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Aaron Burr

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Aaron Burr
AaronBurr.jpg

Vicepresidente degli Stati Uniti
Durata mandato 4 marzo 1801 - 4 marzo 1805
Presidente Thomas Jefferson
Predecessore Thomas Jefferson
Successore George Clinton

Dati generali
Partito politico Partito Democratico-Repubblicano
Università Università di Princeton
Firma Firma di Aaron Burr

Aaron Burr (Newark, 6 febbraio 1756Staten Island, 14 settembre 1836) è stato un politico statunitense, membro del Partito Democratico-Repubblicano. Nel corso della sua carriera politica ricoprì sia la carica di deputato dello stato di New York che di senatore prima di essere eletto vicepresidente degli Stati Uniti d'America sotto la presidenza di Thomas Jefferson dal 1801 al 1805.

Dapprima membro del partito federalista, Burr passò nel 1791, grazie all'influenza esercitata dall'allora governatore dello Stato di New York George Clinton, al Partito Democratico-Repubblicano. Durante il suo mandato di vicepresidente, divenne famoso per avere ucciso in un duello il suo rivale politico Alexander Hamilton e per essere stato in seguito accusato di alto tradimento, a causa di un presunto piano di secessione di alcuni dei territori dell'ovest. Rilasciato nel 1807 per assenza di prove, rimane a tutt'oggi uno dei personaggi più controversi della storia degli Stati Uniti d'America.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

Jonathan Edwards, il nonno di Burr

Burr nacque a Newark, nel New Jersey, dal reverendo Aaron Burr Senior, ministro presbiteriano e secondo presidente del College of New Jersey, e sua madre, Esther Edward, figlia di Jonathan Edwards, un famoso teologo calvinista. Nel 1757 morì improvvisamente suo padre e un anno più tardi anche sua madre, rimanendo, all'età di due anni, orfano di entrambi genitori. Il giovane Burr e sua sorella Sally, di due anni più grande, furono quindi affidati in custodia a diversi parenti, trasferendosi tra Massachusetts, Pennsylvania e New Jersey, fino a quando vennero adottati dallo zio Timothy Edwards che si prese cura della loro crescita ed educazione.[1][2]

All'età di undici anni lo zio lo iscrisse al College of New Jersey, che però lo rifiutò a causa della sua giovane età. Burr proseguì quindi i suoi studi per ulteriori due anni a casa dello zio. Nel 1769 fu infine accettata la sua iscrizione e nel giro di tre anni concluse i suoi studi. Il periodo trascorso presso il college influenzò in maniera decisiva il modo di pensare del giovane Burr per il resto della sua vita: durante il periodo in cui Burr fu studente, il College of New Jersey, sotto la direzione dell'allora preside John Witherspoon, divenne infatti una delle istituzioni più radicali nel nuovo mondo, che non esitava, in seguito all'aumentare delle tensioni tra le colonie inglesi e la madrepatria, a criticare apertamente la politica del Regno Unito in nord America.[3]

Dopo aver conseguito la laurea, Burr continuò i suoi studi in teologia, inizialmente sempre al College of New Jersey e in seguito presso il pastore presbiteriano Joseph Bellamy, ma abbandonò dopo due anni. Iniziò quindi a studiare legge a Litchfield seguendo i corsi tenuti da suo cognato Tapping Reeve,[1][4] ma interruppe gli studi nel 1775 allo scoppio della rivoluzione americana.[2]

Guerra di indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra d'indipendenza americana.
The Death of General Montgomery in the Attack on Quebec, questo dipinto di John Trumbull del 1786 divenne una delle icone della rivoluzione americana. Il pittore non ha ritratto Burr ma il suo amico Matthias Ogden, anche se egli all'epoca era ricoverato in un ospedale da campo e non poteva aver partecipato alla battaglia[5]

Quando nel 1775 scoppiò la guerra di indipendenza, Burr si arruolò insieme al suo amico Matthias Ogden come volontario nell'esercito continentale. Nel settembre dello stesso anno partecipò alla campagna militare organizzata da Benedict Arnold nel Maine per attaccare la fortezza britannica nella città di Québec. Lo scopo di tale operazione era quella di inviare rinforzi alle truppe di Richard Montgomery che fino ad allora, nel corso dell'invasione americana del Canada, erano state vittoriose. Dopo aver raggiunto le truppe di Montgomery, Burr fu promosso da Benedict Arnold aiutante di campo. Sempre lo stesso anno, il 31 dicembre, Burr si fece notare per la sua eroica impresa di aver tentato di recuperare la salma del generale Montgomery che era caduto nel corso della battaglia di Québec. Tali gesta furono in seguito descritte da Samuel Spring in un'opera intitolata The Death of General Montgomery at the Siege of Quebec pubblicata nel 1777. Tale impresa gli valse nel 1776 anche l'elogio da parte del Congresso continentale, ma ciò nonostante Burr non ricevette nessuna promozione.[5][6]

Al termine della campagna militare in Canada, Burr ritornò nella primavera del 1776 a New York, dove all'epoca si trovava anche George Washington. Qui fu assegnato, su raccomandazione di Joseph Reed, a servire sotto il comando di Washington, ma fu successivamente riassegnato sotto il comando del generale Israel Putnam. Durante l'attacco inglese all'isola di Manhattan nel corso dello stesso anno, Burr si fece nuovamente notare, quando grazie alla sua prontezza riuscì a evitare che le truppe dell'esercito continentale potessero essere accerchiate. Ciò nonostante l'azione di Burr non venne menzionata il giorno seguente da Washington, fatto che spinse Burr a ritenere l'atteggiamento di Washington ostile nei suoi confronti.[7] Nel luglio del 1776 Burr fu promosso al grado di tenente colonnello e gli fu assegnata la difesa dei confini dei territori di New York e del New Jersey, assumendo di fatto il comando del reggimento di William Malcolm. Il successo più importante che riuscì a ottenere ricoprendo questa carica fu la cattura di un piccolo contingente britannico che era stato inviato in esplorazione presso Hackensack, nel settembre 1777.[8] Successivamente fu trasferito insieme al suo reggimento in Pennsylvania per partecipare alla liberazione delle città di Filadelfia, dove pare che sia anche riuscito a prevenire un ammutinamento tra le proprie truppe.[9][10]

L'ultima azione militare alla quale prese parte fu la battaglia di Monmouth il 28 giugno 1778, dove fu, come molti, vittima di un colpo di sole che gli fu, per molti anni, causa di disturbi. Sempre in tale occasione il suo reggimento venne decimato dall'artiglieria britannica; a inasprire ulteriormente le relazioni tra Burr e Washington, si aggiunse la condotta del futuro primo presidente nel corso della battaglia che Burr ritenne non appropriata e il processo che si tenne in seguito nei confronti del generale Charles Lee.[11][12] Nel gennaio 1779 venne infine trasferito nella Contea di Westchester, a nord di Manhattan, dove dall'inizio del conflitto passava il confine tra i due schieramenti. Come ufficiale responsabile della difesa della Westchester County, Burr riuscì a reclutare nuovi sostenitori tra la popolazione che viveva in quelle terre e sempre grazie all'appoggio della popolazione fu anche in grado di organizzare una rete di spie che lo informavano sui movimenti del nemico. In seguito però, a causa delle sue condizioni fisiche che erano peggiorate in maniera vistosa nel corso degli ultimi mesi, fu costretto, nel marzo del 1779, a dare le dimissione per poi essere congedato dall'esercito continentale.[13]

Terminata la sua carriera militare riprese i suoi studi in legge, anche se continuò a partecipare occasionalmente a missioni per i generali dell'esercito continentale, come fece ad esempio in più di un'occasione per Arthur St. Clair. Il 5 luglio 1779 partecipò a un'azione contro gli inglesi assieme a un gruppo di studenti dell'Università Yale nei pressi di New Haven, la quale, guidata dal capitano James Hillhouse, riuscì a respingere l'avanzata nemica.[14] Terminati gli studi, nel 1782, Burr entrò in un'agenzia di avvocati a Albany e l'anno seguente, dopo l'allontanamento delle truppe inglesi e la fine della guerra, cominciò a praticare la sua professione a New York.[15]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Aaron Burr

Nel 1778 Burr incontrò per la prima volta Theodosia Prevost, la quale sarebbe divenuta in seguito sua moglie, anche se all'epoca quest'ultima era ancora sposata con un ufficiale inglese;[16] questo però non impedì che Prevost nutrisse una profonda simpatia per la causa rivoluzionaria, tanto che la sua tenuta The Hermitage nel New Jersey divenne un punto di ritrovo per molti membri di spicco della rivoluzione e soldati.[17] Nel 1781, dopo essere stato inviato in Giamaica, il marito di Theodosia Prevost morì di febbre gialla[18] e neanche un anno dopo, il 2 luglio 1782, Theodosia si risposò con Aaron Burr.[15] La coppia ebbe due figlie delle quali però solo una raggiunse l'età adulta.[19] Il matrimonio fu più volte funestato dalle fin troppo fragili condizioni di salute di Theodosia, che morì infine nel 1794 all'età di 48 anni.[20]

Nel 1781 lo Stato di New York approvò un'ordinanza che proibiva a tutti gli avvocati che si erano schierati a favore degli inglesi o che avevano apertamente dimostrato simpatie nei confronti del Regno Unito di esercitare la professione. Dal momento che alla maggior parte degli avvocati in città era stata sospesa la licenza, per dei giovani avvocati, quali erano Burr o il suo futuro rivale Alexander Hamilton, si offrirono diverse possibilità per mettere alla prova le proprie capacità.[21][22] Burr divenne ben presto membro di un'élite nel suo campo e spiccò tra gli avvocati che potevano vantare il maggiore numero di clienti illustri e di conseguenza essere anche tra quelli meglio retribuiti. Sia Hamilton che Burr divennero tanto famosi a New York che nessun processo di rilievo si poteva tenere senza che almeno uno dei due fosse presente.[23]

George Clinton, primo governatore dello stato di New York

La carriera politica di Burr ebbe invece inizio con la sua nomina di deputato nello Stato di New York nel 1784, dove si fece prevalentemente notare per le sue assenze. Questo non poté però impedire che egli fosse rieletto nel 1785. Rispetto al suo primo mandato, che lo aveva visto solo di rado partecipare alle discussioni politiche, il suo secondo mandato come deputato fu certamente segnato da un maggiore impegno che gli valse in diverse occasioni la nomina per fare parte di alcune commissioni d'inchiesta istituite in quel periodo. Di rilievo durante il suo secondo mandato fu una proposta di legge avanzata da Burr stesso per l'immediata abolizione della schiavitù nello Stato di New York. Nonostante questa sua proposta, per l'epoca radicale, questo non poté impedire che Burr continuasse a tenere alcuni schiavi per le faccende domestiche.[24] Fu infine proposto nel 1788 come membro della delegazione con il compito di ratificare per conto dello Stato di New York la costituzione ma rifiutò l'incarico.[25][26]

Le accese discussioni riguardo a diversi aspetti della costituzione furono alla base di intensi confronti politici nei diversi stati. In particolare a New York questa situazione aveva delineato una società divisa in tre schieramenti che facevano a capo a tre tra le più importanti e influenti famiglie della città. Il potere che all'epoca era spartito tra le famiglie Clinton, Livingston e Schuyler era inizialmente concentrato nello schieramento dei sostenitori della famiglia Clinton, che potevano contare sull'appoggio del governatore dello stato di New York George Clinton a favore di una posizione antifederalista. Per prevaricare lo strapotere di questo schieramento Burr e Hamilton diedero il via a una campagna per sostenere il loro candidato federalista Robert Yates, che però non riuscì a vincere le elezioni per divenire governatore. Per mitigare quindi la rivalità tra Burr e Clinton quest'ultimo decise di nominarlo procuratore generale dello Stato di New York, nella speranza di poterlo convincere in futuro a sostenere la causa antifederalista.[27][28]

Il periodo da senatore[modifica | modifica wikitesto]

Aaron Burr, ritratto nel 1793. Probabile opera di Gilbert Stuart. New Jersey Historical Society, Newark

Nel 1791 il già fragile rapporto che vi era tra Burr e Hamilton, che nel frattempo era divenuto segretario del tesoro, venne completamente compromesso dalle divergenze che vi furono tra i due. Sempre lo stesso anno il governatore Clinton propose Burr come senatore dello Stato di New York per sostituire l'allora senatore in carica Philip Schuyler, suocero di Hamilton e forte sostenitore della causa federalista. Pertanto Burr si alleò con l'allora cancelliere dello Stato di New York Robert R. Livingston, che fino ad allora risultava tra i principali sostenitori di Hamilton. Grazie all'appoggio sia di Clinton che di Livingston, nel marzo 1791 Burr riuscì a sconfiggere Schuyler e a essere eletto senatore.[29][30][31] Poco dopo Burr partecipò insieme ad altri due tra i principali esponenti della causa antifederalista, James Madison e Thomas Jefferson, a un incontro segreto. Per evitare ogni sospetto i tre si incontrarono nei boschi di New York con il pretesto di volere partecipare a una raccolta di erbe officinali. Se pure in seguito la notizia di tale incontro sia trapelata, resta tuttora un mistero su cosa i tre abbiano discusso e non si può escludere che in tale occasione possano aver gettato le basi di quello che sarebbe poi divenuto il Partito Democratico-Repubblicano.[32][33]

Ben presto, potendo contare su un gruppo di fedeli elettori, di notevoli appoggi sia negli Stati del sud che nello Stato di New York, e di molti simpatizzanti nel partito repubblicano, Burr riuscì a consolidare e ampliare rapidamente il suo potere.[34] Tra i suoi più fedeli sostenitori vi erano certamente alcuni dei più convinti sostenitori di Clinton, quali Marinus Willett, Melancton Smith e Peter Van Gaasbeck, ai quali in seguito si aggiunsero anche Matthew L. Davis, John Swartwout, Robert Swartwout, Samuel Swartwout e Peter Irving.[35] Nel 1792 poi, in seguito allo scandalo elettorale che travolse Clinton durante le elezioni per un nuovo governatore dello Stato di New York, molti proposero Burr come suo successore. Ciò nonostante Burr si batté in tribunale per fare riconoscere la vittoria elettorale di Clinton nei confronti di John Jay, sebbene nel corso del processo fossero state dimostrate diverse irregolarità e vi fosse il sospetto di un broglio elettorale.[36] Nel 1792 Burr si candidò come vicepresidente degli Stati Uniti ma la sua candidatura fu respinta sia da James Monroe che da James Madison che candidarono invece al suo posto George Clinton, anche se alla fine il posto di vicepresidente andò a John Adams.[37] Pare inoltre probabile, come alcune lettere dimostrano, che in tale occasione Hamilton abbia tramato un complotto nei confronti di Burr cercando di discreditarlo, motivando che il suo gesto di volersi opporre in maniera tanto ostinata all'elezione di Burr non fosse solo un dovere morale e politico ma persino religioso.[38]

A favorire ulteriormente la carriera di Burr vi furono anche il provvisorio ritiro dalle scena politica di Thomas Jefferson e la nomina di James Monroe ad ambasciatore a Parigi, che privò il senato americano di due dei più importanti esponenti di quel periodo.[39] Di conseguenza spettò a Burr l'onere di assumere la difesa di Albert Gallatin la cui carica di segretario del tesoro era stata messa a rischio dalla maggioranza federalista al Congresso e al senato.[40] Nel 1794 fece parte di una piccola minoranza che si oppose alla ratifica del trattato con l'Inghilterra.[41] Contrariamente alla maggioranza dei deputati e senatori Burr era favorevole a un trattato con la Francia piuttosto che con il Regno Unito. Sempre nello stesso periodo il rapporto tra Burr e Washington, che aveva già risentito delle loro divergenze nel corso della guerra di indipendenza, peggiorò ulteriormente. Il rapporto fu infine definitivamente compromesso nel 1794 quando a Burr, su ordine di Washington, fu proibito l'accesso agli archivi della guerra di indipendenza, di fatto precludendogli la possibilità di realizzare un libro sugli eventi storici che lo avevano visto protagonista in quel periodo.[42]

Sempre lo stesso anno, quando la Francia respinse la nomina di ambasciatore degli Stati Uniti di Morris, Monroe e Madison proposero Burr come alternativa, ma Washington respinse la sua nomina motivando che non avrebbe affidato un incarico tanto delicato a una persona della cui integrità morale non si fidava. Come era avvenuto per la sua candidatura a vicepresidente pare che anche in tale occasione il contributo di Hamilton sia stato determinante per influenzare la decisione di Washington. Ciò nonostante Burr riuscì nell'intento di rafforzare la sua posizione politica e ritenne che avrebbe avuto buone possibilità, nel corso dell'elezione presidenziale del 1796, di ottenere il posto di vicepresidente. Forte del sostegno di John James Beckley e sapendo che il suo rivale alla vicepresidenza George Clinton non rappresentava più una minaccia per lui, Burr decise di recarsi a Monticello per incontrare Thomas Jefferson e sottoporgli la sua candidatura. Tuttavia nell'intento di cercare di ottenere voti anche da parte dei suoi avversari, Burr diede l'impressione a Beckley che egli fosse più preoccupato dei suoi interessi di quanto non gli stesse a cuore il bene del partito, motivo per il quale quest'ultimo decise di ritirare il suo appoggio.[43] Nelle elezioni Burr venne quindi sconfitto, finendo per raccogliere 30 voti e piazzandosi al quarto posto.[44]

Il periodo da deputato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1797 Burr acquisì la tenuta di Richmond Hill[45]

Il mandato da senatore di Burr terminò nel 1797, quando grazie alla maggioranza federalista nel parlamento dello Stato di New York fu eletto senatore Philip Schuyler. Burr si candidò quindi come deputato nel parlamento dello Stato di New York dove fu eletto per due mandati consecutivi, ciascuno della durata di un anno, prima nel 1798 e successivamente nel 1799; in questo periodo cercò di convincere alcuni dei deputati federalisti a sostenere la causa repubblicana, come avvenne ad esempio con Jedediah Peck, che passò in quel periodo al partito repubblicano. Sempre in quel periodo riuscì anche a fare approvare un disegno di legge per la progressiva abolizione della schiavitù nello Stato di New York. Il periodo da deputato fu però anche segnato da costanti difficoltà economiche, che portarono Burr in diverse occasioni sull'orlo del fallimento e che certamente lo devono avere spinto ad avanzare proposte di legge per modificare l'allora procedimento fallimentare che era in vigore nello Stato di New York. Ciò non poté però impedire che Burr partecipasse all'acquisto di nuovi terreni negli ancora selvaggi territori occidentali dello Stato di New York permettendogli di partecipare in maniera significativa alla speculazione sui terreni che avveniva in quel periodo.[46][47]

Nel 1799 Burr riuscì, nonostante le sue condizioni economiche relativamente precarie, a fondare una banca, opponendosi di fatto al monopolio che fino ad allora era stato segnato dalle uniche due banche presenti nello Stato di New York, la Bank of New York e la First Bank of the United States, ponendo di fatto fine a una situazione che fino ad allora aveva penalizzato i repubblicani, visto il ferreo controllo esercitato da parte dei federalisti su questi due istituti di credito. Per riuscire però nel suo intento Burr dovette usare l'inganno, proponendo al Congresso di acconsentire alla creazione di una società per azioni con partecipazione pubblica per la costruzioni di un nuovo acquedotto per la città di New York, per migliorare le disastrose condizioni igienico sanitarie della città. La proposta fu sottoposta all'attenzione del Congresso nel marzo del 1799 nel corso dell'ultima seduta utile prima che il Congresso sospendesse per diverse settimane le sedute, giustificando il suo inserimento nell'ordine del giorno affermando che si trattasse di una decisione da prendere con urgenza. Sempre lo stesso giorno Burr fece poi aggiungere alla sua proposta una clausola che permetteva alla società di reinvestire gli esuberi e i profitti, di fatto permettendo a quest'ultima di fondare altre società. Vista la scarsa presenza dei deputati e lo scarso interesse che questi ultimi dimostrarono nei confronti di tale proposta di legge, la proposta di fondare una compagnia per azioni con la quale costruire il nuovo acquedotto fu approvata dal Congresso. Già a settembre dello stesso anno la Manhattan Company, la società incaricata della costruzione dell'acquedotto, disponeva delle risorse necessarie per fondare il nuovo istituto di credito che in seguito divenne la Chase Manhattan Bank, uno degli istituti di credito più grandi al mondo. Ciò nonostante i lavori dell'acquedotto andarono a rilento e non furono completati prima di 40 anni, nel 1839. Nel frattempo invece Burr, la cui situazione finanziaria era sempre stata segnata da condizioni precarie, risultava già nel 1802 in debito di 65 000 dollari nei confronto della neo fondata banca.[48]

Di rilievo divenne la figura di Burr nel 1800, quando ormai prossimi alla quarta elezione della carica presidenziale nella storia degli Stati Uniti, parve ormai inevitabile che lo Stato di New York fosse destinato a divenire l'ago della bilancia di questa elezione. La nomina dei deputati e dei due senatori per lo Stato di New York divenne quindi di centrale importanza per il partito repubblicano. Grazie alla sua influenza Burr riuscì a convincere alcuni dei più importanti esponenti della città di New York, quali il ministro delle poste Samuel Osgood, Horatio Gates, Brockholst Livingston e George Clinton a candidarsi per il partito repubblicano. Sempre in tale occasione fece anche trasformare la tenuta di Richmond Hill nel quartier generale della sua campagna elettorale, da dove poteva dirigere l'intera campagna politica. Inoltre, al fine di valutare meglio quali potevano essere potenziali rivali e alleati Burr fece stilare per ogni potenziale candidato al Congresso un dossier nel quale si valutava la possibile corrente politica alla quale potesse appartenere il soggetto in questione ed eventuali sue simpatie e tendenze politiche. Burr organizzò persino una squadra di aiutanti che avevano il compito di accompagnare la popolazione anziana alle urne convincendola a votare a favore di Burr. Grazie a questi suoi sforzi tutti e 13 i seggi dello Stato di New York al Congresso andarono al partito repubblicano e anche Burr venne eletto deputato per conto della Contea di Orange dello Stato di New York.[49][50]

Vicepresidenza[modifica | modifica wikitesto]

L'elezione del 1800[modifica | modifica wikitesto]

Thomas Jefferson ritratto da Rembrandt Peale nel 1805

Dopo il successo della campagna elettorale, il partito repubblicano iniziò le discussioni per identificare i propri candidati alle elezioni. Appariva a tutti chiaro che Thomas Jefferson sarebbe stato il candidato presidente, mentre per la vicepresidenza sembrava opportuno scegliere un rappresentante tra i deputati al Congresso dello Stato di New York. Così tra i possibili candidati vi furono, oltre a Burr, Clinton e Robert R. Livingston, ma infine la scelta ricadde su Burr.[51] Sorprendentemente sia Burr che Jefferson vinsero l'elezione con lo stesso numero di 73 voti, di fatto rendendoli entrambi potenziali candidati alla presidenza.[52] La legge elettorale allora in vigore prevedeva che in tale caso un ballottaggio da effettuare nella Camera dei rappresentanti avrebbe deciso chi dei due candidati sarebbe divenuto presidente. Tuttavia, nonostante per vincere l'elezione bastasse una maggioranza semplice, il partito repubblicano aveva solo 8 dei 16 seggi, mentre gli altri erano in mano ai federalisti, rendendo necessari dei negoziati politici.[53]

Molti federalisti colsero quindi l'opportunità, supponendo di convincere Burr all'ultimo momento a cambiare schieramento in cambio della presidenza. Questa situazione estremamente precaria favorì sicuramente la circolazione di supposizioni e accuse di possibili complotti e intrighi da parte di Burr, anche se mai nessuna di queste accuse poté essere dimostrata. Per molti storici infatti, il fatto che Burr non abbia mai negato pubblicamente il fatto che si sia rifiutato di accettare l'appoggio che gli era stato offerto dai federalisti, è la prova che Burr abbia quantomeno tentato di tramare un complotto elettorale a discapito di Jefferson.[54] Vista quindi la situazione precaria nella quale si trovavano entrambi i candidati, si dovette ripetere la votazione per ben 35 volte prima di riuscire a raggiungere una maggioranza semplice, che fu possibile solo quando i delegati federalisti degli Stati di Vermont, Maryland, Delaware e Carolina del Sud, dopo sei giorni consecutivi di votazioni, decisero di astenersi. Jefferson fu quindi eletto presidente e Burr vicepresidente.[55] Pare che anche in questa occasione il ruolo di Hamilton, che originariamente si era opposto in modo deciso alla nomina di Jefferson, abbia giocato un ruolo decisivo nella sconfitta di Burr, dal momento che riteneva tra Burr e Jefferson, quest'ultimo il male minore.[56] Come conseguenza di questa elezione tanto turbolenta, nel 1804 fu modificato l'iter elettorale presidenziale, stabilendo nell'articolo 12 della costituzione che le elezioni di presidente e vicepresidente fossero svolte in due sedute separate.[2]

Il mandato da vicepresidente[modifica | modifica wikitesto]

Burr venne nominato vicepresidente il 4 marzo 1801, lo stesso giorno nel corso del quale prestò il giuramento Jefferson. I primi mesi furono caratterizzati da una profonda sfiducia da parte di Jefferson nei confronti di Burr, che fu certamente alimentata dalle voci che lo accusavano di aver tramato durante l'elezione presidenziale contro di lui. Ciò nonostante Jefferson si sforzò di mantenere quantomeno un'apparenza di normalità, ma già nel corso delle prime settimane fu evidente che le rivalità che si erano create durante la presidenza avrebbero ben presto portato a posizioni non più riconciliabili.[2][57] Tale situazione divenne infine palesemente chiara, quando in ottemperanza alla prassi in uso dello spoils system, nonostante Burr avesse presentato la lista più corta di suoi fedeli che proponeva ufficialmente per delle cariche, solo 2 dei 5 candidati ricevettero una carica. Evidente divenne infine l'atteggiamento di Jefferson nei confronti di Burr, quando Jefferson si rifiutò ad assegnare una carica a Matthew L. Davis. Tale atteggiamento indusse persino l'allora segretario del tesoro Albert Gallatin, a chiedere ufficialmente in una lettera indirizzata al presidente Jefferson, se egli intendesse continuare ad appoggiare Burr nella sua carica. Nonostante l'insistenza della richiesta, Gallatin non ricevette mai una risposta. Appare però probabile che il piano per ostacolare la carriera di Burr non fosse stato ideato da Jefferson, ma che avesse avuto origine a New York, dove le famiglie Clinton e Livingston, originariamente rivali politiche, temendo di poter perdere troppo potere, decisero di allearsi per orchestrata il complesso complotto politico nei confronti di Burr.[58]

Questo conflitto politico ebbe in seguito, nel corso degli anni tra il 1802 e il 1804, il suo periodo più intenso, nel corso della cosiddetta Pamphlet war.[59][60] L'intenzione dei federalisti era quella di pubblicare un pamphlet scritto da John Wood, nel quale si criticava apertamente e senza mezzi termini l'operato di Burr. L'articolo, che rasentava la diffamazione, era stato scritto con toni talmente accesi, che lo stesso Burr ritenne necessario evitare una sua pubblicazione, tanto che propose a James Cheetham, l'allora editore del American Citizen, un quotidiano di stampo federalista, di acquistare l'intera edizione per risarcirlo dei costi da lui sostenuti per la stampa e allo stesso tempo di prevenire la sua pubblicazione. Cheetham però, dopo essere stato informato delle intenzioni di Burr, lo accusò di censura, dando vita a un conflitto ancora più acceso. A questo punto, per evitare che la situazione potesse scappare di mano, Burr decise di astenersi dal rispondere alle accuse dei federalisti e decise invece di promuovere, grazie all'aiuto di Peter Irving, la fondazione di un proprio giornale intitolato il Morning Chronicle. Negli anni successivi il Morning Chronicle pubblicò diverse lettere scritte da lettori anonimi che prendevano le difese di Burr. Non è però escluso che molte di queste lettere siano state scritte da suoi sostenitori o persino da lui stesso. Di rilievo fu un pamphlet pubblicato con lo pseudonimo di Aristides scritto da William P. Van Ness che prendeva le difese di Burr e che si intitolava An Examination of the Various Charges Exhibited against Aaron Burr and a Development of the Characters and Views of his Political Opponents. Questo testo dai contenuti polemici divenne, grazie anche alla sua qualità letteraria, talmente popolare che il numero di copie vendute fu persino superiore al numero di copie che nello stesso periodo furono vendute del Senso comune.[61]

Nonostante le apparenze, sia da parte del partito repubblicano che da quello federalista vi erano seri dubbi sulla lealtà di Burr e su quali fossero le sue reali intenzioni. Questa situazione fu poi accentuata ancora più fortemente quando in seguito alle "nomine di mezzanotte" avvenute nelle ultime ore del mandato di John Adams per conto dei federalisti, il neoeletto governo fu chiamato a votare per annullare le decisioni prese dall'amministrazione uscente. Come era avvenuto anche per l'elezione presidenziale del 1800, i repubblicani disponevano di una maggioranza risicata e il voto di Burr divenne quindi decisivo. Con lo stupore di molti dei suoi sostenitori egli non approvò il disegno di legge,[62] fatto che da molti fu interpretato come un avvertimento. Quando poi il clima nei suoi confronti divenne ancora più ostile, Burr in segno di protesta in occasione della ricorrenza del compleanno di George Washington, che era morto tre anni prima, si presentò a un banchetto organizzato dai federalisti, dove brindò all'alleanza di tutti gli uomini onesti.[63]

Verso la fine del suo primo mandato da vicepresidente Burr si rese conto che una sua rielezione fosse alquanto improbabile e decise di candidarsi alle elezioni per divenire governatore dello Stato di New York, sperando che l'opposizione federalista lo appoggiasse nella campagna elettorale.[64] Secondo alcuni però, con il pretesto di volersi candidare come governatore, Burr stava tramando qualche oscuro complotto. Tale ipotesi fu fortemente appoggiata da Henry Adams che accusò Burr di essersi alleato con Timothy Pickering, un membro della Essex Junto, un movimento politico il cui fine era quello di raggiungere la secessione del New England dall'unione. Più di recente tale ipotesi si rivelò però poco probabile e anche l'influenza e la dimensione di questo movimento che intendeva raggiungere la secessione del New England fu rivalutata.[65]

Il duello con Hamilton[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Duello Burr-Hamilton.

Nell'elezione del 1804 Burr subì una clamorosa sconfitta nei confronti del candidato repubblicano Morgan Lewis e immediatamente sospettò che l'artefice di tale debacle potesse essere Hamilton. Quest'ultimo infatti aveva speso la maggior parte degli ultimi mesi a inviare lettere ai diversi esponenti del partito federalista, mettendoli in guardia da Burr, affinché questi non lo sostenessero nella campagna elettorale; inoltre Hamilton fece alcune pesanti affermazioni in occasione di una cena tenutasi ad Albany, che divennero in seguito di dominio pubblico. Burr a questo punto si sentì talmente offeso nel suo onore che sfidò Hamilton a duello, nonostante l'allora legge in vigore nello stato di New York proibisse tale attività. Pertanto gli sfidanti si incontrarono sull'altra sponda del fiume Hudson, nello stato del New Jersey, dove invece l'allora legge in vigore non proibiva i duelli.[2]

L'incontro si tenne la mattina dell'11 luglio 1804, nel corso del quale Hamilton venne ferito a morte con un colpo di pistola all'addome.[2] Burr, temendo di poter essere arrestato, si rifugiò per un periodo negli stati del sud e a Filadelfia, ma fece infine ritorno a Washington riassumendo le sua carica pubblica di vicepresidente. Questo non poté però impedire che lo stato del New Jersey avviasse un processo nei suoi confronti per omicidio, da cui fu però pienamente assolto. L'ultimo periodo del suo mandato fu dedicato a condurre la commissione d'inchiesta contro le "nomine di mezzanotte" in quello che in seguito divenne famoso come il caso Marbury contro Madison.[66][67] Il 2 marzo 1805 Burr tenne il suo ultimo discorso prima che il giorno dopo terminasse il suo mandato.[68][69]

Complotto e processo[modifica | modifica wikitesto]

Il complotto tramato da Burr[modifica | modifica wikitesto]

James Wilkinson, era uno dei presunti cooperatori di Burr e allo stesso tempo una spia della corona spagnola

Nel 1805 sembrava che la carriera politica di Burr, dopo innumerevoli alti e bassi, fosse definitivamente conclusa, con la fine del mandato da vicepresidente e anche perché ormai sembrava sull'orlo della bancarotta. Burr si spostò quindi a ovest e cominciò a delineare i piani di un progetto che passò alla storia come "Burr Conspiracy".[64] Infatti, in seguito all'acquisto della Louisiana e a una disputa sui confini dei nuovi territori, si era creato un contenzioso tra Stati Uniti e Messico. La probabile intenzione di Burr era quella di emergere in un potenziale conflitto guidando un esercito rivoluzionario con il quale rendere indipendenti queste regioni con se stesso come leader. Pertanto si consultò con l'allora comandante generale dell'esercito statunitense James Wilkinson che dal 1805 era diventato, su raccomandazione di Burr, governatore del Territorio della Louisiana. La sua intenzione era quella di nominare Wilkinson secondo in comando della sua spedizione. Burr non sapeva però che Wilkinson era una spia che operava per conto della corona spagnola e che inviava regolarmente informazioni al ministero degli esteri spagnolo.[70]

Burr si prodigò per cercare supporto e finanziamenti alla sua causa, intessendo trattative con spagnoli, inglesi e americani.[71] Iniziò a costruire una flotta di imbarcazioni che avrebbero dovuto trasportare lui e alcuni dei suoi fedelissimi a sud navigando sul fiume Mississippi. Se pure avesse dichiarato che le sue intenzioni fossero quelle di raggiungere le terre lungo l'Ouachita River, che alcuni anni addietro aveva acquisito, molti dei suoi contemporanei sospettarono immediatamente che Burr stesse tramando qualche oscuro piano e lo accusarono di volere conquistare un regno nell'ancora selvaggio occidente o di tramare per far secedere alcuni Stati o impadronirsi del potere con la forza.[64]

D'altro canto Burr stesso rilasciò molte dichiarazioni, tra di loro contrastanti, sulle sue reali intenzioni.[72] Henry Adams fu il primo a visionare gli atti depositati presso gli archivi inglesi e spagnoli, nei quali si riportava l'intenzione di Burr di attaccare la capitale Washington, dando credito a tali informazioni. Negli anni 90 e 2000 però gli storici hanno messo in dubbio tali affermazioni, sostenendo che molto probabilmente Burr abbia raccontato tale bugia al diplomatico britannico Anthony Merry per poter finanziare la sua spedizione. Ciò nonostante molti degli storici ritennero Burr colpevole delle accuse che gli furono ascritte come ad esempio fecero Thomas Abernathy nel 1954 e Francis F. Beirne nel 1959.[73] Anche Sean Wilentz nel 2005 ritenne probabile che le intenzioni di Burr fossero state quelle di organizzare una secessione di alcuni dei territori, anche se secondo Wilentz tale complotto non rappresentò mai un pericolo per l'integrità degli Stati Uniti.[74]

"Le truppe di Burr", illustrazione di un testo scolastico del 1880

Secondo Nancy Isenberg invece le intenzioni di Burr erano quelle di preparare una spedizione militare verso i territori controllati dalla corona spagnola in vista di una possibile guerra con la Spagna, che gli avrebbe permesso di partecipare a saccheggi. Tali intenzioni non sarebbero state nulla di inusuale per quel periodo, dal momento che numerosi capitani si erano dati alla pirateria e attaccavano le navi nemiche saccheggiandole.[75] Secondo un'ipotesi avanzata da Peter Charles Hoffer nel 2008, Burr avrebbe invece, con i suoi presunti piani di conquista, organizzato una delle più grandi frodi della storia, riuscendo a convincere molti dei suoi finanziatori a spendere ingenti somme nei suoi piani. Le notizie false che in seguito circolarono su presunti eserciti sotto il comando di Burr avrebbero reso solo più facile raggirare i suoi finanziatori, che venuti a conoscenza di tali notizie potevano convincersi del successo di Burr.[76]

Scongiurato il pericolo di una guerra con la Spagna, Wilkinson decise di sfruttare l'occasione per ingraziarsi gli Stati Uniti e informò il presidente Jefferson della cospirazione di Burr, che prevedeva di attaccare la città di New Orleans. Jefferson di conseguenza informò tutti i governatori di aumentare il livello di guardia e tenne un discorso dinanzi al Congresso nel quale affermò di non avere dubbi sulle oscure intenzioni di Burr.[77] Venuto a conoscenza di essere cercato dalle autorità, Burr cercò di fuggire nei territori spagnoli, ma fu infine catturato e arrestato.[2]

Il processo per tradimento[modifica | modifica wikitesto]

John Marshall primo giudice della corte suprema durante il primo mandato di Jefferson

Burr venne accusato di condotta disonorevole e di alto tradimento, crimini per i quali erano previsti la pena di morte o quantomeno l'ergastolo. Il processo fu affidato alla corte di Richmond nel Virginia, e il compito di giudicarlo assegnato al presidente della Corte suprema degli Stati Uniti d'America John Marshall. Il processo iniziò il 22 maggio 1807 e l'evento ebbe una portata tale che, durante i quattro mesi di durata, la popolazione della piccola città raddoppiò a causa della folla di curiosi che si era recata sul posto. Il processo fu da ogni punto di vista un evento, che non aveva fino ad allora avuto precedenti negli Stati Uniti. Lo Stato spese oltre 100 000 dollari per l'accusa e fece deporre oltre 140 testimoni, provenienti da tutti gli stati federali dell'epoca.[78]

In seguito al caso Marbury contro Madison, i rapporti tra l'amministrazione Jefferson e il giudice Marshall erano molto tesi; ciò nonostante, dalla corrispondenza inviata al District Attorney, George Hay, si apprese che la maggiore pressione politica affinché Burr venisse condannato non proveniva dal giudice Marshall, ma da Jefferson, che suggerì ripetutamente i capi d'accusa per i quali intendeva condannare Burr. Se pure Jefferson non si sia mai recato di persona al processo durante i quattro mesi nei quali Burr fu sotto accusa, egli inviò durante questo periodo più di una lettera al giorno a Hay, nelle quali gli suggeriva quali misure prendere nei confronti di Burr.[79]

Burr a sua volte assunse sei dei migliori avvocati dell'epoca, tra i quali vi era anche Charles Lee e Luther Martin, che accettarono di difenderlo in tribunale senza pretendere nessun compenso. Per dimostrare l'innocenza di Burr, lo staff di avvocati che egli aveva assoldato ritenne necessario fare deporre anche il presidente Jefferson, incaricandolo di portare con sé alcuni documenti che avrebbero potuto provare l'innocenza di Burr. Nonostante Jefferson non si sia mai presentato sul banco dei testimoni, egli informò Hay di aver ordinato una ricerca negli archivi federali dei documenti richiesti, gesto che da molti storici fu però in seguito valutato come un'insubordinazione di Jefferson nei confronti della corte.[78] In ogni caso la giuria ritenne Burr non colpevole dei reati dei quali fu accusato per insufficienza di prove, fatto che gli permise di essere rilasciato.[2]

Esilio in Europa[modifica | modifica wikitesto]

L'influente ministro degli esteri francese Charles Maurice de Talleyrand-Périgord rifiutò di ricevere Burr a causa dell'omicidio di Hamilton

Dopo il processo, Burr si vide confrontato con un'opinione pubblica ostile nei suoi confronti, tanto che durante il suo viaggio di ritorno verso New York, nella città di Baltimora, alla notizia del suo arrivo, la popolazione organizzò un blocco stradale e una dimostrazione nel corso della quale furono bruciati dei pupazzi di paglia che rappresentavano Burr, Blennerhassett, Luther Martin e il giudice Marshall. Ormai esiliato da molti dei suoi contemporanei, oggetto di frequenti minacce, oberato dai creditori e con la paura che qualche giudice o tribunale avrebbe potuto riprendere i capi di imputazione e arrestarlo e giudicarlo nuovamente, Burr si rifugiò presso alcuni suoi amici fino a quando nel 1808 decise di lasciare gli Stati Uniti alla volta del Regno Unito.[80][81] La maggior parte delle informazioni su Burr riguardo a questo periodo provengono dal suo diario, che scrisse per la figlia Theodosia. Accanto ad alcune relazioni sentimentali che vengono riportate nel diario, Burr riportò anche l'intenzione di mettere in atto un piano con l'aiuto del Regno Unito che gli avrebbe permesso di divenire imperatore del Messico.[82] Contattò quindi il ministro degli esteri di sua maestà, Robert Stewart, ma egli non diede alcun supporto a Burr. Il Regno Unito aveva appena appoggiato una rivolta in Spagna contro il re fantoccio messo sul trono di Spagna da Napoleone Bonaparte, il fratello maggiore Giuseppe, e non intendeva certamente sprecare le proprie risorse in avventure oltre oceano. Nel marzo 1809 le autorità inglesi fecero quindi arrestare Burr, molto probabilmente su richiesta dell'ambasciatore spagnolo, il quale lasciò la Gran Bretagna alla volta di Svezia e Danimarca, dove rimase per i successivi sei mesi.[83]

Burr non si perse d'animo e, convinto di poter convincere Napoleone a finanziare i suoi piani, partì alla volta dell'impero francese, ma le autorità gli negarono il visto e Burr dovette soggiornare per due mesi ad Altona prima che il console Louis Antoine Fauvelet de Bourrienne gli desse il visto per raggiungere Amburgo e in seguito Francoforte sul Meno e Magonza, dove ottenne il visto per la Francia. Giunto a Parigi non riuscì a farsi ricevere da Napoleone in persona e neanche dal ministro degli esteri francese Charles Maurice de Talleyrand-Périgord, ma ricevette udienza da Jean-Baptiste Nompère de Champagny. Alcuni documenti provenienti dagli archivi francesi testimoniano che Burr propose a Jean Baptiste di riannettere i territori della Louisiana alla Francia. Burr preparò quindi una relazione dettagliata per Napoleone, anche se non è noto se tale relazione sia mai stata sottoposta all'attenzione dell'imperatore. Dopo qualche tempo però le proposte di Burr furono ignorate, specialmente dopo che iniziò a circolare la notizia che Burr fosse coinvolto nella fuga del ministro della polizia francese Joseph Fouché, che in segreto stava trattando la pace con gli inglesi.[84]

Tutti i piani di Burr di conquistare il Messico erano quindi falliti e la situazione finanziaria di Burr andò via via peggiorando. Dopo che le autorità francesi gli proibirono di lasciare il paese, Burr si rivolse all'ambasciata americana a Parigi, il cui ambasciatore era Alexander MacRae, uno degli avvocati che avevano condotto l'accusa contro Burr. Dopo che anche l'ambasciata gli negò un passaporto, nel 1811 Burr riuscì a raggiungere i Paesi Bassi dai quali s'imbarcò alla volta dell'Inghilterra. Nonostante in Gran Bretagna Burr fosse persona non grata, Burr riuscì a contattare l'Alien Office dove, dopo aver spiegato la sua situazione, ottenne un passaporto e il biglietto per imbarcarsi sul primo veliero che partiva alla volta degli Stati Uniti. Il 4 aprile 1812 Burr mise piede negli Stati Uniti, sotto falso nome con un passaporto a nome di "Adolphus Arnot", per la prima volta dopo quasi quattro anni.[85]

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere tornato negli Stati Uniti ed essere venuto a conoscenza che anche lo Stato dell'Ohio aveva archiviato il processo nei suoi confronti, Burr non fece più uso del suo passaporto con nome falso ma si presentò sotto il suo vero nome. Con l'aiuto degli amici e colleghi di lunga data Timothy Green e Robert Troup aprì un nuovo studio legale a New York, riprese a esercitare la professione e riallacciò alcuni rapporti con colleghi e con la corte suprema. Ben presto aveva nuovamente un discreto numero di clienti che gli permise di godere nuovamente di un tenore di vita agiato.[86][87]

La tomba di Burr a Princeton

Tuttavia questi ultimi anni furono caratterizzati da alcuni lutti che lo segnarono profondamente. A luglio morì il nipote di soli 11 anni. Poi, nel gennaio del 1813, non si ebbero più notizie del veliero Patriot, con a bordo sua figlia Theodosia e suo marito Joseph Alston, che era stato eletto nel 1812 governatore della Carolina del Sud.[88] Per un certo periodo circolò la notizia non confermata che la nave fosse stata attaccata dai pirati e che forse Theodosia fosse stata presa ostaggio, o che l'equipaggio avesse deciso di darsi alla pirateria.[89] Tuttavia la spiegazione più plausibile pare quella che la nave sia affondata durante una tempesta al largo di Charleston.[90][91] La grave perdita subita spinse Burr a interessarsi e prendersi cura di alcuni bambini, tra i quali vi erano anche le tre figlie di Medcef Eden, uno dei suoi principali clienti.[92] Tuttavia alcuni dei figli che adottò, come in seguito fu dimostrato per Aaron Columbus Burr, erano suoi.[93][92]

Nonostante in tutti i processi fosse stato assolto, la nomea di assassino e traditore della patria lo perseguitò ancora per molti anni e non capitava di rado che i genitori, alla vista di Burr, lo indicassero ai propri figli, per mostrar loro la fine che facevano assassini e traditori. Inoltre in occasione di un suo viaggio ebbe occasione di visitare una mostra di figure in cera itinerante, nella quale vide la ricostruzione della scena del duello con Hamilton. Il tutto era infine commentato da un cartello sul quale si leggeva: «O Burr, o Burr, cosa hai fatto? Hai ucciso il grande Hamilton! Ti nascondi dietro un cespuglio con le spine dopo averlo ucciso con un colpo di pistola!»[94] Il 1º luglio 1833, all'età di 77 anni, Burr sposò la cinquantottenne Eliza Bowen Jumel, una donna che da umili origini e un passato nebuloso (era stata probabilmente anche una prostituta) era diventata una ricca, ambiziosa ed eccentrica vedova e socialite.[95] Molto probabilmente Burr la sposò perché era una delle più ricche donne degli Stati Uniti e per potersi garantire una vecchiaia più che agiata.[96][97] Ben presto dopo averla sposata, Burr iniziò a spendere generosamente il suo denaro, motivo per il quale dopo solo un anno la donna chiese il divorzio accusando il marito di adulterio.[98] Nel conseguente processo Eliza Bowen Jumel si fece rappresentare dall'avvocato Alexander Hamilton Jr., figlio di Hamilton, fatto che certamente portò tale processo all'attenzione dell'opinione pubblica. Il 1º settembre 1836 il tribunale confermò il divorzio e due settimane più tardi, il 14 settembre 1836, Burr, che all'epoca si trovava nel villaggio di Port Richmond a Staten Island, morì.[96][99] Venne sepolto presso il cimitero di Princeton.[100]

Aaron Burr nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Inevitabilmente a causa dei suoi trascorsi, Aaron Burr fu frequentemente sottoposto a giudizi da parte dell'opinione pubblica e a tutt'oggi resta una delle figure più controverse della storia degli Stati Uniti;[101] tanto che lo stesso settimanale The Times lo definì nel 2008 il peggior vicepresidente di tutta la storia degli Stati Uniti.[102] Nonostante sia stato completamente scagionato dall'accusa di alto tradimento nel corso del processo che si tenne nel 1807, l'opinione pubblica lo valuta al pari di Benedict Arnold, e per molti cittadini americani rappresenta ancora, dopo oltre 200 anni, il traditore per antonomasia. Tra le maggiori cause della sua pessima immagine pubblica vi sono l'arringa di William Wirt successivamente intitolata Who is Blennerhassett? che fu riportata in innumerevoli testi scolastici come un eccelso esempio di retorica; in essa si paragona Burr a una serpe che si è introdotta furtivamente nel Giardino dell'Eden che Harmann Blennerhassett si era creato sulla sua isola lungo il fiume Ohio.[103] Ad accentuare ulteriormente i risentimenti nei confronti della sua persona influì sicuramente anche il fatto che le relazioni tra Burr e molti dei padri fondatori, quali Washington, Jefferson e Hamilton, fossero estremamente tese.[104]

Il giudizio della maggiore parte degli storici nei confronti di Burr è negativo. Henry Adams nel 1881 scrisse una biografia su di lui ma distrusse l'unica copia esistente dopo che il suo editore si rifiutò di pubblicarla.[105] Nonostante Adams non sia riuscito a pubblicare la biografia di Burr, le ipotesi del complotto che presumibilmente Burr avrebbe tramato a discapito del governo federale occupano una buona parte della sua edizione in nove volumi pubblicata tra il 1889 e il 1891 intitolata History of the United States During the Administrations of Thomas Jefferson and James Madison. Nella sua opera Adams descrive Burr come uno spietato opportunista e arriva al punto da definirlo il Mefistofele della politica.[106] Tra le principali opere che invece prendono le difese di Burr, va citata la sua stessa autobiografia pubblicata postuma dal suo amico Matthew L. Davis. Altre opere che cercarono di minimizzare gli errori di Burr furono la biografia di James Parton pubblicata nel 1892, la biografia pubblicata in due volumi tra il 1979 e il 1982 di Milton Lomask e la più recente biografia pubblicata nel 2007 da Nancy Isenberg.

La stessa pubblicazione delle memorie di Burr nel 1978 su microfilm e in seguito nel 1983 su carta non poterono gettare luce su molti degli aspetti controversi di questa figura.[107] Molti dei documenti che avrebbero potuto fare chiarezza su alcune vicende a tutt'oggi oscure andarono infatti persi in seguito al naufragio nel quale sparì anche la figlia Theodosia, mentre la restante parte dei documenti fu distrutta dallo stesso Matthew L. Davis. Mentre per la maggiore parte dei padri fondatori le informazioni raccolte dagli storici comprendono diverse decine di volumi, le uniche informazioni disponibili su Aaron Burr sono raccolte in due volumi. La maggiore parte delle informazioni derivano inoltre da libri contabili dello stesso Burr nei quali egli annotò i suoi acquisti e le sue vendite. Secondo alcune ricerche condotte dallo storico Gordon S. Wood, il concetto di politica dal punto di vista di Burr potrebbe essere riassunto nelle tre parole: fun, honor & profit. Sempre secondo Wood questa sarebbe la maggiore differenza con gli altri padri fondatori. Mentre per Jefferson e Hamilton la politica era un servizio alla comunità, secondo Wood per Burr la politica non era altro che un modo per meglio rappresentare i propri interessi.[108]

Anche la narrativa si interessò alla persona di Burr. Esagerando i suoi proverbiali appettiti sessuali,[101] alcuni autori lo caratterizzarono come l'eroe di diversi romanzi a sfondo erotico o pornografico, quale ad esempio il romanzo del 1861 The Amorous Intrigues and Adventures of Aaron Burr.[109] L'immagine di Burr traditore della patria e figura diabolica fu ulteriormente accentuata nel 1931 quando per la prima volta fu presentato a Broadway da Booth Tarkington un dramma dal titolo Colonel Satan, or A Night in the Life of Aaron Burr.[110] Inoltre la persona di Burr fu citata in innumerevoli opere minori e quasi sempre fu oggetto di aspre critiche. Non di rado fu paragonato a Caino e per alcuni rappresentò l'equivalente di Lucio Sergio Catilina.[111] Nonostante le innumerevoli opere nelle quali la figura di Burr assunse un significato negativo, degno di nota è il romanzo storico Burr pubblicato nel 1973 da Gore Vidal, che è una rivisitazione degli anni 1775-1808 negli Stati Uniti dal punto di vista di Burr. In essa l'autore cercò sia di restituire parte della dignità alla persona di Burr sia di ricostruire la verità storica, mettendo in discussione l'immagine tradizionale dei padri fondatori.[104]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  109. ^ Isenberg, 2007, p. 415, nota 1.
  110. ^ Isenberg, 2007, p. 408.
  111. ^ Nolan, 1980, p. 47.

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