Conquista della Britannia

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Conquista della Britannia
La conquista della Britannia (43-84)
La conquista della Britannia (43-84)
Data 43 - 83
Luogo Britannia
Esito Occupazione romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
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La conquista romana della Britannia iniziò sistematicamente nel 43 d.C., per volere dell'imperatore Claudio. Tuttavia, l'attività militare romana era iniziata nelle isole britanniche già nel secolo precedente, quando nel 55 e nel 54 a.C. l'esercito di Gaio Giulio Cesare mosse dalla Gallia, dov'era impegnato nella sottomissione di queste regioni, alla volta della Britannia. Di fatto, queste operazioni militari non portarono a nessuna conquista territoriale, creando però una serie di clientele che avrebbe portato la regione, specie il sud dell'isola, nella sfera d'influenza economica e culturale di Roma. Da qui scaturirono quei rapporti commerciali e diplomatici che apriranno la strada alla conquista romana della Britannia[2].

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spedizioni cesariane in Britannia.

Dopo le spedizioni cesariane, fu Ottaviano Augusto a pianificare delle invasioni nel 34, nel 27 e nel 25 a.C. Ma tutte e tre abortirono per diverse ragioni[3]. Secondo le Res Gestae Divi Augusti due sovrani re britannici, Dubnovellauno e Tincomaro, fuggirono a Roma per chiedere aiuto durante il regno di Augusto[4]. Nel corso degli anni Quaranta del I secolo la situazione politica della Britannia andò modificandosi, con i Catuvellauni che rimpiazzarono i Trinovanti come regno più potente nella Britannia sud-orientale, occupandone la capitale Camulodunum. Ma ben presto furono messi sotto pressione dalla vicina tribù degli Atrebati, regnati dai discendenti di Commio[5].

Preludio alla conquista[modifica | modifica sorgente]

Anche l'imperatore Caligola pianificò nel 40 una campagna militare, che non ebbe però alcun esito[6], anche se ebbe il risultato di aprire la strada e facilitare l'invasione voluta tre anni dopo da Claudio con il pretesto di reintegrare Verica, che gli aveva chiesto aiuto, sul trono degli Atrebati[7].

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Al senatore Aulo Plauzio fu dato il comando supremo su circa 20.000 ausiliari e quattro legioni:

  1. legione II Augusta, affidata alla guida del futuro imperatore Vespasiano;[1]
  2. legione IX Hispana, affidata forse a Gneo Osidio Geta;
  3. legione XIV Gemina, affidata al fratello di Vespasiano, Tito Flavio Sabino;
  4. legione XX Valeria Victrix, affidata a Gneo Senzio Saturnino(?).

Alla spedizione partecipò anche il futuro imperatore Vespasiano, come comandante della II Augusta.[1][8]

Fasi della conquista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Britannia (provincia romana) e Regni clienti di Roma in Britannia.

Anni: 43-46[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Medway.
Claudio: Didracma[9]
Claudius Didrachm 863069.jpg
TI CLAVD CAESAR AVG GERM P M TR P, testa laureata a sinistra. Claudio che guida una quadriga frionfale verso destra, tiene le redini ed uno scettro; sotto la scritta DE BRITANNIS.
21 mm, 7.48 g, coniato nel 43-48.

Il grosso delle truppe romane sarebbe salpato da Boulogne e sbarcato a Rutupiae (sulla costa orientale del Kent)[10]. Secondo Svetonio il resto delle truppe, sotto la guida dell'imperatore Claudio, salparono da Boulogne[11]. Alcuni storici come John Manley[12] pensano che l'esercito romano sia salpato da Boulogne per approdare nei pressi di Noviomago (Chichester) o di Southampton, nell'ex regno di Verica. Per altri, invece, sarebbe salpato dalla foce del Reno e avrebbe navigato fino a Richborough.

La resistenza britannica fu guidata da Togodumno e Carataco, figli del re catuvellauno Cunobelino. Un consistente esercito britannico diede battaglia alle legioni romane vicino a Rochester, sul fiume Medway. La battaglia infuriò per due giorni e visto il ruolo decisivo dai lui svolto, Osidio Geta fu insignito degli ornamenta triumphalia. I Britanni furono incalzati oltre il Tamigi dai Romani che inflissero loro gravi perdite. Togodumno morì poco dopo. In breve i Romani dilagarono e conquistarono il sud-est dell'isola, ponendo la capitale a Camulodunum. Claudio tornò a Roma per celebrare la vittoria ed ottenere il titolo di Britannicus. Carataco scappò a ovest per continuare da lì la resistenza. Vespasiano marciò ad ovest, sottomettendo le tribù almeno fino all'Exeter, probabilmente raggiungendo Bodmin. Svetonio racconta infatti che Vespasiano sottomise l'isola di Wight (Vette) e penetrò fino ai confini del Somerset, in Inghilterra:

« [...] [Vespasiano] venne trenta volte a battaglia con il nemico. Agli ordini prima di Aulo Plauzio e poi dello stesso Claudio, costrinse alla resa due fortissime tribù e più di venti oppida, conquistando l'isola di Vette, vicina alla costa della Britannia»
(Svetonio, Vita di Vespasiano 4.)

Anni 47-53[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fosse way.

Nel giro di quattro anni i Romani dilagarono anche nel nord, giungendo più o meno fino alla linea che dall'Humber andava all'estuario del Severn. Nel 47 il governatore Ostorio Scapula lanciò un'offensiva contro le tribù del Galles, trovandosi però di fronte all'ostinata resistenza dei Siluri del Galles nord-orientale. Intanto Carataco, sconfitto, si rifugiò presso la tribù dei Briganti, clienti di Roma, la cui regina Cartimandua lo consegnò al proconsole. Dopo la morte di Ostorio, il nuovo governatore, Aulo Gallo, riuscì a penetrare nel Galles, senza però poi dilagare nella regione.

Anni 54-70[modifica | modifica sorgente]

Le campagne in Britannia e la riorganizzazione sotto Nerone
La Britannia nel 68 alla morte dell'imperatore Nerone.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta di Budicca.

Quando sul trono imperiale salì Nerone nel 54, i governatori Quinto Veranio prima e Gaio Svetonio Paolino poi scatenarono un'offensiva che portò nel 60 alla conquista dell'isola di Mona, centro della religione druidica. A questo punto i Romani si occuparono di stroncare la ribellione di Boudica, regina degli Iceni, per poi dedicarsi a quella di Venuzio, marito della regina filo-romana Cartimandua, che fu sconfitto dal governatore Quinto Petillio Ceriale nei pressi di Stanwick attorno al 70. A ciò seguì la rapida romanizzazione dei Briganti e dei Parisi.

Anni 70-83[modifica | modifica sorgente]

La conquista romana del Galles dal 43 al 78.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne in Britannia di Agricola, Gask ridge e Forti ed accampamenti romani a nord del Gask Ridge.

Il successore di Ceriale, Sesto Giulio Frontino mise poi in atto una lunga campagna militari che nel 76 portò alla sottomissione dei Siluri e di altre tribù gallesi ostili alla presenza romana nell’isola. A lui seguì il famoso Gneo Giulio Agricola, suocero dello storico romano Tacito. Agricola spazzò via la resistenza degli Ordovici del Galles, marciò poi sui Pennini, costruì strade e l’odierna Chester. Mettendo in atto una strategia basata sul terrorizzare i nemici, ottenne la resa di molte tribù. Giunto fino al fiume Tay, iniziò la costruzione della fortezza di Inchtuthill. Ottenne poi un’importante vittoria contro i Caledoni di Calgaco al Monte Graupio (luogo sulla cui ubicazione si è discusso a lungo, senza giungere a una conclusione certa, ma che probabilmente va ubicato in Scozia).

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Le reazioni immediate[modifica | modifica sorgente]

La Britannia settentrionale al tempo della costruzione del vallo di Adriano.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stanegate e Vallo di Adriano.

Ad Agricola, richiamato a Roma dell’imperatore Domiziano, seguirono, pare, una serie di governatori inconsistenti che non riuscirono a sottomettere il nord dell’isola. I Romani si ritirarono così dietro la linea (Tyne-Solway Firth) che poi sarebbe stata marcata dal Vallo di Adriano (costruito nel 122).

L'impatto sulla storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vallo Antonino e Campagne in Britannia di Settimio Severo.

In seguito i Romani cercarono di nuovo di avanzare in territorio scozzese, portando il confine fino al Vallo di Antonino nel 142 (linea del Clyde-Forth), ma ben presto si ritirarono di nuovo fino a quello di Adriano durante il regno di Marco Aurelio.

Tuttavia i Romani penetrarono spesso per ragioni militari in territorio scozzese, come quando, nel 209, l’imperatore Settimio Severo attaccò i Caledoni prendendo a scusa la bellicosità dei Meati. La sua campagna militare fu, secondo Dione Cassio, molto dura e distruttiva, a cui i nativi si opposero con un altrettanto dura guerriglia. Settimio Severo morì a York mentre pianificava una nuova campagna militare, che fu abbandonata dal figlio e successore Caracalla. Da quel momento i Romani si limitarono a rapide puntate in Scozia, fatte per lo più per ragioni commerciali, per catturare schiavi o per diffondere il Cristianesimo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae 13.5
  2. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae 13.
  3. ^ Dione Cassio, Storia romana XLIX 38; LIII 22; LIII 25.
  4. ^ Ottaviano Augusto, Res Gestae Divi Augusti 32.
  5. ^ John Creighton, Coins and power in Late Iron Age Britain, Cambridge University Press, 2000.
  6. ^ Svetonio, Vita dei Dodici Cesari, Vita di Caligola 44-46; Dione Cassio, Storia romana, LIX 25.
  7. ^ Dione Cassio, Storia romana, LX 19-22.
  8. ^ Svetonio, Vita di Vespasiano 4.
  9. ^ Roman Imperial Coinage, Claudius, I, 122; RPC 3625; Sydenham, Caesarea 55.
  10. ^ Nessuna di queste localizzazioni è però certa.
  11. ^ Svetonio, Vita dei Dodici Cesari, Vita di Claudio 17.
  12. ^ John Manley, AD43: a Reassessment.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Leonard Cottrell-Coward-McCann. The Great Invasion. New York, 1962.
  • Tacito. Historiae, Annali e De vita et moribus Iulii Agricolae.
  • John Manley. A.D. 43. Tempus, 2002.
  • Peter Salway, Roman Britain, Oxford, 1986.
  • Miles Russel - Ruling Britannia. History Today. 2005. pp. 5-6
  • Francis Pryor. Britain BC. New York, HarperPerennial, 2004.
  • Francis Pryor. Britain AD, New York: HarperCollins, 2004.
  • George Shipway. Imperial Governor. Londra, in Cassell Military Paperbacks.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]