Fabulae

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Favole
Titolo originaleFabulae
AutoreIgino
1ª ed. originaleII secolo - III secolo d.C.
Genereraccolta
Lingua originale latino

Le Fabulae (Le favole - I racconti) è una raccolta di brevi storie scritte nel I secolo a.C. da Igino, sebbene per altri l'autore sarebbe il suo omonimo Caio Giulio.

L'opera in totale comprende 277 favole, tutte incentrate sulla mitologia greca e sui suoi protagonisti: gli eroi e gli dèi.

Struttura dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Le Fabulae sono divise in tre parti:

  • Genealogiae: estratti di una terza opera di Igino riguardanti genealogie di dèi ed eroi;
  • Fabulae: i miti veri e propri;
  • Indici: compilazioni di materie varie.

Il proemio riguarda la genealogia degli Dei, che è pervasa dalla descrizione della divinità primitiva Kaligo (NeNebbia), che crea l'Olimpo. Da essa nasce il mostro titano Gerione assieme a Oceanina. Molte favole riguardano non solo la cosmologia e i miti degli Dei, ma si concentrano anche sulle origini mitiche della nascita della giustizia ad Atene, con il legislatore Dracone, e su altre curiosità della Grecia arcaica. È analizzato il sistema sociale attraverso la rielaborazione di racconti popolari, appunto a sfondo mitico, come il sistema della famiglia, dell'agorà e della votazione delle leggi, nonché il governo diverso delle città principali.

Rari sono gli argomenti riguardo a Roma, e tra le favole di spicco vi è quella di Romolo e Remo che fondano la città. Alcune favole, sempre riguardanti Roma, collocano in un sistema binario anche alcuni miti legati all'Africa e specialmente a Cartagine.
Tra le storie più famose ci sono :

  • L'origine dell'Olimpo, tratta dall'opera di Esiodo, e la storia di Prometeo che viene punito per aver rubato il fuoco.
  • Deucalione e Pirra: coniugi a cui Zeus affida il compito di rigenerare l'umanità dopo il Diluvio Universale.
  • Favole dedicate ai Dodici Dei e ai loro miti rappresentativi, come la nascita di Afrodite e il ratto di Europa.
  • Il mito di Eracle delle 12 fatiche
  • Il mito di Medea dall'amore per Giasone alla vendetta del delitto dei figli e alla fuga per la Grecia da esule.

Conservazione dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Il manoscritto principale Genealogiae del 1535 fu pubblicato dall'umanista Jacob Micyllus, trovato da un codice della Cattedrale di Frisinga. Ma si trattava di una contaminazione di un unico manoscritto risalente al IX secolo. Vi è anche una versione tradotta in greco, la cui prefazione riporta la compilazione durante il consolato di Lucio Annio Massimo e Caio Settimio Severo Aper, essendo però diverso dal codice latino per contenuto. L'autore è accreditato come lo Pseudo-Dositedo (III secolo). La filologia moderna negli anni '50 ricostruì il testo nella versione latina, però basandosi anche sul modello greco, in quanto la tradizione latina del manoscritto del IX secolo presentava molti errori riguardo alla grammatica, allo svolgimento delle storie, e anche al nome dei personaggi.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]