Palazzo Pitti

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Palazzo Pitti
Palazzo Pitti 2019.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàFlorenceCoA.svg Firenze
IndirizzoPiazza de' Pitti, 1
Coordinate43°45′54.95″N 11°15′00.34″E / 43.765264°N 11.250094°E43.765264; 11.250094Coordinate: 43°45′54.95″N 11°15′00.34″E / 43.765264°N 11.250094°E43.765264; 11.250094
Caratteristiche
Tipoarte, archeologia, arte applicata, abbigliamento
Istituzione1458
Visitatori732 197 (2018)[1]
Sito web

Palazzo Pitti è un imponente palazzo rinascimentale di Firenze. Si trova nella zona di Oltrarno, a breve distanza da Ponte Vecchio.[2] Il nucleo originale dell'edificio risale al 1458, come residenza urbana del banchiere Luca Pitti. Il palazzo fu quindi acquistato dalla famiglia Medici nel 1549 e divenne la residenza principale dei granduchi di Toscana, prima medicei e dal 1737 Asburgo-Lorena. A seguito dell'unità d'Italia, svolse il ruolo di palazzo reale per Casa Savoia nel quinquennio in cui Firenze fu capitale del Regno d'Italia (1865-70). Nel 1919 Vittorio Emanuele III lo donò allo Stato: da allora è un museo statale.

Al suo interno è infatti ospitato un importante insieme di musei: la Galleria palatina, sistemata secondo il criterio della quadreria settecentesca, con capolavori di Raffaello e Tiziano; gli Appartamenti reali, l'appartamento della Duchessa d'Aosta e il quartiere del Principe di Napoli (ordinariamente non visitabili dai turisti); la Galleria d'arte moderna (con le opere dei macchiaioli), e altri musei specializzati: il Tesoro dei granduchi, dedicato all'arte applicata; il Museo della moda e del costume, il maggiore museo italiano dedicato alla moda; il Museo delle porcellane e il Museo delle carrozze.[3] Il palazzo è completato dal Giardino di Boboli, uno dei migliori esempi al mondo di giardino all'italiana.

Dal 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali ha riunito entro un'unica amministrazione palazzo, giardino e Galleria degli Uffizi, creando le Gallerie degli Uffizi, un nuovo ente dotato di autonomia speciale.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Pitti[modifica | modifica wikitesto]

Luca Pitti davanti al suo palazzo, Cappella Pitti, Santo Spirito (Firenze)

All'epoca in cui venne costruito, Palazzo Pitti era la residenza più grande e sfarzosa di Firenze.

Luca Pitti era rivale della famiglia dei Medici e desiderava una residenza più appariscente di quella appena eretta da Michelozzo per Cosimo il Vecchio. Luca Pitti non riuscì a concluderla a causa del grande debito che contrasse. La tradizione tramandata da Giorgio Vasari (priva però di altri riscontri) vuole che i Pitti si rivolgessero, intorno al 1440, a Filippo Brunelleschi scegliendo il progetto accantonato da Cosimo de' Medici per il Palazzo Medici perché giudicato troppo grandioso e suscettibile di invidie, preferendogli quello più dosato di Michelozzo. La leggenda narra che Luca Pitti esigesse che le finestre del nuovo palazzo fossero più grandi della porta principale di quello di Cosimo (in effetti al piano terra vi era una loggia) e che il cortile potesse contenere l'intero Palazzo Strozzi (sebbene Palazzo Pitti abbia solo tre lati invece di quattro). L'effettiva realizzazione, che poco ha a che spartire con la sobrietà di Brunelleschi (fra l'altro morto 12 anni prima) e sembra più simile alle indicazioni del De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, si rifà più alla solennità romana classica. Ufficialmente l'architetto fu Luca Fancelli, allievo e collaboratore di Brunelleschi.

Per problemi di progettazione, i lavori a palazzo vennero momentaneamente interrotti, e forse complice la sfavorevole sorte in politica di Luca Pitti, viene da pensare che, un po' come gli Strozzi, i quali nella gara per superare in sfarzo i Medici si erano fatalmente indebitati dovendo lasciare una parte di Palazzo Strozzi incompiuta, anche i Pitti si trovarono in difficoltà finanziarie per cui i lavori s'interruppero nel 1465. La famiglia risedette comunque nel palazzo dal 1469, anche dopo la morte di Luca Pitti (1472).

I Medici[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pitti, lunetta di Giusto Utens del 1599

In seguito le sorti della famiglia non si risollevarono e nel 1549-1550 Buonaccorso Pitti vendette il palazzo a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici e figlia del viceré di Napoli, la quale riteneva l'Oltrarno più salubre rispetto all'affollato centro cittadino sulla sponda nord. Ella infatti soffriva di emorragie polmonari, poiché aveva contratto la tubercolosi ed anche i suoi figli erano cagionevoli di salute, tanto che due bambini in fasce le erano già morti. Inoltre, essendo abituata alla luce di Napoli, si sentiva soffocata dalla struttura con poche finestre di Palazzo Vecchio, sua dimora iniziale in quel di Firenze.

Il palazzo divenne così la principale residenza dei Medici, senza cambiare di fatto nome, e dando origine alla straordinaria rinascita del quartiere di Oltrarno, via via che le nobili famiglie della città imitarono i granduchi facendo a gara a costruire residenze nobiliari sulle appena tagliate Via Maggio o Via dei Serragli. Palazzo Pitti stesso fu oggetto di massicci lavori di restauro, affidati alle sapienti mani di Bartolomeo Ammannati e Niccolò Tribolo (oltre all'immancabile Vasari), proseguiti anche al volgere del secolo per mano di Bernardo Buontalenti. Altri lavori di ampliamento della struttura originaria vennero eseguiti nel corso del XVII secolo: l'ampliamento della facciata su Piazza Pitti (1618-1631); l'aggiunta della Fonte del Leone, ornata dalla corona granducale medicea, per volontà di Cosimo III (1696).

Il cortile dell'Ammannati fece talvolta da scenografia a straordinari eventi, come una battaglia navale tra venti navi turche e cristiane (per il quale il cortile venne allagato fino raggiungere quasi due metri di profondità) o i festeggiamenti per le nozze tra Ferdinando I de' Medici e Cristina di Lorena nel 1589.

Sporadiche aggiunte e modifiche vennero spesso operate dai vari occupanti del palazzo ad opera di altri architetti: es. nel Settecento Giuseppe Ruggeri aggiunse le due ali laterali che abbracciano la piazza, un tipo di corte d'onore di ispirazione francese.

I Lorena, Napoleone ed i Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pitti in una stampa del XIX secolo.

Francesco I di Lorena snobbò Firenze e non prese mai residenza nella città, mentre suo figlio Pietro Leopoldo fu il primo Granduca che si dedicò al governo della Toscana, tra l'altro con grandi opere di riforma che ammodernarono notevolmente la città e lo stato.

Ai primi dell'Ottocento il palazzo fu usato anche da Napoleone Bonaparte come residenza per il suo passaggio in città durante il suo governo dell'Italia. Successivamente, col ritorno dei Lorena, furono eseguiti diversi ampliamenti, tra cui la sistemazione dei rondò di testata e la realizzazione di una scala interna ad opera dell'architetto Pasquale Poccianti. Notevoli furono le opere spedite da Palazzo Pitti in Francia durante le spoliazioni napoleoniche. Secondo il Catalogo del Canova[5], le Storie di Jacob e le storie di Muzio Scevola di Bonifacio Veronese vennero spedite i Francia ma vennero perse durante il tragitto e non raggiunsero mai destinazione. Anche il Mosé che attraversa il Nilo di Paolo Veronese venne persa durante il tragitto e simile sorte toccò a La Sacra famiglia di Annibale Carracci, mai arrivata a destinazione. Il Ritratto d'uomo di Bartholomeus van der Helst raggiunse Parigi e venne esposto al Musee Napoleon ma se ne perse traccia quando il Canova operava per le restituzioni.[6]

Nel 1833, sotto Leopoldo II, alcune parti del palazzo furono aperte al pubblico come museo.

I Lorena si ritirarono dopo la votazione che decise l'annessione della Toscana al Piemonte, nel processo di unificazione italiana, con il palazzo che passò così ad uso della Casa Savoia.

Vittorio Emanuele II vi risiedette effettivamente dal 1865 quando Firenze divenne Capitale d'Italia, fino al 1871 quando si spostò al Palazzo del Quirinale a Roma, nuova capitale. Dell'epoca sabauda rimane, tra l'altro, nella Sala del Trono, il dipinto Il Genio di casa Savoia presenta l'Italia al consesso delle altre nazioni di Annibale Gatti.

L'epoca recente[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 luglio 1952, Palazzo Pitti vide la nascita dell'Alta Moda italiana con la storica sfilata presso la Sala Bianca. Accanto a nove case di moda (Roberto Capucci, Vincenzo Ferdinandi, Germana Marucelli, Giovannelli-Sciarra, Antonelli, Vanna, Carosa, Polinober e Jole Veneziani, sfilarono anche sedici ditte di moda boutique e per il tempo libero (Emilio Pucci, Mirsa, Avoli, Luisa Spagnoli, Emilia Bellini, Gaber, Amelia, Brioni, Effe Zeta, Possenti, Valditevere, Formenti, Glans, Eliglao e Tessitrice dell’Isola). Una giovanissima Oriana Fallaci inviata dal settimanale Epoca ne raccontò l'emozionante cronaca[7][8].

Dopo vari restauri si è giunti alla sistemazione odierna con 5 musei articolati per diverse tematiche espositive. I musei sono gestiti dalla Direzione delle Gallerie degli Uffizi, mentre al piano terreno, con entrata da Piazza Pitti, è ospitata la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato. Sempre al piano terreno, affacciato sul cortile centrale, si trova l'ufficio prenotazioni che gestisce tutte le biglietterie dei musei statali a Firenze.

Palazzo Pitti è anche sede di importanti manifestazioni culturali come dal luglio 2010 Vinum Nostrum.[9]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Facciata e cortile[modifica | modifica wikitesto]

Testa leonina coronata sulla facciata di Palazzo Pitti.
Il lato del cortile interno che dà sul giardino di Boboli, con l'anfiteatro.

Originariamente, Palazzo Pitti aveva sette finestre sia al primo sia al secondo piano e consentiva l'entrata non da uno ma da tre portoni (tra i quali quelli laterali furono convertiti in finestre "inginocchiate" durante la ristrutturazione di Ammannati). La facciata è composta secondo un modulo fisso, che ricorre nell'ampiezza delle aperture e nella distanza fra esse; moltiplicato per due dà l'altezza delle aperture e per quattro l'altezza dei piani[10]. Una novità fu la presenza di una piazza antistante l'edificio, la prima costruita davanti ad un palazzo privato a Firenze, che permetteva una visuale frontale e centrata dal basso, secondo il punto di vista privilegiato definito anche da Leon Battista Alberti[10]. Punto di contatto con il modello brunelleschiano/michelozziano di Palazzo Medici è il fronte a bugnato a sporgenza digradante, sviluppo in larghezza di sette finestre, con un portone centrale che dopo un andito oscuro conduce in un ampio cortile da cui si accede alle scale monumentali per i piani superiori.
Dal 1616 fu lanciato un concorso per ampliare la parte del palazzo sulla piazza, vinto da Giulio Parigi, nipote dell'Ammannati, che condusse i lavori di allungamento del corpo della facciata dal 1618, terminati da Alfonso Parigi, suo figlio, nel 1631.

Nel 1560 fu realizzato il primo ampliamento del palazzo ad opera di Bartolomeo Ammannati, che edificò, tra l'altro, l'imponente cortile a più piani con l'originale e senza precedenti motivo dei gradoni alternati lungo tutte le superfici (motivo ampiamente ripreso in altri palazzi europei, come il Luxembourg di Parigi).

La sistemazione dei giardini era già stata iniziata nel 1551 da Niccolò Tribolo. Il disegno originale dei giardini era incentrato su un anfiteatro centrale, che venne realizzato sfruttando la conformazione naturale della collina, dove frequentemente vennero rappresentate commedie e tragedie di ispirazione classica, come alcune scritte da Giovan Battista Cini, mentre le scenografie erano curate dall'architetto di corte Baldassarre Lanci.

Nel 1565 il Vasari costruì il celebre "Corridoio Vasariano" per collegare Palazzo Pitti con Palazzo Vecchio, passando per la chiesa di Santa Felicita, Ponte Vecchio e gli Uffizi.

Nel frattempo, tra il 1558 e il 1570, Ammannati creò uno scalone monumentale per il piano nobile (primo piano) e ampliò le ali posteriori del palazzo, verso il giardino, abbracciando così il cortile e chiudendolo sul lato ovest da un corpo sovrastato da una terrazza alla quale si accedeva dagli appartamenti nobiliari del primo piano. Da questo punto di vista si fronteggiava la collina di Boboli a pari altezza, dominando il declivio. Sulla terrazza fu posta anche una grande fontana, in seguito chiamata (1641), Fontana del Carciofo, disegnata dall'assistente di Giambologna, Giovanni Francesco Susini. Nel cortile interno fu realizzata più tardi una stravagante grotta con concrezioni calcaree e statue di puttini che nuotano nella vasca chiamata Grotta di Mosè. La grande Grotta del Buontalenti si trova nel giardino, adiacente alla prima uscita del Corridoio Vasariano. Lo stesso Vasari iniziò i lavori, fermandosi alla parte inferiore della facciata, ma la sua costruzione si deve soprattutto a Bernardo Buontalenti il quale la realizzò, tra il 1583 e il 1593, su incarico di Francesco I de' Medici: essa è composta da tre ambienti caratterizzati da decorazioni fantastiche che legano insieme pittura, scultura e architettura, effetti illusionistici e giochi d'acqua.

Costruita per volere di Cosimo I nel 1560, la Cappella delle Reliquie (consacrata nel 1616) custodiva i preziosi reliquari delle collezioni del granduca. All'interno erano presenti armadi decorati da pannelli dipinti di Giovanni Bilivert, Filippo Tarchiani, Fabrizio Boschi e Matteo Rosselli e contenenti oggetti liturgici o profani e custodie realizzate da Giovan Battista Foggini, Massimiliano Soldani Benzi, Giuseppe Antonio Torricelli.[11]

Galleria Palatina[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo pitti, appartementi estivi al pian terreno 01.JPG
Pietro da Cortona Allegoria di Casa Medici (1643-44).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Galleria Palatina.

La Galleria Palatina si trova al piano nobile nel braccio sinistro del palazzo, dove si trovano alcune della sale più belle dell'intero complesso. Dopo il maestoso scalone dell'Ammannati, si arriva alle sale che venivano per lo più usate dal Granduca, sia per la residenza privata, sia per le udienze pubbliche. Il percorso espositivo inizia nel vestibolo e prosegue con alcune sale dedicate alla scultura (interessanti i busti dei granduchi, soprattutto di Cosimo I ritratto come un imperatore romano) e al mobilio antico, come la sala degli Staffieri, la Galleria delle Statue e la sala del Castagnoli, oltre la quale a sinistra inizia la galleria vera e propria. Le sale seguenti prendono il nome dal tema degli affreschi che le decorano sulle volte. Il ciclo è dedicato alla mitologia greco-romana, ma celebra anche la dinastia di casa Medici secondo un preciso e articolato sistema simbolico. In particolare i soggetti mitologici rappresentano degli esempi che alludono al tema della Vita e educazione del Principe, e rappresentano un'opera fondamentale del barocco a Firenze, che produssero profonda influenza sugli artisti locali dal Seicento in poi. Gli affreschi delle prime cinque sale furono realizzati dal più celebre pittore dell'epoca, Pietro da Cortona, mentre le altre sale sono opera di artisti neoclassici della prima metà dell'Ottocento.

La superba collezione di dipinti è centrata sul periodo del tardo Rinascimento e il barocco, l'epoca d'oro del palazzo stesso, ed è il più importante ed esteso esempio in Italia di "quadreria", dove, a differenza di un allestimento museale moderno, i quadri non sono esposti con criteri sistematici, ma puramente decorativi, coprendo la maggior parte della superficie della parete in schemi simmetrici.

L'allestimento è dunque molto fedele all'allestimento originario voluto dal granduca Leopoldo II tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento[12].In particolare in quel periodo si provvide a sistemare nel palazzo una parte delle opere dell'immenso patrimonio mediceo che non potevano essere tutte esposte agli Uffizi per ragioni di spazio fisico, lasciandovi, in linea di massima e con le dovute eccezioni, le opere del primo periodo del Rinascimento, fino ai primi del Cinquecento.

La sistemazione a quadreria, esaltata dalle ricche cornici intagliate e dorate, aveva lo scopo di stupire e meravigliare i visitatori dei saloni di rappresentanza. Oltre che dai dipinti, le sale sono arricchite anche da sculture e pezzi di mobilio pregiato, come i tavoli e i cabinet magnificamente intarsiati di pietre dure secondo l'arte del commesso fiorentino, praticata fin dal Seicento dall'Opificio delle Pietre Dure.

A conclusione della Galleria vera e propria una serie di stanze fa parte degli Appartamenti monumentali che formavano un tempo un museo a parte.

Appartamenti monumentali[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del soffitto della Sala Bianca.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Appartamenti monumentali.

Gli Appartamenti monumentali sono un complesso museale costituito dalle 14 sale degli Appartamenti Reali e dalle 6 sale dell'Appartamento degli Arazzi, che si estendono al primo piano del palazzo rispettivamente nella parte centrale e laterale meridionale del corpo di fabbrica principale e nell'ala laterale meridionale posteriore del complesso architettonico.

L'insieme di queste 14 stanze fu usato dalla famiglia Medici e dai successori durante i secoli nei quali qui risiedeva il Granduca della Toscana. In particolare, queste sale al primo piano nell'ala destra erano destinate al principe ereditario, mentre nell'ala sinistra (dove è ospitata la Galleria Palatina) viveva il Granduca in carica. La consorte del principe viveva invece nella corrispondente ala laterale confinante con gli appartamenti del Principe. La decorazione gli arredi sono molto cambiati dall'epoca dei Medici, spesso con abbellimenti e scelte stilistiche propri delle famiglie che vi risiedettero in seguito come gli Asburgo-Lorena ed i Savoia (dopo l'unità d'Italia, durante il periodo di Firenze Capitale).

L'aspetto predominante è infatti oggi quello risalente a Umberto I e Margherita di Savoia, grazie a un restauro conclusosi nel 1993, i quali vi abitarono dal 1865. Nel 1912 una parte del palazzo, quella che già era aperta come museo dal tempo dei Lorena, passò allo Stato, e i Savoia tennero solo la serie di stanze dove oggi è ospitata la Galleria d'arte moderna per le loro occasionali visite in città fino agli Anni Venti.

Contrariamente ai sontuosi saloni di rappresentanza della Galleria Palatina, queste stanze sono più piccole ed hanno un'atmosfera per certi versi più raccolta e familiare, pur mantenendo una forte sontuosità. Fra gli arredi d'epoca i letti a baldacchino e gli altri arredi da camera, che non compaiono in nessun'altra sala del palazzo. Il corredo di oggetti, arazzi e mobilio fu in parte portato dai Savoia riunendo qui gli oggetti provenienti dalle varie regge italiane che avevano "ereditato" dalle altre case regnanti d'Italia, soprattutto da Lucca e da Parma. Per quanto riguarda i dipinti, è interessante la serie di ritratti medicei opera per lo più del pittore Giusto Suttermans.

Appartamento dei principini[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i restauri sono state riaperte al pubblico le stanze, chiamate Appartamento dei principini, dove trascorrevano le giornate i figli di Ferdinando I e Cristina di Lorena: Cosimo, Francesco, Filippo, Carlo e Lorenzo.[13]

La palazzina della Meridiana[modifica | modifica wikitesto]

Palazzina della Meridiana.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo della Moda e del Costume.

L'ala conosciuta come Palazzina della Meridiana fu costruita su incarico di Pietro Leopoldo di Lorena dal 1776 sul lato meridionale del palazzo. L'opera fu iniziata dall'architetto Gaspare Paoletti, che vi lavorò fino al 1813 coadiuvato da Giuseppe Cacialli. Un decennio più tardi fu completata da Pasquale Poccianti, che realizzò la facciata meridionale, dotò l'edificio di nuovi locali e curò il programma delle decorazioni.

Nel 2007, dopo oltre un secolo, la palazzina è stata riaperta consentendo di ammirare la Meridiana, opera di Vincenzo Viviani, e gli affreschi che Anton Domenico Gabbiani ha realizzato per il Gran Principe Ferdinando.[14]

La palazzina del cavaliere[modifica | modifica wikitesto]

Palazzina del cavaliere.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo delle porcellane.

Tesoro dei Granduchi[modifica | modifica wikitesto]

Retro di palazzo pitti 01.JPG
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tesoro dei Granduchi.

Giardino di Boboli[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria antica (fine XVIII secolo, inizio XIX) del Giardino di Boboli.
La facciata di Palazzo Pitti che affaccia sul Giardino di Boboli.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giardino di Boboli.

Il Giardino di Boboli è oggi un parco storico della città di Firenze. Nato come giardino granducale di Palazzo Pitti, è connesso anche al Forte di Belvedere, avamposto militare per la sicurezza del sovrano e la sua famiglia. Il giardino, che accoglie ogni anno oltre 800.000 visitatori, è uno dei più importanti esempi di giardino all'italiana al mondo ed è un vero e proprio museo all'aperto, per l'impostazione architettonico-paesaggistica e per la collezione di sculture che vanno dalle antichità romane al XX secolo.

I giardini furono costruiti tra il XVI e il XIX secolo, dai Medici, poi dagli Asburgo-Lorena e dai Savoia, e occupano un'area di circa 45.000 m². Alla prima impostazione di stile tardo-rinascimentale, visibile nel nucleo più vicino al palazzo, si aggiunsero negli anni nuove porzioni con differenti impostazioni: lungo l'asse parallelo al palazzo nacquero l'asse prospettico del viottolone, dal quale si dipanano vialetti ricoperti di ghiaia che portano a laghetti, fontane, ninfei, tempietti e grotte. Notevole è l'importanza che nel giardino assumono le statue e gli edifici, come la settecentesca Kaffeehaus (raro esempio di gusto rococò in Toscana), che permette di godere del panorama sulla città, o la Limonaia, ancora nell'originario color verde Lorena.

Il giardino ha quattro ingressi fruibili dal pubblico: dal cortile di Palazzo Pitti, dal Forte di Belvedere, da via Romana (l'ingresso di Annalena) e dal piazzale di Porta Romana, oltre a un'uscita "extra" su Piazza Pitti.

I giardini hanno nel complesso una configurazione vagamente a triangolo allungato, con forti pendenze e due assi quasi perpendicolari che si incrociano vicino alla Fontana del Nettuno che si staglia sul panorama. A partire dai percorsi centrali degli assi poi si sviluppano una serie di terrazze, viali e vialetti, vedute prospettiche con statue, sentieri, radure, giardini recintati, costruzioni e rosai antichi, in un'inesauribile fonte di ambienti curiosi e scenografici. Qui troviamo anche la fontana dei Mostaccini la cui sequenza di cascatelle costituisce una testimonianza seicentesca degli antichi abbeveratoi per gli uccelli da richiamo, utilizzati nella pratica dell'uccellagione[15]. Sono presenti anche una serie di antichi acquedotti sotterranei che alimentavano l'intero complesso[16].

Una parte del giardino è dedicata alla collezione delle Camelie, iniziata nel Seicento e che oggi, grazie all'opera dei giardinieri, è stato in parte recuperato dopo un periodo di declino[17]. Tra il 2000 e il 2005 il Tepidario della Botanica superiore è stato al centro di una serie di interventi di restauro e pulizia degli ambienti esterni e interni per rendere l’edificio nuovamente funzionale. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto regolato dalla legge 662/96[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei Archiviato il 21 giugno 2019 in Internet Archive.. Aggiornato al 15 febbraio 2019.
  2. ^ Palazzo Pitti: Giardino di Boboli, Galleria D'Arte Moderna, del Costume, Galleria Palatina, Appartamenti Reali, su visitflorence.com. URL consultato il 19 luglio 2017.
  3. ^ Palazzo Pitti, Firenze > Storia, Orari, Prezzi e Biglietti Musei, in I musei di Firenze. URL consultato il 19 luglio 2017 (archiviato il 2 maggio 2018).
  4. ^ Cfr. DPCM 29 agosto 2014, n. 171.
  5. ^ Musée Napoléon, Notice de tableaux dont plusieurs ont été recueillis à Parme et à Venise : exposés dans le grand salon du Musée Napoléon, ouvert le 27 thermidor an XIII, Paris : De l'Impr. des sciences et arts, 1804. URL consultato il 15 giugno 2020.
  6. ^ Notice des tableaux envoyés d'Italie en France par les commissaires du Gouvernement français, in Lettres historiques et critiques sur l'Italie de Charles de Brosses, Ponthieu, Paris, An VII.
  7. ^ Epoca n.95/1952 (PDF), su petitesondes.net.
  8. ^ http://moda.mam-e.it/dizionario-della-moda/fallaci/
  9. ^ www.beniculturali.it
  10. ^ a b Capretti, p. 117.
  11. ^ Gennaioli R [e] Frameli M, Sacri Splendori. Il tesoro della 'Cappella delle Reliquie' in Palazzo Pitti, Livorno, Sillabe, 2014.
  12. ^ Galleria Palatina e Appartamenti Reali, la guida ufficiale, Sillabe Edizioni.
  13. ^ Baldi L, Condemi S, Pratesi M, Quartiere Borbonico o Nuovo Palatino. Sale restaurate. Sala da ballo del Quartiere da Inverno. Collezioni del Novecento. Intorno a Rosai, Livorno, Sillabe, 2006.
  14. ^ Caterina Chiarelli, La Meridiana di Palazzo Pitti, Livorno, Sillabe, 2007.
  15. ^ Nizzi Grifi A (a cura di), La fontana dei Mostaccini e gli antichi labirinti nel Giardino di Boboli, Livorno, Sillabe, 2006.
  16. ^ Lamberini D [e] Tamantini M, Le acque del Giardino di Boboli. Boboli arte e natura, vol. 4, Livorno, Sillabe, 2013.
  17. ^ Cappa D [e] Pettini M (a cura di), Il giardino delle camelie a Boboli, Livorno, Sillabe, 2008.
  18. ^ Tepidario Grande della Botanica Superiore, Ministero dei Beni Culturali.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bertelli S e Pasta R (a cura di), Vivere a Pitti : una reggia dai Medici ai Savoia, Firenze, L. S. Olschki, 2003.
  • Capretti F (a cura di), Palazzo Pitti : la casa del Principe, Firenze, Skira, 2013.
  • Chiarini M (a cura di), Palazzo Pitti. L'arte e la storia, Firenze, Nardini, 2000.
  • Contini A e Gori O, Dentro la reggia. Palazzo Pitti e Boboli nel Settecento, Firenze, Edifir, 2004.
  • Ginori Lisci L, I palazzi di Firenze nella storia e nell'arte, Firenze, Cassa di Risparmio, 1972.
  • Profeti C, I palazzi di Firenze, Firenze, Giunti, 2000.
  • Vannucci M, Splendidi palazzi di Firenze, Firenze, Le Lettere, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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