L'esule di Roma

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L'esule di Roma
Lingua originale italiano
Genere melodramma eroico
Musica Gaetano Donizetti
Libretto Domenico Gilardoni
Fonti letterarie Androclès ou le Lion reconnaissant (1804), melodramma di Louis-Charles Caigniez
Atti due
Epoca di composizione 1827
Prima rappr. 1º gennaio 1828
Teatro Napoli, Teatro San Carlo
Personaggi
  • Murena, senatore (baritono)
  • Argelia, figlia di Murena (soprano)
  • Emilia, sorella di Argelia (ruolo muto)
  • Settimio, tribuno esiliato (tenore)
  • Publio, generale (baritono)
  • Leontina, confidente di Argelia (soprano)
  • Lucio, centurione (basso)
  • Fulvio, decurione (tenore)
  • Parenti di Murena, sacerdoti, schiave di Argelia, popolo, soldati
Autografo Napoli, Conservatorio di San Pietro a Majella (Donizetti. Rari 3. 6. 24, 253 ff.)

L'esule di Roma ossia Il proscritto è un melodramma eroico in due atti, musicato da Gaetano Donizetti su libretto di Domenico Gilardoni, rappresentato per la prima volta il 1º gennaio 1828 al Teatro San Carlo di Napoli. È la prima di tre opere di Donizetti il cui soggetto è tratto dalla storia romana (le altre due sono Fausta, del 1832, e Poliuto, del 1838).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1827, Donizetti venne ingaggiato dall'impresario teatrale napoletano Domenico Barbaja per comporre quattro opere in tre anni. Adempì puntualmente ai suoi obblighi e, poco dopo aver dato al Teatro Nuovo la farsa Le convenienze ed inconvenienze teatrali il 21 novembre 1827, presentò al Teatro San Carlo per il Capodanno del 1828 una nuova opera, questa volta nel genere dell'opera seria, L'esule di Roma.

Il libretto di Domenico Gilardoni si ispirava a un dramma dell'attore Luigi Marchionni, Il proscritto romano, ossia Il Leone di Caucaso (Napoli, 1820), che a sua volta era basato su un melodramma in 3 atti di Louis-Charles Caigniez, Androclès ou le Lion reconnaissant (Parigi, 1804), che in seguito avrebbe fornito l'ispirazione anche a George Bernard Shaw per il suo Androcles and the lion (1912).

La prima rappresentazione vide riunito un cast prestigioso che comprendeva il tenore Berardo Calvari Winter, il soprano Adelaide Tosi e il basso Luigi Lablache, e fu un trionfo, immediatamente ripreso dagli altri teatri italiani: alla Scala di Milano con il soprano Henriette Méric-Lalande (luglio 1828), di nuovo a Napoli con il tenore Giovanni Battista Rubini (inverno 1828). L'esule di Roma fu l'opera scelta dalla città natale di Donizetti, Bergamo, per rendere omaggio, nel 1840, al compositore: venne diretta da un amico d'infanzia di Donizetti, Marco Bonesi, con un cast che comprendeva cantanti di prima grandezza come Eugenia Tadolini, Domenico Donzelli e Ignazio Marini. L'opera venne portata in scena anche a Madrid, Vienna e Londra e rimase in repertorio in Italia e all'estero fino al 1869, anno della sua ultima rappresentazione nel XIX secolo, a Napoli.

L'esule di Roma venne poi ripreso per la prima volta nel XX secolo il 18 luglio 1982 alla Queen Elizabeth Hall di Londra, in forma di concerto, con Katia Ricciarelli, Bruce Brewer e John-Paul Bogart, per iniziativa della Donizetti Society. La prima rappresentazione moderna in Italia fu al Teatro Gabriello Chiabrera di Savona nell'ottobre 1986, registrata dal vivo.

Dopo le prime rappresentazioni del XIX secolo, l'opera fu oggetto di numerose modifiche: tra queste, venne espunto il pezzo originale in cui Settimio viene risparmiato da un leone cui aveva guarito una ferita e che lo riconosce nel Circo Massimo, episodio tratto dall'aneddoto su Androclo riportato da Aulo Gellio[1], che lo attribuisce ad Apione: verrà sostituito, con un espediente molto più convenzionale, con un atto di clemenza di Tiberio. La scena finale in cui Argelia gioisce per l'esito felice della vicenda è stata anch'essa aggiunta in una ripresa per rispettare la convenzione allora in vigore – e che Donizetti contribuì a far abbandonare – che voleva che un'opera dovesse terminare con un'aria della primadonna.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Ruolo Voce Interpreti della prima
Murena, senatore basso Luigi Lablache
Argelia, sua figlia soprano Adelaide Tosi
Emilia, sorella di Argelia ruolo muto
Settimio, tribuno proscritto tenore Berardo Calvari Winter
Publio, generale tenore Gaetano Chizzola
Leontina, confidente di Argelia soprano Edvige Ricci
Lucio, centurione basso Giovanni Campagnoli
Fulvio, decurione tenore Ruggero Capranico
Congiunti di Murena, sacerdoti, schiave di Argelia, popolo, soldati

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'azione si svolge a Roma, durante il regno di Tiberio (14-37 d.C.).

Statua dell'imperatore Tiberio

I pezzi principali della partitura sono la prima aria di Murena Ahi! Che di calma un'ombra e il suo duetto con Publio (atto I, scena prima), il duetto di Settimio e Argelia (atto I, scena terza), il terzetto finale dell'atto I, cui l'opera deve molta della sua popolarità nel XIX secolo, la scena della follia di Murena nell'atto II e il duetto fra Murena e Argelia, sempre nell'atto II. La musica risente ancora nettamente dell'influenza dell'opera seria, di cui l'esempio massimo era la Semiramide di Rossini (1823), anche se i passaggi strumentali con l'accompagnamento del corno inglese o del fagotto obbligato e le vaste scene d'insieme fanno spesso pensare al vecchio maestro di Donizetti, Simon Mayr[2], o anche a La Vestale (1803) di Gaspare Spontini. Tuttavia, l'intensità drammatica delle situazioni, così come l'uso tipicamente donizettiano del flauto, o ancora il tentativo per eliminare l'aria finale della primadonna annunciano già le opere della maturità del compositore.

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Quadro primo[modifica | modifica wikitesto]

Una piazza pubblica circondata di palazzi, di templi e di monumenti. Arco di trionfo. A destra, il vestibulum della casa di Murena.

  • Scena prima: Il popolo di Roma acclama il generale Publio, vincitore dei nemici dell'imperatore Tiberio, ma il senatore Murena non sembra partecipare all'esultanza generale. In effetti, egli ha promesso la mano di sua figlia Argelia a Publio, ma, quando costui arriva a reclamarla, è costretto ad ammettere che la giovane è introvabile e non riesce a dissimulare a pieno la sua preoccupazione.
  • Scena seconda: Si viene a sapere la ragione della sparizione di Argelia: il giovane tribuno Settimio, figlio di un benefattore di Murena, che quest'ultimo ha fatto condannare ed esiliare per motivi politici, è tornato in segreto, rischiando una morte certa, per ritrovare Argelia, della quale è innamorato (cabaletta Se ad altri il core).
  • Scena terza: Anche Argelia ricambia il suo amore, e gli è rimasta fedele (duetto Al fianco mio!).
  • Scena quarta: La felicità dei due innamorati è di breve durata: sopraggiunge Lucio con dei soldati e arresta subito Settimio.
  • Scena quinta: Argelia confessa a Publio di amare Settimio: Publio, nobilmente, promette di aiutarlo.
  • Scena sesta: Lucio annuncia a Murena che Settimio è tornato e che è atteso al Senato per essere giudicato.

Quadro secondo[modifica | modifica wikitesto]

Interno della casa di Murena.

  • Scena settima: Settimio fa un'ultima visita ad Argelia e le dà le prove scritte della cospirazione di cui è vittima e di cui proprio suo padre è il principale ispiratore. Argelia, alla notizia, inorridisce. Entra Murena, colmo di dolore, che ha appena condannato a morte Settimio. Egli supplica però quest'ultimo di non rivelare a sua figlia le prove della sua infamia e in cambio gli propone di salvare il suo onore facendolo fuggire da Roma assieme ad Argelia. Ma Settimio rifiuta e accetta di andare incontro alla morte. Insolitamente, Donizetti conclude l'atto I con un notevole terzetto (Ei stesso!), invece che con l'abituale concertato; questa soluzione sarà ripresa da Bellini alla fine dell'atto I di Norma (1831) e da Verdi alla fine di Ernani (1844).

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Quadro primo[modifica | modifica wikitesto]

Interno della casa di Murena.

  • Scene prima e seconda: Murena sprofonda nella follia in una scena molto bella (aria Entra nel Circo!, cabaletta Di Stige il flutto), che, se da una parte curiosamente preannuncia le celebri "scene della follia" – tutte femminili – delle opere della maturità di Donizetti, dall'altra fa eco in particolare alle scene di capolavori del teatro neoclassico in cui un personaggio maschile viene reso folle dal rimorso, fra i quali si possono citare le tragedie Saul (1782) di Vittorio Alfieri e Aristodemo (1786) di Vincenzo Monti. Giovanni Pacini si ricorderà di questa scena nella sua Saffo (1840).

Quadro secondo[modifica | modifica wikitesto]

Nella prigione.

  • Scena terza: Nella sua cella, Settimio attende la sua esecuzione. L'aria in La maggiore S'io finor, bell'idol mio è preceduta da un'introduzione strumentale con un passaggio per oboe solo e seguita da una cabaletta nella medesima tonalità, Si scenda alla tromba. Questa scena era stata aggiunta in occasione della rappresentazione alla Scala di Milano del 12 luglio 1828 per il tenore Winter, ma la musica originale è andata perduta. Ne esistono due versioni: l'una composta per Rubini, che cantò il ruolo al San Carlo nell'inverno 1828 e l'altra per Ignazio Pasini in occasione della ripresa di Bergamo del 1840.

Quadro terzo[modifica | modifica wikitesto]

Nel giardino della casa di Murena.

  • Scene quarta e quinta: Murena ha deciso di autodenunciarsi per salvare Settimio. Chiede ad Argelia i documenti che il giovane le ha dato e che provano la sua colpevolezza, ma ella, non volendo sacrificare suo padre al suo buon nome, rifiuta fra le lacrime. Tuttavia, la decisione di Murena è irrevocabile, ed egli si reca dall'imperatore.
  • Scena sesta: Dall'esterno, Argelia sente le grida della folla che chiede che Settimio sia condotto al supplizio. Il cantabile della sua cavatina Tardi, tardi il piè la volgi è introdotto e sottolineato, in modo abbastanza insolito, dal corno inglese.
  • Scena settima: Il tempo di mezzo è introdotto da Publio, che annuncia la buona notizia: Settimio e Murena sono stati entrambi graziati. Argelia esprime tutta la sua gioia nella cabaletta finale Ogni tormento.

Struttura musicale[modifica | modifica wikitesto]

  • Sinfonia

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

  • N. 1 - Coro d'introduzione, Cavatina Murena, Cavatina Publio e Duetto Murena e Publio Publio!...è quegli! - Ah! che di calma un'ombra - Se della patria il genio - Publio, m'abbraccia... (Coro, Murena, Publio)
  • N. 2 - Cavatina Settimio Tacqui allor...L'abbandonai!...
  • N. 3 - Duetto Settimio e Argelia Ah sì tu sei...
  • N. 4 - Terzetto Murena, Settimio e Argelia Ei stesso!...La mia vittima...

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

  • N. 5 - Coro e Aria Murena Non v'è...Di qua...Partì - Entra nel Circo!... (Murena, Coro)
  • N. 6 - Aria Settimio S'io finora bell'idol mio (Settimio, Coro)
  • N. 7 - Duetto Murena e Argelia Vagiva... Emilia... ancora
  • N. 8 - Coro e Rondò Finale Argelia A un pianto. A un gemito. Udiasi l'eco - Tardi, tardi il piè là volgi - Ogni tormento (Coro, Leontina, Argelia, Settimio, Murena, Publio, Lucio, Fulvio)

Brani celebri[modifica | modifica wikitesto]

  • Ahi! Che di calma un'ombra (Murena) – Atto I, Scena 1
  • Se ad altri il core (Settimio) – Atto I, Scena 2
  • Al fianco mio! (Settimio, Argelia) – Atto I, Scena 3
  • Ei stesso! (Settimio, Argelia, Murena) – Atto I, Scena 7
  • Entra nel Circo! (Murena) – Atto II, Scena 2
  • S'io finor, bell'idol mio (Settimio) – Atto II, Scena 3
  • Vagiva... Emilia... ancora (Murena, Argelia) – Atto II, Scena 5
  • Tardi, tardi il piè la volgi (Argelia) – Atto II, Scena 6
  • Ogni tormento (Argelia) – Atto II, Scena 7

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Anno Interpreti
(Murena, Argelia, Settimio, Publio)
Direttore d'orchestra,
Opera e Orchestra
Etichetta
1982 Bruce Brewer,
Katia Ricciarelli,
John-Paul Bogart,
John Gibbs
Leslie Head, LP: HRE
Cat: HRE 398-3 Registrazione dal vivo
1986 Simone Alaimo,
Cecilia Gasdia,
Ernesto Palacio,
Armando Ariostini
Massimo de Bernart,
Orchestra sinfonica di Piacenza,
Coro dell'Opera giocosa
CD Audio: Bongiovanni
Cat: GB2045/46-2
Registrazione dal vivo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aulo Gellio, Noctes Atticae, l. V, c. XIV.
  2. ^ Quando la città di Bergamo gli rese omaggio nel 1840, Donizetti assistette alla rappresentazione de L'esule di Roma avendo al suo fianco il vecchio Mayr.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piotr Kaminski, Mille et un opéras, Paris, Fayard, coll. Les indispensables de la musique, 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN178829699 · BNF: (FRcb16303729w (data)
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