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Ben-Hur (film 1959)

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Ben-Hur
Locandina originale del film
Titolo originaleBen-Hur
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1959
Durata222 min
Rapporto2,76:1
Genereepico, storico, drammatico
RegiaWilliam Wyler
Soggettodal romanzo omonimo di Lew Wallace
SceneggiaturaKarl Tunberg, Maxwell Anderson (non accreditato), S. N. Behrman (non accreditato), Christopher Fry (non accreditato), Gore Vidal (non accreditato)
ProduttoreSam Zimbalist, William Wyler
Produttore esecutivoSol C. Siegel, Joseph Vogel
Casa di produzioneMetro-Goldwyn-Mayer
Distribuzione in italianoMetro-Goldwyn-Mayer
FotografiaRobert Surtees
MontaggioJohn D. Dunning, Ralph E. Winters, Margareth Booth
Effetti specialiA. Arnold Gillespie, Robert MacDonald, Milo B. Lory, Lee LeBlanc, Robert R. Hoag
MusicheMiklós Rózsa
ScenografiaEdward Carfagno, William A. Horning, Hugh Hunt, Vittorio Valentini
CostumiElizabeth Haffenden
TruccoGabriella Borzelli, Charles E. Parker, John Truwe
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ben-Hur è un film del 1959 diretto da William Wyler con protagonista Charlton Heston.

Colossal a tema storico e drammatico, è uno dei più grandi e premiati successi della storia del cinema, ispirato all'omonimo romanzo del generale Lewis "Lew" Wallace, da cui erano già stati tratti due film: uno del 1907 e l'altro del 1925, divenuti punti di riferimento del cinema muto.

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1960,[3] è considerato uno dei migliori film mai realizzati e venne premiato con il maggior numero di Premi Oscar (undici) nella storia del cinema, record che detiene insieme a Titanic e a Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re.

La scena della corsa delle quadrighe al Circo di Gerusalemme è considerata una delle più spettacolari scene d'azione della storia del cinema.

Il sottotitolo del film, A Tale of the Christ ovvero "Un racconto del Cristo", è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui avviene la storia di Gesù Cristo, che, interpretato da Claude Heater, compare tre volte nel film senza mai essere inquadrato in volto.

Nel 2004 fu scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[4] Nel 1998 l'American Film Institute lo inserì al settantaduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[5] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, scese al centesimo posto;[6] lo stesso istituto lo inserì al secondo posto nella categoria epico.

Charlton Heston nel ruolo di Giuda Ben-Hur.

I secolo d.C. Il film prende il via quando i magi Gaspare, Baldassarre e Melchiorre giungono alla grotta di Betlemme per adorare il neonato Gesù. La narrazione ha quindi un salto temporale in avanti di ventisei anni, quando a Gerusalemme, in Giudea, si prepara l'arrivo del nuovo governatore romano Valerio Grato, preceduto da quello del nuovo comandante della guarnigione, il tribuno Messala, inviato dall'imperatore Tiberio per reprimere le continue ribellioni dei Giudei all'autorità di Roma. Viene a salutarlo un suo fraterno amico d'infanzia, il principe e mercante Giuda Ben-Hur, l'uomo più ricco di Gerusalemme ed esponente di una delle famiglie più importanti della Giudea. Messala cerca di coinvolgerlo nei suoi piani illustrandogli i vantaggi dell'alleanza con Roma per il loro avvenire ma, quando gli chiede di tradire il suo popolo facendogli i nomi dei rivoltosi, Ben-Hur si rifiuta categoricamente e la loro amicizia inevitabilmente si rompe. Durante la parata di benvenuto per l'arrivo del governatore Grato, dalla terrazza della casa di Ben-Hur, da cui è affacciata la sorella minore Tirzah, cadono accidentalmente delle tegole proprio sul governatore. Accusati di aver attentato alla vita del funzionario romano, pur sapendo della loro innocenza, Messala fa imprigionare Tirzah e sua madre Miriam, e condanna Ben-Hur alla schiavitù come rematore sulle galee, vendicandosi così del torto subito dall'amico.

Mentre Ben-Hur è in cammino verso il suo destino con gli altri schiavi, il gruppo si ferma a Nazareth, nei pressi di un pozzo. I sorveglianti concedono ai prigionieri di dissetarsi, ma non a Ben-Hur, a cui Messala non fa lesinare trattamenti "speciali". Egli è però soccorso da un misterioso uomo, Gesù, che si mostra misericordioso e gli porge dell'acqua, facendogli riacquistare così la volontà di vivere che aveva perso. Dopo tre anni di lavori forzati, la galea su cui Ben-Hur è costretto ai remi in catene viene coinvolta in una battaglia navale, durante la quale egli riesce a salvare la vita al comandante della flotta, il console romano Quinto Arrio, caduto in mare. La battaglia è vinta dai Romani e così Arrio, riconoscente, libera Ben-Hur e lo conduce con sé a Roma, adottandolo come figlio.

Jack Hawkins nei panni di Arrio.

A Roma, Ben-Hur diventa campione delle corse con le quadrighe, ma il pensiero per la sorte della madre e della sorella continua a non dargli pace, cosicché decide di tornare nella sua terra natia. Durante il tragitto verso Gerusalemme, Ben-Hur incontra Baldassarre, uno dei Magi, il quale si sta recando in Giudea alla ricerca del Messia, cioè Gesù, che già aveva adorato alla nascita e che accidentalmente aveva confuso con lo stesso Ben-Hur durante il loro primo precedente incontro. Il vecchio mago gli fa conoscere lo sceicco Ilderim, il quale, apprezzatane la competenza e la perizia, gli propone di correre per lui nella grande corsa delle quadrighe in programma a breve a Gerusalemme. Il principe, tuttavia, nonostante scopra che alla corsa parteciperà anche Messala, rifiuta perché desidera raggiungere casa sua il prima possibile.

Ritornato nella sua vecchia dimora di famiglia, ormai in rovina e dimenticata da tutti, Ben-Hur vi ritrova l'anziano e fedele servo Simonide e sua figlia Ester, da sempre innamorata di lui e da anni in attesa del suo ritorno. Forte della sua posizione di figlio adottivo del console Arrio, Ben-Hur intima a Messala di restituirgli la madre e la sorella ma, quando i suoi uomini riaprono la cella per trovare le due donne, scoprono che hanno contratto la lebbra. Prima di lasciare definitivamente la città per via della loro malattia, Miriam e Tirzah tornano nella loro vecchia casa e vi trovano Ester, da cui si fanno giurare di nascondere la loro triste sorte a Ben-Hur per risparmiargli ulteriore dolore. Avuta la falsa notizia della morte della madre e della sorella in prigione, Ben-Hur giura vendetta contro Messala e decide di accettare la proposta di Ilderim, perciò affronta eroicamente la corsa delle quadrighe nell'arena di Gerusalemme, uscendone vincitore nonostante il comportamento scorretto del tribuno, che tenta più volte di sopraffarlo ma finisce per rimanere mortalmente ferito dopo essere stato calpestato dai cavalli di un altro carro. Negli ultimi istanti di vita, tra terribili sofferenze, Messala rivela a Ben-Hur la verità su Miriam e Tirzah, vive ma confinate nella valle dei lebbrosi poco fuori dalla città. Ben-Hur si reca da loro ma incontra la ferma opposizione di Ester che gli impedisce di vederle. Sulla via del ritorno, ormai avvilito e pieno di rancore, incontra nuovamente Baldassarre, il quale afferma di aver finalmente trovato il Messia che cercava e si sta appunto recando a sentirlo predicare. A differenza di Ben-Hur che si reca dal governatore Ponzio Pilato per rifiutare la paternità di Arrio ed esprimere così il suo disprezzo verso Roma e ciò che essa rappresenta, Ester si ferma insieme a Baldassarre ad ascoltare il Sermone della Montagna e si convince che quell'Uomo è il vero Messia. Nella speranza di ottenere da Lui la guarigione di Miriam e Tirzah, vince la loro ostinata opposizione ad incontrare Ben-Hur per poi condurle a Gerusalemme alla presenza di Gesù, nonostante Tirzah sia in fin di vita. Ma proprio nel momento del loro arrivo, Gesù è condannato a morte da Pilato e viene caricato della croce. Ben-Hur riconosce in Lui l'uomo di Nazareth che alcuni anni prima lo aveva dissetato e sarà questa volta lui ad offrire l'acqua a Gesù caduto sotto il peso della croce, ricambiando così il suo gesto di carità. La morte di Gesù e il sangue da Lui versato per la salvezza dell'umanità provocano la miracolosa guarigione di Miriam e Tirzah dalla lebbra. Avendo finalmente capito grazie a Cristo l'assurdità della vendetta, Ben-Hur abbandona per sempre la lotta.

Dopo di ciò, il film si conclude con un pastore che pascola il proprio gregge, con sullo sfondo il Golgota e le tre croci vuote al tramonto.

Il logo della Metro-Goldwyn-Mayer (usato da 2001-2008)

Nel 1958 la Metro-Goldwyn-Mayer era sull'orlo della bancarotta e, per salvarsi, chiese al produttore Sam Zimbalist (reduce dal successo del colossal religioso Quo Vadis)[7] di realizzare una trasposizione cinematografica del romanzo Ben-Hur (Ben-Hur: A Tale of the Christ), scritto dall'eroe della guerra di secessione americana Lew Wallace. Questo romanzo aveva già avuto altre due versioni cinematografiche mute. Zimbalist affidò la regia del progetto a William Wyler, già regista di film come Figlia del vento (1938), Vacanze romane (1954) e Il grande paese (1958). Pur di assicurarsi Wyler come regista, Zimbalist non esitò a offrirgli un ingaggio di un milione di dollari: mai nessun regista era stato pagato così tanto[8]. La produzione partì quindi per Roma per andare a girare negli stabilimenti cinematografici di Cinecittà.

Il sottotitolo del romanzo originale, A Tale of the Christ, che significa Un racconto del Cristo, è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui si consuma la storia di Gesù Cristo; nel film egli, interpretato da Claude Heater, compare tre volte, senza mai essere mostrato in volto. Viene raccontata la sua nascita a Betlemme, lo si incontra di nuovo a Nazaret, dove dà un po' d'acqua a Ben-Hur che, in catene, è portato alle galee attraverso il deserto, e lo si vede (inizialmente da lontano, poi più da vicino, ancora di spalle) all'inizio del Sermone della Montagna. Infine si vede Cristo, durante la Via Crucis, sfilare con la croce in spalla davanti a Ben-Hur, Miriam e Tirzah.

Fu invece Maurizio Lodi-Fè a fare da direttore di produzione e svolgere tutta la produzione a Cinecittà e nelle vie di Roma, seguito dal suo collega nonché amico William Wyler, conosciuto durante la lavorazione di Vacanze romane.[7]

Sceneggiatura

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Gore Vidal, autore di gran parte della sceneggiatura del film (foto del 1948)

La costruzione dei set stava per terminare, ma ancora non c'era un copione. La MGM aveva a disposizione 40 sceneggiature, ma alla fine venne scelta quella scritta da Karl Tunberg, ultimata il 27 aprile 1958. A William Wyler, però, non piacque molto e così commissionò ampie modifiche al commediografo S. N. Behrman e al giornalista Maxwell Anderson, affidandosi in seguito allo scrittore Gore Vidal, che aveva un contratto con la MGM.[7] Vidal ebbe l'idea di trasformare l'amicizia fraterna tra Giuda Ben-Hur e Messala in un amore omosessuale, cosa che tuttavia non piacque affatto a Wyler, che lo cacciò via.[7] A sostituire Vidal venne chiamato il drammaturgo Christopher Fry, che diede ai dialoghi del copione un linguaggio formale e aristocratico. A lavoro finito, però, la corporazione degli scrittori stabilì che la sceneggiatura era stata scritta solo da Karl Tunberg, il cui nome resta infatti il solo nei titoli di testa. In un'intervista acclusa al DVD del film, Vidal affermò che - per ripicca - Wyler (il quale stimava unicamente Fry) non fece poi candidare Tunberg agli Oscar.

Charlton Heston

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Charlton Heston, scelto per interpretare il principe Giuda Ben-Hur

Per la parte di Giuda Ben-Hur la MGM voleva Paul Newman, ma lui rifiutò. Allora vennero presi in considerazione Marlon Brando, Burt Lancaster, Rock Hudson e Kirk Douglas.[7] Quest'ultimo voleva interpretare a tutti i costi Ben-Hur, ma Wyler voleva che facesse Messala. Allora Douglas decise di vendicarsi diventando produttore esecutivo e attore protagonista del celeberrimo film Spartacus.[9] La MGM fece un provino a diverse persone per il ruolo, tra cui Cesare Danova.

Infine Wyler scelse Charlton Heston che aveva già lavorato con lui ne Il grande paese.[7]

Stephen Boyd (a destra) mentre scherza con Charlton Heston, durante una pausa della lavorazione del film. Entrambi gli attori indossano i costumi di scena

Per la parte di Messala venne sottoposto a provino Leslie Nielsen, futura star del cinema comico. Wyler scritturò l'attore irlandese Stephen Boyd dopo aver visto la sua performance da antagonista nel film L'uomo che non è mai esistito (1956)[7] ma c'era un problema: egli voleva un attore con gli occhi castani perché la maggior parte degli interpreti li aveva blu. Boyd, per interpretare Messala, fu costretto a usare le lenti a contatto.

Altri componenti del cast

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Haya Harareet nei panni di Esther

La parte di Esther venne assegnata ad Haya Harareet, unica attrice ebrea (in quanto era nata ad Haifa, nell'allora Mandato britannico della Palestina) a prendere parte al film. Il ruolo di Miriam, la madre di Giuda Ben-Hur, andò a Martha Scott che nel film I dieci comandamenti interpretava la madre di Charlton Heston (che impersonava Mosè). Per la parte di Tirzah, Wyler scelse Cathy O'Donnell (che era sua cognata) perché gli ispirava innocenza e candore.[7]

Nella scena in cui Ben-Hur viene portato a Tiro per imbarcarsi sulla galea da guerra, uno degli schiavi è interpretato da Lando Buzzanca, alla sua prima apparizione cinematografica.[10]

Uno degli uomini presenti nelle terme quando lo sceicco scommette con Messala è un giovanissimo Giuliano Gemma, che compare pure - sempre al fianco di Messala - quando Ben-Hur minaccia il suo ex migliore amico con una lancia, prima di essere mandato alle galee.[10]

Nelle scene dove compare Gesù, l'attore (Claude Heater) è sempre in campo lungo e medio e i lineamenti del suo viso sono oscurati artificialmente, in quanto il regista aveva stabilito - per fedeltà al romanzo originale - di non mostrare in alcun modo il volto di Cristo.

L'entrata degli studi di Cinecittà, dove venne girato il film

Nonostante le "guerre" per la sceneggiatura, le riprese del film, che avvennero prevalentemente a Cinecittà, si svolsero tranquillamente. La troupe statunitense era composta da 125 o 130 persone.[8] In base ad un accordo con la MGM, le maestranze italiane furono ampiamente coinvolte nella lavorazione del film, a patto però di non essere menzionate nei titoli di testa per non oscurare l'operato del personale statunitense.[7][10] Gli unici italiani citati nei crediti furono il cineoperatore Piero Portalupi, gli aiuti regista Alberto Cardone e l’italo-americano Iginio “Gus” Agosti e la parrucchiera Gabriella Borzelli.[7]

Come consulenti storici Gore Vidal portò sui luoghi delle riprese alcuni archeologi inglesi[8]. In veste di consulenti parteciparono anche don Dante Balboni (assistente alla Biblioteca apostolica vaticana) e don Francesco Vattioni, docente di filologia biblica ed ebraismo.[7] A far da mediatore tra la produzione, le gerarchie vaticane e il governo italiano fu il padre domenicano Félix Morlion, controverso fondatore dell'Università Internazionale Pro Deo.[7]

I costumi indossati dagli attori erano stati trattati in Inghilterra ed erano presenti 100 cucitrici, armaioli e conciatori per curare gli abbigliamenti.[8]

A metà delle riprese il produttore Sam Zimbalist morì d'infarto, si pensa per il troppo impegno e lo stress profusi nella realizzazione del film. La produzione passò a Wyler e a Joseph J. Cohn, che aveva contribuito al successo della versione del 1925.[7]

Le riprese, che iniziarono il 18 maggio 1958 per concludersi il 30 gennaio 1959, toccarono, oltre gli stabilimenti di Cinecittà, anche diverse località laziali:[11][12]

Scena della battaglia navale

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Uno dei modellini di Trireme romana usato in Ben-Hur

Come direttore artistico del film venne scelto Edward Carfagno, che andò a Roma per fare alcuni sopralluoghi insieme al figlio. Una difficoltà si presentò nel realizzare la battaglia navale in cui Ben-Hur salva la vita a Quinto Arrio. Durante le riprese della precedente versione cinematografica del romanzo di Wallace, la battaglia navale era stata realizzata in pieno oceano e per questo molte comparse avevano rischiato l'annegamento. Carfagno, per evitare un rischio del genere, commissionò ad A. Arnold Gillespie, responsabile degli effetti speciali della MGM, la costruzione di un'ampia vasca e la realizzazione di enormi modellini delle galee romane.[13] Per fare muovere le galee durante le riprese, vennero messe in funzione delle guide posizionate sott'acqua: la vasca dava così l'impressione di essere un vasto mare, creando negli spettatori l'illusione che le navi da guerra fossero dei colossi.

Scena della corsa delle quadrighe al Circo di Gerusalemme

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La famosa corsa delle quadrighe

La corsa in cui Messala rimane ucciso è passata alla storia come corsa delle bighe,[14] ma in realtà i carri in gara sono delle quadrighe trainate da quattro cavalli, come si vede nel film, mentre la biga era trainata da due soli cavalli.

Nel romanzo di Wallace la corsa delle quadrighe avveniva nel Circo di Antiochia ma in sede di sceneggiatura si scelse di spostarla a Gerusalemme per dare più risalto all'impresa del principe ebreo Ben-Hur.[7]

Wyler pensava di girare le sequenze della corsa delle quadrighe al Circo Massimo ma la sovrintendenza di Roma bloccò tutto[12]. La produzione perciò fece costruire il Circo di Gerusalemme a Tor di Valle, fuori Roma.[7][12] La costruzione del gigantesco set (il più grande mai realizzato)[15] avvenne sopra una distesa sabbiosa di 7.300 mq[7], sullo sfondo della quale era visibile in lontananza Roma, con il passaggio di automobili e persone. Lo spettatore che visiona il film, sullo sfondo del Circo vede delle rupi e una città antica. Questo nuovo paesaggio venne inserito in post-produzione per mascherare la distesa sabbiosa e la Roma moderna.

Le riprese della scena iniziarono il 4 giugno del 1958 e durarono cinque settimane[16], trasformandosi in un vero e proprio evento mondano cui parteciparono in veste di pubblico, oltre al produttore Sam Zimbalist, gli attori Mel Ferrer e Audrey Hepburn (allora sposati), la moglie dell’ambasciatore statunitense in Italia James David Zellerbach, insieme alle principali autorità italiane con in testa l'allora ministro delle Finanze Giulio Andreotti, che tanto si spese nel dopoguerra per trasformare Cinecittà nella "Hollywood sul Tevere".[7][17]

Per girare la corsa delle quadrighe furono utilizzate circa 6.000 comparse, nonché molte controfigure e manichini[7]. Come consulente per le riprese con i cavalli, la produzione si servì di Angelo Lombardi, conduttore televisivo e divulgatore scientifico.[18] I quattro cavalli bianchi di razza lipizzana che trainano la quadriga di Ben-Hur furono individuati, dopo frenetiche ricerche, in Jugoslavia da Pietro Marra (addestratore di cavalli e stuntman, che sul set fu la controfigura di Hugh Griffith) e dal nobile siciliano Alessandro Tasca di Cutò.[7][19]

Durante la corsa, Ben-Hur (sostituito nella scena dalla controfigura Joe Canutt) piomba su un carro fermo incidentato, viene sbalzato fuori dalla quadriga e proiettato verso i cavalli, rimanendo aggrappato per miracolo al veicolo: Canutt era figlio dello stuntman Yakima Canutt, regista della seconda unità e coordinatore delle controfigure. La scena fu un vero incidente non previsto, tant'è che Joe Canutt si tagliò il mento mentre recuperava la posizione sopra il veicolo. La scena venne poi inserita opportunamente montata nell'edizione finale del film, e alternata con primi piani di Charlton Heston per dare la necessaria continuità alla sequenza.[20]

Avvenne inoltre che una quadriga rovinò su una cinepresa "Camera 65" montata in prossimità di una curva, distruggendola del tutto[8].

Insieme al già citato Yakima Canutt e a Andrew Marton, anche Sergio Leone e Mario Soldati (pur non accreditati) furono responsabili della troupe della seconda unità che curò la realizzazione della corsa delle quadrighe.[10] Regista della terza unità fu invece Richard Thorpe, anche lui non accreditato.[21]

Colonna sonora

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Quasi tutta la partitura del film fu registrata a Roma da Carlo Savina (valente compositore e direttore d'orchestra Italiano), solo pochi brani furono registrati da Miklós Rózsa negli studi americani della MGM.[10]

Rispetto ai passaggi televisivi, il DVD e blu-ray commerciale hanno in più le sequenze musicali di Overture - Intermission - Entr'Acte e Finale per un totale di oltre 10 minuti di partitura.

Il 28 febbraio 2012 l'etichetta specializzata Film Score Monthly ha pubblicato un confanetto da 5 compact disc contenenti: l'intera opera incisa da Miklós Rózsa, comprensiva di brani non usati o alternativi (dischi 1 e 2, per un totale di circa 144 minuti di musica incisa presso gli studi MGM); la musica incisa da Carlo Savina con l'Orchestra Sinfonica di Roma e Voci delle Basiliche Romane (disco 3); le due incisioni con le riesecuzioni della partitura originale (dischi 4 e 5).

  1. Overture
  2. Anno Domini
  3. Star of Bethlhem
  4. Adoration of the Magi
  5. Shofar Call
  6. Prelude (Main Title)
  7. Marcia romana
  8. Spirit and Sword
  9. Friendship
  10. The House of Hur
  11. The Conflict
  12. Esther
  13. The Unknown Figure
  14. Love Theme
  15. Ring for Freedom
  16. Salut for Gratus
  17. Gratus' Entry to Jerusalem
  18. The Arrest (Outtake)
  19. Reminiscences
  20. Revenge
  21. Condemned (Outtake)
  22. Escape (Outtake)
  23. Vengeance
  24. The Prison (Partial Outtake)
  25. The Desert
  26. Exhauastion
  27. The Prince of Peace pt. 1-2
  28. Roman Galley
  29. Salut for Arrius
  30. Quintus Arrives
  31. Roman Fleet
  32. The Galley pt. 1-4
  33. Rest
  34. Battle Preparations
  35. The Pirate Fleet
  36. Attack!
  37. Roman Sails
  38. The Rowers
  39. Victoria Parade pt. 1-2
  1. Fertility Dance
  2. Arrius' Party pt. 1-2
  3. Nostalgia
  4. Farewell to Rome
  5. Judea pt. 1-2
  6. A Barren Coast (Outtake)
  7. Balthasar
  8. Balthasar's World
  9. Homecoming
  10. Memories
  11. Hatred
  12. Lepers
  13. Return
  14. Promise
  15. Sorrow and Intermission
  16. Entr'Acte
  17. Panem et Circenses March
  18. Circus Fanfares
  19. Panem et Circenses March (1st Reprise)
  20. Fanfare for Circus Parade
  21. Parade of Charioteers
  22. Fanfare for Start of Race
  23. Panem et Circenses March (2st Reprise)
  24. Victory March
  25. Bitter Thriumph
  26. Aftermath, No.1
  27. Valley of Lepers
  28. The Search
  29. The Uncleans
  30. Road of Sorrow
  31. The Mount
  32. The Sermon
  33. Frustration
  34. Valley of the Death
  35. Tirzah Save
  36. The Procession of Calvary
  37. The Bearing of the Cross
  38. Recognition
  39. Aftermath, No.2
  40. Golgotha
  41. Shadow of a Storm
  42. The Miracle
  43. Finale
  44. Star of Bethlhem (Alternate Choral Track)

Distribuzione

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La première al Loew's State Theatre di New York, 18 novembre 1959. Da sinistra: Stephen Boyd, Charlton Heston, Haya Harareet, Ramón Novarro e William Wyler.

La prima proiezione ufficiale della pellicola avvenne al Loew's State Theatre di New York City il 18 novembre 1959. Erano presenti alla première William Wyler, Charlton Heston, Stephen Boyd, Haya Harareet, Martha Scott, Ramón Novarro (che interpretò Ben-Hur nella versione cinematografica muta del 1925), Spyros Skouras (presidente della 20th Century Fox), Barney Balaban (presidente della Paramount Pictures), Jack L. Warner (presidente della Warner Bros.), Leonard Goldenson (presidente dell'American Broadcasting Company), i drammaturghi Moss Hart e Sidney Kingsley, Robert Kintner (dirigente della ABC Television) e Adolph Zukor (fondatore della Paramount Pictures).[23]

Date di uscita

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Date di uscita e titoli
Paese Data Titolo
Stati Uniti (bandiera) Stati Uniti 18 novembre 1959 Ben-Hur: A tale of the Christ
Regno Unito (bandiera) Regno Unito 16 dicembre 1959
Argentina (bandiera) Argentina 10 dicembre 1959 Ben-Hur
Francia (bandiera) Francia 7 ottobre 1960 Ben-Hur
Italia (bandiera) Italia 21 ottobre 1960 Ben-Hur
Giappone (bandiera) Giappone 30 marzo 1960
Australia (bandiera) Australia 15 luglio 1960
Germania (bandiera) Germania 14 ottobre 1960 Ben Hur
Finlandia (bandiera) Finlandia 3 marzo 1961 Ben-Hur
Grecia (bandiera) Grecia 18 febbraio 1962 Ben Hur
Danimarca (bandiera) Danimarca 19 febbraio 1962
Svezia (bandiera) Svezia 20 febbraio 1962

Versione italiana

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Il film arrivò nelle sale cinematografiche italiane il 21 ottobre 1960, con il doppiaggio eseguito dalla Cooperativa Doppiatori Cinematografici[24].

Nella versione italiana, a differenza di quella originale in cui il protagonista viene sempre chiamato soltanto con il proprio nome Judah, quando si presenta ad altre persone, o viene a sua volta presentato o citato, viene chiamato con nome e cognome Giuda Ben-Hur.[7][25] Questo cambiamento avvenne su suggerimento di Annibale Scicluna Sorge, presidente della commissione censura del Ministero del turismo e dello spettacolo, con la motivazione che «gli italiani associano al nome Giuda l’immagine di Iscariota, il traditore per antonomasia».[7]

Il film costò 15 milioni di dollari e, in proporzione all'inflazione e al prezzo dei biglietti all'epoca, ne incassò, solo negli Stati Uniti, circa 720 300 000[16]. Divenne la pellicola con il maggior incasso del 1959[26] ed anche (per un certo periodo) il secondo film con il più alto incasso di sempre, dopo Via col vento.[7][27] Nel dopoguerra fu, sino a quel momento, il film più lungo e più costoso e questo lo fece definire un colossal.[28]

In Francia, con 13.826.124 biglietti venduti, è ad oggi il 14º maggior incasso nella storia del cinema francese.[29]

Anche in Italia il film fu campione assoluto d'incassi della stagione 1960-1961 con 2.500.000.000 di lire dell'epoca d'introito.[30][31] Con 15 400 000 spettatori paganti, è attualmente al 7º posto dei film più visti nelle sale cinematografiche italiane dal 1950 ad oggi.[32] Visto il suo successo, i cinema parrocchiali e la televisione italiana l'hanno riproposto più volte, spesso in occasione delle festività pasquali[33].

Pino Farinotti assegna nel suo dizionario ben 5 stelle al film, il massimo voto possibile,[34] mentre Morando Morandini non ne diede un giudizio lusinghiero, pur lodando la sequenza della corsa delle quadrighe.[35]

Il sito web aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes ha riportato che l'85% dei critici ha dato al film una recensione positiva sulla base di 54 recensioni raccolte, con una valutazione media di 8,20/10. Il consenso dei critici recita: "Disomogeneo, ma in termini di portata epica e grande spettacolo, Ben-Hur si colloca ancora tra i migliori esempi di puro intrattenimento di Hollywood".[36] Su Metacritic, il film ha un punteggio medio ponderato di 90 su 100 basato su 9 critici, indicando "un plauso universale".[37]

Nella lista AFI's 100 Years... 100 Cheers il film è presente alla cinquantaseiesima posizione, mentre la celebre colonna sonora composta da Miklós Rózsa si trova al ventunesimo posto nella classifica AFI's 100 Years of Film Scores.

Il regista giapponese Akira Kurosawa lo ha inserito tra i suoi 100 film preferiti.[38]

Riconoscimenti

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Ben-Hur vinse undici premi Oscar su dodici candidature,[39] un record che rimase imbattuto fino al 1998, quando Titanic vinse altrettante statuette, e che dal 2004 condivide anche con Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re.

Il produttore Sam Zimbalist (ormai deceduto al momento della cerimonia degli Oscar) rimane, ad oggi, l'unica persona ad aver vinto un Premio Oscar postumo per il miglior film, che infatti venne ritirato dalla moglie Martha.[40]

Nel 1959 il National Board of Review of Motion Pictures lo inserì nella lista dei migliori dieci film dell'anno e premiò Hugh Griffith come miglior attore non protagonista.

Influenza culturale

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  • Oliver Stone in Ogni maledetta domenica durante il dialogo tra Jamie Foxx (Willie Beamen) e Al Pacino (coach D'Amato) inserisce la corsa delle quadrighe con il riferimento allusivo ai giocatori di football americano paragonati agli antichi gladiatori; tra l'altro Charlton Heston è presente nella pellicola nel ruolo di Commissario Federale della National Football League.
  • George Lucas, storico regista e produttore della saga di Guerre stellari, in un'intervista dichiarò che per realizzare la corsa degli sgusci del film La minaccia fantasma, si è ispirato alla celebre corsa delle quadrighe tra Ben-Hur e Messala.
  • La pellicola è citata o parodiata in diverse puntate della serie animata I Simpson:
    • Nell'episodio della terza stagione Sabati di tuono, la corsa dei carretti e la sfida tra Bart e Nelson sono una chiara parodia della corsa delle quadrighe;
    • Nell'episodio della quarta stagione Kampeggio Krusty, la scena in cui Patata suona un tamburo per far lavorare i campeggiatori nella fabbrica clandestina è una parodia della scena dei rematori della galea romana;
    • Nell'episodio Il Film Festival di Springfield della sesta stagione, il signor Burns realizza un film con scene simili a Ben-Hur, come quella in cui Gesù Cristo dà acqua al principe ebreo assetato;
    • Negli episodi della nona stagione La città di New York contro Homer e Le due signore Nahasapeemapetilon vi è un'altra parodia della corsa delle quadrighe;
    • Nell'episodio dell'undicesima stagione Piccola grande mamma, Maude Flanders cita la pellicola in un dialogo: "Ricordate quei lebbrosi spaventosi in Ben-Hur?".[41]
  1. ^ Judah Ben-Hur nell'edizione originale.
  2. ^ Quintus Arrius nell'edizione originale.
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