Benedict Arnold

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Benedict Arnold
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14 gennaio 1741 - 14 giugno 1801
Soprannome The dark Eagle
America's Hannibal
Nato a Norwich (Connecticut)
Morto a Londra
Cause della morte naturali
Luogo di sepoltura St Mary's Church, Battersea, Londra
Dati militari
Paese servito
Forza armata
Anni di servizio
  • Milizia coloniale del Massachusetts: 1757 - 1775
  • Esercito rivoluzionario americano: 1775 - 1780
  • Esercito britannico: 1780 - 1781
Grado maggior generale dell'esercito continentale; brigadier generale nell'esercito britannico
Guerre Guerra di indipendenza americana
Battaglie

Con l'Esercito rivoluzionario americano:

Con l'Esercito britannico:

fonti nel testo

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Benedict Arnold (Norwich, 14 gennaio 1741Londra, 14 giugno 1801) fu un generale americano durante la Guerra d'indipendenza che nel 1780 tradì la causa rivoluzionaria e passò nel campo britannico.

Combattente valoroso e aggressivo, Arnold si dimostrò nei primi anni della guerra un comandante abile e determinato dando un contributo decisivo ai successi dell'esercito americano soprattutto durante la campagna di Saratoga che fu vinta dai ribelli in gran parte per merito suo.

Nonostante il brillante servizio, Benedict Arnold, ambizioso e polemico, entrò in conflitto con i suoi colleghi e decise infine di tradire la causa indipendentistica e di passare nell'esercito britannico guidando negli ultimi anni di guerra le truppe lealiste in Virginia e mostrando grande animosità verso i suoi vecchi compagni d'armi.

Rimane uno tra i personaggi più noti e controversi della Rivoluzione Americana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Pronipote di uno dei primi abitanti del Rhode Island e nipote di un governatore, Benedict Arnold, il terzo della famiglia con quel nome, nacque nell'attuale Connecticut nel 1741. All'età di quindici anni scappò di casa per arruolarsi nell'esercito ed andare a combattere contro i francesi. Si fece subito notare per il suo coraggio, ma si rivelò anche la sua impulsività e l'intolleranza per la disciplina che lo spinse a disertare per fare ritorno a casa. Ormai alla soglia dei vent'anni trovò un impiego presso un negozio, ma presto lo abbandonò per mettersi in proprio; il progetto ebbe successo e grazie ad un accordo con la Compagnia delle Indie i suoi guadagni crebbero sensibilmente.

Eroe della Guerra d'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1775 la notizia della battaglia di Lexington arriva a New Haven, Arnold era capitano delle guardie del governatore e con i suoi 60 uomini ottenne il permesso di dirigersi verso Boston. Arrivato là, per le sue idee su come conquistare importanti posizioni nemiche e per la sua irruente decisione, venne immediatamente promosso colonnello.

Arnold dimostrò subito la sua energia e combattività giungendo di propria iniziativa davanti a Fort Ticonderoga dove si trovavano già i Green Mountain Boys di Ethan Allen; egli pretese di assumere il comando affermando di avere precise disposizioni in questo senso da parte della colonia del Massachusetts[1]. Arnold entrò immediatamente in contrasto con Allen che non era disposto a lasciare la direzione dell'attacco al forte; alla fine fu il capo dei Green Mountain Boys che si assunse il merito di aver costretto alla resa la piccola guernigione britannica mentre Arnold partecipò all'impresa a fianco delle milizie; egli cercò ugualmente di presentarsi come il vero conquistatore di Fort Ticonderoga e fece pressioni per ricevere il comando del settore settentrionale della guerra[1].

Benedict Arnold.

Nel giugno del 1775, durante la pianificazione dell'invasione del Canada, Arnold riuscì a farsi assegnare dal generale George Washington il comando di un corpo di circa 1.000 uomini per effettuare una difficile marcia verso il Québec passando per le montagne selvagge del Maine[2]. Il percorso scelto da Arnold sembrava assolutamente impraticabile ma egli condusse l'operazione con grande determinazione e la spedizione raggiunse il suo obiettivo dopo una marcia estenuante e micidiale in un territorio boscoso per 350 miglia; solo circa 600 uomini estremamente provati erano ancora con Arnold quando la spedizione sbucò su Quebec[2].

L'attacco alla città, sferrato da Arnold nonostante la debolezza delle sue forze, tuttavia non ebbe successo e fallì anche l'offensiva contemporanea del generale Richard Montgomery che cadde sul campo; Arnold venne seriamente ferito ad una gamba ma assunse il comando al posto di Montgomery e cercò di controllare la situazione. Alla fine, dopo aver mantenuto l'assedio di Québec fino alla primavera 1776, decise la ritirata con i superstiti della spedizione che evacuarono il Canada e ripiegarono lungo la valle dell'Hudson[3]. Dopo essere riuscito a salvare le sue truppe e a completare con successo la ritirata, nella seconda metà del 1776 Arnold, rimasto al comando del settore settentrionale, organizzò con grande abilità ed energia una piccola flotta da guerra per contrastare le navi britanniche sul lago Champlain e proteggere gli accessi al Fort Ticonderoga[4]. La flotta del governatore britannico Guy Carleton era molto più potente e la battaglia di Valcour Bay terminò con la sconfitta della flottiglia americana, ma Arnold, che rischiò la vita durante l'impari scontro lacustre, riuscì a guadagnare tempo e impedì l'ulteriore avanzata nemica; Fort Ticonderoga rimase in mani americane e Carleton si ritirò alla vigilia dell'inverno[5].

Dopo queste battaglie, alcune vinte e altre perse, Arnold dovette subire un processo per estorsione ai danni dei civili, e venne assolto, ma questa causa fu la prima di una serie di malevoli dicerie che lo riguarderanno. Nell'esercito si stava intanto formando una fazione avversa al generale Washington e poiché Arnold gli era vicino, i dissidenti pensarono che colpire gli amici intimi del comandante in capo avrebbe potuto minarne la credibilità. Nel 1777 ebbe luogo l'atto più significativo di questa sottile persecuzione nei confronti di Arnold: nonostante i suoi meriti militari ed il suo coraggio egli perse la nomina a maggior-generale, che andò invece ad altri uomini più giovani, meno esperti e meno politicamente allineati.

Mentre era a Filadelfia a perorare la propria causa, George Washington sollecitò il suo ritorno in servizio sul campo nel teatro settentrionale della guerra dove era iniziata l'invasione della valle dell'Hudson da parte dei britannici. In questa difficile e decisiva campagna Benedict Arnold inizialmente diresse con abilità la difese di Fort Stanwix, quindi diede di nuovo prova di grande coraggio e combattività nella battaglia di Saratoga, contribuendo in modo determinante alla grande vittoria americana. Dopo la battaglia del 19 settembre egli era entrato in contrasto con il comandante in capo, generale Horatio Gates, ed era stato destituito dal comando ma durante i combattimenti a Bemis Heights del 7 ottobre, Arnold ritornò di propria iniziativa sul campo di battaglia e guidò dalla prima linea l'assalto decisivo alle fortificazioni anglo-tedesche con i suoi soldati del Massachusetts e del New Hampshire; nel momento culminante, mentre i soldati facevano irruzione nella ridotta nemica, venne seriamente ferito alla stessa gamba che era stata già colpita a Quebec due anni prima.

La grave ferita lo tenne lontano dal fronte e questo lo portò ad avvicinarsi al gruppo dei Tory che stava ottenendo a Filadelfia consensi sempre più larghi, specie in chi non aveva approvato la nuova alleanza con la Francia. Nel 1778 Arnold si fidanzò con una giovane di simpatie lealiste, Peppy Shippen, e, cambiando il proprio stile di vita, nonostante avesse avuto tre figli dal primo matrimonio, iniziò a vivere in modo dispendioso, accumulando diversi debiti.

Il tradimento[modifica | modifica wikitesto]

L'anno successivo, ancora in precarie condizioni fisiche a causa delle sue ferite, ricevette il comando della guarnigione di Filadelfia che era stata evacuata dai britannici nella primavera del 1778; in questa fase sembra che Arnold non abbia mancato di esercitare il comando ricorrendo alla prevaricazione, all'autoritarismo e alla corruzione; entrò quindi in contrasto con i due più influenti politici locali, Timothy Matlack e Joseph Reed[6]. Per controbattere le loro accuse di comportamenti illegali, egli decise di affrontare un processo davanti alla corte marziale che raccomandò a Washington, comandante in capo, una dura ammonizione; tuttavia questi era fermamente convinto che Arnold fosse perseguitato e gli offrì, di fatto, una promozione e il comando di una divisione dell'esercito, ma Arnold, dopo aver aspettato tanto, rifiutò.

La cattura del maggiore John André con i documenti che svelarono il tradimento di Arnold.

Sembra che già a maggio 1780, prima ancora che si aprisse la corte marziale, Arnold, estremamente irritato per gli attacchi subiti, fosse entrato in contatto in segreto con l'alto comando britannico, offrendo la sua collaborazione in cambio di una forte somma di denaro. La nuova moglie Peggy Shippen svolse un ruolo cruciale prendendo i contatti iniziali con i britannici tramite il maggiore John André, uno dei più importanti collaboratori del generale Henry Clinton e in precedenza amico intimo della Shippen durante l'occupazione di Filadelfia[7]. Clinton inizialmente non sembrò dare molta importanza alle sensazionali offerte di uno dei più famosi generali americani, ma la situazione cambiò quando Arnold ottenne nell'agosto 1780, su sua richiesta, il comando della fortezza di West Point che, sbarrando l'accesso meridionale alla valle del fiume Hudson, aveva una grande importanza difensiva per lo schieramento americano intorno a New York[7].

Arnold e André da questo momento intensificarono i loro contatti e il generale fornì informazioni dettagliate sulla posizione di West Point che egli intendeva cedere ai britannici in cambio di 20.000 sterline; sembra che Arnold abbia dato ad André anche notizie sugli spostamenti di Washington e che siano stati studiati progetti per catturare il comandante in capo americano[8]. I piani di Arnold fallirono nell'ottobre 1780: il maggiore André venne catturato casualmente da miliziani americani sbandati impegnati soprattutto a rubare; nella perquisizione dell'ufficiale venne ritrovati i documenti compromettenti che svelavano il tradimento del generale e i suoi progetti criminali di cedere West Point al nemico[7]. Arnold riuscì ad evitare la cattura per ritardi nella trasmissione delle informazioni all'alto comando americano; mentre il generale Washington, ancora incredulo, si recava a West Point per incontrarlo, egli, dopo aver appreso della cattura di André, riuscì ad allontanarsi all'ultimo momento e fuggì su una barca a remi lungo il fiume fino a raggiungere in salvo una nave britannica[7].

La notizia del tradimento di Arnold suscitò enorme emozione in America; venendo dopo la destituzione per incapacità del generale Horatio Gates e il deferimento alla corte marziale per indisciplina del generale Charles Lee, sembrava confermare la profonda crisi morale dell'esercito continentale e dell'intero movimento rivoluzionario. Washington, furibondo e indignato per il tradimento, ordinò e fece eseguire senza esitazioni l'impiccagione come spia del maggiore André; inoltre mise una taglia sulla testa di Arnold che egli avrebbe voluto catturare a tutti i costi e "fare a pezzi"[9].

Arnold tuttavia evitò la vendetta di Washington e, giunto a New York, entrò a far parte delle truppe britanniche. Gli venne riconosciuto il comando come Brigadiere generale dell'esercito britannico e ricevette una somma forfettaria di 6.000 sterline, cui si aggiunge una pensione annua di 360 sterline.[10]

Durante il suo periodo di comando nell'esercito britannico dimostrò, pur non essendo supportato dagli alti comandi, ancora una volta la sua abilità tattica, la sua determinazione e il suo coraggio; alla testa di piccoli reparti, principalmente costituiti da lealisti, sconfisse ripetutamente le truppe americane sia in Virginia che nel Connecticut. In Virginia collaborò con il generale Charles Cornwallis e giunse fino alla capitale dello stato Richmond che fece incendiare; intralciato dagli alti comandi britannici che non sembravano mostrare molta fiducia in lui, venne richiamato a New York nonostante i suoi successi e non fu presente alla resa di Yorktown. Secondo molti storici Arnold durante il suo breve periodo di servizio nelle file britanniche si rivelò in pratica "il migliore di tutti i generali inglesi che parteciparono alla guerra"[11]. In questa fase tuttavia egli si comportò in modo violento e brutale, dimostrando odio verso i suoi vecchi compagni d'armi; le sue truppe devastarono città e villaggi, come a New London nel Connecticut nel settembre 1781, ed eseguirono spietate rappresaglie contro la popolazione e i prigionieri[11].

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'inverno del 1782, Arnold si trasferì a Londra con la seconda moglie, Margaret Peggy Shippen. Venne ricevuto cordialmente da re Giorgio III e dal Partito Tory ma incontrò l'ostilità del partito Whig. Nel 1787 riprese l'attività mercantile con i figli Richard ed Henry a Saint John in Canada ma nel 1791 rientrò definitivamente a Londra. Alla sua morte venne sepolto nella chiesa di Santa Maria, nel sobborgo londinese di Battersea.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Peggy Shippen e la figlia Sofia ritratte da Sir Thomas Lawrence.

Arnold sposò in prime nozze Margaret Mansfield, dalla quale ebbe tre figli maschi:[12]

  • Benedict VI (1768–1795) (capitano dell'esercito britannico, morto in battaglia)
  • Richard (1769–1847) (tenente)
  • Henry (1772–1826)

Sposò poi in seconde nozze Peggy Shippen, dalla quale ebbe 4 figli maschi (tutti che scelsero la carriera militare nell'esercito britannico) ed una figlia:

  • Edward Shippen (1780–1813) (tenente)
  • James Robertson (1781–1854) (tenente generale)
  • Sophia Matilda (1785–1828)(sposo un colonnello)
  • George (1787–1828) (tenente colonnello)
  • William Fitch (1794–1846) (capitano)

Arnold nella memoria e nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Infamia negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

I contributi di Arnold all'indipendenza americana sono ampiamente sotto-rappresentati nella cultura popolare statunitense e nel XIX secolo il suo nome è divenuto sinonimo di traditore. La demonizzazione di Arnold iniziò immediatamente dopo che il suo tradimento venne reso noto. Sono spesso invocati temi biblici sull'argomento; Benjamin Franklin scrisse che «...Giuda vendette solo un uomo, Arnold tre milioni», ed Alexander Scammell descrisse le azioni di Arnold come "nere come l'inferno".[13] I primi biografi tentarono di raffigurare l'intera esistenza di Arnold secondo uno stile di vita moralmente discutibile e doppiogiochista.

Una vignetta politica datata 1865 raffigurante Jefferson Davis e Benedict Arnold all'inferno.

La prima biografia completa di Arnold, The Life and Treason of Benedict Arnold, pubblicata nel 1832 dallo storico Jared Sparks, fu particolarmente dura nel mostrare come il carattere fedifrago di Arnold si fosse presumibilmente formato già dall'infanzia.[14] George Canning Hill, il quale scrisse, nella metà del XIX secolo, una serie di biografie di stampo moralista, iniziò la sua biografia di Arnold datata 1865 con la frase «Benedict, il Traditore, nacque ...».[15] Lo storico sociale Brian Carso osserva che, con l'avanzare del XIX secolo, la storia del tradimento di Arnold veniva raffigurata con caratteristiche semi-mitiche, in quanto parte della storia della nascita della nazione.

Venne nuovamente invocata con il progredire dei conflitti intestini che caratterizzarono gli anni immediatamente precedenti allo scoppio della Guerra Civile Americana. Washington Irving utilizzò la storia del tradimento di Arnold in un'argomentazione contro lo smembramento dell'Unione nella sua opera Life of George Washington, datata 1857, sottolineando che solo l'unità del New England con gli stati del sud, che ha portato all'indipendenza, fu resa possibile in parte dal mantenimento della fortezza di West Point.[16] Jefferson Davis, insieme ad altri leader secessionisti del sud, fu indecorosamente comparato ad Arnold, equiparando implicitamente ed esplicitamente l'idea della secessione con il tradimento. La testata Harper's Weekly pubblicò un articolo nel 1861, nel quale si descrivevano i leader degli Stati Confederati d'America come «...un manipolo di uomini alla direzione di questo tradimento colossale, al cui lato Benedict Arnold risplende, bianco come un santo.»[17]

Richiami fittizi al nome di Benedict Arnold ebbero parimenti implicazioni negative. Un racconto per bambini di stampo moralistico intitolato The Cruel Boy (Il bambino crudele) era molto diffuso nel XIX secolo. Esso racconta la storia di un ragazzo che rubava le uova dai nidi, rimuoveva le ali agli insetti e s'impegnava in altri atti di crudeltà gratuita, il quale da grande divenne un traditore della patria.[18] Il ragazzo non viene identificato fino alla fine della storia, quando il suo luogo di nascita è indicato essere Norwich, nello stato del Connecticut, ed il suo nome è citato come Benedict Arnold.[19] Tuttavia non tutte le rappresentazioni della figura di Arnold erano così negative. Alcuni lavori teatrali del XIX secolo esploravano la sua natura duplice, con la finalità di comprenderla piuttosto che demonizzarla.[20]

Il collegamento ideologico tra Arnold ed il tradimento proseguì nei secoli XX e XXI. In un episodio de La famiglia Brady, "Non tutti possono essere George Washington", viene assegnato a Peter il ruolo di Arnold nella recita scolastica e per questo motivo viene emarginato.[21] In uno degli episodi speciali di Halloween de I Simpson', La paura fa novanta IV, Arnold fa parte della "giuria dei dannati" – insieme ad altre figure controverse quali John Wilkes Booth e Richard Nixon – con il compito di deliberare sulla proprietà dell'anima di Homer Simpson. Dan Gilbert, proprietario della squadra di basket professionistica Cleveland Cavaliers, ha fatto un subdolo riferimento ad Arnold nel 2010.

Contrariato per la decisione del giocatore LeBron James di lasciare la squadra, la compagnia di Gilbert ha abbassato il prezzo dei poster recanti l'immagine di LeBron a $17.41, facendo così un sottile riferimento all'anno di nascita di Benedict Arnold.[22][23] Nel quindicesimo episodio della terza stagione di The Big Bang Theory Sheldon usa Giuda e Benedict Arnold come esempi di traditori per colpevolizzare Leonard. Romanzi ambientati alla Guerra di Secessione Americana includono a volte il personaggio di Benedict Arnold. L'autore Kenneth Roberts, nella sua serie Arundel lo raffigura in modo positivo, raccontando le sue campagne militari.

In Canada[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici canadesi hanno considerato Arnold una figura relativamente marginale. Le difficoltà da lui passate in New Brunswick hanno portato gli storici a riassumere questo particolare periodo della sua vita come "pieno di controversie, risentimento e complicazioni legali" ed a concludere che era un personaggio sgradito sia agli Americani che ai Lealisti.[24] Lo storico Barry Wilson afferma che i discendenti di Arnold s'insediarono stabilmente nel paese, divenendo pionieri non solo nell'Alto Canada, ma più tardi anche nelle terre più ad occidente, dove fondarono degli insediamenti a Saskatchewan.[25] I suoi discendenti, specialmente quelli di John Sage, i quali adottarono il cognome Arnold, sono diffusi in tutto il Canada.[26] La sua lunga giubba militare scarlatta di lana dell'esercito britannico, imbottita in cuoio, è tuttora posseduta dai suoi discendenti; Nel 2001 era custodita a Saskatchewan. Si dice sia stata trasmessa di generazione in generazione all'uomo più anziano della famiglia.[27]

Valutazioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

Benedict Arnold rimane un personaggio storico di grande interesse e la sua complessa personalità non si presta a valutazioni facili e definitive. Gli storici moderni variano ampiamente nei loro giudizi: Carl Van Doren sottolinea gli aspetti negativi, evidenziando la sua "audacia, astuzia, spregiudicatezza" e definendolo "lo Iago dei traditori"[28]; Francis Jennings nella sua interpretazione eterodossa della Rivoluzione americana, riconosce il fascino personale del generale, il suo coraggio fisico, il suo impegno diretto senza risparmio nelle battaglie, ma nel complesso lo critica per la sua egoistica ricerca della gloria personale, la sua protervia, la sua mancanza di principi, la sua limitata competenza strategica, il suo arrivismo[8]. Indro Montanelli definisce Arnold un "singolare miscuglio di vizi e virtù" e in pratica lo considera "un avventuriero" dotato di grande coraggio, capacità di improvvisazione, istinto tattico, ma totalmente privo di idealismo e patriottismo e soprattutto interessato al suo vantaggio personale[29].

Nel 1973 Brian Richard Boylan ha scritto un'opera dedicata a Benedict Arnold, The dark eagle, in cui giudica in modo molto favorevole le capacità di condottiero del generale pur senza minimizzare le pagine oscure della sua vita, mentre negli anni novanta anche William Sterne Randall e Claire Brandt hanno scritto ampie opere biografiche su Benedict Arnold nei quali cercano di equilibrare i giudizi sul generale. Randall descrive accuratamente le due fasi della sua carriera mentre la Brandt, insieme ad una interessante analisi psicologica del personaggio, loda le qualità militari di Arnold che non esita a definire "uno dei migliori se non il migliore generale combattente a disposizione di Washington"[8]. Nel 1997 James Kirby Martin ha scritto una nuova biografia di Arnold in cui si sofferma principalmente sulla sua carriera nell'esercito americano prima del tradimento mettendo in evidenza le positive qualità militari e le eccellenti doti di comando del "Annibale dell'America" come Arnold era stato soprannominato dopo la sua campagna canadese del 1775[30].

Memoriali[modifica | modifica wikitesto]

Il Boot Monument (Monumento dello Stivale) a Saratoga

Sul campo di battaglia di Saratoga è stato eretto un monumento ad Arnold, il quale però non riporta il suo nome. Oggigiorno esso è conservato all'interno del Saratoga National Historical Park. Donato dal Generale della Guerra di Secessione Americana, John Watts DePeyster, l'iscrizione sul Boot Monument (Monumento dello Stivale) reca: «In memoria del più brillante soldato dell'Esercito Continentale, il quale venne disperatamente ferito in questo luogo, vincendo per i suoi concittadini la battaglia decisiva della Rivoluzione Americana, e per sé stesso il rango di Maggior Generale.»[31] Il monumento della vittoria a Saratoga ha quattro nicchie, tre delle quali sono occupate dalle statue dei Generali Gates, Schuyler, e Morgan. La quarta è vuota.[32]

Sul terreno dell'Accademia Militare degli Stati Uniti a West Point vi sono placche commemorative di tutti i generali che hanno servito nella Rivoluzione. Una placca reca solamente un grado ed una data ("Maggior Generale... nato nel 1740")[33], ma nessun nome.[14] Un'iscrizione a Danvers (Massachusetts) commemora la spedizione in Quebec guidata da Benedict Arnold nel 1775.[34] Esistono altre iscrizioni storiche che riportano il nome di Arnold nella città di Moscow (Maine), sulla riva occidentale del Lago Champlain, nello stato di New York, e due a Skowhegan (Maine).[35]

La casa dove Benedict Arnold visse al numero 62 di Gloucester Place in centro a Londra reca un'iscrizione che descrive Arnold come un "Patriota Americano."[36] La chiesa dove fu sepolto, la St Mary's Church, Battersea, in Inghilterra, è dotata di una vetrata commemorativa rilegata in stagno, aggiunta tra il 1976 ed il 1982.[37] Il club di facoltà alla Università del New Brunswick, Fredericton, contiene una "stanza Benedict Arnold", dove lettere originali scritte da Arnold sono state incorniciate ed appese ai muri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b F. Jennings, La creazione dell'America, p. 214.
  2. ^ a b F. Jennings, La creazione dell'America, p. 216.
  3. ^ F. Jennings, La creazione dell'America, pp. 216-217.
  4. ^ P. Macksey, The war for America, pp. 93-95.
  5. ^ F. Jennings, La creazione dell'America, pp. 229-230.
  6. ^ F. Jennings, La creazione dell'America, pp. 270-271.
  7. ^ a b c d F. Jennings, La creazione dell'America, p. 271.
  8. ^ a b c F. Jennings, La creazione dell'America, p. 270.
  9. ^ I. Montanelli-M. Cervi, Due secoli di guerre, vol. I, p. 122.
  10. ^ (EN) Curtis Fahey, Biography of Benedict Arnold, Dictionary of Canadian Biography Online, 2000.
  11. ^ a b I. Montanelli-M. Cervi, Due secoli di guerre, vol. I, p. 123.
  12. ^ The New England Register, 1880, pp. 196–197
  13. ^ Carso (2006), p. 154
  14. ^ a b Carso (2006), p. 155
  15. ^ Hill (1865), p. 10
  16. ^ Carso (2006), pp. 168–170
  17. ^ Carso (2006), p. 201
  18. ^ Benedict Arnold: the Cruel Boy
  19. ^ Carso (2006), pp. 157–159
  20. ^ Carso (2006), pp. 170–171
  21. ^ Episode summary: Everyone Can't Be George Washington
  22. ^ Open Letter to Fans from Cavaliers Majority Owner Dan Gilbert, Cleveland Cavaliers, 8 luglio 2010. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  23. ^ Fathead suggests LeBron is the new Benedict Arnold, USA Today, 8 luglio 2010. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  24. ^ Wilson, pp. xiii–xv
  25. ^ Wilson, p. xvi
  26. ^ Wilson, pp. 230–236
  27. ^ Wilson, p. xxi
  28. ^ F. Jennings, La creazione dell'America, pp. 269-270.
  29. ^ I. Montanelli-M. Cervi, Due secoli di guerre, vol. I, p. 121.
  30. ^ J. K. Martin, Benedict Arnold, Revolutionary Hero: An American Warrior Reconsidered, p. 7.
  31. ^ Saratoga National Historical Park - Tour Stop 7
  32. ^ Saratoga National Historical Park - Activities
  33. ^ I certificati di nascita di Arnold indicano che nacque il 3 gennaio 1740 (Vital Records of Norwich (1913)). Per via del cambiamento dal Calendario giuliano al Calendario Gregoriano ed il cambio dell'inizio dell'anno dal 25 marzo al 1º gennaio. La data di nascita di Arnold è registrata secondo il calendario Gregoriano il giorno 14 gennaio 1741.
  34. ^ (EN) Michael Tiernan, In Commemoration of Arnold's Expedition to Quebec su The Historical Marker Database, HMdb.org, 18 ottobre 2011. URL consultato il 23 gennaio 2012.
  35. ^ (EN) S. Hardy Prince, Letter: Some recognize Gen. Arnold as true hero of the Revolutionary War su Opinion, The Salem News, 19 giugno 2009. URL consultato il 23 gennaio 2012.
  36. ^ Blue and Green Plaques
  37. ^ (EN) St. Mary's Church Parish website.
    «St Mary's Modern Stained Glass».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francis Jennings, La creazione dell'America, Einaudi, Torino, 2003.
  • Piers Macksey, The war for America, University of Nebraska press, 1993
  • Indro Montanelli-Mario Cervi, Due secoli di guerre, vol. I, Editoriale nuova, Milano, 1980.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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