Antichità giudaiche

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Antichità giudaiche
Titolo originaleAntiquitates Iudaicae (latino)
Flavius Josephus edition of 1552.jpg
Edizione del 1552 delle Antichità giudaiche
AutoreFlavio Giuseppe
1ª ed. originale94
Generetrattato storico
Lingua originalegreco

Antichità giudaiche (in latino: Antiquitates iudaicae) è un'opera dello storico giudeo romanizzato Flavio Giuseppe, scritta in greco ellenistico nel 93-94 d.C. circa.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Quest'opera racconta la storia del popolo ebraico dalle origini fino all'epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70 (raccontata da Flavio Giuseppe nell'altra sua opera Guerra giudaica). Essa è la principale fonte storica che ci sia pervenuta sulla Palestina del I secolo e contiene, tra l'altro, preziose notizie relative ai movimenti religiosi del giudaismo dell'epoca come gli Esseni, i Farisei, gli Zeloti.

L'opera contiene anche riferimenti a Giovanni Battista, a Gesù e ai primi cristiani. Il più celebre di questi passi è il cosiddetto Testimonium Flavianum, che definisce Gesù un "uomo saggio" e un "maestro", affermando che compiva "opere sorprendenti" e che ebbe molti discepoli: Ponzio Pilato lo condannò alla crocifissione, ma i suoi seguaci, "che da lui sono detti Cristiani", continuarono a trasmettere il suo insegnamento. Per la presenza di alcune affermazioni difficili da conciliare con la visione religiosa dell'autore, il Testimonium è da tempo oggetto di discussione tra gli studiosi. Oggi, eliminate le interpolazioni dovute probabilmente all'inserimento nel testo di glosse marginali da parte dei copisti cristiani, si tende a sostenere l'autenticità del passo[1]. Alcuni studiosi lo ritengono comunque interamente apocrifo[2][3], e altri integralmente autentico[4].

Gesù è citato anche in un secondo passo, che non presenta particolari criticità[5], come fratello di Giacomo, condannato a morte dalle autorità religiose del tempo. L'uccisione di Giacomo non compare nel Nuovo Testamento, essendo successiva agli eventi narrati negli Atti degli Apostoli: l'episodio conferma comunque le persecuzioni subite dalla Chiesa primitiva.

Il resoconto su Giovanni il Battista ne conferma l'arresto e la condanna a morte ad opera di Erode Antipa, come riferito dai Vangeli (Matteo 14, 1-12; Marco 6, 14-29; Luca 9, 7-9).

I brani riguardanti Gesù e i primi cristiani[modifica | modifica wikitesto]

«Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo.

Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani.»

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XVIII, 63-64)

«Ma ad alcuni Giudei parve che la rovina dell'esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista.

Erode infatti aveva ucciso quest'uomo buono che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l'anima fosse già purificata da una condotta corretta.

Quando altri si affollavano intorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Un'eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene.

A motivo dei sospetti di Erode, (Giovanni) fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente, e quivi fu messo a morte. Ma il verdetto dei Giudei fu che la rovina dell'esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio a Erode.»

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XVIII, 116-119)

«Anano [...] convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.»

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XX, 200)

Il “Testimonium Flavianum” tuttavia è da tempo oggetto di importanti dibattiti che ne hanno messo in dubbio la veridicità. Le accuse di falso, legate a un classico processo di interpolazione sul testo originario verificatasi nei secoli successivi, nascono dall’azione di Eusebio di Cesarea, vescovo e scrittore cristiano, che per primo - nel suo "Historia Ecclesiastica" - trascrisse le frasi citate nel testo di Giuseppe Flavio[6].

Da quel momento il cosiddetto “Testimonium Flavianum”, risultando l’unica fonte storica (il Nuovo Testamento non rientra nella tipologia scientificamente intesa) acclarante l’esistenza di Gesù è stato poi riportato in tutte le trascrizioni dell'opera di Giuseppe Flavio fino al Medioevo, assumendo rilievo straordinario per i pensatori cristiani.

Il dubbio riguarda il fatto che il testo in discussione, tuttavia, risulti completamente sconosciuto a tutti i Padri della Chiesa antecedenti o contemporanei di Eusebio. Tra questi, in particolar modo, si distingue nel III secolo d. C. Origene di Alessandria che, nell’opera “Contra Celsum”, afferma di aver letto proprio l'opera di Giuseppe Flavio. Origene scrive un trattato polemico contro il filosofo medio-platonico e anticristiano Celso i cui attacchi alla cristianità risultano tanto violenti (per come ricostruito solo dallo stesso Origene poiché l’opera di Celso è perduta, per alcuni distrutta dagli stessi cristiani) quanto eruditamente argomentati[7].

Origene - che pure riporta l'episodio della deposizione di Giovanni Battista - afferma di aver letto “Antichità Giudaiche” di Giuseppe Flavio, tuttavia senza fare alcuna menzione della vicenda storica di Gesù Cristo, quindi senza offrire alcun riferimento storico alla figura di Gesù[8].

Se il riferimento vi fosse stato - riassumono gli assertori della falsificazione del testo di Flavio - esso sarebbe tornato decisamente utile nella violenta polemica contro il neoplatonico Celso le cui accuse nei confronti di Gesù erano particolarmente forti negandogli espressamente qualsivoglia natura divina (che emergerebbe invece proprio dal “Testimonium” con la vicenda della Resurrezione e dall’avverarsi di antiche profezie)[9].

Non di meno, la profonda assonanza con le teorie apologetiche di Origene, di cui Eusebio fu profondo conoscitore ed epigono[10], rende ancora più anomala la diversità tra i testi dei due Padri cristiani, alimentando dubbi sulla veridicità del "Testimonium Flavianum".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marta Sordi, I cristiani e l'impero romano, 2004.
  2. ^ E.Schürer, The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.C.- A.D. 135), 4 vols., Edinburgh: T.& T.Clark, 1973-87.
  3. ^ H. Chadwick, The Early Church, 2nd edition, London: Penguin, 1993
  4. ^ "Some (scholars) have mantained that the passage is wholly authentic; others think that it is wholly spurious. Most today regard the passage as authentic but edited." in Craig A. Evans, "Jesus and His Contemporaries: Comparative Studies", 1995.
  5. ^ Craig A. Evans, "Jesus and His Contemporaries: Comparative Studies", 1995.
  6. ^ Peter Lang, Josephus on Jesus: The Testimonium Flavianum Controversy from Late Antiquity to Modern Times, in Studies in Biblical Literature.
  7. ^ Claudio Moreschini, Storia del pensiero cristiano tardo-antico, Bompiani Ed. su Celso pp. 45-53.
  8. ^ Origene di Alessandria, Contro Celso, in Pietro Ressa (a cura di), Letteratura Cristiana Antica, Morcelliana, 2000.
  9. ^ Guy Fau, La fable de Jesus Christe - Le silence des auteurs Juifs, Parigi, Editions de l'Union rationaliste, 1964.
  10. ^ Eusebio di Cesareo, Teologia Ecclesiastica, a cura di Franzo Migliore, traduzione di Franzo Migliore, Roma, Città Nuova (pubblicazione con approvazione ecclesiastica), 1998, p. 23, 31.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN251904339 · LCCN (ENn85086733 · GND (DE4295010-7 · BNF (FRcb121371397 (data)