Basiliche paleocristiane di Milano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I sacelli paleocristiani di San Lorenzo con i campanili romanici e la cupola con tiburio del XVI secolo

Le basiliche paleocristiane di Milano sono le prime chiese cristiane costruite nella città a partire dal 313, subito dopo l'editto di Milano di Costantino, che ammise il cristianesimo tra le religioni praticate nell'impero romano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Milano romana.
L'antica Milano romana (Mediolanum) (sec. III-V) con le mura e le porte, il forum (piazza principale), il teatro, l'anfiteatro, il circo, il palazzo imperiale,[1] la zecca, le terme Erculee, il mausoleo imperiale e le basiliche paleocristiane

Durante la tetrarchia la città divenne capitale dell'Impero romano d'Occidente su volere dell'imperatore Massimiano (286-305). L'accordo tra Costantino e Licinio (noto come l'editto di Milano del 313) segnò anche l'inizio di profonde e radicali trasformazioni: l'incoraggiamento del culto cristiano portò alla metodica distruzione dei monumenti invisi alle autorità cristiane.

A questo proposito è interessante notare che nella base su cui venne costruito San Lorenzo sono state riconosciute delle pietre tolte dall'anfiteatro di Milano, segno che era stata iniziata la demolizione del grande edificio (del I secolo uno dei più grandi anfiteatri dell'Impero) tra la fine del IV o all'inizio del V secolo.

Questo impiego era giustificato sia per la presenza di corsi d'acqua attorno alla zona dove fu costruito San Lorenzo, sia perché le grandi pietre a Milano erano scarse, trovandosi in una pianura argillosa. Sia questo fatto, che il posizionamento delle famose colonne davanti al cortile, indicano che l'edificazione delle grandi basiliche di epoca imperiale venne fatta anche a spese degli edifici pagani.

Le basiliche paleocristiane di Milano possono essere suddivise in più categorie, corrispondenti a periodi successivi.

Le prime basiliche di cui si ha notizia sono "basiliche doppie". Questa particolare conformazione forse derivava dall'aspetto degli horrea romani o, più probabilmente, si trattava, come ad Aquileia, di chiese separate per i battezzati e per i catecumeni, essendo il sacramento battesimale a quell'epoca concesso solo al completamento di un processo di conversione e purificazione spirituale. La basilica di Santa Tecla (le cui rovine sono visitabili sotto il Duomo) aveva già comunque un'abside di tipo tradizionale, che ricorda quelle delle "basiliche" annesse ai grandi palazzi civili.

Una fase successiva corrisponde a quella delle grandi basiliche della più tarda romanità, a forma poligonale, a croce, ecc. Questi furono i modelli adottati (oltre che a Milano) anche per alcune tra le maggiori basiliche più famose del tardo Impero, come quelle di Costantinopoli.

Le prime chiese di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della Fabbrica del Duomo, con la facciata della non più esistente basilica vetus, prima cattedrale di Milano in seguito sostituita dal Duomo
I resti dell'abside della basilica maior, che si trovano sotto il sagrato dell'odierno Duomo di Milano

Il centro religioso, presso l'attuale piazza del Duomo, comprendeva ben due cattedrali: una basilica vetus o minor, cattedrale "invernale" ed una basilica nova o maior, cattedrale "estiva". Queste basiliche sono solo in parte conosciute perché vi fu in seguito edificato sopra il Duomo di Milano.[2]

Basilica vetus[modifica | modifica wikitesto]

Nel quadrante nord-orientale della città, in corrispondenza dell'attuale piazza del Duomo, sorse la basilica ecclesiae (313-315), in seguito chiamata basilica vetus dopo la costruzione della basilica maior - nuova cattedrale cittadina. La basilica vetus fu molte volte distrutta e ricostruita, fino alla definitiva demolizione per reimpiegarne il materiale nella costruzione del Duomo, nel 1389. Era una basilica "doppia" (come ad Aquileia) cioè con una chiesa per i battezzati ed una per i catecumeni (i non battezzati), secondo l'usanza del tempo dei fedeli di battezzarsi solo in età avanzata. In seguito fu ampliata e prese il nome di cattedrale di Santa Maria Maggiore.

Basilica maior[modifica | modifica wikitesto]

Nel 343-345, per volere dell'imperatore Costante I di fronte alla chiesa precedente, venne costruita una seconda basilica, di maggiore grandezza e sontuosità, nella quale si tenne probabilmente il concilio di Milano, sul tema dell'arianesimo. Solo della basilica nova si conosce qualcosa, trovandosi al di sotto dell'attuale sagrato: aveva una pianta longitudinale con cinque navate e il presbiterio con abside era separato dal resto della basilica da un muro divisorio, che aveva una grande apertura al centro. Prese in seguito il nome di basilica di Santa Tecla. Venne demolita nel 1461.

San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Di pari antichità era la basilica di San Lorenzo, la quale però presentava un'inconsueta pianta a croce greca, dovuta forse al fatto di essere connessa al palazzo imperiale di Teodosio I e quindi "cappella palatina". La chiesa fu forse oggetto della disputa tra ariani e ortodossi, costruita dalla corte in antitesi con la basilica maior, e decorata sfarzosamente con ori, mosaici, secondo la nuova architettura dell'impero.

Della chiesa paleocristiana oggi resta solo la pianta e l'alzato (nonostante la riedificazione tardo manieristica, che però ricalcò le forme antiche), dove compaiono due livelli, dominati da un matroneo che corre anche lungo le esedre ai quattro lati. In questo caso il matroneo era usato non dalle donne, ma dalla corte imperiale. Dai lati si accede a una serie di sacelli esterni, o martyria, a pianta ottagonale ma di dimensioni variabili, risalenti alla fine del IV-inizio del V secolo.

Particolarmente importante è il sacello est, detto Cappella di Sant'Aquilino, dove si trova un mosaico del VI secolo con un Cristo filosofo tra i discepoli, con l'interessante fondo oro: segno che questa tecnica (in uso dal V secolo), non era una prerogativa dell'arte bizantina, anzi veniva usata anche in Occidente.

Da segnalare anche le famose colonne romane di spoglio nel cortile antistante.

Le basiliche ambrosiane[modifica | modifica wikitesto]

Mosaici del sacello di San Vittore in ciel d'oro, basilica di Sant'Ambrogio. Rappresentano una dei pochissimi resti dell'antica basilica paleocristiana
Il sacello dei martiri dell'Anaunia, basilica di San Simpliciano

La figura che dominò la vita e lo sviluppo della città fu il vescovo Sant'Ambrogio, che venne nominato al soglio episcopale poco più che trentenne nel 374. Con lui iniziò una programma di costruzione di basiliche dedicate alle varie categorie di santi: una basilica per i profeti, una per gli apostoli (la basilica di San Nazaro in Brolo), una per i martiri (martyrium, che in seguito ospitò le sue spoglie e divenne la Basilica di Sant'Ambrogio), una per le vergini (futura San Simpliciano).

Basilica martyrum[modifica | modifica wikitesto]

La basilica martyrum, conosciuta oggi come basilica di Sant'Ambrogio, è stata consacrata nel 386. È stata completamente riedificata in epoca romanica, ma doveva avere in antico una pianta a croce latina simile a quella odierna, soprattutto per quanto riguarda il quadriportico antistante alla basilica. Dell'epoca paleocristiana resta un mosaico nel cosiddetto sacello di San Vittore in Ciel d'oro, risalente al V secolo, con il più antico ritratto di Ambrogio.

Basilica apostolorum[modifica | modifica wikitesto]

La basilica apostolorum (oggi conosciuta come basilica di San Nazaro in Brolo), sempre del 386, aveva una pianta a croce greca con bracci movimentati da absidiole sui lati, che trova riscontro solo nella chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. Davanti alla chiesa si apriva un atrio porticato.

Basilica virginum[modifica | modifica wikitesto]

La basilica virginum, oggi conosciuta come basilica di San Simpliciano, conserva dell'epoca paleocristiana l'aspetto esterno delle pareti, dove si aprono arcate cieche decorative, una caratteristica ripresa dalla Basilica Palatina di Costantino a Treviri. Ha una pianta a croce greca, ma il braccio del coro, con l'abside, è molto più corto.

La pianta della basilica paleocristiana non è a croce greca, ma a croce latina, a navata unica con due aule laterali a costituire una sorta di transetto. Successivamente in epoca longobarda (Agilulfo) la navata unica è stata tripartita.

Basilica prophetarum[modifica | modifica wikitesto]

Dell'antica basilica prophetarum, in seguito ridenominata basilica di San Dionigi, si conosce solo la localizzazione (vicino ai bastioni di Porta Venezia). Non ne sono state ancora trovate tracce archeologiche.

È interessante notare che queste basiliche "esterne" rispetto alle mura imperiali (quelle di Massimiano) sono poste ai quattro lati della città, quasi a formare un quadrilatero protettivo.

Basilica portiana[modifica | modifica wikitesto]

Sulle origini della chiesa di San Vittore al Corpo s'è ampiamente discusso, con conclusioni spesso anche divergenti. Le notizie riguardo a un primitivo edificio sono alquanto incerte e lacunose, anche per il fatto che con la ricostruzione cinquecentesca della chiesa è stata cancellata ogni traccia di quest'ultimo.

Secondo una diffusa tradizione, la costruzione di una prima basilica viene fatta risalire alla prima metà del IV secolo, identificandola con quella basilica portiana che prese il titolo da Porzio, figlio di Filippo Oldano, nobile cittadino e senatore, che si era preoccupato al tempo di dare degna sepoltura ai martiri cristiani.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Altre chiese milanesi che conservano parti paleocristiane sono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Mamertino, Panegyricus genethliacus Maximiano Augusto, 11; Acta Sanctorum, Maggio II, pp. 287-290.
  2. ^ Silvia Lusardi Siena, Quale cattedrale nel 313 d.C.? Nota per una messa a punto del problema del primitivo gruppo episcopale, Milano 2012, pp. 29-33.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.
  • Silvia Lusardi Siena, Quale cattedrale nel 313 d.C.? Nota per una messa a punto del problema del primitivo gruppo episcopale, Mostra di Palazzo Reale a Milano (25 ottobre 2012 - 17 marzo 2013), a cura di Paolo Biscottini e Gemma Sena Chiesa, Ed. Mondadori Electa, Milano 2012, pp. 29–33.