Nobile contrada San Magno

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Coordinate: 45°59′24.12″N 8°55′15.72″E / 45.990033°N 8.921033°E45.990033; 8.921033

Nobile contrada San Magno
contrada di Legnano
Legnano, Contrada San Magno, stemma.svg
Blasonaturainterzato in palo, ai lati rosso e al centro bianco, con i simboli della basilica romana minore di San Magno, ovvero mitra, ombrello vescovile, chiavi prepositurali e pastorale
Coloriborder=1px  rosso, bianco e rosso
MottoNon semel victor, sed semper primus[N 1]
Istituzione1932
Gran prioreDomenico Esposito
CapitanoGiacomo Albertalli
CastellanaEmma Vizzolini
ScudieroEdoardo Sanna
Gran damaAntonella Ruggiero Scarpa
Manierovia Berchet 8, Legnano
Edificio religioso di riferimentobasilica di San Magno
Patronosan Magno di Milano[N 2]
Festa della contrada5 novembre
Vittorie al palio11
Ultima vittoria: 2011
Vittorie alla provaccia5
Ultima vittoria: 2010
Cappotti1
Ultimo cappotto: 2000
AvversariRosso e Bianco diagonale.png San Bernardino [1]
Verde e giallo in diagonale.svg Sant'Ambrogio [1]
Sito ufficialewww.sanmagno.it
PeriodicoIl San Magnino
La basilica di San Magno
La basilica di San Magno
Palio di Legnano

La nobile contrada San Magno[N 3] è una delle otto contrade in cui è divisa la città lombarda di Legnano. È situata nella zona centro-sud della città. Partecipa annualmente al palio di Legnano ed è stata istituita in occasione dell'organizzazione della festa del Carroccio (1932)[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Legnano e Battaglia di Legnano.

Il territorio della contrada comprende la maggior parte del centro storico della città del Carroccio. Fin dall'epoca medioevale Legnano[3] era infatti divisa in due parti: l'agglomerato più grande e importante ubicato sulla riva destra dell'Olona e che corrisponde al moderno centro della città (la cosiddetta Contrada Granda, in dialetto legnanese) e un borgo più piccolo, Legnanello (da cui è derivato il nome della quasi omonima contrada), sulla riva sinistra del fiume.

Una mappa di Legnano del 1850: si vedono ancora i due abitati di Legnano e Legnanello (all'epoca ancora distinti) divisi dall'Olona e dall'Olonella. I due centri abitati si sono poi saldati in un unico conglomerato urbano con l'espansione edilizia del XX secolo[N 4]

All'epoca le due comunità, che avevano un'esistenza indipendente, erano in comunicazione grazie alla presenza di alcuni di ponti. I terreni compresi tra i due abitati erano attraversati dall'Olonella (una diramazione naturale del fiume) e dal corso principale dell'Olona, i quali formavano un'isola naturale che era conosciuta come "Braida Arcivescovile" essendo di proprietà dell'arcidiocesi di Milano[4]; la Braida Arcivescovile restò libera da costruzioni fino al XX secolo perché spesso allagata dalle acque dell'Olona[5]. L'Olonella aveva origine dal corso principale fiume poco prima del centro abitato e, dopo aver lambito il borgo maggiore vicino alla moderna basilica di San Magno, rientrava poco più a valle nell'Olona. L'Olonella è stata poi interrata nella prima parte del XX secolo[N 4].

La Legnanello dell'epoca era costituita da poche case che erano situate lungo la strada parallela al corso principale dell'Olona, il moderno corso Sempione, anticamente conosciuto come "strada magna"[6], che riprende il tracciato di un'antica strada romana, la Via Mediolanum-Verbannus[4]. Il borgo principale era invece formato da un agglomerato di abitazioni che si sviluppava intorno a una piazza (la moderna piazza San Magno)[4]. I due centri abitati si sono poi saldati in un unico conglomerato urbano con l'espansione edilizia del XX secolo[N 4].

La Porta di Sotto in un acquarello del 1875 di Giuseppe Pirovano[N 5]. È stata demolita nel 1818

Il centro storico di Legnano ha una forma allungata lungo la direttrice tracciata da un'antica strada che corrisponde ai moderni corso Magenta e Garibaldi, che fanno da confine tra le contrade di San Magno e Sant'Ambrogio. Questa strada proviene dalla Valle Olona e mette in comunicazione Castellanza con Legnano attraversando l'agglomerato urbano legnanese da nord a sud; all'ingresso e all'uscita da Legnano furono costruite due porte di accesso di cui una, quella meridionale, era conosciuta come "Porta di Sotto": fu demolita nel 1818 perché rendeva difficoltosa la circolazione dei carri degli agricoltori[7][8]. A nord, nel rione Mugiato, era presumibilmente situata una "Porta di Sopra" della quale, però, non sono rimaste testimonianze tangibili, dato che fu verosimilmente abbattuta in tempi più remoti[9]. Il tratto di corso Garibaldi che attraversa la contrada San Magno era anticamente conosciuto come contrada maggiore[10].

Comprendendo il centro storico della città, il territorio della contrada di San Magno include diversi edifici di importanza storica ed artistica[11]. Tra essi vanno senz'altro menzionati la basilica romana minore di San Magno, palazzo Leone da Perego e villa Jucker, sede dell'associazione locale Famiglia Legnanese. In periferia fanno parte della contrada San Magno il castello Visconteo (con annessa chiesetta di San Giorgio) ed il parco castello. Un tempo nella contrada era situato il castello dei Cotta, un maniero altomedievale che sorgeva nell'area occupata dal moderno palazzo Leone da Perego e che è stata demolito tra il XIII e il XIV secolo: fu quindi testimone della battaglia di Legnano (29 maggio 1176), durante la quale fu utilizzato come avamposto militare dalla Lega Lombarda[12].

I resti del mulino Cornaggia, ultimo impianto molinatorio di Legnano superstite, che si trovano a valle del castello Visconteo

Un documento del 1594 attesta la presenza, nella contrada San Magno, di cinque mulini lungo il fiume Olona nel centro cittadino e di due impianti molinatori nei pressi del castello[13]. Questi mulini furono quasi tutti demoliti nel corso dei secoli[14]: di questi impianti molinatori si è salvato dall'abbattimento solamente il mulino Cornaggia, che si trova a sud del castello, poco lontano dalla fortificazione, anch'esso sull'isola dove sorge il maniero legnanese[15].

La Battaglia di Legnano di Amos Cassioli (1860), dipinto conservato presso la Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze[16]

Il territorio della contrada potrebbe essere stato teatro degli scontri decisivi della battaglia di Legnano. Il Carroccio venne posizionato sul bordo di un ripido pendio fiancheggiante l'Olona, così che la cavalleria imperiale, il cui arrivo era previsto da Castellanza lungo il corso del fiume, sarebbe stata obbligata ad assalire il centro dell'esercito della Lega Lombarda risalendo una scarpata[17][18]. Federico Barbarossa sarebbe stato quindi costretto ad attaccare l'esercito comunale in una situazione di svantaggio, dato che avrebbe dovuto sferrare l'assalto dal basso[18]. Questa scelta si rivelò poi sbagliata: il Barbarossa arrivò infatti da Borsano, cioè dalla parte opposta, obbligando le truppe comunali, che avevano la strada di fuga sbarrata dall'Olona, a resistere intorno al Carroccio[18]. Una delle cronache dell'epoca, gli Annali di Colonia, contiene infatti un'informazione che indica dove probabilmente fosse il Carroccio[19]:

(LA)

« [...] At Longobardi aut vincere aut mori parati, grandi fossa suum exercitum circumdederunt, ut nemo, cum bello urgeretur, effugere posset. [...] »

(IT)

« [...] I lombardi, pronti a vincere o a morire sul campo, collocarono il proprio esercito all'interno di una grande fossa, in modo tale che quando la battaglia fosse stata nel vivo, nessuno sarebbe potuto fuggire. [...] »

(Annali di Colonia)

Ciò potrebbe significare che le fasi decisive della famosa battaglia potrebbero essere state combattute nell'odierna contrada San Martino oppure in prossimità del quartiere legnanese della "Costa di San Giorgio", e quindi su un territorio ora appartenente alla contrada di San Magno, a quella di Sant'Ambrogio e al comune di San Giorgio su Legnano, non essendo in altra parte del Legnanese individuabile un'altra scarpata con queste caratteristiche[17]: infatti, ancora oggi, tra il quartiere della Costa di San Giorgio e l'Olona, è presente un ripido pendio che è stato in seguito incluso nel parco castello.

La chiesa di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basilica di San Magno.
Magno di Milano ritratto nella parte degli affreschi di Bernardino Lanino che si trova sulla colonna di destra della cappella maggiore della basilica di San Magno a Legnano

La contrada fa riferimento alla già citata basilica romana minore di San Magno. In occasione della vittoria della contrada nella corsa ippica, la copia della croce di Ariberto da Intimiano viene solennemente traslata nella chiesa di riferimento del rione vincitore e qui conservata per un anno: questo ambito simbolo di vittoria è custodito nella chiesa fino all'edizione successiva del palio.

Intitolata a Magno di Milano, arcivescovo meneghino dal 518 al 530 e costruita con uno stile architettonico rinascimentale lombardo di scuola bramantesca, è stata edificata dal 1504 al 1513[20]. Si può ragionevolmente ritenere che il progetto della basilica sia stato realizzato sulla base di un disegno tracciato personalmente da Donato Bramante[21]. Il suo campanile è stato costruito in seguito, dal 1752 al 1791[22][23]. Il 29 marzo 1950 papa Pio XII ha elevato l'edificio sacro legnanese a basilica romana minore[24].

L'interno della chiesa è arricchito da varie opere d'arte, che sono state realizzate nei secoli mantenendo lo stile cinquecentesco lombardo - con influenze quattrocentesche - delle prime produzioni artistiche[25][26]. Le decorazioni più importanti conservate nella basilica sono gli affreschi della volta principale, che sono opera di Gian Giacomo Lampugnani, i resti delle pitture cinquecentesche della cappella di San Pietro Martire, che sono state realizzate da Evangelista Luini, figlio di Bernardino, gli affreschi delle pareti e della volta della cappella maggiore, che sono stati dipinti da Bernardino Lanino, e una pala d'altare del Giampietrino. Su tutte queste opere artistiche svetta[27], per la sua rilevanza, un polittico di Bernardino Luini, considerato unanimemente dagli storici dell'arte come uno dei capolavori dell'artista lombardo, se non la sua opera migliore[28][29].

Prima della costruzione della basilica di San Magno, la comunità legnanese faceva riferimento alla chiesa parrocchiale di San Salvatore, la cui costruzione risalirebbe, secondo alcuni studi, al X oppure all'XI secolo: era situata nello stesso luogo dove ora sorge la basilica di San Magno[30].

Il nome della contrada[modifica | modifica wikitesto]

L'appellativo "nobile" nel nome della contrada deriva dal territorio del rione, che include il centro storico di Legnano, e dal fatto che fin dai tempi più antichi, all'interno dei confini della contrada, sono presenti diverse famiglie di nobile lignaggio[31]: lo loro età dell'oro fu il XV secolo, epoca storica che vide l'erezione in città di molte dimore gentilizie[32]. Alcune delle famiglie più in vista della città, i Clerici, i Castelli, i Del Monego, i Guerciotti, i Novara, i Pezzali, i Schiatti e i Sironi, fondarono poi la contrada San Magno[33].

Il maniero[modifica | modifica wikitesto]

Cena propiziatoria della contrada di San Magno per il Palio di Legnano 2015

Il primo maniero[N 6] della contrada fu la casa di donna Elda Novara Visconti, che diede ospitalità alle riunioni del rione in un locale della propria dimora di corso Magenta: il solaio dell'abitazione fungeva poi da magazzino per il materiale utilizzato nella sfilata[33]. Negli anni sessanta si iniziarono a utilizzare alcuni locali del cinema teatro Galleria, il cui uso fu consentito dal proprietario dell'immobile[33].

Interno del maniero della Contrada San Magno

In seguito il maniero della contrada si trasferì all'interno di casa Guerciotti, dove rimase fino al 1986, quando un secondo trasloco portò la sede del rione all'interno di un edificio storico di via Berchet, in seguito ristrutturato dai contradaioli di San Magno, dove ha domicilio tuttora[33]. Il maniero possiede un cortiletto dov'è presente un pozzo e un maestoso tiglio[33]. Su una parete del salone d'onore è collocato un ottagono dorato che riporta gli stemmi delle otto famiglie che hanno fondato la contrada di San Magno, ovvero i Clerici, i Castelli, i Del Monego, i Guerciotti, i Novara, i Pezzali, i Schiatti e i Sironi[33]. Il salone d'onore ospita anche il gonfalone della contrada e i gioielli, gli scudi e le bandiere utilizzate durante la sfilata[34]. Nel sottotetto sono presenti la selleria e i locali adibiti al cucito e al ricamo[34]. Nel piano intermedio è invece situata la sala del consiglio, che è arricchita da mobili antichi[34]. La sala del consiglio è anche ornata da tendaggi di pregio, tappeti e quadri, oltre che da tre vetrate artistiche[34].

I colori ed il gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Tomba duecentesca situata all'interno della basilica di Sant'Eustorgio a Milano che contiene i resti dei vescovi di Milano Eustorgio, Magno e Onorato

La leggenda più famosa e conosciuta, tra quelle che narrano l'origine dei colori della contrada, racconta che molto tempo fa nell'odierna piazza San Magno si ergesse un grosso cerro[35]. Nel giorno del santo patrono, il 5 novembre, un agricoltore si mise a contemplare l'albero ammirandone la capacità di sopportare il gelo e la neve. Il contadino espresse così il desiderio di poter resistere nella stessa maniera alle difficoltà della vita. In quel momento comparì San Magno, che si offrì di soddisfare il desiderio dell'uomo donandogli il vigore, la temerarietà e la potenza di un leone. Il Santo ordinò all'agricoltore di uccidere un coniglio e avanzare sul terreno, ammantato di neve, dove era stato versato il sangue dell'animale. Il contadino eseguì gli ordini e quindi San Magno esaudì il suo sogno trasformandolo in leone. Compiuto il prodigio, il Santo sparì improvvisamente senza accontentare l'agricoltore che gli chiedeva di ritornare uomo, castigando così la sua superbia.

Il bianco della neve ed il rosso del sangue del coniglio diventarono il simbolo della contrada. Questi colori, l'albero ed il leone furono anche inclusi nello stemma e nel gonfalone della città di Legnano.

In base ad un'altra leggenda, il bianco ed il rosso sono associati al sangue lasciato sulla neve dai santi Sebastiano e Rocco, che si erano recati a Legnano per contemplare gli affreschi della basilica di San Magno[35].

Nello stemma della contrada è presente, sopra il campo rosso di sinistra, la mitria di San Magno. Al centro, sopra il colore bianco, sono raffigurati il suo ombrello vescovile e le sue chiavi prepositurali, mentre sopra il campo rosso di destra è rappresentato il suo bastone pastorale[35].

Albo d'oro delle reggenze[modifica | modifica wikitesto]

L'albo d'oro delle reggenze della contrada San Magno è[36]:

Anno Capitano Castellana Gran priore Scudiero
1935 Mario Dell'Acqua - - -
1936 Mario Dell'Acqua - - -
1937 Emilio Castelli - - -
1938 Ernesto Daddario - - -
1939 Luigi Passardi - - -
Dal 1940 al 1951 tutte le attività relative al palio di Legnano sono state sospese
a causa delle vicende belliche legate alla seconda guerra mondiale
[37]
1952 Carlo Ferè Mariska Fenaroli - -
1953 G.M. Perozzi Amaliuccia Ferè - -
1954 Cesare Sironi Gianna Bonzi - -
1955 Cesare Sironi Albertina Antonelli - -
1956 Cesare Sironi Eurosia Salerio - -
1957 Cesare Sironi Renata Caloni - -
1958 Cesare Sironi Rosy Baranzelli - -
1959 Cesare Sironi Rosy Baranzelli - -
1960 Camillo Tenconi Delia Lomazzi - -
1961 Arturo Allogisi Delia Lomazzi - -
1962 Arturo Allogisi Delia Lomazzi - -
1963 Gianni Re Cecconi Delia Lomazzi - -
1964 Vittorio Brun Raffaella De Giovannini - -
1965 Vittorio Brun Alfonsa Scandroglio - -
1966 Vittorio Brun Alfonsa Scandroglio - -
1967 Vittorio Brun Giovanna Colombo - -
1968 Giorgio Brun Giovanna Colombo - -
1969 Oreste Albertalli Elisabetta Albertalli - -
1970 Norberto Albertall Maria Luisa Ferè - -
1971 Norberto Albertalli Maura Grampa Anacleto Tenconi -
1972 Norberto Albertall Laura Prada Anacleto Tenconi -
1973 Arcangelo Roveda Laura Prada Anacleto Tenconi -
1974 Arcangelo Roveda Maria Luisa Rebolini Anacleto Tenconi -
1975 Arcangelo Roveda Antonietta Rebolini Anacleto Tenconi -
1976 Arcangelo Roveda Maria Carla Bossi Anacleto Tenconi -
1977 Arcangelo Roveda Maria Carla Bossi Anacleto Tenconi -
1978 Arcangelo Roveda Gloria Cozzi Anacleto Tenconi -
1979 Arcangelo Roveda Gloria Cozzi Ermanno Rebolini Maurizio Frattini
1980 Paolo Novara Donata Ferrè Ermanno Rebolini Maurizio Frattini
1981 Gian Battista Barlocco Lorena Ripamonti Pippo Terreni Massimo Perego
1982 Gian Battista Barlocco Lorena Ripamonti Pippo Terreni Massimo Perego
1983 Gian Battista Barlocco Antonella Gobbi Arcangelo Roveda Massimo Perego
1984 Roberto Clerici Antonella Gobbi Arcangelo Roveda Massimo Perego
1985 Roberto Clerici Antonella Gobbi Donato Macchi Massimo Perego
1986 Roberto Clerici Lucia Rotta Donato Macchi Massimo Perego
1987 Roberto Clerici Lucia Rotta Donato Macchi Ambrogio Canavesi
1988 Roberto Clerici Lucia Rotta Donato Macchi Ambrogio Canavesi
1989 Roberto Clerici Vittoria Grassini Donato Macchi Massimiliano Sozzi
1990 Roberto Clerici Vittoria Grassini Donato Macchi Giuseppe Scarpa
1991 Alberto Oldrini Vittoria Grassini Gianfranco Bonomi Giuseppe Scarpa
1992 Alberto Oldrini Barbara Costa Gianfranco Bonomi Giuseppe Scarpa
1993 Alberto Oldrini Barbara Costa Gianfranco Bonomi Giuseppe Scarpa
1994 Giuseppe Scarpa Barbara Costa Gianfranco Bonomi Massimo Barlocco
1995 Giuseppe Scarpa Isabella Salerio Gianfranco Bonomi Giuseppe Lupo
1996 Giuseppe Scarpa Isabella Salerio Gianfranco Bonomi Massimo Barlocco
1997 Giuseppe Scarpa Paola Galiani Gianfranco Bonomi Massimo Barlocco
1998 Giuseppe Scarpa Paola Galiani Emilio Ardo Massimo Barlocco
1999 Giuseppe Scarpa Vania Ardo Emilio Ardo Alberto Garavaglia
2000 Andrea Gobbi Vania Ardo Emilio Ardo Alberto Garavaglia
2001 Andrea Gobbi Rossella Colombo Emilio Ardo Andrea Fumagalli
2002 Domenico Esposito Silvia Repossini Francesco Simonetti Andrea Fumagalli
2003 Domenico Esposito Silvia Repossini Francesco Simonetti Federico Effalli
2004 Domenico Esposito Valentina Raimondi Francesco Simonetti Matteo Airoldi
2005 Domenico Esposito Valentina Raimondi Francesco Simonetti Matteo Airoldi
2006 Domenico Esposito Anna Lattuada Francesco Simonetti Matteo Airoldi
2007 Marco Barlocco Anna Lattuada Francesco Simonetti Matteo Fumagalli
2008 Marco Barlocco Sara Ginini Roberto Clerici Matteo Fumagalli
2009 Marco Barlocco Sara Ginini Roberto Clerici Matteo Airoldi
2010 Marco Barlocco Sara Ginini Roberto Clerici Matteo Airoldi
2011 Marco Barlocco Chiara Trani Roberto Clerici Matteo Airoldi
2012 Marco Barlocco Chiara Trani Roberto Clerici Luca Della Vedova
2013 Mario Preti Francesca Vedani Roberto Clerici Gabriele Colombo
2014 Mario Preti Francesca Vedani Domenico Esposito Gabriele Colombo
2015 Mario Preti Francesca Vedani Domenico Esposito Gabriele Colombo
2016 Matteo Airoldi Federica Colombo Domenico Esposito Davide Provasi
2017 Matteo Airoldi Federica Colombo Domenico Esposito Davide Provasi
2018 Giacomo Albertalli Emma Vizzolini Domenico Esposito Edoardo Sanna

Nota: in grassetto le reggenze che hanno retto la contrada in occasione delle vittorie al palio.

Contrade avversarie[modifica | modifica wikitesto]

La contrada ed il palio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Vincitori del palio di Legnano e della provaccia.

La contrada San Magno ha conquistato 11 vittorie al palio: 1963, 1971, 1973, 1979, 1987, 1990, 1993, 1999, 2000, 2001 e 2011[38].

N° vittoria Anno Capitano Fantino Cavallo
1 1963 Gianni Re Cecconi Giorgio Garzonio Domazzo (Fulmine)
2 1971 Norberto Albertalli Costantino Giuggia detto Morino IV Tom Jones
3 1973 Arcangelo Roveda Vincenzo Foglia detto Frasca Pou Pouch
- 1976[N 7] Arcangelo Roveda Pasquale Beretta Utrillo
4 1979 Arcangelo Roveda Salvatore Ladu detto Cianchino[N 8] Peccatrice
5 1987 Roberto Clerici Giuseppe Pes detto Il Pesse Alpha Shariba
6 1990 Roberto Clerici Maurizio Farnetani detto Bucefalo Phantasm
7 1993 Alberto Oldrini Maurizio Farnetani detto Bucefalo Phantasm
8 1999 Giuseppe Scarpa Martin Ballesteros detto Pampero Noble Nord
9 2000 Andrea Gobbi Maurizio Farnetani detto Bucefalo Ombra (Amalin)
10 2001 Andrea Gobbi Maurizio Farnetani detto Bucefalo Guazza (Thera)
- 2005[N 9] Domenico Esposito Marco Pagliai Signorina Snob
11 2011 Marco Barlocco Giovanni Atzeni detto Tittia Aberrant

La contrada si è anche aggiudicata il palio d'onore del 2005, organizzato nel cinquantesimo anniversario della fondazione del collegio dei capitani, e la vittoria al palio straordinario del 1976, disputato all'Arena Civica di Milano in occasione dell'VIII centenario della battaglia di Legnano[38][39]. La contrada ha anche vinto cinque edizioni della provaccia (1985, 2000, 2005, 2009 e 2010)[40] realizzando in un'occasione il "cappotto" (2000).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In italiano: "non sempre vincitori, ma sempre primi".
  2. ^ San Magno è anche patrono della città di Legnano.
  3. ^ Il titolo "nobile" deriva dal territorio del rione, che include il centro storico di Legnano, e dal fatto che fin dai tempi più antichi, all'interno dei confini della contrada, sono presenti diverse famiglie di nobile lignaggio. Alcuni delle famiglie più in vista di Legnano fondarono poi la contrada San Magno.
  4. ^ a b c Cfr. le due topografie di Legnano (datate 1925 e 1938) che sono presenti nel testo Profilo storico della città di Legnano a p. 352 e a p. 353.
  5. ^ Il pittore legnanese non fu però testimone del soggetto dipinto. Cfr. il testo Legnano una città, la sua storia, la sua anima a p. 101.
  6. ^ I "manieri" sono le sedi delle contrade di Legnano.
  7. ^ Palio straordinario disputato all'Arena Civica di Milano in occasione dell'VIII centenario della battaglia di Legnano.
  8. ^ La finale è stata corsa due volte. Nella seconda finale il cavallo è stato montato da Bruno Blanco detto Parti e Vai.
  9. ^ Palio d'onore: palio straordinario organizzato per celebrare il 50º anniversario della fondazione del collegio dei capitani e delle contrade.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Il Palio di Legnano entra nel vivo: le rivalità, su www.ilgiorno.it. URL consultato il 13 maggio 2016.
  2. ^ D'Ilario, 2000, p. 4.
  3. ^ Agnoletto, p. 31.
  4. ^ a b c D'Ilario, 1984, p. 40.
  5. ^ D'Ilario, 1984, pp. 208-209.
  6. ^ Ferrarini, p. 21.
  7. ^ D'Ilario, 1984, p. 213.
  8. ^ Ferrarini, p. 101.
  9. ^ Agnoletto, pp. 32-33.
  10. ^ D'Ilario, 1984, p. 98.
  11. ^ Contrada di San Magno - Il territorio, su sanmagno.it. URL consultato il 4 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2016).
  12. ^ D'Ilario, 2000, p. 8.
  13. ^ PLIS Parco dei Mulini, indagine conoscitiva finalizzata alla redazione del piano del parco, 2012
  14. ^ Macchione, p. 324.
  15. ^ D'Ilario, 1984, p. 224.
  16. ^ Amos Cassoli, La battaglia di Legnano, 1860, su www.musica.san.beniculturali.it. URL consultato il 14 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2016).
  17. ^ a b Agnoletto, p. 39.
  18. ^ a b c D'Ilario, 1984, p. 233.
  19. ^ D'Ilario, 1976, p. 85.
  20. ^ D'Ilario, 1984, pp. 248-249.
  21. ^ Ferrarini, p. 113.
  22. ^ D'Ilario, 1984, pp. 249-250.
  23. ^ Ferrarini, p. 115.
  24. ^ Storia della parrocchia di San Magno, su parrocchiasanmagno.it. URL consultato il 20 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2014).
  25. ^ Turri, p. 14.
  26. ^ Turri, p. 18.
  27. ^ Raimondi, p. 78.
  28. ^ Ferrarini, p. 116.
  29. ^ D'Ilario, 1984, p. 252.
  30. ^ D'Ilario, p. 206
  31. ^ Le origini, su www.contradasanmagno.it. URL consultato il 1º giugno 2016.
  32. ^ D'Ilario, 1984, pp. 48-49.
  33. ^ a b c d e f Autori vari, p. 200.
  34. ^ a b c d Autori vari, p. 201.
  35. ^ a b c Contrada San Magno, su www.collegiodeicapitani.it. URL consultato il 4 aprile 2014.
  36. ^ Le reggenze, sanmagno.it. URL consultato il 6 agosto 2017.
  37. ^ L'albo d'oro del Palio di Legnano, su www.contradalegnarello.it. URL consultato il 4 aprile 2014.
  38. ^ a b L'albo d'oro del Palio di Legnano, su www.contradalegnarello.it. URL consultato il 4 aprile 2014.
  39. ^ Contrada di San Magno - Le vittorie al Palio, su www.sanmagno.com. URL consultato il 4 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  40. ^ La Provaccia, su www.contradalegnarello.it. URL consultato il 29 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori vari, Il Palio di Legnano : Sagra del Carroccio e Palio delle Contrade nella storia e nella vita della città, Banca di Legnano, 1998, SBN IT\ICCU\TO0\1145476.
  • Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza, Augusto Marinoni, Legnano e la battaglia, Edizioni Landoni, 1976, SBN IT\ICCU\LO1\1256757.
  • Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza, Augusto Marinoni, Marco Turri, Profilo storico della città di Legnano, Edizioni Landoni, 1984, SBN IT\ICCU\RAV\0221175.
  • Giorgio D'Ilario, Sagra del Carroccio - Palio delle Contrade, Tipotecnica, 2000.
  • Gabriella Ferrarini, Marco Stadiotti, Legnano una città, la sua storia, la sua anima, Telesio editore, 2001, SBN IT\ICCU\RMR\0096536.
  • Pietro Macchione, Mauro Gavinelli, Olona. Il fiume, la civiltà, il lavoro., Varese, Macchione Editore, 1998.
  • Giovanni Battista Raimondi, Legnano : il suo sviluppo, i suoi monumenti, le sue industrie, Pianezza e Ferrari, 1913, SBN IT\ICCU\CUB\0533168.
  • Marco Turri, La Basilica di San Magno a Legnano, Istituto italiano d'arti grafiche, 1974, SBN IT\ICCU\SBL\0589368.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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