Seiano

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Lucio Elio Seiano
Sejanus Damnatio Memoriae.jpg
Moneta coniata nel 31 d.C., che mostra i nomi dei due consoli di quell'anno, ovvero Seiano e Tiberio. Notare che il nome di Seiano è stato abraso per via della damnatio memoriae.
Nome originale Lucius Aelius Seianus
Titoli Prefetto del pretorio
Nascita 20 a.C. circa
Volsinii
Morte 31
Roma
Coniuge Apicata
Giulia Livia
Figli Strabone
Capitone Eliano
Iunilla
Gens Aelia
Padre Seio Strabone
Consolato 31
(LA)

« [...] corpus illi laborum tolerans, animus audax; sui obtegens, in alios criminator; iuxta adulatio et superbia; palam compositus pudor, intus summa apiscendi libido, eiusque causa modo largitio et luxus, saepius industria ac vigilantia, haud minus noxiae quotiens parando regno finguntur. »

(IT)

« [...] Il suo corpo era abituato alle fatiche, l'animo pronto a osare; abile nel dissimulare le sue intenzioni e nell'accusare gli altri, adulatore e insieme gonfio di superbia, esibiva contegnosa riservatezza covando una smania irresistibile di afferrare il potere supremo e, a questo scopo, alternava ora prodigalità e fasto, più spesso senso d'iniziativa e accortezza, doti non meno pericolose, se finalizzate alla conquista del potere assoluto. »

(Tacito, Annales, IV, 1)

Lucio Elio Seiano (Volsinii, 20 a.C.Roma, 18 ottobre 31) è stato un militare e politico romano, ambizioso amico e confidente dell'imperatore Tiberio. Prefetto del pretorio dal 14 al 31, egli fu il primo a ricoprire questa carica ad utilizzarla per ottenere potere e prestigio per sé, rendendola un'influente branca amministrativa dello Stato.

Egli dedicò la sua carriera ad una vertiginosa e repentina scalata al potere, togliendo di mezzo tutti gli avversari politici. Dopo che Tiberio si allontanò da Roma, Seiano divenne 'consigliere e ministro di tutti gli affari'[1], ma quando l'imperatore incominciò a sospettare che il suo ministro volesse spodestarlo, lo fece destituire e condannare a morte.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Eques della città di Volsinii (Bolsena, in Etruria), egli nella prima giovinezza fu al seguito del nipote di Augusto, Gaio Cesare, nella sua missione in Oriente, e divenne un favorito di Apicio, gastronomo, al quale si dice si prostituì.[2] In seguito sposò Apicata[2], dalla quale ebbe tre figli: Strabone, Capitone Eliano e Iunilla.[3]

La famiglia di Seiano era costituita da un'illustre parentela: suo padre era infatti Seio Strabone, prefetto del pretorio sotto Augusto, il quale era figlio di una Terenzia, sorella della moglie di Mecenate. Quanto alla madre, ella era una Iunia, sorella di Quinto Giunio Bleso, cos. suff. nel 10 d.C.[4]

Ascesa (14-23 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Carriera come prefetto del pretorio[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ruolo di spicco occupato da Seiano di cui si abbia notizia fu l'accompagnare Druso minore, figlio di Tiberio, a sedare delle rivolte in Pannonia, in seguito alla salita al trono del nuovo principe.[5] Poco dopo, il padre lo associò alla prefettura della guardia pretoriana.[2]

Parete nord dei Castra Praetoria, fatti edificare da Seiano

Quando il genitore fu eletto prefetto d'Egitto nel 16, Seiano, entrato nelle grazie dell'imperatore, rimase prefetto del pretorio unico e fu tra i fautori dell'aumento del potere dei pretoriani, riuniti a Roma in un unico grande accampamento costruito appositamente sul Viminale, alla periferia della città, noto con il nome di Castra praetoria attorno al 21-23. Seiano vedeva così accrescere immensamente la propria influenza sull'imperatore, trovandosi ora nella condizione di detenere la vera forza militare dell'Italia, dato che aveva a sua disposizione circa 9000 elementi.[6]

Scalata al potere e l'omicidio di Druso minore[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al particolare favore di cui godeva presso l'imperatore, Seiano acquisì una graduale influenza nella vita politica romana. Agli studiosi odierni pare improbabile che tale ascesa al potere fosse mirata alla successione personale al potere, ma che piuttosto volesse diventare il reggente di un giovanissimo erede, come poteva essere Tiberio Gemello.[7]

Nel 20, provò a collegarsi con la famiglia imperiale, promettendo in moglie sua figlia Iunilla al figlio di Claudio, nipote di Tiberio, Druso, il quale però morì di asfissia, facendo sfumare così il progetto.[4] Due anni dopo, si distinse come valido aiuto nel tenere a bada un incendio scoppiato nel Teatro di Pompeo,[4] il che provocò gli elogi di Tiberio, che concesse nel 23 anche il trionfo per il già citato Giunio Bleso, zio di Seiano, trionfatore contro il ribelle Tacfarinas.[4]

Busto di Druso Minore al Museo del Prado

Tra i molti ostacoli che, però, si opponevano alle sue ambizioni, c'era Druso minore, che, al contrario del padre, odiava Seiano. Infatti esso era infastidito nel vedere che Tiberio prestasse attenzione ai consigli di un altro uomo quando lui era in vita.[8] L'odio sfociò una volta in una lite, e Druso giunse a colpire Seiano con uno schiaffo.[9] Druso, però, morì nel 23, in seguito ad una lunga malattia. Tra le tante ipotesi, c'è quella secondo cui sarebbe stato avvelenato con un veleno dall'effetto lento dalla moglie Claudia Livilla, sorella di Germanico (nipote di Augusto), in combutta con il liberto Ligdo ed il medico Eudemo. La donna, infatti, a quanto scrive Tacito, era diventata amante di Seiano ed era stata da lui convinta a commettere l'omicidio.[9]

La persecuzione contro Agrippina ed il ritiro di Tiberio a Capri (23-29 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio delle persecuzioni e la richiesta di matrimonio con Livilla[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Druso portò alla nomina di eredi di Tiberio i figli di Germanico, Nerone e Druso Cesare,[10] i quali fautori, capeggiati dall'energica ed irruenta vedova Agrippina maggiore, mal dissimulavano la gioia nel veder rifiorire il ramo del generale, anche durante il solenne funerale di Druso minore.[11] Seiano approfittò di questa situazione per fomentare gli odi fra Tiberio ed il ramo di Germanico al fine di eliminare altri ostacoli per la successione. Facilitarono le sue manovre i pontefici, che nel 24 accomunarono Nerone e Druso Cesare nell'invocazione agli dei per la salute del principe, il che causò la rabbia di Tiberio.[12] Tale manovra portò alla condanna di molti amici del defunto comandante, fra i quali Gaio Silio, che aveva sconfitto Sacroviro, il quale aveva fomentato una rivolta in Germania.[13] Silio, incriminato dal console Varrone, il quale assecondò le manovre di Seiano per degli odi fra suo padre ed il padre del generale, preferì suicidarsi prima che la sentenza fosse emessa, mentre la moglie Sosia Galla venne mandata in esilio.[14] Nel 25, cadde vittima di Seiano lo storico Cremuzio Cordo, che, a quanto pare, aveva commentato negativamente il posizionamento della statua di Seiano nel Teatro di Pompeo,[15] anche se la causa del processo ufficiale fosse il fatto che egli aveva elogiato Bruto e Cassio in una sua opera annalistica.[16]

Nel 25, Seiano, sotto pressione di Livilla ed inebriato dal suo potere crescente, dopo aver ripudiato Apicata,[9] scrisse una lettera a Tiberio, come era costume a quel tempo nelle richieste di matrimonio, chiedendo di poter sposare la vedova di Druso. Tiberio rifiutò, dicendo che il matrimonio fra una donna del ramo imperiale come Livilla e un cavaliere come Seiano sarebbe parso indegno; inoltre, Livilla avrebbe male accettato di passare la vecchiaia con Seiano, dopo essere stata moglie del figlio dell'imperatore. Allora Seiano, vistosi rifiutata la proposta, decise di fare pressioni affinché Tiberio lasciasse Roma.[17]

L'allontanamento di Tiberio da Roma[modifica | modifica wikitesto]

Orgia Romana al tempo di Tiberio, Henryk Siemiradzki (1881). Secondo autori come Svetonio e Tacito, durante il suo ritiro a Capri, caldeggiato da Seiano, Tiberio si dedicò ad efferate crudeltà ed a varie perversioni.

L'imperatore, intanto, si andava inimicando sempre di più l'irruenta Agrippina ed il suo influente partito, anche in seguito al processo contro Clodia Pulcra cugina di Agrippina, accusata dall'ex-pretore Domizio Afro, di adulterio con Furnio e di pratiche magiche mirate all'assassinio del principe.[18] Agrippina cercò di intercedere per la cugina, e sorprese Tiberio mentre sacrificava ad Augusto. Agrippina asserì, con la sua tipica fierezza, che Tiberio contemporaneamente onorava la memoria del primo imperatore e perseguitava i suoi discendenti. Tiberio rispose, con un verso greco, che lei non poteva capire, dato che non conosceva il peso del regnare.[18] In seguito, ad un banchetto da Tiberio, la donna, messa in guardia da alcune persone che Seiano aveva mandato che il principe volesse avvelenarla, passò addirittura una mela che Tiberio gli aveva offerto ad un servo perché la assaggiasse.[19] Gli odi aumentarono dopo che Tiberio aveva pure lasciato Agrippina, che chiedeva il permesso di risposarsi col senatore Asinio Gallo, senza risposta.[20] Egli dunque, nel 26, si risolse di partire per la Campania, nella sua villa a Sperlonga, con la scusa di dedicare un tempio a Giove in Capua ed uno ad Augusto a Nola,[21] ed in seguito a Capri, nel 27.[22] I motivi di tale gesto vanno ricercati non solo nelle pressioni di Seiano, come già detto prima, ma anche nella volontà del principe di allontanarsi da una città che reputava pericolosa, nel voler fuggire dalla madre Livia Drusilla, che Tiberio rifiutava di associare a sé nell'esercizio del potere mentre questa gli rinfacciava che era stato grazie a lei che era divenuto imperatore, e nel suo desiderio di nascondere alcune ulcere che gli andavano funestando il viso, dato che Tiberio non tornò a Roma neppure dopo la morte di Seiano.[21] Inoltre, quest'ultimo lo seguì in Campania, dove avvenne un episodio che accrebbe in Tiberio la fiducia per il suo ministro: mentre era in corso un banchetto nella Spelunca, una grotta della sua villa a Sperlonga, il soffitto tutto d'un tratto crollò, travolgendo molti convitati. Seiano dunque puntò i suoi piedi per terra e fece da scudo per l'imperatore.[23]

Ritratto di Agrippina Maggiore al M.A.N di Madrid

L'apogeo di Seiano[modifica | modifica wikitesto]

Con Tiberio a Capri, Seiano accrebbe il suo potere in modo smisurato. Nel 28 cadde un altro amico di Agrippina, Tizio Sabino, illustre cavaliere. Per mettere in atto la condanna, Seiano inviò un suo cliente, Latino Laziare, che si fingesse confidente di Sabino, e lo spingesse a criticare il prefetto del pretorio o l'imperatore, mentre tre suoi complici, Porcio Catone, Petilio Rufo e Marco Opsio, origliavano il tutto. Fu stipulata una denuncia ed inviata a Tiberio, che condannò Sabino, il quale fu strascinato per le vie di Rome verso il patibolo, cercando di urlare, seppur con dei nodi stretti alla gola ed alla toga che lo incappucciava, che lui era la vittima sacrificale del nuovo anno a Seiano.[24] Il cane di Sabino, che non aveva mai abbandonato il padrone, quando il cadavere di questi fu gettato nel Tevere, come si usava per i condannati, si gettò in acqua per evitare che affondasse.[25] Dopo l'episodio di Sabino, la città era ormai in stato di costante ansia, e si evitavano colloqui anche fra confidenti.[26] Nel 29 morì Livia Drusilla, vera e propria eminenza grigia della casa dei Cesari. La sua autorità presso Tiberio era l'unica superiore a quella esercitata da parte di Seiano, ma morta l'anziana donna, nulla pose freno alle trame del prefetto.[27] Nel medesimo anno, una lettera giunse da Capri, dove Tiberio accusava Nerone Cesare di comportamenti effeminati e di amori con giovinetti e Agrippina di arroganza.[27] I senatori, tuttavia, su consiglio di Giunio Rustico, incaricato di redigere gli atti dell'assemblea e quindi giudicato il più indicato ad interpretare il volere del principe, decisero di non condannare la vedova, dato che l'intento di Tiberio non era chiaro.[28] Inoltre il popolo, che amava la famiglia di Germanico, stava fuori dalla Curia, agitando le immagini dei processati e urlando che la lettera era falsa e che si tramava la rovina di Agrippina all'insaputa di Tiberio.[28] Questo fatto contribuì solo a rimandare la condanna; infatti Seiano denunciò che Roma era vicino al colpo di stato,[28] mentre Tiberio sollevò il senato da ogni peso nel processo, giudicando i due personalmente. Agrippina fu esiliata all'isola di Ventotene (allora nominata Pandataria), dove rimarrà in esilio fino al 33, anno della sua morte, dopo aver subito servizie atroci da parte di un centurione che la fustigava.[29] Quanto a Nerone, egli fu esiliato a Ponza, dove nel 31, poco prima della caduta di Seiano, si suicidò, forse su istigazione di un centurione che gli mostrò degli uncini.[30] Druso, che aveva tradito la madre ed il fratello, non sopravvisse a lungo a tale evento. Nel 30 anch'esso fu processato sotto accusa di sedizione, e condannato alla reclusione nelle segrete del Palatino, dove morirà di fame nel 33.[31]

Anche dopo l'esilio di Agrippina, Seiano continuò a togliere di mezzo i suoi nemici e ad acquisire potere. Nel 30, anche Asinio Gallo, che in passato aveva ambito alla mano di Agrippina, fu dichiarato nemico pubblico e tenuto in isolamento su istigazione di Seiano e Tiberio.[32] Inoltre, è forse a questo periodo che risale un processo che intentò Seiano contro Fedro, come ci riporta lo scrittore stesso[33], forse in seguito ad allusioni sgradite che Seiano aveva colto in alcune favole dell'autore.[33] Seiano ebbe nel processo ruolo di testimonio, giudice ed accusatore[33]. Alcuni sospettano che il fatto che il secondo libro delle Fabulae di Fedro contenga solo 8 favole sia dovuto ad una confisca da parte di Seiano degli scritti che avevano provocato la sua ira.[34] Infine, Seiano aveva ottenuto da Tiberio il maius imperium per la provincia di Giudea, e ciò gli permetteva di scegliere i proconsoli che sarebbero stati governatori di quell'area.[1] Fu per tale motivo che Ponzio Pilato fu nominato governatore di tale provincia nel 26.[1] Seiano era fra l'altro noto per il suo feroce antisemitismo, tant'è che Filone di Alessandria lo considera il secondo più accanito persecutore dei Giudei dopo Caligola e ancor più feroce di Aulo Avilio Flacco,[1] prefetto d'Egitto dal 32[35] al 38.[36]

La caduta di Seiano (31 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Motivi e manovre preliminari di Tiberio[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al 31, anno del suo consolato assieme a Tiberio,[37] il potere di Seiano era smisurato, tant'è che si guardava a lui come fosse l'imperatore.[38] Tiberio, dal canto suo, era considerato 'l'imperatore di un isolotto'.[39] Gli onori decretati a Seiano erano immensi: fu stabilito che il suo compleanno fosse osservato come festa pubblica, che fosse inviata un'ambasceria di cittadini diversa da quella dell'imperatore per accoglierlo ogni volta che rientrava a Roma, e sia per lui che per Tiberio offrivano sacrifici e preghiere.[32]

A questo punto, tuttavia, l'influente personaggio fu destituito e condannato a morte dall'imperatore stesso. I motivi non sono chiari, anche perché la relativa parte negli Annales di Tacito è andata perduta. Secondo Flavio Giuseppe sarebbe stata Antonia minore, madre di Germanico, ad allertare il principe di una congiura che Seiano stava ordendo a Roma, forse a sua volta informata dal cliente di Seiano Satrio Secondo, inviando un dispaccio a Capri tramite il suo liberto Pallante (oppure Cenide secondo Svetonio[40]).[41]

Cassio Dione ci fornisce un'altra versione della caduta di Seiano. Pare infatti che la volontà di destituire Seiano partisse dall'imperatore stesso, che temeva che il suo prefetto usurpasse la sua autorità di principe a Roma.[39] Per non destare sospetti, dato che Seiano godeva del favore dei pretoriani a Roma, l'imperatore ricoprì Seiano di onori, lo chiamava mio Seiano nelle lettere, e permise che venissero posizionate delle sedie dorate nei teatri sia per lui che per Seiano, che venissero innalzate statue di bronzo ovunque in onore del prefetto del pretorio e che il suo nome fosse scritto nei documenti di fianco a quello del suo ministro.[38] Inoltre gli diede in moglie la vedova di Nerone, Giulia Livia.[42] Nel contempo, però, mandava confusi dispacci a Roma, dove ora dichiarava di stare sul punto di morte, ora affermava che stava benissimo e che sarebbe presto tornato nella capitale; ora si congratulava con Seiano, ora lo denunciava, e un'operazione simile eseguiva con i suoi amici.[43] Inoltre aveva bloccato il processo a Lucio Arrunzio, nemico di Seiano, legato in Spagna fra il 21 ed il 31,[42] e aveva impedito al prefetto di recarsi in Campania per andare a trovare la sua promessa sposa, al tempo malata, dichiarando che stava lui stava tornando a Roma.[44] Aveva anche rinunciato al consolato, costringendo Seiano a fare lo stesso.[42] Nel contempo aveva innalzato al rango di sacerdoti sia Seiano che suo figlio assieme all'ultimo figlio maschio di Germanico rimasto, Gaio Cesare, ovvero Caligola;[44] ma aveva pure espresso apprezzamenti per quest'ultimo e dato alcune direttive che lasciassero intendere che sarebbe stato lui suo successore, mentre proibiva i sacrifici in onore di chiunque, e dunque pure quelli a Seiano.[45] Infine lui stesso, quando scrisse una lettera al Senato sulla morte di Nerone, si riferì a Seiano semplicemente col nome.[45] Questi era dunque in costante stato di agitazione per i lunatici atteggiamenti del principe nei suoi confronti, mentre la popolazione incominciò a diffidare da lui, ed evitarlo per strada.[46]

Sempre secondo Dione, ci furono vari segnali che preannunciarono la caduta di Seiano: ad esempio, durante un sacrificio alla dea Fortuna, molto venerata da Seiano, tant'è che ne custodiva un simulacro in casa (lo stesso appartenuto a Servio Tullio), la statua si girò e rifiutò le libagioni.[44] Inoltre, una volta, chiesti dei presagi agli auguri, si vide dei corvi posare sul tetto di casa sua.[39] Ancora, fu vista una palla di fuoco in cielo, come quella veduta dopo la morte di Augusto e di Germanico.[47] Altri eventi si susseguirono: a quanto pare, una volta, il pavimento a casa sua cedette, e una donnola uscì dalle rovine.[39] Pare inoltre che ad un suo servo, dopo che lo aveva seguito sul Campidoglio a fare un sacrificio, capitò di scivolare su delle scale, dove si era soliti buttare i condannati a morte, ovvero le Scale Gemonie.[39] Infine, la testa di una sua statua fu vista fumare: rottala per scoprire la cagione del fatto, ne uscì un grosso serpente. Quando si sostituì la testa alla statua, attorno ad essa apparve una corda.[44]

Ritratto di Caligola, al Ny Carlsberg Glyptotek. Il giovane Caligola fu messa al riparo dalle mire di Seiano da Tiberio, quando questi si accorse che il suo ministro intendeva appropriarsi del potere assoluto.

La denuncia[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 ottobre del 31, Tiberio, nominato segretamente prefetto del pretorio Macrone, già prefetto delle coorti urbane, inviò a Roma quest'ultimo con l'ordine di accordarsi con Grecinio Lacone, comandante dei vigiles, perché fornisse il supporto della propria milizia, e col nuovo console Memmio Regolo (non l'altro, Fulcinio Trione, poiché costui era una creatura di Seiano), che in quel momento portava i fasces, affinché convocasse il Senato nel tempio di Apollo Palatino.[46]

Quando Seiano giunse in Senato, venne informato da Macrone che gli era appena stata conferita la potestà tribunizia con una lettera dell'imperatore che sarebbe stata letta davanti all'assemblea. Mentre Seiano prendeva così giubilante il proprio posto, Macrone, rimasto fuori dal tempio, allontanava i pretoriani di guardia, facendoli sostituire dai vigili di Lacone. Dopodiché, consegnata la lettera di Tiberio al console, si recò nei Castra praetoria per annunciare la sua nomina a prefetto.[46]

Nella lettera, molto lunga e vaga, Tiberio trattava vari argomenti, di tanto in tanto intesseva le lodi di Seiano, a volte gli muoveva qualche critica, poi, verso la fine, improvvisamente l'imperatore accusava il prefetto di tradimento, ordinandone la destituzione e l'arresto, assieme a quella di due senatori a lui legati. Regolo, a questo punto, ordinò a Seiano di alzarsi e venire da lui, ma il prefetto, non abituato a prendere ordini, se lo fece ripetere tre volte, prima di andare dal console. Dopodiché, Regolo chiese ad un senatore se approvasse l'arresto del prefetto e, alla sua risposta positiva, Seiano fu scortato al Carcere Mamertino,[48] Lungo il tragitto il popolo lo ricoprì di insulti e fu anche picchiato da alcuni. Il pretoriano vide anche le sue stesse statue essere ridotte in pezzi dalla folla inferocita.[49] Quelle stesse statue furono in seguito fuse e trasformate in pitali.[50]

Stele che riporta vari prigionieri famosi del Carcere Mamertino, fra i quali Seiano.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Quella sera, vedendo che i Pretoriani non avevano reagito all'arresto di Seiano, il Senato si riunì nel tempio della Concordia per giudicare Seiano con processo sommario, al termine del quale l'ex-prefetto venne condannato a morte e colpito da damnatio memoriae.[49]

Seiano venne giustiziato per strangolamento nella notte tra il 17 e il 18 ottobre e il popolo fece scempio del suo corpo prima di gettarlo nel Tevere. I suoi amici e parenti vennero tutti processati e condannati a morte in una ferocissima repressione. I figli stessi di Seiano furono condannati a morte. Iunilla, in particolare, essendo ancora vergine, non avrebbe potuto subire la pena capitale; per questo si dice che, per ovviare a questo ostacolo, ella fu stuprata sul patibolo da un centurione. L'ex-moglie Apicata, vedendo i cadaveri dei figli gettati sulle Gemonie, si suicidò dopo aver rivelato in una lettera a Tiberio le colpe di Seiano e di Livilla (in seguito confermate da Ligdo ed Eudemo, sotto tortura[51]), che, anche se secondo alcuni Tiberio non la condannò a morte per il rispetto che portava per sua madre, fu probabilmente rinchiusa in una stanza da Antonia e lì fatta morire di fame.[49] L'imperatore invece premiava i pretoriani e le truppe in Siria, i primi per non essere stati complici di Seiano, le seconde per non aver messo l'immagine di Seiano fra le loro insegne.[52] Il Senato, infine, ordinava feste perpetue e l'innalzamento di una statua alla Libertà con la seguente dedica:

(LA)

« Saluti perpetuae Augustae Libertatique populi romani Providentia Ti. Caesaris Augusti nati ad aeternitatem romani nominis, sublato hoste perniciosissimo »

(IT)

« Alla salute del perpetuo Augusto e alla Libertà del popolo romano, per la Provvidenza di Tiberio Cesare, figlio di Augusto, per l'eternità della gloria di Roma, [essendo stato] eliminato il pericolosissimo nemico. »

(Dedica del Senato a Tiberio.)

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Nella storiografia antica, Seiano è sempre stato considerato come una figura negativa. Tacito lo considera colui che istigò Tiberio al male,[2] Svetonio invece ce ne parla come un mero strumento del principe, al quale gli forniva le situazioni per commettere i suoi crimini.[53] Unico storico che lo elogia è Velleio Patercolo, che fu contemporaneo del prefetto. Questo è la descrizione di Seiano contenuta nella sua opera Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo:

(LA)

« Raro eminentes viri non magnis adiutoribus ad gubernandam fortunam suam usi sunt, ut duo Scipiones duobus Laeliis, quos per omnia aequaverunt sibi, ut divus Augustus M. Agrippa et proxime ab eo Statilio Tauro, quibus novitas familiae haud obstitit quominus ad multiplices consulatus triumphosque et complura eveherentur sacerdotia. Etenim magna negotia magnis adiutoribus egent - neque in parva paucitas ministeria deficit -, interestque rei publicae quod usu necessarium est, dignitate eminere utilitatemque auctoritate muniri. Sub his exemplis, Ti. Caesar Seianum Aelium, principe equestris ordinis patre natum, materno vero genere clarissimas veteresque et insignes honoribus complexum familias, habentem consulares fratres, consobrinos, avunculum, ipsum vero laboris ac fidei capacissimum, sufficiente etiam vigori animi compage corporis, singularem principalium onerum adiutorem in omnia habuit atque habet, virum severitatis laetissimae, hilaritatis priscae, actu otiosis simillimum, nihil sibi vindicatem eosque adsequentem omnia, semperque infra aliorum aestimationes se metientem, vultu vitaque tranquillum, animo exsomnem. »

(IT)

« Non raramente gli uomini eminenti si servirono di grandi complici per amministrare la loro sorte, come i due Scipioni si servirono dei due Lelii,che furono uguali a loro in tutte le cose, come il divino Augusto si servì di Agrippa e dopo di lui di Stalio Turo, ai quali la nobiltà recente della famiglia non impedì assolutamente di essere portati ai molteplici consolati, ai trionfi e ai numerosi sacerdozi. E infatti grandi impegni cercano molti aiutanti, ed è interesse dello stato che spicchi per dignità ciò che è necessario alla sua utilità e che l'utilità sia difesa dal prestigio. Con questi esempii Tiberio Cesare ha considerato e considera come suo assistente straordinario dei principali impegni in ogni situazioni Elio Seiano, nato da padre eminente nell'ordine equestre, che ha vincoli di parentela da parte della madre con famiglie illustri, antiche e insigni per onoreficenze, che ha fratelli, cugini e uno zio consolari, egli stesso molto capace di laboriosità e fiducia, di costituzione del corpo pari al vigore dell'animo, uomo di piacevolissima austerità, di antica affabilità, nell'agire molto simile a chi è estraneo agli affari pubblici, che non pretende nulla per sé e che raggiunge ogni cosa, sempre stimatore di se stesso al di sotto delle sue capacità nelle valutazioni con gli altri, quieto nel volto e nella vita, infaticabile nell'animo. »

(Velleio Patercolo, Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo)

Le motivazione dell'atteggiamento di Patercolo nei confronti di Seiano va ricercata, secondo Henry Dodwell (1641-1711), vanno ricercati ad un'amicizia fra lo storico ed il prefetto nella quale caduta, come afferma Dodwell, Patercolo fu probabilmente coinvolto.[54]

Nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Poema scritta da William Strachey nella prefazione della prima edizione di Sejanus: His Fall di Ben Jonson.

Data l'esiguità delle fonti su questo personaggio, e per questo adatto all'estrapolazione letteraria e non, Seiano è stato sovente attenzioni di artisti. Il caso più famoso è il dramma di Ben Jonson Sejanus: His Fall (1603), dove viene narrata l'ascesa e la caduta del potente prefetto. Il dramma, che fra l'altro aveva William Shakespeare nel cast della prima nel ruolo di Tiberio, non ebbe però successo.[55] Più o meno contemporaneo al lavoro di Jonson è The Tragedy Of Claudius Tiberius Nero (1607) di autore ignoto che, seppur avendo come protagonista Tiberio, riserva a Seiano un ruolo di primo piano.[56]

In Italia, Seiano è stato il soggetto di molti drammi poco noti, come Druso (1816), di Francesco Bendetti, poco fedele al fatto storico, dove Seiano ricopre un ruolo di secondo piano.[57] Altri esempi sono Sejano (1722) di Giovanni Artico[58] e Il Sejano (1729) di Saverio Pansuti.[59]

In musica, Seiano ha avuto fortuna nei primordi nella storia dell'opera. Nicolò Minato è stato infatti l'autore di un dittico, La prosperità di Elio Seiano[60] e La caduta di Elio Seiano,[61] entrambi datati al 1667, musicati da Antonio Sartorio. Nelle due opere, Seiano è rispettivamente un contralto ed un tenore, e la trama, pur prendendo spunto da eventi storici, è sostanzialmente inventata, includendo nella narrazione anche personaggi che al tempo dell'ascesa del prefetto erano morti come Agrippa o Gaio Cesare. Nell'opera L'esule di Roma (1827) di Gaetano Donizetti, Seiano non appare mai in scena ma è menzionato più volte dai personaggi, avendo un ruolo attivo nella vicenda, trattandosi del vero e proprio antagonista del melodramma.[62] Nel dramma dal quale l'opera ha tratto il soggetto, Il proscritto romano (1825), scritto da Luigi Marchionni, Seiano invece appare, ma solo brevemente per due volte durante l'ultimo atto, ma anche qui è menzionato molte volte per tutta la tragedia.[63] Rimanendo nell'ambito della letteratura, ma in tempi più recenti, Seiano è anche menzionato nel romanzo Ben-Hur (1880) di Lewis Wallace,[64] e appare nella novella di Robert Graves Io, Claudio (I, Claudius) (1934)[65].

Anche la televisione si è occupata di Seiano, specialmente nella serie televisiva I, Claudius (1976), che si basa sulla novella succitata. In questa serie Seiano è interpretato da Patrick Stewart, e appare negli episodi Poison Is Queen, Some Justice, Queen Of Heaven e Reign Of Terror, rispettivamente il quarto, il quinto, il sesto ed il settimo episodio della serie. Di poco antecedente a quest'ultima serie è The Caesars (1968), dove Seiano, interpretato da Barrie Ingham, appare negli episodi Augustus, Germanicus, Tiberius e, infine, nell'episodio a lui dedicato, Sejanus. Nella serie A.D. - Anno Domini (1985), Seiano, interpretato da Ian McShane, ha un ruolo centrale nei primi due episodi.[66]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniela Sidari Seiano e Gaio: rivalità o accordo? tratto dal volume Xenia, Roma 1985
  • Angelo Filipponi VITA SUBLIME Gaio Cesare Germanico Caligola, 2015

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Angelo Filipponi, Giudaismo romano II, Angelo Filipponi, 03 ottobre 2011, ISBN 9788863692259. URL consultato il 19 luglio 2016.
  2. ^ a b c d Tacito, Annales, IV, 1
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Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console romano Successore
Marco Vinicio,
Lucio Cassio Longino
31
con Tiberio Cesare Augusto V
Gneo Domizio Enobarbo,
Lucio Arrunzio Camillo Scriboniano
Predecessore Prefetto del pretorio Successore
Lucio Seio Strabone 14 - 31 Quinto Nevio Sutorio Macrone
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