Presidenza di Chester Arthur

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Presidenza Chester Arthur
Chester Alan Arthur by Eastman Johnson.png
Il presidente C. Arthur (anni 1880).
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoChester Arthur
(Partito Repubblicano)
Giuramento19 settembre 1881
Governo successivo4 marzo 1885
Left arrow.svg Presidenza Garfield Presidenza Cleveland I Right arrow.svg

«Si distinse per l'opera moralizzatrice cui si dedicò facendo approvare la prima legge sui pubblici funzionari; fino ad allora e cariche erano state appannaggio del partito politico vincitore ed usate a suo beneficio: ottenne l'approvazione che stabiliva l'assunzione per concorso pubblico e la loro inamovibilità[1]

La presidenza di Chester Arthur ebbe inizio il 19 settembre del 1881, quando l'allora vicepresidente in carica da 119 giorni divenne il 21º presidente degli Stati Uniti d'America a seguito dell'attentato e successivo assassinio di James A. Garfield, per poi terminare il 4 marzo del 1885. Di salute cagionevole e privo del pieno appoggio del proprio partito politico Arthur farà solamente uno sforzo simbolico per riuscire ad ottenere la nomina dal Partito Repubblicano alle elezioni presidenziali del 1884; gli succederà l'esponente del Partito Democratico Grover Cleveland.

Garfield scelse a suo tempo Arthur come compagno di corsa durante la campagna elettorale per la scadenza delle elezioni presidenziali del 1880 a causa della stretta associazione di quest'ultimo con la corrente politica denominata "Stalwart" ed egli lottò per superare la reputazione di capogruppo della "macchina politica" newyorkese.

Abbracciò la causa della riforma della funzione pubblica federale tanto che la sua difesa ed applicazione del Pendleton Civil Service Reform Act (1882-83) divenne il fulcro della propria Amministrazione; sebbene la pratica della raccomandazione rimase una forza assai potente in ambito politico la nuova legislazione pose le basi per la creazione di un servizio civile professionale ed altamente qualificato che avrebbe finito per emergere nei decenni seguenti.

Di fronte ad un surplus di bilancio il presidente firmò la tariffa del 1883 la quale ridusse l'imposta sul dazio; impose anche il diritto di veto sul Rivers and Harbors Act, un Atto che avrebbe dovuto appropriarsi dei fondi federali in un modo che riteneva eccessivo; supervisionò inoltre un programma di costruzione per l'United States Navy.

Dopo che la Corte Suprema abbatté il Civil Rights Act (1875) emanato dalla presidenza di Ulysses S. Grant Arthur tentò di favorire una rinnovata legislazione sui diritti civili a protezione degli afroamericani, ma non riuscì ad ottenerne il passaggio e l'approvazione parlamentare. Nell'ambito della storia della politica estera statunitense il presidente perseguì relazioni economico-politiche più strette con i paesi dell'America Latina, benché a seguire molti degli accordi commerciali proposti vennero bocciati dal Senato.

La "Convention" nazionale Repubblicana del 1884 gli preferirà James Blaine, ma Cleveland arriverà a sconfiggerlo all'appuntamento con le urne. Sebbene la mancanza di salute fisica e il temperamento personale e politico del presidente incumbent si combinassero per rendere la propria Amministrazione meno attiva rispetto a quella di una moderna presidenza, non mancherà di guadagnasi elogi da parte dei contemporanei per la sua solida "performance" durante gli anni trascorsi in carica. Il giornalista Alexander Kelly McClure successivamente scriverà: "Nessun uomo è mai entrato nella presidenza così profondamente e ampiamente diffidato come Chester Alan Arthur, e nessuno si è mai ritirato... più generalmente rispettato di lui, allo stesso modo dagli amici che dai nemici politici"[2].

Fin dal momento della sua morte la sua reputazione storica è per lo più svanita dalla coscienza dell'opinione pubblica; sebbene alcuni non abbiano mancato di elogiarne la flessibilità e la forte volontà di abbracciare la via delle riforme gli studiosi contemporanei - nella classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America - lo considerano come un presidente relativamente al di sotto della media.

Candidatura a vice e successione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che il presidente Rutherford B. Hayes rifiutò di cercare la rielezione fin dall'inizio della campagna elettorale del 1880 diversi candidati gareggiarono per la nomina alla "Convention" nazionale del Partito Repubblicano; questa rimase però bloccata dai sostenitori dell'ex presidente Ulysses S. Grant e del membro di spicco del Senato James Blaine, dando alla fine luogo alla "nomination" di James A. Garfield, un "dark horse" (cavallo oscuro)[3].

Sperando di unire la compagine politica dietro la sua candidatura Garfield decise di selezionare un seguace del senatore di New York Roscoe Conkling, facente parte della leadership della corrente politica detta "Stalwart", come proprio compagno di corsa; la scelta quindi cadde su Arthur, un ex "Collector" della dogana del porto di New York[4]. Il "ticket presidenziale" Garfield-Arthur giunse così a vincere le elezioni presidenziali del 1880 ma, poco tempo dopo essere entrato in carica il neopresidente si scontrò proprio con Conkling su varie questioni tra cui avvicendamenti e nomine[5].

La continua stretta alleanza e lealtà di Arthur nei confronti del proprio mecenate newyorkese finì presto con l'emarginarlo all'interno dell'Amministrazione[6][7] e, subito dopo che l'Aula senatoriale entrò in fase di pausa stagionale nel maggio del 1881 il vicepresidente se ne tornò nel proprio Stato di New York[8][9]. Appena il 2 luglio seguente Arthur apprese che Garfield era stato gravemente ferito in una sparatoria; l'attentatore, Charles Guiteau, era un disoccupato alla ricerca di un posto di lavoro nell'ufficio pubblico il quale credeva che il successore di Garfield lo avrebbe scelto per via di raccomandazione.

Sebbene avesse a malapena conosciuto il criminale Arthur dovette faticare a far sopire i sospetti sorti tra coloro che credettero fosse stato dietro le quinte dell'omicidio. Assai riluttante a farsi vedere in veste di presidente mentre Garfield era ancora in vita e per tutti i mesi successivi al suo ferimento, con il presidente sempre più vicino alla morte e Arthur ancora a New York, si ebbe a verificarsi un grave vuoto di autorità nel potere esecutivo. Molti d'altra parte si dimostrarono preoccupati dalla prospettiva di una presidenza Arthur; The New York Times il quale aveva sostenuto il concittadino all'inizio della carriera scrisse che "con Arthur parla l'ultimo uom che sarebbe considerato eleggile per la successione".

Garfield morì il 19 di settembre e John Riker Brady, giudice della Corte Suprema di New York, amministrò il giuramento d'ufficio ad Arthur nella residenza di quest'ultimo alle ore 2:15 del 20 settembre; prima ancora di lasciare New York il neopresidente assicurò la linea di successione presidenziale negli Stati Uniti d'America preparando e spedendo alla Casa Bianca un apposito proclama da leggere all'apertura della sessione straordinaria del Senato, assicurando in tal maniera che si potesse scegliere un Presidente pro tempore del Senato il quale si sarebbe trovato ad essere il primo nella linea di successione.

Il giorno 22 seguente Arthur ripeté il giuramento d'ufficio, questa volta davanti al Procuratore generale Morrison Remick Waite; intraprese questo passo per garantire la conformità procedurale. Vi saranno domande persistenti e dubbi inerenti il fatto che Brady, un giudice del tribunale statale, potesse avere l'autorità di amministrare un giuramento federale.

Arthur quindi ordinò un rimodellamento della residenza presidenziale e nel frattempo si stabilì a casa del senatore John Percival Jones fino alla fine dell'anno in corso, quando si trasferì definitivamente alla Casa Bianca. Visto che il neopresidente era già in stato di vedovanza fu la sorella Mary Arthur McElroy a divenire di fatto la First lady degli Stati Uniti d'America. Arthur s'insediò in un periodo di crescita e forte sviluppo economico per il proprio paese (la popolazione era passata da 30 milioni nel 1860 a 50 nel 1880) il quale mantenne un surplus del bilancio governativo e relazioni ampiamente pacifiche con ognuna delle grandi potenze dell'epoca.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Gabinetto ministeriale[modifica | modifica wikitesto]

Partiti politici

      Repubblicano       Indipendente

Dipartimento /
Funzione
Foto Nome Data
Presidente  
Chester Alan Arthur.jpg
Chester Arthur 1881 - 1885
Vicepresidente Vacante 1881 - 1885
Segretario di Stato  
James G. Blaine - Brady-Handy.jpg
James Blaine 1881
Frederick T. Frelinghuysen - Brady-Handy.jpg
Frederick Theodore Frelinghuysen 1881 - 1885
Segretario al Tesoro  
William Windom, Brady-Handy photo portrait, ca1870-1880.jpg
William Windom 1881
FOLGER, Charles J-Treasury (BEP engraved portrait).jpg
Charles J. Folger 1881 - 1884
Walter Q. Gresham - Brady-Handy.jpg
Walter Quintin Gresham 1884
Hugh McCulloch.png
Hugh McCulloch 1884 - 1885
Segretario alla Guerra  
Robert Todd Lincoln, Brady-Handy bw photo portrait, ca1870-1880-Edit1.jpg
Robert Todd Lincoln 1881 - 1885
Procuratore generale  
Wayne MacVeagh - Brady-Handy.jpg
Isaac Wayne MacVeagh 1881
BenjaminHBrewster.jpg
Benjamin Harris Brewster 1881 - 1885
Direttore generale delle poste  
Thomas L. James cph.3a02198.jpg
Thomas Lemuel James 1881
Timothy O. Howe - Brady-Handy.jpg
Timothy Otis Howe 1881 - 1883
Walter Q. Gresham - Brady-Handy.jpg
Walter Quintin Gresham 1883 - 1884
Frank Hatton (US politician).png
Frank Hatton 1884 - 1885
Segretario alla Marina  
William-Henry-Hunt.jpg
William Henry Hunt 1881 - 1882
William E. Chandler - Brady-Handy.jpg
William Eaton Chandler 1882 - 1885
Segretario degli Interni  
Samuel Jordan Kirkwood.jpg
Samuel Jordan Kirkwood 1881 - 1882
Henry Moore Teller.png
Henry Moore Teller 1882 - 1885

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli eventi salienti della presidenza Arthur saranno i seguenti:

1881
1882
1883
1884
1885

Nomine giuridiche[modifica | modifica wikitesto]

Affari interni[modifica | modifica wikitesto]

Riforma della funzione pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Pendleton Act[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni del 1880 la politica interna statunitense concentrò la propria attenzione ed operò sull'abitudine assai diffusa dello spoils system, una pratica di mecenatismo pubblico tramite la quale i candidati risultati vittoriosi nelle competizioni elettorali ricompensavano i loro più leali e fedeli sostenitori, familiari e amici installandoli nelle posizioni preminenti e di maggior prestigio della funzione pubblica governativa[10]. In seguito alla corruzione generalizzata generatasi all'interno dell'amministrazione della presidenza di Ulysses S. Grant sulle sovvenzioni da concedere o meno ai raccomandati piuttosto che ai meritevoli sorsero movimenti i quali richiesero una rapida e radicale riforma del servizio civile.

Proprio nel 1880 l'esponente al Senato del Partito Democratico per l'Ohio George Hunt Pendleton s'impegnò per far introdurre una legislazione la quale imponesse la selezione dei dipendenti pubblici esclusivamente in base al merito, che avrebbe dovuto venire determinato da un apposito esame di ammissione o concorso interno[11][12][13]. La misura proposta non riuscì a passare il vaglio del'Aula parlamentare, ma l'assassinio del presidente James A. Garfield da parte di un disoccupato squilibrato alla disperata ricerca di un posto di lavoro sicuro non fece altro che amplificare ancor più la richiesta pubblica di un'immediata riforma[14][15][16].

Verso la fine del 1881, nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione (Stati Uniti) annuale di fronte al Congresso degli Stati Uniti d'America Arthur richiese espressamente l'attuazione di una legislazione impostata sulla riforma della funzione pubblica; incoraggiato da ciò Pendleton ripresentò il proprio disegno di legge, che ancora una volta non passò[17][18][19].

A seguito della scadenza elettorale di medio termine del 1882 il Partito Repubblicano fu costretto a subire una schiacciante sconfitta, perdendo il controllo della maggioranza nella Camera dei Rappresentanti; questo mentre i rivali Democratici, impostando e preordinando selettivamente una campagna elettorale tutta basata sulla questione della riforma ebbero la meglio su 40 avversari uscenti e finendo poi con il raccogliere un totale di 70 seggi[20][21][22]. Tale sonora sconfitta contribuì non poco a convincere molti tra gli stessi Repubblicani a sostenere la proposta di legge inerente durante la sessione congressuale immediatamente successiva[23].

Il Senato quindi approvò il progetto con 38 voti contro 5 e la Camera si accordò presto con un risultato finale di 155 contro 47[24][25]. A questo punto il presidente controfirmò la legge (Pendleton Civil Service Reform Act) in data 16 gennaio del 1883[26]; l'Act istituì una commissione ad hoc preposta ai servizi civili con il compito di sorvegliare la regolarità degli esami di concorso pubblico oltre che di bandire l'uso di "assessment", una sorta di tassazione o tangente che i rappresentanti politici erano implicitamente chiamati a pagare al loro rispettivo partito politico come prezzo per le loro nomine[27].

Queste stesse riforme erano state precedentemente proposte da una commissione presieduta dall'avvocato e diplomatico Repubblicano John Jay, che aveva collaborato attivamente con Arthur durante il periodo da lui trascorso in qualità di "Collector" al porto di New York[23]; in soli due anni il coraggioso e impavido funzionario era riuscito a diventare il presidente che inaugurò la tanto attesa riforma della funzione pubblica[24][28]. Anche dopo il passaggio in legge del progetto di riforma del servizio civile i fautori dell'Act continuarono a dubitare fortemente nei riguardi dell'impegno assunto da Arthur a riformare il sistema vigente[29][26].

La nuova legge venne inizialmente fatta applicare solamente al 10% dei posti di lavoro federali e, senza una corretta attuazione da parte del presidente in carica, non sarebbe in ogni caso giunta ad influenzare le restanti posizioni acquisite[30][31]; ma con grande sorpresa dei suoi critici Arthur agì con estrema rapidità per nominare i membri della "United States Civil Service Commission" appena creata scegliendo l'avvocato Dorman Bridgman Eaton, l'educatore John Milton Gregory e il magistrato Leroy Delano Thoman[32][33]. Il principale esaminatore, l'ufficiale di marina Silas Wright Burt, era un riformatore di lunga data che era stato l'avversario di Arthur quando i due uomini lavoravano assieme alla dogana newyorkese[34].

La Commissione emanò le sue prime regolamentazioni nel maggio del 1883; dall'anno successivo metà dei funzionari postali e i 3/4 dei posti di lavoro del servizio doganale (l'"United States Customs Service") dovettero obbligatoriamente venire assegnati secondo il merito del singolo candidato[35]. Il presidente espresse ampia soddisfazione per come era sato impostato ed avviato il nuovo sistema, non mancando di lodarne l'efficacia "nel garantire funzionari pubblici competenti e fedeli oltre che nel proteggere i funzionari di nomina governativa dalla pressione dell'ingerenza personale esterna e dal lavoro di esaminare le pretese dei candidati rivali per l'impiego"[36].

Sebbene i radicati sistemi di patronaggio statale e le innumerevoli posizioni federali non siano state più di tanto influenzate dalla nuova legge viene sostenuto che il Pendleton Act si rivelò essere determinante per la creazione di un servizio civile altamente professionale e l'ascesa della moderna burocrazia d'impronta statalista; la legge produsse anche importanti cambiamenti ed inversioni di marcia inerenti il finanziamento delle campagne politiche, in quanto le parti in lizza si trovarono costrette a ricercare nuove vie per la raccolta dei fondi necessari, come ad esempio i ricchi donatori privati[37].

Scandalo Star Route[modifica | modifica wikitesto]

Fin dal 1870 l'opinione pubblica aveva appreso ed era stata costantemente aggiornata dai mezzi d'informazione dello scandalo finanziario denominato "Star Route", in cui gli appaltatori per le rotte del servizio postale al Dipartimento governativo federale erano stati pagati in una maniera eccessiva per i servizi da loro svolti, il tutto con la connivenza i alti funzionari tra cui l'ex senatore Repubblicano Stephen Wallace Dorsey[38][39]. Sebbene il presidente avesse lavorato a suo tempo a stretto contatto con lui, una volta entrato in carica sostenne le indagini a suo carico costringendo alle dimissioni tutti quei funzionari sospettati di concussione[40][41].

Il procedimento penale avviato nel 1882 si concluse con la condanna di due personalità minori implicate nella faccenda e con una giuria non in grado di raggiungere l'unanimità o la maggioranza qualificata richiesta ("Hung Jury") per il resto degli imputati[42][43]. Dopo che un giurato si fece avanti con esplicite accuse secondo cui i processati avrebbero tentato di corromperlo il giudice di corte fece annullare i verdetti di colpevolezza per concedere invece un ulteriore procedimento a partire da zero[44][45].

Prima che questo iniziasse il presidente rimosse cinque impiegati dell'ufficio federale i quali si erano dimostrati fin troppo solidali con la difesa, incluso un ex senatore[46][47]. Il nuovo processo prese il via nel dicembre del 1882 e, ancora una volta, non si riuscì a raggiungere un verdetto unanime di colpevolezza[48][49]; il mancato ottenimento di una condanna esemplare ebbe l'effetto di appannare l'immagine dell'Amministrazione, ma Arthur riuscì comunque a por fine alla truffa[50][51].

Eccedenze e tariffe[modifica | modifica wikitesto]

Con gli alti introiti trattenuti dalle tasse in tempo di guerra il Governo federale era arrivato a raccogliere più di quanto speso dal 1866; fino a raggiungere nel 1882 un surplus pubblico di 145 milioni di dollari statunitensi[52][53].

Su questo punto i pareri variarono su come ridurre l'eccedenza del bilancio dello Stato; i Democratici avrebbero preferito abbassare le tariffe e il dazio, il che avrebbe a sua volta ridotto il costo della merce d'importazione. I Repubblicani altresì credettero che le alte tariffe garantissero anche alti salari sia nella produzione che nell'estrazione mineraria, pertanto avrebbero preferito ridurre l'eccedenza spendendo di più per i miglioramenti interni delle opere pubbliche e riducendo l'accisa[54].

Il dibattito che ne seguì risultò farsi complicato dal fatto che ogni interesse particolaristico preferiva tariffe più alte a favore del proprio campo specifico; molti sudisti ad esempio preferirono nella generalità dei casi basse tariffe, ma continuarono a pretendere quelle più alte esclusivamente per il cotone, una coltura ancora assai importante per gli Stati Uniti meridionali. Questi interessi in competizione tra loro condussero allo sviluppo di un complicato sistema tariffario che finì con l'applicare tassi differenti su diverse importazioni[55].

Il presidente si dimostrò essere d'accordo con il proprio partito politico e nel 1882 chiese l'abolizione delle accise su tutti i beni principali tranne che sul liquore, nonché una netta semplificazione della complessa struttura tariffaria risultante[56][57]; a maggio il membro della Camera dei Rappresentanti William Darrah Kelley della Pennsylvania presentò una proposta per stabilire una commissione tariffaria[58][59]. Arthur controfirmò il disegno di legge e nominò a far parte del comitato per la maggior parte dei casi fautori del protezionismo.

I Repubblicani si dissero così soddisfatti, ma rimasero a loro volta sorpresi quando nel dicembre del 1882 la commissione presentò un rapporto al Congresso il quale chiedeva un taglio deciso delle tariffe compreso tra il 20 e il 25%; le raccomandazioni in tal senso rimasero lettera morta e furono ignorate; tuttavia anche l'"United States House Committee on Ways and Means" dominato dai protezionisti approvò una legge che prevedeva una riduzione del 10%[60][61].

A seguito di un "United States congressional conference committee" con il Senato la tariffa del 1883 emerse solamente come una riduzione media dell'1,47%. La nuova legislazione fiscale passò il vaglio parlamentare di entrambe le Aule il 3 di marzo, l'ultimo giorno intero valido del 47º Congresso degli Stati Uniti d'America; il presidente firmò la misura convertendola in tal maniera in legge valida a tutti gli effetti e questa non ebbe alcun effetto sul surplus di bilancio[62].

Il Congresso a questo punto tentò di bilanciare il budget dall'altra parte dello spettro degli introiti con un aumento delle spese per la "legge sui fiumi e sui ponti" (la Rivers and Harbors Act) da poco varata con un importo totale senza precedenti di ben 19 milioni[63][64]. Mentre Arthur da par suo non si dimostrò contrario all'idea dei miglioramenti interni, fu l'entità del disegno di legge che parve disturbarlo, così come quello che vedeva la sua attenzione ristretta su "particolari località" piuttosto che su progetti a beneficio di una parte più ampia della nazione[65].

Il 1º agosto del 1882 il presidente pose il proprio diritto di veto al disegno legislativo a causa soprattutto delle diffuse reazioni popolari di clamore e consenso partigiano[66]; nel messaggio rivolto ai parlamentari la sua principale obiezione fu che ci si sarebbe appropriati di fondi per scopi i quali non erano eminentemente né per la difesa comune né tanto meno per il benessere generale, ed infine non avrebbero promosso neppure il commercio interstatale[65].

L'Aula annullò il veto il giorno seguente e la nuova legge ridusse così l'eccedenza di 19 milioni come preventivato. I Repubblicani la considerarono all'epoca un successo, ma in seguito ne conclusero ch'essa contribuì sostanzialmente alla loro perdita di consensi alle elezioni di medio termine del 1882[67][68][69].

Diritti civili e Sud[modifica | modifica wikitesto]

Come già tentarono di fare i suoi predecessori del Partito Repubblicano anche Arthur lottò per favorire e proteggere i diritti civili dei sudisti afroamericani sfidando in questo gli interessi del Partito Democratico nel profondo Sud e negli Stati Uniti meridionali in generale.

Sin dalla fine del'era della ricostruzione i democratici bianchi conservatori (detti anche "Bourbon Democrat") erano riusciti a riprendere nelle loro mani le redini del potere in tutta quella fascia di territorio rappresentato dagli ex Stati Confederati d'America; nel contempo il consenso dato ai Repubblicani si ridusse rapidamente mentre i loro sostenitori primari nella regione, gli ex schiavi negri, venivano privati del tutto dei più fondamentali e primari diritti civili (il cosiddetto "disaffrancamento" o disimpegno).

Una prima labile frattura nel blocco costituito dal Solid South emerse con la rapida crescita di una nuova formazione politica, il "Readjuster Party" (partito dei giusti), in Virginia; avendo esso vinto una campagna elettorale in uno dei più importanti degli Stati federati sudisti su una piattaforma programmatica basata su un aumento dei fondi per l'istruzione pubblica (con scuole parificate sia per i bianchi che per i neri) l'abolizione della "tassa elettorale" (poll tax o capitazione) e della punizione giudiziaria data dalla gogna, molti Repubblicani del Nord lo intesero come un alleato ben più vitale nel Sud rispetto all'oramai moribondo "Southern Republican party".

Il presidente accettò il fatto compiuto tanto da dirigere il patronato federale in Virginia proprio attraverso i "Readjuster" invece che con gli esponenti del proprio stesso partito politico; seguì poi lo stesso schema anche in altri Stati meridionali, formando coalizioni con candidati indipendenti oltre che con il "Greenback Party". Alcuni Repubblicani neri si sentirono però traditi da questa mossa improntata al pragmatismo, mentre altri - tra cui Frederick Douglass e l'ex senatore Blanche Bruce - appoggiarono apertamente le azioni intraprese dall'Amministrazione, poiché gli indipendenti meridionali coltivavano politiche razziali assai più liberali rispetto a quelle dei Democratici.

La politica di coalizione di Arthur ebbe tuttavia un discreto successo solamente in Virginia e già a partire dal 1885 il movimento dei "Readjuster" aveva iniziato a collassare. Altrettanto inefficace risulterà alla fin fine l'altra azione federale intesa a favorire gli afroamericani; quando la Corte Suprema abbatté a colpi di sentenze il Civil Rights Act (1875) nei Civil Rights Cases nel corso del 1883 il presidente espresse il suo disaccordo con la decisione assunta inviando un messaggio personale al Congresso; ma questo non fu in grado di persuadere la maggioranza parlamentare ad approvare un qualsiasi nuovo atto legislativo che ne prendesse il posto.

Il Civil Rights Act del 1875 - all'epoca della presidenza di Ulysses S. Grant - aveva vietato la discriminazione razziale nel campo dell'assegnazione degli alloggi pubblici ed il suo ribaltamento sarà una componente molto importante nello sviluppo della segregazione razziale negli Stati Uniti d'America e nell'istituzionalizzazione delle cosiddette Leggi Jim Crow. Arthur tuttavia intervenne efficacemente per ribaltare una sentenza di corte marziale contro un cadetto nero dell'United States Military Academy, Johnson Chesnut Whittaker; ciò dopo che il "Judge Advocate General of the United States Army" David Gaskill Swaim ritenne che la causa dell'accusa fosse del tutto illegale in quanto fondata esclusivamente sul razzismo.

L'Amministrazione si trovò impegnata nell'affrontare una sfida alquanto differente nel West, là ove la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni era sotto la pressione del Governo federale per fermare la pratica della poligamia nel Territorio dello Utah, dov'essa aveva una maggiore presenza e radicamento. La precedente presidenza di James A. Garfield aveva creduto che la poligamia fosse un comportamento criminoso oltre che moralmente dannosa per i valori costitutivi dell'istituto sociale della famiglia; le opinioni di Arthur in questo campo si trovarono essere per una volta perfettamente in linea con quelle con quelle del suo predecessore.

Nel 1882 il presidente controfirmò l'"Edmunds Act", detto anche "Edmunds Anti-Polygamy Act of 1882"; la nuova legislazione rendeva così di fatto e di diritto la pratica poligamica un crimine federale, escludendo i poligami sia dai pubblici uffici che dal diritto di voto.

Politica estera e immigrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua breve partecipazione nelle Amministrazioni di Garfield e Arthur James Blaine, che ricevette il mandato ministeriale in qualità di Segretario di Stato, tentò di rafforzare la partecipazione e rinvigorire il peso della diplomazia statunitense in America Latina; sollecitando quindi in tal senso reciproci accordi commerciali ed offrendosi di interporsi come mediatore nelle dispute sorte tra le nazioni del continente sudamericano.

Egli sperò che un maggior coinvolgimento degli Stati Uniti nella regione avrebbe avuto il pregio di contrastare la crescente influenza europea (in particolare dell'impero britannico) nell'emisfero occidentale. Blaine propose inoltre una conferenza panamericana da tenersi entro il 1882 al fine di discutere di affari del commercio internazionale e la fine della guerra del Pacifico (1879-1884) la quale vedeva contrapposti il Cile contro l'alleanza Perù-Bolivia; ma tutti gli sforzi intrapresi decaddero rapidamente non appena si verificò la sua sostituzione con Frederick Theodore Frelinghuysen alla fine del 1881.

D'altra parte si tentò in un certo qual modo di proseguire negli sforzi d'incoraggiamento commerciale tra le nazioni dell'America; un trattato internazionale con il Messico il quale previde riduzioni tariffarie reciproche venne firmato nel 1882 ed approvato dal Senato due anni più tardi. La legislazione richiesta per la definitiva entrata in vigore dell'accordo fallì tuttavia durante la votazione alla Camera dei Rappresentanti

Riforma navale[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con i nativi[modifica | modifica wikitesto]

Salute e viaggi[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni presidenziali del 1884[modifica | modifica wikitesto]

Reputazione storica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Francini Storia dei presidenti americani Tascabili Newton 1996, pag. 40
  2. ^ Reeves, 1975, p. 420.
  3. ^ Karabell, pp. 39–40.
  4. ^ Reeves, 1975, pp. 178-181.
  5. ^ Reeves, 1975, pp. 213–214.
  6. ^ Reeves, 1975, pp. 215–216.
  7. ^ Karabell, pp. 52–53.
  8. ^ Reeves, 1975, pp. 233–237.
  9. ^ Howe, pp. 147–149.
  10. ^ Karabell, pp=106–108
  11. ^ Reeves, 1975, pp=320–322
  12. ^ Doenecke, p=96
  13. ^ Theriault, p=52
  14. ^ Reeves, 1975, pp=322–323
  15. ^ Doenecke, pp=96–97
  16. ^ Theriault, p=53
  17. ^ Reeves, 1975, pp. 323-324
  18. ^ Doenecke, p. 97
  19. ^ Theriault, p. 56
  20. ^ Doenecke, pp. 99–100
  21. ^ Theriault, pp. 57–63
  22. ^ Karabell, pp. 100–104
  23. ^ a b Karabell, pp. 106–107
  24. ^ a b Reeves, 1975, p. 324
  25. ^ Doenecke, p. 101
  26. ^ a b Doenecke, p. 102
  27. ^ Karabell, pp. 104–107
  28. ^ Doenecke, pp. 101–102
  29. ^ Reeves, 1975, p. 325
  30. ^ Reeves, 1975, pp. 326–327
  31. ^ Doenecke, pp. 103–104
  32. ^ Reeves, 1975, pp. 325–327
  33. ^ Doenecke, pp. 102–104
  34. ^ Howe, p. 209
  35. ^ Howe, p. 210
  36. ^ Chester A. Arthur, Fourth State of the Union Address, Wikisource, The Free Library, 1884. URL consultato il 15 luglio 2011.
  37. ^ White, 2017, pp. 476–468
  38. ^ Doenecke, pp. 93–95
  39. ^ Reeves, 1975, pp. 297–298
  40. ^ Reeves, 1975, pp. 299–300
  41. ^ Howe|, p. 182
  42. ^ Reeves, 1975, p. 301
  43. ^ Howe, pp. 185–187
  44. ^ Reeves, 1975, p. 302
  45. ^ Howe, pp. 187–189
  46. ^ Reeves, 1975, p. 303
  47. ^ Howe, pp. 189–190
  48. ^ Reeves, 1975, p. 304
  49. ^ Howe, pp. 190-191
  50. ^ Reeves, 1975, p. 305
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  52. ^ Reeves, 1975, p. 328
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  54. ^ Reeves, 1975, pp. 328–329
  55. ^ Karabell, pp. 114–115
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  60. ^ Reeves, 1975, pp. 332–333
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  62. ^ Reeves, 1975, pp. 334–335
  63. ^ Reeves, 1975, p. 280
  64. ^ Doenecke, p. 81
  65. ^ a b Reeves, 1975, p. 281
  66. ^ Reeves, 1975, p. 282
  67. ^ Howe, pp. 196–197
  68. ^ Reeves, 1975, pp. 281–282
  69. ^ Karabell, p. 90

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Articoli[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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