Carroccio

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Il Carroccio di Milano su un'antica miniatura

Il Carroccio era un grande carro a quattro ruote recante le insegne cittadine attorno al quale si raccoglievano e combattevano le milizie dei comuni medioevali. Era particolarmente diffuso tra le municipalità lombarde, toscane (basti pensare al Carroccio su cui oggi è posto il "cencio" del Palio di Siena) e, in generale, dell'Italia Settentrionale. In seguito si diffuse anche fuori dall'Italia.

Difeso da truppe scelte, pavesato con i colori del comune, era trainato generalmente da buoi e trasportava un altare, una campana (chiamata "la "martinella") e un'antenna su cui erano collocate una croce e le insegne cittadine. In tempo di pace era custodito nella chiesa principale della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Carroccio fiorentino tratto da una miniatura della Cronica nuova di Giovanni Villani

L'origine del Carroccio è incerta. Secondo la tradizione fu inventato dall'arcivescovo di Milano, Ariberto da Intimiano, tra il 1037 ed il 1039, in uno degli assedi che Corrado II il Salico fece a più riprese a Milano nel biennio citato[1]. Da Milano il suo uso si diffuse in molti comuni dell'Italia Settentrionale, in Toscana e fuori d'Italia, fino alla decadenza nel secolo XIV.

La prima traccia letteraria del Carroccio compare nel poema di Raimbaut de Vaqueiras, trovatore francese del XII secolo, intitolato "il Carros", dove il letterato, rivolgendo le proprie lusinghe a Beatrice figlia di Bonifacio I del Monferrato, afferma che le donne lombarde rivali in bellezza della fanciulla si avvalgono di un Carroccio ed altri carri da guerra per "combattere" la crescente fama della fanciulla[2]. Giacomo da Lentini, funzionario imperiale di Federico II di Svevia, trattò del Carroccio nella canzone Ben m'è venuto, che è un componimento poetico d'amore, composto probabilmente prima della battaglia di Cortenuova (tra il 1233-1237), che si ispira alle poesie trobadoriche.

Il Carroccio durante la battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli

Il Carroccio fu protagonista nella battaglia di Legnano (29 maggio 1176), durante la quale fu difeso, secondo la leggenda, dalla compagnia della morte, guidata, sempre secondo la tradizione popolare, da Alberto da Giussano, personaggio leggendario che comparve in realtà solo in opere letterarie del secolo successivo. Sempre secondo la leggenda, durante il combattimento, sopra il Carroccio un sacerdote disse messa incitando i combattenti in nome di Dio. In base invece alle fonti storiche dell'epoca, intorno al Carroccio fu predisposta la decisiva resistenza della fanteria comunale, che permise alla restante parte dell'esercito della Lega Lombarda, in realtà capitanata da Guido da Landriano, di sopraggiungere da Milano e di sconfiggere Federico Barbarossa nel celebre scontro di Legnano. Oltre che nella battaglia di Legnano, il Carroccio fu usato anche nel 1214 nella battaglia di Bouvines.

Il Carroccio della Lega Lombarda venne catturato dagli imperiali nel 1237 a Cortenuova, donato a papa Gregorio IX dall'imperatore Federico II e trasportato nel Palazzo Senatorio di Roma in quella che tuttora si chiama Sala del Carroccio, dove viene conservata l'iscrizione commemorativa del dono fatto dall'Imperatore al Popolo romano. L'iscrizione recita: "Cesaris Augusti Friderici, Roma, secundi dona tene currum perpes in Urbe decus. Hic Mediolani captus de strage triumphos Cesaris ut referat inclita preda venit. Hostis in probrium pendebit, in Urbis honorem mictitur, hunc Urbis mictere iussit amor"[3].

Nel 1275 fu il Carroccio dei bolognesi (che erano guelfi) ad essere catturato nella battaglia di San Procolo dai forlivesi, che erano invece ghibellini, e ad essere portato in trionfo a Forlì.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dato che sono pochissimi i resti sopravvissuti all'epoca medievale, le informazioni sulla forma del Carroccio sono frammentarie. Per esempio a Brescia è conservata una croce che probabilmente apparteneva al pennone del Carroccio cremonese conquistato nel 1191 nella battaglia della Malamorte[4], mentre nel duomo di Siena sono conservate due grandi pennoni di 10-15 metri che la tradizione riferisce al Carroccio tornato vittorioso da Montaperti. A Cremona, nel Museo Civico, è conservato un pianale di legno che si pensa appartenuto alla cassa del carro sottratto ai milanesi nel 1213 a Castelleone.

Alessandro Visconti, in un libro del 1945, rifacendosi al cronista Arnolfo, riporta questa descrizione:

« L'insegna che doveva precedere i combattenti era fatta così: un'alta antenna, a guisa d'un albero di nave, piantata in un robusto carro s'ergeva in alto portando alla cima un aureo pomo con due lembi di candido lino pendenti. In mezzo a quell'antenna stava infissa la veneranda Croce con dipinta l'immagine del Redentore a braccia aperte rivolte alle schiere circostanti, perché qualunque fosse l'evento della guerra, guardando quell'insegna, i soldati ne avessero conforto. »
(Alessandro Visconti, Storia di Milano, 1945, p. 169.)
Il vecchio Carroccio di Asti

È possibile immaginare la grandezza dello stendardo del Carroccio prendendo come riferimento il vessillo del vescovo della città di Würzburg, utilizzato nel 1266 durante la battaglia di Kitzingen e conservato presso il Mainfrankisches Museum. Il vessillo è di tre metri per cinque con l'immagine di san Kilian.

Iconograficamente sono giunte a noi due raffigurazioni del Carroccio in epoca medievale: la prima è presente nelle "Cronache senesi Montauri", mentre la seconda nella "Cronica di Giovanni Villani"[5]. Le due raffigurazioni sono frutto di racconti di cronisti non oculari, essendo gli autori del XIV e XV secolo, quindi di un'epoca dove la presenza del Carroccio nella vita quotidiana era ormai scomparsa.

Il primo raffigura solamente due pennoni movibili uno con l'aiuto dell'altro, mentre nella seconda immagine, dove è presente un carro a quattro ruote con una bandiera, il soggetto è rappresentato più dettagliato. Sul carro alla base dell'asta sono infatti raffigurati anche dei marzocchi rampanti. La stessa immagine del Carroccio è presente in un affresco di Jan van der Straet dedicato ai Medici, che raffigura Piazza della Signoria durante la festa di San Giovanni.

È probabile quindi che esistessero tre tipi di Carroccio: il primo "classico" su modello milanese, quello toscano con due pennoni che a Firenze presentava una campanella, e quello diffuso nelle Fiandre ed in Germania, che era un semplice carro con un pennone centrale.

Dalla descrizione, fatta da Salimbene de Adam, dello smontaggio di quello catturato dai parmensi ai cremonesi a Vittoria nel 1248, si deduce che le parti del Carroccio erano cinque: quattro ruote, un pianale, il pennone, la bandiera e varie decorazioni. Le ruote erano molto grandi, ed erano solitamente dipinte di rosso a Milano e Firenze, di bianco a Parma e in colori preziosi non specificati a Siena e Padova. Il pennone, secondo la descrizione di Bonvesin de la Riva, pesava come quattro uomini ed era solitamente sorretto da funi (sicuramente quello di Milano). Nel codice Chigi, il Carroccio fiorentino presenta due pennoni e la bandiera, che molto spesso non era fissata ad una barra laterale, era in tessuto prezioso solitamente diviso due colori dimezzati oppure decorato con un motivo a croce. A differenza che nel nord Europa, la rappresentazione del santo patrono non compariva sui carri italiani, dove era spesso raffigurato come decorazione del cassone.

L'uso della campanella è ancora controverso. Non è chiaro se fosse direttamente sul Carroccio o oppure seguiva su un altro veicolo. Comunque, sui Carrocci dell'Italia settentrionale non era presente, al contrario che su quelli toscani. Molto spesso la funzione di richiamo dei combattenti era effettuata dai trombettieri. Il traino solitamente era seguito da buoi oppure - molto raramente - da cavalli.

Il Carroccio nell'era moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il Carroccio di Siena
Il Carroccio durante la sfilata storica del Palio di Legnano 2007

Essendo il Carroccio un signum, in età moderna è diventato simbolo di idee, speranze e significati più diversi, molto spesso come propaganda antitirannica durante il periodo delle signorie, fino al Romanticismo ed al Risorgimento , dove divenne il simbolo della lotta contro l'invasione straniera.

Importanti promotori di queste idee furono Massimo d'Azeglio, Giovanni Berchet, Amos Cassioli, Francesco Hayez. Giosuè Carducci prima e Giovanni Pascoli poi richiamarono, con la Canzone di Legnano e la Canzone del Carroccio, i fasti e gli splendori dei comuni italiani medievali, concetti che furono in seguito ripresi anche dagli scritti di Gabriele D'Annunzio.

Nelle feste e nelle rievocazioni storiche, molto spesso, la figura cardine è rappresentata dal Carroccio:

  • Nel Palio di Siena (2 luglio - 16 agosto) il Carroccio sfila con la balzana bianco-nera del comune. La campana e gli araldi rappresentano il momento conclusivo della "passeggiata storica", prima della carriera per la conquista del "cencio".
  • Nel Palio di Legnano (ultima domenica di maggio), una copia del Carroccio sfila tra le vie di Legnano trainato da buoi. Questo carro trasporta la Croce di Ariberto, premio ambito della corsa ippica a pelo nella quale si sfidano le otto contrade della città.
  • Nel Palio di Asti (terza domenica di settembre), il Carroccio viene trainato da tre coppie di candidi buoi e porta, come vuole la tradizione, le insegne della città (una croce bianca in campo rosso), un gallo in ferro battuto, simbolo delle libertà comunali, ed il Palio di Asti, ambito premio del vincitore della corsa ippica. Si tratta di una ricostruzione storica del Carroccio astese medievale e reca l'altare con una riproduzione di San Secondo, presente nel Coro Gotico del Duomo. Sul Carroccio di Asti è anche presente la martinella, ovvero la campana che un tempo serviva a richiamare le truppe comunali alla preghiera prima della battaglia. È custodito nella Collegiata di San Secondo, dalla quale esce solo una volta all'anno, proprio in occasione della corsa del Palio, alla terza domenica di settembre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: pag 26 di "Guida d'Italia Touring Club Italiano: Milano"; Milano Touring editore 2007.
  2. ^ Fonte:Ernest Voltmer , Il Carroccio, Einaudi 1994, pag 6
  3. ^ Historia diplomatica Federici Secundi, a cura di J.L.A. Huillard-Breholles, vol 5/1, Parigi 1857-59, pag. 132 e seguenti.
  4. ^ Zug Tucci , Il carroccio, pag 4
  5. ^ Ernst Voltmer , Il carroccio, Einaudi 1994, pag. 183 e seguenti

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ernst Voltmer, Il Carroccio , Einaudi, Torino 1994
  • Giosuè Carducci, Canzone di Legnano, Il Parlamento, Poesie a cura di R. Sirri, Napoli 1969
  • Guglielmo Ventura, Memoriale, a cura di L. Muratori, Milano 1727
  • H. Zug Tucci, Il Carroccio nella vita comunale italiana, in “Quellen und Forschungen aus italienischen Bibliotheken und Archiven”, 65 (1985) pp. 1-104
  • Cesare Paoli, Libro di Montaperti, Firenze 1889
  • Chiara Frugoni, Il Villani illustrato. Firenze e l'Italia medievale, Casa Editrice Le Lettere, 2005

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