Marco Emilio Lepido (console 6)

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Marco Emilio Lepido
Roman SPQR banner.svg Console dell'Impero romano
Nome originale Marcus Aemilius Lepidus
Nascita ca. 30 a.C.
Morte 33 d.C.
Gens Aemilia
Consolato 6 d.C.

Marco Emilio Lepido (latino: Marcus Aemilius Lepidus; 30 a.C. circa – 33) è stato un politico dell'Impero romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Della gens patrizia degli Emilii, era figlio di Cornelia Scipione (figlia di un precedente matrimonio di Scribonia, la prima moglie di Augusto) e di Lucio Emilio Lepido Paolo (console nel 34 a.C.), imparentato, pertanto, con la dinastia giulio-claudia. Ebbe un fratello, minore, Lucio Emilio Paolo (console dell'1) che sposò Giulia minore, nipote di Augusto.

Sposato, probabilmente, a Vipsania Marcella, figlia di Agrippa e della sua seconda moglie Claudia Marcella maggiore, nel 6 a.C., ebbe due figli: Emilia Lepida che andò in sposa a Druso Cesare, secondogenito di Germanico; e Marco Emilio Lepido, amico e coetaneo dell'imperatore Caligola, ma caduto in disgrazia poiché coinvolto in una congiura di palazzo (promossa da Gneo Cornelio Lentulo Getulico, console nel 26) e morto suicida nel 39. Si risposò in seconde nozze attorno al 4, con una moglie di cui è ignota l'identità, da cui ebbe altri figli (ignoti anche loro).

Campagne in Illirico e Spagna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta dalmato-pannonica del 6-9.

Divenne console nel 6. Nell'inverno dell'8/9 era il responsabile unico degli accampamenti invernali di Siscia durante la seconda fase della rivolta dalmato-pannonica, quella dalmatica. L'anno successivo penetrò con un esercito nel profondo della terra dei Dalmati (nell'attuale Bosnia) e si ricongiunse a Tiberio, soffocando gli ultimi focolai della rivolta, meritandosi gli ornamenta triumphalia.

Al termine della rivolta gli fu affidato l'incarico di governare la nuova provincia di Pannonia almeno fino al 10.

Venne inviato, poco dopo, a sostituire Gneo Calpurnio Pisone, in Spagna Tarraconensis (presidiata dopo il 9 da ben tre legioni: IIII Macedonica, VI Victrix e X Gemina), dove si trova certamente nel 14, ma il cui mandato potrebbe essere stato molto lungo: dal 12 al 19.

Vita pubblica[modifica | modifica sorgente]

Nel processo a Gneo Calpurnio Pisone del 20, per la morte di Germanico, fu uno dei tre consolari che accettarono il gravoso compito di difenderlo.

L'anno successivo (nel 21), si ritirò dal ballottaggio per la carica di governatore dell'Africa proconsolaris, poiché l'altro candidato era Quinto Giunio Bleso, zio di Elio Seiano.

Nel 22 chiese di restaurare a proprie spese la Basilica Emilia del Foro romano, costruita dai suoi antenati. Due anni dopo, nel 24, Lepido cercò di mitigare la pena inflitta da Elio Seiano ad alcuni elementi della famiglia di Germanico, tra cui Sosia Galla, moglie di Gaio Silio Aulo Cecina Largo, morto suicida quello stesso anno.

Fu nominato governatore d'Asia dove rimase fino almeno al 28. Morì cinque anni più tardi nel 33.

È descritto da Tacito (Annales, III, 11 e 72), come un uomo estremamente equilibrato: né troppo servo, né in aperta sfida con il potere imperiale.

Albero genealogico[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Michael Harlan, Roman Republican Moneyers and their Coins 63 BC - 49 BC, Londra, Seaby, 1995, pag. 3.
  2. ^ Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, Rizzoli Libri, Milano, 1993, ISBN 978-8817116077, tavola IV.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • Ronald Syme. L'aristocrazia augustea, trad.it., Milano 1993.
  • Cambridge Univ. Press, Storia del mondo antico, L'impero romano da Augusto agli Antonini, vol. VIII, Milano 1975.
Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Lucio Valerio Messalla Voleso,
Gneo Cornelio Cinna Magno
(6 d.C.)
con Lucio Arrunzio  II
Quinto Cecilio Metello Cretico Silano,
Aulo Licinio Nerva Siliano