Lew Wallace

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Lewis Wallace

Lewis Wallace (Brookville, 10 aprile 1827Crawfordsville, 15 febbraio 1905) è stato uno scrittore, politico e generale statunitense.

Divenne famoso in tutto il mondo grazie al suo romanzo Ben-Hur (1880). Le sue memorie, la cui stesura venne iniziata nel 1896 ma mai completate a causa della morte, vennero pubblicate postume un anno dopo il decesso.[senza fonte]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nello Stato dell'Indiana e dimostrò fin da giovane di possedere un temperamento irrequieto e uno spirito avventuroso.[senza fonte] Dopo aver lavorato come giornalista a un quotidiano di Indianapolis e poi come copista negli uffici della contea, si laurea in legge. Svolge per poco tempo l'attività forense e quindi si arruola nell'esercito per partecipare nel 1846 al conflitto contro il Messico.

Finita la guerra, viene eletto senatore, carica che ricopre dal 1856 al 1860. Grazie alla capacità di comando e al valore mostrato sul campo di battaglia, Wallace compie anche una veloce carriera militare raggiungendo, durante la guerra civile americana, il grado di generale.

Nel 1862 comanda la Terza divisione di fanteria nell'armata federale del Tennessee agli ordini del futuro comandante in capo dell'Unione e futuro presidente Ulysses S. Grant. Nel corso della battaglia di Shiloh non riesce a ricongiungersi con il resto dell'Armata prima della fine del primo giorno di combattimenti, durante il quale le truppe federali rischiano una severa sconfitta; ragioni e responsabilità di tale ritardo non saranno mai interamente chiarite, ma l'insoddisfazione dimostrata da Grant nei resoconti ufficiali danneggerà in maniera irreparabile la carriera di Wallace come comandante di grandi unità sul campo di battaglia. Alcuni giornali del Nord arriveranno a sostenere erroneamente come Wallace e la Terza divisione si fossero semplicemente persi (un'accusa alla fine smentita dallo stesso Grant in un articolo sulla battaglia di Shiloh pubblicato 20 anni dopo i fatti). Pur conservando il proprio grado e non subendo nessuna inchiesta ufficiale, secondo molti suoi contemporanei Wallace è parzialmente responsabile delle altissime perdite subite dall'esercito dell'Unione durante il primo giorno di battaglia sul fiume Tennessee: allontanato dai fronti principali dove si decideranno le sorti del conflitto, gli sono affidati incarichi adeguati al suo grado, ma di secondaria importanza.

Solo nel luglio 1864 quando è al comando della base federale di Baltimora, la sua reputazione di comandante sul campo viene parzialmente restaurata. Un esercito confederato al comando del generale Jubal A. Early, con un'azione a sorpresa assolutamente inaspettata nelle fasi finali del conflitto invade il Maryland e sembra poter minacciare sia Baltimora sia, soprattutto, Washington in un momento in cui la capitale dell'Unione è scarsamente difesa. Wallace guida di propria iniziativa le sue truppe fuori da Baltimora, raccoglie quanti più uomini possibile lungo la strada e, con i suoi 5.800 soldati mediamente inesperti, il 9 luglio 1864 affronta più di 14.000 veterani confederati sul fiume Monocacy presso la cittadina di Frederick. Costretto a ritirarsi dopo quasi 16 ore di combattimenti, riesce a mantenere integre le proprie truppe e nei giorni seguenti continua a rallentare il nemico quel tanto che basta perché i comandi unionisti facciano confluire truppe fresche a difesa della Capitale. Early sarà poi definitivamente fermato il 12 luglio dal Generale Alexander McDowell McCook a Fort Stevens e costretto a ritirarsi.

Nel maggio del 1865 fa parte della corte marziale riunita per giudicare i complici di John Wilkes Booth, l'assassino del presidente Abraham Lincoln. Wallace cerca di dimostrare alla commissione giudicante che la cospirazione contro il presidente è stata organizzata dal governo confederato degli stati ribelli del Sud. Tale incarico di prestigio rappresentava, probabilmente, un riconoscimento di quanto ottenuto sul Monocacy; eppure nel corso degli anni dopo la fine del conflitto Wallace cercherà di restaurare pienamente la propria reputazione di soldato scrivendo decine di lettere al suo ex comandante nell'Armata del Tennessee - ormai divenuto Presidente - per cercare di far emergere la propria versione dei fatti di Shiloh. Nel 1887, nonostante il successo mondiale come scrittore e il riconoscimento pubblico da parte di Grant per il suo ruolo nel salvare Washington nel 1864, ancora scrive in una lettera alla moglie: "Shiloh e le sue accuse infamanti! Riuscirà mai il mondo ad assolvermi? Se fossi colpevole non mi ferirebbero così profondamente".

Nel 1873 debutta nella scrittura con Il Dio giusto, un romanzo carico di un forte sentimento religioso che influenzerà Wallace anche nelle opere successive. Nel 1878, abbandonata la carriera militare attiva, viene candidato dai Repubblicani ed eletto governatore del Nuovo Messico, carica che ricopre per tre anni. In tale veste promuove una amnistia allo scopo di far cessare una sanguinosa lotta tra diverse fazioni di allevatori, alla quale aveva partecipato anche Billy the Kid[1].

Nel 1880 Wallace raggiunge il grande successo di pubblico con Ben-Hur, il suo romanzo più famoso, un racconto storico tradotto in tutto il mondo, che porta fama e ricchezza al suo autore, restando per anni uno dei libri più venduti. L'anno seguente venne nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia, dove rimarrà per sette anni. Morì di cancro il 15 febbraio 1905 a Crawfordsville (Indiana), dove fu seppellito, nell'Oak Hill Cemetery.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

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  1. ^ Andrea Bosco, Domenico Rizzi, I cavalieri del West, Recco, Le Mani, 2011, p.232.