Antichità giudaiche

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Antichità giudaiche
Titolo originalein greco antico: Ἰουδαϊκὴ ἀρχαιολογία, Ioudaïkḗ archaiología
Flavius Josephus edition of 1552.jpg
Edizione del 1552 delle Antichità giudaiche
AutoreFlavio Giuseppe
1ª ed. originale94
Generetrattato storico
Lingua originalegreco

Antichità giudaiche (in greco antico: Ἰουδαϊκὴ ἀρχαιολογία, Ioudaïkḗ archaiología, in latino: Antiquitates iudaicae, abbreviazione: Ant.) è un'opera storica in 20 libri, scritta in lingua greca ellenistica, dello storiografo ebreo antico Flavio Giuseppe, pubblicata nel 93-94 d.C., contenente la storia del popolo ebraico dalla creazione del mondo fino allo scoppio della prima guerra giudaica nel 66 d.C.

Il titolo e il numero dei libri ricordano le Antichità romane (in greco antico: Ῥωμαϊκὴ Ἀρχαιολογία, Rōmaïkḕ Archaiología, in latino: Antiquitates Romanae) di Dionigi di Alicarnasso[1].

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Antichità giudaiche è un'opera imponente. È quasi tre volte più lunga della Guerra giudaica (abbreviazione: Bell.) ed è divisa in venti libri.

  • Libro III - Descrive le fasi iniziali della traversata del deserto da parte degli ebrei, guidati da Mosè, le difficoltà incontrate (mancanza di acqua e cibo, assalti degli Amaleciti) e gli aiuti di origine divina[12]; il ricevimento del Decalogo [13]; i quaranta giorni di Mosé[14]. Giuseppe descrive quindi il sistema della legislazione mosaica in una sequenza ordinata, e con notevoli aggiunte interpretative rispetto a quanto riportato nella Bibbia, i regolamenti sparsi nel Pentateuco riguardanti il recinto e la tenda [15], l'arca [16], la tavola dei pani [17], il candelabro [18], l'altare dei profumi e l'altare di bronzo [19], le vesti dei sacerdoti, loro significato e simbolismi [20], la consacrazione di Aronne [21], l'abbigliamento del Sommo sacerdote [22], i sacrifici e le purificazioni [23], le festività [24], le leggi di purità [25], ecc.
  • Libro IV - Descrizione dei quarant'anni trascorsi degli ebrei nel deserto, dalle rivolte del popolo contro Mosè [26] fino alla morte di Mosè [27]. Tuttavia, caratteristiche predominanti del libro sono: la narrazione dell'arrivo degli ebrei nel paese della Giordania orientale e Gerico [28], il discorso di addio di Mosè [29] e, soprattutto, un riassunto della Legge mosaica come costituzione dello stato (politeia) [30]. Dopo la descrizione di altre leggi, Flavio Giuseppe conclude il Libro IV con la morte di Mosè [31] di cui tesse un elogio come grande legislatore [32].
  • Libro VI - Il libro è dedicato all'attività di Samuele, il profeta che dà una svolta alla vita sociale e religiosa della nuova nazione[36], a Saul [37], col quale inizia il periodo monarchico che si prolungherà nel nono e decimo libro, e in parte anche a Davide, il cui ruolo diventa sempre più importante nella seconda metà del libro [38]. A parte qualche riflessione personale di Flavio Giuseppe, ad es. sull'influenza dannosa del potere [39], nel sesto libro l'autore segue il modello biblico in misura maggiore rispetto alle altre parti della sua opera[34].
  • Libro VII - Continua il racconto delle vicende di Davide, che insieme a Mosè e ad Erode è uno dei personaggi più importanti delle Antichità giudaiche. Anche in questo caso, Flavio Giuseppe segue le fonti bibliche in modo abbastanza accurato, ma presentandole in modo nuovo. Per esempio, in Ant. VII, 46-129 e in Ant. VII, 301-342 si può osservare che combina sistematicamente il secondo libro di Samuele e il primo libro dei Re con i due Libri delle Cronache[40].
  • Libro VIII - Il libro ottavo è dedicato soprattutto alle vicende familiari, sociali ed economiche di Salomone, successore di Davide, e tra esse l’edificazione del primo tempio di Gerusalemme[41], alla morte di Salomone la divisione del regno in un Regno delle dieci tribù del Nord in un Regno del Sud [42], e le vicissitudini delle due dinastie fino ad Acab e a Giosafat[43]. Alle fonti bibliche menzionate nel Libro VII, Flavio Giuseppe aggiunge una notevole quantità di altro materiale. Nella storia del regno di Salomone, Flavio Giuseppe può convalidare il racconto biblico del rapporto tra Salomone e il re Hiram di Tiro facendo riferimento a una corrispondenza conservata tra questi due re nell'archivio di Tiro [44] e altrove a riferimenti ad antiche storie registrate da storiografi greci come Menandro e Dione[45]. In particolare, Salomone è descritto da Giuseppe come un filosofo e un uomo dedito alla pace; la moderna interpretazione di Salomone è influenzata dall'ormai nota rappresentazione ellenistica di Flavio Giuseppe[46].
  • Libro IX - Nel libro nono segue la narrazione parallela dei due regni fino a che il regno settentrionale viene conquistato dall’esercito assiro di Sargon e la popolazione che conta viene avviata alla prigionia in Assiria, mentre in parte della regione vengono trasferiti i Samaritani. Le fonti di base sono 1 Re 22, 2 Re 1-18 e 2 Cronache 19-31. Nell'utilizzare queste fonti, Flavio Giuseppe fa uso sia della Bibbia ebraica che dei LXX. Al materiale proveniente da queste fonti, Giuseppe interpola anche materiale proveniente dal Libro di Giona [47] e dal Libro di Naum [48]. Inoltre Giuseppe attesta il racconto biblico dell'invasione assira con documenti tratti dall'archivio di Tiro [49], e termina il Libro con una breve descrizione dei Samaritani che compaiono sulla scena storica in questo momento [50].
  • Libro XI - Il contenuto del libro undicesimo copre il periodo di tempo che va dal momento in cui Ciro pone fine all'esilio babilonese (circa 540 a.C.) fino al momento in cui Alessandro Magno conquista Gerusalemme e la Palestina nel 332 a.C.. Fra gli eventi importanti, Giuseppe narra l'ultimo periodo della cattività babilonese, il ritorno lento e parziale in degli ebrei in patria, la ripresa della vita nazionale che tuttavia è incerta e divisa, le prime diaspore, l'arrivo di Alessandro Magno, la Palestina sotto il dominio prima dei Tolomei e poi dei Seleucidi, infine l'inizio del movimento dei Maccabei. I temi predominanti del Libro XI sono comunque di natura più lieta: il ritorno degli ebrei di Gerusalemme dall'esilio in Babilonia e il salvataggio degli ebrei persiani per l'intervento di Ester; la storia di Ester è narrata da Giuseppe con le caratteristiche della narrativa ellenistica di cui si è parlato nel Libro II a proposito di Giuseppe[34]. Il primo terzo del libro si basa sui Libri di Esdra e Neemia, integrati da materiale tratto da Isaia 44[59], dai Libri apocrifi di Esdra [60] e da una lettera sconosciuta di Ciro ai satrapi di Siria [61]. L'ultima parte del Libro XI si basa sul Libro di Ester e sulla letteratura apocrifa di Ester [62]. Inoltre, Giuseppe fornisce alcune informazioni su Alessandro Magno di cui non si conoscono le fonti [63].
  • Libro XIV - Il libro quattordicesimo descrive il lento declino del dominio degli Asmonei: una famiglia dell'Idumea si affianca ai fratelli discordi Ircano II e Aristobulo II[85], il generale romano Pompeo, in Siria, è chiamato a dirimere la discordia[86]; Gerusalemme diviene tributaria dei Romani[87]; inizio dell’ascesa di Erode, figlio di Antipatro, capo della Galilea[88]: prime attività di Erode e sue gesta nella Galilea[89]; fine del potere degli Asmonei e inizio del regno di Erode[90]. La seconda metà del libro XIV procede parallelamente alla Guerra giudaica[91]. Fra le fonti testuali non bibliche Flavio Giuseppe cita Nicola di Damasco [92] e Strabone [93] e Tito Livio [94]. Giuseppe cita inoltre numerosi documenti ufficiali [95] che si presume abbia consultato lo stesso Giuseppe, oppure abbia tratto dalla Storia Universale, che non è pervenuta, di Nicola di Damasco[96].
  • Libro XV - Il quindicesimo libro è una sintesi della parte più positiva del regno di Erode il Grande, dalla presa di Gerusalemme nel 37 a.C. fino alla ricostruzione del Tempio nell'anno 18 a.C. Oltre all'attività militare e diplomatica di Erode, nel libro si narrano i conflitti familiari di Erode, in particolare con sua moglie Mariamme. Infine, in questo libro, troviamo le importanti descrizioni degli edifici o delle città edificati da Erode, in particolare il Palazzo Reale di Gerusalemme[97], l'Herodion[98], Cesarea[99] e soprattutto la ricostruzione del Tempio[100]. Per quanto riguarda le fonti, nel libro quindicesimo troviamo solo pochi riferimenti: Strabone [101] e le "Memorie" dello stesso Erode[102]. In Ant. XV, 425, invece, si trova un'espressione interessante: «E questa storia, tramandataci dai nostri padri»", con la quale probabilmente Giuseppe vuole riferirsi alla tradizione orale della religione ebraica[96].

Informazioni sul Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Quest'opera è la principale fonte storica che ci sia pervenuta sulla Palestina e contiene, tra l'altro, preziose notizie relative ai movimenti religiosi del giudaismo dell'epoca come gli Esseni, i Farisei, gli Zeloti.

L'opera contiene anche riferimenti a Giovanni Battista, a Gesù e ai primi cristiani. Il più celebre di questi passi è il cosiddetto Testimonium Flavianum, che definisce Gesù un "uomo saggio" e un "maestro", affermando che compiva "opere sorprendenti" e che ebbe molti discepoli: Ponzio Pilato lo condannò alla crocifissione, ma i suoi seguaci, "che da lui sono detti Cristiani", continuarono a trasmettere il suo insegnamento. Per la presenza di alcune affermazioni difficili da conciliare con la visione religiosa dell'autore, il Testimonium è da tempo oggetto di discussione tra gli studiosi. Oggi, eliminate le interpolazioni dovute probabilmente all'inserimento nel testo di glosse marginali da parte dei copisti cristiani, si tende a sostenere l'autenticità del passo[103]. Alcuni studiosi lo ritengono comunque interamente apocrifo[104][105], e altri integralmente autentico[106].

Gesù è citato anche in un secondo passo, che non presenta particolari criticità[107], come fratello di Giacomo, condannato a morte dalle autorità religiose del tempo. L'uccisione di Giacomo non compare nel Nuovo Testamento, essendo successiva agli eventi narrati negli Atti degli Apostoli: l'episodio conferma comunque le persecuzioni subite dalla Chiesa primitiva.

Il resoconto su Giovanni il Battista ne conferma l'arresto e la condanna a morte ad opera di Erode Antipa, come riferito dai Vangeli (Matteo 14, 1-12; Marco 6, 14-29; Luca 9, 7-9).

I brani riguardanti Gesù e i primi cristiani[modifica | modifica wikitesto]

«Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo.

Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani.»

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XVIII, 63-64)

«Ma ad alcuni Giudei parve che la rovina dell'esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista.

Erode infatti aveva ucciso quest'uomo buono che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l'anima fosse già purificata da una condotta corretta.

Quando altri si affollavano intorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Un'eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene.

A motivo dei sospetti di Erode, (Giovanni) fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente, e quivi fu messo a morte. Ma il verdetto dei Giudei fu che la rovina dell'esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio a Erode.»

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XVIII, 116-119)

«Anano [...] convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.»

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XX, 200)

Il “Testimonium Flavianum” tuttavia è da tempo oggetto di importanti dibattiti che ne hanno messo in dubbio la veridicità. Le accuse di falso, legate a un classico processo di interpolazione sul testo originario verificatasi nei secoli successivi, nascono dall’azione di Eusebio di Cesarea, vescovo e scrittore cristiano, che per primo - nel suo "Historia Ecclesiastica" - trascrisse le frasi citate nel testo di Giuseppe Flavio[108].

Da quel momento il cosiddetto “Testimonium Flavianum”, risultando l’unica fonte storica (il Nuovo Testamento non rientra nella tipologia scientificamente intesa) acclarante l’esistenza di Gesù è stato poi riportato in tutte le trascrizioni dell'opera di Giuseppe Flavio fino al Medioevo, assumendo rilievo straordinario per i pensatori cristiani.

Il dubbio riguarda il fatto che il testo in discussione, tuttavia, risulti completamente sconosciuto a tutti i Padri della Chiesa antecedenti o contemporanei di Eusebio. Tra questi, in particolar modo, si distingue nel III secolo d. C. Origene di Alessandria che, nell’opera “Contra Celsum”, afferma di aver letto proprio l'opera di Giuseppe Flavio. Origene scrive un trattato polemico contro il filosofo medio-platonico e anticristiano Celso i cui attacchi alla cristianità risultano tanto violenti (per come ricostruito solo dallo stesso Origene poiché l’opera di Celso è perduta, per alcuni distrutta dagli stessi cristiani) quanto eruditamente argomentati[109]

Origene - che pure riporta l'episodio della deposizione di Giovanni Battista - afferma di aver letto “Antichità Giudaiche” di Giuseppe Flavio, tuttavia senza fare alcuna menzione della vicenda storica di Gesù Cristo, quindi senza offrire alcun riferimento storico alla figura di Gesù[110].

Se il riferimento vi fosse stato - riassumono gli assertori della falsificazione del testo di Flavio - esso sarebbe tornato decisamente utile nella violenta polemica contro il neoplatonico Celso le cui accuse nei confronti di Gesù erano particolarmente forti negandogli espressamente qualsivoglia natura divina (che emergerebbe invece proprio dal “Testimonium” con la vicenda della Resurrezione e dall’avverarsi di antiche profezie)[111].

Non di meno, la profonda assonanza con le teorie apologetiche di Origene, di cui Eusebio fu profondo conoscitore ed epigono[112], rende ancora più anomala la diversità tra i testi dei due Padri cristiani, alimentando dubbi sulla veridicità del "Testimonium Flavianum".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Flavio, Delle antichità giudaiche di Giuseppe Flavio tradotte dal greco e illustrate con note dall'abate Francesco Angiolini piacentino. 5 voll., in Francesco Angiolini (a cura di), Collana degli antichi storici greci volgarizzati, traduzione di Francesco Angiolini, Milano, Sonzogno, 1821-1822. Tomo I , Tomo 2 , Tomo 3 , Tomo 4 , Tomo 5
  • Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, a cura di Luigi Moraldi, traduzione di Luigi Moraldi, 1ª ed., Torino, UTET, 2013, ISBN 978-88-418-9766-9.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Passerini, Dizionario Bompiani, 2005.
  2. ^ Ant.,  I, 1-26.
  3. ^ Genesi 1
  4. ^ Genesi 35
  5. ^ L. Moraldi, Introduzione ad Antichità giudaiche.
  6. ^ Ant.,  I, 93-94.
  7. ^ Genesi 36
  8. ^ Esodo 15
  9. ^ Ant.,  II, 347-348.
  10. ^ Ant.,  II, 7-200.
  11. ^ P. Bilde, 1988, p. 81.
  12. ^ Ant.,  III, 1-74.
  13. ^ Ant.,  III, 75-94.
  14. ^ Ant.,  III, 95-95.
  15. ^ Ant.,  III, 100-133.
  16. ^ Ant.,  III, 134-138.
  17. ^ Ant.,  III, 139-143.
  18. ^ Ant.,  III, 144-146.
  19. ^ Ant.,  III, 147-150.
  20. ^ Ant.,  III, 145-187.
  21. ^ Ant.,  III, 188-213.
  22. ^ Ant.,  III, 214-223.
  23. ^ Ant.,  III, 224-236.
  24. ^ Ant.,  III, 237-254.
  25. ^ Ant.,  III, 258-273.
  26. ^ Numeri 14
  27. ^ Deuteronomio 34
  28. ^ Ant.,  IV, 76-175.
  29. ^ Ant.,  IV, 76-193.
  30. ^ Ant.,  IV, 196-301.
  31. ^ Ant.,  IV, 325-326.
  32. ^ Ant.,  IV, 327-330.
  33. ^ Ant.,  V, 318-337.
  34. ^ a b c d P. Bilde, 1988, p. 82.
  35. ^ Ant.,  V, 276-317.
  36. ^ Ant.,  VI, 22-39.
  37. ^ Ant.,  VI, 45-378.
  38. ^ Ant.,  VI, 156-378.
  39. ^ Ant.,  VI, 262-268.
  40. ^ P. Bilde, 1988, pp. 82-83.
  41. ^ Ant.,  VIII, 50-98.
  42. ^ Ant.,  VIII, 211-253.
  43. ^ Ant.,  VIII, 254-420.
  44. ^ Ant.,  VIII, 55-56.
  45. ^ Ant.,  VIII, 144-149.
  46. ^ P. Bilde, 1988, p. 83.
  47. ^ Ant.,  IX, 206-214
  48. ^ Ant.,  IX, 239-242.
  49. ^ Ant.,  IX, 283-287.
  50. ^ Ant.,  IX, 288-291.
  51. ^ Ant.,  X, 70-83.
  52. ^ Ant.,  X, 18-20.
  53. ^ Ant.,  X, 219-228.
  54. ^ Ant.,  X, 24-35
  55. ^ Ant.,  X, 106-107
  56. ^ Ant.,  X, 84-180.
  57. ^ Ant.,  X, 186-218, 232-281
  58. ^ P. Bilde, 1988, p. 84.
  59. ^ Ant.,  XI, 5-6.
  60. ^ Ant.,  XI, 159-183, 297-303.
  61. ^ Ant.,  XI, 12-17.
  62. ^ Ant.,  XI, 184-296.
  63. ^ Ant.,  XI, 304-347.
  64. ^ Ant.,  XII, 7-118.
  65. ^ Ant.,  XII, 119-153.
  66. ^ Ant., , XII, 160-224.
  67. ^ Ant.,  XII, 154-236.
  68. ^ Ant.,  XII, 245-252.
  69. ^ Ant.,  XII, 253-256.
  70. ^ Ant.,  XII, 265-434.
  71. ^ Arnaldo Momigliano, I Tobiadi nella preistoria del mondo maccabaico, in Atti della Reale Accademia di Scienze di Torino, LXVII, 1932, pp. 165-200.
  72. ^ 1 Maccabei 1-9
  73. ^ Ant.,  XII, 237-434.
  74. ^ Ant.,  XII, 138-153.
  75. ^ Ant.,  XII, 226-227.
  76. ^ Ant.,  XII, 258-263.
  77. ^ Ant.,  XII, 5-7.
  78. ^ Ant.,  XII, 127.
  79. ^ Ant.,  XII, 135-137, 358-359.
  80. ^ Ant.,  XIII, 1-217.
  81. ^ 1 Maccabei 9-13
  82. ^ Ant.,  XIII, 250-251, 347.
  83. ^ Ant.,  XIII, 286-287, 319, 347.
  84. ^ Ant.,  XIII, 337.
  85. ^ Ant.,  XIV, 8-28.
  86. ^ Ant.,  XIV, 34-46.
  87. ^ Ant.,  XIV, 77-78.
  88. ^ Ant.,  XIV, 158-160.
  89. ^ Ant.,  XIV, 413-433.
  90. ^ Ant.,  XIV, 456-491.
  91. ^ Bell.,  I, 117-353.
  92. ^ Ant.,  XIV, 9, 68, 104.
  93. ^ Ant.,  XIV, 35-36, 68, 104, 111, 114-118, 138-139.
  94. ^ Ant.,  XIV, 68.
  95. ^ Ant.,  XIV, 144-148, 149-155, 190-195, 196-198, 199, 200-201, 202-210, 211212, 213-216, 219-222, 225-227, 228-229,230, 231-232, 233,234,235, 236-237, 237-240, 241-243, 244-246, 247 -255, 256-258, 259-261, 262264, 265-267, 306-313, 314-318, 319-322.
  96. ^ a b P. Bilde, 1988, p. 86.
  97. ^ Ant.,  XV, 317-322.
  98. ^ Ant.,  XV, 323-326.
  99. ^ Ant.,  XV, 331-341.
  100. ^ Ant.,  XV, 380-425.
  101. ^ Ant.,  XV, 9-10.
  102. ^ Ant.,  XV, 174-178
  103. ^ Marta Sordi, I cristiani e l'impero romano, 2004.
  104. ^ E. Schürer, The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.C.- A.D. 135), 4 vols., Edinburgh: T.& T.Clark, 1973-87.
  105. ^ H. Chadwick, The Early Church, 2nd edition, London: Penguin, 1993
  106. ^ "Some (scholars) have mantained that the passage is wholly authentic; others think that it is wholly spurious. Most today regard the passage as authentic but edited." in Craig A. Evans, "Jesus and His Contemporaries: Comparative Studies", Leiden, Brill, 1995.
  107. ^ Craig A. Evans, "Jesus and His Contemporaries: Comparative Studies", 1995.
  108. ^ Alice Whealey, Josephus on Jesus: The Testimonium Flavianum Controversy from Late Antiquity to Modern Times, in Studies in Biblical Literature, Berna, Peter Lang, 2003.
  109. ^ Claudio Moreschini, Storia del pensiero cristiano tardo-antico, Bompiani, 2013. su Celso pp. 45-53
  110. ^ Origene di Alessandria, Contro Celso, in Pietro Ressa (a cura di), Letteratura Cristiana Antica, Morcelliana, 2000.
  111. ^ Guy Fau, La fable de Jesus Christe - Le silence des auteurs Juifs, Parigi, Editions de l'Union rationaliste, 1964.
  112. ^ Eusebio di Cesarea, Teologia Ecclesiastica, a cura di Franzo Migliore, traduzione di Franzo Migliore, Roma, Città Nuova, 1998, p. 23, 31.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emil Schürer, Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo (175 a. C.-135 d. C.) [The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.C.-A.D. 135)], in Omero Soffritti (a cura di), Biblioteca di storia e storiografia dei tempi biblici ; 1, traduzione di Graziana Soffritti, edizione diretta e riveduta da Géza Vermes, Fergus Millar, Matthew Black con la collaborazione di Pamela Vermes, Brescia, Paideia, 1985.
  • (EN) Per Bilde, Flavius Josephus between Jerusalem and Rome : his life, his works, and their importance, in Journal for the study of the pseudepigrapha. Supplement series ; 2, Sheffield, Sheffield Academic Press, 1988, ISBN 1-85075-060-2.
  • Giuseppe Flavio, La guerra giudaica [De bello judaico], a cura di Giovanni Vitucci, traduzione di Giovanni Vitucci, Milano, A. Mondadori, 1989, ISBN 88-04-32627-1.
  • Elvira Migliario, Introduzione, in Flavio Giuseppe, Autobiografia, Milano, Fabbri editori, 1997, pp. 5-59.
  • Alfredo Passerini, Antichità giudaiche|Ἰουδαϊκὴ ἀρχαιολογία, in Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, I, Milano, RCS Libri, 2005, p. 407, ISSN 1825-78870 (WC · ACNP).
  • Luigi Moraldi, Introduzione, in Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche [Antiquitates Iudaicae], 1ª ed., Torino, UTET, 2013, ISBN 978-88-418-9766-9.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN251904339 · LCCN (ENn85086733 · GND (DE4295010-7 · BNF (FRcb121371397 (data) · NDL (ENJA01183876