Embargo del 1807

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L'embargo del 1807 è stata una serie di leggi adottate dal Congresso degli Stati Uniti d'America nel 1807 con le quali gli Stati Uniti d'America si proclamarono neutrali, non intervenendo durante le guerre napoleoniche.

Caricatura contro l'embargo del 1807

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

I tribunali inglesi nel XIX secolo, per difendersi dal controllo francese, regolarono il traffico marittimo impedendo che dalle Antille francesi partissero navi direttamente verso l'Europa, permettendo un primo scalo nei paesi americani, consentendo a questi ultimi lauti guadagni.[1]

A questo proposito vi fu una sentenza di un tribunale inglese, che per combattere la riesportazione adoperata dal governo statunitense, considerò uno scalo intermedio come influente. Forti di tale provvedimento realizzarono un blocco navale e molte imbarcazioni americane, che trasportavano merci provenienti dalle Antille, vennero sequestrate. Intanto i francesi avevano bloccato il commercio per mezzo del decreto di Berlino, a cui seguì un provvedimento inglese, molto simile negli effetti che riportava, i rischi per il commercio straniero erano diventati enormi, a cui si aggiunse l'arruolamento forzato da parte degli inglesi, che dopo aver saccheggiato le navi con bandiera americana reclutava chiunque fosse nato nella Gran Bretagna.[2]

Rembrandt Peale: Ritratto di Thomas Jefferson (1805), da New York Historical Society

Il presidente Jefferson cercò di risolvere il problema senza usare la forza cercando la via diplomatica, invio quindi nel 1806 un suo rappresentante, William Pinkney (17 marzo 1764 – 25 febbraio 1822) diplomatico statunitense, settimo Procuratore Generale (Attorney General) degli Stati Uniti, che doveva aiutare James Monroe nel cercare una mediazione.

« Don't give up the ship »
(motto dell'epoca[3])

Forti del Nonimportation Act (legge creata per minacciare l'impero britannico, spingendoli a cercare un accordo senza il quale sarebbero state vietati l'importazione di alcuni loro beni) l'accordo a cui si giunse non venne trovato soddisfacente da Jefferson e non lo ratificò.

Il caso Chesapeake-Leopard[modifica | modifica sorgente]

Ritratto delle due navi impegnate in quello che venne poi definito il caso Chesapeake-Leopard, la USS Chesapeake e la HMS Leopard (1807)

Seguì uno scontro, al largo della costa di Norfolk, stato della Virginia. Una nave da guerra statunitense, la USS Chesapeake, al cui comando vi era il commodoro James Barron appena nominato da Robert Smith a capo delle truppe statunitensi al largo del Mediterraneo, aveva visto la nave solo poche volte prima di allora.

Durante il viaggio una fregata britannica, HMS Leopard, comandata da Salusbury Humphreys chiese di poterla ispezionare. Egli era alla ricerca di marinai da reclutare. Al rifiutò convinto di Barron, Humphreys aprì immediatamente il fuoco contro l'imbarcazione nemica mentre la nave americana non era pronta a rispondere, riuscendoci una volta sola; questa manovra costò la vita a 3 persone, mentre ci furono 18 feriti, fra cui lo stesso Barron.[4] il tutto iniziò alle 3.30 ora locale del 23 giugno 1807, fu la prima volta che ad essere attaccata non fu una nave adibita al trasporto di merci ma un'imbarcazione dedita alla difesa della patria, in molti negli Stati Uniti lo videro come un affronto da punire con la guerra. Barron per l'accaduto venne processato 6 mesi dopo l'accaduto per negligenza e sospeso dall'incarico per 5 anni.[5]

In quell'occasione vi furono 4 disertori britannici ed uno di essi venne impiccato[6]

Le leggi[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre del 1807 seguendo le direttive del 3° presidente degli Stati Uniti d'America Thomas Jefferson si decise per un embargo, impedendo di fatto, le esportazioni dal paese. La prima legge (alla fine saranno cinque, i cosiddetti embargo acts) prevedeva solo le esportazioni avvenute per vie marittime e solo poche imbarcazioni autorizzate potevano lasciare i porti verso altre nazioni.

Il testo della prima legge sarà più volte modificato nei due anni successivi (sino al 1809), aggiungendo il divieto di trasporto via terra verso il nord (nello stato del Canada)[7]

La fine dell'emabargo totale la si vide poco prima che il mandato del presidente finisse con il Nonintercourse Act, una limitazione ai soli due paesi coinvolti, Gran Bretagna e Francia. Il commercio poteva dunque riprendere con altri paesi. Anche questa legge si rivelò di difficile applicazione portando ad un'evoluzione della precedente, la Macon's Bill N.2 datata maggio 1810.[8]

Questa nuova legge trovò in Napoleone un inaspettato appoggio: infatti prevedeva che se una delle due potenze coinvolte rinunciasse alla belligeranza verso gli Stati Uniti la passata legge (e quindi l'embargo) sarebbe valsa solo con l'altra nazione, la Francia revocò ogni restrizione e quindi la legge rimase in vigore solo contro l'impero Britannico.

Effetti[modifica | modifica sorgente]

Confrontando i prezzi dei beni particolarmente colpiti dalle leggi sull'embargo si riscontrano aumenti considerevoli:[9]

Bene Prezzo 1807 Prezzo 1808
Grano (prezzo per bushel) 1,33 1,00
Lana (prezzo per libbra) 0,21 0,14
Tabacchi (prezzo al quintale ) 6,75 3,25

I danni per il commercio con l'estero furono enormi:

  • Le esportazioni degli Stati Uniti passarono da 108.343.150 dollari del 1807 a 22.430.960 dollari nel 1808.
  • Le importazioni degli Stati Uniti scesero da 138.500.000 dollari del 1807 a 56.990.000 dollari nel 1808.
  • Le entrate doganali diminuirono da 16.000.000 dollari del 1807 a poche migliaia di dollari nel 1808.[10]

L'embargo provocò più danni in patria che ai paesi a cui erano rivolti i provvedimenti. Si verificò una depressione sociale e l'allontanamento affettivo che si aveva nei confronti del presidente Jefferson, orientando la prossima elezione verso i federalisti (nel 1808).

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Gli storici hanno criticato le scelte fatte del congresso, definendo il tutto come legislazione repressiva e draconiana, considerato il tempo di pace.[11]

All'epoca dei fatti, ad opporsi strenuamente all'applicazione dell'embargo fu Albert Gallatin (17611849), quarto Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, che contestò a Jefferson l'utilità a fini pratici di tale legge.[12]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. Jones Maldwyn, Storia degli Stati Uniti d'America dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri. Pag 91, Bompiani, 2007. ISBN 978-88-452-3357-9.
  2. ^ Si racconta che in tal modo sia arrivata a reclutare quasi 9000 uomini. Si veda A. Jones Maldwyn, Storia degli Stati Uniti d'America dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri. Pag 92, Bompiani, 2007. ISBN 978-88-452-3357-9.
  3. ^ (EN) William Pinkney, The life of William Pinkney . Pag 138, D. Appleton and Company, 1853.
  4. ^ (EN) David Stephen Heidler, Jeanne T. Heidler, Encyclopedia of the War of 1812 Pag 97, Naval Institute Press, 2004. ISBN 978-1-59114-362-8.
  5. ^ (EN) Craig L. Symonds, William J. Clipson, The Naval Institute historical atlas of the U.S. Navy Pag 34, Naval Institute Press, 2001. ISBN 978-1-55750-984-0.
  6. ^ Per il racconto si veda anche (EN) Robert W Tucker, David C. Hendrickson, Empire of liberty: the statecraft of Thomas Jefferson, Oxford University Press US, 1992, pp. 202-203. ISBN 978-0-19-507483-3.
  7. ^ Mario Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776-2006 pag. 90, La Terza, 2008. ISBN 978-88-420-7438-0.
  8. ^ A. Jones Maldwyn, Storia degli Stati Uniti d'America dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri pag. 93, Bompiani, 2007. ISBN 978-88-452-3357-9.
  9. ^ Curtis Putnam Nettels: The emergence of national economy. Armonk 1989, ISBN 0-87332-096-4, pag. 328
  10. ^ Harold Underwood Faulkner: Geschichte der amerikanischen Wirtschaft. Econ-Verlag, Düsseldorf 1957, pag. 228
  11. ^ Leonard Levy citato in Hendrickson, Tucker Empire of Liberty, pag. 204
  12. ^ Gallatin to Jefferson, December 1807, Vol.1, p. 368 Adams, Henry (1879). The Writings of Albert Gallatin. Philadelphia: Lippincott.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776-2006, La Terza, 2008. ISBN 978-88-420-7438-0.
  • A. Jones Maldwyn, Storia degli Stati Uniti d'America dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri, Bompiani, 2007. ISBN 978-88-452-3357-9.