Campagne militari di Ottaviano in Illirico (35-33 a.C.)

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Campagne militari di Ottaviano in Illirico
parte Guerre di Ottaviano Augusto
Popolazioni della Dalmazia png.png
L'area interessata dalle campagne militari di Ottaviano
Datadal 35 a.C. al 33 a.C.
LuogoDalmazia
EsitoVittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3 - 4 legioni
Perdite
ScarseIngenti
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Le campagne militari di Ottaviano nell'area balcanica (35-33 a.C.) costituiscono il primo tentativo da parte del futuro imperatore Augusto, subito dopo la sconfitta di Sesto Pompeo e prima dell'ultimo e decisivo scontro con il suo collega triumviro Marco Antonio, di occupare l'intera area Illirica. Svetonio ci tramanda che Ottaviano:

« [...] durante la guerra in Dalmazia venne anche ferito: in combattimento egli fu colpito da una pietra al ginocchio destro, in un altro scontro venne ferito ad una gamba e alle braccia a causa del crollo di un ponte. »

(SvetonioAugustus, 20.)

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

L'area illirico-balcanico-carpatica si presentava come una vera e propria polveriera. Un insieme di popolazioni che abitavano quest'area assolutamente eterogenea e che si combatteva ormai da diversi secoli:

Sebbene nell'area non vi fossero in quel momento delle vere e proprie minacce da parte dei Daci, orfani del loro grande re Burebista, morto un decennio prima (nel 44 a.C.), la costa romana continuava a essere oggetto di incursioni da parte delle tribù dell'interno dell'attuale Bosnia.

Campagne[modifica | modifica wikitesto]

Campagna del 35 a.C.[modifica | modifica wikitesto]

La prima campagna mosse dalla città di Aquileia. Un esercito guidato dai legati di Ottaviano (tra cui Messalla Corvino) si diresse verso Emona (Lubiana), fino alle sorgenti del fiume Sava, mentre lo stesso Ottaviano si dirigeva da Tergeste (Trieste) a Senia (Segna), affiancato da una potente flotta guidata da un certo Menodoro (Menas). Superata la catena dei monti della Grande Cappella, attraversate le Alpi Bebie, entrava nell'altopiano della Lika per poi scendere anch'egli verso la Sava attraverso la valle del Kupa. La regione che stava attraversando era fitta di foreste e montuosa, con rare radure, mentre le poche fortezze degli Illiri erano arroccate sulle cime di colline.

La flotta, frattanto, partita dall'Italia meridionale, fronteggiava in modo egregio i pirati Liburni, sottomettendo gli abitanti delle isole di Melite (Meleda) e di Corcira Nigra (Curzola) oltre al popolo dei Taulanti. E i legati che si erano mossi verso nord, sottomettevano parte delle popolazioni dei Carni e dei Taurisci (nella zona di Nauporto), e raggiungevano l'oppidum di Emona.

Ottaviano continuò nella sua opera di sottomissione delle piccole tribù della zona, come i Momentini di Monetium (Brinje), gli Avendeti di Avendo (Cerquina, vicino a Otočac) e gli Arupini di Vital, la cui capitale era presso Prozor. Da qui Ottaviano mosse verso est attraverso le Alpi e raggiunse gli Iapidi, dove decise di dividere l'esercito in più colonne per attaccarli contemporaneamente da più parti. L'esercito mosse da Senia, lungo il fiume Kupa, occupando prima e non senza difficoltà, la fortezza di Terponus degli Arupini, poi quella di Metulum (vicino a Ogulin), capitale degli Iapodi. E mentre un contingente fu lasciato nella capitale, il grosso dell'esercito proseguiva, seguendo l'alta valle della Kupa in direzione di Segesta, capitale dei Segestani e futura Siscia. I Poseni, appena sottomessi ed appartenenti ad una delle comunità degli Iapidi, si ribellarono alla sottomissione romana, ma il legato lasciato a Metulum, riuscì a reprimere la rivolta sul nascere.

Siscia, località strategica fondamentale per un'avanzata verso est, cadde dopo 30 giorni di duro assedio.[1][2] Una volta conquistata questa importante roccaforte, Ottaviano vi lasciò 25 coorti agli ordini di Gaio Fufio Gemino, e tornò a Roma.[3]

La conquista di Siscia doveva costituire la fase preliminare per un'avanzata contro Bastarni e Daci, orfani ormai di Burebista, e divisi tra lotte interne di fazione[4]. Ottaviano ottenne, inoltre, che anche i Pannoni offrissero a lui la loro alleanza senza dover prolungare la sua avanzata verso est.

Campagna del 34 a.C.[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio di quell'anno Ottaviano partì da Roma per l'Italia settentrionale, poiché era venuto a sapere che le due legioni lasciate a Siscia nel corso dell'inverno, erano state attaccate dalle popolazioni indigene, anche se alla fine tutto si era risolto per il meglio.

Ottaviano era ora intenzionato a rivolgere la sua attenzione più a sud, contro la potente tribù dei Delmatae. Il suo primo obiettivo era Promona, fortezza dei Dalmati, sottratta ai Liburni venti anni prima ed ora difesa ben 12.000 armati. Verzo, il suo re, si arroccò all'interno di questa roccaforte con il grosso dell'esercito, mentre la restante parte fu distribuita sulle colline circostanti per rendere più diffoltosa l'avanzata romana all'interno del loro territorio.

Ottaviano riusciva però a porre d'assedio Promona ed i circostanti capisaldi minori. Pochi giorni dopo otteneva il successo finale con la conquista dell'oppidum e la morte di Verzo. Il successo diede la carica alle armate romane che nel giro di pochi giorni occuparono anche Synodion. Ottaviano dopo questi successi decise di far ritorno a Roma per ricoprire il consolato del 33 a.C., lasciando a Statilio Tauro il compito di assediare Setovia.

Campagna del 33 a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Ottaviano, tornato in Dalmazia nel 33 a.C., ricevette la sottomissione ed il pagamento di un tributo da parte dei Delmatae della costa, che avevano perduto la capitale Setovia, grazie al legato Tito Statilio Tauro. Fu poi la volta dei Derbani (i quali chiesero la pace offrendo a Roma ostaggi, prima ancora di combattere), Docleti (con capitale: Doclea a nord di Podgorica), Glintidioni, Naresi, Interfrurini, Oxyei, Perteneti, Batiati, Cambei, Cinambri, Taulanti e Meromenni (questi ultime sette tribù facevano parte del gruppo di piccole popolazioni che Plinio il Vecchio poneva nel sud-est della Dalmazia vicino alla costa, tra il fiume Narenta e il Drilo. L'intera costa adriatica era ora sotto il controllo romano.

Terminata la terza campagna illirica, Ottaviano lasciò a presidio di Emona e Siscia guarnigioni legionarie.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel 32 a.C. erano fondate alcune colonie lungo la costa illirica: a Pola e Iader, mentre nuovi coloni andarono ad aumentare le presenze di cittadini romani nelle vecchie colonie cesariane di Salona, Narona ed Epidaurum.

Nuovi contrasti con Marco Antonio, costrinsero però Ottaviano a fermare la sua azione militare. Ottaviano riprendeva il suo progetto iniziale solo con Marco Vipsanio Agrippa nel 13 a.C. e poi con il figliastro, Tiberio, nel 12-9 a.C., ma la sottomissione completa dell'area avveniva solo al termine della rivolta dalmato-pannonica del 6-9.

Con i proventi delle guerre illiriche, Ottaviano e Agrippa finanziarono le costruzioni di edifici pubblici a Roma, tra i quali il Pantheon, la basilica di Nettuno, i Saepta Iulia e le terme di Agrippa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Floro, Epitome di Storia romana, II, 23, 6-7.
  2. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XLIX, 37.
  3. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XLIX, 38.
  4. ^ Andràs Mòcsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra, 1974, p.22.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]