Basilica di San Simpliciano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Basilica di San Simpliciano
Basilica di San Simpliciano, Milano, veduta con la piazza antistante.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMilano
ReligioneCristiana cattolica di rito ambrosiano
TitolareSimpliciano di Milano
OrdineBenedettino
Arcidiocesi Milano
Stile architettonicoPaleocristiana
Inizio costruzioneIV secolo
CompletamentoXIX secolo
Sito webwww.sansimpliciano.it/

Coordinate: 45°28′26″N 9°11′04.11″E / 45.473888°N 9.184474°E45.473888; 9.184474

La basilica di San Simpliciano (nome originario paleocristiano basilica virginum) è una importante chiesa cattolica di Milano risalente al IV secolo, che sorge in Piazza San Simpliciano, su un lato del Corso Garibaldi. Attorno alla basilica fu costruito nel IX secolo un monastero benedettino, di cui sopravvive il Chiostro grande. La costruzione della chiesa viene attribuita al vescovo di Milano Sant'Ambrogio nel IV secolo d.C. che la eresse fuori dalla Porta Comacina su una delle sei vaste aree cemeteriali di epoca romana.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La Mediolanum romana, con l'indicazione delle basilicae ambrosiane: la Basilica virginum (oggi San Simpliciano) si trova nella parte alta della mappa lungo la via per Como.

Sul luogo dell'attuale chiesa sorgeva nel III secolo un cimitero pagano documentato da resti di marmi scoperti nei dintorni. Nonostante non ci siano prove storiche certe al riguardo, si sostiene che fu sant'Ambrogio ad iniziare la costruzione della basilica Virginum, intitolata a Maria e tutte le sante vergini, una delle quattro basilicae poste lungo quattro delle cinque vie principali di uscita dalla città ancora oggi esistenti. Il problema delle origine della basilica è tuttora irrisolto: non aiutano infatti né l'epistolario di Ambrogio né la cronaca della vita del santo lasciata dal diacono Paolino che non riportano alcun cenno su come il luogo di sepoltura di Simpliciano nel cimitero di Porta Comasina si sia poi mutato in basilica. Neppure Agostino, di cui Simpliciano fu precettore nella fede e che ci ha lasciato molte indicazioni anche sulla vita di Ambrogio (da cui fu battezzato), ha lasciato testimonianze sull'erezione della basilica.[2]

La basilica sorse quindi sulla lunga arteria che si irradiava dalla Mediolanum imperiale e si dirigeva a Nord verso Como (Novum Comum) e poi, attraverso le valli del San Bernardino e del Septimer, conduceva in Germania.[3]

Studi compiuti negli anni 1940 sulle mura esterne di epoca tardoromana, ancora ben visibili sul fianco della chiesa, suggeriscono che la chiesa si sia sviluppata su di un edificio precedente: le alte esili pareti, costituite da una successione di arcate, originariamente aperte da ampie finestre oggi tamponate, la rendono infatti affine alla basilica palatina di Treviri in Germania, e suggeriscono una datazione all'epoca costantiniana[4].

Fu il successore di Ambrogio, san Simpliciano (circa 320-401 d.C.), a deporvi i corpi dei martiri dell'Anaunia Martirio, Sisinnio ed Alessandro e ad essere poi sepolto nella stessa chiesa. I tre martiri erano chierici originari della Cappadocia (Turchia) inviati da Ambrogio a evangelizzare la regione dell'Anaunia (odierna Val di Non), dove furono poi uccisi dai pagani locali. Il vescovo Vigilio di Trento si fece propagatore del loro culto e le loro reliquie vennero inviate al nuovo vescovo di Milano. Morto poi Ambrogio e Simpliciano suo successore la basilica, intolata alla Santissima Maria e alle sante vergini, vide per devozione popolare cambiato il titolo in San Simpliciano.[5]

Fianco destro della chiesa, sorretto da arcate di epoca tardoromana

Un mattone con il sigillo di Agilulfo, scoperto durante i restauri, indica che alcune riparazioni erano state eseguite tra il 590 e il 615. Nel IX secolo ne presero possesso i benedettini cluniacensi, fondandovi l'attiguo monastero urbano. Nel 1176 la chiesa divenne famosa per la vittoria nella battaglia di Legnano, perché racconta la leggenda che i tre martiri, in forma di colombe, si fossero posati sul Carroccio annunciando la vittoria.

Modifiche alla struttura furono apportate tra l'XI ed il XIII secolo; Furono costruite le attuali volte e la cupola, in sostituzione dell'originaria copertura a capriate lignee. Furono tamponati i grandi finestroni di epoca romana per rafforzare la struttura. Fu riedificato l'abside, con dimensioni ridotte. L'interno dell'attuale chiesa pertanto appare oggi definito in grandi linee dalla costruzione romanica.

Durante il suo periodo milanese Francesco Petrarca visse per sette anni all'ombra della basilica di S. Ambrogio; poi, trovando il luogo poco tranquillo, si trasferí vicino a San Simpliciano, appena fuori dalle mura. Davanti a casa aveva un bellissimo parco che si estendeva per un miglio; quando voleva passeggiare più a lungo, seguiva il perimetro delle mura della città.

Incoronazione della Vergine di Ambrogio Bergognone

Alla fine del Quattrocento, grazie al consistente lascito dell'abate commendatario Gian Alimento Negri, fu costruito il chiostro quattrocentesco e affrescato il catino absidale con la celebre Incoronazione della Vergine, capolavoro rinascimentale di Ambrogio Bergognone. Nel 1517 la chiesa e il monastero passarono ai benedettini cassinesi che vi restarono sino al 1798, anno in cui il monastero fu trasformato in caserma. Nel XVI secolo il campanile fu fatto abbassare di circa 25 metri da don Ferrante I Gonzaga, come la gran parte di quelli che sorgevano nelle vicinanze del castello sforzesco, affinché dall'esterno delle mura non fosse possibile vederne l'interno. La cupola ed i bracci laterali vennero modificati nel 1582.

Traslazione dei Corpi Santi (1517 e 1582)[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno dell'anno 1517 i monaci benedettini della congregazione cassinese avevano preso possesso del monastero e della basilica della quale ampliarono il coro che risultava angusto; per ampliarlo si rese necessario lo spostamento dell'altare maggiore che si trovava addossato alla parete della nicchia del coro. Durante lo spostamento i frati rinvennero le casse contenenti le reliquie di Simpliciano e dei santi Sisinio, Martirio, Alessandro e Vigilio di Trento, dei vescovi milanesi Benigno, Ampelio e Geronzio; non potendo assicurare una traslazione adatta all'importanza di quelle reliquie, esse vennero raccolte nel nuovo altare in casse di piombo separate; nella cassa di Simpliciano posero una tavoletta di cipresso con la seguente iscrizione: corpvs s.simpliciani archiepiscopi . mcxxvii . xxi avgvsti.[6]

Nel 1582 i monaci operarono una nuova trasformazione dell'altare maggiore: per permettere lo spostamento nella nuova posizione, che è quella attuale, si rese nuovamente necessario rimuovere i corpi dei santi custoditi nel vecchio altare. Fu chiamato San Carlo, vescovo di Milano, che il 7 marzo 1581 effettuò la ricognizione dei corpi e riconobbe le reliquie dei santi come erano state disposte nel 1517.

Nel 1841 la chiesa fu sottoposta a pesanti interventi in stile neoclassico e falso romanico dell'architetto Giulio Aluisetti, che rimosse gli intonaci e i capitelli originali, intonacò pareti e volte con vivaci decorazioni neoromaniche e modificò i piloni romanici. Nella stessa epoca venne eretto l'odierno altare maggiore, di dimensioni consistentemente superiori al precedente, tanto da oscurare l'affresco absidale del Bergognone. La facciata, che mantiene ancora gran parte dell'impianto originale, fu ricostruita dall'architetto Maciachini (1818-1899), autore di molti intereventi simili su chiese milanesi, nel 1870-1871;[7] nel 1927 alle finestre della facciata furono apposte vetrate disegnate dal Carpi, raffiguranti episodi della battaglia di Legnano.

Dopo la seconda guerra mondiale la chiesa venne liberata dalle sovrapposizioni ottocentesche dando origine a un restauro conservativo. Gli ultimi imponenti lavori di restauro, che hanno riportato alla luce parte delle strutture paleocristiane e reso alla chiesa i caratteri romanici, sono terminati nell'anno 2004.[8]

È spesso sede oggi di concerti di musica barocca.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è una delle meno alterate dagli interventi di fine XIX secolo e mantiene ancora in parte il suo aspetto originario romanico. Nella parte inferiore, le arcate che incorniciano i portali denunciano l'esistenza in antico di un portico, detto nartece. Il portale centrale conserva gli originali rilievi romanici, mentre i due portali laterali sono aggiunte moderne del Maciachini[4]. La parte superiore, che appare, invece, più rimaneggiata, mostra due trifore laterali, due bifore centrali, una trifora in alto ed archetti decorativi.

Sul fianco della chiesa vi è il campanile, che risulta tozzo a causa della mutilazione cinquecentesca. La cella campanaria dà verso l'esterno con quattro bifore rinascimentali.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della basilica è a sala: le tre navate, separate da quattro pilastri circolari in mattoni, sono di uguale altezza, anche se le due navate laterali, come la centrale coperte con volta a crociera, appaiono più strette di quella maggiore. Questa peculiarità della grande sala composta da tre navate di eguale altezza che fanno perno sui pilastri della navata centrale creano un effetto luminoso distribuito assai peculiare, una soluzione analoga verrà poi ripresa in tutt'altro contesto dal Gotico Catalano. Le navate sono illuminate da sei grandi monofore a tutto sesto con vetrate policrome moderne.

In prossimità del presbiterio, sotto il tiburio ottagonale e nella campata precedente, vi è l'innesto del transetto a due navate. Al suo interno, due piccole cantorie in muratura fiancheggiano l'imbocco dell'abside e sorreggono gli organi e vi sono rappresentati Santi e Sante affrescati da Aurelio Luini, figlio di Bernardino Luini. Nel transetto destro, inoltre, vi è il dipinto Sconfitta del Cammolesi di Alessandro Varotari, detto "il Padovanino". Sulla parete del transetto opposto, invece, vi sono lo Sposalizio della Vergine, di Camillo Procaccini ed un affresco con la Deposizione dalla Croce di un maestro lombardo del XVI secolo. Il presbiterio, affiancato da due pulpiti lignei barocchi, accoglie il grande altar maggiore neoclassico in marmi policromi. Nel catino absidale, vi è l'affresco dell'Incoronazione di Maria, capolavoro rinascimentale di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (1508). Il coro ligneo cinquecentesco, con legni intarsiati, fu progettato dall'architetto Giuseppe Meda.

Lungo le navate si aprono varie cappelle con decorazioni barocche, rococò e neoclassiche; fra queste la cappella del Rosario, costruita all'inizio del XVIII secolo. Dalla porta sotto la cantoria di sinistra, si accede al Sacello dei Martiri dell'Anaunia, basilichetta a croce latina con abside semicircolare, minuscolo transetto e cupoletta; la piccola costruzione potrebbe risalire al IV secolo.

Organi a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo maggiore (Ahrend opus 134)

Nella basilica si trovano tre organi a canne:

  • l'organo maggiore, situato sulla cantoria in controfacciata, è l'Ahrend opus 134, costruito nel 1990 prendendo come modello gli organi barocchi tedeschi; lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica e dispone di 35 registri su tre tastiere e pedaliera;
  • un secondo organo, costruito nel 1897 da Vincenzo Mascioni, è situato in fondo alla navata laterale di destra, nell'area del transetto; anch'esso a trasmissione meccanica, ha 22 registri su due tastiere e pedaliera; in posizione speculare, dall'altra parte dell'abside, vi è una cassa simmetrica, priva però di strumento al suo interno;
  • a pavimento nell'aula, vi è l'organo a cassapanca Pinchi (opus 408), del 1996; è a trasmissione meccanica e dispone di tre registri con un unico manuale, senza pedaliera.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Baroni, pp. 1-2
  2. ^ Baroni, p. 7
  3. ^ Baroni, p. 1
  4. ^ a b San Simpliciano, in Fiorio, Maria Teresa, Le chiese di Milano, Electa, Milano, 2006
  5. ^ Serviliano Latuada, San Simpliciano, Monastero de' PP. Benedettino-Casinesi e Parrocchia, in Descrizione di Milano: ornata con molti disegni in rame delle fabbriche più cospicue, che si trovano in questa metropoli, Tomo quinto, Milano, Giuseppe Cairoli (a spese di), 1738, p. 67.
  6. ^ Puccinelli, p. 81
  7. ^ Baroni, pp. 71-72
  8. ^ Notizie tratte da meteriale divulgativo disponibile all'interno della Basilica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN125635607 · LCCN (ENn93024685 · WorldCat Identities (ENn93-024685