Chester Arthur

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Chester Alan Arthur
Chester Alan Arthur.jpg

21º presidente degli Stati Uniti
Durata mandato 19 settembre 1881 - 4 marzo 1885
Predecessore James Abraham Garfield
Successore Grover Cleveland

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Firma Firma di Chester Alan Arthur

Chester Alan Arthur (Fairfield, 5 ottobre 1830New York, 18 novembre 1886) è stato un politico statunitense. È stato il ventunesimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Salì al potere dopo la prematura morte di James A. Garfield.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Fairfield, Vermont, il 5 ottobre 1830, da una famiglia di origini irlandesi di religione protestante (il padre William era un pastore luterano), nei primi tempi Chester Arthur si guadagnò da vivere come insegnante. In seguito, frequentò lo Union College di Schenectady, nello Stato di New York, dove si laureò in legge: si trasferì quindi a New York City, dove nel 1853 divenne un apprezzato avvocato, guadagnandosi fama difendendo una donna afroamericana che era salita su un omnibus, cosa allora proibita ai neri. Arthur riuscì non solo a far assolvere la sua cliente, ma da quella sentenza anche gli afroamericani poterono usufruire dei mezzi pubblici. Fu a New York che il giovane avvocato conobbe e sposò sua moglie, Ellen Arthur, impalmata il 25 ottobre 1859, dalla quale ebbe tre figli.

Schierato con il Partito Repubblicano, durante la guerra di secessione Arthur lavorò al Dipartimento della Guerra, dove ottenne l'incarico di quartiermastro generale, cioè di garantire i rifornimenti per l'esercito nordista. In merito ai servigi resi all'amministrazione, nel 1871 il presidente Ulysses Simpson Grant lo nominò amministratore delle dogane del porto di New York: in tale veste represse alcuni abusi inveterati nella gestione doganale newyorkese, ma bene presto fu rimosso dal suo incarico dal successore di Grant, Rutherford Hayes, con un provvedimento che molti giudicarono ingiustificato.

La successione a Garfield e la presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Datosi alla carriera politica, Chester Arthur fu scelto come vicepresidente del candidato repubblicano James Abraham Garfield nelle elezioni del novembre del 1880, che risultò vincitore. Nell'aprile del 1881, però, Garfield fu ucciso in un attentato, dopo pochi mesi di mandato. Come vicepresidente in carica, Arthur, secondo la Costituzione degli Stati Uniti d'America, gli successe nella carica, dimostrando di essere più adatto alla carica del predecessore.

Il presidente infatti attuò infatti un'opera moralizzatrice, facendo approvare, il 16 gennaio 1883 la Pendelton Civil Service Reform Act (presentata dal senatore dell'Ohio George H. Pendelton, che riformava la pubblica amministrazione, stabilendo l'assunzione degli impiegati statali attraverso concorsi pubblici, gestiti da una commissione federale, e che non potevano essere licenziati per motivi politici. Questa legge diede all'America funzionari esperti nel momento in cui si avviava a diventare un'enorme potenza industriale.

Sotto la sua amministrazione avvennero inoltre numerosi eventi caratterizzanti la storia degli Stati Uniti verso la fine del secolo.

Infatti in materia di immigrazione, il 6 maggio 1882 fu proibita, con il Chinese Exclusion Act, l'immigrazione cinese, che aveva raggiunto livelli eccessivi, mentre nell'agosto dello stesso anno una legge sull' immigrazione regolò l'afflusso di stranieri nel Paese, imponendo una tassa di 50 centesimi per ogni immigrato presente negli Stati Uniti e vietando l'ingresso ai malati di mente, i criminali e chiunque dovesse dipendere dall'assistenza pubblica. Contemporaneamente, però, l'Alaska, ottenuto lo status di distretto, fu aperto alla colonizzazione degli emigranti.

Nell'ambito dei diritti civili, l'amministrazione Arthur fu incerta e contraddittoria: il 23 marzo 1882 il presidente firmò le Edmund Laws, che dichiaravano reato federale la poligamia, misura presa contro le gerarchie della Chiesa mormone, fortemente presente nello Utah, i cui membri avevano infatti più mogli, punendo con il carcere i bigami, in difesa dei valori tradizionali della famiglia. Fu durante la sua presidenza che la Corte Suprema degli Stati Uniti, nel 1883, dichiarò incostituzionale il Civil Right Act del 1875, una legge federale che permetteva a chiunque, indipendentemente dalla razza o dalla precedente condizione di schiavitù, di ricevere il medesimo trattamento nei luoghi pubblici. Arthur si dimostrò contrario alla sentenza e informò il Congresso del suo dissenso, ma non fece nulla per far approvare una qualsiasi norma legislativa sulla materia.

Verso gli indiani Arthur si comportò come i suoi predecessori, ossia utilizzando la mano pesante: sempre nel 1882, quando il governo tentò di confinare nelle riserve gli indiani Apache dell'Arizona e del Nuovo Messico, il loro capo Geronimo si sollevò in armi, dando vita all'ultima grande ribellione indiana contro gli americani, conclusasi quattro anni dopo, il 4 settembre 1886, quando gli Apache superstiti con si arresero al generale statunitense Nelson Miles.

In campo economico, con il Tariff Act del 1883, il Congresso decise una consistente riduzione delle imposte sul reddito, dando modo al settore industriale di decollare dopo anni di depressione economica (il 2 gennaio 1882 il magnate John D. Rockefeller, l'uomo più ricco di tutti i tempi, fondava il suo impero petrolifero). In generale, dalla sua presidenza, l'economia statunitense cambiò, scegliendo il protezionismo al posto del liberismo.

Il ritiro e gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado gli indubbi successi dell'amministrazione Arthur, il Partito Repubblicano scelse di non riconfermarlo come candidato ufficiale del partito alla convenzione repubblicana del 1884, che gli preferì James Gillespie Blaine. Il candidato repubblicano però, indebolito anche da uno scandalo politico che ne danneggiò fortemente l'immagine pubblica, fu sconfitto alle elezioni presidenziali del novembre di quell'anno dal candidato del Partito Democratico Stephen Grover Cleveland.

Terminato il suo mandato il 4 marzo 1885, Chester Arthur si ritirò a vita privata, nonostante le insistenze di ritornare in politica, anche perché era gravemente ammalato. Via via le sue apparizioni pubbliche si fecero più rade, fino a non uscire più da casa sua. Morì infine di infarto il 18 novembre 1886 a New York, a 56 anni, venendo sepolto presso l'Albany Rural Cemetery di Menands, New York, accanto la salma della moglie, deceduta di polmonite nel 1880.

Giudizio storico[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici hanno avuto un giudizio sostanzialmente positivo sulla presidenza di Arthur, che coincise con una fase di grande sviluppo economico, industriale e dei trasporti. Fu in questo periodo infatti che a New York sorsero i primi grattacieli e fu inaugurato il Ponte di Brooklyn (24 maggio 1883). Inoltre, il 30 aprile 1882 fu ucciso Jesse James, l'ultimo grande fuorilegge del Far West.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Sempre nei Simpson, durante la puntata 3F13, Lisa afferma ironicamente di essere da poco guarita dalla Chester-A.-Arthur-ite, una forma di passione sfrenata per la vita di Chester A. Arthur.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Presidente degli Stati Uniti Successore
James Abraham Garfield 1881-1885 Stephen Grover Cleveland
Predecessore Vicepresidente degli Stati Uniti Successore
William Almon Wheeler 1881 Thomas Andrews Hendricks
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