Conquista romana della Gallia Cisalpina

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Conquista romana della Gallia Cisalpina
parte delle guerre romano-celtiche
GALLIA CISALPINA SPQR png.png
La provincia romana della Gallia Cisalpina
DataIIIII secolo a.C.
LuogoGallia cisalpina
Casus belliEspansionismo romano
EsitoVittoria romana e annessione della pianura padana
Schieramenti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

Con l'espressione conquista della Gallia cisalpina si indica la campagna di sottomissione dei popoli delle regioni che oggi formano l'attuale pianura padana occidentale, iniziata negli ultimi decenni del III secolo a.C., fino alla formazione della provincia romana fra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Repubblica romana (264-146 a.C.) e Guerre romano-celtiche.

Nel 332 a.C. tra Roma e i Senoni della Cisalpina fu stipulato un trattato di pace che, a quanto sembra, garantirà un interludio di pace durato circa trent'anni.[1] Quasi quarant'anni più tardi, nel 295 a.C., nell'ambito della terza guerra sannitica, i galli Senoni dell'Italia Settentrionale si allearono con gli Umbri, gli Etruschi e i Sanniti contro Roma. La coalizione, inizialmente vincitrice (con la presa di Arezzo), venne in seguito sconfitta dai Romani nella battaglia del Sentino. E così nell'ambito della terza guerra sannitica, i Senoni seguirono le sorti della coalizione italica di etrusco-sannita con cui si erano alleati: insieme a essi furono sconfitti nella battaglia del Sentino, che permise a Roma l'istituzione dell'Ager Gallicus e la fondazione della colonia di Sena Gallica,[2] che ancora conserva, nel moderno toponimo di Senigallia, la duplice memoria dell'etnonimo e dell'origine di quel popolo celtico. Nel 283 a.C., si concludeva questa prima fase, dove Roma riusciva a occupare tutti i territori a sud degli Appennini, battendo ancora i Senoni nella battaglia del lago Vadimone, combattuta contro una coalizione celto-etrusca.[2][3]

Nel 249 a.C. i Boi chiamarono in soccorso i Galli transalpini, innescando una nuova crisi che si concluderà nel 225 a.C.,[4] l'anno in cui si registra l'ultima[5] invasione gallica dell'Italia. Quell'anno, infatti, cinquantamila fanti e venticinquemila cavalieri Celti varcarono le Alpi in aiuto dei Galli cisalpini (si trattava di una coalizione di Celti insubri, Boi e Gesati[6]), e se prima riuscirono a battere i Romani presso Fiesole, vennero poi sconfitti e massacrati dalle armate romane nella battaglia di Talamone (a nord di Orbetello),[7] spianando così a Roma la strada per la conquista del nord.

Fasi della guerra di conquista[modifica | modifica wikitesto]

Territori della Gallia cisalpina (evidenziati in rosso trasparente) tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C.

Le guerre tra Romani e Insubri del 223 e del 222 a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Con la battaglia di Talamone del 225 a.C. il pericolo gallico era arrivato ancora una volta vicino all'Urbe, a questo proposito nel 223 a.C. venne organizzata una spedizione militare con a capo entrambi i consoli in carica, Publio Furio Filo e Gaio Flaminio Nepote, alla testa di circa 40.000 uomini[8]. I consoli partirono da Genua e passarono le Alpi Marittime dalla valle dello Scrivia. Il piano di guerra prevedeva un'azione combinata con gli alleati Cenomani e per questo motivo oltrepassarono il Po probabilmente nei pressi di Castelnuovo Bocca d'Adda o vicino alla successiva colonia di Cremona[9] subendo degli attacchi da parte degli Insubri durante la fase di attraversamento. I consoli decisero quindi di raggrupparsi con gli alleati Cenomani a Est del fiume Oglio, forse nella stessa Brixia. Dopo queste fasi iniziali ebbe inizio l'invasione, l'attraversamento dell'Oglio a Soncino[10] scosse gli Insubri, i quali raccolsero un grande esercito per dare battaglia in campo aperto, il luogo si trovava sulla sponda destra dell'Adda[11]. I Romani stessi, non fidandosi dei propri alleati gallici, rimandarono i guerrieri cenomani sulla sponda sinistra del fiume e tagliarono i ponti, restando però così in grave inferiorità numerica. L'esperienza appresa dalle precedenti battaglie contro i Galli e la formazione a scacchiera non fecero passare l'impeto di sfondamento insubre, a questo punto la battaglia si trasformò in un massacro di Galli, la vittoria dei due consoli risultò così netta.

L'armata viene però ritirata dal Senato di Roma per irregolarità sorte nell'elezione dei consoli, la campagna fu quindi vittoriosa ma lo stato di guerra non finì. Gli Insubri, dopo la sconfitta chiesero la firma di una pace, il Senato invece riprese le ostilità. Nel 222 a.C. i due consoli dell'anno, Marco Claudio Marcello e Gneo Cornelio Scipione Calvo, mossero contro gli insubri attraverso il percorso seguito l'anno prima. L'attraversamento del Po avvennee probabilmente presso la futura Piacenza, i consoli posero quindi d'assedio l'oppidum di Acerrae, vero caposaldo degli Insubri, i quali per tagliare le vie di fuga dei romani attaccarono il praesidium di Clastidium. Il console Marcello si staccò dall'assedio di Acerrae e a marce forzate giunse a Clastidium. I Galli dettero battagli ancora in campo aperto e nonostante un esercito Romano composto per lo più da cavalieri venneroo accerchiati e sconfitti[12].

Ad Acerrae intanto Scipione mise messo in fuga i Galli verso Mediolanum[13], dopo il ricongiungimento dei due consoli e la notizia della sconfitta del loro comandante, gli insubri abbandonarono Mediolanum stessa lasciando campo libero al saccheggio romano.

Dopo questa sconfitta gli Insubri consegnarono la loro sovranità ai Romani in cambio della sopravvivenza con la formula della deditio in fidem populi Romani[14].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gallia cisalpina e Ager Gallicus.

Per consolidare il proprio dominio Roma creò le colonie di Placentia, nel territorio dei Boi, e Cremona in quello degli Insubri. I Galli dell'Italia Settentrionale si ribelleranno nuovamente in seguito alla discesa di Annibale. Come alleati del condottiero cartaginese furono fondamentali per le sue vittorie al Trasimeno (217 a.C.) e a Canne (216 a.C.). I Boi riuscirono, inoltre, a battere i Romani nell'agguato della Selva Litana. Dopo la sconfitta di Annibale a Zama (202 a.C.), vennero definitivamente sottomessi da Roma, quando i romani risultarono vittoriosi nella battaglia di Cremona, nel 200 a.C., e in quella di Mutina (Modena), nel 194 a.C.. Si compiva, con la sottomissione dei Boi, la conquista della Cisalpina: pochi decenni dopo, lo storico greco Polibio poteva già personalmente testimoniare la rarefazione dei Celti in pianura padana, espulsi dalla regione o confinati in alcune limitate aree subalpine.[15]

L'avanzata continuò anche nella parte nord-orientale con la fondazione della colonia romana di Aquileia nel 181 a.C., come ci raccontano gli autori antichi,[16] nel territorio degli antichi Carni:[17]

«Nello stesso anno [181 a.C.] fu dedotta nel territorio dei Galli la colonia di Aquileia. 3.000 fanti ricevettero 50 iugeri ciascuno, i centurioni 100, i cavalieri 140. I triumviri che fondarono la colonia furono Publio Cornelio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino[18]

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XL, 34.2-3.)

Si trattava di una colonia di diritto latino,[16] con la funzione prioritaria di sbarrare la strada alle popolazioni limitrofe di Carni e Istri, che minacciavano i confini orientali dei possedimenti romani in Italia.[19] La città dapprima crebbe quale avamposto militare in vista delle future campagne contro Istri e Carni, più tardi quale "quartier generale" in vista di un'espansione romana verso il Danubio. I primi coloni furono 3.000 veterani,.[20] seguiti dalle rispettive famiglie provenienti dal Sannio, per un totale di circa 20.000 persone, a cui fecero seguito dei gruppi di Veneti; più tardi, nel 169 a.C., si aggiunsero altre 1.500 famiglie.[21]

Cronologia delle guerre[modifica | modifica wikitesto]

Qui di seguito trovate una lista di comandanti e azioni militari nei territori della Gallia cisalpina:

Anno[22] Comandanti militari romani in qualità di Note
238 a.C. Tiberio Sempronio Gracco console campagna militare in Liguria[23]
238 a.C. Publio Valerio Falto[24] console ha combattuto i Boi e altre popolazioni galliche[25]
236 a.C. Publio Cornelio Lentulo Caudino[26] console Ha combattuto i Boii e altre popolazioni galliche, alcune delle quali potrebbero essere state alleate provenienti dalla Gallia Transalpina; successivamente combatté i Liguri e celebrò un trionfo.[27]
236 a.C. Gaio Licinio Varo console Ha combattuto contro i Boii e altre popolazioni galliche[28]
233 a.C. Q. Fabio Massimo Verrucoso (detto "Cunctator" = temporeggiatore) console Vinse i Liguri e costruì un tempio dedicato a Honos[29]
230 a.C. Marco Emilio Barbula console Ha partecipato alla campagna in Liguria con l'altro console (V. seguente)
230 a.C. Marco Giunio Pera[30] console Ha partecipato alla campagna in Liguria insieme a Marco Emilio Barbula[31]
225 a.C. Sconosciuto praetor sconfitto da un esercito di Galli in Etruria (v. seguente)[32]
225 a.C. Lucio Emilio Papo console dapprima inviato contro i Galli ad Arminium, ma dopo la sconfitta dell'esercito del pretore (v.precedente) si recò in Etruria, dove, con Marco Atilio Regolo (v. seguente) si unì nella battaglia di Talamone contro le forze galliche e le sconfisse;[33] ha celebrato un trionfo De Galleis;[34] devastato il territorio dei Boii e dei Liguri[35]
225 Marco Atilio Regolo console unitosi a Lucio Emilio Papo dopo una campagna militare in Sardegna; morì nella battaglia di Talamone.[36]
224 a.C. Tito Manlio Torquato console[37] insieme con il collega consolare Quinto Fulvio Flacco ottenne la resa dei Boii e divenne il primo comandante romano ad attraversare il fiume Po, dove combatté contro gli Insubri[38]
224 a.C. Quinto Fulvio Flacco console agì insieme a Manlio Torquato (vedi sopra)
223 a.C. Gaio Flaminio Nepote console insieme al collega console (vedi sotto) batté gli Insubri,[39] ottenendo un trionfo De Galleis celebrato per voto popolare[40] quando il Senato glielo rifiutò per questioni religiose e politiche[41]
223 a.C. Publio Furio Filo[42] console celebrò un trionfo De Galleis et Liguribus[43]
222 a.C. Marco Claudio Marcello console insieme con il suo collega consolare Gneo Cornelio Scipione Calvo (vedi sotto) combatté gli Insubri e i Gesati presso Acerrae; seguì una forza gallica attraversando il Po e assediando Clastidium, dove ottenne le spolia opima; riunitosi a Scipione, assediò e occupò l'importante oppidum gallico di Mediolanum, ponendo così fine alla guerra; celebrò il trionfo sugli insubri e i Germani e dedicò un tempio alla dea Virtus[44]
222 a.C. Gneo Cornelio Scipione Calvo console insieme a Marcello, combatté ad Acerrae e Mediolanum
218 a.C. Lucio Manlio Vulsone (?)[45] praetor peregrinus inviato al comando della Gallia cisalpina e assediato dai celti Boi[46]
218 a.C. Marco Atilio Serrano praetor urbanus[47] inviato in Cisalpina per aiutare Manlio contro i Boii[48]
217 a.C. Gaio Flaminio Nepote console una tradizione dubbia pone Flaminio come console in Gallia Cisalpina; morì quindi nella Battaglia del Lago Trasimeno[49]
217 a.C. C. Centenio propraetor inviato in aiuto di Flaminio, ma annientato da Annibale[50]
215214 a.C. M. Pomponio Matone[51] propraetor agì nel cosiddetto ager Gallicus[52]
213211 a.C. Publio Sempronio Tuditano praetor catturò la città di Atrinium;[53] Ebbe la proroga dell'imperium in Cisalpina[54]
211–210 a.C. C. Laetorius praetor peregrinus inviato ad Ariminum; propraetor in Gallia[55]
209208 a.C. Lucio Veturio Filone[56] praetor peregrinus Ottenne l'imperium in Gallia cisalpina, poi come propraetor in Gallia[57]
207 a.C. Marco Livio Salinatore console inviato in Gallia contro Asdrubale Barca, che poi riuscì a sconfiggere nella battaglia del Metauro[58]
207 a.C. Gaio Claudio Nerone console joined Livius at Sena[59]
207 a.C. Lucio Porcio Licino[60] praetor inviato con Livio Salinatore[61]
206 a.C. Quinto Mamilio Turrino praetor peregrinus più tardi inviato in Gallia per proteggere le colonie di Cremona e Placentia[62]
205202 a.C. Spurio Lucrezio praetor ottenne l'imperium prorogato in Gallia (Ariminum); respinse Magone Barca che voleva sbarcare in Liguria insieme a Livio Salinatore; ebbe anche il compito di ricostruire nel 203–202 a.C. Genova[63]
204 a.C. Lucio Scribonio Libone praetor peregrinus Ottenne l'imperium in Gallia[64]
204–203 a.C. Marco Cornelio Cetego proconsole Ottenne l'imperium prorogato in Gallia; si unì a Quintilio (vedi sotto) contro Magone[65]
203 a.C. Publio Quintilio Varo[66] praetor combatté Magone vicino ad Ariminum in Cisalpina[67]
202 a.C. Marco Sesto Sabino[68] praetor Fu assegnato alla Gallia cisalpina.[69]
200 a.C. Lucio Furio Purpureo[70] praetor sedò una rivolta di Galli e Liguri; celebrò il trionfo sui Galli[71]
199 a.C. Gneo Bebio Tamfilo[72] praetor assegnato alla Gallia cisalpina; sconfitto dagli Insubri presso Ariminum e ordinatogli di tornare a Roma[73]
199–198 a.C. Lucio Cornelio Lentulo console assegnato all'Italia come sua provincia, ma si recò in Gallia dopo la sconfitta di Bebio; ottenne il comando prorogato fino a quando fu rilevato da un'armata consolare nel 197 a.C.[74]
198 a.C. C. Elvio[75] praetor assegnato alla Gallia cisalpina[76]
197 a.C. Gaio Cornelio Cetego console entrambi i consoli furono assegnati all'Italia come una loro provincia;[77] Cetego combatté contro i Galli. celebrando il trionfo sugli Insubri ed i Cenomani[78]
197 a.C. Quinto Minucio Rufo console combatté contro Galli e Liguri; gli fu negato il trionfo dal Senato per le vittorie sui Boi ed i Liguri, ma ne celebrò uno privato sui Colli Albani[79]
196 a.C. Lucio Furio Purpureo[80] console ad entrambi i consoli fu assegnata l'Italia come provincia;[81] Furio combatté contro Galli e Liguri[82]
196 a.C. Marco Claudio Marcello console vedi il precedente: combatté i Boii e celebrò il trionfo[83]
195194 a.C. Lucio Valerio Flacco console gli fu assegnata l'Italia come provincia; combatté contro i Galli;[84] come proconsole vinse gli Insubri a Mediolanum[85]
195 a.C. Publio Porcio Laeca praetor il suo comando fu creato per lanciare l'attacco sulle popolazioni dei Liguri[86]
194 a.C. Tiberio Sempronio Longo console entrambi i consoli furono inviati contro i Boii ed i Liguri[87]
194 a.C. Publio Cornelio Scipione Africano console vedi precedente: Scipione tornò a Roma per le elezioni
193 a.C. Lucio Cornelio Merula console assegnato alla provincia della Cisalpina; fece la guerra contro i Boii e li sconfisse presso Modena, ma gli fu rifiutato il trionfo[88]
193–191 a.C. Quinto Minucio Termo console (e poi proconsole) con quartier generale posto a Pisa; combatté contro i Liguri ottenendo piccoli successi il primo anno; nel 192 a.C. ottenne una vittoria; rimase proconsole nel 191 a.C.[89]
192 a.C. Lucio Quinzio Flaminino console gli fu assegnata l'Italia e la Gallia, e tenne le elezioni; combatté contro i Liguri[90]
192–191 a.C. Gneo Domizio Enobarbo console gli fu assegnata una provincia fuori dall'Italia in caso di guerra contro Antioco III, oppure Italia o Gallia cisalpina in caso contrario; combatté contro i Boii[91]
191–190 a.C. Publio Cornelio Scipione Nasica console successe a Domizio e sconfisse i Boii; gli fu concesso il trionfo; come proconsole sottrasse i territori dei Boii[92]
190–189 a.C. Gaio Lelio console assegnatagli l'Italia, tenne il comando anche in Cisalpina[93]
189 a.C. Lucio Bebio Dive praetor Ebbe il mandato in Hispania Ulterior, subì un agguato da parte dei Liguri dove rimase ferito; fuggì attraverso Transalpina fino a Massilia, dove morì[94]
188 a.C. Marco Valerio Messalla console assegnatagli Pisa e i Liguri[95]
188 a.C. Gaio Livio Salinatore console assegnato alla Gallia cisalpina, fondò Forum Livii[95]
187 a.C. Marco Furio Crassipe praetor disarmò in modo illegale il popolo dei Cenomani e di conseguenza fu costretto ad abbandonare la provincia dal successore, Marco Emilio Lepido[96]
187 a.C. Marco Emilio Lepido console restituì le armi ai (vedi precedente) e diede inizio alla Via Emilia;[97] entrambi i consoli furono assegnati alla Liguria che fu devastata[98]
187 a.C. Gaio Flaminio console devastò la Liguria insieme a Lepido (vedi sopra) e sottomise i Friniates e gli Apuani; costruì poi una strada che conduceva da Bononia ad Arretium[99]
186 a.C. Spurio Postumio Albino console entrambi i consoli furono assegnati alla Liguria[100] ma erano occupati nei preparativi dei Bacchanalia l'intero anno[101]
186 a.C. Quinto Marcio Filippo console fece irruzione nel territorio degli Apuani ma soffrì pesanti perdite[102]
185 a.C. Appio Claudio Pulcro console ottenne una vittoria sugli Ingauni della Liguria[103]
185 a.C. Marco Sempronio Tuditano console devastò il territorio degli Apuani in Liguria[103]
184 a.C. Publio Claudio Pulcro console entrambi i consoli furono assegnati alla provincia della Liguria[104]
184–183 a.C. Lucio Porcio Licino console vedi precedente: come console ordinò a Marcello (vedi sotto) di portare la sua legione nella Venetia[105]
183–181 a.C. Marco Claudio Marcello console entrambi i consoli furono assegnati alla Liguria, ma Marcello andò ad Aquileia (Venetia) per opporsi ad un insediamento di Galli transalpini; voleva iniziare una guerra contro le popolazioni dell'Istria; gli fu prorogato il comando con rinforzi alla sua armata; consultò il Senato quando i Liguri vollero arrendersi a lui, invece di chiedere al console dell'anno 182 a.C. (vedi sotto); nel 181 a.C., si suppone avesse un successore ma andò in aiuto di Paolo (vedi sotto) in Liguria[106]
183–182 a.C. Quinto Fabio Labeo console vedi successivo: il comando fu prorogato[107]
183 a.C. Lucio Giulio Cesare[108] praetor gli fu data un'armata per prevenire un insediamento di Galli transalpini ad Aquileia senza ricorrere alla guerra;[109] sono ricordati da Tito Livio ulteriori sforzi diplomatici,[110] il quale aggiunge che C. Valerio Flacco come praetor peregrinus[111] mandò ambasciatori dei Galli al Senato.[112]
182–181 a.C. Gneo Bebio Tamfilo console combatté con successo in Liguria; ritornò per tenervi le elezioni; tornò poi in Liguria come proconsole (vedi sopra al 199 a.C.) ma inviò le sue truppe al praetor in Sardegna[113]
182–181 a.C. Lucio Emilio Paolo Macedonico console inviato in Liguria, continuò come proconsole; fu assediato ma vinse in modo decisivo; la sottomissione della popolazione degli Inguani gli fece ottenere un trionfo[114]
181–180 a.C. Publio Cornelio Cetego console assegnato alla Liguria; insieme a Bebios (vedi sotto) insediò con la forza gli Apuani e celebrò il trionfo[115]
181–180 a.C. Marco Bebio Tamfilo[116] console assegnato insieme a Cornelio Cetego alla Liguria; tornò a Roma per le elezioni; gli fu prorogato l'imperium in Liguria; insediò con la forza gli Apuani nel Samnio e celebrò il trionfo[117]
181 a.C. Quinto Petilio Spurino[118] praetor urbanus gli fu ordinato di ricorrere ad una ulteriore leva militare forzata per raccogliere turppe contro i Liguri, per poi mandarle tutte in congedo ad operazioni terminate[119]
181 a.C. Quinto Fabio Massimo[120] praetor peregrinus gli fu assegnata la stessa armata di Spurinus (vedi precedente); consegnò la risposta del Senato ai Liguri che chiedevano la pace[121]
181–180 a.C. Quinto Fabio Buteo[122] praetor assegnato alla Gallia cisalpina; compì campagne militari in Histria presso Aquileia; il mandato gli fu prorogato come propraetor[123]
180 a.C. Aulo Postumio Albino Lusco console assegnato con il collega (vedi sotto) alla Liguria[124]
180 a.C. Gaio Calpurnio Pisone console assegnato alla Liguria, ma morì di peste all'inizio del suo mandato, con il risultato di nuove ripercussioni da parte dei Liguri Apuani[125]
180 a.C. Quinto Fulvio Flacco[126] console suffetto assegnato alla provincia dei Liguri in sostituzione di Pisone; deportò più di 7.000 Apuani nel Sannio[127]
179 a.C. Quinto Fulvio Flacco console entrambi i consoli furono assegnati alla Liguria;[128] Fulvio deportò un certo numero di Liguri dalle montagne nell'Italia centrale e bloccò l'insediamento di popolazioni provenienti da Gallia Transalpina in Italia;[129] celebrò quindi il trionfo[130]
179 a.C. Lucio Manlio Acidino Fulviano console fratello di Fulvio Flacco, fu assegnato anch'egli alla Liguria (vedi sopra)
178177 a.C. Aulo Manlio Vulsone[131] console assegnato alla provincia della Gallia, che utilizzò come piattaforma per lanciare una campagna militare in Istria; cacciato dal suo campo dagli Istri, lo riconquistò e gli sconfisse; il comando fu prorogato e ricevette la sottomissione della maggior parte degli Istri[132]
178–177 a.C. Marco Giunio Bruto console fu assegnato alla Liguria, ma dopo la sconfitta degli Istri, si unì al collega ad Aquileia; costretto ad accettare la sottomissione degli Istri, ma dopo un litigio furono rimossi nel comando dal console Claudius (vedi sotto al 177 a.C.)[133]
178–177 a.C. Tiberio Claudio Nerone praetor peregrinus inviato da Roma a mettere insieme una nuova armata per succedere a Brutus (vedi il precedente) a Pisa in Liguria; continuò l'anno seguente come proconsole con una legione[134]
177–176 a.C. Gaio Claudio Pulcro console inviato in Istria; dopo una disputa con il predecessore e proconsole, portò a termine la guerra contro gli Istri e costrinse il loro re Aepulo a sottomettersi;[135] pose termine ad una ribellione in Liguria[136] e celebrò il trionfo su Istri e Liguri;[137] dopo aver tenuto le elezioni, andò in Gallia per fermare i raids liguri attorno a Mutina (Modena); l'imperium come proconsole gli fu prorogato e riuscì a rioccupare Mutina, per poi rivolgersi contro i Liguri.[138]
177 a.C. Gneo Cornelio Scipione (?) praetor assegnato alla Gallia; la sua identità è sconosciuta[139]
176 a.C. Quinto Petilio Spurino console assegnato alla Liguria, qui vi morì in battaglia.[140]
176 a.C. Gaio Valerio Levino console suffetto fece una guerra in Liguria[141]
175 a.C. Publio Muzio Scevola console insieme al collega consolare iniziò una campagna in Liguria e celebrò il trionfo.[142]
175 a.C. Marco Emilio Lepido console vedi il precedente M.Emilio Lepido
173 a.C. Lucio Postumio Albino console assegnato alla Liguria, ma fu inviato in Campania per recuperare terreni pubblici dai privati[143]
173–172 a.C. Marco Popilio Lenate console assegnato alla Liguria, dove condusse in schiavitù i Statelliates;

ignorò i tentativi da parte del Senato di invertire la sua azione; continuò come proconsole, combattendo contro i Statelliates e rifiutò di tornare fino a quando fu costretto a farlo da due tribuni della plebe; censurato dal Senato e perseguito dai tribuni, riuscì a scampare alla condanna attraverso la "connivenza " del pretore che presiedeva il tribunale[144]

172 a.C. Gaio Popilio Lenate console assegnato alla Liguria, dove sostenne le ingiustizie commissionate dal fratello Marco (vedi sopra), nonostante le critiche del Senato.[145]
171 a.C. Gaio Cassio Longino console assegnato all'Italia ma attivo in Gallia; venne trattenuto per decreto del senato, quando tentò di attaccare la Macedonia attraverso l'Illyria; servì come tribuno militare nel 171 a.C. sotto il console Aulo Ostilio Mancino in Macedonia e Grecia per evitare di affrontare reclami formali da parte dei Galli su altri dei suoi misfatti consolari.[146]
170 a.C. Aulo Atilio Serrano console un anno tranquillo in Liguria e Gallia[147]
169168 a.C. Gneo Servilio Cepione console assegnato all'Italia come provincia, servì in Gallia l'anno seguente.[148]
168–167 a.C. Gaio Licinio Crasso console assegnato all'Italia come provincia, dopo la battaglia di Pidna andò in Gallia, probabilmente per rilevare Servilio Cepione; gli fu prorogato l'imperium fino a quando fu inviato come legato in Macedonia, e sostituito in Gallia da Elio (vedi sotto)[149]
167 a.C. Quinto Elio Peto console tenne il comando in Gallia[150]
167 a.C. Marco Giunio Penno console tenne il comando in Liguria[150]
166 a.C. Marco Claudio Marcello console servì contro i Galli dei passi alpini e celebrò il trionfo[151]
166 a.C. Gaio Sulpicio Gallo console servì contro i Liguri e celebrò il trionfo[151]
162 a.C. Gaio Marcio Figulo console assegnato alla Gallia come provincia[152]
159158 a.C. Marco Fulvio Nobiliore console ottenne il comando in Liguria, e come proconsole celebrò il trionfo sui Liguri di Velia[153]
155 a.C. Marco Claudio Marcello console (vedi sopra al 166 a.C.); mise fine ad una rivolta tra i Liguri Apuani e celebrò il trionfo.[154]
154 a.C. Quinto Opimio console venne in aiuto dell'alleata dei Romani, Massilia (Marsiglia) contro i Galli della Transalpina, i Liguri Oxybii e i Deciatae; ottenne una veloce vittoria[155]
146 a.C. Oppio (?) praetor ottenne una vittoria sui Galli.[156]

Conseguenze: i territori sono trasformati in provincia romana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gallia cisalpina, Governatori romani della Gallia Cisalpina e Province romane.

Non è dato sapere il momento in cui venne dedotta la provincia romana della Gallia Cisalpina. La storiografia moderna oscilla fra la fine del II secolo a.C. e l'età sillana. Vero è che all'89 a.C. risale la legge di Pompeo Strabone ("Lex Pompeia de Gallia Citeriore") che conferì alla città di Mediolanum, e ad altre, la dignità di colonia latina. Nel dicembre del 49 a.C.[157] Cesare con la Lex Roscia concesse la cittadinanza romana agli abitanti della provincia e nel 42 a.C. venne abolita la provincia, facendo della Gallia Cisalpina parte integrante dell'Italia romana.[158]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christiane Éluère, I Celti: "barbari d'Occidente", p. 68. Coll. «Universale Electa/Gallimard●Storia e civiltà» (nº 44).
  2. ^ a b Demandt, p. 86.
  3. ^ Floro, I, 13.
  4. ^ Christiane Eluère, p. 69.
  5. ^ Ogilvie, Cronologia.
  6. ^ Kruta, La grande storia dei Celti, pp. 251.
  7. ^ Polibio, Storie, II,25-27.
  8. ^ Polibio, Storie II 31, 8 -10.
  9. ^ Pontiroli G., Catalogo della sezione archeologica del Museo civico Ala Ponzone di Cremona, Milano, 1974.
  10. ^ Roberto Knobloch, "... Così finì la guerra contro i Celti": gli scontri tra Romani e Insubri del 223 - 222 a.C., in Insula Fulcherìa, vol. 2012, XLII.
  11. ^ Polibio, Storie II, 32, 6.
  12. ^ Plutarco, Marcello 6, 10 - 12.
  13. ^ Polibio, Storie 34. 15.
  14. ^ Polibio, Storie II 35, 1.
  15. ^ Polibio, Storie, II.35.4
  16. ^ a b Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, I, 13.2.
  17. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 126-127.
  18. ^ CIL V, 873.
  19. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXIX, 55; XL, 34.2-3; XLI, 1; XLI, 9-10; XLIII, 1.
  20. ^ Luisa Bertacchi, Aquileia: l'organizzazione urbanistica, p.209.
  21. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XLIII, 17.1.
  22. ^ Tutte le date sono avanti Cristo.
  23. ^ Paolo Orosio 4.12.1; Giovanni Zonara 8.18; Tito Livio, Periochae 20; MRR1 p. 221.
  24. ^ Nessun'altra carica assunta da Publio Valerio Falto fu registrata; non va confuso con Quinto Valerio Falto, che fu console nel 239 a.C..
  25. ^ Paolo Orosio 4.12.1; Giovanni Zonara 8.18; cf. Tito Livio, Periochae 20; MRR1 p. 221; MRR2 p. 628.
  26. ^ Nessun'altra carica fu registrata per Publio Cornelio Lentulo Caudino; probabilmente non è da identificare con l'uomo che fu curule aedile nel 209 a.C. e governatore della Sardegna nel 203202 a.C..
  27. ^ Giovanni Zonara 8.18; cf. Polibio 2.21.5–5 e Tito Livio, Periochae 20; Acta Triumphalia Degrassi 76f., 549; Eutropio III.2 (con il praenomen Lucius); MRR1 p. 222.
  28. ^ Zonara 8.18; cf. Polibio 2.21.5–5 e Livio, Periochae 20; MRR1 p. 222.
  29. ^ Cicerone, In Pisonem 58, De natura deorum 2.61; Acta Triumphalia Degrassi 76f., 549; Plutarco, Fabius 2.1; Auctor, De viris illustribus 43; Giovanni Zonara 8.18) MRR1 p. 224.
  30. ^ Marco Giunio Pera fu anche censore nel 225 a.C. e dittatore nel 216 a.C. con l'incarico di arruolare e armare le truppe contro Annibale e di tenere le elezioni; MRR1 p. 248; MRR2 p. 577.
  31. ^ MRR1 p. 226, with sources.
  32. ^ MRR1 p. 230.
  33. ^ Polibio II, 23.5 and 25–31; Plinio il Vecchio, Naturalis historia III, 138; Appiano di Alessandria, Guerre celtiche 2; Cassio Dione Cocceiano frammento 50.4; Orosio 4.13.5–10.
  34. ^ Acta Triumphalia Degrassi 78f., 550; Floro I, 20.3: Eutropio III, 5.
  35. ^ La sequenza di questi eventi è confusa. Diodororo Siculo (25.13) dice che Emilio devastò i territori dei Boi mentre era proconsole (ἀνθύπατος); Polibio (II, 31.4–6) e Zonara (8.20) indicano che celebrò il suo trionfo mentre era ancora console; MRR1 p. 231.
  36. ^ Polibio II, 23.6 and 27–28; Plinio il Vecchio, Historia Naturalis III, 138; Orosio 4.13.5–10; Zonara 8.20; MRR1 p. 230.
  37. ^ The second consulship of this Manlius Torquatus.
  38. ^ Polibio II, 31.8–10; Orosio 4.3.11; Livio, Periochae 20 e Zonara 8.20; MRR1 p. 231.
  39. ^ Polibio II, 32–33)
  40. ^ Acta Triumphalia Degrassi 78f., 550; Livio XXI, 63.2 e XXIII, 14.4; Silio Italico VI, 653–635; Zonara 8.20. Flaminio viene considerato come il primo dei "populares."
  41. ^ Silio Italico IV, 704–706, V, 107–113 e 649–655; Plutarco, Fabius 2.4; Floro I, 20.4; Orosio IV, 13.4; MRR1 p. 232.
  42. ^ Praetor nel 216 a.C..
  43. ^ Acta Triumphalia Degrassi 78 seg., 550; Zonara 8.20.
  44. ^ MRR1 p. 233.
  45. ^ Dove il cognomen Vulsone non è sicuro.
  46. ^ Polibio III, 40.11–14 e 56.6; Tito Livio XXI, 17.7, XXV, 8–26.2, 39.3; MRR1 pp. 238 e 240 (nota 4).
  47. ^ Non era usuale per un urbanus lasciare la città di Roma; MRR1 pp. 238 e 240 (nota 3).
  48. ^ Tito Livio XXI, 26.2 e 39.2.
  49. ^ MRR1 p. 242.
  50. ^ Polibio, III, 86.3–5; Cornelio Nepote, Annibale 4.3; Tito Livio XXII, 8.1; Appiano, Guerre annibaliche 9.10–11, 17; Zonara 8.25; MRR1 p. 245, e pp. 246–247 (nota 9).
  51. ^ Pretore nel tardo 217 a.C. e per tutto il 216 a.C.; fu propraetor della "Cisalpina" nel 215 a.C. (Livio, XXIV, 10.3); il cognomen Matho non è certo; vedi Manio Pomponio Matone, molto probabilmente suo fratello.
  52. ^ Tito Livio XXIV, 10.3; MRR1 pp. 256, 260.
  53. ^ Tito Livio 24.47.14)
  54. ^ Tito Livio XXV, 3.6, 26.1.5; MRR1 p. 269.
  55. ^ Tito Livio XXVII, 7.11; potrebbe non essersi recato in Gallia fino al 211 a.C.; MRR1 pp. 279 and 284 (note 1).
  56. ^ Questo Lucio Veturio Filone non è il dictator del 217 a.C.. CH
  57. ^ Tito Livio XXVII, 22.6; MRR1 p. 292.
  58. ^ Tito Livio, XXVII, 35.10 e 38.7.
  59. ^ Polybius 11.1–3; Tito Livio 27.43–51; Cicero, Brutus 73; Horace, Carmen 4.4.36–71; Valerius Maximus 3.7.4 and 7.4.4; Frontinus, Stratagems 1.1.9 and 2.9, 2.3.8 and 9.2, 4.7.15; Silius Italicus 15.544–823; Suetonius, Tiberius 2.1; Florus 1.22.50–54; and other sources MRR1 p. 294.
  60. ^ legatus nel 211 a.C. ed edile plebeo nel 210 a.C..
  61. ^ Tito Livio XXVII, 39.9, 46.5, 47.4, 48.1; MRR1 p. 295.
  62. ^ Tito Livio XXVIII, 11.11; MRR1 p. 298.
  63. ^ Tito Livio XXVIII, 46.12, XXIX, 5.1–9, 13.4, XXX, 1.9–10; Appiano di Alessandria, Guerra annivalica 54; Zonara 9.11; MRR1 pp. 302, 308, 312, 315 (note 4).
  64. ^ MRR1 p. 306.
  65. ^ Tito Livio XXX, 1.7 e 18–19; Zonara 9.12
  66. ^ Era un flamen di Marte quando morì nel 169 a.C.. See MRR2 p. 610.
  67. ^ Tito Livio XXX, 18.1–15; MRR1 pp. 311 e 315 (nota 3).
  68. ^ Fu edile plebeo nel 203 a.C..
  69. ^ MRR1 p. 316.
  70. ^ Fu tribuno militare nel 210 a.C., poi legato nel 199 a.C., console nel 196 a.C. e legato e ambasciatore nel 190189 a.C. e 183 a.C..
  71. ^ Livio, XXXI, 10–11.3, 21–22.3, 47–49; Cassio Dione fr. 58.6; Zonara 9.15; Orosio 4.20.4; MRR1 pp. 323, 326 (nota 1).
  72. ^ Figlio di Quinto Bebio Tamfilo. Tribuno della plebe nel 204 o 203 a.C.; edile plebeo nel 200 a.C.; triumviri coloniae deducendae); console nel 182 a.C..
  73. ^ Tito Livio XXXII, 7.5–7; Zonara XI, 15; MRR1 p. 327.
  74. ^ Tito Livio XXXII, 1–2 and 7.6–8; MRR1 p. 326.
  75. ^ tribuno militare nel 203 a.C.; edile prelbeo nel 199 a.C.; servì sotto Gneo Manlio Vulsone in Asia nel 189 a.C.: MRR1 p. 364 MRR2 p. 572.
  76. ^ Tito Livio 32.9.5 and 26.2–3; MRR1 p. 330.
  77. ^ Polibio XVIII, 11.2 and 12.1; Tito Livio XXXII, 28.8.
  78. ^ Tito Livio XXXIII, 23.1; MRR1 pp. 332–333.
  79. ^ Tito Livio XXXII, 28–31, XXXIII, 22–23; Acta Triumphalia Degrassi 78f., 552; MRR1 pp. 332–333.
  80. ^ See praetorship in 200 BC.
  81. ^ Tito Livio XXXIII, 25.4–11.
  82. ^ Tito Livio XXXIII, 37.1–9; MRR1 p. 335.
  83. ^ Tito Livio XXXIII, 36.4–15, 37.9–12; Acta Triumphalia Degrassi 78 segg., 552; MRR1 p. 335.
  84. ^ Tito Livio XXXIII, 43.5, XXXIV, 22.1–3 and 42.2–4: Plutarco, Cato Maior 10.1; MRR1 p. 339.
  85. ^ Tito Livio XXXIV, 46.1; MRR1 p. 344.
  86. ^ Tito Livio XXXIII, 43.5 and 9; MRR1 p. 340.
  87. ^ Tito Livio XXXIV, 43.3–5; 43.9, 46–48.2 e 54.1; Orosio 4.20.15; MRR1 pp. 342–343.
  88. ^ Tito Livio XXXIV, 55.6 and 56.12–13, XXXV, 4–5, 6.5–9, 35.8; MRR1 p. 346.
  89. ^ Tito Livio XXXIV, 55.6 e 56.3–7; XXXV, 3.1–6, 6.1–4, 11.1–13, 20.6, 21.7–11; XXXVI, 38.1–4 e 40.2; MRR1 pp. 346, 351, 354.
  90. ^ Tito Livio XXXV, 20.1–7 e 20.4–6; MRR1 p. 350.
  91. ^ Tito Livio XXXV, 20.2, 20.7, 22.3–4 e 40.2–4; MRR1 p. 350.
  92. ^ Tito Livio XXXVI, 1.8–9, 2.1, XXXVII, 2.5; XXXVIII, 5–7, 35.4, 39–40; Acta Triumphalia Degrassi 78 seg., 553; Orosio IV, 20.21; MRR1 p. 352.
  93. ^ Tito Livio XXXVII, 1.10, 50.13, XXXVIII, 36.1, 46.10, 47.1; MRR1 p. 356.
  94. ^ Tito Livio XXXVII, 57.1–2; Orosio IV, 20.24; MRR1 p. 361.
  95. ^ a b Tito Livio XXXVIII, 35.7–10 e 42.1; MRR1 p. 365.
  96. ^ Tito Livio XXXIX, 3.1–3, Diodoro Siculo, XXIX, 14,che sbaglia il nome scambiandolo per un Fulvio; MRR1 p. 368.
  97. ^ Tito Livio XXXIX, 2.10; Strabone V, 1.11; CIL I, 2617-CIL I, 2610.
  98. ^ MRR1 pp. 367–368; Tito Livio XXXVIII, 42.8–12, XXXIX, 1.1–2 e 2.1–11.
  99. ^ Broughton dice che Strabone attribuisce in modo errato (V, 1.11) a quest'uomo la costruzione della strada, costruita invece dal padre; Tito Livio XXXIX, 1.1–2 e 2.1–6; MRR1 pp. 367–368, 370 (nota 1).
  100. ^ Tito Livio XXXIX, 20.2.
  101. ^ MRR1 pp. 370–371. Vedi Senatus consultum de Bacchanalibus.
  102. ^ Tito Livio XXXIX, 20; Orosio IV, 20.26; MRR1 pp. 370–371.
  103. ^ a b Tito Livio XXXIX, 32; MRR1 p. 372.
  104. ^ Tito Livio XXXIX, 38.1, 7; MRR1 p. 374.
  105. ^ Tito Livio XXXIX, 54.2.
  106. ^ Tito Livio XXXIX, 45.3, XL, 1.6 e 16.5–6, 25.9, 26.2, 54.1–4, 55.4–5, 56.3–5; MRR1 pp. 378 e 382.
  107. ^ Tito Livio XL, 1.3, 8.
  108. ^ Cognomen conjectured; no other offices are identified for this man; MRR2 p. 574.
  109. ^ Tito Livio XXXIX, 45.6–7; MRR1 p. 378.
  110. ^ Tito Livio XXXIX, 54.5.
  111. ^ Ed anche come Flamen Dialis (dal 209 a.C. fino a circa il 174 a.C.) limitato così alla città; vedi F. Münzer, De Gente Valeria (Oppoliae, 1891; Berlin) 40, n. 19. Questo Gaio Valerio Flacco era anche un edile curule nel 199 a.C..
  112. ^ MRR1 p. 379.
  113. ^ Tito Livio XL, 1.1 and 5, 16.4, 17.6–7, 19.8, 25.7; MRR1 p. 381.
  114. ^ Plutarco, Emilio Paolo 6.1–3; Tito Livio XL, 1.1 e 1.5, 16.4, 17.6–7, 25.2–10, 27.1–28.9, 34.7–8; Frontino, Stratagemmi III, 17.2; Elogia, CIL 12.1, pp. 194, 198—Inscript. Ital. 12.3.81, 71b; Velleio Patercol I, 9.3; Auctore De viris illustribus 56.1; MRR1 pp. 381, 384.
  115. ^ Tito Livio XL, 18.3, 26.5–6, e 35.1; MRR1 pp. 383–384.
  116. ^ Not to be confused with Gnaeus Baebius Tamphilus (consul 182).
  117. ^ Tito Livio XL, 36.7, 37.8–38.9; MRR1 pp. 383–384, 388.
  118. ^ Quintus Petilius Spurinus was a quaestor, probably by 188 BC; he was a tribune of the plebs in 187, and consul in 176.
  119. ^ Tito Livio XL, 26.7, 28.9; MRR1 p. 384.
  120. ^ Questo Quinto Fabio Massimo fu probabilmente questore in Hispania Ulterior negli anni 188186 a.C., o forse l'uomo in questione potrebbe essere quel Quinto Fabio Buteo.
  121. ^ Tito Livio XL, 34.10–11; MRR1 p. 384.
  122. ^ Probabilmente questore in Spagna negli anni 188186 a.C. (o forse si trattava di quel Fabio Massimo, praetor peregrinus nel 181 a.C.); insieme ai due Popillii Lenati, Buteo fu uno dei triumviri coloniae deducendae nel 180 a.C., per dedurre una colonia di diritto latino a Pisa (Tito Livio XL, 43.1); nel 168 a.C., fu uno dei quinqueviri finibus cognoscendis statuendisque, dediti ad investigare e decidere su una disputa di confini tra Pisa e la colonia di Luni (Tito Livio XLV, 13.10–11).
  123. ^ Tito Livio XL, 26.2–3, 36.13; MRR1 pp. 384, 388, MRR2 p. 562.
  124. ^ Tito Livio XL, 35.8, 36.6, 41.1–2, 5–9; MRR1 p. 387.
  125. ^ Tito Livio XL, 35.8, 36.6; MRR1 p. 387.
  126. ^ Da non confondersi con quel Quinto Fulvio Flacco che fu console nel 179 a.C..
  127. ^ Tito Livio XL, 41.3–4; MRR1 p. 387.
  128. ^ Tito Livio 40.44.3.
  129. ^ Tito Livio XL, 53.1–6; Florus 1.19.5.
  130. ^ Tito Livio XL, 59.1–3; MRR1 pp. 391–392.
  131. ^ Uno dei triumviri coloniis deducendis a cui fu affidato in triennio di imperium (dal 194 al 192 a.C.) per colonizzare l'Ager Thurinus; fu forse praetor suffectus nel 189 a.C.; MRR1 p. 345; MRR2 pp. 587, 645–646.
  132. ^ Tito Livio XLI, 1–5, 6.1–3, 7.4–10, 10.1–5, 11.1; MRR1 p. 395.
  133. ^ Tito Livio XLI, 5.5, 9–12; MRR1 p. 395.
  134. ^ Tito Livio XLI, 5.6, 8 e XLI, 12.1, 7; MRR1 pp. 395, 397 (notes 2 and 3), 398.
  135. ^ Polibio XXV, 4.1; Tito Livio XLI, 8.5, 9.3 e 8, 10.5–11.9; Floro I, 26 (che gli dà il praenomen come Appius).
  136. ^ Tito Livio XLI, 12.3 e 7–10.
  137. ^ Tito Livio XLI, 13.6–8; Acta Triumphalia Degrassi 80f. 555.
  138. ^ Tito Livio XLI, 14.1–3, 6; XLI, 17.7–18.6; MRR1 pp. 397–398, 401.
  139. ^ Tito Livio 41.9.10; MRR1 pp. 398 and 399 (note 1).
  140. ^ Tito Livio XLI, 14.8–10 e 15.5, 17.6–18.16;MRR1 p. 400.
  141. ^ Tito Livio XLI, 18.6–7, 15; MRR1 p. 400.
  142. ^ MRR1 p. 402.
  143. ^ Tito Livio XLII, 1.6 e 9.7–9; MRR1 p. 408.
  144. ^ Tito Livio XLII, 7.3–9.6, XLII, 21.2–5 e 8, 4.22.1–8; MRR1 pp. 408, 412.
  145. ^ Tito Livio XLII, 10.10–12, 21.1–5, 22.1 e 5; MRR1 p. 410.
  146. ^ Tito Livio XLII, 31.1 e 32.1–5; XLIII, 1.4–12 e 5.1–9; MRR1 p. 416. I misfatti di Cassio erano tali che fu inviata "un'ambasciata di dignità eccezionale" — Gaio Lelio (console nel 190 a.C.) e M. Emilio Lepido (console nel 187 e 175 a.C.) — attraverso le Alpi per affrontare le lamentele del capo gallico Cincibilis (Tito Livio XLIII 5.7 e 10.)
  147. ^ Tito Livio XLIII, 9.1–3 e 11.3; MRR1 p. 420.
  148. ^ Tito Livio XLIII, 12.1 e 15.3–5; XLIV, 17.2–4 e 18.5; 45.12.4–9; MRR1 pp. 423, 429.
  149. ^ Tito Livio XLV, 5.12.9–12 e 16.4; MRR1 p. 427.
  150. ^ a b Tito Livio XLV, 16.3, 17.6, 44.3; MRR1 p. 432.
  151. ^ a b Tito Livio, Periochae 46; MRR1 p. 437.
  152. ^ I consoli del 162 a.C. furono richiamati a causa degli aruspici infausti e costretti ad abdicare. Valerio Massimo I, 1.3; Cicerone, Ad Quintum fratrem II, 2.1; De divinatione I, 33, I, 36, II, 74; De natura deorum II, 10–11; Plutarco, Vita di Marcello 5.1–3; Granio Liciniano 11 (Bonn); Auctore del De viris illustribus 44.2; MRR1 pp. 441–442.
  153. ^ MRR1 pp. 445, 446.
  154. ^ Acta Triumphalia Degrassi 82 seg., 557; CIL 12.2.623; MRR1 p. 448.
  155. ^ Polibio XXXIII, 8–11.1; Tito Livio, Periochae 47; MRR1 p. 449.
  156. ^ San Girolamo, Chronicon p. 143 Helm; cfr. cognomen di Gallus in Valerio Massimo VII, 8.9; MRR1 p. 466.
  157. ^ Cassio Dione 41, 36
  158. ^ U. Laffi, La provincia della Gallia Cisalpina, “Athenaeum”, 80, 1992, pp. 5-23

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne