Alberto da Giussano

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Alberto da Giussano (in lombardo Albert de Giussan, in latino Albertus de Gluxano) è un personaggio leggendario del XII secolo che avrebbe partecipato, da protagonista, alla battaglia di Legnano (29 maggio 1176)[1]. In realtà, secondo gli storici, l'effettivo capo militare della Lega Lombarda nel celebre scontro militare con Federico Barbarossa fu Guido da Landriano[2]. Analisi storiche fatte nel corso del tempo hanno infatti dimostrato che la figura di Alberto da Giussano non sia mai esistita[3].

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Il Monumento al Guerriero di Legnano, spesso erroneamente associato ad Alberto da Giussano[4]

Il nome di Alberto da Giussano apparve per la prima volta nella cronaca storica della città di Milano scritta dal frate domenicano Galvano Fiamma nella prima metà del XIV secolo, cioè 150 anni dopo il celebre scontro di Legnano[5]. Alberto da Giussano venne descritto come un cavaliere che si distinse, insieme ai fratelli Ottone e Raniero, nella battaglia del 29 maggio 1176[6]. Secondo Galvano Fiamma, egli capeggiò la Compagnia della Morte[5], ovvero un'associazione militare di 900 giovani cavalieri scelti accomunati dal'ordine di battersi fino alla morte senza mai retrocedere[3]. La Compagnia della Morte doveva il suo nome al giuramento che fecero i suoi componenti, che prevedeva la lotta fino all'ultimo respiro senza mai abbassare le armi[3]. Le fonti contemporanee alla battaglia di Legnano non fanno però cenno né all'esistenza di Alberto da Giussano né a quella della Compagnia della Morte[3].

Da uno stralcio della Chronica Galvanica di Galvano Fiamma possiamo leggere:

« [...] Saputo dell’arrivo dell’imperatore, i Milanesi ordinarono di preparare le armi per poter resistere. E viene fatta una società di novecento uomini eletti che combattevano su grandi cavalli i quali giurano che nessuno sarebbe fuggito dal campo di battaglia per paura della morte e non avrebbero permesso che nessuno tradisse il comune di Milano; e inoltre giurarono che sarebbero scesi in campo a combattere contro l’imperatore ogni giorno. A quel punto la comunità scelse le armi e il vessillo e ad ognuno venne dato un anello in mano; e vennero reclutati come cavalieri al soldo del comune così che, se qualcuno fosse fuggito, sarebbe stato ucciso. Capo di questa società era Alberto da Giussano che aveva il vessillo del comune. Poi venne fatta un’altra società di fanti scelti per la custodia del carroccio, i quali tutti giurarono di preferire morire che fuggire dal campo di battaglia. E vengono fatte trecento navi a forma di triangolo e sotto ad ognuna c’erano sei cavalli coperti, così da non essere visti, che trascinavano le navi. In ogni nave vi erano dieci uomini che muovevano falci per tagliare l’erba dei prati come i marinai muovono i remi: era una costruzione terribile contro i nemici [...] »
(Galvano Fiamma, Chronica Galvanica cap. 291 f. 81v[7])

Mentre, su un altro stralcio della stessa opera, questa volta incentrato sulla battaglia di Legnano, possiamo leggere che:

« [...] Nell'anno 1176, incurante dei tradimenti e contravvenendo il giuramento, l'imperatore desiderava la distruzione della città di Milano. Abbandonata la città di Pavia, entra nel nostro territorio e giunge al borgo di Carate. Soltanto i Pavesi e i Comaschi erano con lui tra tutti gli italici. La Cronaca di Leone narra che arriva tra Legnano e Dairago. Era il giorno terzo prima delle calende di giugno, il giorno della festa dei santi martiri Sisinno, Alessandro e Martirio. Alberto da Giussano aveva il vessillo della comunità e con lui c'erano due fratelli, giganti fortissimi, ossia Ottone e Rainero, che portavano il vessillo per il loro fratello: sempre (gli) furono compagni sulla destra e sulla sinistra. Iniziata la battaglia, dall'altare dei sopraddetti tre martiri vennero viste alzarsi tre colombe e posarsi sull'albero del carroccio. Accortosi di ciò, l'imperatore fuggi terrorizzato. Da allora, quel giorno divenne festa solenne. Messo in fuga l'imperatore, i cittadini di Milano si arricchirono enormemente con il bottino di guerra dei Tedeschi. Venuto a conoscenza della disfatta dell'imperatore, papa Alessandro gioì molto e scrisse a Milano molte lettere esortatorie, perché era più propenso a morire che ad abbandonare la città di Milano [...] »
(Galvano Fiamma, Chronica Galvanica cap. 294 f. 82v[7])
La battaglia di Legnano in un dipinto di Massimo d'Azeglio

I racconti di Fiamma andrebbero presi con il beneficio del dubbio dato che nelle sue cronache sono presenti delle inesattezze, delle imprecisioni oltre che dei fatti leggendari[6]. Per quanto concerne quest'ultimo aspetto, Fiamma dichiara che un certo "prete Leone" abbia visto, durante la battaglia di Legnano, tre colombe uscire dalle sepolture dei santi Sisinnio, Martirio e Alessandro alla basilica di San Simpliciano di Milano[8][9]. I tre volatili si appoggiarono poi sul Carroccio durante lo scontro causando la fuga del Barbarossa[8][6][10]. In queste cronache è anche citato il fatto che le compagini militari che difesero il Carroccio fossero tre[10]. La prima era la già menzionata Compagnia della Morte, che comprendeva 900 cavalieri, ognuno dei quali sarebbe stato provvisto di un anello d'oro[6][8]. La seconda compagnia era invece formata da 300 popolani a guardia del Carroccio, mentre la terza sarebbe stata costituita da 300 carri falcati, ognuno dei quali era guidato da dieci soldati[8][11].

La battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli

Da queste asserzioni si può certamente dedurre l'inattendibilità dei racconti del Galvano[10]. È infatti inverosimile che la battaglia sia stata vinta dalla Lega Lombarda grazie a tre colombe che misero in fuga il Barbarossa[8]. Inoltre pare altrettanto dubbio il fatto che Milano, durante la situazione di ristrettezza economica causata dalla guerra, avesse fornito ben 900 anelli d'oro ai cavalieri della Compagnia della Morte[12]. In aggiunta sembra strano che le altre cronache dell'epoca non menzionino né la presenza di 300 carri falcati, che sarebbe stato un avvenimento molto particolare senz'altro degno di nota, né Alberto da Giussano, né le tre compagnie militari[6][10][12][13]. Galvano Fiamma, infine, nei suoi scritti, per quanto riguarda le cronache della battaglia, riporta il toponimo storpiato di "Carate" in luogo di Cairate (dove il Barbarossa, effettivamente, alloggiò la notte prima dello scontro di Legnano), ed asserisce che gli scontri tra il Barbarossa e la Lega Lombarda siano stati ben due: una a "Carate" (1176) e la seconda tra Legnano e Dairago (29 maggio 1177), inventando quindi una fantomatica battaglia di "Carate" e spostando la battaglia di Legnano all'anno successivo[6][8][9]. Ciò suffraga la tesi che questi fatti raccontati in realtà non siano altro che delle fantasie di Galvano[10][12]. Il fatto che Alberto da Giussano e la Compagnia della Morte non siano mai esistiti è stata poi confermato da molte analisi storiche che si sono svolte nel tempo[3].

Il motivo dell'invenzione della figura di Alberto da Giussano da parte di Galvano Fiamma risiede probabilmente nel tentativo di fornire alla Lega Lombarda una figura eroica e di spicco che facesse da contraltare a quella del Barbarossa[4].

In passato gli storici, tentando di trovare un riscontro storico, hanno ipotizzato l'identificazione della sua figura con Albertus de Carathe (Alberto da Carate) e Albertus Longus (Alberto Longo), entrambi tra i milanesi che firmarono nel 1167 il patto che istituiva la Lega Lombarda, oppure in un Alberto da Giussano menzionato in un ricorso del 1196 presentato a papa Celestino III sull'amministrazione dell'ospedale milanese di san Simpliciano. Queste, però, sono tutte identificazioni deboli, senza conferme storiche convincenti[1][14].

Nell'immaginario collettivo[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo la figura di Alberto da Giussano priva di fondamento storico[1], nell'immaginario collettivo egli rimane uno dei simboli, seppur leggendari, della battaglia di Legnano; questo scontro è stato poi celebrato durante il Risorgimento come una vittoria del popolo italiano contro l'invasore straniero, tanto da essere menzionato ne Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro, inno nazionale italiano dal 1946 ("[...] Dall'Alpe a Sicilia, dovunque è Legnano [...]"). Il celebre scontro legnanese è diventato poi l'ambientazione dell'opera La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi, che però non cita Alberto da Giussano.

L'intervento del Barbarossa, che preannunciò la battaglia di Legnano, fu invocato da alcuni comuni italiani come Pavia e Como, che erano in lotta contro il predominio di Milano: il capoluogo meneghino, dopo aver distrutto Lodi e aver vinto una guerra decennale contro Como (1127), limitava infatti l'indipendenza e impediva lo sviluppo delle altre città. In realtà la battaglia di Legnano non fu uno scontro per liberare l'Italia dal dominio straniero, bensì una battaglia cercata da Milano e dai suoi alleati per ottenere più autonomia dall'Impero. A conferma di ciò, va anche rimarcato il fatto che alcuni comuni italiani come Pavia e Como fossero alleati con il Barbarossa: in altri parole ogni municipalità faceva i propri interessi senza essere mossa da sentimenti nazionali contro l'invasore straniero[15].

Alberto da Giussano viene citato ripetutamente da Giosuè Carducci nella poesia Canzone di Legnano, dov'è rappresentato come voce della libertà patria, introducendolo nella quinta strofa con i versi: "[...] Or si fa innanzi Alberto di Giussano. / Di ben tutta la spalla egli soverchia [...]", e inserendo il suo nome in ogni strofa successiva fino alla tredicesima[16].

L'incrociatore Alberto da Giussano

L'eroe leggendario lombardo è ricordato durante l'annuale Palio di Legnano, dov'è rappresentato insieme ad altri figuranti che interpretano la Compagnia della Morte. Dopo la rievocazione storica della carica che Alberto da Giussano e la Compagnia della Morte fecero nella battaglia di Legnano, nello stadio cittadino ha luogo la competizione ippica tra le otto contrade legnanesi[17].

Negli anni trenta un incrociatore leggero della Regia Marina della classe Condottieri, andato perduto nel corso della seconda guerra mondiale, venne chiamato Alberto da Giussano. Il personaggio di Alberto da Giussano è anche il protagonista del film Barbarossa di Renzo Martinelli (2009), dov'è interpretato dall'attore Raz Degan.

Il monumento al Guerriero di Legnano[18][19], presente nella città del Carroccio, che è dedicato ad un combattente dell'omonima battaglia tra la Lega Lombarda ed il Barbarossa, è spesso erroneamente associato ad Alberto da Giussano[4].

Nel 1934 venne costituita la 58ª Divisione fanteria "Legnano" del Regio Esercito: l'effigie comunemente attribuita all'eroe leggendario lombardo (che in realtà è quella del monumento al Guerriero di Legnano) venne ampiamente utilizzata nell'iconografia dell'unità (cartoline, calendari etc). La stessa effige fu utilizzata nei distintivi del Corpo Italiano di Liberazione e del Gruppo di combattimento "Legnano", ambedue attivi nella guerra di liberazione italiana (1943-1945). Successivamente lo stemma passò alla ricostituita Divisione di Fanteria "Legnano" (15 ottobre 1945), poi Brigata meccanizzata "Legnano" (1975) e infine, il 16 settembre 1996, al Comando Unità Supporti "Legnano" nell'ambito della Divisione corazzata Centauro, di cui faceva già parte[20]. Il comando fu poi sciolto l'anno successivo.

Più recentemente il Guerriero di Legnano è divenuto il simbolo del movimento politico autonomista della Lega Nord.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Alberto da Giussano, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Grillo, pp. 157-163.
  3. ^ a b c d e Grillo, p. 153.
  4. ^ a b c Grillo, p. 155.
  5. ^ a b Grillo, p. 154.
  6. ^ a b c d e f D'Ilario, 1984, p. 31.
  7. ^ a b Alberto da Giussano tra realtà e mito, su www.centrostudilaruna.it. URL consultato il 31 maggio 2015.
  8. ^ a b c d e f D'Ilario, 1976, p. 80.
  9. ^ a b Gianazza, p. 14.
  10. ^ a b c d e Marinoni, p. 38.
  11. ^ Gianazza, p. 12.
  12. ^ a b c D'Ilario, 1976, p. 81.
  13. ^ Grillo, pp. 154-155.
  14. ^ Alberto da Giussano, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  15. ^ D'Ilario, 1976, p. 70.
  16. ^ Canzone di Legnano.
  17. ^ D'Ilario, 1984, p. 341.
  18. ^ Enrico Butti, su www.scultura-italiana.com. URL consultato il 16 ottobre 2014.
  19. ^ D'Ilario, 1984, p. 28.
  20. ^ Alberto da Giussano ha perso le armi. La Brigata Legnano diventa Centauro, in Corriere della Sera, 15 settembre 1996, p. 41. URL consultato il 6 aprile 2008 (archiviato dall'url originale il 30 luglio 2009).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rinaldo Beretta, Alberto da Giussano e la Società della Morte (storia o leggenda)?, Carate Brianza, 1960.
  • Rinaldo Beretta, Della compagnia della Morte e della compagnia del Carroccio alla battaglia di Legnano, A.S.L., 1914, a. XLI, fasc. 1-2, pp. 240–256 [Ripubblicato, con ampi rimaneggiamenti e aggiunte, quale seconda parte de Il giuramento di Pontida e la Società della Morte nella battaglia di Legnano: Storia o leggenda?, Como, 1970, pp. 41–82. Ripreso poi da Grado Giovanni Merlo nella silloge Alberto da Giussano: una leggenda nella storia, Giussano, 2001, pp. 77–97]
  • Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza, Augusto Marinoni, Legnano e la battaglia, Edizioni Landoni, 1976, ISBN non esistente.
  • Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza, Augusto Marinoni, Marco Turri, Profilo storico della città di Legnano, Edizioni Landoni, 1984.
  • Egidio Gianazza, La battaglia di Legnano, 1975, ISBN non esistente.
  • Paolo Grillo, Legnano 1176. Una battaglia per la libertà, Laterza, 2010, ISBN 978-88-420-9243-8.
  • Augusto Marinoni, La battaglia di Legnano è avvenuta nel territorio sangiorgese ?, in Attilio Agnoletto (a cura di), San Giorgio su Legnano - storia, società, ambiente, Edizioni Landoni, 1992, ISBN non esistente.
  • Elena Percivaldi, I Lombardi che fecero l'impresa. La Lega Lombarda e il Barbarossa tra storia e leggenda, Ancora Editrice, 2009, ISBN 88-514-0647-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]