano, protetto da Agilulfo e Teodolinda, sovrani longobardi, durante il suo percorso verso Bobbio, dove fondò nel 614 la celebre Abbazia di San Colombano, si fermò qui lasciando una lunga tradizione ed il legame portò in seguito all'assunzione del nome alla città.

In epoca longobarda con la diffusione del monachesimo il territorio entrò a far parte dei possedimenti del grande Feudo monastico di Bobbio come pertinenza dell'abbazia di Bobbio.

Esistono documenti storici che citano un toponimo denominato Brioni o Blioni poi in seguito Mombrione o Mombrone[5][6][7][8][9][10], ubicato sui declivi delle colline, a Est dell’attuale borgo dove sorse anche l'antichissima pieve di San Germano[11]; la località di San Germano e la sua pieve compare nel diploma imperiale dell'imperatore Ludovico II del 7 ottobre 860 a favore dell'abate del monastero di Bobbio e vescovo di Como Amalrico, e che conferma i possedimenti e il libero transito delle navi del monastero lungo i fiumi Po e Ticino[12], mentre la località di Mombrione (o Brioni o Blioni) compare in taluni diplomi imperiali e reali che attestano e confermano le proprietà dell'abbazia bobbiese, risalenti sempre a Ludovico II (865), Berengario I (888), Guido II di Spoleto (893), Lamberto II di Spoleto (896), Berengario II (903), Ottone I (972) e Ottone III (998)

Una vera organizzazione abitativa in centri urbani si colloca tuttavia a partire dal Mille, quando si pongono le basi del nuovo insediamento del borgo di San Colombano, dove già in epoca carolingia era testimoniata la chiesa dedicata a San Colombano e poi sorse il castello. L'imperatore Corrado II aveva donato il territorio del feudo di San Colombano e le sue pertinenze a Ariberto d'Intimiano, arcivescovo di Milano, che nel 1034 la donò a sua volta alla Chiesa milanese. Da quel momento la città fu sempre legata ai destini di Milano. Il centro aveva avuto origine dall'insediamento di abitanti trasferitisi da centri vicini e prese successivamente il nome dal monaco irlandese Colombano.

Quando il centro era ormai urbanisticamente assestato, e dotato di fortificazioni e di un castello, Federico Barbarossa lo distrusse, per poi farlo riedificare seguendo lo stile romano. Nel 1299 territorio e castello furono in possesso dei Visconti: in seguito, Bianca di Savoia, moglie di Galeazzo Visconti, pose la propria residenza nel castello e dotò il paese di propri Statuti comunali e la presenza di un console, da come si evince da un documento datato 24 novembre 1299, trascritto negli “Atti del Comune di Milano”[13].

Grande peso nella storia della città ebbe anche la presenza dei Certosini, infatti il 6 ottobre del 1396 il borgo di San Colombano fu concesso da Gian Galeazzo Visconti alla Certosa di Pavia[14] che ne ebbe quindi il feudo di San Colombano, Mombrione, Valbissera, Montecolato, Graffignana con San Salvatore (oggi cascina Porchirola) e Vimagano, pieve di San Germano con Montemalo, Castellazzo e Camatta (oggi Lambrinia di Chignolo Po con tutte le pertinenze, assieme a parte del castello, il Ricetto con i suoi palazzi, fornaci, molini, beni circostanti, diritti di pesca nel Lambro e cospicue somme in denaro, ed inoltre porto di Montemalo e la chiesa di S. Pietro ed il giuspatronato delle Chiese di S. Colombano, di S. Stefano (di Mombrione), di S. Maria (di Vimagano), di San Germano, di S. Pietro (in Graffignana) e delle altre chiese situate sul territorio; contro di loro nel 1402 si ebbe una rivolta di popolo, esasperato dall'eccessivo peso delle tasse. Agli stessi monaci si devono importanti opere di bonifica del territorio; la loro presenza a San Colombano cessò nel 1782 con la loro soppressione da parte di Giuseppe II d'Austria.

Nella nuova riorganizzazione amministrativa dello Stato di Milano del 1757 San Colombano è inserito nel Contado di Lodi[15], che nel 1786 diventa la nuova provincia di Lodi.

In seguito in età napoleonica nel 1796 si forma la Repubblica Transpadana, sostituita nel 1797 dalla Repubblica Cisalpina, e San Colombano passa nel Dipartimento del Ticino[16], creato come suddivisione amministrativa della neonata Repubblica Cisalpina, nel 1798, sciolto il dipartimento del Ticino, passa nel Distretto di Sant'Angelo del nuovo Dipartimento d'Olona. Con le suddivisioni del 1801 San Colombano dapprima passa nel distretto di Lodi nel Dipartimento dell'Alto Po, per poi ritornare nello stesso anno nel Dipartimento d'Olona, ma nel distretto di Pavia. Nel 1805 il comune ritorna nel Dipartimento dell’Alto Po nel nuovo distretto di Lodi, inserito nel Cantone di Borghetto.

Con la caduta di Napoleone e dopo il Congresso di Vienna nel 1815 venne costituito il Regno Lombardo-Veneto e nel 1816 il comune di San Colombano passa nella nuova Provincia di Lodi e Crema nel distretto di Borghetto fino al 1859[17].

Nel 1859 la Lombardia entra nel Regno di Sardegna ed il comune di San Colombano passa nella nuova Provincia di Milano, inserito nel Circondario di Lodi nel mandamento di Borghetto[18].

Nel 1863 il comune di San Colombano assunse la nuova denominazione di "San Colombano al Lambro".[19]

Nel 1926, soppresso il Circondario di Lodi, il comune di San Colombano al Lambro è temporaneamente inserito nel Circondario di Milano, abolito anch'esso nel 1927, rimane nella Provincia di Milano. Nel 1992, con l'istituzione della nuova Provincia di Lodi, il comune di San Colombano al Lambro rimanendo nella Provincia di Milano ne diventa una sua exclave, che dal 1º gennaio del 2015 fa parte della nuova Città metropolitana di Milano.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Castello[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Castello di San Colombano.

Chiesa parrocchiale di S. Colombano[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale ha origini antiche; il primo impianto, probabilmente un oratorio campestre dedicato a S. Colombano, risale all'epoca carolingia come dipendenza dell'antichissima pieve di San Germano[20], pieve da cui dipendevano le chiese e le terre di Miradolo, San Colombano, Mombrione e Castrohumano, pieve già appartenente al monastero di Bobbio, come i beni ed il feudo di San Colombano. Esso possedeva, però, una diversa ubicazione rispetto all'attuale: era infatti addossato al fossato del castello. Ciò dimostra che la chiesa esisteva prima del castello; in caso contrario sarebbe stata costruita a giusta distanza in modo da non ostacolare le operazioni militari[21].

Nel 1396 la località di San Colombano fu concessa da Gian Galeazzo Visconti alla Certosa di Pavia, a cui spettava il giuspatronato della chiesa locale, posta nella Diocesi di Lodi. Nel XV secolo la pieve di San Germano perse le prerogative pievane e la chiesa e l’abitato stesso di San Germano in seguito scomparvero.

L'organo Zanin. Le canne del prospetto appartengono al registro Principale 16’ e sono del precedente organo Bossi del 1842

L'infelice localizzazione e il fatto che la parrocchiale fosse "una giesa molto vegia, pizola in modo che no li po stare pur la mitade de lo populo ne le feste" spinse Bassino de Cipelli, rettore della chiesa e cappellano ducale, a inviare una supplica (conservata nell'Archivio di Stato di Milano), nel 1479, rivolta a Gian Galeazzo Sforza e a sua madre Bona di Savoia, signori del luogo.

In essa il rettore, rappresentando anche la volontà dei parrocchiani, chiedeva il permesso di poterla demolire per costruirne una più ampia in un terreno poco distante, laddove sorge l'attuale chiesa parrocchiale.

Il Cipelli ottenne dagli Sforza il permesso per la costruzione del nuovo edificio ecclesiastico; i lavori ebbero inizio il 18 maggio dell'anno 1479. Per l'occasione, a causa delle scarse risorse economiche della comunità banina, venne smantellato il vecchio edificio e il materiale ricavato fu reimpiegato nella "nova fabrica", cosicché della costruzione primitiva non rimase alcuna vestigia. Il nuovo edificio era rivolto a levante.

Nel 1584 la chiesa di San Colombano venne elevata a parrocchiale, cui dipendevano le chiese di San Giovanni Battista, San Germano (pieve), San Rocco e San Francesco, e gli oratori di Santo Spirito, San Fermo, San Bruno e Santa Maria Maddalena al castello. Nel 1619 la parrocchia di San Colombano, officiata da un rettore, divenne sede di vicariato che comprendeva San Colombano al Lambro, Brembio, Orio Litta, Camporinaldo, Miradolo, Graffignana, Ospedaletto Lodigiano, Borghetto Lodigiano e Livraga[22]. La parrocchia nel 1859, sempre sede di vicariato, comprendeva le chiese di San Giovanni Battista, San Francesco, San Rocco e Santo Stefano (di Mombrione) e gli oratori di San Gregorio Magno, Santa Maria della Neve, Immacolata Concezione di Maria Vergine, Spirito Santo, San Filippo Neri e San Bruno. Nel 1786 il vicariato comprendeva le parrocchie di San Colombano, Camporinaldo, Graffignana, Miradolo e Orio Litta; nel 1859 comprendeva San Colombano, Camporinaldo, Graffignana e Miradolo. Nel 1910 appartenevano al vicariato le parrocchie di San Colombano, Graffignana e Miradolo. Nel 1989 il vicariato di San Colombano venne soppresso ed inserito nel vicariato di Sant’Angelo Lodigiano[23].

Quando nel 1838 il prevosto Luigi Gallotta fece ampliare la chiesa, trasportando in avanti la facciata, vennero scoperte le fondazioni dell'edificio quattrocentesco, orientato in senso opposto, che dovette subire dunque un'ulteriore ricostruzione in età moderna, prima delle modifiche apportate dal parroco[24]. L'erezione del campanile, invece, risale al 1780 circa.

Internamente la chiesa presenta tre navate e cappelle laterali, fra le quali si può ammirare la cappella votiva detta "del Rosario", eretta dopo la pestilenza del 1630. La chiesa ospita affreschi di Bernardino Campi (eseguiti tra il 1576 e il 1581 per la cappella di S. M. Maddalena, in Castello, e da essa asportati nel 1846), opere di Bernardino Lanzani, di Paolo Caravaggio e dipinti a olio dell'artista contemporaneo Felice Vannelli.

Il grande organo a canne è stato costruito nel 2008 dalla Fabbrica d'Organi Franz e Andrea Zanin di Camino al Tagliamento, riutilizzando materiale fonico del precedente organo monumentale del 1842, opera dell'organaro Adeodato Bossi-Urbani di Bergamo (1.189 canne, circa un terzo del totale di cui attualmente l'organo si compone).

Tre tastiere di 58 tasti (Do1-La5) e pedaliera di 30 (Do1-Fa3).

Registri azionati da manette ad incastro poste su più file ai lati dei manuali: a destra G.O. e Pedale; a sinistra Positivo ed Eco. Sotto le manette del Pedale sono presenti altre due manette corrispondenti al Clarone Bassi e al Corno Inglese Soprani appartenenti al G.O.

Trasmissione integralmente meccanica.

Oratorio di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Oratorio di San Rocco

"Ornamento e decoro del Borgo": così l'ha definita lo storico locale Don Annibale Maestri. La chiesa, edificata nel 1514 appena fuori le mura, sorse sulla direttrice mediana sud-nord, frontalmente alla porta ferrata, sul proseguimento della strada magistra per Lodi. La costruzione è attribuita agli architetti Giovanni Battagio e Giovanni Amadeo, ha pianta ottagonale ed è stata eretta in stile bramantesco. Interessante risulta la parte alta della fabbrica, di impostazione rinascimentale; internamente è sede del matroneo, le cui aperture bifore sono "impreziosite" da colonnine binate finemente tornite.

Nel corso di lavori di restauro dell'Oratorio, eseguiti durante gli anni sessanta del Novecento, vennero in luce, nell'altare di destra, sotto gli affreschi raffiguranti scene di vita di S. Rocco, dipinti precedenti di S. Giovanni Battista e di S. Fermo e quattro porte antiche situate sui lati diagonali dell'ottagono (che furono restaurate con mattoni di recupero sagomati a mano. Nella cappella dell'altare maggiore, poi, fu riaperta una piccola finestra circolare, con ciò ripristinando l'aspetto primitivo della piccola abside.

Al termine dei lavori la chiesa fu riaperta al pubblico nel 1961, nella festa di Pentecoste. La costruzione, anche se incompleta, è monumento nazionale. Dal 1700 è proprietà dei Signori Sterza. Successivamente Sterza-Riccardi. Da circa due secoli l'Oratorio viene aperto al pubblico il 16 di agosto, festa di San Rocco, al mattino per la celebrazione della Messa e la sera per la Benedizione solenne con esposizione della reliquia del Santo.

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Francesco

L'opera è stata eretta nel 1499 circa sulla sponda sinistra della Rugia Nuova; si trovava in posizione leggermente esterna alle mura del Borgo, immersa nel verde. Nel 1623 fu ampliata e la parte retrostante adattata per farne un piccolo monastero dei frati Minori Osservanti. Nel 1664 fu trasformata in un complesso di clausura; tale rimase sino al 1811 per poi passare al clero locale. L'impostazione architettonica della facciata, con il frontone indicante l'inclinazione del tetto, richiama lo stile lombardo-romanico; il pronao d'ingresso ne completa le caratteristiche rinascimentali.

Chiesa di San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giovanni

Nel 1510 fu edificato l'ospedale e fu consacrata la chiesa di S.Giovanni Battista. Il complesso era lambito dal "cavo colatore" o "sonator", che alimentava il fossato sul lato est del Borgo bastionato. Inizialmente fu proprietà dei Terziari francescani, poi divenne convento di S. Antonio. Fra il 1714 e il 1751 si susseguirono lavori di ampliamento. Nel 1782 la chiesa fu soggetta a espropri e a diverse destinazioni. In quell'anno l'imperatore Giuseppe II d’Austria pose fine all'uso conventuale del luogo e lo affidò al clero locale. Nonostante varie trasformazioni apportate nei secoli, la facciata ha mantenuto l'impostazione originaria. Notevoli opere di ristrutturazione e restauro hanno riportato alla luce, all'interno della chiesa, pregevoli stucchi d'epoca barocca e intarsi marmorei di fattura tardoromanica.

Il Portone[modifica | modifica wikitesto]

Il portone

Fu costruito nel 1691 per volere dei Certosini a ricordo di un privilegio concesso dal re di Spagna Carlo II, che onorò S. Colombano del titolo araldico di Borgo insigne. La prima pietra del "Portone di Borgoratto sulla strada per Lodi" (sua denominazione originaria) fu posata il 27 luglio dal Priore del Monastero, Giovanni Abbiate. Come da progetto iniziale, doveva essere questo l'origine di un nuovo muro di circonvallazione che chiudesse tutta la borgata e la rendesse più insigne, ma i lavori vennero in seguito sospesi e il Borgo rimase aperto. Sotto il pilastro dell'arco, a destra di chi esce dal paese, furono murate una pergamena portante la data 27 luglio 1691, il nome di Giovanni Abbiate e una moneta d'argento con l'immagine di S.M. Cattolica Carlo II di Spagna. Dopo i restauri effettuati nel 1927, sull'arco vennero apposte queste parole:

Questa porta
del Borgo dichiarato insigne
da Carlo II Re di Spagna
aperta al respiro sereno di Lombardia
il Comune restaurava
votandola come casalingo arco di gloria
al trionfo delle armi italiane
MDCXCI MCMXXVII

Un ulteriore intervento di restauro risale agli anni ottanta del secolo scorso.

La casa di Don Carlo Gnocchi[modifica | modifica wikitesto]

Don Carlo Gnocchi, fondatore della Pro Juventute e dell'infanzia mutilata e abbandonata, nacque a San Colombano, il 25 ottobre 1902. Sulla sua casa natale, sita in via Vittoria, una lapide lo ricorda con queste parole:

In questa casa il 25 ottobre 1902
Ebbe i natali
Il Sac. Don Carlo Gnocchi
Alle eroiche benemerenze di guerra
nel ministero sacerdotale
fece seguire in pace
costante e feconda attività di bene

Agli orfani dei suoi Alpini caduti,
ai mutilatini, ai poliomielitici
volse il palpito generoso del suo nobile cuore
dando asili ospitali

Il mondo ammirato lo chiamò
Padre dell'infanzia mutilata

La terra che gli fu culla
Orgogliosa e grata
Ne tramanda ai posteri la sacra memoria

Monumenti ed edifici storici minori[modifica | modifica wikitesto]

Altri monumenti sono il Palazzo Patigno, attuale sede municipale, il Lazzaretto e la secentesca Villa Valbissera. Quest'ultima è una villa padronale facente un tempo parte di una cascina, dotata di una chiesetta.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[25]

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2010 gli stranieri residenti nel comune di San Colombano al Lambro in totale sono 573[26]. Tra le nazionalità più rappresentate troviamo:

Paese Popolazione (2010)
Romania 156
Albania 153
Tunisia 48
Ucraina 39
Costa d'Avorio 23
Polonia 20
India 11
Filippine 11

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'ISTAT, il territorio comunale comprende il centro abitato di San Colombano al Lambro, le frazioni di Mariotto e Cascina Venezia, e le località di Belfuggito, Costa Cornaggia, Costa dei Grossi, Madonna dei Monti, Mostiola e Statale Mantovana[27].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Il Borgo Notizie, giornale mensile di San Colombano al Lambro, ma con notizie dei borghi lodigiani e pavesi, è nato nel 1982 ed è stato chiuso nel mese di gennaio 2010, dopo 28 anni.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Il "Guiderdone"[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1992 il paese è stato suddiviso in otto rioni (Imperiale, Borgoratto, Mombrione, Campasso, Lazzaretto, Regone, Fontanelle, Campagna) che festeggiano il "palio del Guiderdone" la seconda domenica di settembre. Il palio fra gli otto rioni consiste nella rievocazione dell'assalto al portone della torre d'ingresso al Castello, utilizzando un ariete artificiale spinto da sette componenti di ciascun rione: vince il rione che realizza un certo punteggio; esso si aggiudica per un anno la "Cingolina", trofeo bronzeo che rievoca una delle torri del Castello. L'assalto ricorda un fatto realmente accaduto nel 1401, cioè l'assalto dei popolani, frustrati da angherie fiscali dai Visconti di Milano, al Castello visconteo, poi diventato Castello Belgiojoso.

La sagra dell'uva[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni cinquanta del secolo scorso, la domenica dopo la festa del Cristo, che si teneva la terza domenica di settembre, venne dedicata al prodotto "principe" della collina: il vino. Con il patrocinio della provincia di Milano nacque la Sagra Provinciale dell'Uva con il concorso delle "Margotte di uva", le prime sfilate di carri allegorici e la rassegna di vini tipici. La giornata di festa è dedicata alle famiglie, ai bambini e naturalmente agli appassionati di enologia che accorrono numerosissimi, anche i più giovani attratti dalla sfilata di Carri Allegorici che movimentano il centro della città tra musiche e canti.

Il clou della festa è la sfilata dei carri allegorici ispirati sempre al tema del vino, ideati e allestiti da giovani del comune che ogni anno si sfidano con allegorie dedicate alla coltivazione del vino e alla vendemmia.

Nel 2007 è stato festeggiato il cinquantenario della sagra, che da anni viene effettuata alla quarta domenica di settembre. In caso di pioggia, alla domenica successiva.

La sagra della Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

La sagra della Maddalena cade nella terza domenica di luglio e fino a non molti anni fa si protraeva il giorno seguente con la tradizionale fiera del bestiame e delle macchine agricole in esposizione lungo tutta la via IV Novembre. Oggi sopravvive solo per la fiera che in questa settimana allieta i banini con le sue attrazioni. Eppure si tratta di una festa ricca di significato storico: insieme alla festa patronale di S. Colombano è la festa di più antica istituzione. Infatti se ne trova menzione già nel 1374, negli Statuti Sancolombanesi. Sin da allora, in occasione del "festum Mariae Magdalenae" si sospendeva ogni atto giudiziario civile ed era vietato il lavoro non solo nel capoluogo, ma anche in tutta la giurisdizione del vicariato. La festa celebrava la Patrona dell'ordine religioso dei Certosini, presenti nel Borgo per più di 400 anni. Nel 1645, poi, fu accordato loro il diritto di Fiera nella festa della Maddalena. Alla soppressione dell'ordine certosino tale diritto, come pure tutti i beni di loro proprietà, passarono allo Stato, nella persona del principe Ludovico Belgiojoso.

La festa del Cristo[modifica | modifica wikitesto]

La festa detta "del Cristo" ricorre la terza domenica di settembre ed è legata alla devozione dei banini verso il Crocefisso. Questa pregevole scultura lignea (attualmente collocata nella Chiesa Parrocchiale), già menzionata in atti del 1588, veniva portata in processione dai banini in occasione di guerre, carestie, pestilenze, ma anche per invocare piogge o sereno, o per scongiurare le intemperie che minacciavano i raccolti. In onore del Crocifisso il prevosto Ciserani volle erigere una cappella (oggi cappella del S. Cuore). Essa fu inaugurata il 15 settembre 1703. Il giorno seguente, domenica 16 settembre, terza domenica del mese, al termine di una solenne processione, il Crocefisso fu collocato nella nicchia della cappella sopracitata. Da allora la festa del Cristo fu celebrata nel Borgo in tono sempre più elevato, anche perché veniva a coincidere con l'inizio della vendemmia.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di questo comune è piuttosto varia. L'agricoltura riveste un ruolo decisamente importante, in particolare la viticoltura, attività che caratterizza da sempre il comune. Altre colture praticate sono quelle tradizionali come il granoturco, il grano e il foraggio. A San Colombano al Lambro hanno sede alcune imprese artigiane e industriali operanti soprattutto nel settore meccanico.

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

San Colombano al Lambro dispone di una grande scuola elementare, una scuola media, un asilo e un asilo nido pubblici. È inoltre presente un asilo paritario diocesano. Nel 2010 l'Amministrazione Comunale ha inaugurato la nuova scuola materna, realizzata secondo criteri moderni e di risparmio energetico.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalla strada provinciale ex SS 234 Codognese, che collega le città di Pavia e Cremona.

Da San Colombano hanno inoltre origine la strada provinciale 23 per Lodi e la strada provinciale 19 per Sant'Angelo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Segue un elenco delle amministrazioni locali.[28]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1945 Gian Battista Luè Sindaco
1946 1951 Giuseppe Oppizio Sindaco
1951 1956 Ermenegildo Benzoni Sindaco
1956 1964 Angelo Fedeli Sindaco
1964 1975 Alberto Giovanelli Democrazia Cristiana Sindaco
1975 1980 Giuseppe Pietrasanta Democrazia Cristiana Sindaco
1980 1990 Alberto Giovanelli Democrazia Cristiana Sindaco
1990 2004 Giancarlo Rugginenti Democrazia Cristiana poi PDL Sindaco
2004 2014 Gian Luigi Panigada Il Popolo della Libertà Sindaco
2014 Pasquale Luigi Belloni Lista civica Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ banino: aggettivo che indica provenienza di San Colombano al Lambro, i cui abitanti si chiamano appunto banini; dialetto banino significa quindi dialetto di San Colombano al Lambro.
  5. ^ Storia - San Colombano al Lambro
  6. ^ C. Cipolla - G. Buzzi, Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII, Fonti per la Storia d'Italia, 3 VOLUMI, n.52,53,54, Roma 1918
  7. ^ Storia di San Colombano al Lambro - The Columban Way, su thecolumbanway.eu. URL consultato l'8 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2019).
  8. ^ San Colombano all'origine del Borgo Insigne
  9. ^ A. Maestri, Il nome di S. Colombano al Lambro, in Archivio Storico Lodigiano, 51, 1932, pp. 83-106
  10. ^ A. Maestri, S. Colombano al Lambro prima del mille, in Archivio Storico Lodigiano, 56, 1937, pp. 181-201
  11. ^ Storia della Pieve di San Germano di San Colombano al Lambro su Lombardia Beni Culturali
  12. ^ C. Cipolla - G. Buzzi, Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII, Fonti per la Storia d'Italia, 3 VOLUMI, n.52,53,54, Roma 1918 - Ecclesiae Sancti Germani p. 181
  13. ^ Comune di San Colombano (sec. XIII - 1757) su Lombardia Beni Culturali
  14. ^ Storia del Borgo - San Colombano al Lambro
  15. ^ Comune di San Colombano (1757 - 1797) su Lombardia Beni Culturali
  16. ^ Comune di San Colombano (1798 - 1815) su Lombardia Beni Culturali
  17. ^ Comune di San Colombano (1816 - 1859) su Lombardia Beni Culturali
  18. ^ Comune di San Colombano al Lambro (dal 1859) su Lombardia Beni Culturali
  19. ^ Regio decreto 11 gennaio 1863, n. 1126, in materia di "Decreto col quale sono autorizzati vari Comuni delle Provincie di Milano, Alessandria, Brescia, Cremona, Torino, Ascoli, Macerata, Cuneo, Piacenza, Porto-Maurizio, Ravenna e Sassari ad assumere una nuova denominazione."
  20. ^ Parrocchia di San Colombano abate su Lombardia Beni Culturali
  21. ^ B. Belli Panigada, G. Panigada, Le vicende nella storia dell'insigne Borgo di S. Colombano, 1970
  22. ^ Vicariato di San Colombano (sec. XVII)
  23. ^ Vicariato di San Colombano (sec. XVIII - sec. XX)
  24. ^ Mark Pearce, Mirella Montanari, San Colombano al Lambro e il suo colle, Novara, 1999
  25. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  26. ^ Cittadini Stranieri 2011 - San Colombano al Lambro (MI) su Tuttitalia.it, su tuttitalia.it. URL consultato il 12 giugno 2012.
  27. ^ ISTAT - Dettaglio località abitate
  28. ^ Lista pubblicata in Il Lodigiano. Quarant'anni di autonomia, Provincia di Lodi, 2008, p. 299.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN235248667 · WorldCat Identities (ENlccn-no2014156302
Milano Portale Milano: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Milano