Campagne sasanidi di Galerio

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Campagne sasanidi di Galerio
Heinrich Kiepert. Asia citerior.Mesopotamia.jpg
Il teatro delle campagne militari di Galerio.
Data 293? / 296 - 298
Luogo Armenia e
Mesopotamia.
Esito Vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
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Le campagne sasanidi di Galerio furono una serie di spedizioni militari che videro scontrarsi i romani ed i persiani sasanidi, le quali furono parte di una guerra durata complessivamente dal 296 al 298. Stando ad Eutropio, essa aveva avuto inizio già nel 293, con l'invasione della provincia romana di Siria, ma è solo nel 296 che il cesare Galerio,[1] fu invitato da Diocleziano (intento a sedare una rivolta in Egitto) ad intraprendere una campagna militare contro il sovrano sasanide Narsete, asceso al trono tre anni prima.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Diocleziano e la Tetrarchia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Diocleziano e Tetrarchia.

Nel 285 salì al potere l'Imperatore Diocleziano, il quale per difendere più agevolmente l'Impero, attaccato su tutti i fronti dai barbari, decise di associare al potere Massimiano, nominandolo prima Cesare e poi Augusto e affidandogli il controllo dell'occidente. Più tardi però comprese che due imperatori non erano sufficienti per difendere l'Impero dai barbari e nominò Cesari due generali distintesi in battaglia, Costanzo Cloro e Galerio. Nacque così la tetrarchia; i quattro tetrarchi (due cesari e due augusti) si spartirono l'Impero: a Diocleziano andò la Tracia, l'Egitto e l'Asia; a Massimiano l'Italia e l'Africa; a Galerio le province illiriche; a Costanzo la Spagna, la Gallia e la Britannia. I cesari erano subordinati ai due Augusti e alla morte o all'abdicazione degli Augusti essi sarebbero diventati a loro volta Augusti e avrebbero nominato due cesari. La riforma tetrarchica di Diocleziano rese più efficace la difesa delle province e rallentò la crisi dell'Impero.

Casus belli[modifica | modifica wikitesto]

La rivolta di Tiridate[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il regno di Valeriano l'Armenia venne conquistata dai Persiani Sasanidi[2] che assassinarono il re armeno Cosroe. Il figlio di quest'ultimo, Tiridate, riuscì a fuggire in territorio romano dove fu posto sotto la protezione degli Imperatori romani. Tiridate era un giovane molto atletico e possedeva una forza immensa; un giorno la impiegò per salvare Licinio da un tentativo di linciaggio fermando gli aggressori con il suo solo braccio. Licinio, molto amico del tetrarca Galerio, fu molto grato a Tiridate e decise di aiutarlo facendo pressioni sui tetrarchi in modo che lo potessero aiutare a recuperare il trono di Armenia. Riuscì a persuaderli e alla fine nel terzo anno di regno di Diocleziano Tiridate venne investito del regno di Armenia.

L'Armenia era stanca di stare sotto il giogo persiano e quando Tiridate, appoggiato dai Romani, arrivò in Armenia per cacciare i Persiani dal suo regno molti passarono dalla sua parte. Il comando dell'esercito venne affidato a Artavasde, a cui il re era molto riconoscente perché gli aveva salvato la vita dai Persiani quando era piccolo. Lo scià di Persia inviò Mamgo, un principe originario della Scizia che era al comando di un'orda di uomini, in Armenia con l'ordine di sedare la ribellione, ma presto Mamgo, date le offese che aveva ricevuto dallo scià, decise di passare dalla parte dei ribelli, contribuendo molto validamente alla restaurazione di Tiridate.

Anche a causa di una guerra civile in Persia i ribelli di Tiridate riuscirono non solo a liberare l'Armenia dal giogo persiano ma anche a penetrare in Assiria. Quando però la guerra civile finì, lo scià Narsete riuscì a infliggere una serie di sconfitte a Tiridate, recuperando il controllo dell'Armenia. Ancora una volta Tiridate perse il suo trono e si rifugiò di nuovo in territorio romano.

Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Arco di Galerio a Tessalonica: i tetrarchi, al centro i due Augusti, ai lati i due Cesari.
Arco di Galerio a Tessalonica: l'Imperatore Galerio (?) compie un sacrificio all'inizio della campagna militare.
Arco di Galerio a Tessalonica: avanzata persiana.
Arco di Galerio a Tessalonica: battaglia di Satala (298).
296
Narsete, per punire i romani per aver appoggiato la rivolta armena, invase la provincia romana di Siria.[3] I Romani a questo punto decisero di aiutare attivamente Tiridate a salire sul trono di Armenia; Diocleziano stabilì la sua base a Antiochia e affidò il comando delle operazioni militari a Galerio. Dopo due battaglie con esito incerto, la terza battaglia (combattuta tra Carre e Nicephorium o Callinicum[4]) fu una completa disfatta per i Romani,[4] a seguito della quale Roma perse la provincia di Mesopotamia; Tiridate, che pure aveva combattuto con valore, fu inseguito fino all'Eufrate e si salvò per miracolo attraversando a nuoto il fiume (profondo almeno mezzo miglio in quel punto) con un'armatura pesantissima. Le ragioni della disfatta vengono comunemente attribuite all'imprudenza di Galerio che avrebbe attaccato i Sasanidi con un numero insufficiente di truppe.[4]
Galerio fu accolto freddamente dall'Imperatore e fu costretto a seguire a piedi il carro imperiale per più di un miglio.[4][5] Cedendo alle suppliche di Galerio, Diocleziano decise di dargli di nuovo fiducia e gli affidò di nuovo il comando dell'esercito. Galerio era intenzionato a vendicare l'umiliazione subita e, alla testa di un esercito di 25.000 uomini (provenienti per lo più dall'Illirico e dalla Mesia[6]), attraversò di nuovo l'Eufrate ma invece di invadere la Mesopotamia decise di attraversare le montagne dell'Armenia,[6] dove ricevette il supporto degli abitanti locali.
297
Galerio, avanzando attraverso le montagne dell'Armenia, ottenne una vittoria decisiva sul re sasanide Narsete, ricavandone un enorme bottino, che comprendeva l'harem di Narsete,[6] dopo aver saccheggiato il campo persiano.[7] Si racconta, infatti, che il cesare romano, sferrò un attacco a sorpresa notturno ai Persiani, che dopo una debole resistenza vennero massacrati. Narsete fuggì verso la Media mentre le sue mogli, figli e sorelle vennero fatte prigioniere dai Romani. I Romani da questa vittoria ricavarono un immenso bottino di guerra e trattarono con rispetto i prigionieri regali.[6] Nel frattempo Diocleziano radunò in Siria un esercito di copertura, pronto a entrare in funzione in caso di emergenza.[6] Approfittando del vantaggio, prese la città di Ctesifonte.[8]
Alla notizia della vittoria di Galerio, Diocleziano si affrettò a raggiungere il Cesare a Nisibi per frenare le sue ambizioni. Infatti Galerio era intenzionato a ridurre la Persia a provincia romana, mentre Diocleziano, più prudente, si sarebbe accontentato di una semplice pace vantaggiosa. In Persia nel frattempo Narsete dopo la sconfitta desiderava una pace immediata per impedire un ulteriore avanzata romana e inviò l'ambasciatore Afarbano a Nisibi per negoziarla.
Egli, dopo aver lodato il vincitore della guerra pur senza sminuire il suo re, fece appello alla moderazione dei romani, ricordando con una allegoria orientale che Roma e la Persia sono i due occhi del mondo e che se uno dei due venisse accecato il mondo sarebbe imperfetto e mutilo. Ecco cosa rispose Galerio:

« Ben si addice ai Persiani soffermarsi sulle alterne vicende della fortuna e ammonirci sulle virtù della moderazione. Ricordino la loro moderazione nei confronti dello sventurato Valeriano. Lo sconfissero con l'inganno e gli imposero un trattamento indegno. Lo tennero fino agli ultimi istanti di vita in vergognosa prigionia e dopo la morte ne esposero il corpo a perpetua ignominia. »

Galerio comunque rassicurò Afarbano ricordandogli che comunque i Romani non erano soliti calpestare un nemico sconfitto e lo congedò.
298
Gli imperatori in seguito inviarono Sicorio Probo, uno dei loro segretari, per comunicare ai Persiani le condizioni per la pace. Probo venne ben accolto dai Persiani ma la sua udienza con il re sasanide venne rimandata di giorno in giorno per permettere a Narsete di radunare un grosso esercito che gli potesse consentire di trattare la pace con maggiore dignità. Quando finalmente arrivò il giorno dell'udienza Probo comunicò allo scià le condizioni per la pace:
  1. La città di Nisibi, dove fu siglata la pace,[8] deve essere il perno del commercio dei due imperi
  2. Il confine tra i due imperi è fissato sul fiume Arasse e la Mesopotamia viene ceduta ai romani
  3. I Persiani cedono cinque province al di là del Tigri: Intiline, Zabdicene,[9] Arzanene,[9] Moxoene[9] e Carduene[9][10] furono cedute Intiline, Zabdicene, Arzanene, Rehimene[9] e Sofene).

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Arco di Galerio.

Il trattato di pace venne accettato (tranne il primo punto) e Diocleziano celebrò il suo trionfo in occasione del XX anniversario dall'ascesa al trono (nel 304):

« L'ardua impresa di difendere da tiranni e barbari il travagliato impero era stata ormai portata al termine da una serie di contadini illirici. Entrato nel suo 20° anno di regno, Diocleziano celebrò quella data memorabile, e il successo delle sue armi, con tutta la pompa di un trionfo romano. [...] L'Africa e la Brittania, il Reno, il Danubio e il Nilo fornirono i loro rispettivi trofei, ma l'ornamento più splendido fu di natura più singolare: una vittoria persiana seguita da un'importante conquista. Davanti al carro imperiale sfilarono le rappresentazioni di fiumi, montagne e province. Le immagini delle mogli, delle sorelle e dei figli del Gran Re, prigionieri, costituivano uno spettacolo nuovo e gratificante per la vanità del popolo. Agli occhi dei posteri questo trionfo è degno di nota per una ragione meno gloriosa: fu l'ultimo a cui Roma poté assistere. Non passò molto tempo, e gli Imperatori cessarono di vincere e Roma cessò di essere la capitale dell'Impero. »

(Edward Gibbon, Declino e caduta dell'Impero romano, pag. 148-149)

La Mesopotamia ritornò sotto il controllo romano per quasi 40 anni di pace (la frontiera fu spostata fino al Khabour, al Tigri,[8] passando per il Djebel Sindjar[11]), l'Armenia fu riconosciuta protettorato romano insieme all'Iberia, mentre a Nisibi furono accentrate le vie carovaniere dei commerci con l'estremo Oriente (Cina e India), ma soprattutto si diede inizio alla costruzione della strada militare di frontiera della strata Diocletiana. Galerio celebrerò in seguito la propria vittoria (tra il 298 ed il 303), erigendo un arco a lui dedicato a Tessalonica, anche se sembra non abbia accolto favorevolmente il trattato di pace, poiché avrebbe desiderato avanzare ulteriormente in territorio persiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, XXXIX, 33-37.
  2. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXIII, 5, 11.
  3. ^ Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IX, 22.
  4. ^ a b c d Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IX, 24.
  5. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XIV, 11, 10.
  6. ^ a b c d e Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, IX, 25.
  7. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXI, 4, 8.
  8. ^ a b c Rufio Festo, Breviarium rerum gestarum populi Romani, 14 e 25.
  9. ^ a b c d e Ammiano Marcellino, Storie, XXV, 7, 9.
  10. ^ Pietro, Excerpt. Leg., p. 30.
  11. ^ Yann Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008, p.38.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • Edward Gibbon, Declino e caduta dell'Impero romano, Mondadori, pag. 141-148
  • Yann Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma, 2008. ISBN 978-88-430-4677-5