Vettabbia

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Naviglio Vettabbia
Vettabbia Milano029.JPG
Un piccolo fontanile si getta nel Naviglio Vettabbia all'interno del Parco ex OM a Milano
StatoItalia Italia
RegioniLombardia Lombardia
Nascea Milano in via Vettabbia dalla confluenza di tre canali
45°27′19.61″N 9°11′02.17″E / 45.455446°N 9.183935°E45.455446; 9.183935
Sfociaa San Giuliano Milanese nel Cavo Redefossi
45°22′02.41″N 9°19′13.04″E / 45.367337°N 9.320289°E45.367337; 9.320289Coordinate: 45°22′02.41″N 9°19′13.04″E / 45.367337°N 9.320289°E45.367337; 9.320289

La Vettabbia, o Naviglio Vettabbia, è un canale agricolo navigabile che nasce nel sottosuolo di Milano in via Vettabbia dall'unione del canale Molino delle Armi, del canale della Vetra e del Fugone del Magistrato[1]. Durante il suo percorso raccoglie a sud di Milano le acque derivanti dal Seveso e dalla Mollia per poi sfociare nel Cavo Redefossi a San Giuliano Milanese.

La Vettabbia riprende l'alveo originario del Seveso quasi fino alla sua antica foce, che era nel Lambro a Melegnano: nell'ultimo tratto è il Cavo Redefossi, che riceve le acque della Vettabbia a San Giuliano Milanese e che poco dopo scarica la sua portata nel Lambro a Melegnano, a seguire l'antico letto del Seveso fino alla sua foce originaria. Il Seveso è stato infatti deviato verso Milano dagli antichi Romani e quindi non segue più il suo percorso originario. Furono sempre gli antichi Romani a canalizzare e rendere navigabile la Vettabbia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Vettabbia fotografato nel 1880 in via Calatafimi a Milano, poco dopo le sue sorgenti. All'epoca era originato anche dalla Cerchia dei Navigli, di cui rappresentava un canale scolmatore

La Vettabbia nasce all'epoca della Roma antica, durante le opere di convogliamento delle acque provenienti da nord Milano. Reso canale navigabile dagli antichi Romani, il suo alveo riprende l'alveo originario del Seveso quasi fino alla sua antica foce, che era nel Lambro a Melegnano[2]: nell'ultimo tratto è il Cavo Redefossi, che riceve le acque della Vettabbia a San Giuliano Milanese e che poco dopo scarica la sua portata nel Lambro a Melegnano, a seguire l'antico letto del Seveso fino alla sua foce originaria. Il Seveso è stato infatti deviato verso Milano dagli antichi Romani e quindi non segue più il suo percorso originario.

Germani reali sulla Vettabbia a Milano
Al centro, che scende verso sud dalla Cerchia dei Navigli e che si immette nella Darsena di Porta Ticinese, il Naviglio Vallone su una mappa di Milano del 1860. Sull'estrema destra, che esce dalla Cerchia dei Navigli, la Vettabbia, mentre sulla sinistra, che entra nella Darsena da nordovest, il fiume Olona. A sud della Darsena si vedono, da sinistra a destra, il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, mentre a est della Darsena lo scolmatore Cavo Ticinello che sfocia nella Vettabbia

Furono sempre gli antichi Romani a canalizzare e rendere navigabile la Vettabbia. La Vettabbia venne creata con funzioni di trasporto di parte delle acque del Seveso deviato a Milano, e delle acque della Mollia e di altri corsi d'acqua minori. La Vettabbia sfocia nel Lambro a Melegnano, quindi ha come foce l'antico sbocco del Seveso.

L'origine del nome di questo canale si rifà probabilmente al termine latino Vectabilis (capace di trasportare)[3] in quanto navigabile fin dall'epoca dell'antica Roma. Una delle ipotesi avanzate sulle ragioni della deviazione dell'Olona a Milano ci dice sia stata quella di aumentare la portata della Vettabbia stessa. A quei tempi i due corsi d'acqua si riunivano alla Vetra, nel luogo dove oggi esiste la piazza omonima piazza omonima, nei pressi della Basilica di San Lorenzo.

La Vettabbia fu poi coperta nel 1929, interrompendo il flusso delle acque fino ai pressi di porta Lodovica. Subito a sud di questa, ha ricevuto fino al 1786 il flusso di acqua del cavo Redefossi, che preservava dalle piene di acqua del Naviglio della Martesana e del fiume Seveso ed era una costante minaccia, con le sue esondazioni spesso disastrose. Fu proprio il progetto elaborato dall'ingegner Pietro Parea, ingaggiato da un gruppo di cittadini della zona, per risolvere il problema delle inondazioni provocate dal Redefossi, prolungandolo sino quasi a Melegnano[4].

Attualmente la Vettabbia trasporta le acque del fiume Grande Seveso e parte di quelle della Darsena, che riceve dal suo scolmatore Cavo Ticinello, e una porzione delle acque depurate di Nosedo.

Il percorso[modifica | modifica wikitesto]

La Vettabbia nel quartiere milanese di Morivione
La Vettabbia presso via Ripamonti a Milano
La foce della Vettabbia nel Lambro, a Melegnano

La Vettabbia nasce nel sottosuolo di Milano nell'omonima via dall'unione del canale Molino delle Armi, del canale della Vetra e del Fugone del Magistrato[1]. Fino agli venti del XX secolo una delle sue sorgenti era anche la Cerchia dei Navigli, che fu poi interrata tra il 1929 e il 1930, di cui rappresentava un canale scolmatore: la Cerchia dei Navigli scaricava infatti nella Vettabbia solo la sua portata in eccesso.

Attraversata via Ripamonti, si addentra nel quartiere Vigentino e qui, in una laterale senza sbocco, tra via Rutilia e via Serio. Il restante percorso nell'abitato cittadino è ricco di anse, ma passata via dell'Assunta il canale si inoltra nella campagna rettilineo fino a Vaiano Valle, una frazione agricola di Milano. Sfiora poi Nosedo e sempre con lunghi segmenti diritti giunge a Chiaravalle Milanese.[5]

Superato il problema delle esondazioni, la Vettabbia divenne il tranquillo canale irriguo che è ancora oggi, anche se prima di iniziare a scorrere nelle campagne attraversa a cielo aperto la città per un lungo tratto, creando il Naviglio più lungo di Milano, dopo quelli del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese. Appare con acque limpide in via Carlo Bazzi a Morivione, nell'ex-area OM[6] (Quartiere Spadolini), tra prati ben curati, percorsi pedonali e ciclabili, edifici moderni e piccole antiche case restaurate. Morivione era un antico borgo dove si festeggiava San Giorgio patrono dei lattai e delle latterie; alla fine dell'Ottocento vi avevano sede la più grande riseria del Milanese e una grande antichissima fornace, che si approvvigionava d'argilla nei dintorni, e un secolo dopo venne la grande fabbrica di veicoli industriali.

Uscendo dall'ambito comunale milanese, il Naviglio Vettabbia attraversa il territorio e il centro abitato di San Donato Milanese e di San Giuliano Milanese sul quale incontra l'Abbazia di Viboldone[7]. Avvicinandosi a Melegnano compie un'ampia ansa a nord, sottopassa la via Emilia alla Rampina, e sfocia nel Lambro a nord della città,[8] in una vasta area boscata che ospita un'oasi naturale del WWF.[3].

Negli ultimi decenni del XX secolo, il Naviglio Vettabbia offriva prati, marcite e risaie che vennero espiantati per diffondere il mais praticamente in forma di monocultura; ora, stanno tornano, in diversi casi, le coltivazioni tradizionali e quelle biologiche. Dopo i buoni risultati ottenuti, dalla Regione Lombardia viene la proposta di un percorso, chiamato "La via del verde", che partendo dal Parco delle Basiliche[9] da Milano possa raggiungere Melegnano attraversando l'intera valle, coinvolgendo anche le vicine aree del Canale Ticinello e del fiume Lambro meridionale. [10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Proposte di potenziamento del sistema - MUMI - Ecomuseo Milano Sud, su mumi-ecomuseo.it.
  2. ^ Lambro-Seveso-Olona moduli di ricerca per 1999-2000 (PDF), su contrattidifiume.it. URL consultato il 5 dicembre 2017.
  3. ^ a b Abbazia di Viboldone
  4. ^ Il costo dell'opera era assai elevato (un milione di lire milanesi), ma con molto realismo il governo austriaco rispose che la cifra era inferiore a quella sborsata per una sola delle ricorrenti esondazioni e approvò il progetto.
  5. ^ Associazione Borgo di Chiaravalle - Il Parco della Vettabbia
  6. ^ Comune Di Milano - Parco Ex Om
  7. ^ Abbazia di Viboldone
  8. ^ In località Cascina Cappuccina
  9. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Papa Giovanni Paolo II ex Parco delle Basiliche
  10. ^ rifondazionesandonato.it steht zum Verkauf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierino Boselli, "Toponimi lombardi", Sugarco Edizioni, Milano 1977
  • Luciano Previato, "San Giuliano Milanese - una storia da raccontare". San Giuliano Milanese, 1989
  • Enciclopedia di Milano Franco Maria Ricci Editore, Milano 1997
  • Roberta Cordani (a cura di), Milano, il volto di una città perduta, Edizioni Celip, Milano, 2004
  • "Quattro" Giornale di informazione e cultura della Zona Vittoria Forlanini, Archivio annate 2006-2010, [quattronet.it]

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